Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Sun, 18 Feb 2018 05:00:37 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.19 “Oh, Vita!” – le due anime di un disco e le mille anime di un artista. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/18/oh-vita-le-due-anime-di-un-disco-e-le-mille-anime-di-un-artista/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/18/oh-vita-le-due-anime-di-un-disco-e-le-mille-anime-di-un-artista/#comments Sun, 18 Feb 2018 05:00:37 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27827

La mattina del 1° dicembre 2017 ho fatto un gesto antico, che non facevo, appunto, da svariati decenni.
Sono uscito di casa e sono andato a comprare il nuovo LP di Jovanotti. Non è una svista, ho scritto LP (sigla di Long Playing), perché l’album l’ho comprato proprio in vinile. Insomma, ho comprato il disco, doppio, e sono tornato a casa per ascoltarlo, tenendo in mano la busta coi testi.
Si è trattato, appunto, di un gesto antico, anche se in realtà, un primo ascolto, con un salto in avanti all’oggi, me l’ero già concesso, grazie alla tecnologia dello streaming, pochissimi minuti dopo la “pubblicazione”, più o meno, a mezzanotte e cinque…
Insomma, questa cosa di mescolare antico e moderno, mi ha proprio affascinato, anche perché, per per fortuna, vivo in una casa che mi permette di non dover badare troppo agli orari e al volume audio. Ma non affascina solo me, se è vero che un breve video in cui metto il disco sul piatto e che ho pubblicato su fb, ha avuto oltre 450 visualizzazioni e una trentina di likes…
Insomma, Jovanotti piace, e piace anche l’idea di ascoltarlo in vinile. Che, per… inciso (!), vede la sequenza dei brani suddivisa in modo diverso, rispetto a quella del cd (e della relativa playlist in streaming digitale), seguendo una idea di suddivisione delle due diverse “anime” dell’album, tra i due LP.

Lorenzo ha debuttato il 12 febbraio con la prima di 54 date in Italia di cui una ventina, ad oggi, sold out. Il debutto milanese, con una scelta senza precedenti, da avvio ad una sequenza di 12 date al Forum di Assago (Mi), per sei delle quali non ci sono più biglietti disponibili; mentre voi state leggendo, Jova si sta preparando ad uscire sul palco per la quinta volta in questo tour 2018, che segna il suo ritorno live dopo due anni di attesa, visto che la 46° data del precedente tour è del 19 gennaio 2016 a Firenze (in realtà il tour era iniziato a giugno 2015 con 12 date negli stadi, con 454mila biglietti venduti, per poi proseguire dopo una pausa da agosto a novembre, appunto nei palazzetti).

Sono numeri impressionanti, ma è ancora più impressionante quello che succede in occasione dei concerti di questo anagraficamente non più giovanissimo Jovanotti (che ha compiuto 51 anni il 27 settembre scorso).

Evidentemente in questo mio trasporto emozionale, che sempre mi coglie nel vederlo-ascoltarlo- leggerlo, non sono solo. Siamo in tanti, e quel che è bello, di una gamma di età estremamente ampia.
Del resto, il suo primo tour è del 1991 e il suo primo disco è del 1988.
Io ho iniziato a… prenderlo sul serio nel 1992. Anche se già, nel 1990 con “La gente della notte” e con “Ciao Mamma” mi ero iniziato ad accorgere, che alcune delle sue canzoni, alcuni versi riuscivano a superare quella mia personale barriera di ostilità che mio malgrado finisco per erigere di fronte a fenomeni di moda…

Io, Paolo Pagnini, e Lorenzo (fine anni ’90)

“Di notte le parole scorrono più lente, però è molto più facile parlare con la gente. Conoscere le storie, ognuna originale, sapere che nel mondo nessuno è normale. Ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare, gente molto diversa di ogni colore. (da Gente della notte – Jovanotti – 1990)”

Insomma, su Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, con 14 dischi, 8 libri e 16 tournée, potrei impegnarmi anche a scrivere un libro (e non è detta che prima o poi…)
Ma qui, oggi, in contemporanea con l’avvio del suo tour e pochi mesi dopo uscita del suo disco “Oh, Vita!”, vorrei solo provare ad elencare alcuni miei perché.

Perché, ad esempio, non posso neppure immaginare di non vedere uno o più concerti di un suo tour (e ho già i biglietti per Rimini e Ancona).
Perché, ad esempio, sono convinto che la condivisione della passione per lui abbia rappresentato uno dei più intensi ed importanti temi della grande storia sentimentale della mia vita.
Perché, ad esempio, mi è capitato di accorgermi di avere difficoltà a relazionarmi non solo con chi non lo apprezza, ma anche con chi lo considera solo un “cantante” (e magari, come cantante, lo critica perché ha la zeppola, o, dicono, non sa cantare…)
Perché, ad esempio, per avere l’opportunità di collaborare con lui, rinuncerei a qualsiasi altro impegno, lascerei a metà qualsiasi altro lavoro, farei, come si dice facciano certi impiegati allo scadere dell’orario di lavoro, “cadere la penna”, per correre il più velocemente possibile ad una sua chiamata.
Perché quando lo ascolto intervistato in tv, o anche in un video di quelli che pubblica e nei quali si racconta, mi ritrovo perfettamente in linea, di più, aderente ad ogni argomentazione, ad ogni concetto, ad ogni umore espresso.
Perché leggendo il libro “Viva Tutto!” (che contiene un anno di scambi di mail tra Lorenzo e il filosofo Franco Bolelli) ho rivoluzionato molte delle mie convinzioni e ho iniziato a vivere la mia vita in modo più intenso ed emozionante (e poi ho anche conosciuto e iniziato una bella amicizia con lo stesso Bolelli).
Perché mi ritrovo, trovo me stesso, in ogni parola, e in ogni nota delle sue canzoni, passate e presenti (e, lo so che è una cosa curiosa da affermare, future).

Jovanotti in concerto a Pesaro e “NOI” con lui (seguire freccia gialla)

Ma come faccio a spiegare, anzi no, a dare credibilità a queste cose che (lo ammetto), sembrano incredibili anche a me mentre le rileggo, ma solo a patto che mi metta a una… certa distanza?

Mi sa che non ci riesco. Io, che in qualche modo mi vanto di essere un abile parolaio, questa volta rischio di non trovare le parole.

Forse perché le parole (e le musiche, perché non dimentichiamo che le canzoni sono questa magica e indissolubile fusione di parole e musica) le parole più belle, le migliori, le più adatte, insomma le parole “giuste” le ha già trovare e messe in fila lui, in questo disco, che è il più bello ma solo perché è il più recente e dunque il più nuovo, e che, come ha detto lo stesso Lorenzo, riprendendo, pare, una delle prime osservazioni del produttore Rick Rubin, due anime.

Ecco, secondo me, nelle sue canzoni Lorenzo riesce ad tirar fuori non solo due, ma tutte le sue anime, che poi sono anche le nostre, quelle di ognuno di noi. Ci regala tutti questi piccoli specchi, nei quali noi ci sorprendiamo a rimirarci e ritrovarci. E ci scopriamo allegri o tristi, innamorati o arrabbiati, delusi o addolorati, felici o affamati, sapienti o folli, navigatori solitari o pirati…

Ho iniziato a scrivere questo pezzo pensando di farcirlo di citazioni, di delineare una sorta di “guida all’ascolto”. Ma invece è uscito così. E rileggendolo man mano ho capito che ci sono altri più abili di me a fare esami dettagliati dell’opera di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.

Io sono un fan devoto, lo ascolto e lo leggo, e faccio diventare mie (vere e proprie parti di me) alcune (tante) cose che lui canta, e scrive e dice.
E ad ogni “incrocio” gli sono grato, per essere ormai a pieno titolo uno dei miei più importanti “maestri inconsapevoli”.

