Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Mon, 12 Aug 2019 10:52:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.23 Poesia di luglio: “Ferie” http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/27/poesia-di-luglio-ferie/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/27/poesia-di-luglio-ferie/#comments Sat, 27 Jul 2019 06:00:14 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29899 Giuseppe_Arcimboldo_-_Summer,_1573

Giuseppe Arcimboldo, Estate, olio su tela

 

Arriva l’estate e subito iniziano a domandarvi, soprattutto in ufficio, a quale tipo di vacanza rigenerante abbiate intenzione di affidarvi. È così che spesso nascono, fra una fotocopia e magari una pratica sbrigata al computer, conversazioni davvero cordiali, che aiutano a passare il tempo in allegria. Però, a volte, i vostri colleghi prendono a farvi domande che si tingono di malignità e che, in definitiva, altro non sono che un pretesto per dileggiarvi un po’. In ogni modo, state pure tranquilli: si tratta d’una cosa che capita solo in condizioni assai particolari –cioè a patto che abbiate (come dire?) una fama un tantino “sinistra”…


 

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Un nerd

 

FERIE

Son timido: non è che questo.
Però mi dicono informatico incallito,
“affetto” da due lenti
tanto tonde quanto spesse,
nonché, accidentaccio!,
da nevrotica freddezza
per la razza umana tutta.
Insomma i miei colleghi la pensano così.
Per questo già in aprile
mi domandano con scherno:
«In estate dove andrai?
Al Polo Nerd?».

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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Scelte che arricchiscono la vita http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/22/scelte-che-arricchiscono-la-vita/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/22/scelte-che-arricchiscono-la-vita/#comments Mon, 22 Jul 2019 06:15:02 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30053

Più e più volte Cristina, la direttrice del Cofanetto Magico, mi ha chiesto di raccontare le mie esperienze di medico in Africa.
Ho sempre declinato l’invito perché pensavo -ed ancora penso- che è facile cadere nel patetico, stimolare, magari inconsciamente, sentimenti pietistici che portano chi legge ad una reazione emotiva e non ad una razionale visione dei problemi che affliggono le popolazioni più svantaggiate del pianeta.
Non approvo, ad esempio, gli inviti televisivi a donazioni a ONG o ONLUS, in cui vengono esposti (talora un po’ morbosamente) bimbi africani sofferenti per suscitare emozione e volontà a donare.
Non capisco perché, quando nei telegiornali si mostrano bambini nel nostro paese i volti vengono oscurati, mentre per quelli in Africa no: niente privacy, protezione, dignità per loro. Anzi, sembra che indugiare sulle mosche che colonizzano i volti di quei poveri bimbi sia lo stimolo maggiore a donare.
Io credo che mostrare bimbi che giocano in una scuola costruita con fondi istituzionali o da donazioni, sia un messaggio più potente perché mostra il raggiungimento dell’obbiettivo.
D’altra parte, ormai, la nostra società vive di emotività e non di razionalità: dalla politica, allo sport, ai fatti di cronaca si mira più a colpire “lo stomaco”, a suscitare reazioni immediate e, spesso, incontrollate che a stimolare il pensiero razionale.
Eppure, le popolazioni “povere” hanno bisogno di supporto strutturato e non episodico, ma questo è un discorso che coinvolge le nazioni ricche ed i fondi destinati alla cooperazione internazionale in loco.

Ristrutturazione di una clinica rurale in Swaziland (eSwatini)

Per accogliere parzialmente l’invito di Cristina, vorrei soffermarmi su aspetti esistenziali e sociali della nostra vita in Africa.
A tutti è capitato di chiedersi: «Ma io che ci faccio qui? Perché ci sono venuto?». A me, a dire il vero, è successo poche volte.
So per certo che non era una domanda suscitata da un sentimento negativo, un modo di dire «chi me l’ha fatto fare»: anche in situazioni difficili non ho mai rimpianto le mie scelte.
Mi ricordo bene di alcuni momenti in cui mi sono domandato, a posteriori, che cosa mi avesse spinto a certe decisioni che, spesso, hanno cambiato la mia vita e, quando deciso collegialmente, anche quella della mia famiglia.
Mi sovviene che non sono riuscito a darmi risposte precise: non è facile dare risposte a quesiti esistenziali. Certamente la voglia, o forse la presunzione, di poter incidere positivamente sulla salute delle popolazioni svantaggiate, ha giocato un ruolo fondamentale.

La situazione più vivida nella memoria, perché all’inizio di una lunga carriera che ha segnato, in positivo, la mia vita (e della mia famiglia), è la prima missione per la Cooperazione Italiana in Zaire (ora RDC) nel lontano 1988.
Erano quasi le due del mattino e avevo appena finito di visitare un paziente giunto all’ospedale di Goma. Mi sono seduto su una panchina del porticato che fungeva da attesa pazienti.
La notte era calda, nessun rumore a parte quelli della natura e l’odore di bruciato tipico dell’Africa; solo chi ci è stato sa di cosa parlo: è difficile da descrivere.
Quella notte mi sono detto «perché sono qui?», mescolato con un dubbio: «ho fatto bene a trascinare qui la famiglia e soprattutto una bimba di 5 anni?».
La risposta fu immediata: «sì ho fatto bene».
Quando una moglie alla domanda: «mi hanno chiesto di andare in Zaire per il programma AIDS» risponde «quando si parte?» e la bimba si mostra entusiasta all’idea di andare a vedere i leoni, cosa si può desiderare di più?
Non sono mancate le critiche: andate a farvi mangiare dai leoni e ad ammalarvi, rinunci a far carriera in Italia, quella povera bambina! ecc.
Riguardo alla carriera in Italia: sapendo come si giunge talora (se non spesso) a posizioni di vertice, beh! Non m’interessava.
A dire il vero, la “povera bambina” è quella che più ricorda con piacere gli anni africani, le amicizie, scuole che facevano crescere e maturare in tutti gli aspetti: teoria, manualità, sport, socializzazione, solidarietà.
L’impressione è che la scuola italiana sia orientata solo a creare geni.
In Zaire, nella scuola belga che Irene frequentava, ogni tanto i bimbi si sgranchivano le gambe, cosa che in Italia non si poteva fare perché: “Se si va in cortile i bimbi corrono, cadono, si fanno male e la responsabilità è degli insegnanti”.
Da che mondo è mondo i bimbi corrono, cadono e si sbucciano le ginocchia. I miei genitori mai si sono sognati di accusare gli insegnanti se arrivavo a casa lercio e graffiato.
Ora vedo che la situazione è addirittura peggiorata e si assiste a un’assurda conflittualità dei genitori iperprotettivi e iperpermissivi.
In Etiopia andammo, dopo lo Zaire, sempre pieni di entusiasmo e desiderosi di conoscere nuove realtà.
Qui la mia famiglia restò per poco tempo: la guerra civile stava acuendosi e giungendo allo scontro finale e i famigliari furono rimpatriati. Di quell’esperienza, con una ONG romana, ho un piacevole ricordo soprattutto delle persone con cui ho lavorato.

Restiamo su mia figlia come spunto per una disamina sull’accettazione delle differenze culturali e sociali.
In Sud Africa, sede della mia successiva missione, Irene arrivò nel luglio 1993, a 9 anni, durante le vacanze estive italiane.
Irene si lasciò convincere ad entrare nella classe multietnica come visitatrice (essendo nell’emisfero sud il calendario scolastico è diverso dal nostro).
Pur non sapendo una parola d’inglese, con la capacità tipica dei bimbi di trovare mezzi di espressione universale, iniziò a interagire con le compagne: di Irene, fin da piccola, abbiamo sempre ammirato la curiosità, il voler sperimentare.
Importante è notare che fu accolta con entusiasmo ed interesse: tutte volevano sapere da dove venisse, come era l’Italia, ecc. Non era una “diversa”, ma un valore aggiunto alla classe.
Da segnalare, come opposto atteggiamento, che, al ritorno a scuola in Italia dallo Zaire, nella classe iniziò a girare la voce che Irene era figlia di nomadi. Nessuna curiosità di conoscere le esperienze di mia figlia la quale bellamente, con orgoglio, rispondeva che suo padre era un grande medico che salvava vite in Africa. Un novello Dottor Schweitzer, insomma!
In Sud Africa, nel giro di pochi mesi, imparò l’inglese.
Venne ottobre, termine ultimo per tornare in Italia, ma lei decise di restare poiché gran parte del programma era simile a quello italiano svolto prima di partire. Alla fine dell’anno scolastico (a dicembre), fu promossa.
Riuscì persino ad imparare a comunicare in Zulu. E così passarono 3 anni.
Compiti a casa inesistenti, pochissimi libri che si lasciavano dentro il banco a scuola. Gite ufficiali e, spesso, la domenica festicciole a casa di amiche a turno.
Prima di una gita scolastica ci venne chiesto di fornire ad Irene anche vestiario eventualmente da buttare ed occhialini da piscina. Il perché lo capimmo quando tornò a casa con quei vestiti, ormai un ammasso di fango, in un sacchetto di plastica: uno dei giochi (sorvegliati) in gita era quello di nuotare in una grande pozza di acqua fangosa. Ogni tanto, guardando le fotografie, Irene ricorda quanto si era divertita a fare qualcosa di assolutamente fuori dalle regole.

