Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Mon, 18 Feb 2019 09:53:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.22 La grande litigata sotto il bombardamento. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/18/la-grande-litigata-sotto-il-bombardamento/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/18/la-grande-litigata-sotto-il-bombardamento/#comments Mon, 18 Feb 2019 05:00:17 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29463

Uno squarcio della città tedesca Herzogenaurach

Cercando spunti da proporre come esercitazioni pratiche del “corso per raccontatori occasionali o seriali” che ho ideato e che da qualche settimana ha preso avvio presso l’Università dell’Età Libera della mia città (Pesaro), mi è tornata in mente una vecchia storia curiosa che io avevo scoperto qualche anno fa, ma che ha avuto origine addirittura all’inizio del millenovecento.

E’ la storia di due fratelli dal carattere molto litigioso e di come questo aspetto personale sia riuscito addirittura a dividere gli abitanti del loro paese in due distinte fazioni, separate fra loro in tutto, dal tifo sportivo alla fede religiosa, dal modo di vestirsi alla scelta di negozi, ristoranti e locali da frequentare.

Nel piccolo paese bavarese si viveva dunque separati non solo dal fiume Aurach che la attraversa, ma, come per i Montecchi e i Capuleti nella Verona del 1500, pur senza mai arrivare al fatto di sangue come nella vicenda di Giulietta e Romeo, anche là erano osteggiati i rapporti sentimentali e anche personali tra gli appartenenti alle due fazioni.

Tutto era nato dall’ennesima litigata, scaturita da un malinteso. Si era addirittura sotto un bombardamento, nella Germania del 1943, e pare che la frase “di nuovo quei bastardi”, pronunciata dal maggiore e riferita agli Americani, venisse interpretata dal minore come riferita a lui e alla sua famiglia visto che aveva occupato per primo il rifugio antiaereo.

Insomma, a guerra finita il dissapore non si era dissolto e i due fratelli decisero di separare l’azienda di famiglia, che avevano fondato addirittura nel 1924, ampliando l’attività del padre calzolaio.

L’azienda, che aveva avuto un grande momento di notorietà quando aveva fornito le scarpe da corsa a Jesse Owens che nel 1936 calzandole vinse quattro medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino, si chiamava Gebrüder Dassler Schuhfabrik ed impiegava gran parte della popolazione della piccola città tedesca di 22mila abitanti a nordovest di Norimberga.

Quando decisero di dividersi e fondare due aziende, i fratelli Dassler si divisero anche il personale. Non si sa con che criteri di scelta, ma più o meno metà paese scelse o fu scelto da Adolf e l’altra metà da Rudolf.

E fu così che da quel momento la quieta Herzogenaurach si trovò divisa tra dipendenti della azienda di Adolf (detto Adi) Dassler, con stabilimento sulla riva sud del fiume Aurach, e quella del fratello Rudolf (detto Rudi) con stabilimento sulla riva nord.

E per riconoscere gli appartenenti all’una o all’altra fazione, bastava guardare in basso, e vedere se calzassero ADIDAS (il marchio inventato di Adi Dassler) o PUMA (il marchio ideato da Rudi, che all’inizio l’aveva chiamata RUDA).
Ecco perché Herzogenaurach è stata anche soprannominata “la città dai colli piegati”.

Naturalmente lo sport non faceva di certo eccezione e le due squadre del paese, l’ASV Herzogenaurach e l’FC Herzogenaurach, rappresentavano rispettivamente le persone fedeli all’Adidas e quelle alla Puma.

Sul web si rintracciano diverse testimonianze su questa rivalità, come quella di Klaus-Peter Gäbelein, un membro di un’associazione locale a difesa del territorio, che ha raccontato che «se un impiegato dell’Adidas avesse sposato uno della Puma avrebbe rischiato di spaccare la propria famiglia. Anche la religione e la politica erano parte di questo guaio: la gente di Puma era considerata cattolica e conservatrice, mentre quelli di Adidas protestanti e socialdemocratici». C’è chi afferma che «ciascuna delle due fazioni aveva i propri negozi: c’era un macellaio di area Puma, un pub per quelli che indossavano solo Adidas e così via. Circola una storia, riportata dal Wall Street Journal, secondo cui una volta un ragazzo che lavorava per Adidas si innamorò della figlia di un dirigente di Puma: dopo averla sposata fu costretto a entrare nella fazione della “gente di Puma” con tutta la famiglia. Si racconta che suo padre non si riprese mai completamente.»

Per fortuna oggi la situazione è molto migliorata, anche perché ormai le due società sono multinazionali quotate in borsa e non sono più controllate dai discendenti dei due fratelli e dunque l’antica la rivalità è diventata negli anni poco più di un curioso ricordo, anche perché ad Herzogenaurach sono arrivati diversi nuovi dipendenti di Adidas e Puma, che non hanno mai vissuto la rivalità precedente.

In alto, le sedi attuali delle due società. In basso a sinistra, uno scatto dalla partita che cessò ogni ostilità. In basso a destra: due scene dal film ispirato alla singolare storia

A sancire anche ufficialmente la “cessazione delle ostilità”, nel 2009 i dipendenti di Puma e Adidas hanno giocato una partita di calcio a squadre miste, operai contro dirigenti (per la cronaca hanno vinto gli operai 7-5). La palla utilizzata nella partita aveva impressi i marchi di entrambe le società. Il Sindaco, che in passato si è barcamenato fra le due fazioni indossando a giorni alterni vestiti Puma e Adidas, ha fatto costruire una nuova fontana con una statua che raffigura due bambini che giocano al tiro alla fune: uno indossa scarpe Adidas, l’altro scarpe Puma.

Come è ormai consuetudine, la vicenda è diventata anche un (poco noto) film: Adidas vs Puma – Due fratelli in guerra (Duell der Brüder – Die Geschichte von Adidas und Puma) diretto da Oliver Dommenget, trasmesso anche in Italia su Sky Arte.

Paolo Pagnini
CHI SONO

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Il Festival di Sanremo come sempre unifica l’Italia http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/11/il-festival-di-sanremo-come-sempre-unifica-litalia/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/11/il-festival-di-sanremo-come-sempre-unifica-litalia/#comments Mon, 11 Feb 2019 19:16:24 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29426
Alto indice di ascolti. Belle canzoni, la conduzione un po’stentata. Il pianista deve andare in bagno e tutto si blocca. Loredana Bertè diserta lo studio di Domenica in con grande dispiacere di Mara Venier, premiata però dagli alti indici d’ascolto del suo programma.

Claudio Baglioni, Virginia Raffaele, il vincitore del Festival di Sanremo 2019 Mahmood e Claudio Bisio.

Anche quest’anno un alto indice di ascolto per il Festival di Sanremo. L’ultima serata ha raggiunto il 56.5% di share ed è stata seguita da 13 milioni di telespettatori! Ha proprio ragione il mitico Vincenzo Mollica, che ha dopo la finale ha dichiarato: “ Sanremo è una festa nazionale, come il 2 giugno. Unifica l’Italia”.

Virginia Raffaele in un suo pezzo esilarante sulla musica della Carmen di Bizet

Le prime due serate sono state un po’stentate; anche per la conduzione, con una Virginia Raffaele nei panni di presentatrice in cui non si sentiva ancora del tutto a suo agio. All’inizio era troppo felice (e posso capirla!), eccitata per essersi guadagnata il palco di Sanremo. Troppo “ridente”, troppe mani in movimento.

In compenso Claudio Bisio continuava a fare l’occhiolino ai cantanti, compreso ad Andrea Bocelli, super ospite insieme a parecchi altri come, per esempio, Eros Ramazzotti, che però, peccato, essendo cieco….non poteva vederlo! Neanche quando lo ha salutato con la mano! Bisio era così agitato e nervoso che alla fine è riuscito a far innervosire pure me, che notoriamente sono una persona calma. Abbastanza calma!

Virginia Raffaele si è riscattata nella divertente scena in cui ha cantato a modo suo la Carmen di Bizet, indossando e poi sprofondando in un fantastico abito rosso. E soprattutto quando finalmente ha imitato alcuni personaggi famosi, con la bravura di sempre.