“È passato del tempo, sembra che è stato un lampo
Eravamo ragazzi e ora eccoci qua
Con le crisi del caso e gli occhiali sul naso
E un’idea più realista di felicità
Ma però sempre all’erta in agguato tra i rami
Animali notturni nati in libertà
Non disposto a mediare su questioni d’onore
Affrontando se serve anche le avversità”

[SBAGLIATO – dall’album “Oh, Vita!” – Jovanotti]

Paolo Pagnini

Paolo Pagnini è nato, legge, scrive e vive a Pesaro.
Osservatore attento e curioso, si lancia in spericolate sperimentazioni nei più diversi settori: dalla comunicazione allo spettacolo, dalla radiofonia alla fotografia, dal commercio alla ideazione e promozione di iniziative turistiche, culturali e artistiche.
Aggiorna quotidianamente il suo profilo facebook e frequentemente il sito web e risponde con estrema sollecitudine a messaggi in cinque diverse tecnologie.

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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. La cataratta. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-la-cataratta/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-la-cataratta/#comments Mon, 12 Feb 2018 05:03:12 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27749 Cara dottoressa Imma,
ho bisogno di qualche delucidazione.
Ho una cagnolina di 9 anni a cui le è stato disagnosticato un diabete mellito un anno fa mediante esami del sangue e delle urine.

....

Il sospetto è subentrato nel momento in cui l’ho vista mangiare, bere e quindi urinare tantissimo. In pochissime ore beveva una intera ciotola di acqua e sembrava sempre alla ricerca di altra acqua.
Ora è in cura con l’insulina ( quella specifica veterinaria ) ma la sintomatologia è regredita veramente poco ed in più sono evidenti le cataratte.
Cosa posso fare?
Grazie per la sua disponibilità.
Daniela da Siracusa.

Cara Daniela,
devo ammettere che il diabete è una di quelle patologie che fa impazzire non solo i proprietari ma anche noi veterinari, perchè riuscire a trovare la giusta dose di insulina che regoli al meglio il livello della glicemia non è semplice.
Ciò che mi ha scritto mi fa pensare che purtroppo il suo diabete non si è ancora “stabilizzato” ed ecco perchè continua a bere e urinare molto e sono comparse anche le cataratte.
Prima di essere sicuri che la terapia della sua cagnolina sia solo ed esclusivamente basata sul cibo specifico e sulla somministrazione di insulina, vanno fatte altre indagini che io suggerisco, quali: esame urine, ecografia addominale ed altri test per escludere altre patologie endocrine che spesso vanno “a braccetto” con il diabete e rendono ancora più difficile la gestione della patologia.
Dopo questo passaggio va iniziata la terapia con la dose che si pensa essere la migliore e, ogni 15 giorni, va fatta una curva glicemica allo scopo di modulare il dosaggio di insulina e renderlo più adatto alla sua cagnolina, per controllare al meglio la sintomatologia.
Ovviamente non è per nulla semplice e soprattutto non si ottiene questo risultato in tempi rapidi.
Una comune complicanza del diabete è proprio la cataratta cioè l’opacizzazione del cristallino dell’occhio.

....

L’iperglicemia, cioè l’eccessivo tasso di glucosio nel sangue, modifica la struttura del cristallino, rendendolo gonfio e opaco. Purtroppo la conseguenza ultima è la cecità.
Con una visita specialistica ed opportune indagini, tra cui l’ecografia dell’occhio e l’elettroretinografia per valutare l’integrità e la funzionalità della retina, si può intervenire chirurgicamente per asportare il cristallino modificato ed inserire un cristallino artificiale.

....

E’ un intervento specialistico eseguito da colleghi che si occupano di oftalmologia e che utilizzano un costoso apparecchio che si chiama facoemulsificatore.

Il facoemulsificatore utilizza degli ultrasuoni che frammentano il cristallino danneggiato che sarà poi aspirato attraverso una piccola incisione di pochi millimetri eseguita sulla cornea.
Se ci sono tutte le condizioni per eseguire l’intervento la sua cagnolina avrà la possibilità di vedere nuovamente, immediatamente dopo il suo risveglio.
Bisogna eseguire scrupolosamente tutta la terapia post operatoria basata sull’utilizzo di diversi colliri,  utilizzare assolutamente il collare di elisabetta giorno e notte ed essere puntuali alle visite di controllo per poter ridurre al minimo le possibili complicanze post-operatorie.

Spero di esserle stata di aiuto.

Un bacione ed un in bocca al lupo alla sua cagnolina.

Dr. Imma Paone
email: immavet1973@libero.it

CHI SONO

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Rampina, una favola dei nostri giorni (2° episodio) http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-2-episodio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni-2-episodio/#comments Thu, 08 Feb 2018 05:00:36 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27774

Immagine realizzata da Marica Caramia, ispirata dalla
favola di Rampina di Valentino Di Persio

E’ talvolta tedioso e triste constatare la progressiva decadenza dei valori sociali di questi tempi, del venir meno dei principi morali: onestà, rispetto, altruismo, solidarietà, giustizia, eccetera, eccetera, in favore d’un materialismo sfrenato, dell’arrivismo, dell’egoismo, della prevaricazione. Tutti fattori che incidono, paradossalmente, anche sul ruolo educativo della famiglia verso i figli, spesso abbandonati in ambito virtuale che, di fatto, cancella le relazioni con il mondo reale, agevolando gli incontri sui social globalizzati. Rispetto al passato, i giovani godono di eccessiva libertà da parte dei genitori, i quali, non curanti dei pericoli a cui i propri figli vanno incontro, rischiano di ritrovarsi impelagati in vere e proprie tragedie, come l’abuso di alcool, di droghe, di incontri e frequentazioni indesiderati. E’ giunto il momento di richiamare i nostri figli alle regole di convivenza familiare: gerarchia filiale, limiti, ruoli chiari e definiti, comunicazione, affettività e rispetto dello spazio e dell’individualità di ciascuno, fornendo così un giusto equilibrio tra sentimento d’appartenenza e autonomia. Riscoprire il dialogo, la favola, la poesia. Rampina, seppur apparentemente anacronistica in questa epoca plagiata da sofisticati aggeggi elettronici, rappresenta un esempio di ritrovata modernità, un’eroina dei nostri giorni, un esempio di tenacia, di coraggio e di attaccamento alla vita. Rampina è una favola iniziata già nel ventre materno e tale vuol rimanere per trasmetterci la sua morale pregna di altruismo e di coraggio, indispensabili per affrontare le avversità della vita. Rampina è una cavallina che fa della sua esistenza un esempio di amore.
Buona lettura
Valentino

Clicca qui per l’episodio precedente.

Verso la vita

Come dopo ogni temporale che si rispetti, la quiete prelude sempre al bel tempo. Infatti quel mattino il sole splendeva caldo in cielo, sopra alla Majella. Mi chiedevo se la tempesta di grandine, che la notte aveva accompagnato la nascita di Rampina, altro non fosse che un segnale dall’alto per ridimensionare le ambizioni ed i sogni della nascitura. Insomma, una dura prova di sopravvivenza per testare, da subito, le reazioni della cavallina alle difficoltà della vita. Rampina era rimasta lassù da sola, ma non ancora per molto.

Uno sguardo da Cannatina (Brittoli, PE)