Dopo la nuotata nel fango: Irene è di spalle in mezzo (almeno credo)

A proposito di solidarietà vorrei menzionare un episodio cui ho assistito durante le gare sportive a squadre. Alla staffetta dovevano partecipare tutte le alunne (a meno di malattie o infortuni).
Alcune ragazze erano decisamente sovrappeso, al limite del patologico, eppure tutte le compagne, le avversarie e tutti i genitori presenti le incitavano vedendole arrancare a fatica.
Che differenza con quello che successe tornati in Italia durante i Giochi della Gioventù cui Irene partecipò nella staffetta: genitori presi a insultare i piccoli atleti rei di aver battuto i propri figli se non, addirittura, di averli ostacolati. Ora è ancora peggio.
Dei miei tanti anni in Swaziland (ora chiamato eSwatini) ho una struggente nostalgia che, probabilmente, è emersa quando ne ho scritto anni fa.
Poter avere fondi extra durante un’epidemia di colera per farmaci e materiali e per costruire piccoli acquedotti onde evitare che la popolazione attingesse acqua dal fiume, è un ricordo tra i più piacevoli. La gioia quando l’acqua sgorgò dai rubinetti i canti e balli e la festa popolare di ringraziamento!

A sinistra acquedotto a Shewula; a destra a Etimambeni (Swaziland-eSwatini)

Durante una di queste mi agghindarono col costume tradizionale Swazi: ne fui commosso ed onorato: è uno dei più bei ricordi che mi porto dietro.
Incontrare le comunità per spiegare il progetto ed avere la collaborazione nella costruzione è stato istruttivo perché ad esempio, in Swaziland (e non solo), il parere degli anziani è fondamentale.
Essere chiamati nonno (Nkhulu in Siswati) è un onore, è segno di rispetto e non ha sempre significato “famigliare”: il nonno è un saggio.
Che differenza con il modo in cui vengono trattati gli anziani da noi.

Certamente ci sono anche aspetti negativi o semplicemente spiacevoli e tristi, nel lavorare all’estero, primo fra tutti il dover lasciare per sempre gli amici e la commozione dei colleghi locali con cui avevi collaborato o, purtroppo, perdere tristemente per strada colleghi e amici.
La difficoltà di interagire con culture diverse e con persone con aspettative talora di impossibile realizzazione è stata costante ma, nello stesso tempo, stimolante e istruttiva.
Nei miei articoli per il Cofanetto ho sempre parlato di viaggi e storia africana. Essi rappresentano un elemento importante nella genesi della nostra nostalgia per quei tanti anni passati laggiù. Come ho avuto modo di dire “il mal d’Africa” non è una sensazione che si può provare dopo una vacanza di 15 giorni mostrando le diapositive in salotto.
Con tutto il rispetto per i sentimenti individuali, è solo calandosi a lungo nella realtà locale che si possono, a posteriori, ricordare, eventualmente con nostalgia, quei momenti.
Tornando al mio lavoro in Cooperazione: non ho salvato centinaia di vite (forse qualcuna), non era quello il compito principale, ma aver contribuito, in piccolo, al progresso sanitario di un paese, quello sì.
Se in famiglia abbiamo nostalgia? Tanta. Se mi mancano le missioni di cooperazione e i rapporti coi colleghi ed amici? Molto.
Ed è triste vedere che i fondi dedicati sono sempre più scarsi. Ma questo è terreno politico e morale che esula da queste memorie.

Conferenza per tecnici di laboratorio organizzato dalla Cooperazione Italiana, 2010 (Swaziland-eSwatini)

Testo e foto di Mauro Almaviva

Mauro Almaviva
CHI SONO

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Jova Beach Party: io c’ero! http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/18/jova-beach-party-io-cero/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/18/jova-beach-party-io-cero/#comments Thu, 18 Jul 2019 05:00:24 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30113

Premessa: in un mio post facebook dell’11 luglio ho scritto:

La mia amica Paola mi ha chiesto di descrivere con un aggettivo il Jova Beach Party di ieri a Rimini, e mi è uscito al volo “estremo”.
Più ci penso e più mi sembra azzeccato: ESTREMO, ecco come è stato!
Ne scriverò dettagliatamente nella mia uscita di luglio de “Il Cofanetto Magico”, ma di sicuro l’idea sarà questa!
Jova Beach Party: estremo!

In meno di due mesi, la grande carovana del Jova Beach Party farà 17 date, e ogni data vuol dire mettere in piedi, grazie al lavoro di circa 1000 persone, un gigantesco villaggio in grado di accoglierne poi oltre 40.000. A data.
Per dire, mentre scrivo risuona ancora l’eco della data di Marina di Cerveteri (16/7) e si è praticamente alla vigilia di quella di Barletta (20/7).
Si dirà: e dove sta la novità? E’ un tour, no? E i tour da sempre sono fatti così! Una città dopo l’altra, un concerto dopo l’altro.
Ok, ricominciamo!

Jova Beach Party NON E’ un concerto, e dunque questo non si può paragonare a nessun altro tour. Jova Beach Party è una vera città che uno normale, una volta che l’ha installata, la lascia lì se non proprio per sempre, almeno per un mese o due, e poi magari lì ci suona e ci balla e ci fa quello che vuole tutte le sere e sarai tu, se vuoi, che ti organizzi e ci vai.
Ma Lorenzo Jova, è tutto meno che “uno normale”, e allora questa cosa gigantesca l’ha pensata itinerante: si sposta e si monta e poi si smonta e poi si sposta di nuovo (ok, i set in realtà sono due, perché se no non ci sarebbe il tempo materiale tra una e l’altra, ma il concetto è quello).

Che io sia molto più che un fan di Lorenzo, è cosa risaputa, visto che non perdo occasione per ribadire che lui, per me, è uno dei giganti di questa epoca, uno di quelli che mi fa essere contento di viverci, in questa epoca, in contemporanea con lui e con una manciata di altri che arricchiscono il mio mondo e il mio modo di vivere (volete sapere chi sono gli altri? Beh, se mi seguite lo sapete già e se no lo scoprirete dai miei prossimi scritti).

Insomma visto che il 12 dicembre 2018, mi ero fatto un autoregalo di Natale comprandomi il biglietto per la data di Rimini (che sembrava così lontana e invece è arrivata e adesso è già passata) eccomi, mercoledì 10 dopo breve e piacevole trasferta, a varcare la soglia e immergermi nella festa. Anche se sono da poco passate le 16:00 è già (sembra) pieno di gente. Io al mare ci sono nato e ci vivo, e questo mare è molto simile a quello che conosco così bene, dunque la sensazione di “casa” è forte, ma al contempo mi assale subito la sensazione che ci sia tanto da esplorare. Ed è questa voglia che mi prende di andare un po’ in giro a “vedere cosa c’è” (e anche “chi c’è”) che mi fa scrivere su facebook un post a commento di una foto: “Decisamente non ci sono dubbi su dove sia la festa!

JBP è indubitabilmente una festa: si gira, si guarda, ci si cerca, ci si trova, ci si sofferma di fronte al mare, poi si passa davanti ad un campo da beach volley, al Furgoncino del mio amico Carlo (che dispensa pane vino & rock’n’roll), ad una torre, ad un palco.
Poi ad un tratto l’onda di energia si concentra e si canalizza, segui il flusso e ti trovi a distanza variabile da Lorenzo, che ha fatto una delle sue incursioni su uno dei tanti palchi, oppure sta facendo un annuncio, o lanciando un filmato, o celebrando un matrimonio…

Insomma, è già festa, ma in fondo in fondo, tutti sanno, tutti sappiamo, che quella è solo l’attesa, una specie di sabato del villaggio, ma al contrario.

