Posts Tagged ‘Africa’

We vonden dit gehandicapte meisje in wanhopige toestand, uitgestrekt op de grond, met geïnfecteerde doorligwonden, de tenen aangevreten door muizen.

lunedì, marzo 5th, 2018

Marion Voetman, met de kleine Yaay, van wie ze het verschrikkelijke verhaal vertelt, gelukkig met een goed einde, zoals jullie kunnen zien!

De afgelopen drie jaar ben ik in de winter enkele weken naar Gambia gegaan. Het was mijn wens om een keer iets alleen te doen, iets alleen te ondernemen, zonder hulp van anderen. Mijn man en ik runnen sinds 2010 een B&B in Le Marche, een prachtig, nog vrij onbekend gebied in Italië. We genieten er van om het onze gasten zo goed mogelijk naar de zin te maken, ervoor te zorgen dat zich thuis voelen. Tijdens zo’n zomer ontstond bij mij het idee om in de wintermaanden, de maanden dat onze B&B gesloten is, vrijwilligerswerk te gaan doen in een land waar de mensen in armoede leven, waar ze iedere dag moeten knokken om te overleven.

In 2016 ging ik er voor het eerst als vrijwilligster werken op een kleuterschool en een ochtend in de week hielp ik mee in een klas met gehandicapten en bracht ik regelmatig bezoeken bij de gehandicapten thuis.

Gambia; nog een mooi beeld van Marion Voetman met “haar kinderen”.

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Abbiamo trovato questa ragazzina disabile in condizioni disperate, distesa per terra fra le sue feci, con piaghe da decubito infette e le dita dei piedi rosicchiate dai topi. Un fiore per te, Marion Voetman!

sabato, marzo 3rd, 2018

Marion Voetman, con la piccola Yaay, di cui ci ha raccontato la terribile storia, per fortuna a buon fine, come potete vedere nella foto!

Cari amici lettori,

come sapete abbiamo una rubrica che si chiama “raccontami una storia” e una dove ogni tanto consegniamo un fiore virtuale ad una personaggio della cultura o dello spettacolo ma anche e soprattutto a chi si distingue per opere di bontà e solidarietà umana. L’abbiamo offerto ad Asmae Dachan, una giornalista siriana che sta aiutando il suo popolo distrutto, al giornalista Francesco Giorgino, professore universitario e stimato conduttore RAI del TG1, a Papa Francesco (a nome della ProPetriSede, di cui faccio parte) a Toos Linsen che porta soccorsi in Transnistrie (in Moldavia), a Fra Fiorenzo Priuli, una persona meravigliosa che opera all’ospedale Saint Jean de Dieu a Tanguieta, alla frontiera del Togo, nel nord della Repubblica del Benin, in Africa; e speriamo di consegnarne ancora tanti altri. Cliccando i loro nomi nel motore di ricerca del Cofanetto magico troverete tutti gli articoli e le mie interviste che li riguardano.

Oggi lo doniamo virtualmente ad una donna speciale, Marion Voetman, olandese, che da alcuni anni abita in Italia ed è appena tornata dalla Repubblica del Gambia, uno stato dell’Africa occidentale. Il motivo lo leggerete qui sotto. Una storia e una donna splendida, da cui non possiamo che imparare, al di là della forte commozione che susciterà in tutte le anime altrettanto buone e sensibili. Preciso che qualsiasi offerta vorrete fare mi prendo la responsabilità di affermare che è in buone, ottime mani e arriverà sicuramente e direttamente sul posto alle persone a cui vorrete destinarla. Conosco Marion da parecchi anni (ho anche visitato il suo B&B a Corinaldo, nelle Marche) e sono pure stata…sua insegnante d’italiano. Potete fidarvi al 100%. Leggete la sua storia e vi assicuro che non la dimenticherete mai!

Maria Cristina Giongo

Giornalista
CHI SONO

Repubblica del Gambia ( uno Stato dell’Africa occidentale); un’altra bellissima immagine di Marion Voetman con i “suoi bambini”.

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Il Cervino d’Africa

mercoledì, novembre 22nd, 2017

Spitzkoppe

Anche in Africa si può scalare il Cervino.
A dire il vero il nome del monte è Spitzkoppe, ma è anche chiamato il Cervino della Namibia per la sua conformazione che ricorda molto il nostro monte alpino.
Alto 1728 m sul livello del mare, il monte si erge, però, solo 700 m dalla pianura del Namib Desert.
È parte di una struttura granitica, nata più di 700 milioni di anni fa, che comprende anche vette di minore altezza.