Ero tornato a casa dopo aver accompagnato Luigi. Mi sentivo abbattuto, ma non vinto. Sapevo che avrei reagito ed agito. Avrei tentato di tutto per salvarla. Gironzolavo per casa agitato come una belva in gabbia. La mancanza di idee risolutive mi rendeva ancora più nervoso. Ma ecco che un lampo improvviso m’illuminò la mente. Aprii il frigorifero e ne estrassi una bottiglia di latte. Dal ripostiglio presi oggetti e cose che mi potessero servire, come un secchiello di plastica che avevo conservato, insieme a palette e rastrellini colorati, in ricordo dei tempi felici di quando portavo le nipotine al mare. Risalii in macchina e ritornai lassù.
Rampina, sentendomi arrivare, muoveva la testa che riusciva persino a sollevare da terra. Il calore del sole doveva averle trasmesso energia. Mi accovacciai al suo fianco. Interpretai il suo fievole nitrito come un segno di riconoscenza per la mia presenza. Davanti a lei sentivo cadere le mie difese, la mia diffidenza. Rampina aveva scosso la mia coscienza e la mia sensibilità. Evidentemente, a livello emotivo, la dinamica della sua nascita rappresentava, per me, un fatto eccezionale. In cuor mio sentivo che quell’essere indifeso, venuto al mondo solo poche ore prima, in circostanze climatiche proibitive, doveva avere una protezione speciale dall’alto. Le parlavo come a una bambina: –Devi bere il lattuccio, devi diventare grande, forte e bella come la tua mamma, così quei lupacci sempre affamati non potranno mangiarti.– Sembrava che mi capisse. Alzava la testa, mi guardava con i suoi grandi occhi. Tentai di versarle il latte in bocca con un piccolo imbuto, ma senza successo. Cercai, allora, di sollevarla per farla alzare in piedi. Lei, che aveva capito le mie intenzioni, fece ogni sforzo per tirarsi su. Le stavo vicino per sorreggerla. Smuoveva piccoli passi incerti e il suo zoccolo rampino non le era certo d’aiuto. Cercai dentro di me la forza ed il coraggio di mettere in atto quello che avevo in mente, pur consapevole del rischio di compromettere la situazione gravemente. Versai metà del latte nel secchiello e, con determinazione, vi immersi il muso di Rampina trattenendolo, in modo da costringerla a bere senza poter respirare. Allentai quasi subito la presa. Rampina tirò subito fuori la testa dal secchiello scuotendola, mentre deglutiva il latte e starnutiva per liberare le narici dal liquido. Quando le riavvicinai di nuovo il secchiello alla bocca, fu lei stessa ad immergervi il muso. Succhiò fino all’ultima goccia. Ripetei l’operazione con il resto del latte rimasto nella bottiglia. Sentivo le lacrime scendermi giù dalle guance. Non sapevo se stavo piangendo per la contentezza o per lo scampato pericolo di averla potuta soffocare. Forse ero commosso per entrambe le ipotesi. Comunque ero felice e Rampina lo era con me.
Chiamai Luigi al telefono, il quale, superati i primi attimi di incredulità, mi assicurò che sarebbe venuto su col trattore e rimorchio. –Porta altro latte!– mi raccomandai.
Durante l’attesa Rampina mi stava sempre appiccicata. Con la bocca cercava altro latte. Riuscivo a tenerla a bada con dello zucchero del quale ne avevo messo due bustine in tasca. Gliene davo a piccole dosi sul palmo della mano, ma lei, avida, ne faceva cadere buona parte a terra.

Rampina e i suoi primi passi

L’attaccamento affettivo di Rampina nei miei riguardi, diveniva man mano più morboso. Insomma, una sorta di dipendenza filiale come tra figlio e genitore. –Ehi, non sono mica tua madre io!– le sussurrai, accarezzando la sua bella testolona, ma lei, determinata, mi seguiva passo passo pur con qualche difficoltà a deambulare.
Hai un bel carattere tu! Sei dolce, simpatica e caparbia come tutte le femmine.– le dissi, mentre lei cercava la mia mano dal sapore zuccherino, con le labbra.
Luigi stava venendo su attraverso i campi, per fare prima ed anche per evitare di intaccare l’asfalto con i cingoli, sprovvisti di pattini, del suo vecchio trattore. Dopo averle fatto bere altro latte, caricammo Rampina sul cassonetto prendendola in braccio insieme. Lei si dimenava, protestava contro quella violenza, inconcepibile per il suo essere, per il suo orgoglio equino. Mi misi accucciato con lei sul cassone. La tenevo abbracciata per il collo e lei, furbetta, si faceva accarezzare dolcemente. Luigi mise in moto e… via verso casa, verso la salvezza.

Fine del secondo episodio

Valentino Di Persio
CHI SONO

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Denunciai il mio capo. Persi il lavoro. “In questo maledetto Paese vai avanti solo se sei scaltro: non se sei onesto!” Mi disse mio padre, deluso. Il bel libro di Andrea Franzoso sull’Italia dei furbetti, dei vincenti e dei perdenti. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/03/denunciai-il-mio-capo-persi-il-lavoro-in-questo-maledetto-paese-vai-avanti-solo-se-sei-scaltro-non-se-sei-onesto-mi-disse-mio-padre-adirato-il-bel-libro-di-andrea-franzoso-sull/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/03/denunciai-il-mio-capo-persi-il-lavoro-in-questo-maledetto-paese-vai-avanti-solo-se-sei-scaltro-non-se-sei-onesto-mi-disse-mio-padre-adirato-il-bel-libro-di-andrea-franzoso-sull/#comments Sat, 03 Feb 2018 06:00:45 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27661

6 dicembre 2017. Andrea Franzoso, ospite di Corrado Augias a “Quante storie” ( Rai 3)

Il coraggio di disobbedire alle legge del silenzio, dell’omertà, del farsi gli affari propri, di ribellarsi ai compromessi. Il coraggio di essere onesti. Probabilmente avrete già sentito parlare di Andrea Franzoso, che quando era funzionario delle Ferrovie Nord di Milano, dopo la scoperta che il suo presidente utilizzava denaro pubblico per fini personali suoi e di tutta la sua famiglia, “osò” denunciarlo. Ha raccontato la sua storia nelle più importanti reti nazionali televisive; sono usciti articoli in autorevoli testate giornalistiche nazionali. E anche in un libro, “Il disobbediente” (Paper First edizioni, 12 euro.)

Un bel libro, un buon libro, avvincente. Non basta avere in mano una storia interessante per pubblicare un libro. Non ci si improvvisa scrittori. Bisogna anche saper scrivere bene, avere cultura, proprietà di linguaggio, struttura. Elementi che non mancano in quest’opera che vi consiglio di leggere: a maggior ragione ora che è finalmente entrata in vigore, il 29 dicembre scorso, la legge di tutela per i dipendenti che denunciano fatti gravi nell’ambiente di lavoro, dal nome un po ’difficile “whistleblowing.”

L’inizio è già allarmante, coinvolgente e fa subito indignare: il lettore si trova davanti a tre pagine con specificato un lungo elenco di spese e richiesta di rimborsi (spesso doppi) che l’allora direttore delle Ferrovie Nord presentava all’amministrazione e che nulla avevano a che fare con la sua funzione; per esempio per l’acquisto di orologi costosi, capi di abbigliamento firmati (14.511,29 euro), scommesse sportive e poker online, porno video, spese folli in locali notturni, spese telefoniche riferite ai telefoni cellulari aziendali dati in uso a moglie e figli (124.296,92 euro). 7.634,04 euro per l’abbonamento Pay tv e sky. E poi per contravvenzioni al codice della strada accumulate da uno dei suoi figli, alla guida di un auto aziendale, arrivate ad un totale di 181.426, 57 euro! I nomi non li faccio, li troverete nel libro; alcuni saranno “una sorpresa”: forse. Non voglio spendere neanche una parola in più per nominarli.

Parlo al plurale perchè i corrotti, i compiacenti, gli omertosi, i vigliacchi che sapevano e tacevano sono più di uno. Quello che colpisce è la consapevolezza, ben descritta, del senso di impotenza davanti ad un vortice di ingiustizie in cui è proprio la persona onesta, quella che ha il coraggio di denunciare, che viene messa con le spalle al muro, caduta in una trappola da cui cerca di uscire per evitare il rischio di soffocare. Questa sensazione l’ho provata anch’io mentre proseguivo nella lettura; un senso di angoscia e la domanda: ma come è possibile che accadano fatti simili? E ancor peggio, perchè “in questo Paese agire onestamente è un handicap”?

Andrea Franzoso ospite della trasmissione “Le parole della settimana”, con Massimo Gramellini (Rai3)

Andrea Franzoso viene minacciato, molti colleghi gli girano le spalle, escluso uno, che lo segue in questo atto di coraggio. E di lui faccio il nome: Luigi Nocerino. Alla fine viene rimosso dal suo incarico. Da una parte abbiamo quindi i disonesti, i quali a loro volta crescono figli disonesti; dall’altra un uomo solo contro tutti che si impone con il suo assoluto senso della giustizia, della legalità, di valori, regole e principi morali, spirituali e religiosi. Ad un certo punto lui stesso si chiede “ma se avessi avuto una moglie e dei figli da mantenere avrei fatto la stessa cosa?” Una domanda che ce lo mostra finalmente come un essere umano e non solo come un indomito eroe.

Andrea Franzoso ha detto di non essere pentito di aver sporto denuncia contro il suo capo, rifiutandosi di farlo in forma anonima, con conseguenze per lui devastanti: perchè è convinto di aver aperto la strada ad una società migliore, diretta da persone migliori.

