Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Thu, 18 Oct 2018 05:00:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.21 Esserci adesso – storia curiosa di una antica avventura fotografica londinese http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/18/esserci-adesso-storia-curiosa-di-una-antica-avventura-fotografica-londinese/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/18/esserci-adesso-storia-curiosa-di-una-antica-avventura-fotografica-londinese/#comments Thu, 18 Oct 2018 05:00:45 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28867

Questa storia ha 21 anni e qualche mese. Ma è iniziata 22 anni fa. Ed è assolutamente vera. Posso dirlo con granitica certezza, perché è capitata a me.

Più o meno in questi stessi giorni di ottobre del 1996 ero a Londra per una vacanza organizzata dal mio amico Franco, che quasi senza avvertirmi, anzi più esattamente senza aspettare una mia conferma, un po’ a sorpresa aveva prenotato volo e hotel, consapevole di una mia debolezza del resto inconfutabile: ad una vacanza a Londra io non so mai dire di no. Ci sono stato, per periodi che variano da un giorno a un mese, ben otto volte, e sto pensando di tornarci prestissimo, forse già nel prossimo novembre.

Ma torniamo alla storia. Insomma io e Franco siamo a Londra per dieci giorni e abbiamo deciso viverli intensamente macinando chilometri alla scoperta e riscoperta dei luoghi più celebri e celebrati, senza dimenticare i parchi, le vie dello shopping e addirittura ben tre musicals (tra cui “Il Fantasma dell’Opera” che si incastrerà in modo inamovibile in un angolo del mio cuore, ma questa è un’altra storia)

La rivoluzione digitale che di lì a poco avrebbe stravolto il mondo della fotografia (e non solo), non è ancora iniziata, e dunque gran parte dei ricordi è affidata alla memoria e a qualche decina di scatti immortalati con le nostre molto essenziali attrezzature analogiche.

Insomma io e Franco ci viviamo ogni istante registrandolo nella memoria, e solo ogni tanto concedendoci qua e là qualche raro scatto; poche ma molto significative immagini, scelte con la parsimonia imposta dal numero massimo delle 36 pose del rullino d’ordinanza…

Naturalmente anche i telefoni cellulari sono ancora considerati solo curiosi gadget di dubbia utilità per pochi fortunati ricchi spendaccioni. Per non dire degli smartphone, per i quali l’umanità tutta dovrà aspettare ancora quasi un decennio…

Insomma un altro mondo, nel quale comunque (non avendone un altro a disposizione e non immaginandolo neppure) ci muoviamo a nostro agio, scegliendo ogni sera mete e destinazioni per il giorno dopo, lasciandoci ispirare e consigliare da un numero monografico di una rivista di turismo portato con noi dall’Italia, e da consigli e indicazioni di “Time Out” e “What’s On” i due preziosi settimanali londinesi che, in quegli anni, il turista informato acquista praticamente appena sceso dall’aereo e che sono dedicati a tutto ciò che accade… in città!

Ed è così che, giorno dopo giorno, tra un immancabile e un imperdibile, non ci priviamo di nulla. Anche Harrords, anche i Gioielli della Corona, anche Madame Tussaud, anche il meridiano di Greenwich, anche Abbey Road, anche Cats e Tommy e The Phantom, anche il MoMi, anche la minicrociera sul Tamigi, anche Portobello, e anche Camden Town.

L’elenco potrebbe proseguire, ma siamo al punto di arrivo di questo racconto. Camden Town, all’epoca presentato e percepito come novità alternativa al più turistico Portobello, nasce e cresce, affermano le nostre informatissime fonti, come un “vero mercato” popolare e solo qui i “veri londinesi” vengono a fare acquisti.

Tra i tanti negozi da scoprire ed esplorare, la mia guida di carta considera “obbligatoria” una visita a CO2 e dunque, non possiamo di certo trascurarla.
E in effetti CO2 non delude: è un grande negozio ricavato da un antico magazzino, ed è pieno zeppo di oggetti bellissimi (non a caso si autoqualifica specialista in “Twentieth Century Design Classics”) che meritano qualche foto in più della media.

La vacanza continua ancora per qualche giorno e poi arriva l’ora di tornare a casa e la prima cosa che si fa, appena arrivati, quasi prima di disfare i bagagli è portare i rullini a sviluppare. E sembrano non passare mai quei due o tre giorni di attesa, ma poi finalmente eccole, le 36 immagini che serviranno per sempre ad attivare i meccanismi della memoria, per provare a restituire atmosfere e suoni e odori e anche, curiosamente, dei sapori…

Però poi passano i mesi e il ricordo della vacanza inizia inevitabilmente ad affievolirsi.

Ma poi succede che nel pieno dell’estate successiva, esattamente il 21 agosto 1997 esce quello che Wikipedia definisce uno “tra i dischi più attesi di tutta la storia della musica inglese”. Si intitola Be here now ed è il terzo album degli OASIS, e ottiene un risultato incredibile: “L’enorme eco mediatica contribuì a fare dell’album il disco capace di vendere più copie nel minor tempo nel Regno Unito (420.000 solo nel primo giorno di pubblicazione e oltre un milione nella prima settimana)”.

Scattate durante il mio viaggio: Abbey Road, Piccadilly, CO2

Inevitabile che, per un disco come questo l’attenzione si sia concentrata su ogni particolare.
La copertina, ad esempio, sempre Wikipedia specifica che: “…ritrae la vecchia piscina di un palazzo signorile dell’Hertfordshire, risalente al 1773. La foto fu scattata nell’aprile 1997 da Michael Spencer Johns. La targa dell’automobile che sta affondando in piscina nella copertina del disco è la stessa della macchina della polizia parcheggiata sulla destra nella copertina dell’album Abbey Road dei Beatles.”

Insomma, c’è stato di certo un gigantesco lavoro, non solo da parte dei musicisti, ma anche dei creativi della SONY impegnati al massimo per dare a questo album tutto il valore immaginifico di un vero e proprio monumento del rock britannico e mondiale.

Io, naturalmente, faccio parte del primo milione di acquirenti e mentre mi rigiro tra le mani l’album, sento come un curioso brivido di emozione… un momento… quello scooter in copertina, dove l’ho già visto?

A quel punto, con la fantasia mi sono divertito ad immaginare le riunioni dello staff incaricato di occuparsi della ideazione del “concept”. E poi, mi sono detto, una volta scelto il “concept” avranno anche sguinzagliato qualche abile trovarobe. Ricordiamo che nel 1997 internet era agli albori e le ricerche di oggetti, soprattutto se rari e curiosi, non si potevano fare con qualche clic ben assestato, ma solo muovendosi di persona tra magazzini e negozi dell’usato. E allora, se vivi e lavori a Londra, vuoi non andare a fare un salto a Camden Town?

In alto, uno stralcio del libretto all’interno dell’album.
In basso, la bella Zundapp da me fotografata

Insomma, non è fantastico che in copertina ad uno degli album più attesi e più venduti dello scorso millennio ci sia proprio esattamente quello scooter (la targa corrisponde, è quello, non ci sono dubbi), che aveva attratto la mia attenzione solo pochi mesi prima?
Non è singolare che io mi sia avvicinato e soprattutto abbia scelto di fotografare proprio quel curioso dueruote (che oggi so essere uno Zundapp Bella del 1955), che poi sarebbe stato scelto da chi doveva realizzare quella che sarebbe diventata una celeberrima copertina?

Scatto alternativo e retro della copertina ufficiale…

Questa è la storia come me l’ero ricostruita nell’agosto 1997. Ma il nuovo finale è ancora più incredibile.
Già perché oggi so che quella foto rappresenta il mio personale grado di separazione nientepopodimenoché con Liam Gallagher.
Già perché oggi, più di vent’anni dopo, dal web ho scoperto che se la Rolls (che era senza motore) fu affittata per mille sterline e il resto degli oggetti di scena proveniva dai magazzini di vecchio materiale in disuso della BBC, lo scooter (quello scooter) apparteneva proprio al minore dei fratelli Gallagher, che lo ha, stando ai dati del libretto di circolazione riportati da una casa d’aste, acquistato proprio nell’aprile del 1997, pochi mesi dopo la mia sconosciuta foto e pochi giorni prima di essere immortalato in uno degli scatti più celebri del grande fotografo inglese Michael Spencer Jones.

Links:

– L’album
https://it.wikipedia.org/wiki/Be_Here_Now
– Il fotografo:
www.michaelspencerjones.com/cover-art/
– La location:
https://www.englishgolf-courses.co.uk/hertfordshire/stockshotel.php
– Bella all’asta:
https://www.bonhams.com/auctions/16808/lot/561/
– Di nuovo in vendita:
https://scooterlab.uk/oasis-album-cover-zundapp-bella-sale-news/

****
Paolo Pagnini
CHI SONO

Proibita la riproduzione del testo senza citare autore e fonte di informazione.
Alcune foto sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/18/esserci-adesso-storia-curiosa-di-una-antica-avventura-fotografica-londinese/feed/ 0
Rampina, una favola dei nostri giorni (7° episodio) http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-7-episodio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-7-episodio/#comments Mon, 08 Oct 2018 05:00:42 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28822

Immagine realizzata da Marica Caramia, ispirata dalla
favola di Rampina di Valentino Di Persio

In questo capitolo, la nostra Rampina non si lascia sfuggire l’occasione per compiere un atto eroico che salverà il suo benefattore da una situazione di pericolo. L’episodio è propedeutico a quello finale nel quale la nostra eroina dovrà fare una scelta obbligata per il suo futuro.
Buona lettura!

Clicca qui per l’episodio precedente.

I sogni non finiscono mai

Dopo l’incontro ravvicinato col mio vicinato, seppure nella consapevolezza di averlo vissuto solo a livello onirico, mi ero sentito appagato ed allegro. Il sole rischiarava coi suoi raggi il salone. Rampina la sentivo scorrazzare fuori. Nitriva ad intervalli regolari per attirare la mia attenzione, reclamava il suo zucchero. Un amico mi aveva avvisato: –Non darle lo zucchero, che poi ti mozzica e non te la toglierai più di torno!– Non aveva torto. Infatti, non appena mi scorgeva, mi correva incontro e cominciava a frugarmi dappertutto con le sue labbra avide. Riuscivo a tenerla a bada a stento, minacciandola con la mano. Lei faceva l’offesa, abbassava le orecchie, ma dopo qualche attimo riprendeva a tormentarmi come e più di prima.

Nel pomeriggio decisi di abbattere un olmo rinsecchito sotto la strada. Nel vedermi armeggiare la motosega, Rampina aveva cercato di dissuadermi dandomi ripetute spinte con il muso. –No bella! Basta giocare, ora ho da fare!– l’avevo ammonita. Mi guardava delusa, mentre mi calavo per il pendio. Dopo aver liberato la base del tronco dalle sterpaglie, azionai la motosega. Intagliai la base del fusto dapprima a monte, poi dal lato opposto. Non appena l’albero aveva cominciato a dare segni di cedimento e dopo aver spento ed appoggiato di fianco la motosega, feci forza sul tronco con entrambe le mani spingendo verso la strada dove Rampina scodinzolava e seguiva attentamente i miei movimenti. L’olmo, cadde scricchiolando, ma il tronco, staccandosi dalla base, scivolò a valle, travolgendomi.