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Avete fumo che suona nel vostro paese? Ovvero: Livingstone, le cascate Vittoria ed io

mercoledì, febbraio 22nd, 2017

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«Avete fumo che suona nel vostro paese?» fu la domanda che una guida locale pose a Livingstone quando raggiunsero, nel 1855, “Mosi oa tunya” (il fumo suona qui) le possenti cascate dello Zambesi che l’esploratore subito battezzò “Victoria Falls” (cascate Vittoria) in onore della regina britannica.
Gli abitanti locali ne avevano terrore perché pensavano che fosse rifugio di una potente e misteriosa divinità e fu difficile per Livingstone, procurarsi una guida.
Le cascate sono le più vaste al mondo tenendo in considerazione altezza e larghezza: si estendono per 1.700 metri e l’acqua precipita per 108 metri creando nuvole di vapore che si innalzano per centinaia di metri. Il rumore poteva essere percepito, ai tempi di Livingstone (in assenza di inquinamento acustico) anche a 15 km di distanza.

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A tu per tu con un’eruzione vulcanica

martedì, maggio 24th, 2016

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Vedete quel chiarore laggiù? È un’eruzione vulcanica dalle parti del Nyamulagira.
Così un infermiere dell’ospedale di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo che allora aveva il nome di Zaire, ci venne a chiamare mentre stavamo finendo la giornata lavorativa di un tardo pomeriggio di fine aprile 1989 (quella all’ospedale di Goma fu la mia prima missione, da medico, con la Cooperazione Italiana).
Uscimmo dall’ospedale e salimmo verso la cima del Monte Goma, un piccolo vulcano inattivo che si ergeva sulle rive del lago Kivu in cui la città si specchiava.
Il buio calava presto e il lontano chiarore era ben visibile dietro le colline a nord-ovest della città.

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Swakopmund, il paesaggio lunare e l’eccidio di otarie a Cape Cross in Namibia

sabato, aprile 23rd, 2016

Palazzo Hohenzollern, 1906

Swakopmund

Swakopmund è una delle più apprezzate destinazioni turistiche della Namibia: sia la città, con i suoi palazzi di stile coloniale, sia i dintorni sono meta di turisti di tutte le età.
È singolare entrare in un ristorante di Swakopmund e trovare, tra i piatti elencati nel menu, lo stinco di maiale, i wurstel con crauti, il polpettone e così via (tutti, peraltro, molto ben cucinati) accompagnati da una buona birra locale.
È ancor più singolare che il cameriere si rivolga a noi in tedesco; poiché moltissimi turisti giungono dalla Germania per visitare quella che fu una sua colonia in Africa, il tedesco è ancora parlato.
Una piacevole sorpresa è la vasta collezione di torte e pasticcini, di tradizione germanica, del Café Anton.

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Edifici ben conservati

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Bloccati nel deserto dei deserti

giovedì, marzo 24th, 2016

A cavallo tra il 1979 e il 1980 partecipai, a bordo di un’ambulanza fuoristrada Fiat Nuova Campagnola, al rally “Transafrica ’80” aperto ad auto e moto che, partendo da Abidjan, in Costa d’Avorio, doveva raggiungere Tunisi attraverso il Burkina Faso, il Niger e la Libia.
Quest’ultimo paese non era ancora aperto al turismo per cui il raid ottenne uno speciale permesso di transito.

Non è il caso di rispolverare discorsi sulla disorganizzazione del rally: si era agli albori delle gare Trans-Africane (la prima Parigi-Dakar si era svolta l’anno precedente) e in ogni caso anche i più critici ammisero, in seguito, che si trattò di un’esperienza formativa.
Da quegli anni iniziò la stagione dei Rally africani che in seguito sparirono o cambiarono percorso, con il venir meno delle condizioni di sicurezza.
Il nostro rally si congiunse, alcuni giorni dopo la partenza, con quello francese chiamato “Échappement”, meglio organizzato.
Solo per citare il tema sanitario, i francesi avevano a disposizione diversi medici con cassette di Pronto Soccorso a bordo dì veicoli intervallati tra i concorrenti mentre noi avevamo un unico veicolo, la citata Fiat Nuova Campagnola diesel.