Questa non è una cronaca, e dunque non voglio scrivere di chi si è esibito e dove e quando. Anche perché ce la siamo raccontata per tutto il pomeriggio, che l’attesa era bella, ma tanto siamo tutti qui (nel frattempo siamo diventati veramente tanti, i numeri ufficiali dicono 45mila), per quello che sta per succedere. E puntalmente succede, che arriva Lorenzo e la festa, quella vera, inizia.

Saranno (sono state) più di 3 ore, di quello che, mi piace sottolinearlo ancora, non è un concerto. Di concerti di Jova ne ho visti ormai quasi una ventina, e questa è un’altra cosa.
Lorenzo lo sottolinea più volte, che è un po’ tutto improvvisato. Tutto, non credo, ma parecchio sì (e diciamolo, un po’ si nota, perché comunque secondo me c’è solo uno che può fare show di quattro ore improvvisando, e Jova non è Bruce, e la sua non è la E-Street Band, ma questo è un altro discorso).

Io, come mi è sempre capitato alle feste anche quando avevo gli anni giusti, mi sono trovato un punto di osservazione leggermente appartato. Adesso che ho anche l’alibi dell’età mi astengo dal buttarmi in mezzo alla mischia (non sono mai riuscito a cedere alla tentazione di scatenarmi nel ballo, mannaggia) e dunque sono consapevole di perdermi un bel pezzo di trasporto emozionale. Ma questo non mi toglie un grammo di emozione e convinzione sul fatto di essere comunque nel posto giusto. Certo, Lorenzo sta molto tempo nascosto dietro la consolle a fare il dj e il tutto è concepito ed architettato principalmente per chi è un po’ più… in forma di me, ma ogni tanto arrivano le canzoni con la band, e, al ritmo giusto, dopo più di tre ore si arriva al gran finale con Jova chitarra acustica al collo.

Sono in piedi quasi da otto ore, la fatica fisica è tanta, ma la festa è stata travolgente, il tempo magnifico, l’energia dei 45mila intensa e vitale. Intorno a me tutti gli sguardi esprimono soddisfazione, gioia di vivere, pace, e puro amore per questa follia, per questo posto, per la musica, e soprattutto, è ovvio, per chi questa cosa l’ha pensata, voluta, progettata e la sta realizzando, sera dopo sera.

E’ tutto così ESTREMO, come la convinzione che ho fatto bene, anzi benissimo, quel 12 dicembre, a regalarmi questo biglietto. E a cedere d’impulso alla tentazione di comprare anche quello per un secondo appuntamento. Il 3 agosto ci sarò, al Lido di Fermo, ad un nuovo, ESTREMO Jova Beach Party.

Paolo Pagnini
CHI SONO

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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. Intervista a Mariagiovanna Elmi http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-intervista-a-maria-giovanna-elmi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-intervista-a-maria-giovanna-elmi/#comments Fri, 12 Jul 2019 05:24:29 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29971 Cari lettori,
vi voglio ricordare che non sono una giornalista ma un medico veterinario :) Tuttavia ho avuto il piacere di conoscere telefonicamente la nostra amata presentatrice Mariagiovanna Elmi che, con grande disponibilità, ha risposto alle mie domande.
L’obiettivo di questa mia intervista ad un personaggio così di spicco della televisione italiana è quello di aumentare la sensibilità verso i nostri amici, coinvolgendo la dolce Mariagiovanna, che ha un notevole spessore nell’immaginario del pubblico italiano. Oltre ad una buona dose di curiosità, considerato che personalmente l’ho sempre seguita e ammirata non solo per la professionalità ma anche per l’aspetto estetico (al pari di donne come la Monroe, la Loren e la Bellucci come lei…eternamente belle).

....

Vorrei iniziare con una piccola descrizione di te: chi sei, che cosa hai fatto, cosa fai, come vivi.

Sono… MARIAGIOVANNA; ho sempre cercato di fare qualcosa che mi piacesse nella vita e, visto che sono molto curiosa, ho preso al volo tutte le opportunità che mi capitavano! Pur studiando al severo liceo classico delle Suore Salesiane di via Dalmazia a Roma, parificato con il Giulio Cesare, non esitai a partecipare alla richiesta del settimanale “Grazia”, che cercava, fra le lettrici, 22 fotomodelle pubblicitarie! Da lì a vincere il titolo di “Cinemodella d’Europa” a Cannes, e, ormai universitaria, a portare in Rai la richiesta di partecipare al “provino per diventare annunciatrice”, il passo è stato breve. Nel frattempo, potevo riempire la TV dei caroselli che promuovevano, col mio volto, i dentifrici famosi o gli shampoo per capelli, le lacche, o i detersivi. Mi piaceva questo lavoro e, tra un esame e l’altro, cercavo anche di comprarmi qualcosa senza pesare sui miei adorati genitori, dando ripetizioni di latino! Per la verità l’altro mio sogno era fare la hostess ma, è arrivato prima il contratto con la Rai. Dagli annunci ai programmi per bambini (Il Dirigibile) o al programma di viaggi (Sereno Variabile) o Atlas Ufo Robot, oppure presentazioni di eventi come il Festival di Sanremo ecc. ecc. mi hanno fatto lavorare sempre con gioia! Il regalo più grande resta sempre l’affetto del pubblico che ancora oggi mi segue!

....

Quanti animali hai?

Amo tutti gli animali e, da bambina, ricordo ancora con affetto il mio cane Tommy, un bellissimo segugio. Ora ho due gattini da quando, la signora che vive in una villa accanto a dove abito a Tarvisio, mi telefonò preoccupata perché, pur avendo lei un cane e un gatto, si accorse che nella legnaia una gatta sconosciuta, aveva dato alla luce 6 gattini! Chiamato il veterinario, questi le disse di lasciarli tutti con la loro mamma per un mese o due, non ricordo esattamente e, nel frattempo, di chiamare tutte le amiche, per farli adottare e tranquillizzare così il suo cane e il suo gatto che si dimostravano disperati di fronte ai nuovi arrivati! Erano rimasti 2 gattini e li abbiamo adottati noi!

Preferisci una specie in particolare e perché?

Non ho preferenze, Brunilde e Sigfrido, così li abbiamo chiamati, sono due tigrati ancora un po’ selvatici, nonostante abitino da noi da 10 anni!

Che rapporto hai con i tuoi animali?

Cerco di coccolarli; vedo che qualche volta si lasciano andare e fanno le fusa felici .

....

Come li vivi?

Beh, li lascio liberi in giardino o dentro casa ma sono riuscita a farli andare nella loro cameretta per dormire! Non voglio che si addormentino magari in corridoio soprattutto perchè… essendo grigi come il pavimento, potrebbero far cadere qualcuno che inavvertitamente, la sera, potrebbe inciampare!

Chi si occupa di loro oltre te?

Sempre io, ma ho un paio di amiche che abitano vicino e che li adorano; così se non ci sono ci pensano loro e, ogni giorno, mi raccontano come stanno e cosa fanno!

Un episodio carino da raccontare e magari di contro uno che ti ha intristito?

Il rapporto con Sigfrido è un po’più difficile perché ha sempre paura di tutto ma, quando si lascia andare, è irresistibile. Inoltre lui, con un fisico asciutto e muscoloso, a modo suo “parla”… Se vuole che gli si apra la porta finestra, fa un miao lunghissimo, se vuole mangiare scuote la ciotola in terra avanti e indietro in modo da far rumore e attirare l’attenzione ed invece fa un miao particolare per le coccole. Lei, Brunilde, è diventata grassottella e, forse, è più’ coccolosa. Quando sono seduta sul divano, si lancia su di me e mi arriva fino al volto con le sue zampone, mi carezza la guancia e poi, mi fa naso naso! Nonostante questo però è cacciatrice e non capisce perché la rimprovero quando mi aspetta vicino alle sue vittime, sulla porta di casa!Topi, uccelli, lucertole, nessuno sopravvive alle sue lusinghe e ai suoi assalti.

A dire il vero si dice che questo comportamento del gatto di portare le proprie vittime ai proprietari sia un loro modo affettuoso di procurargli il cibo, considerando l’uomo un pessimo cacciatore :)
Volendo riflettere è proprio un modo per ringraziare i proprietari e prendersi cura di loro.

Un episodio che mi ha fatto disperare è capitato qualche anno fa. Nevicava quel giorno e già nel giardino c’era neve alta! Brunilde è uscita ma evidentemente, non ha saputo ritrovare la strada di casa. Forse a causa della neve… Forse non sentiva più gli odori che la portavano a casa … L’ ho cercata a lungo pensando fosse rimasta chiusa in qualche garage… ma niente! Dopo qualche mese, Sigfrido che controlla la casa e non fa avvicinare nessun gatto o altri animali, cominciò a emettere versi fortissimi, quasi a gridare, guardando fuori dalla finestra. Mi sono avvicinata e mi sono accorta che guardava un gatto uguale a Brunilde e, quando questa si avvicinò, non solo non la mandò via ma si fecero mille coccole: Brunilde era tornata, aveva ritrovato la strada di casa!