Claudio Baglioni ha fatto bene a non esagerare nel ruolo di presentatore e a cantare. Ha svolto un gran lavoro come direttore artistico ma, come lui stesso ha ammesso, il prossimo anno sarebbe meglio optare per meno canzoni: 24 in una sola sera e per tante serate sono veramente eccessive! Alzi la mano chi non è crollato stremato, abbioccato sul divano, colpito da un colpo di sonno. Con il sacchetto delle patatine aperto in mano, caduto sul pavimento. Come è successo a me.

Festival di sanremo 2019. Fra i giovani si è distinto Irama, con una bella canzone, che si è aggiudicata il settimo posto.

La sera precedente il pianista che doveva iniziare a suonare il pezzo di Patty Pravo e Briga (arrivati ventunesimi) non si trovava più…Momenti di panico sul palco, con Patty un po’spaesata che, nel silenzio più preoccupante… chiedeva quando doveva iniziare a cantare e se per caso non dovesse andare a farsi un giretto nel frattempo! Ma dove era andato il pianista? In bagno!
Patty Pravo, eterea, un fantasmino che pareva venuto da un altro mondo, ha presentato una bella canzone….ma non mi è piaciuto il connubio con Mattia Bellegrandi, in arte Briga. Una coppia disarmonica. Speriamo che continuino da solisti. Soprattutto Briga.

Belli i duetti, soprattutto quelli che sono stati sostenuti da Fabrizio Moro e Ermal Meta. Eccellente l’orchestra, da sempre la vincitrice assoluta di ogni festival di Sanremo. Magnifica Serena Rossi, attrice e cantante che ha interpretato il film su Mia Martini, da non perdere domani sera su Rai Uno.

A parer mio meritato il primo premio vinto dal cantante Mahmood, mamma sarda, padre egiziano, nato e cresciuto a Milano, con una canzone orecchiabile e di forte impatto. Come molte altre che però andavano ascoltate più volte per poter essere apprezzate.

Il grande violinista Alessandro Quarta ci ha regalato una bella pagina musicale duettando con i ragazzi del Volo. La CNN lo ha definito “Musical genius.”

Mi è piaciuto anche il brano del Volo, adatto a Sanremo; ho ascoltato con emozione il loro duetto con il violinista di fama internazionale Alessandro Quarta, pugliese. Bravi ragazzi, umili, educati. Di gran spessore e valore il brano di Simone Cristicchi. Pure Arisa ed Irama hanno presentato delle canzoni degne di nota, che di sicuro avranno successo. Purtroppo Arisa l’ultima sera era influenzata. Sono cose che succedono! E’stata comunque brava!

Per quanto riguarda il settore giovani, mi piaceva la canzone di Achille Lauro, per il ritmo musicale. La trasmissione Striscia la notizia ha avanzato il sospetto che il titolo non fosse riferito ad un marchio famoso di automobile…bensì ad una pericolosa droga!

Da parte della direzione artistica si è glissato sull’argomento, l’autore mi pare abbia smentito; mi sembra quasi impossibile che si possa ineggiare alle maledette sostanze stupefacenti pubblicamente e usando un’emittente pubblica. Non voglio neanche pensarci! Ma se fosse vero ovviamente il cantante avrebbe dovuto essere immediatamente eliminato e preso a calci nel sedere da Sanremo sino al posto più sperduto della terra. Chiuso il discorso.

Nella serata finale, durante la premiazione Claudio Bisio ha fatto un casino immane, mandando in confusione pure i suoi compagni! Ad un certo punto ha persino cercato di portar via dalle mani del sindaco di Sanremo Alberto Biancheri il trofeo che spettava al vincitore per darlo ad Ultimo, il cantante arrivato secondo. Per fortuna almeno lui non ha perso la testa e se lo è tenuto stretto al petto, dicendo più o meno che non se ne parlava proprio, “perchè spettava al primo classificato!” Ultimo è stato dimenticato e finalmente è iniziata la premiazione ufficiale.

La canzone di Loredana Bertè, tornata la Loredana di sempre, in ottima forma, meritava di sicuro di entrare nei primi tre posti. Tuttavia non ho trovato giusto che non si sia presentata alla trasmissione sul festival di Domenica in, di Rai Uno, da sempre una tradizione “familiare domenicale”, il classico dopo-festival del giorno seguente.

Mara Venier dispiaciuta per la mancata partecipazione di Loredana Bertè alla sua Domenica in di ieri. Contava molto sul suo intervento ed ha espresso la sua delusione da…”amica che era pronta a festeggiare il successo ottenuto a questo Festival di Sanremo”

Mara Venier è rimasta malissimo; ha dichiarato che non si aspettava la sua defezione, considerando anche “la vera, grande amicizia” che le lega da anni. In compenso potrà consolarsi con gli alti indici di ascolto, il 28%, con più di 5 milioni di spettatori davanti al televisore. Barbara D’Urso, con Domenica Vintage, su Canale 5, ne avuti solo poco più di un milione, con il 7% di share!

Pare, ripeto “pare”, che la mancata partecipazione della Bertè sia da attribuirsi al suo scontento per non aver vinto il festival, appoggiata nella sua protesta da altri cantanti che pure non sono andati al programma di Mara Venier. Se fosse vero non mi pare un modo “sportivo” di vivere la propria arte, che dovrebbe essere fine a se stessa.

Una simile reazione l’ha avuta anche il cantante Ultimo, il quale ha inviato parole di fuoco alla giuria dei giornalisti dicendo loro che “gli avevano rotto il c***o.” Proprio un gran signore questo ragazzino! Invece di essere felice del secondo posto, come lo sono stati i ragazzi del Volo per essere arrivati terzi! Insomma, la presunzione non premia; a nessuna età. E in nessun campo.

Avrei altri commenti da scrivere ma già tanti ne sono stati pubblicati, per cui, se volete saperne di più vi consiglio di leggere gli articoli di Dea Verna, una bravissima giornalista del settimanale Oggi, inviata a Sanremo per l’occasione come corrispondente. A proposito di giornalisti …avrei voluto vedere Dea come ospite in qualche programma televisivo dove peraltro appaiono sempre le stesse facce! Non dimentichiamoci che di artisti dalla penna d’oro ce ne sono tanti, anche fra i giovani!

Adesso, dopo questa overdose di Sanremo, riposiamoci, riascoltiamo le canzoni, acquistiamo i CD delle nostre preferite, cantiamole. Viva la musica!

Maria Cristina Giongo
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La Puglia scopre Van Gogh http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/08/la-puglia-scopre-van-gogh/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/08/la-puglia-scopre-van-gogh/#comments Fri, 08 Feb 2019 05:00:18 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29369

Per chi non lo sapesse, Vincent Willem Van Gogh, nacque a Zundert, in Olanda, nel 1853. Era un pittore dotato di grande sensibilità artistica, definito geniale, folle e visionario. Un’anima tormentata che cercava sollievo nell’assenzio e trovava ispirazione in quel malessere fisico e psichico che lo rese vittima di se stesso alla sola età di 37 anni, all’circa due anni dopo il famoso gesto di autolesionismo che lo indusse ad asportarsi il lobo dell’orecchio sinistro, probabilmente a seguito di una litigata con l’amico pittore Paul Gauguin.
Iniziò ad esprimersi come artista verso i 30 anni. Creò all’incirca 1000 opere tra dipinti, acquerelli, litografie e incisioni all’acquaforte e tante furono le lettere che scambiò con suo fratello Theo, mercante d’arte, che sempre lo sostenne nella sua breve ma intensa vita.
Un impressionista, dal modo in cui usa i colori, che veste i panni dell’espressionista. Rappresenta una realtà distorta che non ha nulla di realistico, esalta il suo lato emotivo, il suo io interiore rispetto alla percezione oggettiva. Uno stile che lo renderà unico nel suo essere.

La Puglia, come altre regioni italiane, ha accolto l’opera di Van Gogh con grande rispetto e dedizione, omaggiando l’artista olandese tramite l’allestimento di mostre e iniziative che ne ritraessero le sue opere.