Fa riflettere il suo colloquio con padre Giovanni Cucci, sacerdote gesuita, sull’avidità, voracità e mancanza di empatia dei potenti, di quei “ladri per cui tutto il mondo è un portafoglio”. Ma anche su coloro che si sono impegolati entrando nel vortice dei favori e dei compromessi e ne rimangono imprigionati, giorno dopo giorno, ricatto dopo ricatto, senza più riuscire a liberarsi da quelle catene; trasformandosi a poco a poco “in piccole ruote dentate all’interno degli ingranaggi di un meccanismo perverso.” Un monito per coloro che alla fine “si illudono che sia possibile NON pagare il prezzo dovuto. In realtà si contrae un debito ad interessi di usura, che prima o poi si deve saldare”.

Molto belle le pagine sui suoi genitori, che quando capiscono “in che pasticcio si è cacciato”, e per giunta grazie ai valori da loro trasmessi, fanno una marcia indietro e quasi si adirano perchè il figlio ha perso il posto di lavoro andando controcorrente “in un Paese dove è meglio imparare a farsi i fatti propri” come gli dice il padre. Per lui una ferita in più. Toccante la descrizione della madre che comunque “lo stringe a sè come la cosa più sua: con quel calore viscerale di chi ci ha tenuti in grembo per nove mesi.” A questo punto vorrete arrivare alla fine di quest’opera per capire se, come nei libri di favole, i buoni hanno vinto ed i cattivi sono in prigione. Andrea Franzoso non è stato il solo nella storia italiana a pagare duramente “la colpa” di essersi rifiutato di avvallare ingiustizie e falsità, anche a livello amministrativo. Il primo risale addirittura al 1869. Si tratta del patriota garibaldino Cristiano Lobbia: leggerete nel libro che cosa successe e come venne schiacciato da una valanga di fango. Morì di crepacuore.

Andrea Franzoso in una foto scattata quando è stato invitato alla “Summer School on Integrity”, organizzata da Transparency International, a Vilnius, in Lituania, nel luglio 2016. A frequentare quel corso sulla legalità e trasparenza c’erano oltre 100 giovani di 60 nazionalità diverse.

Nel caso di Andrea Franzoso, come sono finiti i corrotti? E gli incorruttibili? Leggetelo e lo saprete; posso anticiparvi solo che “un indagato esce…e ne entra un altro”! E ancora una volta il lettore attonito si chiederà in che mondo stiamo vivendo. Risponde Franzoso facendo una riflessione sul senso, anzi, il “non senso” di quella che chiamiamo sciagura: la classica “tragedia greca di cui l’Antigone di Sofocle ne è il simbolo rivelatore che meglio rappresenta il dilemma della decisione etica”, di certe scelte di vita che ad un certo punto dobbiamo assolutamente fare.

Di una vita che è un “grande enigma”. E l’enigma non chiede di essere risolto perchè ogni sua soluzione è soltanto apparente: l’enigma chiede di essere “attraversato”, si legge verso la fine del libro. Mi fermo qui, affascinata dalla dimensione etica profonda contenuta in quest’opera, che fa riflettere sull’importanza di essere liberi e fieri di se stessi. Sempre; qualsiasi sia il prezzo da pagare.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Ho posto due domande essenziali ad Andrea Franzoso, in modo da far ulteriore luce e chiarezza sulla legge appena entrata in vigore a protezione dei dipendenti che denunciano fatti illeciti e corruzione all’interno delle loro aziende.

Andrea Franzoso

Intervista

Finalmente è entrata in vigore la legge che tutela i dipendenti che denunciano fatti illeciti e corruzione all’interno del loro ambito di lavoro. Le sembra di aver vinto una battaglia, anche a livello personale, a favore di altre persone coraggiose come lei? Possiamo gioire? (vedi foto)
A vincere è stata l’Italia sana, stanca di corruzione e malaffare, l’Italia che non si arrende e che non si rassegna: quella che non pensa che “tanto le cose non cambiano”. Cambiano eccome, se lo vogliamo. Io ho soltanto fornito lo storytellling: la mia storia è servita a far meglio comprendere l’importanza e l’urgenza di approvare anche nel nostro Paese una legge a tutela di chi, invece di farsi gli affari propri, decide di metterci la faccia e di denunciare ciò che non va. Di “suonare il fischietto”: è questo il significato della parola “whistleblowing” spesso utilizzata in casi come il mio per fermare il gioco sporco, come fa l’arbitro durante una partita di calcio.

Ci può spiegare, in sintesi, i contenuti essenziali di questa legge?
Grazie alla legge 179/2017, entrata in vigore il 29 dicembre scorso, chi denuncia fatti illeciti sul luogo di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, trasferito o licenziato. Insomma, niente più ritorsioni o discriminazioni. Almeno sulla carta, poiché ci sono infiniti modi per far terra bruciata attorno a una persona. Basta che i colleghi non gli rivolgano più la parola o che non si siedano più al tavolo con lui a mensa, per esempio.

E qui la legge non può farci nulla. Guardiamo, però, al bicchiere mezzo pieno: è un passo in avanti, in un processo che è anzitutto culturale. La legge recentemente approvata pone in capo al datore di lavoro l’onere di dimostrare che l’eventuale trasferimento o licenziamento di un dipendente non sia conseguenza della sua segnalazione di irregolarità.

Ci sono grosse differenze fra settore pubblico e privato. Nel primo caso, la legge introduce alcune sanzioni pecuniarie, per esempio per punire chi si renda responsabile di atti ritorsivi ai danni di un lavoratore. Quest’ultimo, poi, ha diversi canali di segnalazione, sia interni (può rivolgersi al responsabile prevenzione della corruzione) sia esterni all’ente presso cui lavora (Autorità Giudiziaria, Corte dei Conti, Anac).

Nelle aziende private, invece, i canali di segnalazione sono soltanto interni e non sono previste sanzioni a carico del datore di lavoro che discrimini un whistleblower. Quel che è peggio, però, è che non tutti i lavoratori del settore privato potranno beneficiare di questo strumento: il sistema di whistleblowing è stato infatti inserito nei modelli organizzativi per la prevenzione di reati previsti dal decreto legislativo 231/2001, la cui adozione da parte delle aziende è…facoltativa!

Solo le aziende di medio-grandi dimensioni li adottano: sappiamo, però, che il tessuto economico-produttivo del nostro Paese è costituito da piccole aziende, i cui lavoratori sono dunque ancora oggi privi di canali protetti per segnalare irregolarità. Un’altra lacuna è la mancata previsione di un fondo di ristoro, per sostenere le spese, in primis quelle legali, di cui un whistleblower potrebbe trovarsi costretto a farsi carico.

Proibita la riproduzione del testo e delle fotografie, gentilmente concesse al Cofanetto magico da Andrea Franzoso, senza citare l’autore e la fonte di provenienza.
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Alcuni link che vi consiglio di visionare:
questo video

Il testo del discorso del Presidente del Senato Pietro Grasso, in occasione della prima presentazione del libro di Andrea Franzoso al Senato, il 12 ottobre 2017.

Video breve Senato

Alcuni suoi interventi in trasmissioni televisive molto seguite:

Quante storie (trasmissione condotta da Corrado Augias) Da 00:37:27:

– NEMO

Otto e mezzo

– Otto e mezzo

– Servizio de Le Iene

– Servizio di Report
La grande Milena Gabanelli ha posto un suo commento proprio sulla copertina del libro.

– Puntata de L’Arena di Giletti (vedere da 1:05:15)

Che bel tempo si spera (tv 2000)

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http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/03/denunciai-il-mio-capo-persi-il-lavoro-in-questo-maledetto-paese-vai-avanti-solo-se-sei-scaltro-non-se-sei-onesto-mi-disse-mio-padre-adirato-il-bel-libro-di-andrea-franzoso-sull/feed/ 0
Editoriale di febbraio 2018. Viva l’amore, con o senza San Valentino. http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/01/editoriale-di-febbraio-2018-viva-lamore-con-o-senza-san-valentino/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/02/01/editoriale-di-febbraio-2018-viva-lamore-con-o-senza-san-valentino/#comments Thu, 01 Feb 2018 06:00:00 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27403

Cari amici, cofanetti magici,

il mese di febbraio è il mese del freddo, della neve (forse), dei camini accesi, dei divani dove di sera, dopo cena, ci sprofondiamo beati: il gatto alla nostra destra, il cane a sinistra….il marito sulla poltrona! In stato di semi letargo tutti e quattro! Si guarda la televisione un po’di più, si sta al telefono con i figli…sempre di più. Al mattino presto, prima di alzarsi, quando fuori è ancora buio, si pensa: “voglia di lavorare saltami addosso!”

