Posts Tagged ‘mauro almaviva’

VIAGGIO AL FIUME OMO, ETIOPIA, SULLE ORME DI BOTTEGO

venerdì, aprile 22nd, 2022

Fiume Omo

Nel gennaio 1992, assieme ad amici e colleghi, decidemmo di intraprendere un viaggio al fiume Omo, nel sud dell’Etiopia.
Stavo per concludere la missione di cooperazione sanitaria e avrei utilizzato le ferie residue.
Il fiume Omo evoca il viaggio di Vittorio Bottego alla sua scoperta, viaggio che finì tragicamente con la sua morte in uno scontro con popolazione locale il 17 marzo 1897.
Bottego, con i suoi accompagnatori, aveva raggiunto l’Omo il 29 giugno 1896.
Vannutelli e Citerni, due ufficiali che l’avevano accompagnato assieme al dottor Sacchi, così descrivono, nel loro resoconto L’Omo; viaggio d’esplorazione nell’Africa Orientale il loro arrivo sulle sponde del fiume: «Restiamo là, attoniti, silenziosi, a contemplar quella plaga sconosciuta che la fantasia, tante volte, in mille diverse maniere era venuta dipingendoci, e che ora si distendeva dinanzi a noi in tutta la solenne sua realtà».
Senza avere la pretesa di essere novelli esploratori ci siamo diretti a sud per veder luoghi incantevoli e conoscere popolazioni ancora raramente visitate dai turisti.

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Viaggio in Etiopia ai monasteri del lago Tana e alle cascate del Nilo Azzurro

martedì, dicembre 21st, 2021

Nel giugno 1991, l’Etiopia trovò finalmente pace dopo la fuga, nel maggio 1991, del dittatore Mengistu e la vittoria del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare.
Nel settembre dello stesso anno ci aggregammo ad un viaggio turistico, (uno dei primi dopo la fine della guerra) assieme ad altri italiani che lavoravano, in Etiopia, per istituzioni del nostro paese
Le mete furono le cascate del Nilo Azzurro, le chiese e i monasteri sugli isolotti del lago Tana e la città di Gondar.

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Così voglio credere

domenica, luglio 4th, 2021

Irene e gatta Bonnie

Gatta Bonnie, assieme al gemello Clyde, furono tanto amati dai loro padroni.
Quando Bonnie se ne volò via, Grazia Rodi, amica e poetessa, scrisse questi versi per lenire il dolore della perdita. Ho pensato di condividere con voi questi dolci versi.
Mauro Almaviva

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I PARCHI NAZIONALI ETOSHA E WATERBERG IN NAMIBIA

giovedì, aprile 22nd, 2021

Etosha Pan

Il parco Nazionale Etosha, in Namibia, è uno dei parchi più grandi d’Africa con una superficie di poco più di 22.000 km2.
Il nome deriva dall’Etosha Pan, una depressione salina pianeggiante di circa 5.000 km2, che è per lo più secca ricevendo poca acqua solo d’estate.
Le etnie locali la chiamano con diversi nomi; quello degli Oshidonga ha una similitudine fonetica col nome attuale: Oshitotha e cioè grande luogo bianco. Altri nomi: luogo del vuoto, luogo nudo, ecc. contribuiscono a dare una definizione di località inospitale.
Etosha Pan, delle dimensioni di circa 130 per 50 km, data la sua elevata salinità, è abitato solo da poche specie. Quando il vento soffia potente la polvere ricca di minerali viene trasportata per chilometri e chilometri arricchendo di sali minerali il terreno su cui pascolano gli animali. Tuttavia, questo causa problemi all’agricoltura.

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Editoriale di febbraio. Libri. “Lo sbarco che mai avvenne” ci fa entrare nel vivo di una storia unica, attirando l’attenzione, l’interesse. Da non perdere.

lunedì, febbraio 1st, 2021

I due autori del libro “Lo sbarco che mai avvenne”, Rolando Galligani (a sinistra) e Mauro Almaviva. Bertoni editore.

Cari, affezionati lettori,
Inizia il mese di febbraio, con tanta speranza che i vaccini contro il Covid-19 ci aiutino a combatterlo definitivamente. Tuttavia, in questo editoriale non voglio dare nuovamente spazio a questo virus, alle disgrazie che ha provocato, al dolore, alle statistiche… Desidero parlare solo di libri. In quanto i libri hanno salvato tante persone dalla noia e dallo sconforto dei vari lockdown.
“Salvato” forse è una parola corposa, esagerata, ma, per quanto mi riguarda, adatta alla situazione di ore ed ore chiusa in casa a domandarmi come impiegarle, quelle ore, senza poter trovarmi con gli amici, passeggiare nel centro della città, cenare con tutta la famiglia e tanto di più. Per questo ho letto molto, uscendo dalle mura domestiche con la fantasia.
Durante i lockdown ho quindi letto tanto e di tutto:saggi, romanzi psicologici, romanzi gialli, romanzi intrisi di affascinanti storie romantiche, di vite vissute, di vite sognate. L’ultimo della serie si chiama “Lo sbarco che mai avvenne”, di Rolando Galligani e Mauro Almaviva, edito da Bertoni editore.

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Viaggio in Kalahari e Okavango, un indelebile ricordo. Parte seconda

giovedì, ottobre 22nd, 2020

Dopo la Deception ci dirigiamo verso l’uscita, salutando il Central Kalahari con nostalgia. Tutto è andato liscio, a parte qualche acciacco durante l’allestimento dei campi notturni o piccole riparazioni dei veicoli.
Ad ogni piccola cosa, essendo l’unico medico, mi si chiedeva consiglio al che io rispondevo: se domani stai ancora male fammelo sapere. Da questo il soprannome che mi hanno dato: “doctor tomorrow (dottor domani).
Finalmente dormiamo su di un letto a Rakops.