Ero rimasto bloccato con una gamba sotto l’albero; non sentivo dolore, ma un rigagnolo di sangue scorreva sulle foglie. I miei tentativi per liberarmi restavano vani, prigioniero senza via di scampo. Disteso sul terreno in declivio, gridai ripetutamente aiuto, ma sapevo già che nessuno poteva sentirmi. Il dolore stava salendo e il flusso del sangue aumentando. Rampina non c’era più. Forse si era spaventata quando l’albero era caduto verso di lei. “Mi ha abbandonato anche lei”, ho pensato prima di svenire, non so per quanto tempo. Un nitrito mi ha scosso dal torpore. Rampina era tornata seguita da una Panda bianca. Era Luigi, il quale durante la corsa verso l’ospedale in ambulanza, mi aveva raccontato le gesta di Rampina. La giumenta era arrivata di corsa fino a casa sua. Sembrava come impazzita, correva avanti e indietro, s’impennava e nitriva nervosa. Lui l’aveva seguita subito, avendo intuito che qualcosa di strano fosse accaduto. –Senza di lei saresti morto dissanguato.– disse. Eh si! La mia Rampina mi aveva salvato, a sua volta, la vita.

Ho fatto ritorno all’Aravecchia agli inizi di maggio. Durante i lunghi mesi di convalescenza trascorsi a Roma, con Luigi ci siamo sentiti spesso al telefono. Sapevo che Rampina aveva trascorso l’inverno all’interno del noceto insieme alle altre cavalle che lui aveva riportato giù dalla montagna per svernare. Tra queste anche la mamma di Rampina che non l’aveva nemmeno degnata di una minima attenzione. Rampina, aveva passato tutto il tempo ignorata ed ignorando i suoi simili, forse perché la sua mentalità era ormai incompatibile con quella equina, abituata com’era a ragionare e vedere le cose più da un punto di vista umano che animale. Quando a primavera Luigi aveva aperto il cancello del recinto, tutte avevano ripreso allegramente il cammino verso Cannatina. Lei, Rampina, invece, si era fermata nel prato di fianco alla mia casa. Verso sera, aveva spinto con la testa la porticina della vecchia stalla e vi era entrata con estrema naturalezza.

Dipinto di Lena Sotskova, Free spirit

Nel pomeriggio, il divano mi invita per il solito pisolino. La temperatura è fresca. Tiro su di me un piumino leggero, ripiombando nel mio mondo onirico, nella mia adolescenza. Rampina era una bambina dai boccoli dorati intenta a giocare con le sue bambole, mentre io, con la creta, modellavo un camioncino. Un camioncino rosso, come quello del trasportatore Fernando, col quale partire senza meta. Lei mi guardava e mi leggeva nel pensiero.
Non temere.– le ho detto –Ritornerò un giorno a prenderti per portarti via, con me, per mostrarti le meraviglie d’un mondo diverso, con le sue opportunità e con le sue insidie. Io ti proteggerò, te le prometto.
La bambina sorrideva, mi sorrideva senza dire niente. –Ti sarò sempre vicino.– continuai –Ti sarò accanto quando nella notte avrai paura, quando i rumori ti spezzeranno il respiro. Ci faremo compagnia, rannicchiati stretti stretti, sotto il cielo aperto, oltre la coltre di nebbia di questo mondo che non ci appartiene.
Odo avvicinarsi da lontano il calpestio d’un galoppo che, passando davanti alla finestra, fa tremare l’intera casa. Mi alzo dal divano. Apro la porta insonnolito, confuso. Vedo uno stallone nero, che veloce come il vento, scompare in lontananza, lasciandosi dietro una scia di polvere grigia.

Valentino Di Persio
CHI SONO

Fine del settimo episodio

Proibita la riproduzione del testo senza citare autore e fonte di informazione.

Alcune foto sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-7-episodio/feed/ 4
Olanda. Polemica sul taser, pistola elettrica, usata anche per pazienti psichiatrici. E’una questione etica. Sono malati. Non criminali! http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/03/olanda-polemica-sul-taser-pistola-elettrica-usata-anche-per-pazienti-psichiatrici-euna-questione-etica-sono-malati-non-criminali/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/03/olanda-polemica-sul-taser-pistola-elettrica-usata-anche-per-pazienti-psichiatrici-euna-questione-etica-sono-malati-non-criminali/#comments Wed, 03 Oct 2018 06:00:43 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28694

L’anno scorso nei Paesi Bassi è iniziato un esperimento che dava la possibilità a 300 agenti dei reparti mobili di usare il taser non solo sui malfattori ma anche su pazienti particolarmente aggressivi, affetti da patologie psichiatriche.

Il taser, o dissuasore elettrico, è una specie di pistola che genera scariche elettriche in grado di stordire ed immobilizzare una persona. Quando si preme il grilletto vengono sparati due piccoli dardi di metallo entrambi collegati ad un filo, da cui non si distaccano neanche quando toccano l’obiettivo, il quale viene colpito da una scossa di corrente che passa da un puntale di metallo all’altro creando un’immediata paralisi dei muscoli. Il corpo si irrigidisce e cade a terra. Questi due dardi saettano a 55 metri al secondo. Non è necessario che si conficchino sotto la pelle, è sufficiente che tocchino i vestiti.

didascalia

Questa iniziativa ha provocato molte polemiche, tanto che ne è stata chiesta l’immediata sospensione prima del termine stabilito, fissato per la fine di quest’anno. La prima reazione negativa è avvenuta da parte di Amnesty International che ha denunciato la morte di centinaia di persone a causa del taser, chiedendo ai governi di vietarne l’uso.
Oppure di limitarlo a situazioni di effettiva minaccia, per contrastare un pericolo immediato: piuttosto che sparare direttamente al sospetto criminale con una pistola a proiettili, in grado di ferirlo gravemente o ucciderlo.

Ma un malato mentale si può considerare un soggetto pericoloso a tal punto da usare questo mezzo per fermare i suoi attacchi di improvvisa violenza? Non dimentichiamo che “la difesa deve essere proporzionale all’offesa.”

Il primo uomo che è stato immobilizzato con una scarica elettrica proveniente dal taser è stato un uomo scappato da un ospedale psichiatrico di Rotterdam, che vagava svestito sull’autostrada appena fuori dalla città. Il “poveretto“ è caduto sull’asfalto riportando ferite per l’impatto sul terreno.

Non a caso ho adoperato la parola “poveretto”, perchè concordo con quanto hanno scritto due scienziati dell’University of Auckland in una pubblicazione uscita sull’International Journal of Law and Psychiatry: “si dovrebbe proibirne l’uso su pazienti affetti da disturbi psichici, in quanto, se adoperato su persone sane non è nocivo: ma non sono ancora conosciuti gli effetti su malati con disturbi mentali.”

Un giornalista americano ha esaminato le autopsie di 700 persone decedute su cui era stato utilizzato il taser. Alcuni avevano patologie cardiache, altri sono morti in conseguenza di crisi respiratorie, “sicuramente in conseguenza della scariche elettriche prodotte da quest’arma.”

E’anche una questione etica, come ha scritto il Dottor Mink de Vries in un articolo tratto da “Samen sterk zorgen zonder stigma” (Traduzione: “ Sostenerci con forza tutti insieme senza stigma”), prendendo ad esempio un uomo in una cella d’isolamento che era stato assalito da una psicosi (generalmente in questi casi la psicosi insorge per mancanza di assunzione delle medicine prescritte).

Nei suoi confronti si sono serviti del taser per calmarlo ma senza prima provare azioni alternative e soprattutto seguire il dovuto protocollo. Sua madre dichiarò che “non credeva che in un Paese come l’Olanda potessero accadere cose del genere.” “Per mio figlio Steven”, disse, “lo spavento per una simile azione è stato più forte del male provato.”

“I malati psichiatrici non sono cavie per esperimenti, sono esseri umani. Il confine fra cura e maltrattamento è sottile. Si tratta di persone fragili e malate, non di criminali. Mi domando se è una scelta etica !” ha ribadito il Dottor De Vries.

In un articolo uscito nel quotidiano olandese AD si legge che di recente il taser è stato usato di nuovo su un uomo di 73 anni in preda ad una violenta crisi distruttiva ( in un reparto chiuso della casa di cura Laurens di Rotterdam), da parte di un agente chiamato dagli infermieri che non riuscivano a calmarlo. Aveva già infranto un vetro e rotto un televisore.

Pare che l’agente sia stato redarguito e potrebbe essere rimosso dal suo incarico. Lui si è giustificato asserendo che prima di tutto non sapeva della sospensione dell’esperimento, in secondo luogo in quel momento aveva trovato l’utilizzo del taser l’arma migliore per bloccarlo, in quanto era diventato “pericoloso per se stesso e per gli altri.”

Agenti olandesi che fanno esercizi sull’uso del taser.

In sua difesa si sono espressi sia il capo della polizia di Rotterdam, Frank Paauw sia quello del sindacato di polizia, Jan Strujs, asserendo che il taser “non è lesivo perchè non ferisce e non uccide.” Dalla sua parte pure alcuni infermieri che assistono pazienti affetti da gravi patologie psichiatriche, fra cui alcuni malati di Alzheimer, i quali a volte possono essere molto aggressivi. Infatti in questi casi vengono calmati con “consistenti” dosi di calmanti e spesso legati con fasce contenitive.

Il ministro della giustizia e della difesa, Ferdinand Grapperhaus (del partito Cristiano Democratico, CDA), ha dichiarato che l’agente si era trovato in una situazione di pericolo e quindi aveva preso l’iniziativa a suo parere più opportuna.

Per questo motivo ha chiesto che si riveda la possibilità di riprendere l’esperimento per decidere poi in futuro se proseguire; ovviamente sempre in casi di assoluta necessità. Non dimentichiamo che in passato (sporadicamente ancora adesso) si usava la terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, persino per curare devastanti forme di depressione.

Il mese scorso Italia per la prima volta in sei città, Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia alcuni agenti di reparti mobili, dopo aver seguito dei corsi per conoscerne a fondo l’uso e gli effetti, hanno avuto in dotazione il taser per stordire e bloccare un malvivente. Naturalmente è vietato l’uso personale.

Per fortuna nel nostro Paese non si è parlato di servirsene pure su persone affette da demenza senile, o da altre affezioni psichiche ricoverate nelle case di cura, come in Olanda. In quanto non è giusto considerarle alla stessa stregua dei criminali! Non dimentichiamoci che loro sono soltanto creature indifese, gravemente malate o anziane, per nulla coscienti e responsabili delle loro azioni.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Wikipedia
www.mariacristinagiongo.nl
Maria Cristina Giongo su facebook
Maria Cristina Giongo

Proibita la riproduzione del testo e della fotografie senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Le fotografie pubblicate sono state stata scaricate dal web. Se risultassero coperte da diritti d’autore, non esitate a contattarci che la leveremo immediatamente.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/03/olanda-polemica-sul-taser-pistola-elettrica-usata-anche-per-pazienti-psichiatrici-euna-questione-etica-sono-malati-non-criminali/feed/ 0
Editoriale. Il dolore negli animali e l’elaborazione del lutto. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/01/editoriale-il-dolore-negli-animali-e-lelaborazione-del-lutto/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/01/editoriale-il-dolore-negli-animali-e-lelaborazione-del-lutto/#comments Mon, 01 Oct 2018 06:00:41 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28632 Commovente: un’orca ha continuato a nuotare per due giorni tenendo fuori dall’acqua il suo baby morto poco dopo la nascita, non riuscendo a staccarsi definitivamente da esso, lasciandolo andare a fondo…

L’orca della specie J35 di cui parlo in questo articolo, mentre cerca di tenere in superficie il corpo del suo baby appena morto. Andrà avanti per ben due giorni a nuotare provando a mantenerlo a galla, una specie di tentativo di rianimazione e di elaborazione del lutto, non riuscendo a separarsi definitivamente da esso. FOTO: DAVE ELLIFRIT & KEN BALCOMB, CENTER FOR WHALE RESEARCH

Più volte nel mio editoriale ho parlato dell’amore materno negli animali, a cominciare da quello di mamma polipo che si sfinisce di fatica sino a morire pur di mantenere in vita i suoi piccoli appena nati. Oggi vi parlo di un episodio altrettanto commovente ed eccezionale, avvenuto lo scorso 24 luglio: si tratta di un’orca marina che è stata seguita lungo la costa canadese Victoria, nell’Oceano Pacifico, dall’organizzazione americana per la difesa delle balene Center for Whale Research.