Cellino San Marco (Puglia)

Nel mese di febbraio si festeggia anche San Valentino. Calma, calma…lo so che cosa volete dire: “è una festa commerciale, non la sopporto, che tristezza, è soltanto per i ragazzini. Oppure: “e chissenefrega!” Ma esiste e non possiamo ignorarla. Meglio parteciparvi per non fare i soliti guastafeste che…le feste le snobbano tutte. A prescindere. E per principio.

Ovviamente chi non ha un amore nuovo, chi non ne ha neanche uno vecchio, chi lo ha avuto ma è appena stato lasciato (per cui il cuore di legno intarsiato con i rispettivi nomi al suo ex compagno glielo tirerebbe in testa volentieri!)lasci perdere.

Ci sono però anche coppie innamorate: giovani ed anziane. A quelle giovani, ancora sotto il segno della passione, dico: “e via, ragazzi, scatenatevi con i cuoricini, cioccolatini, pensierini, fiorellini, regalini!!!” E’ così bello essere romantici!

Mentre a voi, fidanzati epocali oppure sposati da un secolo, se vi volete bene, anche se non vi rotolate più così spesso nel letto fra sospiri e parole sospirate, consiglio comunque di andare a letto insieme: ma con un bicchiere di un ottimo vino rosso, (vada pure per il bianco!), un tagliere di formaggi misti e salame, pane fatto in casa e, per finire, pure una torta fatta in casa. Magari tutta di cioccolato, prezioso alimento che stimola le endorfine, gli ormoni della felicità. Una vera goduria!

A chi lo festeggia…..buon San Valentino!

Adesso non fate gli antipatici esclamando: “tutto ciò noi lo facciamo ogni sera.” Nel caso fosse vero, variate un po’: prima la torta, poi i formaggi misti, a seguire il pane, il salame, il vino rosso e bianco. A piacere anche un limoncello, alla fine. Insomma, e a parte gli scherzi, l’amore è variazione, è stupirsi ancora con un “pensierino”: che sia un fiore o una scatola di cioccolatini o un gioiello speciale. E’ una candela accesa. E’ mettersi sotto la stessa coperta sul divano guardando la Tv, oppure leggendo un libro. Questa volta spostando il gatto ed il cane sulla poltrona: sotto gli occhi vigili dei pesciolini rossi.

L’amore ha i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue epoche, i suoi momenti felici e quelli meno felici. L’amore è sopportarsi anche quando… non ci si sopporta più: spesso senza una ragione. Può succedere quando si vive sotto lo stesso tetto da una vita! O no? E se non succede, tanto meglio!

L’amore è sacrificio, è aver cresciuto i figli insieme e poi aver trovato una ragione per affrontare, sempre insieme, la sindrome del nido vuoto, che ti colpisce quando escono di casa. Ma non preoccupatevi, dopo qualche mese arriva la sindrome del… “però, tutto sommato, ogni tanto anche da soli si sta bene. Si ha più tempo per stare insieme e per fare tutte quelle cose che, quando i figli erano in primo piano, non riuscivamo mai a fare.”

L’amore è tutto questo e ancora molto di più. L’importante è non lasciarlo diventare noia, indifferenza, fastidio. Allora: festeggiamolo questo amore, se abbiamo ancora la fortuna di averlo! E se non lo abbiamo? Oppure se l’abbiamo perduto perchè il nostro compagno o compagna è scomparso prima di noi? In questo caso, basta piangere! Chi ci ha tanto amato non lo vorrebbe di sicuro. Ricordatevi sempre che esistono gli altri, esiste tanta gente che del nostro amore ha bisogno; e soprattutto ci sono persone altrettanto sole.

Insomma, non lamentatevi del buio, ma accendete una luce: e quella luce vi guiderà verso altre luci.

Vi informo inoltre che questo mese inzierà a collaborare con Il Cofanetto magico il Dottor Domenico Iannetti, medico chirurgo della provincia di Perugia, iscritto all’ordine degli psicologi della regione Umbria. Ha tre lauree, fra cui una in filosofia antropologica. Saggista e scrittore. Gli diamo il benvenuto, con molto piacere!

Un abbraccio affettuosissimo dalla vostra, come sempre vostra affezionatissima,

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Hanno collaborato a questo numero:

Imma Paone
Pietro Pancamo
Mauro Almaviva
Marica Caramia
Valentino Di Persio
Cristina Giongo
Paolo Pagnini
Domenico Iannetti

Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
Marica Caramia
Hans Linsen

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“Geennaio” (una poesia di Pietro Pancamo) http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/27/geennaio-una-poesia-di-pietro-pancamo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/27/geennaio-una-poesia-di-pietro-pancamo/#comments Sat, 27 Jan 2018 06:00:57 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27762 fantasy-2925250_640

 

Cari amici de «Il Cofanetto Magico»,
che dire per commentare a dovere la poesia che propongo quest’oggi? Beh, ad esempio, che a leggerla con attenzione, si rivela composta di tanti giochi di parole. Ma tanti per davvero! Ecco, li vedete? Si sovrappongono l’un l’altro, come fiocchi di neve senza posa e senza fine, perché son decisi a dimostrare, o così credo, che il più crudele dei mesi non è per niente aprile.


 

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GEENNAIO

Fra le sTorture della vita
e un dio alquanto crucco
che di nome fa Jave’
(perché spesso ti minaccia:
«Ce l’ho tanto, sì, con te;
bada, ve’, che ti rovino!
Ed anche subito magari…»),
bolge al temine si spera
–nossignore, no!, all’inizio
(pure questa ci mancava!)–
il fosco mese di Geennaio
ahi! dannato come il gelo
che nell’arco dei millenni
ha cocìto e ricocìto
quelle brecce che s’aprivano
nel ghiaccio dell’inferno.

Battute a precipizio
dalla neve furibonda,
le strade d’alta quota
–strappi nella roccia,
gobbi e frastagliati:
(s)tortuosi come crepe–
s’attutiscono pian piano
e s’ottundono perfino.

Così una meta che ti spinga
l’hai persa senz’appello
e un po’ per stizza, un po’ per sempre
(mentre il saggio ti rivela:
«I vecchi, è arcinoto,
han più ricordi che speranze»)
la tua ultima preghiera
si dà le arie di bestemmia:
«Mi resti solo Tu
che mi hai tolto proprio tutto».

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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Ma quanto sei cattiva… http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/20/ma-quanto-sei-cattiva/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/20/ma-quanto-sei-cattiva/#comments Sat, 20 Jan 2018 06:00:30 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27350

Il ritratto di una delle dieci donne considerate più cattive della storia: Maria I d’Inghilterra (1516-1558)

Nel mio editoriale dello scorso Natale ho parlato di questa ricorrenza come festa della luce, del calore, dell’amore, della famiglia, dei valori umani di solidarietà e generosità. Della nascita: come un fiore che sboccia alla vita, puro ed intatto. Quando mi guardo in giro però vedo scenari che sono l’esatto contrario dei valori con cui siamo cresciuti o almeno, avremmo dovuto crescere; vedo tanta cattiveria, odio, invidia, gelosia.

Alcuni psicologi dicono che nell’animo umano convivono sia Biancaneve che la strega maligna Grimilde. Luci e ombre. Ed è proprio la parte ombrosa che va combattuta e battuta. Per arrivare ad essere felici ed in pace con se stessi.

Penso che dovremmo riflettere su quanto questi sentimenti devastino non solo l’esistenza altrui ma anche la nostra. L’erba grama si attacca al nostro cuore, mette le radici, ci rode dentro. Estirpiamola subito! Questo non significa che non si possano provare simpatie ed antipatie, legare con persone con cui sentiamo un’immediata affinità elettiva e meno con altre.