....

Che cosa pensi si possa fare per il bene dei nostri animali? Tipo zone dedicate a loro, sanità pubblica, miglioramento delle strutture private o cose simili.

Si possiamo migliorare alcune cose. Ci sono paesi come il Giappone che organizzano occasioni per stare un po’ con dei gatti, curatissismi e coccolarli; ma da noi passerà’ ancora del tempo, credo, prima che ci siano queste occasioni!

In realtà a Portici (Napoli) da poco una giovane donna amante dei gatti ha aperto un bistrot in cui puoi mangiare cose vegetariane in compagnia di 5 gatti educati e simpaticissimi che gironzolano nel locale e ti fanno compagnia mentre mangi. Io ci sono stata ed è stato molto carino, mi sembrava di essere a casa mia quando pranzo con i miei gatti.
E il tuo rapporto con il veterinario? Secondo te quanto è importante l’empatia che si può stabilire con questa figura?

Il mio veterinario è Marta Rughi che ormai li conosce, li vaccina e mi consiglia cosa fare e cosa comprare perché possano vivere anche liberi ma sicuri! Il rapporto è ottimo, ascolto i suoi consigli e li seguo con attenzione!

....

Grazie Mariagiovanna, è stato un vero piacere chiacchierare con te :)

Ciao cara IMMA ! Ora pongo io una domanda a te… Tu che animali hai?

Ho 5 splendidi gatti raccolti tutti dalla strada in pessime condizioni ma ora belli e forti ed una dolcissima ma ormai vecchierella cagnolina di nome Valentina; anche lei ex randagina trovata ormai 12 anni fa. Ognuno di loro ha una storia alle spalle che li ha caratterizzati ma tutti sono fortunatamente dolcissimi. La sera quando vado a letto fanno a gara a chi mi sta più vicino e c’è la gatta più anziana, Bettina, che puntualmente mi bacia il viso in piena notte con la sua lingua ruvida…Praticamente mi fa uno scrub quotidiano alla pelle del viso e credo seriamente di avere una pelle morbida grazie a lei :)

CHI SONO

Nota di redazione: Mariagiovanna Elmi sarà ospite di Rai 1 nella trasmissione Io e Te, condotta da Pierluigi Diaco, nella puntata in onda nel mese di agosto.

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Brittoli. Ritorna la poesia come ritorna l’emigrante… http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/08/brittoli-ritorna-la-poesia-come-ritorna-lemigrante/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/08/brittoli-ritorna-la-poesia-come-ritorna-lemigrante/#comments Mon, 08 Jul 2019 05:00:49 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30075

Ed infine l’estate! Si proprio lei! La stagione del calore che ci spoglia dei brutti pensieri. Si lei! La stagione più amata, che ci prende per mano e ci porta lontano, sulle spiagge affollate, sulle isole deserte, dove tutto è permesso, anche il pensare ardito per sfogare la mente, per lasciar posto alla fantasia e declamare poesia. Ed è così che anche noi, fautori di sogni e mercanti di emozioni, di Grafemi dal Cuore, siamo tornati, con la terza edizione del Premio Poesia “Lea e Franco Silvestri, che tanto successo ha riscosso nelle edizioni precedenti.

La struttura del concorso rimane invariata. Due sezioni:
Poesia in lingua italiana, a tema: “Il ritorno dell’emigrante”. Solo chi è partito sa cos’è la nostalgia, che cos’è quel legame che lo lega alla sua terra, alle sue genti, alle sue tradizioni. Per l’emigrante che parte è un restare per sempre dove il suo cuore batte. E poi, quell’ansia di tornare… chissà! «Se non torno è solo perché non son mai partito». E’ questo, in sintesi, l’ambito emozionale nel quale i “Poeti” potranno attingere per esprimere i loro stati d’animo. Quest’anno saremo gratificati dalla presenza fisica dei due personaggi cui il premio è dedicato. “Lea & Franco”, condivideranno con noi le emozioni che i poeti vorranno trasmetterci con le loro composizioni.
Poesia in dialetto abruzzese, a tema libero. Si intende una composizione in linguaggio dialettale non necessariamente vincolato al vernacolo canonico abruzzese. I poeti potranno concorrere in entrambe le sezioni con composizioni non eccedenti trenta (30) versi.

Le poesie (con l’indicazione di un numero di telefono e di un indirizzo postale) dovranno pervenire entro il 30 LUGLIO 2019, salvo proroga, in formato elettronico al seguente indirizzo e-mail: grafemidalcuore@gmail.com o tramite posta ordinaria al seguente indirizzo: Grafemi del cuore, via Aiavecchia n°5, contrada Cona, 65010 Brittoli (PE), recante la dicitura “Partecipazione Premio Poesia Lea e Franco Silvestri”.

Le poesie verranno sottoposte ai giudici in forma anonima, ovvero senza l’indicazione dei nomi degli autori. La serata di premiazione avverrà la sera del 14 Agosto nella splendida cornice di Piazza Sant’Antonio, la cui facciata medievale del palazzo baronale, restaurata recentemente, si staglia su un panorama mozzafiato.

Ed allora al lavoro Poeti e Poetesse senza frontiere!

Brittoli di notte (foto di M. Caramia)

NOTIZIE SUL PREMIO:
Franco Silvestri, incarna il sogno realizzato di ogni emigrante. Nel 1953, lascia il suo amato Brittoli, una piccola comunità rurale dell’entroterra pescarese, per emigrare, dopo una breve parentesi romana, in Canada. Qui, grazie alla sua lungimiranza ed intraprendenza imprenditoriale, dà avvio ad una serie di investimenti nel settore edile che preludono alla creazione di un vero e proprio impero economico. Il merito del suo successo va senz’altro attribuito anche a una grande donna, moglie e madre esemplare dei suoi figli, la Signora Lea Salvatore, anch’essa di Brittoli. Insignito del Cavalierato della Repubblica Italiana, Franco Silvestri, detto “l’Americano”, si è sempre distinto per opere di beneficenza e mecenatismo per iniziative socio-culturali. Questo evento, ideato ed organizzato da “Grafemi Dal Cuore” con il patrocinio del Comune di Brittoli, vuole essere un omaggio mediato nel tempo ad una coppia di emigranti di successo che ha saputo mantenere stretti legami con la gente ed il luogo d’origine.

PREMIAZIONI:
– La graduatoria dei vincitori verrà stilata sulla base della media dei voti attribuiti, separatamente, dai membri della commissione a loro insindacabile giudizio.
– Verranno premiati i primi tre posti di ogni sezione con trofei e/o targhe;
– A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione su pergamena. Gli attestati e i premi dei poeti che non potranno essere presenti alla cerimonia di premiazione verranno spediti per posta, ovvero potranno essere ritirati da persona delegata.

CONTATTI:
e-mail: grafemidalcuore@gmail.com
FB: Grafemi Dal Cuore
cell: 3391171470 (Valentino), 3337002397 (Marica)

Brittoli (foto di M. Caramia)

MODULO DI PARTECIPAZIONE:

II/La_ sottoscritto/a _____________________________________
nat___ il____________________a _________________________
residente a_____________________________ Cap. ____________
via ___________________________________________ n° _____
e-mail _________________________________________________
tel._______________________ cell._________________________

CHIEDE DI PARTECIPARE

alla terza edizione del “Premio di Poesia Lea & Franco Silvestri”, con il seguente componimento: titolo della poesia:
______________________________________

Il/La sottoscritto/a dichiara inoltre:
– di accettare e rispettare tutte le norme del regolamento del bando, di cui attesta di avere preso completa conoscenza;
– che la poesia con cui partecipa al Premio è di propria personale composizione.
– che l’eventuale sua pubblicazione da parte del Comitato Promotore non violerà diritti di terzi, sollevando il Comitato stesso da danni e spese che potrebbero derivarne;
– di autorizzare il trattamento dei dati personali unicamente per i fini e gli scopi connessi allo svolgimento del concorso. In qualsiasi momento potrò richiedere per iscritto la cancellazione dei dati dal database gestito dal Comitato (D. lgs. 196 del 30 giugno 2003).