Già nell’agosto 2015 venne organizzata, nella città dei trulli, l’“Alberobello Light Festival: Summer Starry Night” in ricorrenza con il 125° anniversario dalla morte di Van Gogh. Le calcaree e tipiche ‘chiancarelle’ dei conici trulli vennero illuminate dalle caratteristiche e vorticanti pennellate in stile vangoghiano, tramite l’uso di proiettori che rendevano magica l’atmosfera di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, lasciando gli astanti incantati da quella magia che si muoveva davanti ai loro occhi: da quell’arte nell’arte.

Dal 6 dicembre 2018 al 3 febbraio, Bari, ha invece ospitato la mostra high-tech “Van Gogh Alive – The experience” nello storico Teatro Margherita. Il percorso iniziava immettendo il visitatore davanti ad una rappresentazione realistica del famoso dipinto “La Camera di Vincent”, visione che lasciava senza parole soprattutto quando ci si soffermava sulle particolari ombre accentuate dall’uso del colore o della sfalsata prospettiva che vi era nella resa del letto e di altri elementi distorti e inclinati… una scenografia che, in fotografata, non faceva che emozionare il cuore.

In alto a sinistra “La camera di Vincent ad Arles” realizzato mentre era confinato nel manicomio di Saint-Remy (1889, olio su tela, 55,5×74 cm). Nelle altre tre foto la scenografia allestita che riproduce lo stesso dipinto.

Il percorso proseguiva lungo pareti colorate sulle quali erano rappresentate frasi e stilizzazioni di sue opere fino a delle stampe raffiguranti alcuni suoi dipinti affiancati, in bilingua, da una spiegazione contestualizzata di quello che era il vissuto di Van Gogh. Parole che scorrevano lente nella mente dei visitatori, curiosi di conoscere qualcosa in più sul famoso artista olandese che ha saputo catturare, con la sua originalità, l’interesse di tante persone nel mondo.

Il percorso portava così davanti ad una grande tenda nera affiancata da una affissione che spiegava come all’interno ci avremmo avuto a che fare con un approccio diverso con l’arte, lontano dalle tradizionali visite ai musei, saremmo stati immersi in una esperienza multimediale sensazionale tra luce, colore e suono grazie ad un sistema che comprendeva –e cito fedelmente- l’uso di 40 proiettori in HD, una grafica multicanale e suono surround.

Posso dirvi che l’impatto con la stanza misteriosa è notevole, ci si ritrova a bocca aperta, catapultati a 360° all’interno della storia e delle opere di Van Gogh. L’ambiente adibito di multi screen riportava video, immagini, frasi e musiche coeve all’artista e trasmettevano quella che era la sua vita, tra i suoi autoritratti, i suoi viaggi in Francia, la serie dei Girasoli, l’influenza dell’arte giapponese, le tante lettere vergate a mano, la permanenza nel manicomio di Saint-Rémy e di come la sua instabilità emotiva non traspariva sui dipinti se non con immagini fuori da ogni regola prospettica, con paesaggi tranquilli, colori pieni di primari e secondari… come la sua famosa “Notte stellata”.

Un’esperienza unica del suo genere, uno spettacolo virtuale, di circa 30 minuti, che si ripeteva ininterrottamente al pubblico. Una installazione che nasconde, sicuramente, un grande progetto di ricerca, di assemblaggio, di non facile organizzazione, che accompagna per mano ad un nuovo modo di percepire e concepire l’arte con una esposizione che si avvicina alla tecnologico e viene incontro alla gente, una iniziativa del tutto notevole.

Ci sono però dei “ma” (o “mah!”)… Alla fine del percorso, all’uscita dal teatro, sono stata pervasa da una sorta di insoddisfazione. Il non essermi trovata davanti ad una reale opera di Van Gogh mi lasciava vuota, come se tutto quello che avessi visto all’interno non avesse placato la mia sete di conoscenza.
Delle riproduzioni irreali, a mio parere, non potranno mai competere con una galleria vera e propria, il non avere un contatto diretto con l’odore dell’arte, il non trovarsi davanti ad un dipinto per poterne notare, in controluce, il rialzo del colore dato dalle pennellate, il non potersi soffermare su un particolare per un tempo infinito senza che l’immagine cambi ripetutamente, tendono a donare una visione più superficiale non approfondita, non si ha il tempo di immedesimarsi, di guardare in noi stessi, di rapportarsi realmente con le opere e con l’artista.

Quando lessi del grande successo dell’evento, a livello mondiale, non ci ho pensato due volte ad andarci, ma lì ho poi notato anche gente insoddisfatta dal punto di vista qualità-prezzo, un prezzo certamente accessibile, ma alto rispetto a quello che l’evento ha realmente da offrire.
Comunque consiglio di vederla e soprattutto di portarci i più piccoli, è una esperienza che almeno una volta bisognerebbe fare, anche solo per passare una giornata alternativa tra i colori e una buona compagnia… Perchè rimane sempre un modo, originale e al passo con i tempi, per far circolare l’arte.

Marica Caramia
CHI SONO

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Le spille, che passione! Barbara Palombelli. Il suo segreto per essere sempre elegante si chiama Oro incenso e mirra e ha il volto di un’ amica, Giovanna Frossi. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/03/le-spille-che-passione-barbara-palombelli-il-suo-segreto-per-essere-sempre-elegante-si-chiama-oro-incenso-e-mirra-e-ha-il-volto-di-un-amica-giovanna-frossi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/03/le-spille-che-passione-barbara-palombelli-il-suo-segreto-per-essere-sempre-elegante-si-chiama-oro-incenso-e-mirra-e-ha-il-volto-di-un-amica-giovanna-frossi/#comments Sun, 03 Feb 2019 06:00:46 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29341

Giovanna Frossi nella sua Bottega d’arte Oro incenso e Mirra di Milano, un gioiello fra i gioielli.

Abbiamo spesso parlato nel Cofanetto magico della bellezza, in tutte le sue forme; arte, musica, letteratura, cura di se stessi; anche con interviste a personaggi noti. Sempre basandoci sull’importanza di essere un blog magazine non profit, libero da influssi ed influenze politiche e pubblicitarie. Secondo me la libertà è soprattutto poter decidere indipendentemente che cosa scrivere, pensare, dire, indossare. Senza alcun obbligo esterno.

Pertanto dopo essere rimasta affascinata dalle spille indossate dalla bravissima giornalista Barbara Palombelli durante le trasmissioni televisive che conduce, in cui tratta argomenti sempre molto interessanti, le ho chiesto dove si possono trovare. In quanto non solo sono belle ma anche originali, per la fattura ed il materiale usato, plasmato. Povero o ricco che sia. Io stessa ho sempre amato le spille, un gioiello fondamentale per abbellire un abito, una giacca, un cappotto, un maglioncino, per chiudere uno scialle.

La giornalista Barbara Palombelli indossa spesso, durante i suoi programmi televisivi di informazione spille e orecchini speciali, scelti nel negozio Oro incenso e mirra della sua amica Giovanna Frossi.

Ed è stato così che, grazie a lei, sono arrivata alla bottega d’arte Oro incenso e mirra di Milano ed alla sua proprietaria, Giovanna Frossi: una bella donna, di gran classe, elegante, con luminosi occhi dai riflessi simili a quelli delle gemme preziose; dotata di una vasta cultura, che la porta cercare con cura e passione ogni oggetto che vende, infondendogli unicità e magia. Lascio quindi la parola a lei, per entrare nel suo mondo intessuto di piccoli e grandi oggetti che infondono calore sia a noi che alla nostra casa.