Tuttavia da qui agli insulti c’è una bella differenza. Come sapete, critico aspramente un certo programma televisivo ed il modo di condurlo, che tiene poco conto della sensibilità e della buona educazione dei telespettatori: specialmente quando supera ogni limite dell’accettabile protesto. Ma protesto senza usare parolacce ed insulti.

Se stessi zitta sarei una vigliacca: infatti non taccio. Parlo, dissento; anche pubblicamente. Ma in maniera accettabile, con educata decisione. Sperando in questo modo di essere ascoltata. Non ottengo molti risultati; d’altra parte, se passassi al torpiloquio ne otterrei ancora meno; oppure riceverei una (meritata) querela. Ovviamente la stima, l’affetto sono una conquista. E li proviamo verso chi se li merita veramente.

Allora, in primo luogo combattiamo la malvagità. Poi, protestiamo pure, facciamo sentire la nostra voce, alziamola di tono se necessario, soprattutto quando noi donne veniamo considerate come delle oche che puntano soltanto sui loro seni rifatti, fra cui ci sono persino ragazzine impegnate in discussioni senza fine, già all’età di 16 anni, su quali ritocchini cominciare ad usare sul proprio corpo per renderlo il più appetibile possibile.

Ma appetibile per chi? Un conto se lo facciamo per piacere… a noi stesse. Non certo per piacere agli uomini, che a quanto pare, cominciano pure a stancarsi delle bambolone che non hanno più una parte del loro corpo intatta e naturale. Anche in questo caso non attacchiamo chi cede alle lusinghe del proprio ego, della visibilità a tutti i costi. Non sono donne cattive; sono soltanto donne insicure.

Le donne “cattive” sono altre; sono quelle che, rose dall’invidia, colpiscono e feriscono a spada tratta. Le cosiddette bulliste! Sono coloro che si trincerano dietro lo schermo di facebook usando nomi falsi, così vigliacche da non aver neanche il coraggio di firmare i loro insulti, di difendere le loro opinioni. Naturalmente fra questi gruppi ci sono anche uomini; altrettanto crudeli, con il vantaggio che si stancano presto delle ingiurie.

Invece le donne, e mi spiace dirlo, quando vogliono far del male, anche a parole, ci mettono dentro una goccia di veleno in più, un tocco di perfidia extra. Sono vendicative. Per non parlare di alcune che gravitano intorno al mondo dello spettacolo, dove, pur di arrivare dove vogliono loro, calpestano quelle che considerano rivali, passandoci sopra come carri armati.

Alessandra Appiano, giornalista scrittrice, che invece crede tanto nel valore dell’amicizia, sostegno e correttezza fra donne.

E mi spiace, mi spiace tanto, in quanto fra noi donne dovremmo sempre e solo sostenerci, “Amiche di salvataggio”, come da un libro della mia amica Alessandra Appiano, brava giornalista e scrittrice, bella donna al naturale, che reputa l’amicizia fra donne un valore da difendere e coltivare. Infatti è la prima a dire alle sue amiche: “Ti meriti un amore”. Guarda caso proprio il titolo dell’ultimo suo libro edito da Cairo.

Allora seguiamo tutte il suo esempio così che, leggendo determinati commenti sui social o sentendo certe esternazioni in programmi televisivi, non ci venga mai più da pensare: ma quanto sei cattiva!

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Ho scritto un libro! http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/18/ho-scritto-un-libro/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/18/ho-scritto-un-libro/#comments Thu, 18 Jan 2018 05:00:54 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27710

Il magico momento dell’autografo

Ho scritto un libro. A dire il vero è da un po’ che l’ho scritto. Ma la novità è che da poche settimane l’ho pubblicato. Anzi me l’hanno pubblicato. Anzi un editore intraprendente (e io dico anche lungimirante) l’ha letto e l’ha trovato adatto ad essere pubblicato.
E adesso il libro, che prima esisteva solo in forma di autopubblicazione e girava in modalità simil-clandestina, tra parenti ed amici strettissimi, adesso è proprio un libro vero, pubblicato da un vero editore.
Cosa cambia? Beh, apparentemente nulla. Ma in effetti, in realtà cambia tutto!

Sia chiaro che ho chiesto (e ottenuto) il permesso della nostra Direttrice, per parlarne qui in questa mia rubrica mensile, sia pure in cambio della promessa che non si tratterà di un pezzo pubblicitario. Almeno, non solo. O meglio, una eventuale e sempre apprezzata promozione per il libro, dipenderà dall’abilità con la quale io riuscirò a comunicare il mio punto di vista. Anche perché, giustamente, se non ci riuscissi, vorrebbe dire che non sono un granché come scrittore, e allora perché mai dovrei aver scritto un buon libro?
Mi torna in mente un aneddoto che vede protagonisti Tisia allievo di un corso di retorica e il suo maestro Corace (siamo in Sicilia nel 500 a.c). Alla fine delle lezioni, Tisia si rifiuta di pagare il maestro così argomentando: – Se tu mi hai insegnato bene la retorica io devo essere in grado di convincerti che non ti devo niente e non ti pago; se non riesco a convincerti, vuol dire che non mi hai insegnato bene la retorica e quindi non ti pago”. L’aneddoto prosegue***, ma non divaghiamo.
Io sono convito di avere scritto un buon libro. E dunque.

Eravamo io, Ishiguro, Fabio Volo, Dan Brown, D’Avenia e Ken Follett (citando/parafrasando Fiorello che parodiava Minà)

Qualche giorno fa abbiamo realizzato, nella città dove vivo (e scrivo) che è Pesaro, una “presentazione in forma di spettacolo”, e devo confessare che, pur avendo sistemato tutta la distesa delle copie in bella evidenza, pronte per essere vendute, non mi sentivo troppo a mio agio nel ruolo di “piazzista di me stesso”. Mentre cercavo un modo elegante di indurre i presenti all’acquisto, si è fatta strada una riflessione, che mi è apparsa al contempo convincente e per niente sfacciata.
E visto che comunque al termine della performance, in diversi hanno comprato il libro (cosa peraltro da non dare mai per scontata), allora ho pensato che un po’ di merito fosse anche di questo approccio al tema che dunque adesso vado ad esporre.

Pubblicare non è facile. Specialmente se per “pubblicare” si intende imbattersi in un editore “vero”, che in cambio non ti chiede soldi, ma ti chiede di avere una bella storia da pubblicare. Non è facile, e perché questo accada devono entrare in gioco tante concause. Quando succede (se succede) si tratta di un evento straordinario nella vita di chi scrive. Va anche ammesso che in ogni caso difficilmente la vita dell’autore cambierà dal punto di vista economico. Pubblicare il primo libro cambia la vita solo nei libri (e nei film), o in alcuni rarissimi casi di vita vera. Nella norma, i numeri di vendita e le quote percentuali spettanti all’autore fanno sì che la soddisfazione spirituale ed emotiva saranno enormi, ma le finanze personali non alzeranno neppure un sopracciglio. Perché dunque affannarsi e sbattersi tanto per convincere amici e parenti in primis e poi chiunque capiti a tiro, a comprare il tuo (mio) libro?

Prima presentazione al pubblico (lo scrittore si trasforma in “raccontatore”) e sulla destra Jean Luc Bertoni, l’editore “illuminato”

Gli editori, o meglio i piccoli editori come Jean Luc Bertoni, sono tra i protagonisti di quel pezzo di mondo, di quella fetta di società che io considero la parte bella.
Loro cercano e trovano e pubblicano e si augurano di vendere. Ecco, magari il singolo autore non riuscirà a garantirsi la sopravvivenza con la sua scrittura (al massino potrà aspirare a reinvestire i suoi proventi in crescita culturale personale, acquistando qualche biglietto per concerti o teatri o cinema o avventurandosi nella scoperta di altri nuovi autori), ma l’editore, dalla somma delle vendite dei singoli autori, se è un bravo ed oculato imprenditore e soprattutto un abile scopritore di talenti potrebbe riuscire a ricavare di che far (più che) sopravvivere e motivare economicamente l’esistenza stessa della sua Casa Editrice.

Ecco perché il mio libro va comprato. Non solo per scoprire se è vero che è un bel libro (e lo è), ma anche per dare modo ad Editori come Jean Luc Bertoni, di continuare nella loro opera meritoria di popolare e animare la parte bella della nostra società.