Articolo di Marica Caramia e Valentino Di Persio

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Viva la moda! Le nuove tendenze, i bikini per quest’estate. Una speciale intervista a Cristina Grillo. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/03/viva-la-moda-le-nuove-tendenze-i-bikini-per-questestate-una-speciale-intervista-a-cristina-grillo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/03/viva-la-moda-le-nuove-tendenze-i-bikini-per-questestate-una-speciale-intervista-a-cristina-grillo/#comments Wed, 03 Jul 2019 05:00:33 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29880

Una bellissima fotografia di Cristina Grillo con due suoi cani, che adora, come racconta durante l’intervista. Gli animali sono la sua passione, oltre alla moda.

Oggi parliamo di moda, un argomento gioioso, interessante, colorato come l’estate. La moda è arte, la moda è stile, la moda è imparare a volersi bene concedendosi ogni tanto qualcosa che sia diverso, al di fuori della routine quotidiana: un acquisto soltanto per noi che pensiamo spesso agli altri. Anche …troppo spesso.

Il top dei bikini è color oro, il sole sul vostro corpo: come questi che vedete nella fotografia. Modelli, stoffa e una tonalità molto elegante, ancor di più accostata al nero.

Per questo motivo ho intervistato per voi Cristina Grillo, che di moda se ne intende perchè è il suo lavoro, la sua passione, una maniera per aiutare le altre donne a sentirsi belle. Di fuori e di dentro. Infatti lei ha capito che se indossi un capo che ti piace, che ti rallegra, che ti fa sentire diversa e persino più bella, anche il tuo cuore si rallegra, il tuo umore migliora; colorandosi di tinte e sfumature variopinte. Cristina Grillo ha deciso pertanto di concentrarsi non soltanto su un unico marchio ma piuttosto su più produttori e negozi; e anche sui social, per offrire a tutti, uomini e donne, una vasta gamma di scelte nel campo dell’abbigliamento.

Signora Grillo, ci racconti in che cosa consiste la sua attività, che varia da settore a settore.

Innanzitutto la ringrazio per avermi dato questa opportunità di un’intervista con Lei, che mi lusinga. Parlando del mio lavoro sì, è vero, varia da settore a settore anche se tra loro sono tutti collegati. Io mi occupo di abbigliamento ed esattamente di sovrapproduzioni aziendali: significa che non bado alle quantità che un’azienda ha da commercializzare. Questo mi permette di poter abbassare i prezzi al cliente finale perché acquistando una mole importante di capi ho anche dei prezzi molto più convenienti ed è per questo che riesco ad uscire in vendita con merce di stagione ad un prezzo abbattuto già del 50%. L’altro mio settore sono i bikini…ma ne parleremo più avanti.

Interessante! Lei ha citato Instagram. Questo tipo di visibilità virtuale è utile per il commercio? Si possono fare vendite importanti a livello economico? E come si svolge? Lo spieghi… a noi profani.

Beh, non vi chiamerei proprio profani perché oggi il social è arrivato a tutti, sicuramente Instagram è considerato ed è ad oggi il portale più potente che ci sia, anche per quanto riguarda le vendite è un portale fondamentale perché c’è un business social veramente rilevante e sicuramente Instagram è al primo posto; la gente forse lo preferisce a Facebook perché Instagram è più compatto, più diretto, meno dispersivo. Anche per acquistare, i passaggi sono veramente veloci, così il cliente finalizza subito l’acquisto senza dover retrocedere magari perché risulta complesso, io personalmente sui social lavoro molto con la mia linea di bikini la Biki Bikini nome Instagram @bikibranzbikini, la gente ci segue molto e devo dire che ho molte soddisfazioni anche sulle vendite; vero è che siamo anche molto concorrenziali sui prezzi dando un prodotto alto ad un prezzo molto accessibile, pur essendo la @bikibranzbikini una pagina più stagionale in quanto inizia a diventare attiva più o meno da maggio e termina a settembre. Quindi direi che siamo in procinto di un buon risveglio.

Un altro colore di gran moda che dona a tutte le donne e sta benissimo con l’abbronzatura.

Qual è la differenza fra Brand e Marchio?

In teoria nessuna perché Brand e Marchio sono solo due sinonimi, anche se a volte nel nostro linguaggio usiamo la parola Brand per ditte di media/alta importanza e Marchio per ditte di importanza maggiore, come per esempio un Brand può essere Pinko mentre Marchio può essere Gucci: ma sono linguaggi più usati all’interno del nostro lavoro per distinguere velocemente le due cose perché in realtà alla fine una reale differenza nelle due parole non c’è.

Siamo in estate. La scelta più difficile per noi donne è quella del bikini. Che cosa suggerisce alle indecise dell’ultimo momento che non sanno dove acquistare quello più adatto al loro fisico, assillate dalla paura che niente stia loro bene?

Ovviamente @bikibranzbikini (sorrido)

Lei si occupa solo di abbigliamento o anche di calzature e accessori vari? Per uomo e donna o solo per donne? E per i giovani?

Mi occupo di tutto, uomo donna bambino (di tutte le fascie di età), calzature e accessori, il mio lavoro ruota a 360 gradi intorno all’emisfero abbigliamento.

Sempre in viaggio con stile. Buone vacanze a tutti!

La moda classica, quella che non tramonta mai, per esempio il tipico abito a giacca, con la camicetta di seta bianca, rimangono un punto fermo per chi vuole essere sempre elegante in ogni occasione?

Assolutamente SI !!! Intramontabili , non a caso in questo per tutti Chanel è un istituzione.

Abito sopra il ginocchio o sotto il ginocchio? E’ vero che i vestiti troppo corti possono diventare volgari? Quale è il confine da non superare nel campo della moda?

Non cè una lunghezza per evitare di scendere nel volgare, tutto dipende da come un capo viene indossato, la femminilità e l’eleganza del corpo sono qualcosa che definiscono un punto di arrivo per potersi permettere anche di osare. Spesso in questo può aiutare un buon corso di portamento che non sempre necessita di frequentare per diventare delle modelle ma spesso anzi spessissimo viene frequentato proprio alla fine di prendere padronanza del nostro corpo. E’ un corso che consiglio a tutte.
Mia sorella Maristella (non voglio far pubblicità, ma solo per prenderne spunto) con la sua scuola di portamento la Marimodels insegna a tantissime ragazze e donne di svariate età ad avere un rapporto ed una sicurezza con il proprio corpo che io ritengo meraviglioso: perché quando una donna è sicura di sè può permettersi di osare senza scendere nel volgare. Quindi le lunghezze di un abito possono passare in secondo piano ….(anche se l’eleganza di un sottoginocchio o di un abito lungo credo siano indiscutibili).

Su che cosa basa la sua scelta dei prodotti da commercializzare?

Sicuramente la prima ricerca che viene fatta è su quale sarà la tendenza, poi a seguire si ruota su tutto il resto, quindi tutta l’altra fascia di persone che seguono la moda ma in maniera non ossessiva: e l’eleganza e la semplicità diventano la parola d’ordine.

Ancora un’immagine della bellissima Cristina Grillo

Ci parli di lei, Cristina. E’sposata, ha figli, dove abita? Ho già intervistato sua sorella, Maristella Grillo, della Marimodels.it. Ci ha parlato della vostra bellissima famiglia. Ma vorrei sapere qualcosa in più su di Lei, di voi.

(Sorrido) parlare di me …. Andrebbe chiesto ad altri, mi definiscono un fiume in piena, un uragano una stakanovista una donna leale e forte, non sono sposata ma convivo da 18 anni; abito nella meravigliosa cornice di Castel Gandolfo e sono una grande amante degli animali, sono vegetariana con un buon inizio al veganismo. Oltre all’amore verso esseri senzieti bisogna prendere atto del nostro ecosistema e salvarlo …. Scendo in campo in prima linea per la tutela degli animali e spesso divento la voce di chi non ha la voce. Se dovessi descrivere Cristina la descriverei con il mio stesso stato Whatsapp perché realmente sono io….Sei incredibile sai…Ti credi più forte del mondo però … non ti perdoni mai gli sbagli, ti guardi con lo sguardo severo, sei orgogliosa, hai quell’ironia che taglia le persone in due, ti fai odiare se vuoi è un gioco da ragazzi per te; ma sai amare da morire, sai farti consumare perché tu dai l’anima ma pretendi altrettanto. Ti piace la schiettezza, la sincerità, ti piacciono le persone che ti dicono la verità in faccia e ti difendono alle spalle. Sei fatta per stare con i più coraggiosi, non sei fatta per stare con chiunque, sei per quelli che non hanno paura di farsi male, quelli che davanti a una come te invece di andarsene ti prendono per mano sapendo il loro rischio….

Questa sono io! E della mia famiglia che dire…SEMPLICEMENTE UNA FAMIGLIA STUPENDA , una famiglia piena di valori, principi e rispetto verso il prossimo (anime nobili).