Signora Frossi, dipinga lei un ritratto di se stessa, della sua vita e lavoro.
Sono nata a Piacenza, durante la guerra e poi mi sono trasferita a Milano, dove ho frequentato il liceo artistico a Brera. In seguito ho lavorato per il noto architetto Gae Aulenti, mia grande maestra. Un giorno una mia amica, la proprietaria di una bottega storica in Via Turati, Il discanto, mi chiese di sostituire una sua assistente in malattia e in quel luogo incantato si sviluppò maggiormente la mia passione per il bello. Non solo, iniziai a viaggiare e posso dire di aver girato tutto il mondo alla ricerca di gioielli ed oggetti speciali, a cominciare dall’India. Ci hanno dedicato parecchi articoli i più importanti giornali; ben voluti anche da Carla Sozzani (mitica direttrice di Elle) che ci diede molto spazio nella sua rivista. Quando la titolare del negozio scomparve continuai da sola; all’inizio puntando ancora sull’etnico, tanto che alcuni giornalisti mi definirono Indiana Jones

Ad un certo punto decisi di non soffermarmi solo su questo genere ma di scegliere oggetti provenienti dall’Europa, a cominciare dalla Gran Bretagna, molto ricca a livello di antiquariato e gioielli. Una cosa è certa: compro sempre quello che mi piace, altrimenti non riuscirei a venderlo. Inoltre definirei la mia bottega un po’ speciale, nel senso che rispetta il mio carattere, il mio modo di essere, basato sul piacere dello studio di ogni singola cosa che acquisto, del suo passato, della sua unicità e della storia che c’è dietro. Questo per me è arricchimento e sapere. Sono 50 anni che faccio questo lavoro. Infine, ma non ultimo, ho una bella famiglia: un marito, medico, un figlio, psicologo, sposato con una dottoressa e un nipote.

Insomma, la sua vita è completa: una famiglia serena, il piacere di scegliere oggetti che le piacciono, viaggi avventurosi, sogni realizzati. Come mai ha scelto il nome Oro incenso e mirra per il suo negozio?
Per il logo mi sono ispirata ad un bassorilievo di Persepoli, che rendeva omaggio al Re.
Il logo è il simbolo del viaggiatore, del viandante con la sete inesauribile della scoperta.Anche i Re magi arrivarono da tutte le parti per portare doni a Gesù. L’oro è stato usato sino alla preistoria per realizzare ornamenti e gioielli ed è un materiale eterno, che non subisce l’attacco di aria, umidità, acidi, calore. Incenso e mirra sono invece resine che si ricavano dalle piante, in passato usate per le loro proprietà curative, antisettiche, antiinfiammatorie; l’incenso è usato anche in liturgia e la mirra pure per il suo particolare profumo aromatico, comunque rare rasine dell’epoca.

In poche parole forza, luce, salute, spiritualità.
Esatto, e, come ho accennato prima, anche cultura. Un gioiello deve essere filtrato dalla storia e dalla conoscenza. Ho una spilla di Maria Josè di Savoia bellissima, ho avuto degli orecchini papali del ‘700. Ora le racconto una curiosità: tempo fa ho venduto ad una giornalista un bracciale con dedica. In seguito si è scoperto, quando lo indossò ad una festa in cui c’era pure il console Belga (che lo riconobbe) essere stato un dono del re Leopoldo del Belgio ad una donna inglese, Miss Hamilton, che corteggiava ma senza essere corriposto. Per vendicarsi del suo rifiuto non le regalò un gioiello importante ma qualcosa di più “ umile.” Sino alla fine dell’800 i gioielli venivano commissionati presso i laboratori orafi, direttamente dal committente garantendone così l’ unicità e il gusto.

La spilla appartenuta a Maria Josè di Savoia.

Signora Frossi, sono arrivata sino a Lei perchè …non riuscivo a staccare gli occhi dalle spille indossate da Barbara Palombelli nei programmi Forum e Stasera Italia, su Rete 4 ( Mediaset). E’stata lei a farmi il suo nome.
E’ vero, quelle spille e gli orecchini vengono dalla mia bottega Oro incenso e mirra! Barbara Palombelli è una brava giornalista e una donna molto raffinata, oltre che di cultura. Pensi che le stelle di diamanti che lei indossa sovente, spesso una vicina all’altra, sono simili a quelle che si metteva fra i capelli la famosa principessa Sissi.

Ricordo ai miei lettori che nei tre film “Sissi”, girati negli negli anni cinquanta da Ernst Marischka, l’attrice Romy Schneider, scomparsa nel 1982, interpretò con successo Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa di Baviera, che fu imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria, regina di Boemia e Croazia. Una donna molto bella, sposata con Francesco Giuseppe d’Austria.

Un particolare di un quadro dipinto da Franz Xaver Winterhalter nel 1865 che si trova al palazzo “Paleis Het Loo” nei Paesi Bassi: raffigura l’imperatrice d’Austria Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach. Come potete osservare nei suoi capelli si trovano le spille a stella che, riprodotte, indossa ora la giornalista Barbara Palombelli nelle trasmissioni televisive d’informazione che conduce.

Finalmente le spille sono tornate di moda, o… è tutto merito della dottoressa Palombelli?
Si, la Signora Palombelli ne ha sicuramente aumentato l’interesse.
Secondo me le spille hanno avuto il loro periodo d‘oro soprattutto verso la fine del ‘700 e fine ‘800, epoca in cui vigeva una moda severa e spesso castigata, che veniva rallegrata da spille con cammei, tralci di fiori e oro con volute.
Nella moda attuale, povera di giacche e cappotti, le spille sono difficili da inserire.
Ultimamente ho notato un maggiore interesse per questo prezioso accessorio anche da parte di uomini, che, con sicurezza e personalità non disdegnano di portarle.
Insomma la spilla rappresenta un gioiello di classe ed eleganza.

Milano. Ancora alcune delle meravigliose spille della Bottega d’arte Oro incenso e mirra di Giovanna Frossi, una gioia per la vista.

La spilla come e dove si porta?
A sinistra perchè in passato si pensava che il cuore fosse tutto a sinistra (ma solo una piccola punta lo è). Inoltre la spilla va sempre appuntata in alto dell’abito o della giacca. Naturalmente si può indossare in altri modi, come chiusura di un vestito troppo scollato, di uno scialle. Ripeto, una spilla, come una bella collana, impreziosiscono e completano qualsiasi abito, soprattutto il più semplice, come quelli a “tubino.” Non serve altro.

Veniamo ora ad una nota dolente, ad una domanda necessaria. Chi viene nel suo negozio trova soltanto gioielli e oggetti cari? Oppure i vostri prezzi sono per tutte le tasche?
Certo! Non è necessario spendere una fortuna. C’è una gamma infinita di spille da 150 euro in su. Ho 350 spille in negozio, fra cui alcune in avorio, e di Art Decò. Quelle antiche con pietre preziose variano dai 1000, ai 3000 e oltre. Ne abbiamo anche di veramente belle del ‘700 portoghesi, che costano dai 400 euro in su. Poi una serie di spille con animali come soggetti: mosche, api, eccetera. Ribadisco che io compro per rivenderlo solo quello che veramente mi piace.
Non punto sui gioielli firmati, ne ho pochi, fra cui una spilla dell’azienda svizzera di orologeria e gioielleria Piaget (fondata nel 1874 da Georges Piaget) con brillanti e smalti del primo novecento e un’altra, splendida, del seicento. Nell’etnico non ci sono spille in quanto esso è un gioiello (tra l’altro di origini molto antiche), una raffinatezza non legata a questo tipo di cultura, di abiti e ornamenti.

Milano, Oro incenso e mirra. Delle spille d’avorio molto originali. Anche con una spesa minima si può fare un dono a se stessi, a un’amica, a una persona cara.

Oltre alle spille che cosa si può trovare da Oro incenso e mirra?
Di tutto. Ho orecchini e collane molto speciali, anelli bellissimi. Barbara Palombelli non può indossare collane in televisione in quanto possono urtare contro il microfono interferendo con l’audio. Sono appena stata a Berlino e in Polonia dove ho trovato dei vasi di vetro deliziosi. Anche in Cina ho acquistato magnifici quadretti con figure di geishe che giocano, eunuchi, immagini rappresentative di una cultura particolare. Sono nata come antiquaria e la mia curiosità e la mia voglia di scoprire il bello nelle cose, mi ha accompagnato ed aiutato durante i miei viaggi, a incontrare e scegliere ciò che colpisce immediatamente il mio cuore e i miei sensi.