Dopo il parto purtroppo il suo cucciolo è vissuto soltanto 45 minuti. Ma mamma orca non è riuscita a separarsene subito; anzi, ha cercato in tutti i modi di rianimarlo spingendolo con il muso in modo da mantenerlo sulla superficie dell’acqua, così da non farlo cadere dentro e affondare. Tutto questo per due giorni interi. Instancabilmente, senza avere la forza di lasciarlo andare.

Un bellissimo esemplare di orca. I figli delle orche sono noti per rimanere insieme alle madri anche dopo aver raggiunto l’età adulta. Esse li aiutano nella ricerca del partner, per assicurarsi di avere una discendenza. Vivono dai 30 ai 50 anni. Emettono vari tipi di suoni per comunicare tra loro: si tratta di fischi e grida usati a seconda delle diverse circostanze. Ogni pod ha un suo suono distintivo che viene tramandato di generazione in generazione, per un massimo 6 generazioni.

Ho letto questa storia in un articolo del giornalista olandese Koen Van de Sype, del quotidiano AD, nel cui sito è stato anche postato un video girato dai ricercatori che hanno seguito la madre nella sua fase di elaborazione del lutto. Cliccate su questo link per vederlo.

Pensate che era la prima nascita dopo 3 anni che avveniva nel gruppo di orche, e, se si considera che la gestazione di questi mammiferi acquatici dura 18 mesi, potete capire il dolore nel vederlo morire. Un abitante dell’isola dice di aver avvistato un gruppo di 5 o 6 orche, tutte femmine (esse sono più piccole dei maschi) che al tramonto compivano dei piccoli cerchi, rimanendo a nuotare in superficie per circa due ore.

Più diventava buio più le femmine di orca proseguivano nel loro rituale, in attesa della luna, apparsa la quale si fermavano un attimo accarezzate dalla sua luce argentea, spostandosi appena essa si spostava, per non restare nell’ombra. A fatica riusciva a vedere nel mezzo del circolo la madre che aveva perso il suo cucciolo, che comunque gli pareva che continuasse, appena la testa del piccolino finiva sott’acqua, a spingerla in alto con il suo muso. Una scena toccante, commovente.

L’orca, un mammifero marino appartenente alla famiglia dei delfinidi, è diffusa in tutti i mari e gli oceani del mondo e vive sia negli abissi che nei bassifondi vicino alle coste, arrivando a volte persino fino alle foci di alcuni fiumi. Le orche hanno un legame familiare molto stretto e sono animali sociali, curiosi, addomesticabili. Stanno in gruppi, formati dalla femmina, dai piccoli, da femmine anziane sterili e da un maschio adulto.

“Non è la prima volta che accade una cosa del genere”, ha raccontato uno dei ricercatori, il biologo Robin Baird, al The Seattle Times, “avvenne anche nel 2010. La particolarità è che per questa madre il processo di elaborazione del lutto è durato a lungo. Le altre orche infatti dopo un po’ ricominciano a nuotare in gruppo. Questa volta lei non le ha seguite, non sopportando di lasciarlo andare a fondo, quasi in un ultimo disperato tentativo di rianimarlo. E’andata avanti a nuotare lentamente, disperatamente. Per due giorni interi. Ci siamo accorti che il baby era morto da poche ore perchè si notava ancora il cordone ombelicale.”

“Questo tipo di orca, chiamato J35, è un mammifero a rischio di estinzione”, ha dichiarato la professoressa Deborah Giles, ricercatrice dell’ università di Washington a Seattle, “per mancanza di cibo e per le sostanze velenose inquinanti rilasciate dalle navi nell’acqua. Per questo hanno problemi per riprodursi; in passato i vari gruppi di femmine mettevano al mondo da 6 a 9 piccoli all’anno. Mi chiedo se le persone capiscono la gravità del problema!”

Ce lo chiediamo tutti, spaventati da quanto sta accadendo su questa nostra terra tanto bella, che piano piano stiamo distruggendo. Forse dovremmo ricordarci spesso del dolore di mamma orca con il suo neonato morto che ha cercato di tenere per giorni fuori dall’acqua, per farlo respirare, anche se non respirava più… Incapace di staccarsi da esso, dopo tre anni che lo aveva aspettato e 18 mesi già amato e protetto nel suo ventre.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Cristina_Giongo
www.mariacristinagiongo.nl Altri link sulle emozioni degli animali;

– Gli animali pensano, amano, ci capiscono. E ci osservano!
– Mamma, non ti lascio morire! La commovente stori di Phantom, un baby koala.
– Proteggiamo i nostri cuccioli.
– L’atto d’amore più “estremo”.
– Incontro con un delfino. Il magico cetaceo che allatta in modo unico e speciale.

Vi ricordiamo che Il Cofanetto magico è NON profit, NON pubblichiamo articoli e NON abbiamo inserzioni pubblicitarie a pagamento, i redattori e collaboratori NON vengono retribuiti. Tutti scriviamo per amore di un giornalismo di qualità, libero da condizionamenti di qualsiasi genere, anche politici.

Maria Cristina Giongo su facebook

Il Cofanetto Magico su facebook (groups)
Il Cofanetto Magico su facebook (pages)

Hanno collaborato a questo numero, i redattori:

Imma Paone
Pietro Pancamo
Mauro Almaviva
Marica Caramia
Valentino Di Persio
Cristina Giongo
Paolo Pagnini

Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
Marica Caramia
Hans Linsen

Proibita la riproduzione del testo senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Le foto di questo articolo sono state scaricate dal web. Se risultassero coperte da diritti d’autore, non esitate a contattarci che le leveremo immediatamente.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/10/01/editoriale-il-dolore-negli-animali-e-lelaborazione-del-lutto/feed/ 0
“Che la forza (della fantascienza) sia con voi!”. Intervista ad Angelo Paratico, romanziere della Mursia Editore http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/27/che-la-forza-della-fantascienza-sia-con-voi-intervista-ad-angelo-paratico-romanziere-della-mursia-editore/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/27/che-la-forza-della-fantascienza-sia-con-voi-intervista-ad-angelo-paratico-romanziere-della-mursia-editore/#comments Thu, 27 Sep 2018 06:00:22 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28746 Angelo Paratico (fotografia)

Angelo Paratico

 

Ha pubblicato due romanzi con Mursia Editore e ogni tanto scrive anche per i blog del «Corriere della Sera»; mi riferisco ad Angelo Paratico, un autore che vive ormai da tempo nel Sud-Est asiatico e i cui libri, oltre a guadagnarsi spesso l’attenzione d’importanti quotidiani internazionali come ad esempio il «Telegraph», la «Pravda» e l’«Huffington Post», s’incentrano su argomenti sempre vari e interessanti, fra i quali una mia grande passione: la fantascienza. Di questo genere letterario così controverso, eppure affascinante, Paratico stesso mi ha gentilmente e ampiamente parlato proprio nell’intervista che segue, cari amici del «Cofanetto Magico», ed è con vero piacere che la offro a tutti voi.


 

9788842540922_0_0_304_75

 

Angelo, come ti sei accostato alla fantascienza?
Fin da ragazzo. Forse avevo sei anni e un amico di mio padre, che era stato un aviatore durante la guerra, si presentò a casa nostra con un libro. Questo aveva delle immagini bellissime, fosforescenti. Era la storia di uno scienziato che si stava costruendo un razzo per raggiungere la luna e lo aveva camuffato in una delle torri del suo castello. Bastava tenere quelle immagini esposte alla luce d’una lampada e poi, infilandosi sotto alle coperte, appariva il miracolo: le si poteva veder brillare di una pallida luce “lunare”. Da allora ho sempre avuto un debole per questo genere di libri.

Che cosa puoi dirmi del tuo romanzo fantascientifico Black hole, uscito nel 2008 per i tipi di Ugo Mursia Editore?
L’avevo scritto un anno prima dell’accensione del LHC al CERN di Ginevra dove, così immaginavo nel libro, qualcosa sarebbe andato storto e per sbaglio si sarebbe creato un micro buco nero che avrebbe distrutto il nostro pianeta. Avevo letto parecchio di fisica delle particelle mentre stavo a Hong Kong e pensai di costruirci attorno una storia plausibile, al punto da venir presa per possibile. Purtroppo la casa editrice Mursia, inspiegabilmente, lo tenne sul tavolo per sei mesi prima di farlo uscire e questo ritardo si dimostrò fatale, perché calò presto la tensione. Perché quella macchina infernale venne avviata e spinta quasi al massimo ma si guastò subito, richiedendo due anni di stop. Prima dello stop, vari giornali e varie televisioni avevano parlato del mio libro. La somiglianza col romanzo di Dan Brown Angeli e demoni è puramente casuale: quel libro lo lessi quando il mio era già quasi finito, anche se lo cito nelle prime pagine.
Ora ti racconto una storiella curiosa. Due anni fa, a Hong Kong, arrivò un mio caro e brillante amico, uno studioso di fisica nucleare, Massimo Caccia, che aveva lavorato al CERN e con lui v’erano altri suoi illustri colleghi, fra i quali il professor Guido Tonelli che dirigeva una sezione del CERN e che era stato, con altri collaboratori, insignito del Nobel per la scoperta dei bosoni di Higgs. Parlando del più e del meno, a cena, egli raccontò che durante la prima accensione del LHC c’erano stati dei momenti di tensione, con addirittura un picchettaggio fuori dai cancelli da parte di dimostranti anti-CERN e accennò a un certo libro. Indovina quale… ebbene mi scusai dicendogli che il mio non era stato luddismo galoppante ma semplicemente una storia, un romanzo, che tanto più piace quanto più appare come una “storia vera”. Lui, scuotendo il capo, disse qualcosa del tipo: «Ah, va bene, potenza della fantascienza!».

A tuo parere, quali sono gli autori più significativi della fantascienza italiana ed estera?
L’Italia ha una grande tradizione in campo fantascientifico, basti citare il grande Emilio Salgari. Oppure Roberto Stocco, Roberto Mandel, Gastone Simoni: tutti autori da riscoprire.
Gli autori che io preferisco, però, sono Jules Verne, un genio insuperabile, e Ray Bradbury. Ho delle edizioni rare di Fahrenheit 451, autografate da Bradbury stesso. La copia che preferisco è quella con la copertina ignifuga; proviene da uno stock di duecento esemplari numerati, che fu tirato una trentina d’anni fa negli Stati Uniti.

Pensi che scrittori dal forte “afflato” poetico e metafisico –come Ray Bradbury, per l’appunto, e Philip Dick– siano effettivamente riusciti a gettare un ponte fra la presunta superficialità della fantascienza e la narrativa cosiddetta “mainstream”?
Assolutamente sì: basti vedere Hollywood, dove i loro maggiori successi sono appunto basati su fantascienza diventata mainstream.