Per se stessa sceglie quello che le piace o segue sempre la moda?

Senza dubbio quello che mi piace.

Quali saranno i colori per la prossima stagione autunno-inverno? Quali i tessuti? Ci sono novità in vista anche per le calzature?

Per l’inverno 2020, è richiesto molto colore e tante eco pellicce, ormai bisogna iniziare ad ascoltare anche il nostro ecosistema e le pellicce vere sono sempre più abolite ed io ne sono felice, c’è un notevole richiamo anche alla moda anni ’70; così anche per le scarpe. Tanto tanto colore e tanti tacchi alti.

Pure le borse e le calzature sono importanti per completare un look, anche il più sportivo. Oltre a certi particolari che danno un tocco di eleganza ai pantaloni più semplici, come la catena e i bottoni dorati in questa fotografia.

Una nota dolente…riguarda i prezzi. Per essere eleganti si deve spendere molto o ci sono abiti per tutti i portafogli? Essere curati è un dovere a cui non ci si deve mai sottrarre, per se stessi e per gli altri. Come possiamo quindi combinare il piacere di sentirci sempre a nostro agio, di concederci qualche spesa in più, senza però investire una fortuna?

Vestirsi IN OUT (sorriso) vestire con cura non necessariamente richiede grande spesa economica, il più delle volte dipende dal gusto personale, dalla molta classe …che si ha; però si può imparare a curarsi spendendo poco, scegliendo i negozi che seguono la moda, seguono le esigenze dei portafogli come faccio io….

Concluda Lei questa intervista aggiungendo una frase o altri due aggettivi a quelli che le propongo: la moda è creatività, benessere, conformarsi oppure distinguersi. E poi….

E’ arte e passione!!!

Una foto molto significativa che compendia il pensiero di Cristina Grillo sulla moda che, come definisce alla fine dell’intervista, è arte e passione. Non solo, come lei stessa mi ha detto: “l’eleganza non è strettamente legata ad una camicia di seta bianca ma è qualcosa che si ha al di là del capo di abbigliamento, innata in noi…|Se si è elevati nell’anima anche una scarpa da ballerina è un tutù diventano sublimi.”

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Nota di redazione: Il cofanetto magico è non profit per cui non ha inserti ed introiti pubblicitari. Gli articoli pubblicati sono a titolo gratuito, per libera scelta dei giornalisti che ci collaborano, basati sul vero interesse nel tema trattato e nelle persone intervistate.

Proibita la riproduzione del testo e delle fotografie, ricevute gentilmente in concessione per la pubblicazione da Cristina Grillo, senza citare l’autore e la fonte di provenienza.
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Editoriale di luglio e agosto. La creatività è il Creatore. Si chiama Dio. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/01/editoriale-di-luglio-e-agosto-la-creativita-e-il-creatore-si-chiama-dio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/07/01/editoriale-di-luglio-e-agosto-la-creativita-e-il-creatore-si-chiama-dio/#comments Mon, 01 Jul 2019 06:00:18 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29909

Sudafrica 2018. Foto di Maria Cristina Giongo. La natura, la flora, la fauna, sono un tripudio di colori inimitabili, fantastici!

Ogni tanto rivolgo una preghiera di ringraziamento a Dio, la mente geniale che ha ideato la meravigliosa natura in cui viviamo. Dove ogni cosa è stata “pensata“ in ogni minimo particolare. Dalle piante agli animali, all’emisfero celeste, dove ognuno ha un suo motivo di esistere, di svilupparsi; una sua funzione vitale, riproduttiva, incantevole. Miracolosa.

Sudafrica 2018. Le caratteristiche strisce bianche e nere del manto della zebra sono diverse in ogni individuo, proprio come l’impronta digitale dell’uomo; questa incredibile particolarità ha permesso agli studiosi di distinguere ogni singolo soggetto da centinaia di altri individui del tutto simili ma non perfettamente uguali. I ricercatori che monitorizzano le specie in via di estinzione utilizzano la diversità delle strisce di ogni soggetto proprio come un codice a barre. Foto di Maria Cristina Giongo

Non finirei mai di leggere libri sulla natura, di vedere documentari che ne esprimono la bellezza, affascinata da tanta perfezione; sino a commuovermi davanti ai fiori, ai tramonti infuocati e al “silenzio immobile” delle albe dorate. Ad animali che cambiano il loro colore per adattarsi all’ambiente in cui vivono e persino le loro abitudini. E’ proprio vero che la creatività è il Creatore. Non ricordo più dove ho letto questa frase o chi l’abbia pronunciata per primo, ma è profondamente esatta: confermata da tutto ciò che ci circonda.

Anche per Il Cofanetto magico ho scritto articoli sui miracoli in natura, come per esempio sulla rana che annulla quasi il battito del suo cuore d’inverno, congelandosi e poi scongelandosi in primavera. Su mamma polipo che per far vivere i suoi piccoli arriva a non mangiare più e a perdere le energie a tal punto da morire. E sull’orca marina che porta sul naso il suo piccino senza vita per tenerlo ancora un po’ fuori dall’acqua quasi con la speranza di rianimarlo; mentre le sue compagne girano in circolo attorno a lei, sotto la luna, in un commovente accompagnamento di dolore e rielaborazione del lutto.
Cliccate su questo link per leggerlo e vedere il video.

E poi i Triops, incredibili minuscoli crostacei preistorici, le cui microscopiche uova possono rimanere per centinaia di anni in un terreno secco, ovunque, trasportate dal vento: ma se e quando piove si dischiudono. Tanto tempo fa scrissi un articolo su questi animaletti misteriosi per il settimanale OGGI, del gruppo Rizzoli, che ebbe un grande successo; parecchi ignoravano la loro esistenza. Io stessa allevai i piccoli, mettendo le uova che avevo conservato per mesi, al secco, chiuse in una bustina di plastica, in una bacinella d’acqua, dopo averle posate sul fondo della sabbia, sotto ad una luce. Non credevo che potesse avvenire il miracolo; eppure avvenne.

I Triops vivono soltanto 50 giorni ma poco prima di morire avvertono che sta arrivando la loro fine e quindi a loro volta…depongono le uova. Il tutto nel giro di 24 ore; poi si esibiscono in uno strano balletto, a volte compongono disegni sulla sabbia indi ricadono sul fondo ,morti stecchiti.
Cliccate su questo link per leggere il mio articolo su Oggi.

Eindhoven (Paesi Bassi), maggio 2019. Foto di Maria Cristina Giongo

Ora sto osservando una famiglia di oche; quando sono nati i loro pulcini il padre e la madre li hanno subito accompagnati in una “piccola piscina d’acqua” ai bordi di un campo, ancora troppo piccoli per nuotare in quella del laghetto (foto qui sopra) Lì hanno potuto subito abbeverarsi, sotto gli occhi vigili della mamma, che con il suo corpo chiudeva l’uscita. Poi li hanno seguiti, giorno dopo giorno, nel loro processo di crescita. Senza mai abbandonarli un attimo.

Mamma oca stava spesso accovacciata per accogliere sotto le ali quelli che ancora non se la sentivano di affrontare il mondo circostante; il padre, sempre vigile e protettivo, seguiva i più temerari che invece volevano esplorare il terreno. Senza paura dell’uomo, addirittura riposandosi davanti alle case abitate. Soltanto quando qualcuno si avvicinava troppo alla nidiata allora prendeva la rincorsa correndo nella sua direzione, soffiando ed emettendo un suono intimidatorio. Un chiaro avvertimento di non valicare quel confine e di lasciare in pace la sua famigliola!

Eindhoven (Olanda), giugno 2019. Foto Maria Cristina Giongo

Ogni giorno attraversavano il sentiero adiacente in fila indiana; un sentiero dove passano biciclette, pedoni, cani con i loro padroni. A questo punto il padre… bloccava il traffico mettendosi nel mezzo; e tutti si fermavano per far passare la mamma con i suoi piccoli. Quanto amore ho visto in quelle creature, quanta attenzione per i loro pulcini!

In questi momenti penso spesso ai tanti e terribili casi di padri che massacrano i loro figli di botte; i mesi scorsi ne sono accaduti tanti…Maltrattamenti, vere e proprie torture, dove genitori criminali arrivano a bruciare i piedini dei loro bimbi, a spaccargli il fegato a furia di botte, a rompergli le ossa. Sovente anche le madri. Allora piango; piango veramente e mi chiedo perchè Dio ha pensato di “abbellire” la perfetta opera del creato forgiando anche l’uomo. Forse per donarla ad un essere che avrebbe potuto goderne, gioirne in pieno?