Elisabetta II (Elizabeth Alexandra Mary, nata a Londra, 21 aprile 1926) regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e dei Reami del Commonwealth, ama indossare le spille, di cui è una grande collezionista, come ci ha raccontato Giovanna Frossi. Elisabetta II, bellissima da giovane, ancor oggi ha conservato il suo fascino, il luminoso sorriso, l’allegria, la voglia di indossare cappellini ed abiti colorati. Adorabile!

Per concludere, signora Frossi, può dirmi, “a freddo” la prima immagine che le viene in mente sentendo queste tre parole? Lascio quindi a Lei il compito di chiudere la nostra intervista…in bellezza. Cominciamo dalla prima: stile.
Lo stile…è dimenticare tutti gli stili! Può sembrare una frase scontata… In realtà quello che voglio sottolineare è il fatto che se sei sicura di te stessa non devi seguire la moda a tutti i costi. Ma indossare solo quello che ti sta bene; quello che ti piace avere nella tua casa. Quindi…farti un tuo stile!

Fantasia.
Fantasia è andare oltre, dimenticando tutti gli input e i canoni che ci vengono imposti, liberando la propria mente, per immaginazione, estro.

Originalità.
Ha citato tre sostantivi saldamente legati fra di loro; secondo me l’originalità è proprio il distinguersi dalla massificazione del secolo in cui viviamo. Ma sempre con grazia, equilibrio ed armonia

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

La bottega d’arte Oro, incenso e mirra si trova a Milano, in Via San Fermo della Battaglia 15.Telefono: 0039 (prefisso dall’estero): 02 6554492

Link al sito dove troverete tutte le altre informazioni necessarie per visitarlo e contattare la titolare Giovanna Frossi.

Importante. Nota di redazione: questo articolo non è a pagamento. Il cofanetto magico è non profit e non ha inserti ed introiti pubblicitari retribuiti. Gli articoli pubblicati sono una libera scelta dei giornalisti che ci collaborano, basati sul vero interesse nel tema trattato e nelle persone intervistate.

Proibita la riproduzione del testo e della fotografie gentilmente concesse da Giovanna Frossi, senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Se quelle scaricate dal web risultassero coperte da diritti d’autore, non esitate a contattarci che la leveremo immediatamente.
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Editoriale di febbraio. Gli angeli in terra. Un uomo lascia una fortuna ad associazioni che si occupano di bambini in difficoltà. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/01/editoriale-di-febbraio-gli-angeli-in-terra-un-uomo-lascia-una-fortuna-ad-associazioni-che-si-occupano-di-bambini-in-difficolta/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/02/01/editoriale-di-febbraio-gli-angeli-in-terra-un-uomo-lascia-una-fortuna-ad-associazioni-che-si-occupano-di-bambini-in-difficolta/#comments Fri, 01 Feb 2019 06:00:57 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29242

Olanda 2018. Foto di Maria Cristina Giongo

Cari amici, lettori online, cofanetti magici,

oggi vi parlo di una notizia uscita su un giornale olandese, molto bella e positiva. Tanto per cominciare bene questo mese del 2019! Una notizia d’oro.

Olanda 2019. Foto di Maria Cristina Giongo

Alain Naiman, americano, era conosciuto dai suoi familiari e colleghi di lavoro comne un gran risparmiatore, quasi sull’orlo della tirchieria. Ma nessuno si era accorto che nel corso della sua vita aveva accumulato una gigantesca Fortuna!

Soltanto alla sua morte, avvenuta a causa del cancro a 63 anni di età, si è scoperto che aveva messo da parte 11 milioni di dollari! I suoi parenti sono rimasti scioccati per il fatto che il loro congiunto, il quale, invece di acquistare scarpe nuove se le faceva riparare sino a che veramente doveva buttarle via….in realtà fosse milionario!

Foto di Maria Cristina Giongo

Ma l’elemento più bello di questa vicenda è che Alain ha lasciato 2 milioni e mezzo di dollari al Pediatric Interim Care centrum che accoglie neonati di madri tossicodipendenti e all’organizzazione Treehouse la quale si occupa di affiliazioni di bambini abbandonati. Oltre che ad altre associazioni benefiche.

Ecco che cosa vuol dire avere un cuore d’oro, pieno di sole e bontà. Questa è la vera eredità d’amore che gli angeli terreni lasciano del loro passaggio sulla terra, continuando poi a proteggerci dal cielo.

Un abbraccio a tutti voi con l’animo altrettanto generoso dalla vostra, come sempre vostra affezionata

Maria Cristina Giongo
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Poesia di gennaio: “Mi dico” http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/27/poesia-di-gennaio-mi-dico/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/27/poesia-di-gennaio-mi-dico/#comments Sun, 27 Jan 2019 06:00:26 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29296 delicate-arch-896885_640

 

Apparsa l’anno scorso nella collana editoriale “I pertugi”, ideata e diretta dalla giornalista Gloria Chiappani Rodichevski, Mi dico, ovvero la brevissima lirica che propongo quest’oggi, è una poesiola che ho scritto relativamente da poco. Ad alcuni potrà sembrare, magari, un “certificato di guasta e debole costituzione (psichica)”, ma in realtà si limita ad esporre il mio attuale punto di vista sulla vita; un punto di vista in genere comune a tutti coloro (gli esseri umani al gran completo, quindi?) costantemente obbligati a confrontarsi con le angosce (più o meno “ingombranti”) della quotidianità.


 

470px-The_Scream

Edvard Munch, L’urlo (olio, tempera e pastello su cartone)

 

MI DICO

Mi dico
all’indomani della notte:
«In fondo la vita
è un dolore come tanti».

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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Albano Carrisi. 55 Passi Nel Sole e 55 anni di carriera. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/24/albano-carrisi-55-passi-nel-sole-e-55-anni-di-carriera/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/24/albano-carrisi-55-passi-nel-sole-e-55-anni-di-carriera/#comments Thu, 24 Jan 2019 17:17:39 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29313 Il suo spettacolo su Canale 5 è stato un meritato successo, con ascolti superiori a quelli per Adrian, di Celentano. Belle canzoni, professionalità, umiltà. Brava la figlia Cristel nella conduzione.

23 gennaio 2019. 55 Passi Nel Sole, il nuovo varietà di Al Bano, trasmesso ieri sera da Canale 5, ha ottenuto un meritato successo. Nella fotografia il grande artista, dimagrito ed in perfetta forma, con Fabrizio Moro e sua figlia Cristel Carrisi, che, insieme al padre, è stata una bravissima conduttrice.

Il vero avvenimento televisivo di questa stagione non sono state le parole dette e soprattutto quella non dette da Adriano Celentano, bensì lo spettacolo del cantautore Al Bano, andato in onda ieri sera su Canale 5 (Mediaset) in prima serata; 55 Passi Nel Sole. Un ritorno alla rivista dei tempi che furono, con tante belle canzoni, scenografie, balli; senza parolacce, termini usati in modo improprio, dialoghi inutili.

Partito in sordina, pochi i “ promo” per annunciarlo, al contrario di Adrian e della dottoressa Giò (di cui è protagonista Barbara D’Urso), ha ottenuto subito il 18,3% di share, con più di 3 milioni e mezzo di telespettatori. Mentre martedi scorso “ Aspettando Adrian” ha avuto il 15% di ascolti ed il cartone animato Adrian il 13,3%. La seconda puntata della dottoressa Giò, pubblicizzata sino allo sfinimento (del pubblico!) nei suoi programmi pomeridiani, sempre su Canale 5, solo il 10,9%.

Al Bano, fiero degli ascolti ottenuti ieri sera per il suo spettacolo 55 Passi Nel Sole.