Di mio, io (come tutti gli altri autori) ci metto tonnellate di entusiasmo, partecipando ad eventi e presentazioni e arrivando a sbilanciarmi con promesse spiritose (ma serissime) come la mia promozione “Conquistati o rimborsati” nella quale mi impegno a restituire il prezzo di copertina a chi si ritenesse non dico insoddisfatto, anche semplicemente “non conquistato” dal contenuto del mio libro.

La campagna “conquistati o rimborsati”

Del resto un libro comincia a “vivere” non quando viene pubblicato, ma quanto inizia ad essere letto. Prima, mentre è sotto le cure dell’autore, e poi dell’editore, ma anche quando si trova già sugli scaffali delle librerie è solo “in gestazione”. Quando viene acquistato e soprattutto letto, allora inizia ad essere ciò per cui è stato scritto. Un veicolo di idee e di emozioni. Ecco perché ritengo che sia necessario creare una sorta di community di lettori. Da loro, dal loro apprezzamento, dal loro passaparola dipenderà il futuro de “L’ultima vita” e in generale di tutti i libri di autori poco conosciuti, pubblicati da piccole e coraggiose case editrici.

Finalmente l’ho detto: il mio libro si intitola “L’ultima vita”, io lo definisco “romanzo polifonico” ed è pubblicato da Bertoni Editore, di Perugia.

E’ la storia di una conquista che attraverso la sua struttura narrativa “polifonica” porterà sia il protagonista che il lettore ad interrogarsi prima e a scoprire poi, qualcosa di più su se stessi e sulla propria vita. Contenuti, linguaggio e struttura si fondono in una forma inedita che è uno dei motivi di interesse di questa mia impresa.

Il libro, con prefazione del critico Bruno Mohorovich e con nota di copertina del filosofo Franco Bolelli, è disponibile a Pesaro, presso la Libreria Campus Mondadori Bookstore in via Rossini 33 e a richiesta in tutte le librerie italiane. E’ inoltre ordinabile online dal sito di Bertoni Editore, e sui maggiori portali di vendite librarie (Ibs, Amazon, Feltrinelli ecc).

In questo inizio d’anno vi auguro di aver voglia di leggerlo, e in generale auspico per il vostro e mio 2018 e per tutti gli anni a seguire, tante buone letture.

Paolo Pagnini

Siamo esseri difficili e complessi, fragili ma anche robusti, siamo il risultato di tutto quello che ci forma, siamo il prodotto della vita nostra e di quella di chi ci sta intorno, di tutte le interazioni, di tutte le difficoltà, di tutti gli attimi di esistenza messi in fila, fatti di gioie, dolori, paure, coraggio, batticuore, e, su tutto, scoperta!
Siamo gli avatar, siamo gli involucri “viventi” delle nostre essenze vitali, siamo qui per interagire tra noi, crescere, imparare, e stare bene…
Scoprire come e con chi stare veramente bene è la nostra missione…

Da “L’ultima Vita – Romanzo Polifonico” di Paolo Pagnini – © 2017 Bertoni Editore Perugia

Link utili:
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Nota:
*** Ettore Randazzo – Retorica Forense – pag. 255/256

Paolo Pagnini è nato, legge, scrive e vive a Pesaro.
Osservatore attento e curioso, si lancia in spericolate sperimentazioni nei più diversi settori: dalla comunicazione allo spettacolo, dalla radiofonia alla fotografia, dal commercio alla ideazione e promozione di iniziative turistiche, culturali e artistiche.
Aggiorna quotidianamente il suo profilo facebook e frequentemente il sito web e risponde con estrema sollecitudine a messaggi in cinque diverse tecnologie.

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Rampina, una favola dei nostri giorni http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/08/rampina-una-favola-dei-nostri-giorni/#comments Mon, 08 Jan 2018 05:00:38 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27674

L’8 maggio è una data importante, almeno per me che l’ho vissuta tra attimi di paura, lampi di speranza, poi di angoscia e, infine, di gioia. Questa storia avrei voluto tenermela per me, condividerla solo con me stesso. Ma col trascorrere dei mesi, visto il suo evolversi positivo, ho pensato che non sarebbe stato giusto farla rimanere racchiusa in un limbo recondito della memoria. Rampina è un miracolo. Rampina è di per sé una favola iniziata già nella pancia di sua madre, ancor prima che nascesse.

Doveva avere avuto un bel immaginare la nostra eroina, mentre sguazzava nel caldo liquido amniotico nel grembo materno, ansiosa di abbandonare quel luogo, pur sicuro e confortevole. Strepitava dalla voglia di vedere la luce e le meraviglie del mondo. Farneticava, sognava ad occhi aperti sconfinate praterie dove scorrazzare in piena libertà, senza ostacoli. –Insomma…– avrà pensato –Nascere nel mondo animale dovrà comportare qualche vantaggio, fuori dagli schemi e dalle assurde credenze umane che pretendono, ipocritamente, di far credere ai bambini che essi vengono consegnati da spennacchiate cicogne o, addirittura, trovati d’inverno sotto i cavoli. Io sarò fiera di nascere cavallina e non permetterò a nessuno di calpestare la mia dignità equina.-.

Agli inizi di maggio, l’estate sembrava volesse anticipare il suo arrivo. Il sole splendeva maestoso in cielo, i prati erano ricoperti d’un verde intenso. I mandorli sfoggiavano già i loro fiori bianchi striati di rosa. E poi, le ginestre! Sì, le ginestre, con i loro fiori gialli, dal profumo intenso, s’ammantavano a coperta sulla collina sopra all’Aravecchia.

Più avanti, seguendo la strada brecciata verso l’eremo di San Francesco, all’interno di un terreno coltivato a noceto, bivaccavano due cavalle dalle pance pronunciate. Stellina, quella con la gravidanza più avanzata, rimaneva paziente vicina ad una tettoia coperta di onduline, mentre Caramella, una giumenta alla prima attesa, scorribandava nervosa a destra e manca. Sbuffava e col muso testava la rete alla ricerca di un varco per abbandonare quel luogo. La sua aspirazione era quella di raggiungere Cannatina, la bellissima montagna alle falde del Gran Sasso, sotto l’Incappucciata e dare alla luce la sua creatura. Da lassù è possibile scorgere buona parte dei territori dell’Aquila, di Pescara, di Chieti e del teramano. Impareggiabile è la vista del mare che sembra volerti venire incontro col suo azzurro intenso. Caramella era nata lì, allo stato brado tre anni prima e voleva che anche sua figlia nascesse lassù.

Una mattina Luigi, il padrone delle giumente, mi informò che Stellina aveva partorito. Lo raggiunsi poco dopo nel noceto. Lasciai sbadatamente il robusto cancello di ferro spalancato per la fretta di vedere il nascituro, che già succhiava avidamente il seno materno. Non riuscivo a capacitarmi di come la cavalla avesse potuto portarsi dentro un puledro di tali dimensioni. –Ne ho visti nascere pure di più grandi!– mi disse Luigi in dialetto e soggiunse: –Hai chiuso il cancello? L’altra cavalla potrebbe scappare!
Troppo tardi! Caramella era giù uscita, cogliendo al volo l’opportunità datele dalla mia sbadataggine. La vidi mentre svoltava la curva dopo la fonte, con passo spedito. Corremmo subito per cercare di raggiungerla, ma la giumenta, accortasi di noi, lasciò la strada, su per un sentiero impervio verso la montagna. Si arrampicava a zig zag col suo pancione, cui sembrava non dar troppo peso. Il suo scopo era quello di arrivare a Cannatina, senza essere presa.
L’unico modo per bloccarla sarebbe stato quello di aspettarla a mezza costa dove c’era un passaggio obbligato. Salimmo in macchina e ci affrettammo a raggiungere il punto strategico. Alla Cona, imboccammo la strada per la montagna. Dopo dieci minuti eravamo già sul posto ma, di Caramella, nemmeno l’ombra. –Sarà rimasta impigliata con la capezza!– disse Luigi. Scendemmo lungo il crinale della collina per individuarla. Era sdraiata in una radura. Appena ci vide cercò di rialzarsi. Ci riuscì con fatica a causa della grossa pancia. Suggerii di lasciarla lì per non stressarla troppo e farla partorire in pace. Era evidente che l’animale non aveva più le forze per salire ancora.