Non dimentichiamo che gli animali quando uccidono non lo fanno per cattiveria: ma per sopravvivere, per nutrirsi, non avendo altro mezzo per procurarsi il cibo. E quando sono sazi, non riprendono la caccia. Gli animali sono amici fedeli; e curano i loro cuccioli con amore.

Sudafrica, gennaio 2018. Un pezzo di mondo che ti fa capire in pieno la bellezza del creato, nella sua “complessa semplicità”; perfetta, bellissima! Foto di Maria Cristina Giongo

Noi uomini stiamo sempre più perdendo l’anima ed il cervello, che Dio ci ha infuso per completare la sua opera e renderci felici. Ma che cosa non ha funzionato?

Se Dio esiste (come spero e credo ogni volta che osservo la natura nella sua interezza e bellezza), si starà chiedendo la stessa cosa. Forse ha sbagliato dandoci il libero arbitrio, sta a dire la possibilità di scegliere fra il bene ed il male. Allora…torniamo a scegliere il bene, ritrovando la nostra anima persa, il cuore, la bontà, la generosità, la solidarietà verso i nostri simili.

Avete mai visto un cane che salva un altro cane o un gatto feriti sull’autostrada? Io sì. Corre verso di lui, incurante delle auto che passano e lo trascina sino al ciglio della strada, sedendosi accanto ad esso in attesa di soccorsi. Loro conoscono il senso della pietà, molto più degli uomini.

Sudafrica. Foto di Maria Cristina Giongo. Tutti gli animali sono belli, anche…i più brutti. Ed hanno un loro senso di esistere in natura.

In Sudafrica ho assistito ad una scena che da una parte mi ha fatto male, dall’altra mi ha commossa. Tre ghepardi affamati guidati dalla madre hanno assalito un gruppo di antilopi; la mamma velocissima ne ha preso uno uccidendolo all’istante; poi lo ha offerto ai suoi piccoli per sfamarli, mangiando per ultima. Io ho chiuso gli occhi nel momento in cui avevo intuito quello che sarebbe accaduto.

Quando mio marito ha detto che potevo riaprirli ho guardato in alto e ho visto che tutte le altre bestie (che erano fuggite all’arrivo dei ghepardi) si erano raccolte in cima alla collina e guardavano giù, dove era accaduto il fatto; immobili, in fila: la giraffa, un rinoceronte, delle zebre…
Sembrava che volessero dare l’estremo saluto alla povera antilope, quasi un funerale in suo onore. Poi piano piano ognuno di essi ha ripreso la sua strada, in un silenzio assoluto mai “sentito” prima.

Cerchiamo di ritrovare la semplicità e la purezza di cui si nutre la natura; e soprattutto diamoci da fare affinchè non muoia, a causa dell’inquinamento, del surriscadamento del pianeta, della caccia smodata e comunque, sempre crudele.

Guardate che bel cielo stellato ho visto in Sudafrica, in una luce ancora viva che aveva reso il passaggio fra il giorno e la notte quasi una magia, uno spettacolo imperdibile!

Gennaio 2018. Sudafrica. Addo Elephant National Park. Foto di Maria Cristina Giongo. Fra il cielo e la terra. Un cammino sempre in salita.

Nell’augurarvi una felice vacanza, vi lascio con…il compito di leggere tanti libri sulle bellezze della natura e soprattutto di godervela in pieno, quest’estate. A volte basta stendersi sotto ad un albero in una giornata di sole, in un campo di fiori, avvolti dal profumo dell’erba e della terra muschiata per sentirsi di colpo bene, sereni, rilassati, in pace con se stessi e con il mondo. Senza più aver bisogno di vacanze lussuose, discoteche, telefonini, computer, stimoli compulsivi.

Felice vacanza anche ai miei adorati redattori e collaboratori del Cofanetto magico!

A voi tutti, carissimi lettori, cofanetti magici, un abbraccio dalla vostra, come sempre vostra affezionatissima

Maria Cristina Giongo
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Redazione e collaboratori:

Imma Paone
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Direzione:
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Assistenza tecnica:
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Considerazioni di giugno, ossia “Il traguardo” http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/27/poesia-di-giugno-il-traguardo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/27/poesia-di-giugno-il-traguardo/#comments Thu, 27 Jun 2019 06:00:26 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29821 20190515_180303

 

Amici del «Cofanetto Magico»,
mentre Alessandro Petacchi farfugliava, vittima d’una misconoscenza a dir poco plenaria, seriale e terminale della lingua nostrana; mentre Andrea De Luca, con la sua proverbiale incapacità di mettere in croce anche solo due parole, riusciva (paradossalmente) a mettere in croce tutto l’italiano; e mentre Fabio Genovesi lodava a ciclo continuo i paesaggi toscani, il campione olimpico Elia Viviani perdeva a tavolino, il 13 maggio scorso, la terza tappa del Giro d’Italia.


 

20190515_180212

Gino Bartali

 

Ma il ciclismo, cari lettori, non è soltanto il nobile sport di Bartali e Froome, od un mero programma televisivo come il Giro d’Italia, per l’appunto, e il Tour de France. No, è anche una metafora della vita: a dimostrarlo chiaramente, contribuisce una serie nutrita di frasi celebri, fra cui spiccano senz’altro quella di Elias Canetti (“Corridore: non tollera ombre sulla propria ombra”) e quella di Vasco Pratolini (“I corridori ritardatari, anime dannate che Dante si dimenticò di cantare”); frasi, naturalmente, molto più belle e significative della poesiola striminzita che vi propongo qui di seguito.

 

IL TRAGUARDO

I cerchioni nel grano
di una bici caduta.
Anzi no: scagliata via.

E mentre il traguardo
straguardo da lontano,
mi dico a pugni stretti:
«La fede è più fragile
persino della vita».

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

Avvertenze:
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La Guerra dei Mondi http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/18/la-guerra-dei-mondi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/18/la-guerra-dei-mondi/#comments Tue, 18 Jun 2019 05:00:11 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29986

Il 30 ottobre del 1938 la CBS, tra le maggiori emittenti radiofoniche statunitensi, trasmise uno sceneggiato radiofonico ispirato ad un romanzo di fantascienza. Scritto e interpretato da Orson Welles è rimasto famoso per avere scatenato il panico, attraverso la descrizione di una finta invasione aliena. Il programma, pur preceduto e seguito da avvisi che chiarivano bene trattarsi di una “fiction”, simulava una serie di edizioni speciali di notiziario, che andavano ad interrompere un normale palinsesto, per fornire presunte informazioni in diretta sull’atterraggio di bellicose astronavi marziane.
I risultati andarono molto oltre le intenzioni degli autori (che, tra l’altro, erano convinti che fosse un copione piuttosto noioso e si decisero a trasmetterlo solo per mancanza di altro materiale pronto) che comunque dichiararono, in seguito, di non aver avuto obiettivi diversi da quello di fare della normale fiction radiofonica: né scherzo, dunque, né tantomeno esperimento sociologico.
Ciò che provocò una vera e propria ondata di terrore va cercato nella verosimiglianza della rappresentazione, e soprattutto nella autorevolezza della fonte.

In quegli anni la radio era praticamente lo strumento unico e ufficiale per la diffusione di notizie e dunque la sua autorevolezza era indiscutibile e indiscussa e la sua reputazione immacolata. Almeno fino a quel momento.
La scoperta, a danno ormai fatto, che si trattasse in sostanza di una specie di ben architettato (pur se appunto involontario o meglio “preterintenzionale”) scherzo radiofonico, fu talmente bruciante per la credibilità stessa della radio che quando tre anni dopo, il 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese sferrò l’attacco a sorpresa alla base navale statunitense di Pearl Harbor, molti americani pensarono ad un nuovo scherzo di pessimo gusto.

Reputazione, autorevolezza e qualità, sono i tre elementi che spiegano come fu possibile far credere a qualche milione di Americani di essere sotto attacco marziano.

A cadenza periodica mi imbatto, nella condivisione social di una specie di barzelletta camuffata da notizia. Vi si asserisce che sta per diventare legge, l’obbligo per tutti i cittadini di ospitare in casa un migrante. Mi ci farei ogni volta una bella risata, se non altro leggendo i nomi dei presunti deputati firmatari: Alvaro Viziali e Norris Chuck. Invece non solo chi ha condiviso il link magari si premura di sottolineare “…lo dice la legge, mica io” dimostrando in qualche modo di crederci, ma, ovviamente, ad ogni pubblicazione si scatenano sempre i soliti velenosi commenti, segnale, a mio parere, di un malessere sempre più diffuso.