Al Bano è stato quindi premiato dai telespettatori, come accade per Maria De Filippi, l’indiscussa regina di Mediaset; in quanto se un programma vale, alla fine esce sempre vincente. Tutto ciò lo si deve al suo grande talento, alla sua professionalità, forza e anche umiltà: che non dipende certo dalle sue origini (sempre tirate fuori a sproposito da giornalisti che non sanno mai che cosa scrivere di… originale) ma dalla sua intelligenza. Quell’intelligenza che ti fa capire che avere un ego smisurato, essere presuntuosi, troppo sicuri di se stessi, soprattutto in un mondo in cui nulla dà più sicurezze, alla fine diventa solo controproducente. Finalmente abbiamo assistito ad un vero spettacolo di canzoni dove Al Bano ha messo la sua voce, il sentimento, la sua immutata passione per la musica e la sua famiglia come perno.

E a proposito di famiglia, è stata un’ottima scelta quella di affidarne la conduzione alla figlia Cristel, che ha svolto la sua mansione, accanto a lui, in modo perfetto; con grazia, garbo, preparazione. La commozione che l’ha assalita quando ha presentato un video in cui appariva Ylenia, la sorella scomparsa, era sentita: profondamente sentita. Un momento di alta televisione, sincera, senza lacrime copiose ed esagerate; soltanto quella irrefrenabile malinconia e nostalgia che ti assale improvvisamente al “ricordo di momenti felici che non torneranno mai più”. Ho apprezzato molto che abbia fatto riprendere solo di spalle il suo bambino, mostrando il massimo rispetto per lui e per tutti i bambi, spesso esibiti in televisione come giocattoli, senza alcun rispetto per il loro essere.

Uno spontaneo e “vero” momento di commozione di Cristel e Romina junior Carrisi durante il programma del padre Albano, 55 Passi Nel Sole. Nella prima parte Cristel ha indossato un abito lungo dorato e nella seconda un completo bianco, molto eleganti.

Splendida anche Romina junior, con grandi occhi molto espressivi velati di felice emozione. Come quelli di suo fratello Yari. Ecco: amore, arte, musica, sono stati lo spirito di questo show che ha toccato le note profonde dell’anima. Romina Power ha duettato con Al Bano, sempre allegra, vivace e a suo agio come se… non ci fosse mai stata un’interruzione nella loro carriera artistica di coppia. Sono nati per stare insieme sul palco, per far sognare chi li segue da una vita. Spesso l’esistenza quotidiana è pesante, molto pesante; rifugiarci nel sogno e nella speranza non può che farci bene, infonderci coraggio.

C’è stato solanto un piccolo inconveniente quando alcuni fans di Romina hanno cominciato a scandire il suo nome; lei stessa ha capito che è inusuale e secondo me anche umiliante acclamare un solo artista quando a cantare sono in due. Pertanto lo ha fatto capire loro in modo cortese ma deciso. E l’ovazione a… senso unico, nata da puro entusiasmo, giustamente si è fermata. Mi chiedo però se le persone in studio erano veramente solo fans di Romina o di ENTRAMBI. Allora perchè non scandire …entrambi i loro nomi? Mistero!

Come al solito la famosa coppia artistica Al Bano e Romina si è scatenata nei loro brani più amati dai fans. Romina Power ha pure cantato una canzone con il figlio Yari, alla chitarra. Bella e struggente.

Mi auguro che persone di poco scrupolo adesso non creino gossip inutili, senza tener conto del fatto che dovrebbe contare solo la musica, l’arte, la salute e la felicità di questa famiglia. Al Bano ha figli tutti belli, che adora, i quali lo amano e amano le loro madri: Ylenia ( non riesco proprio a tralasciare il suo nome….), Yari, Cristel, Romina Junior, e i due più giovani, Albano junior e Jasmine. Fra di loro si rispettano e si vogliono bene.

Cellino San Marco (Puglia). Un’espressione molto serena del mitico cantautore Al Bano, fotografato dal direttore tecnico del Cofanetto magico, (nonchè mio marito) nella cucina di casa sua, dopo un’intervista che gli feci per il quotidiano Avvenire un anno fa.

Ieri sera hanno cantato altrettanto bene, come al solito, i suoi amici Toto Cutugno, Pupo, I ricchi e poveri, il grande Fabrizio Moro, che ha proposto una canzone dedicata a sua figlia, facendo luccicare gli occhi di Al Bano e della sua Cristel, ora a sua volta non solo figlia ma pure madre.

Alex Britti ha cantato un suo brano famoso con Al Bano e poi, sempre con lui, si è esibito in un pezzo blues di gran virtuosismo. Anche Giuliano Sangiorgio dei Negramaro, ha dato un suo melodico, speciale contributo. Poi gli amici di sempre, Lino Banfi, Pippo Baudo, Renato Zero in collegamento. Mi fermo qui, in attesa della seconda puntata, che andrà in onda mercoledi prossimo, il 30 gennaio, certa che sarà un ulteriore successo, a conferma del precedente.

Infatti una cosa è certa: Al Bano ha creato una trasmissione piacevole, emozionante, intessuta di momenti speciali. Con quel suo tipico sorriso da eterno ragazzo che esprime tanta positività. Gli stessi sentimenti che da 55 anni trasmette al suo pubblico, ai fans, ai familiari e amici che lo hanno seguito con affetto in ogni sua gioia e dolore e continuano ad amarlo.

Maria Cristina Giongo
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Jean Luc, l’Editore! http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/18/jean-luc-leditore/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/18/jean-luc-leditore/#comments Fri, 18 Jan 2019 05:00:49 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29281

Ho conosciuto Jean Luc Bertoni per uno di quegli sviluppi fortuiti e fortunati, che prendono avvio da un passato remoto che torna, improvviso, esattamente in quello che poi non si può non definire il momento giusto.

Un paio d’anni fa attraverso facebook, che possiamo criticare quanto vogliamo, ma per riannodare antichi rapporti altrimenti perduti è strumento assolutamente unico, sono tornato in contatto con un amico dei tempi delle prime radio private. Da decenni trasferito in Umbria, Bruno Mohorovich mi ha aggiornato sulla sua vita, e soprattutto sulle sue attività letterarie: poeta, scrittore, critico letterario e collaboratore di una intraprendente casa editrice. Niente male, eh?

Anzi, mi aveva subito svelato Bruno, stava proprio in quel momento lavorando ad una antologia di racconti scritti da autori pesaresi, e ricordandosi bene di Babbo Carlo e della sua “buona penna”, mi chiese di intercedere e a quel punto io, un po’ sfacciato, mi ero fatto avanti e gli avevo mandato anche qualcosa di mio.

In occasione della presentazione a Pesaro di “Atarcont”, prezioso volumetto meritevole, a mio parere, di molta più attenzione di quanta non ne abbia ottenuta finora, era presente anche l’Editore. Avrò in seguito modo di scoprire che una delle sue caratteristiche è proprio quella di seguire di persona, al netto di eventi concomitanti, quante più presentazioni possibile.

Insomma, mi sono lanciato, gli ho parlato del mio “romanzo polifonico” nel cassetto, e il resto, come si dice è storia (http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/18/ho-scritto-un-libro/)

Siccome sono convinto che Jean Luc Bertoni sia una persona impegnata a migliorare il mondo (non esagero), ho chiesto alla nostra direttrice Maria Cristina Giongo il suo parere sulla opportunità di dedicare a lui questa mia prima uscita annuale sul Cofanetto Magico, e, incassato il di lei benestare, ho subito contattato Jean Luc e questa è l’intervista che ne è uscita.

Raccontaci un po’ più su di te.

Sono nato in Francia, a Thionville, città industriale della Lorena, nel 1970 da genitori italiani, per poi tornare in Italia nel 1980.
Da quella data ho vissuto con la mia mitica nonna, in una piccola frazione del comune di Perugia.
In Italia, in particolar modo a Perugia, la mia città, ho iniziato subito a frequentare il mondo associativo, cattolico e laico (Gi.Fra, Pro Loco, Libertas), per poi avviare, già dall’adolescenza, delle belle collaborazioni con altre associazioni come con l’Avis, la Croce Rossa e il WWF, alcune delle quali continuano ancora oggi.
Contemporaneamente frequentavo l’Istituto d’Arte per poi iscrivermi a lettere e frequentare corsi di specializzazione in Comunicazione.
Referente tutt’oggi per la comunicazione diverse associazioni (anche pro bono), sono il fondatore ed ideatore di alcuni eventi culturali tra i quali il premio Minerva Etrusca, la rassegna “Arte Contemporanea Cortona”, il Concorso Internazionale di Poesia Sacra.
Tra le mie esperienze lavorative mi piace ricordare la direzione di una tv locale e la direzione marketing di una azienda di moda a Bologna, inoltre ho maturato esperienza come regista e giornalista televisivo, svolgo consulenze di comunicazione e sono presidente dell’associazione Europa Comunica, che si occupa di progettazione europea.
La prima pubblicazione da editore nasce nel 1998.