 

Leonar1

 

Di che trattano i tuoi due ultimi libri Leonardo da Vinci. Un intellettuale cinese nel Rinascimento italiano e The Dew of Heaven?
Quello su Leonardo da Vinci è un libro storico nel quale indago sulle sue radici orientali, già notate da altri in passato. Ipotizzo che sua madre sia stata una schiava tartara deportata dai veneziani a Firenze, attraverso la Crimea. Esisteva un ricco traffico di piccole schiave in tale direzione, subito dopo il passaggio della grande peste del 1347, che uccise il sessanta per cento della popolazione.
The Dew of Heaven è un romanzo storico ambientato a Hong Kong e in Mongolia. Si parte dalle vicende d’un ufficiale italiano, nativo di Enna, che partecipò alla missione militare italiana del 1900 per liberare le legazioni diplomatiche assediate dai Boxer. È stato pubblicato da una casa editrice di Tempe, in Arizona.
Avevo scritto e pubblicato anche un libro di fantapolitica, recentemente, ambientato nell’immediato futuro e intitolato The Seventh Fairy. Avevo già organizzato il lancio a Hong Kong, sia alla radio che in libreria, ma quando un mio vecchio amico cinese, che lo aveva letto, mi consigliò di cancellare tutto, lo feci. Mi sarei messo nei guai, dato che le autorità oltre la cortina di bambù non possiedono uno spiccato senso dello humour. Ho seguito il suo consiglio e ora ho qualche centinaio di copie di quel libro, che mi sono comprato, sotto al mio letto.
Restando in Cina, ecco una notizia letta due giorni fa e molto positiva. Le autorità cinesi hanno deciso di promuovere la fantascienza presso i loro giovani studenti, perché hanno scoperto che il quid che manca ai loro scienziati è proprio questa componente fantastica, che non hanno mai acquisito; eh, già: si tratta di una “contaminazione” iniziale che rende i bambini americani ed europei assai più fantasiosi e creativi dei cinesi, che invece studiano e basta, senza mai immaginare mondi e situazioni fantastiche. Infatti, recita uno slogan pubblicizzato dalla Cathay Pacific, la compagnia aerea di Hong Kong, “If you can dream it, you can make it!”.

Quali gli obiettivi e i contenuti di «Beyond Thirty-Nine», il portale culturale che hai fondato a Hong Kong con lo scrittore e imprenditore Ciriaco Offeddu?
È una porta per mettere on line le nostre idee, le nostre proposte. A me interessano la storia, la letteratura, la fantascienza. A Ciriaco interessano la Sardegna e le sue nobili tradizioni; credo che voglia stimolare un Rinascimento sardo.
Pare l’avverarsi del sogno di Leonardo da Vinci il quale, oltre ad aver abbozzato lui pure un romanzo di fantascienza, il Viaggio in Oriente, annotò che un giorno i dotti di tutto il mondo “si parleranno e si risponderanno”.
Ecco, quel portale che abbiamo chiamato «B39» ci permette di attuare questo miracolo, con poca spesa e con poca fatica.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

Avvertenze:
• Tutti i diritti, relativi ai documenti, agli articoli, alle poesie, ai racconti e alle immagini che costituiscono questo post, appartengono ai legittimi proprietari.
• Alcune fotografie sono state scaricate mediante un programma automatico di download e si ignora pertanto se siano coperte o no da un copyright; ovviamente, su richiesta degli eventuali detentori di quest’ultimo, si procederebbe subito a rimuoverle.
• Prohibited the dissemination of text and photos without permission and without citing the author and source of information.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/27/che-la-forza-della-fantascienza-sia-con-voi-intervista-ad-angelo-paratico-romanziere-della-mursia-editore/feed/ 0
Intervista al tenore genovese Fabio Armiliato, una voce per il sociale, prestigioso ed eclettico artista. Attore in un film di Woody Allen. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/22/intervista-al-tenore-genovese-fabio-armiliato-una-voce-per-il-sociale-prestigioso-ed-eclettico-artista-nella-sua-vita-un-grande-amore-un-immenso-dolore/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/22/intervista-al-tenore-genovese-fabio-armiliato-una-voce-per-il-sociale-prestigioso-ed-eclettico-artista-nella-sua-vita-un-grande-amore-un-immenso-dolore/#comments Sat, 22 Sep 2018 06:00:02 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28785

Una bella ed intensa espressione del tenore Armiliato.

Foto © Johannes Iskovits

Uno dei tenori più importanti della scena lirica internazionale ha accettato di farsi intervistare per il Cofanetto Magico. A completamento di un percorso artistico lungo e prestigioso iniziato nel 1980, protagonista di diversi programmi televisivi diretti alla divulgazione dell’arte operistica, Fabio Armiliato ha debuttato nel 2012 come attore nel film di Woody Allen “To Rome with love.” Per circa un ventennio il tenore ha formato, con il soprano Daniela Dessì, una delle coppie più amate ed acclamate nel campo del bel canto.

Attivo nell’impegno sociale e nel campo della prevenzione sanitaria, dal 2012 fa parte della Nazionale Italiana cantanti.

foto © Fidelio Artist – BERNARD

La Sua professione è una scelta o un “caso”? Ha sempre desiderato fare il tenore?

Sono nato in una famiglia dove l’amore per la musica e il canto sono stati il vero motore iniziale per la mia educazione: io ho imparato prima ad ascoltare musica che a leggere e scrivere e questo mi ha fornito la capacità di poter capire, grazie alle indicazioni preziose di mio padre, quali siano le cose giuste e quelle sbagliate e quindi a riconoscere la differenza fra quello che è il bello e il brutto, fra quello che rispetta le regole dell’armonia e quello che invece è frutto del disordine.
Devo quindi soprattutto a mio padre il dono di avermi saputo indirizzare fin da piccolissimo all’ascolto e sicuramente questo insegnamento ha facilitato il mio apprendimento sia per quello che riguarda l’educazione scolastica, sia nell’educazione civica e sociale: imparare a comportarsi e relazionarsi con gli altri nel RISPETTO.
La scelta di diventare tenore io me la sono quindi sempre sentita un po’ addosso…ma ho sempre pensato più a studiare e a imparare a fare bene più che a cogliere il frutto di questo lavoro che facevo su me stesso. Il successo professionale è sempre stata una conseguenza di questo, grazie all’impegno, alla perseveranza e alla pazienza…la dote forse più importante.

Sono assolutamente d’accordo, con le Sue belle parole, Armiliato: ecco un vero Leone con una tosta luna nel Capricorno… Che cosa rappresenta oggi una disciplina “antica” come la lirica, che, a mio parere, vede pochi giovani autori? In particolare cosa rappresenta per Lei?

Lo studio della musica e soprattutto della voce ha una grande valenza educativa. Per cantare lirica non ci si può improvvisare cantanti, anche se oggi si sta provando a “forzare” questo principio con risultati disastrosi….
E’ proprio attraverso l’ascolto e l’osservazione che si forma il giudizio, lo spirito critico, il confronto, la conoscenza: tutte basi fondamentali per lo studio. La tecnica vocale si impara anche attraverso lo studio della cultura e delle esperienze del passato; questo apprendimento è quindi assolutamente necessario per affrontare anche qualsiasi disciplina per il fatto che la tecnica è stata tramandata ed evoluta da maestro a maestro, quasi come un invisibile testimone passato di mano in mano attraverso i secoli. Questa è la Tradizione. Non dobbiamo perdere la tradizione e dobbiamo anzi recuperarne sempre i valori fondamentali, conservarli, difenderli, preservarli e tramandarli alle future generazioni. L’ascolto, l’osservazione e il rispetto sono per me la base dello studio.

Ha qualche rituale prima di entrare in scena?

Nessuno o…tantissimi a seconda dei casi e delle circostanze, l’imprevisto è sempre in agguato: ogni volta si spera di essere in grado di controllare le emozioni e soprattutto quella parte dell’emotività che potrebbe giocarci brutti scherzi… ma un poco di “scaramanzia” arricchisce il mondo dello spettacolo di quella caratteristica molto particolare e speciale che contribuisce a creare anche quell’alone di “mito” attorno agli artisti, che piace tanto al pubblico.

Il tenore Fabio Armiliato

Bene bene, non insisto … Quali sono i Suoi obiettivi futuri?

Devo dire che la mia carriera è davvero lunga e ricchissima di soddisfazioni: ho iniziato a calcare le scene nel 1980 con qualche piccolo ruolo e poi dal 1984 in ruoli importanti: ho sempre provato un senso di orgoglio nell’ eseguire i ruoli interpretati dai grandi cantanti del passato. Mi sono sentito un piccolo anello di una lunghissima catena che ci lega al passato e al futuro della nostra tradizione di interpreti dei capolavori del melodramma.
Ecco: vorrei continuare a poter comunicare questa mia passione ai giovani e vedere un nuovo rinascimento della vocalità e dell’amore per il Teatro in Musica e quindi del Melodramma. L’Italia possiede la lingua madre del melodramma, nato nel nostro paese quattrocento anni fa e l’italiano si parla ancora oggi nel Mondo per una percentuale altissima grazie proprio all’opera lirica. E’ un impegno che ho sempre sentito molto forte quello della diffusione del nostro bagaglio culturale e della sua tutela. L’Opera non è ancora un bene considerato “Patrimonio Immateriale dell’Unesco” per l’Italia: stiamo portando avanti questo progetto da anni ma non riusciamo a concretizzarlo.
Sto portando avanti anche progetti che possono far capire quanto l’opera lirica italiana abbia contribuito alla nascita di moltissimi generi musicali: uno su tutti la Canzone del Tango che è nata proprio grazie anche all’influenza dei grandi cantanti lirici in Argentina all’inizio del secolo scorso. Ho creato uno spettacolo che si chiama “RecitaL CanTANGO” che parla proprio di questo grazie a una ricerca che mi ha fatto incontrare il meraviglioso mondo del Tango, amato anche da cantanti come Enrico Caruso, Titta Ruffo e soprattutto Tito Schipa che ha composto e cantato canzoni del Tango. La popolarità che mi ha dato poi il film che ho fatto nel 2012 con il grande regista Woody Allen, “To Rome with Love”, mi ha aiutato ancora di più a far parlare dell’ opera in modo ancora differente e tutto questo mi fa sentire oggi orgoglioso di essere un vero AMBASCIATORE DELL’OPERA ITALIANA nel Mondo.

Foto © Fidelio Artist – BERNARD

Veramente ragguardevoli i Suoi obiettivi. Un Suo pregio, un difetto che si riconosce.

Non è facile parlare di queste cose…da buon genovese. Difetti me ne vedo sempre tanti… e i pregi, a parte il privilegio di nascita del talento, bisogna saperli sviluppare. Sono tenace e testardo…questo sì: caparbio nel voler ottenere le cose. Questo può essere sia un pregio che un difetto. Sicuramente la mia generosità, soprattutto nel canto, mi ha a volte giocato qualche brutto scherzo perché ho sempre avuto voglia di dare tutto me stesso sulla scena, sia vocalmente che scenicamente… però sempre con amore, professionalità e sincerità, e sempre nel nome del rispetto.

Una tenera immagine del tenore Fabio Armiliato, con la sua compagna di vita e d’arte Daniela Dessì, purtroppo scomparsa.

Lei è stato partner nell’arte e nella vita di un’artista altrettanto famosa, Daniela Dessì. Oggi ne tiene vivo il ricordo e l’impegno sociale, prova ne sia il Gala, recentemente organizzato a Genova, già nuovamente previsto per il prossimo anno. Vuole dirci qualcosa di più su questo?