Questa e altre sciocchezze, vengono periodicamente ripescate dal cybervuoto cosmico, e vivono luminose fiammate di notorietà. E io ogni volta mi domando: dove sono finite, la reputazione, l’autorevolezza e la qualità che rendono credibile una notizia? Che autorevolezza ha un link condiviso su facebook? Che reputazione ha chi lo condivide? Che qualità c’è in quello che viene riportato e in come è stato scritto?

Questo è a mio parere il vero danno perpetrato dai social. Chiunque può scrivere qualunque cosa e troverà qualcuno che non solo sia disposto a credergli, ma addirittura a farsene garante; perché non va dimenticato che è questo ciò che si fa quando si condivide un contenuto sulla propria bacheca: si garantisce con la propria reputazione (nome, cognome e “storia” personale) che quello che abbiamo condiviso noi lo riteniamo degno di attenzione.

Ecco perché la cosa non smette di sconcertarmi. Perché ormai il fenomeno è dilagato e riguarda anche dei contatti, anzi persone, che d’impulso avrei considerato immuni.
Ed ecco perché ogni volta mi impegno a dire la mia. E quando mi sento rispondere che “sì, magari non sarò vero però io comunque sono d’accordo e dunque non correggo e non cancello”, allora pur se malvolentieri mi rassegno alla ben magra consolazione di eliminare il contatto dall’elenco dei miei “amici”.

Come è possibile che in tanti accettino con entusiasmo di diventare artefici quando non addirittura vittime (consapevoli?) di un comportamento che è anche un vero e proprio reato, previsto da uno specifico articolo del codice penale?

Scene tratte dai film “Mars Attacks!” e “E.T. l’Extra Terrestre”

La “Guerra dei Mondi”, narrata in un romanzo del 1897 da Herbert George Wells e trasformata in sceneggiato radiofonico dal quasi omonimo Orson Welles, poi ripresa in numerosi film Hollywoodiani di successo, è oggi più che mai attuale.
Ma i Marziani non ci invadono arrivando dallo spazio. Sono già tra noi. E temo che questa “guerra al buonsenso” la stiano vincendo.

Links di riferimento:
https://it.wikipedia.org/wiki/La_guerra_dei_mondi
http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-661-codice-penale-abuso-della-credulit-a-a-popolare.html

Paolo Pagnini
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“L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo”…la recensione. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/08/lammidia-storie-di-streghe-dabruzzo-la-recensione/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/08/lammidia-storie-di-streghe-dabruzzo-la-recensione/#comments Sat, 08 Jun 2019 05:00:29 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29944

Nell’aprile 2019 si è affacciato al mondo dell’editoria un curioso libro intitolato “L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo”. Ora penserete che io sia qui a scrivervi quanto questo sia bello, che è il mio libro preferito, che non potrete viverne senza… ed invece vi stupirò: non l’ho ancora letto!
In realtà non l’ho letto perché volevano regalarmelo e con l’allungarsi dei tempi ho notato che, anche volendolo comprare, on-line era già terminato. Quindi voglio proporvi una recensione al buio, se così si può dire, esponendovi quello che mi ha spinta a volerlo tenere in cima alla pila dei libri che ho sul comodino.
Le motivazioni sono prettamente due: la 1) è che il 2 giugno ho assistito ad una delle sue presentazioni (si, ‘presentazioni’ al plurale perché sono tante in giro per il nostro bel paese) e 2) uno degli autori partecipanti è nientepopodimeno che Valentino Di Persio un nostro caro redattore de Il Cofanetto Magico.
Ma procediamo per gradi.

Come dicevo al primo punto, il 2 giugno ho avuto la fortuna di assistere agli Stati Generali Tabula Fati & Solfanelli, a Sannicandro di Bari presso il Kief Book Cafè. Un evento organizzato dal Prof. Daniele Giancane con la presenza dello stesso editore Marco Solfanelli e di protagonisti della cultura pugliese e abruzzese.
In questa occasione ho ascoltato con interesse l’intervista a David Ferrante, il curatore de L’Ammidia.
Ha spiegato come il titolo è riferito all’invidia o al malocchio, in dialetto abruzzese, e che il volume raccoglie quelle che sono fiabe, leggende, credenze, riti di magia agreste, legati alle streghe e magare abruzzesi ed anche a casi riferiti all’inquisizione. Un libro che sembra dedicato ad un pubblico ristretto ma che invece, coraggioso, sfonda la modernità galoppante e riporta alla mente i ricordi di quelle che sono le tradizioni, le usanze tipiche e il patrimonio di una cultura sempre viva e mai scontata.

Una collettanea di 17 racconti ispirati a storie vere tramandate sia della tradizione orale che da quella scritta, narrati ed anche romanzati da 17 autori come: David Ferrante, Rosetta Clissa, Gabriele Di Camillo e Valentino di Persio che erano presenti alla giornata culturale ed altri come: Fiorella Borin, Maria Elena Cialente, Marina Ciancetta, Adriana Comaschi, Daniela D’Alimonte, Carla Dolazza, Mariaester Graziano, Cristina Mosca, Anna Maria Pierdomenico, Gino Primavera, Flora Amelia Suárez Cárdenas, Patrizia Tocci e Lucia Vaccarella.
Ora capirete come, una ragazza come me, amante della storia, della cultura e soprattutto delle tradizioni popolari, anche se pugliese, si è voluta sporgere all’interno di queste pagine con rispetto e sperando di ritrovare punti in comune nel folklore di queste diverse regioni. E poi la bellissima copertina creata da Alba Carafa … esprime con grande inventiva e con tanti colori un mondo che vien sempre legato alle tetre tinte; una strega, ripresa di spalle, con vesti sgualcite, si muove verso un tipico skyline abruzzese con il suo bastone in mano.

Nella foto in alto io, Marica Caramia, con Valentino Di Persio e David Ferrante e in basso con Rosetta Clissa

Al secondo punto, Valentino di Persio che ritroviamo qui dopo la pubblicazione del suo romanzo “L’angelo di Bucarest” (clicca qui per leggerne la recensione).

Valentino, cosa ha significato per te partecipare alla stesura di questo libro, a 34 mani?

Per principio, non credo alla casualità. Da qualche tempo sono portato a credere che tutto avviene secondo un disegno preordinato. Il giorno prima del post col quale David Ferrante rendeva partecipi gli autori del progetto, avevo già cominciato a scrivere sulla mia strega. Premonizione ? Forse. Fatto sta che il giorno successivo, il mio racconto era già tra le mani del curatore della collettanea. Quindi la mia è stata una partecipazione preannunciata da una intuizione.

Quando ti hanno riferito che le “streghe d’Abruzzo” erano la tematica principale del volume, c’è stata una immagine o un episodio che ti ha riportato alla tua infanzia?

Beh, si. Da bambino mi piaceva ascoltare i discorsi che i grandi facevano attorno al focolare nelle serate d’inverno. Narravano, prevalentemente, di lupi mannari, di fantasmi, di streghe e di stregoni. Io ascoltavo facendo finta di dormire su una piccola panca. Tremavo dalla paura, ma non lo davo a vedere. Chiedevo poi chiarimenti a mia madre, la quale puntualmente sdrammatizzava con un’alzata di spalle: sono solo chiacchiere per passare il tempo, mi diceva, stringendomi sul suo seno.

La tua storia si intitola “Olinda, la strega innamorata”,ma dimmi… E’ realmente esistita? E cosa puoi dirci su di lei senza spoilerarci il finale del racconto?

Olinda è il nome fittizio della mia strega. Nella realtà aveva un nome simile. Di lei ho un ricordo positivo, anche se non l’ho mai conosciuta di persona. Il contadino che nel racconto è ricorso a lei, era mio padre.

La prima pagina del racconto su Olinda di Valentino Di Persio, tratto da L’Ammidia

Perché gli appassionati della lettura dovrebbero comprare “L’Ammidia”?

Perché questo libro racchiude aneddoti legati alla nostra cultura, meritevoli di essere affidati ai posteri. Sono racconti sopravvissuti nel tempo grazie al tramando orale, ma destinati, altrimenti, a passare nell’oblio. L’Ammidia è un libro da conservare. E’ una specie di vademecum contro il malocchio, cui nessuno crede più, ma chissà! Forse esiste ancora.

Marica Caramia
CHI SONO

Informazioni sul libro:
Editore: Edizioni Tabula Fati
Anno edizione: 2019
Formato: Tascabile
Pagine: 184 p.
ISBN: 9788874757299
link utile: http://www.streghedabruzzo.it/

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