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Il Ponte del Diavolo: un attraversamento da brivido

domenica, gennaio 24th, 2016

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Devil’s Bridge in una rara mappa del 1914 su stoffa (per gentile concessione di Bob Forrester)

«È una stretta balza di roccia distesa sopra una spaccatura nella montagna ed è meglio non guardare troppo a lungo quello che sembra un abisso senza fine» (Edward P. Mathers: Golden South Africa, 1888)

«Il ponte è una formazione rocciosa che attraversa una valletta profonda circa 600 metri; esso è largo 6 metri e lungo 60 metri. Da entrambi i lati si osservano le profonde valli che si fanno strada per miglia in mezzo ad un’aspra babele di monti….. .È chiamato il Ponte del Diavolo, ma non riuscirò mai a capire perché tante bellissime località hanno preso nome da Sua Satanica Maestà». (E. Clairmonte: Africander, 1896)

Così fu descritto Devil’s Bridge, il Ponte del Diavolo, da due viaggiatori di fine ‘800.

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Alla ricerca delle miniere d’oro perdute dello Swaziland: antiche tragedie e nuove prospettive

domenica, ottobre 25th, 2015

Minatori, fine ‘800 (Archivio Storico Digitale dello Swaziland)

Le foglie di un arbusto cresciuto davanti all’ingresso della galleria del “livello 4” della miniera d’oro “Daisy” (risalente alla fine del 19° secolo e abbandonata da ottanta anni) si muovevano a indicare presenza di corrente d’aria. Il pertugio lasciato dallo smottamento dell’ingresso era però troppo piccolo da permetterci l’accesso: abbiamo dovuto aprire un passaggio sufficiente a entrare carponi.
La galleria in sé era alta non più di 160 cm per cui eravamo costretti a procedere curvi.
Nell’immaginario collettivo le miniere sono invase da pipistrelli aggressivi, puzzano di muffa e legno stantio, trasudano acqua, radici di alberi penzolano dal soffitto.
Non è sempre così e dopo aver esplorato una cinquantina di gallerie in venti miniere, mi sento in obbligo, per sfatare l’ingiusta nomea dei pipistrelli, di testimoniare che essi ci ignoravano oppure, spaventati, ci frullavano intorno alla ricerca dell’uscita e noi, per agevolarli, ci siamo spesso abbassati per lasciare loro il passaggio.
In alcune occasioni abbiamo notato, con una certa apprensione, piccole radici scendere dalla volta delle gallerie, segno che la roccia sopra di noi non era molto compatta (le radici degli alberi possono infilarsi nelle crepe e frantumarla).
Daisy (Margherita), nel nord dello Swaziland, fu la prima miniera che esplorammo e l’alone di mistero che la circondava ci rese particolarmente inquieti mentre avanzavamo lentamente con molta attenzione.
Perché questa miniera fu, apparentemente, teatro di una tragedia.

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Visitare la valle dei babbuini e la valle della desolazione (Sud Africa): esperienze indimenticabili

mercoledì, settembre 23rd, 2015

BAVIAANSKLOOF (VALLE DEI BABBUINI)

Visitare o solo attraversare Baviaanskloof (in Afrikaans Valle dei Babbuini) nella provincia di Eastern Cape in Sud Africa, sono esperienze memorabili.
Tanto memorabile è stato per noi che ricordiamo ancora la data: 16 Ottobre 2008.
Avevamo pernottato al Kudu Kaya Chalet, all’imbocco della valle e la pioggia caduta tutta la notte ci aveva impensierito, visto che avremmo dovuto guadare alcune volte il fiume Baviaanskloof e passare circa 25 “low level bridge” (bassi e corti ponticelli in cemento che, in caso di piogge intense, sono sommersi dal fiume).
Per fortuna alle 7 del mattino, il cielo si era rischiarato e, anche se restava di un grigio poco rassicurante, aveva cessato di piovere. Decidemmo, quindi, di arrischiare.
Giunti al primo guado (lungo 100 m circa) abbiamo dovuto scegliere se tentare l’attraversamento o tornare indietro: la giornata grigia e la torbidità rendevano, infatti, impossibile valutare la profondità dell’acqua (l’attraversamento di Baviaans è consigliato ai veicoli 4×4 o 4×2 molto alti sul terreno).
La nostra Defender diesel era alta e munita di “snorkel” (prolungamento dell’aspirazione dell’aria) per cui ci siamo avventurati nel fiume lentamente e a velocità costante.
L’acqua, ci arrivava alle portiere ma il passaggio è stato agevole data anche la bassa velocità della corrente.
Per fortuna i successivi attraversamenti sono stati più facili e, rilassati, siamo entrati nella parte dei viaggiatori curiosi.

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