Daniela Dessì è stata sicuramente una delle più grandi cantanti e artiste liriche a cavallo dei due secoli, ma anche della storia del melodramma. Io ho avuto la fortuna di vivere con lei circa vent’anni sia sul palcoscenico che nella vita privata e questo mi ha arricchito moltissimo, umanamente e professionalmente. Insieme abbiamo creato una coppia artistica che ha dato alle opere interpretate un valore aggiunto di credibilità e di forza davvero speciale. Daniela manca tanto a tutti… figuratevi quanto manca a me.
Vorrei che la sua eredità artistica si trasformasse in un punto di riferimento per le generazioni dei giovani cantanti e degli appassionati con la creazione di Masterclass, borse di studio e, perché no, in futuro di un’Accademia che porti il suo nome. La Fondazione che ho creato ha il principale scopo di informare il più possibile sulla prevenzione sia delle malattie oncologiche, come quella che purtroppo ce l’ha strappata in giovane età, che del malessere depressivo in generale, causa principale di moltissime patologie.Il GALA dedicato a Daniela, che già da due anni la Fondazione ha organizzato grazie alla collaborazione con i Teatri dove Daniela ha cantato, è il mezzo principale per portare avanti questo messaggio di prevenzione attraverso la testimonianza di amici, colleghi e associazioni impegnate su questo tema basilare. Il successo riscosso nelle precedenti edizioni fa ben sperare di poter proseguire con entusiasmo questo percorso grazie anche alla collaborazione con RAI 5, che ha trasmesso i due Gala di Brescia e di Genova con un ottimo risultato anche di ascolti. Ci stiamo iniziando ad organizzare per il prossimo anno e a breve sarà data comunicazione del Teatro dove si svolgerà il 3° Daniela Dessì GALA. Daniela vive sempre nel ricordo e nell’affetto di quanti l’hanno amata. E sono davvero tantissimi!

Gala dedicato alla sua compagna e grande soprano Daniela Dessì, scomparsa prematuramente, al Teatro Carlo Felice di Genova

Davvero molti! Daniela era poco amante della mondanità ma assai presente nell’impegno sociale. Mi preme ricordare il suo testamento morale: “Non cercate di diventare famosi, cercate di diventare bravi”. Allora un grazie di cuore al tenore Fabio Armiliato per queste sue parole! E tanti sinceri auguri affinchè il lavoro intelligente ed innovativo che sta svolgendo possa sempre essere apprezzato e proseguito, anche dalle giovani generazioni.

Link alla pagina di facebook di Fabio Armiliato

ELISA PRATO

Elisa Prato nasce l’ultima domenica di Carnevale di un freddissimo inverno piemontese, sotto il segno dell’Acquario, ma con una pratica luna in Capricorno.
Laureata in legge, lavora come funzionario e dirigente nella pubblica amministrazione.
Oggi alterna l’attività di consulente e formatore con quella di recensionista in arti sceniche; inoltre coltiva e pratica il reading.
Evergreen nel DNA, crede fortemente nella funzione riformista delle donne, portata avanti insieme agli uomini, diretta all’evoluzione sociale e alla maturazione personale autentica di entrambi i sessi.

Avvertenze:
• I diritti degli articoli e dei documenti pubblicati nel seguente articolo appartengono ai rispettivi proprietari; così pure le immagini.
• Alcune fotografie ci sono state date per gentile concessione dallo stesso tenore Fabio Armiliato, e tutti i diritti sono di Johannes Iskovits e di Fidelio Artist – BERNARD. Altre sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/22/intervista-al-tenore-genovese-fabio-armiliato-una-voce-per-il-sociale-prestigioso-ed-eclettico-artista-nella-sua-vita-un-grande-amore-un-immenso-dolore/feed/ 1
La Rossini: una pizza spericolata! http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/18/la-rossini-una-pizza-spericolata/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/18/la-rossini-una-pizza-spericolata/#comments Tue, 18 Sep 2018 05:00:11 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28763

La prima volta che il Pesarese ignaro e in trasferta, vista che non l’ha trovata elencata nel menù peraltro infinito, si azzarda ingenuamente a chiedere spiegazioni sulla, a suo parere, immotivata esclusione, può suscitare reazioni dalla gamma ancora più infinita di quella delle millemila varianti di pizze proposte, tra le quali però manca incredibilmente proprio lei: La Rossini.

Cos’è?” chiede il cameriere con gentile sconcerto. E quando il Pesarese in trasferta, sempre più stupito, prova a spiegarlo, invariabilmente accade.
Accade che anche il più professionale dei camerieri, anche il più imperturbabile dei maître, non riesca a reprimere una espressione che non saprei io stesso descrivere e definire.
Insomma, provate, provate, ad andare in qualsiasi pizzeria non pesarese (e non gestita da Pesaresi in trasferta) a chiedere, visto che non è in menù, di preparavi una Margherita con sopra uovo sodo a fettine e maionese, e osservate.

Questa l’ho fatta io…

Che la Rossini sia una pizza “strana” il Pesarese lo scopre, appunto, le prime volte che si allontana dal… paesello. Visto che qui, da noi, a Pesaro, la Rossini è dovunque.
In versione colazione, nei pratici formati: pizzetta tonda, standard o mignon e anche “vol au vent”; in versione merenda o break: classico “pezzo” al taglio, rettangolare e o triangolare (ricavata dal taglio radiale di una tonda al piatto) con differenze sui disegni realizzati con la maionese, affidati alla fantasia degli sfornatori; e infine al piatto, appunto semplicemente una Margherita, sulla quale l’estro artistico del decoratore sparge sapientemente rotelline di uovo sodo (in dialetto “ov tost”) e striscioline di maionese.
Esistendo, ovviamente l’opzione “fai da te” (disponibile ovunque il kit per il taglio perfetto dell’uovo a rotelline o a spicchi) che permette di personalizzare alla bisogna addirittura le (orrore orrore) comodissime pizze surgelate, la Rossini accompagna l’intera giornata, direi l’intera vita del Pesarese.

Insomma, voglio, dire, si tratta di una pizza che tutti, ma proprio tutti i pizzaioli del mondo potrebbero realizzare, senza nemmeno una briciola di quell’impegno che ci mettono per sfornare praticamente tutte le altre più incredibili fantasie elencate nei menù d’Italia e del mondo.
Se solo volessero.
E invece no. Invece se per alcuni è semplicemente inconcepibile, per altri trattasi di vero e proprio crimine.

E noi, che con la Rossini invece ci siamo cresciuti e alla quale, come Proust con la sua Madeleine, abbiamo legato momenti indimenticabili della nostra infanzia (felice), dalle ricreazioni a scuola alle mattinate in spiaggia (tanto per evocarne due) siamo molto indecisi se rassegnarci a tenercela ben stretta come un autentico tesoro autoctono e segreto o tentare la nobile ma difficile e ardimentosa pratica del proselitismo.

Nella foto: la presentazione dell’iniziativa “Festival della Pizza Rossini”
Da sx – Massimiliano Santini e Marco Perugini, consiglieri comunali, incaricati del progetto; l’assessore e Vice Sindaco Daniele Vimini,
il Sindaco Matteo Ricci (ideatore): l’assessore Luca Bartolucci;
Cristiano Andreani di Officine Creative Marchigiane
responsabile creativo di progetto

A dar retta al Sindaco Matteo Ricci, la strada giusta è la seconda. “Fino ad oggi ne abbiamo goduto, da oggi dobbiamo venderla”, è il suo mantra, riferito non solo alla nostra pizza, ma ai temi più diversi: dalla “Bicipolitana” al “Tramonto ad est”, ovvero a caratteristiche della nostra città, che a noi ormai sembrano ovvie e che invece, essendo appunto se non proprio uniche comunque piuttosto rare, andrebbero molto pubblicizzate per far conoscere ed apprezzare la città.

E allora ecco che da pietanza di nicchia ancorché di culto nella quale rifugiarsi nei momenti in cui si fa impellente l’esigenza di “pesaresità”, ma della quale quasi pentirsi, se non addirittura da rinnegare come minimo tre volte di fronte all’indignazione del pizzaiolo extrapesarese di turno, la Rossini tenta il grande salto per diventare motivo di orgoglio pesarese (www.larossini.it).

Complice la lungimiranza di chi, decenni fa, decise di chiamarla, appunto Rossini, e visto l’anno piuttosto favorevole (il 2018 ha aperto con grandissimo clamore un periodo pluriennale di celebrazioni Rossiniane) si parte alla conquista del mondo: a fine mese ci sarà in città il “Festival della Pizza Rossini”, e nel frattempo si raccolgono e mettono in rete notizie di avventurosi esploratori del gusto che con ardimento e sprezzo del pericolo hanno deciso di inserirla nei menù delle loro blasonate pizzerie in giro per l’Italia e per il mondo.

Logo ufficiale delle celebrazioni rossiniane

Intanto il pensiero va a chi, decenni fa, molto prima delle argomentate e scientificamente supportate teorizzazioni del moderno marketing, ha avuto l’idea di dedicare l’inedito e spericolato (e buonissimo, garantisco) accostamento tra pizza rossa, uovo e maionese al Cigno di Pesaro. Pare si tratti del titolare del Bar Pasticceria e Pizzeria Montesi di via San Francesco, chiusa da anni ma ben viva nel mio ricordo, grazie anche alle golosissime miniature in marzapane che affollavano la vetrina, ma qui siamo in piena leggenda e dunque soggetti ad essere smentiti.

E soprattutto a Gioachino Rossini, che per banali motivi anagrafici non ha avuto modo di conoscere ed assaggiare non solo la pizza a lui dedicata, ma neppure la celebre Margherita, che secondo la più diffusa credenza popolare fu inventata dal cuoco Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi di Napoli nel 1889 per onorare la Regina Margherita di Savoia.
A meno che non risponda al vero, come recenti studi del filologo Emanuele Rocco tendono ad affermare, che l’invenzione possa risalire ad un periodo compreso tra il 1796 e il 1810, nel qual caso, hai visto mai, sta a vedere che…

https://it.wikipedia.org/wiki/Pizza_Margherita

****
Paolo Pagnini
CHI SONO

Proibita la riproduzione del testo senza citare autore e fonte di informazione.
Alcune foto sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/18/la-rossini-una-pizza-spericolata/feed/ 1
La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. L’abbandono. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-labbandono/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-labbandono/#comments Wed, 12 Sep 2018 05:24:04 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28664 Cara dottoressa Imma,
le scrivo semplicemente per raccontarle la mia esperienza estiva.

……..

A fine luglio, ritornando con la mia famiglia dalla vacanza, ci siamo dovuti fermare, sicuramente anche in maniera poco sicura, in uno spiazzo dell’autostrada perchè, legata alla colonnina dell’sos, c’era un meticcetto di media taglia.
Povera creatura era accaldatissimo, ansimante e con la lingua pendula, legato lì, sotto il sole da chissà quanto tempo, con una ciotola dell’acqua ormai vuota al suo fianco.
Collare e pettorina azzurra, come di qualcuno che fino a pochi giorni prima l’aveva trattata come un re ed ora, solo e spaventato, abbandonato su quella strada a scorrimento veloce.
L’averlo legato in parte gli ha permesso di sopravvivere, considerando che la possibilità, se fosse stato lasciato sciolto di essere investito era piuttosto alta, ma ovviamente se non ci fossimo fermati e non l’avessimo portato via di lì, sarebbe comunque morto per colpo di calore o sole.
Preso e portato al primo veterinario reperibile di quella zona, visto che molti in ferie, ci siamo accertati che era in buono stato di salute e senza pensarci troppo l’abbiamo portato a casa con noi.
Oggi ha un nuovo nome, Rayan, ha poco più di 1 anno, gode di ottima salute ed è un cagnetto dolcissimo ed affettuosissimo, è letteralmente innamorato di mio marito e lo segue ovunque, chissà, forse per il terrore di essere nuovamente abbandonato.
Sicuramente sarà sciocca la mia osservazione ma ancora oggi mi domando : perchè?
Perchè abbandonare un cane quando esistono mille altre possibilità?
Perchè, se proprio lo si deve, non lo si lascia in qualche canile o rifugio adeguato?
Ogni fine estate leggo il numero degli abbandoni ed ogni volta resto senza parole.
Che razza di persone siamo nonostante ci vantiamo di essere così civili?
Le auguro un buon lavoro.
Saluti
Valentina da Lecce.

……..