Come nasce l’idea di occuparsi di editoria?

L’idea della casa editrice nasce quasi per caso, a margine dei Festival Letterari da me organizzati, poiché nel chiedere agli editori la possibilità di pubblicare gli scrittori presenti ai Festival, mi veniva chiesto un contributo economico.
Lì è maturata l’idea di realizzare una casa editrice non a pagamento.
Inizialmente la casa editrice si chiamava Minerva Etrusca Edizioni, poi dal 2010 si chiama Bertoni Editore.

Con alcuni autori della sua casa editrice “Bertoni”

In una attività come la tua sono più i vantaggi o gli svantaggi nell’avere sede in una piccola città come Perugia e in una regione altrettanto piccola come l’Umbria?

Lavorare in una piccola provincia ti permette di essere più concentrato nel lavoro che fai, l’Umbria inoltre ti permette di godere di un contatto visivo e materiale con la sua natura e con la sua storia, che umanisticamente parlando è sempre fecondo di ispirazioni.
Indubbiamente ci sono anche alcuni svantaggi, come il fatto che non sempre trovi le competenze per un settore così specifico come quello di una Casa Editrice, dal punto di vista commerciale, legale o tecnico.

E’ possibile (e fino a che punto “giusto”) mantenersi “equi ed imparziali” nei confronti dei diversi autori?

In sincerità noi diamo molta attenzione al manoscritto dello scrittore, infatti credo che il lavoro dell’editore sia quello di pubblicare libri che abbiano la loro dignità e che possano dare un piccolo contributo culturale, anche in un’ottica di lettura d’evasione, ma sempre lavorando per pubblicazioni di qualità.
Il nostro compito e far sì che il libro abbia la massima disponibilità e visibilità (con i nostri mezzi e strumenti).
Per quanto riguarda le relazioni con gli autori, cerchiamo di avere un rapporto diretto, costante e trasparente, al fine di affrontare insieme difficoltà e opportunità.

Hai almeno un episodio “memorabile” da raccontarci?

Di episodi ne ho molti, il più recente è forse questo: arrivo (con circa trenta minuti di anticipo) in una piccola città di provincia per una presentazione e non trovo nessuno, né l’autore né i relatori né gli spettatori. Mi metto al telefono e chiamo l’autore, ma non mi risponde!
Cinque (e dico cinque!) minuti prima della presentazione finalmente l’autore mi richiama per dirmi che era cambiata la sede della presentazione e non mi avevano avvertito… per fortuna la sala non era distante e la presentazione è iniziata con circa quindici minuti di ritardo ed il sottoscritto… con il fiatone!

Intervistato a Roma a salone dell’editoria “Più libri più liberi”

Ti sentiresti di consigliare di intraprendere l’attività di editore e saresti disponibile anche a dispensare suggerimenti?

L’attività di editore è quasi una vocazione, perché non esistono orari o fine settimana, è una vera e propria immersione nelle storie e nei pensieri degli scrittori e dei lettori, che poi decreteranno il successo di un’opera.
Il consiglio a chi vuol affrontare tale impresa è di fare un’esperienza presso una piccola casa editrice, cosa che permette di conoscere tutti gli ambiti, e poi di avvalersi sempre di professionisti competenti, dal commercialista all’editor, dall’avvocato all’illustratore e naturalmente non demoralizzarsi alle prime difficoltà.

Ti va di anticiparci alcuni progetti e programmi della Bertoni Editore per il 2019?

Per il 2019, lavoreremo sul consolidamento dei nostri marchi: la Bertoni Editore per i romanzi ed i gialli, la Poesia Edizioni per la poesia, la Bertoni junior per i bambini e la Campus per la saggistica.
Altra novità per il 2019 è la partenza di una nuova collana: Le Interviste, in cui daremo voce ad importanti personaggi che provengono dal mondo del sociale o della cultura o dello spettacolo.

Ecco, questo è Jean Luc Bertoni. Capito perché ci tenevo a farvelo conoscere? Capito perché reputo una fortuna averlo conosciuto e sono orgogliosi di far parte della sua “scuderia di autori”?

Buone letture a tutti, e al mese prossimo!

Paolo Pagnini
CHI SONO

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Barbara D’Urso e La Dottoressa Giò. Ieri sera la prima puntata. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/14/barbara-durso-e-la-dottoressa-gio-la-prima-puntata/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/14/barbara-durso-e-la-dottoressa-gio-la-prima-puntata/#comments Mon, 14 Jan 2019 18:15:31 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29258

Ieri sera su Canale 5 è iniziata la fiction La Dottoressa Giò, interpretata da Barbara D’Urso (nella foto)

Da mesi non si fa che parlare, soprattutto da Barbara D’Urso, della famosa serie La Dottoressa Giò, di cui è protagonista, per cui, dopo tanta curiosità e pubblicità da parte sua e di Mediaset, si aspettavano indici d’ascolto molto alti; che non ci sono stati. Solo il 12, 6%; Paperissima Sprint, che l’ha preceduta, ha ottenuto il 15, 2%.

Barbara D’Urso sul set della Dottoressa Giò, serie cominciata ieri su Canale 5, in cui la presentatrice ricopre il ruolo di una ginecologa.

Fra i tanti articoli che ho trovato direi che il più significativo è quello del Fatto quotidiano, che vi invito a leggere, cliccando su questo link.

Di sicuro Barbara D’Urso ha cercato di fare il suo meglio ma si vede che non è un’attrice professionista. Ovviamente non ci si aspettava una Sofia Loren o un’Anna Magnani; tuttavia un minimo di espressività è indispensabile per fare questo lavoro. La trama è buona; modesta invece la confezione del format, sceneggiatura, riprese, musica. L’ambiente ospedaliero è poco credibile, fra medici, assistenti, infermieri che parlano dei loro amori davanti ad un caffè, telefonini che squillano durante le operazioni chirurgiche e così via.

Christopher Lambert lascia perplessi per quel suo viso troppo e malamente “tirato e stirato”; viva le rughe! Soprattutto negli uomini che non avrebbero certo bisogno di ritocchi! Per me è stata una delusione! Pensavo che avrebbe alzato lui il livello della fiction ma per ora non è stato così. Gli unici che ho apprezzato sono stati la sorella della D’Urso, Eleonora, e Marco Bonini che riveste il ruolo di primario. Entrambi si sono calati bene nella loro parte.

Christopher Lambert ripreso durante la fiction la Dottoressa Giò, su Canale 5.

Chiarisco ancora una volta che non sono prevenuta nei confronti di Barbara D’Urso, come alcuni credono: dico solo che non mi piace il suo modo di presentare. Ognuno ha i suoi gusti e le sue simpatie. Per esempio apprezzo molto Cristina Parodi, donna di gran classe e riserbo. Provo ammirazione per Maria De Filippi, soprattutto per la sua umiltà e la professionalità; non si pone lei in primo piano bensì i suoi ospiti, i suoi programmi, che hanno indici d’ascolto veramente alle stelle, di cui MAI si è vantata e si vanta.

Insomma, si tratta solo di una questione di gusti; quello che invece contesto, nei programmi di Barbara D’Urso, trasmessi in fascia protetta, è il toccare argomenti ed invitare ospiti che si dovrebbero evitare sapendo che davanti alla televisione ci sono anche bambini ed adolescenti: gigolò, porno star, “tette”e sederi rifatti esageratamente in mostra, bidelli che posano seminudi, Ken umani… E pure servizi su preti sporcaccioni, donne stuprate e così via. In questo caso sarebbe meglio far intervenire psicologi che commentino i fatti di cui si parla; per la tutela di giovani menti ancora in via di formazione. Altrimenti… viva i cartoni animati!