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Viaggio in Kalahari e Okavango, un indelebile ricordo. Parte prima

martedì, settembre 22nd, 2020


Dieci amici, cinque fuoristrada all’avventura in Botswana attraverso il Kalahari, su fino in Okavango, poi alle cascate Vittoria in Zimbabwe, per terminare come spettatori della finale del campionato mondiale di rugby a Johannesburg, Sudafrica.
Mica male come viaggio stile Indiana Jones.
Certo, perché abbiamo attraversato il Central Kalahari Game Reserve (vasto più o meno come la Danimarca) da sud a nord percorrendo anche piste in disuso guidati dalle carte geografiche e dal mio navigatore satellitare, uno dei primi esemplari, capace solo di indicare le coordinate da riportare sulla carta.
Il nome Kalahari, che è uno dei più vasti deserti al mondo, in lingua locale significa “grande sete”. Anche se principalmente in Botswana, esso è anche entro i confini di Namibia e Sudafrica.
In realtà, pioggia ne cade, ma è rapidamente assorbita e non lascia riserve superficiali.
La vegetazione è varia: si va da zone desertiche di rada vegetazione, ad altre di savana fino a macchie di alberi di media taglia.

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Turismo responsabile: seconda parte

venerdì, dicembre 20th, 2019

giovane esemplare di Kudu

Una mattina, di fronte agli uffici della Cooperazione Italiana in Swaziland, vidi due bambinetti che sembravano attendere, dai passanti, un po’ di elemosina. Chiesi al nostro autista di domandar loro se avrebbero gradito qualcosa da mangiare e da bere. Lo mandai a comperare del pane in cassetta e due succhi di frutta. La bambina più grandicella diede una fetta di pan carré al fratellino e se ne prese mezza per lei. In due bevvero un solo succo e se ne andarono.
Perché decisi di dar loro il pane? Perché sicuramente a casa avevano una famiglia o, forse erano orfani accuditi da famigliari poveri. Il pane era l’alimento che sarebbe stato gradito anche a casa.
Vennero ancora ogni due o tre giorni per un po’ di tempo ed ogni tanto associai al pane anche un pacchetto di farina di mais per il “Mielie Meal” (o Pap), elemento principe dell’alimentazione locale simile alla nostra polenta. E sempre i due bimbi mangiavano una fetta di pane a testa e se ne andavano non prima che la bimba accennasse ad una flessione delle ginocchia in segno di ringraziamento e, dopo qualche tempo, anche ad un sorriso.

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Turismo responsabile, prima parte

venerdì, novembre 22nd, 2019

In cambio della foto ho acquistato delle buonissime banane

Durante il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, tenutosi a Cape Town nell’agosto 2002, fu adottata la “Dichiarazione sul turismo responsabile” con i seguenti principi:
1-Minimizzare l’impatto negativo economico, ambientale e sociale
2-Generare importanti benefici economici per le popolazioni locali; migliorare il benessere delle
comunità ospitanti, migliorare le condizioni di lavoro e l’accesso al mercato
3-Coinvolgere le popolazioni locali nelle decisioni che influenzano le loro vite e possibilità
4-Dare contributi positivi alla conservazione del patrimonio naturale e culturale e al mantenimento
della diversità globale
5-Fornire al turista piacevoli esperienze attraverso interazioni con la popolazione maggiormente
significative e maggior comprensione delle problematiche culturali sociali ed ambientali locali
6-Garantire l’accesso per le persone con difficoltà fisiche
7-Essere sensibile dal punto di vista culturale, generare rispetto tra turisti ed ospiti, e costruire
orgoglio e fiducia nella comunità locale

Nel 1998 fu creata l’Associazione Italiana Turismo Responsabile con lo scopo di promuovere un tipo di turismo che non generi disparità sociale ed economica e che sia sostenibile.
Nel 2005 l’assemblea dell’Associazione adottò la seguente dichiarazione che sintetizza la dichiarazione di Cape Town.

«Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.
Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.
Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.»

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Scelte che arricchiscono la vita

lunedì, luglio 22nd, 2019

Più e più volte Cristina, la direttrice del Cofanetto Magico, mi ha chiesto di raccontare le mie esperienze di medico in Africa.
Ho sempre declinato l’invito perché pensavo -ed ancora penso- che è facile cadere nel patetico, stimolare, magari inconsciamente, sentimenti pietistici che portano chi legge ad una reazione emotiva e non ad una razionale visione dei problemi che affliggono le popolazioni più svantaggiate del pianeta.
Non approvo, ad esempio, gli inviti televisivi a donazioni a ONG o ONLUS, in cui vengono esposti (talora un po’ morbosamente) bimbi africani sofferenti per suscitare emozione e volontà a donare.
Non capisco perché, quando nei telegiornali si mostrano bambini nel nostro paese i volti vengono oscurati, mentre per quelli in Africa no: niente privacy, protezione, dignità per loro. Anzi, sembra che indugiare sulle mosche che colonizzano i volti di quei poveri bimbi sia lo stimolo maggiore a donare.
Io credo che mostrare bimbi che giocano in una scuola costruita con fondi istituzionali o da donazioni, sia un messaggio più potente perché mostra il raggiungimento dell’obbiettivo.
D’altra parte, ormai, la nostra società vive di emotività e non di razionalità: dalla politica, allo sport, ai fatti di cronaca si mira più a colpire “lo stomaco”, a suscitare reazioni immediate e, spesso, incontrollate che a stimolare il pensiero razionale.
Eppure, le popolazioni “povere” hanno bisogno di supporto strutturato e non episodico, ma questo è un discorso che coinvolge le nazioni ricche ed i fondi destinati alla cooperazione internazionale in loco.

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