Cara Valentina,
grazie per questa tua lettera perché hai parlato di un argomento molto triste e sempre molto attuale.
E’ stato stimato che ogni anno in Italia sono abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti (cit. LAV).
Dal telegiornale, poco dopo il mio rientro al lavoro, ho saputo che le regioni che peggio si sono comportati sono state la Sicilia e la Campania ( a malincuore la mia terra natia ).
Le punte massime di animali abbandonati si registrano proprio nel periodo estivo (25-30%), quando la partenza per le vacanze pone il “problema” della presenza di un pet, ovviamente non considerato al momento dell’adozione o peggio ancora dell’acquisto.
Complice sicuramente tutte le ristrettezze dettate dalle ordinanze comunali per il loro accesso alle spiagge e spesso anche ad aree pubbliche e dagli alberghi che non accettano animali nelle loro camere.
E’ risaputo che in Italia l’abbandono di animali è un reato contravvenzionale che il nostro ordinamento prevede e punisce all’articolo 727 del codice penale.
Tale norma, in particolare, prevede testualmente che:
“Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Inoltre, secondo il Ministero della Salute italiano, «chi abbandona un cane, dunque, non solo commette un illecito penale (Legge 20 luglio 2004, n. 189), ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo, quando gli animali abbandonati provocassero incidenti stradali mortali.
Nonostante tutto però le persone continuano imperterriti in questo atto di inciviltà.
Contro l’abbandono degli animali sono periodicamente realizzate campagne informative e di sensibilizzazione pubbliche o di associazioni e movimenti che, sicuramente non hanno eliminato il problema ma hanno in qualche modo condizionato la scelta del proprio animale.
Oggi infatti, sempre più persone provano a scegliere l’animale che meglio “si adatta” al proprio stile di vita e prima dell’adozione consultano un veterinario per conoscere le cure di cui avrà bisogno ( valutando attentamente gestione tempo e soprattutto denaro ).
Ho ritrovato uno studio ( del 2010 ) che indica i “motivi dell’abbandono” secondo il quale le principali motivazioni alla base del gesto sono: le cucciolate indesiderate (14%), i cambi di domicilio (13,7%), i fattori economici (13,2%), la perdita di interesse per l’animale (11,2%) e il comportamento problematico dell’animale (11%), mentre tra le motivazioni meno frequenti si riscontrano la fine della stagione della caccia (10,2%), le allergie di qualche membro della famiglia (7,7%), la nascita di un figlio (6,4%), il ricovero in ospedale o il decesso del proprietario (3,5%), le vacanze (2,6%) o la paura di contrarre la toxoplasmosi durante la gravidanza (2,4%).
Qualcosa però negli ultimi tempi si sta muovendo e sempre più strutture ricettive si stanno adoperando.
Secondo una ricerca di Tripadvisor, nel 2017 fra coloro che hanno un animale domestico, due su cinque lo hanno portato con sé in vacanza e il 74% dei partecipanti al sondaggio ha riscontrato “un miglioramento nella quantità di hotel che accettano gli animali domestici”, anche se quasi uno su due lamenta ancora una minore presenza di strutture pet-friendly in Italia rispetto all’estero.
Io per prima, che da ormai 10 anni non mi muovo senza la mia Valentina, ho notato un miglioramento della sensibilità degli albergatori e molte più strutture, anche lidi balneari, attrezzati per ospitarli adeguatamente.

……..

Cara Valentima non ho molto da aggiungere a quanto detto. Tu hai fatto un gesto nobilissimo, salvando il povero cagnetto da morte certa.
Mi auguro che in un prossimo futuro sempre più persone saranno capaci di fare quello che tu hai fatto senza pensarci su troppo e sempre meno incivili popoleranno la nostra bellissima Terra.
Un consiglio che posso dare a tutti è denunciare il ritrovamento, denunciare anche anonimamente se si dovesse vedere qualcuno fare l’insano gesto e soprattutto non tirarsi indietro di fronte ad una vita da salvare, perché una soluzione al ritrovamento si troverà sempre.
Spero di essere stata chiara.
Un affettuoso abbraccio.
Dr. Imma Paone

……..

CHI SONO

Avvertenza:
• I diritti degli articoli e dei documenti pubblicati nel seguente articolo appartengono ai rispettivi proprietari; così pure le immagini.
• Alcune foto sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-labbandono/feed/ 1
Rampina, una favola dei nostri giorni (6° episodio) http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-6-episodio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-6-episodio/#comments Sat, 08 Sep 2018 05:00:46 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28670

Immagine realizzata da Marica Caramia, ispirata dalla
favola di Rampina di Valentino Di Persio

…e la favola continua! Così torna lei, Rampina, un po’ cresciuta, un po’ lazzarona e malandrina, ad allietare le tiepide serate di questo scampolo d’estate. Buona lettura e… attenti al lupo!

Clicca qui per l’episodio precedente.

“Un sogno imperfetto al presente”

Rampina apre la porta spingendola con la testa. Entra frettolosa. Sento il rimbombo dei suoi zoccoli sul pavimento.
Alzati!– mi ha detto, eccitata –Sono arrivati. Sono tutti lassù, in attesa, sotto il vecchio noce.
Sono arrivati chi?– le chiedo, perplesso.
Lei mi guarda con malcelata sufficienza e dice: –Ma sono i rappresentanti della fauna locale. Sono stati convocati da Byruk. Non te l’avevo detto?
No, non ne sapevo nulla.– ammetto. Faccio mente locale per un attimo alla ricerca di scadenze assembleari di specie, ma invano. –Ma chi sarebbe questo Byruk?– le chiedo.
Byruk è il capobranco dei lupi!– esclama lei, sorpresa dalla mia ignoranza.
Scusa, ma io cosa c’entro con voi?– le dico quasi stizzito.
C’entri, c’entri, eccome se c’entri!– enfatizza lei. –Sono venuti per te, ti vogliono conoscere. Byruk ha raccontato in giro di quello che stai facendo per renderci l’esistenza meno dura e vuole proporre nuove regole basate sul rispetto dei ruoli e la pacifica convivenza, senza più violenze e soprusi.

A queste parole ho reagito con orgoglio. Mi sono sentito improvvisamente parte determinante di un processo rivoluzionario, di un mutamento epocale delle regole che madre natura c’impone sin dalla notte dei tempi. Mi sono sollevato lentamente dal divano. Per un attimo avevo temuto che alle mie spalle si stesse tramando qualcosa di imprevedibile, ma Rampina, come se mi leggesse nei pensieri, mi dice: –Non temere, vedrai! Ti accoglieranno come un eroe!
Titubante, mi sono vestito di tutto punto: consunti pantaloni di velluto a coste larghe, camicia di flanella quadrettata, scarponi militari con suola “carro armato”, cappello di feltro nero, sul quale fa bella mostra il fregio della polizia moldava. Uscendo mi sono armato d’un robusto bastone, stipato nell’intercapedine tra la porta e la persiana. Ho seguito Rampina silenzioso. Faccio fatica a risalire il viottolo che porta su, verso l’aia. Mi fermo a riprendere fiato. Con la mente faccio un tuffo nei ricordi di quando, in età preadolescenziale, ascoltavo in silenzio, il respiro di mia madre che, affannata, scalava questo stesso sentiero, per venirmi a portare la merenda nel mio rifugio preferito, scavato nel tronco d’una grande quercia, che ora non c’è più. Rampina si è fermata ad aspettarmi. Ha capito il mio stato d’animo. Chissà, forse si era immedesimata anche lei nelle mie elucubrazioni. Infine siamo svettati sullo spiazzo dell’aia. Sotto l’antico noce, una moltitudine di esseri eterogenei in movimento, davano vita ad uno scenario straordinario, ricco di colori e suoni. Al nostro apparire, tutto si ferma, come d’incanto. Il silenzio è assoluto, solo qualche irrefrenabile mugolio di stupore fende quell’incanto. Sui rami sono appollaiati diverse specie di uccelli, prevalentemente rapaci: sulla sommità troneggia lei , la regina dei cieli, Sua Maestà l’Aquila Reale. Poi a seguire: il Grifone, il cacciatore di carcasse; l’Astore, il cacciatore silenzioso; il Biancone, terrore dei serpenti; il Falco Pecchiaiolo con i suoi occhi gialli; l’Albanella Reale, dal volo radente; il Nibbio Reale, dal colore rossastro e coda forcuta; il Nibbio Bruno; il timido Lanario, il Grillaio; il temuto Falco Pellegrino; il silenzioso Gufo Reale; l’insonnolito Allocco, il simpatico Barbagianni, il faggetaio Picchio Dorsobianco e poi, ancora, il Picchio Rosso Minore; il Calandro; Il Culbianco; il Codirossone; il Merlo dal collare; il Merlo Acquaiolo; il Gracchio Corallino; il Corvo Imperiale; il Picchio Muraiolo ed altri ancora che sfuggono alla mia conoscenza.

Sono rimasto fermo, come paralizzato, non ho più la forza o forse il coraggio di proseguire. Rampina invece, impavida, si è unita al gruppo festoso, acclamata con giubilo. Byruk, distaccato dagli altri, mi guardava insistentemente. Stendendo la testa verso l’alto ha ululato a lungo, creando panico tra i convenuti. Tutto è rientrato nell’ordine, quando egli, il capobranco, abbassando la testa, la coda e le orecchie ha dato prova di umiltà. A mia volta, ho posato il bastone per terra come segno di pace, di non ostilità.
Rampina è la più corteggiata, tutti le ronzano attorno. Un Capriolo, dalle grandi orecchie, le sta sempre appiccicato, ma lei, da perfetta padrona di casa, familiarizza un po’ con tutti. Sono rimasto silenzioso, incantato ad osservare quella sceneggiatura impareggiabile, che solo nell’immaginario onirico si può vivere. Non ho più alcun timore mi sento parte integrante di questo gruppo eterogeneo, bisognoso anch’io di socializzare. Resto estasiato a guardare il blasonato Orso Bruno, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, conversare con il vanitoso Camoscio d’Abruzzo, considerato il più bello del mondo; vedere Byruk, il lupo appenninico, che con il suo solo ululato trasmette inquietudine tra valli e monti, a colloquio con un giovane cervo. “Ecco il nuovo paradigma che cambierà le sorti del mondo”, mi sono detto, felice.
Il rumore degli zoccoli di Rampina mi ha destato dal mio fantastico viaggio. L’orologio sulla parete segnava già le undici. Il sole filtrava dalle alette delle persiane. Mi sento bene, tonico, allegro. Rampina scorazza ancora davanti alla finestra. I suoi zoccoli ticchettano sull’asfalto come un martello pneumatico, forse per richiamare la mia attenzione sul presente, essendo lei ormai già uscita da quel sogno da un bel pezzo.

Fine del sesto episodio

Valentino Di Persio
CHI SONO

Proibita la riproduzione del testo senza citare autore e fonte di informazione.

Alcune foto sono state prelevate dal web tramite un programma di download automatico e non si è a conoscenza se sono coperte da copyright o meno; se così fosse i legittimi proprietari dei diritti di copyright possono richiederne la cancellazione che verrà immediatamente effettuata.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-6-episodio/feed/ 2
Un fiore per te, Mariagiovanna Elmi! Il più bel sorriso della televisione italiana ed un libro, BELLEZZA. A cavallo con Silvester Stallone, a cena con Tony Curtis, all’isola dei famosi con Albano Carrisi. Gabriele, il marito di cui è tanto innamorata. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/01/un-fiore-per-te-mariagiovanna-elmi-il-piu-bel-sorriso-della-televisione-italiana-ed-un-libro-bellezza-a-cavallo-con-silvester-stallone-a-cena-con-tony-curtis-allisola-dei-famosi-con-alb/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/01/un-fiore-per-te-mariagiovanna-elmi-il-piu-bel-sorriso-della-televisione-italiana-ed-un-libro-bellezza-a-cavallo-con-silvester-stallone-a-cena-con-tony-curtis-allisola-dei-famosi-con-alb/#comments Sat, 01 Sep 2018 06:00:56 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=28559

Mariagiovanna Elmi. Fra i tanti suoi successi, nel 1977 ci fu anche la conduzione del Festival di Sanremo con Mike Bongiorno.