Naturalmente sono contro gli hater, sta a dire “gli odiatori del web”, che in rete insultano pesantemente la signora D’Urso; un conto è scrivere che i suoi vestiti sono volgari e non adatti ad una donna della sua età. Un giudizio personale che in un Paese democratico tutti possono esprimere. Un conto è offenderla lanciando anatemi e parolacce. Questo non è giusto: è crudele e cattivo. Per cui vi prego, se commenterete questo articolo criticando, che rimanga SOLO una critica: pacata ed educata.

La Dottoressa Giò (Barbara D’Urso) con la caposala dell’ospedale dove lavora (nella finzione).

Tornando alla Dottoressa Giò, non ho visto la serie di 20 anni fa; in Olanda, dove abito, a quei tempi non avevo ancora la parabola per seguire la televisione italiana, come adesso. Quindi non posso fare paragoni. Questa prima puntata mi è sembrata un po’confusa… con dentro di tutto e di più, come si legge anche nell’articolo del Fatto quotidiano.

Inoltre l’immagine della D’Urso oramai è troppo inflazionata: troppo elogiata dal direttore di rete Giancarlo Schieri, che emette comunicati stampa e la loda per ogni ascolto in più; la qual cosa per lei è diventata un’ossessione! A tal punto che non inizia mai una trasmissione senza citare indici di gradimento che oltre tutto, quando si verificano, non sono proprio… “fino al cielo” come sostiene lei. Infatti si discostano di molto da quelli di Uomini e donne, Amici, Il segreto, Tu si que Vales ( 29%), Striscia, Avanti un’altro, C’è posta per te…Credo che alla fine la gente non ne possa più. Nè di sentir parlare di share, a cui non importa nulla, nè di vederla ovunque.

Una sola scena ho trovato veramente disdicevole nella Dottoressa Giò e di pessimo esempio. Quella della ginecologa impersonata appunto da Barbara D’Urso che si è mette a frugare nella borsa di una ragazzina ricoverata mentre dorme, per cercare indizi del suo coinvolgimento in qualcosa di losco; leggendo pure i messaggi sul suo telefonino.

Nella realtà sarebbe deontologicamente scorretto; penso che nessun medico o personale sanitario possa fare un’azione del genere; in caso di sospetto si deve chiamare la polizia. Al limite sono i genitori, i quali a volte, per il bene dei loro figli, se intuiscono che sono in pericolo, possono arrivare a cercare prove leggendo i loro diari o chat. Se adesso anche il personale medico e paramedico si metterà a frugare nelle borsette dei degenti….dove finirà la nostra privacy?

D’altra parte si tratta di una fiction, che, appunto, con la realtà non ha molto da spartire. Allora chiudiamo un occhio: anzi…due!

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Una recensione… per amico. “L’Angelo di Bucarest” di Valentino Di Persio http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/08/una-recensione-per-un-amico-langelo-di-bucarest-di-valentino-di-persio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/01/08/una-recensione-per-un-amico-langelo-di-bucarest-di-valentino-di-persio/#comments Tue, 08 Jan 2019 05:00:12 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29223

Vi siete mai chiesti come nasce un libro? A me è capitato più volte di chiedermelo, davanti ad un libro che mi rapiva. Ho provato a calarmi nei panni dell’autore per cercare di esplorarne l’animo, le emozioni all’atto di trascrivere i suoi pensieri, che solo lui, e nessun altro, avrebbe potuto modificare, come ad esempio, Jane Austen, nel momento in cui descrive Elizabet mentre rivela il suo amore all’ammiraglio Darcy. Oppure, quando Paatrick McGrath crea quel folle amore tra Stella, la moglie frustrata del vicedirettore di un manicomio, e il paziente Edgar, un affascinante artista manipolatore, assassino in semilibertà. O ancora Stephen King che fa ritrovare Paul Sheldon, ideatore di Misery, dopo averla fatta morire nel suo ultimo romanzo, tra le grinfie della mitica Annie Wilkes, un’infermiera psicolabile appassionata lettrice dei suoi racconti, la quale lo sottopone a crudeli sevizie per indurlo a far rivivere la sua eroina.
Questi sono solo alcuni degli esempi che mi portano a riflettere su come un autore, diversamente da altri, sia portato ad approfondire una parte più sentimentale, psicologica, drammatica o storica all’interno delle sue storie e su come, l’esperienza e la condotta di vita, incidano notevolmente sulla scrittura e sulle capacità di esposizione, peculiarità che permettono ad un autore di poter sfruttare al massimo la propria fantasia ponendola a confronto o in opposizione con la realtà.

Nella foto ci siamo io, Marica Caramia e l’autore Valentino Di Persio

Sicuramente, la risposta alla mia domanda non è semplice, e meriterebbe un discorso più approfondito, ma, se oggi sono qui a scrivervi è perchè voglio rivelarvi qualcosa: ho avuto la fortuna di veder nascere e crescere un libro. E per un lungo attimo son rimasta incantata nel vedere come la fantasia e la realtà si rincorrevano proprio laddove una mostra le manchevolezze nell’altra e come una senza l’altra difficilmente, nella scrittura, avrebbero modo di esistere.

Si tratta del romanzo “L’Angelo di Bucarest” del mio amico Valentino di Persio, uscito questo mese,
Quando gli ho chiesto cosa lo avesse ispirato nella stesura di questo romanzo, la sua risposta è stata: «La consapevolezza improvvisa che un incontro non è mai per caso. Camminare per la strada più elegante della Parigi dell’est e venire avvicinato da una questuante, che tale non sembra, tra centinaia di passanti, ti viene da chiederti: perché proprio io e non un altro? Ti viene il sospetto che sia una scelta preordinata e non un caso di serendipità. Se poi certe situazioni vengono a ricrearsi ritualmente, allora non ti resta che sederti e cominciare il tuo racconto, senza interruzioni, seguendo il tuo viaggio onirico sul filo dell’inverosimile.»

Ora capite la mia gioia quando la sua risposta andava a confermare quanto avevo premesso all’inizio.

Il romanzo edito da Edizione Tabula Fati di Marco Solfanelli, riporta in principio, la presentazione del Prof. Domenico Iannetti che lo definisce un “romanzo breve con le movenze di un ‘noir’ senza esserlo affatto” e la prefazione, della nostra cara direttrice Maria Cristina Giongo de Il Cofanetto Magico che lo definisce come “un filo di lana preziosa che spunta da una matassa ingarbugliata, che si dipana, si stende e si riavvolge”.

Il racconto, racchiude, al suo interno, il cuore di un uomo, ancor prima che di uno scrittore, che riesce ancora a meravigliarsi davanti alle singolari realtà di un mondo che tende invece a farci sognare poco.
Un prosimetro che, tra la prosa e la poesia, mantiene vivo un filo rosso, fatto di realtà e suspense tra il protagonista Valerio, le streghe e gli angeli. Per certi aspetti potrebbe sembrare un racconto odeporico della mente, un toccasana per chi ‘soffre’ e si emoziona ancora per un po’ di pura drammaticità e sano romanticismo.
Un uomo, Valentino Di Persio, che ha saputo fare della sua esperienza una tavolozza bianca dal quale dar sfogo, con maestria, alle sue doti di scrittore, poeta e scrutatore di anime.
Ed io, dal mio piccolo, mi sento onorata di aver contribuito disegnando la copertina di questo libro.

Valentino inserisce nel libro anche un breve racconto, ambientato sempre a Bucarest, intitolato “Oltre le nuvole“, dove l’incontro casuale rimane il fulcro che mantiene viva la fiamma dello scrittore e l’inaspettato feeling tra i due protagonisti, apparentemente incompatibili, rende viva e romantica l’atmosfera…

Buona lettura.

Link per chi volesse acquistarlo:
http://www.edizionitabulafati.it/langelodibucarest.htm

Marica Caramia
CHI SONO

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