Questo mese la rubrica “Un fiore per te”, dedicata a personaggi noti che meritano un omaggio virtuale ha come protagonista Mariagiovanna Elmi, giornalista, mitica presentatrice della televisione italiana e del gruppo delle “signorine buonasera”, con cui è cresciuta una generazione di italiani, perdutamente innamorati di lei. Ve la ricorderete sicuramente: bionda, bellissima, con un sorriso dolce e splendente. La famosa “la fatina della tv”. Ha presentato parecchi programmi, fra cui Sereno Variabile, inciso dei dischi di musica per bambini, condotto ben due festival di Sanremo, nel 1977 e nel 1978. Nel 2005 ha accettato anche la sfida di naufraga all’Isola dei famosi, nella terza edizione dove c’erano anche il cantante Albano Carrisi e la figlia Romina Junior; fino a oggi l’edizione più vista di sempre, con una media del 35,25% di share.

Bellezza è il titolo del libro scritto da Mariagiovanna Elmi e Francesca Schenetti, con lei nella fotografia.

Mariagiovanna Elmi ha pubblicato alcuni libri, fra cui BELLEZZA, insieme ad un’altra giornalista scrittrice, Francesca Schenetti, laureata in lettere. Tutte e due belle ed intelligenti. La loro antologia sulla bellezza, corredata da tante interviste, ha proprio lo scopo di mostrarcela anche come qualcosa d’altro che va oltre la bellezza puramente fisica… “Quel tipo di bellezza che non muore mai, si rigenera in eterno”, come si legge nella bella pagina di commento del sacerdote Don Alessio Geretti. “La bellezza come estensione dell’anima, nell’arte, nella musica”…E anche nello sport, dove “l’armonia esteriore diventa interiore”. Dove “ si deve imparare a perdere per poter vincere”. Spesso in squadra; per vivere “momenti irripetibili”. Così scrive Stefano Podini, ex atleta, dirigente sportivo ed imprenditore.

E che dire della bellezza della montagna, interviene Massarutto, a nome del suo bimbo Giovanni, già esperto alpinista a soli….5 anni di vita, paragonandola ad “una grande maestra, simile alla sapienza”: perchè anche la sapienza in fondo “è una montagna da scalare”. E lo puoi fare solo “se ti spogli di tutti i pesi, fisici e mentali per arrivare in cima”.

A proposito di montagna ricordo che Mariagiovanna Elmi, nata a Roma il 25 agosto, abita proprio in un bel paese nella montagna friulana, Tarvisio, al confine fra Austria e Slovenia, dove si incontrano le tre etnie che costituiscono tutta l’Europa e tutto il mondo occidentale, e dove si trova il monte Lussari, meta di pellegrinaggio dei tre popoli.

Tornando al libro scritto con Francesca Schenetti, potrete trovare ben 66 interventi di personaggi famosi, sia del mondo della cultura che dello spettacolo. Corredati ancheda consigli estetici sul trucco, l’abbigliamento, la chirurgia estetica (per chi è pro oppure contro…)

Non potendo citarli tutti faccio solo qualche nome importante: Nino Marazzita, famoso avvocato penalista italiano, che alla bellezza contrappone la “bruttezza di chi ammazza i suoi simili, senza pietà, con violenza e follia.”

Il generale Luciano Garofano, uomo di grandi valori ed intelligenza: biologo, ex comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri di Parma, presidente dell’Accademia italiana di scienze forensi. Per lui “la bellezza consiste nell’equilibrio”. Nel suo campo specifico è il coronamento del “ faticoso percorso investigativo che fa trionfare la giustizia, senza tradire le aspettative e i diritti di alcuno.”

Vittorio Sgarbi, il quale analizza i diversi parametri della bellezza nell’arte, concludendo che “la bellezza della natura è propria di Dio. La bellezza dell’arte è propria dell’uomo.”

La bellezza nell’arte, in un fiore e nel suo profumo, nella grazia di una donna. Foto M.C.Giongo.

Mara Venier, per cui bellezza è amicizia. Renzo Arbore, che tratteggia la bellezza femminile ricordando i suoi incontri del passato. Rosanna Vaudetti, Annamaria Gambineri e Nicoletta Orsomando, altre “signorine buonasera” colleghe di Mariagiovanna, per cui la bellezza è: ”una voce nella notte”, “misura e cura di se stessa”, “eleganza e sobrietà.”

Marco Eugenio Brusutti, sociologo, punta soprattutto sulla “bellezza della solidarietà che può salvare l’uomo dalla disperazione.” Alessandro Canestrelli, fotografo delle dive, ci spiega che devi essere un po’ psicologo se vuoi far uscire l’anima delle persone che riprendi. Per Marinetta Saglio, anche lei eclettica fotografa e scultrice, “la vera bellezza non è nella purezza dei lineamenti: è nel fascino che sa esprimere una persona… E’ nelle vibrazioni che emana. Se non arrivano, l’immagine non colpisce. Sarà pure un bellissimo ritratto ma non tocca la fantasia di chi lo guarda.”

Audrey Hepburn. Non aveva i lineamenti regolari, ma era una donna di gran fascino, dice Piero Angela nella sua intervista per il libro Bellezza.

Ancora una fotografia della famosa attrice Audrey Hepburn, pochi anni prima di lasciare questo mondo a causa di una grave e rara malattia, a 63 anni. Immutata la sua bellezza, perchè era basata sulla classe, l’espressività e dolcezza dei suoi occhi, il luminoso sorriso, l’ottimismo, tanta forza e generosità. Ho invidiato le sue rughe! Una per una!

A proposito di fascino, in questo libro, BELLEZZA, si parla anche del mio mito, Audrey Hepburn nell’intervista di Mariagiovanna a Piero Angela, che la definisce “una donna di grande fascino, pur non avendo i lineamenti regolari.” Mariagiovanna Elmi racconta di aver avuto la fortuna di conoscerla; la meravigliosa Audrey le chiese un autografo per suo figlio Luca Dotti, a cui Mariagiovanna piaceva molto sin dai tempi in cui conduceva un programma di gran successo per i bambini, Il dirigibile! Io stessa, quando visualizzo la bellezza, penso proprio a queste due donne speciali, femminili, dolci, eleganti, sempre sorridenti, gentili, generose: Mariagiovanna e Audrey. Oltre a Virna Lisi e a Grace Kelly.

Grace Kelly, classe e naturalezza. Intreccia un po’ nervosamente le dita, per riuscire a trovare una posizione consona al suo rango. Una “fragilità” che la rende più vera e ben lontana dall’etichetta che le fu data di “donna gelida”. Spesso la timidezza e riservatezza vengono confuse con la freddezza. Invece era una donna tenera, moglie e madre amorevole.

Una cosa è certa: possiamo possedere la bellezza come dono di natura, cercando di mantenerla ma soprattutto non dobbiamo mai trascurarci a livello estetico; per il piacere nostro e di chi ci ama. Quindi, se certi “ritocchini” fanno sentire bene, ognuno deve fare le sue scelte come meglio…si sente. Tenendo comunque a mente che “alla fine del viaggio qui sulla terra conterà solo l’Amore che siamo riusciti a donare, in tutte le sue forme e con sincera intenzione”, scrive nel libro Mariarita Viaggi, annunciatrice e conduttrice Rai TV, cantautrice: “voce narrante” degli Speciali di Rai Vaticano. Questa deve rimanere una priorità assoluta.

Proprio niente viene tralasciato in BELLEZZA, dalla medicina estetica, vista come prevenzione, alla chirurgia plastica (con un’intervista al professor Marco Gasparotti) che tuttavia non deve stravolgere i lineamenti; sino al… il photoshop che “alimenta la dose di egocentrismo”, perchè alla fine la bellezza è “negli occhi di chi ti guarda.” Inoltre…si cita persino la bellezza della… grappa, con un interessante intervento di Giannola Nonino, e quella di un buon caffè, ovviamente di Andrea Illy, che lo definisce “una componente a vista della bellezza.”

E così via…sino alla bellezza come filosofia aziendale, dell’impreditore Adriano Luci “per stare bene e in equilibrio” anche sul lavoro. La bellezza della forma e delle forme, in un’intervista a Carmen Russo, un’altra donna bella, ed intelligente. A Barbara Bouchet, Alda D’Eusanioo, giornalista e conduttrice televisiva, sempre ironica anche nella sua ricerca estetica. Infine ma altrettanto importante, non viene tralasciata la bellezza del cibo, attraverso un delizioso viaggio fra…”bellezze golose.” Interessante anche l’intervista ad uno dei più famosi liutai del mondo, Gio Batta Morassi, imperniata sulla “mano dell’uomo che crea sempre qualcosa di unico”, il quale ci parla “dell’anima del violino.” Senza contare che, ad un certo punto …arriva anche Papa Francesco. A riguardo mi fermo qui, altrimenti, se svelo tutto il contenuto… non lo leggerete più!

Naturalmente ci sono interventi che ho letto con molto interesse, altri un po’ meno, forse perchè, a parer mio, troppo succinti.

Quello da cui sono rimasta maggiormente colpita è di Gabriele Massarutto: “La musica e la sua indescrivibile, incomparabile bellezza”. Mi è piaciuto in quanto non si trovano le solite frasi che facilmente si possono scrivere sulla musica. Nel suo testo c’è profondità, approfondimento, anima, emozione, cultura. Leggendolo si capisce subito che considera la musica un elemento intimo e personale. Infatti, come lui stesso ammette, “nonostante sia stato sempre letteralmente stregato dalla musica, e della musica mi sia nutrito con incessante avidità, ho a lungo esitato prima di scrivere queste poche righe”. E poi, ancora: “ La musica è parte integrante della mia vita; senza musica sarei una persona completamente diversa, sicuramente peggiore. Perchè la musica ha un effetto catarchico; rende le persone migliori” (e qui cita Shakespeare) “La musica è Dio che sorride all’uomo.”

Gabriele Massarutto oltre che di musica è appassionato di sport ed è un imprenditore nel settore dell’energia elettrica. E’stato presidente dell’Orchestra Sinfonica del Friuli-Venezia Giulia ed è Presidente del Coro del Friuli Venezia Giulia. Dulcis in fundo, soltanto durante l’intervista fatta a Mariagiovanna Elmi, quando avevo già pronta questa recensione, ho scoperto che…è suo marito! Felicemente sposati da ben 25 anni!

In conclusione potrei definire questa raccolta simile ad un caleidoscopio ( dal greco καλειδοσκοπεω, “vedere bello”), quel tipico strumento ottico che si serve di specchi e frammenti di vetro (o plastica) colorati per creare una moltiplicità di strutture simmetriche. Dove ogni lettore può fissare il suo occhio sul colore più bello che gli ha colpito la mente ed i sensi.

Creando anche pause di riflessione, come è accaduto a me leggendo l’intervista a Efisio Cabras, studioso di esoterismo, astrologia e tecniche mentali del controllo del pensiero. Mi ha fatto pensare ai temi affrontati da Donato Verardi, uno studioso pugliese, parigino d’adozione, che ho intervistato di recente in occasione della pubblicazione del suo libro “Logica e magia. Giovan Battista Della Porta e i segreti della natura.” Di lui è appena uscito: “Arti magiche e arti liberali. Da Ariosto a Della Porta.” Editore Agorà & Co. Non dimentichiamoci, visto il tema affrontato, che la bellezza era una componente del Rinascimento!

Anche se il metodo di approfondimento, di ricerca ed indagine storico culturale del dottor Donato Verardi è differente, nelle due interviste ho notato la stessa carica di “magnetismo”, che attrae l’attenzione del lettore in modo ugualmente “magico!”

Efisio Cabras scrive: “noi siamo parte dell’Universo, fonte di vita e di benessere.” Non si devono rinnegare le cose perchè non le conosciamo. Tutto è possibile nell’Universo.” E, poi, ancora, parlando di Dio: “Noi siamo componenti della scintilla divina e non c’è una cosa più importante del riconoscersi figli di Dio. Nulla è più bello al mondo di questa consapevolezza. Tutto ciò dà molta forza”. Proprio perchè “anche la più piccola particella dell’universo è animata dalla scintilla divina.”

************************************

E adesso ecco l’intervista che Mariagiovanna Elmi mi ha rilasciato: per voi e solo per voi. Più che un’intervista avrei potuto scrivere un libro, infatti quando Mariagiovanna inizia a raccontare ha così tanto da dire, che potresti comporre un romanzo! E’ intelligente, ironica, umile (dote rara nei personaggi famosi), sensibile, “elegante”; generosa e discreta anche quando parla delle colleghe.

Mariagiovanna Elmi con Silvester Stallone sul set del film Rambo 3, nel deserto israeliano.

Mariagiovanna, oltre ai pregi che ho elencato…avrai pure dei difetti. Dimmene uno, uno solo.

Soltanto uno? Se ti riferisci a quelli fisici…sono alta, anzi, bassa un metro e 60. All’inizio mi pesava un po’, soprattutto considerato che mio marito raggiunge il metro e 90 di altezza! Poi ho capito che l’importante è essere proporzionata. E per difendermi dico che è mio marito…che è troppo alto! Circa gli altri difetti…devi rivolgerti a chi mi conosce bene, magari ne ho alcuni che non conosco…

Sei sempre allegra, amabile e tanto amata. Che cosa rende la tua vita così bella?

Il fatto che io amo la vita. Sono positiva e voglio vedere il bello dappertutto. Anche quando non c’è, so che poi lo diventerà.

Nell’antologia sulla bellezza, scritta con Francesca Schenetti la parola Bellezza è sempre con la B maiuscola. E’ così importante la bellezza nel mondo? Ne è parte integrante o un valore aggiunto?

La Bellezza è già il mondo. Per questo non abbiamo usato l’articolo davanti al sostantivo. E’stata una scelta pensata e voluta. Il mondo è Bellezza; non è un valore aggiunto. Per come lo ha realizzato il Signore, dalla…formica in su è tutto straordinario! Non è soltanto un canone estetico.

Sei felicemente sposata, con Gabriele Massarutto. Su quale “virtù” fondamentale si basa la felicità raggiunta nel vostro matrimonio? Generosità, rispetto, tolleranza oppure…?

No! Tolleranza decisamente no; è una parola che non amo. In quanto significa che devi “sopportare” una persona a cui sei legata. Al posto di condividere, amarla. Quindi, tollerare è veramente un termine bruttissimo. Indica ed implica una certa insofferenza all’interno di una relazione. Io amo mio marito totalmente! Pensa che in dicembre festeggeremo 25 anni di matrimonio al Santuario del monte Lussari, dove ci siamo sposati e dove desidero che mi ripeta le stesse promesse d’amore che mi fece all’epoca. E sai come ci siamo conosciuti? Devo proprio raccontarti questa storia. L’ho incontrato dopo 8 anni che avevo divorziato dal mio primo marito. Lavoravo per il programma “Sereno Variabile” e mi trovavo a Heiligenblut per realizzare una coproduzione Italia-Austria e quindi un servizio con tutta la troupe televisiva. Ma sulla via del ritorno, appena superato il confine austriaco, aTarvisio, il pulmino che doveva condurci all’aeroporto improvvisamente si ruppe. Eravamo al confine fra l’Italia e l’Austria. Non sapevamo come fare. Era il 13 dicembre, alle ore 17.00 e cominciava a diventare buio. Chiamammo il sindaco di Tarvisio, che si trovava ad una riunione; il nostro volo partiva dopo poche ore e il giorno seguente avevo un’importante trasmissione in Rai: il “Toto Tv Radiocorriere”. Non potevo assolutamente perdere quel volo! Il sindaco mandò una decina di amici disposti a portare, con le loro automobili, tutti i componenti la troupe, in aeroporto a Ronchi dei Legionari. Io salii su una macchina, insieme all’autore del programma, Osvaldo Bevilacqua, guidata da un uomo in tuta da sci. Non vedevo bene il suo volto, ma, attraverso lo specchietto… scintillavano dei begli occhi verdi e sopracciglia scure. Cominciò a raccontarci che aveva appena sciato…in compagnia di un caprioletto. Il piccolo animale lo seguiva; lui si fermava e pure esso si fermava. Andava avanti ed il capriolo riprendeva a seguirlo. Se avessi sentito come raccontava questa storia, con quanta emozione, rendendola così affascinante, avvincente, che rimasi affascinata pure io. E non solo dal racconto….! Gabriele è proprio un uomo che ti incanta! Rammento che cominciai a toccarmi i capelli, a fare la vocina dolce dolce…chiedendo: ”ma tu passi mai da Roma?”

Tarvisio. Mariagiovanna Elmi con il marito Gabriele Massarutto, un colpo di fulmine che dura da 25 anni.

Sei proprio forte! Insomma… amore a prima vista! E poi, che cosa successe, caprioletto a parte?

All’aeroporto gli chiesi se poteva comprare per me il settimanale Gente e sai che cosa c’era sulla copertina? Una mia foto in abito da sposa! Un segno del destino. Forse inviatomi da mia mamma che voleva che mi risposassi. Per farla corta il giorno dopo mi arriva in camerino un mazzo di meravigliose rose rosse, non ancora aperte ( nota bene il particolare) gigantesche, splendide, ordinate grazie ad un amico da un grande fioraio di Roma. Poi a Capodanno un altro segno della buona sorte. Gabriele mi invita all’inaugurazione di un villaggio turistico: “Camporosso 2 .” Ma io dovevo lavorare, non avendo figli il Capodanno spettava a me. D’altra parte lo facevo volentieri; i più bei capodanni li ho passati proprio in RAI. Ebbene, sai che cosa accadde? Poco prima mi telefona Rosanna Vaudetti per chiedermi un cambio di turno! Così sono volata a Tarvisio! Insomma: niente avviene per caso! Il destino mi aveva fatto trovare l’uomo giusto!

Il pulmino che di colpo si guasta, l’abito da sposa, le rose che devono ancora sbocciare ….

Hai proprio ragione. Niente è per caso! Che professione svolge il tuo Gabriele?

E’ proprietario di un’azienda di distribuzione di energia elettrica , si chiama “SIV” : “Società IdroelettricaValcanale” ed è anche riuscito a realizzare l’unica linea internazionale fra l’Italia e l’Austria, creata insieme all’impegno dell’imprenditore Stefano Podini, di cui parlo nel mio libro. Circa Gabriele mi sono dimenticata di dirti che affascina tutti coloro che lo conoscono: spesso la prima cosa che molti mi chiedono, appena mi incontrano è: “Come sta Gabriele?” Non come sto io!

Mamma mia, sei proprio innamorata! E fiera di lui! A proposito, nel libro Bellezza manca un capitolo sulla maternità, secondo me la forma di Bellezza più pura, perfetta. Come mai?

E’ vero, forse perchè sia Francesca che io non abbiamo avuto figli. Ci è mancata questa bella possibilità. Comunque mi sono occupata di bambini nel programma Il dirigibile, il cui autore era Romolo Siena. Con loro…volavo in tutto il mondo! Li adoravo e loro adoravano me. Da qui l’appellativo di “fatina della televisione italiana.”

Hai conosciuto tanti personaggi famosi, come Silvester Stallone, Tony Curtis, Windsor Harmon. Audrey Hepburn addirittura ti chiese l’autografo per il figlio Luca!

Sì, fu una vera emozione per me che fosse lei…a desiderare un mio autografo per il suo bambino! Una donna meravigliosa, semplice. Di personaggi noti ne ho conosciuti parecchi ma ci vorrebbe un’altra intervista per raccontare di loro! Tanti li trovi nel nostro libro, Bellezza.

Mariagiovanna Elmi con Windsor Harmon, Thorn di Beautiful

Taormina 1985. Maria Giovanna Elmi con Tony Curtis in occasione del Festival del cinema. Intervistato per il programma Sereno Variabile.

Hai partecipato anche all’Isola dei famosi, nel 2005, arrivando terza. Con chi hai legato di più fra gli altri concorrenti isolani?

Mi sono trovata molto bene con Albano, un uomo riservato. Era dimagrito parecchio, e stava proprio bene. Ha dei begli occhi, grigio verdi! Poi con Idris (giornalista sportivo), Enzo Paolo Turchi e Lory del Santo, una donna garbata, positiva, gentile, che non diceva mai parolacce. Io odio le parolacce. A parte che puoi offendere anche in altri modi senza usarle..

Per finire, quanto ti aiutano i ricordi d’infanzia, magari nei momenti di malinconia o tristezza, che capitano a tutti, nella vita? Per esempio quelli della tua meravigliosa mamma che suonava il violino e ti faceva incantevoli abiti all’uncinetto; della tua cameretta di bimba con lo specchio dalla cornice dorata, che conservi tuttora; un copriletto rosa, un profumo delizioso di borotalco e acqua di colonia.

Hai proprio letto bene il nostro libro! Mi aiutano molto, sono pensieri ricorrenti legati a chi ho amato, a periodi spensierati di bambina. D’altra parte nelle persone che ci lasciano, come mia mamma e la mia migliore amica Roberta Giusti, anche lei presentatrice, non ci sono occasioni in cui non pensi a loro, non c’è giorno in cui non riaffiorano momenti felici trascorsi insieme anche al mio papà e a mio fratello Mario. Mi rattristo solo perchè le vorrei di nuovo qui; ma so che loro ci sono ancora, vicino a me. Se tu desideri fortemente una cosa non devi dire “speriamo che….”. Devi dire: “è così!” Credo che in noi esista una tale forza di volontà che se l’esercitiamo e ci crediamo, possiamo fare tante cose belle. E’ questa la Bellezza dell’esistere, quella eterna, che non muore mai.

Recensione ed intervista di

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Cristina_Giongo
www.mariacristinagiongo.nl

Proibita la riproduzione del testo e della fotografie senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Alcune immagini sono state scaricate dal web. Se risultassero coperte da diritti d’autore, non esitate a contattarci che le leveremo immediatamente. Altre le abbiamo ottenute per gentile concessione di Mariagiovanna Elmi.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

Sito di Marigiovanna Elmi: http://www.mariagiovannaelmi.it/

Link ad alcune interviste a personaggi noti del mondo della cultura, giornalismo, della musica, fatte da Maria Cristina Giongo per Il cofanetto magico, anche sul tema dei loro libri.

Francesco Giorgino

Salvatore Giannella

Roberto Allegri

Alessandra Appiano

Alessandra Appiano

Donato Verardi

Albano Carrisi

Roberto Vecchioni

E il sito ufficiale di Roberto Vecchioni

Andrea Franzoso

Il libro di poesie e l’intervista alla giornalista musulmana Asmae Dachan

Gaia Trionfera

]]>
http://www.ilcofanettomagico.it/2018/09/01/un-fiore-per-te-mariagiovanna-elmi-il-piu-bel-sorriso-della-televisione-italiana-ed-un-libro-bellezza-a-cavallo-con-silvester-stallone-a-cena-con-tony-curtis-allisola-dei-famosi-con-alb/feed/ 2