Nel tardo pomeriggio ritornai lassù da solo. Spiai Caramella con discrezione. Sembrava tranquilla. Brucava l’erba scodinzolando a ritmo regolare. Al tramonto il cielo era interamente coperto. Dal Gran Sasso, facevano capolino minacciosi nuvoloni scuri. L’aria era diventata pungente. Gli uccelli zittiti, si erano rifugiati nelle fratte. Il silenzio serpeggiava su per i fianchi della montagna. Improvvise folate di vento sfioravano il manto erboso della radura. Il dolce ondeggiare degli steli imitava il movimento della spuma dell’acqua marina. Sperai tanto che il tempo si rimettesse, ma mentre risalivo in macchina venni sfiorato da alcune gocce di pioggia. In cuor mio augurai alla ribelle giumenta tutta la fortuna che la situazione richiedeva.

Quella notte Giove sfogò le sue ire sull’Abruzzo. Il cielo aprì le sue cataratte, scatenando il finimondo: lampi, tuoni, vento, pioggia e chicchi di grandine grossi come noci, precipitarono giù, scroscianti, a lungo.

Dormii poco e male. Alle cinque ero già in piedi, l’aurora sorgeva ad est e il sole infiammava d’un rosso vivo il mare. Nel piazzale davanti casa, c’erano ancora sparsi mucchietti di grandine. Chiamai insistentemente Luigi al telefono, per svegliarlo. Poco dopo ero a casa sua. La moka emanava già un intenso odore di buono.

Lassù, solo il cinguettio degli uccelli facevano da sottofondo alla quiete che segue la tempesta. Caramella aveva ancora la placenta attaccata. Stava pascendo, lontana da dove l’avevo vista per l’ultima volta. Qualcosa di indefinibile giaceva inerme nel mezzo della radura. Era una puledrina. Bagnata, tremava dal freddo. Cercava inutilmente di sollevare la testa da terra. La coprii col mio giubbotto ed iniziai a massaggiarle il collo e le zampe per riattivare la circolazione. Intanto Luigi stava arrivando con Caramella che, inaspettatamente, si era lasciata prendere per la capezza. La puledrina stava riacquistando vivacità in fretta. Aveva percepito la presenza della madre. L’aiutammo ad alzarsi. Traballante cercò subito il seno materno, ma non appena sfiorò il capezzolo con le labbra Caramella cominciò a scalciare e lo fece ad ogni successivo tentativo.

Decidemmo di chiamare il veterinario, che giunse dopo circa un’ora. Era una donna. Per prima cosa visitò la neonata. –Sta bene!– disse –Anche se ha il piede anteriore destro rampino.– Il problema si sarebbe risolto da solo, camminando. Poi, esaminate le mammelle della cavalla sentenziò: –Ha una mastite!-. Il liquido che ne usciva era giallastro e cremoso. –Non allatterà mai sua figlia.– disse, mentre le faceva una puntura.
Dal confusionario bagagliaio della sua vecchia Panda, la dottoressa prese una bottiglia di latte, già provvista di tettarella di gomma. Rampina, così l’avevo battezzata a causa del piccolo difetto, era distesa a terra, quasi esanime. A nulla valsero i tentativi di farle bere il latte dalla bottiglia. Rampina rifiutava qualsiasi cosa gli venisse avvicinato alla bocca. Provammo anche a versarle il latte direttamente in bocca con forza, senza riuscirci. Dopo svariati ed inutili tentativi, la veterinaria rinunciò. –E’ destinata a diventare facile pasto per i lupi.– disse crudelmente.

Caramella, nel frattempo, approfittando del parapiglia, aveva ripreso la sua fuga verso la montagna. La vidi superare intrepida il colle Padoni.

Sconvolto da quel triste epilogo, mi ero inginocchiato vicino a Rampina. Sentivo di volerle bene. Dovevo fare qualcosa per lei, cercare di salvarla, strapparla all’ingrato destino, alla sfortuna di essere nata in quella notte inclemente, ma non sapevo cosa e come fare. Luigi non mi era di conforto. –Queste cose succedono spesso, bisogna farsene una ragione!– disse. Non mi sarei mai abituato a quell’idea di rassegnazione. Una rabbia sorda mi saliva dentro. Mi pesava anche e soprattutto, il cinismo della veterinaria, che aveva sentenziato una triste sorte per Rampina.

Fine del primo episodio

Valentino Di Persio
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Olanda. La violinista Gaia Trionfera, giovane talento musicale. Intervista a sua mamma. La musica come fonte di vita. Quando è bene iniziare a suonare uno strumento? http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/03/olanda-gaia-trionfera-violinista-giovane-talento-musicale-intervista-a-sua-mamma-la-musica-come-fonte-di-vita-quando-e-bene-iniziare-a-suonare-uno-strumento/ http://www.ilcofanettomagico.it/2018/01/03/olanda-gaia-trionfera-violinista-giovane-talento-musicale-intervista-a-sua-mamma-la-musica-come-fonte-di-vita-quando-e-bene-iniziare-a-suonare-uno-strumento/#comments Wed, 03 Jan 2018 06:00:16 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27645

Gaia Trionfera, grande talento musicale

Il nostro Ambasciatore nei Paesi Bassi, Sua eccellenza Andrea Perugini, lo scorso Natale ha invitato la comunità degli italiani in Olanda ad un bellissimo concerto di Natale per violino e pianoforte, facendoci conoscere un giovane talento di soli 17 anni, Gaia Trionfera, che ha ricevuto un grande consenso di pubblico, con ovazione finale! La nostra Ambasciata e soprattutto gli ultimi ambasciatori che ne hanno assunto l’incarico hanno dato sempre più spazio alla cultura: meno raffinati rinfreschi nella splendida dimora a Den Haag (l’Aja) dove abitano durante il loro mandato, e sempre più manifestazioni artistiche. In questo modo noi residenti in questo Paese possiamo dire che i soldi italiani vengono spesi bene, a favore delle nostre più rinomate tradizioni di valore, non ultime quelle gastronomiche; oltre che per rafforzare i rapporti politici ed economici con la nazione ospitante.

Den Haag (Paesi Bassi). Natale 2017. Con l’Ambasciatore italiano nel regno dei Paesi Bassi e sua moglie Mariska Perugini-Visser, grande uomo di cultura e promotore della nostra cultura nel mondo; dopo il Concerto di Natale organizzato al Theater Korzo di Den Haag (Aja). Foto Hans Linsen

A questo proposito vi invito a leggere un’intervista (link) che feci proprio al nostro attuale Ambasciatore per il quotidiano Avvenire, poco dopo la sua nomina.

A cui ne è seguita una più ampia (link) proprio per il Cofanetto magico. Così lo conoscerete meglio.

Tornando al Concerto di Natale al piano c’era la professoressa Elena Matteucci, titolare della cattedra di pianoforte e musica da camera al conservatorio “A. Casella” dell’Aquila, un’eccellenza nella sua specializzazione musicale, a livello nazionale ed internazionale. Si è esibita in Europa, America del Sud e Cina. E più volte ha suonato ne “I concerti del Quirinale” a Roma, trasmessi in diretta nazionale ed europea da RAI-radio 3. Una brava pianista e una donna bella, dolce, che quando terminava un brano e veniva acclamata insieme a Gaia Trionfera, le cingeva la vita in modo protettivo, affettuoso, materno. Potete seguirla nella sua pagina di facebook.

Anche Gaia Trionfera, nata ad Assisi 17 anni fa, vanta un curriculum di tutto rispetto. Ha già vinto numerosi premi in Italia e all’estero, aggiundicandosi nel 2010 una borsa di studio dall’allora Presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano. Pure all’estero ha meritato una borsa di studio quadriennale, messa in palio dalla Mercer University di Macon (USA). Dal 2011 si esibisce come solista, sia a livello nazionale che internazionale (a Vienna, in Belgio, ecc.). Oltre che in duo: con la chitarra, come è avvenuto nella Sala Promotea del Campidoglio, insieme a Senio Alirio Diaz e con il celebre violinista Robert McDuffie. Ha avuto come insegnante la grande Dora Schwarzerberg, frequentando l’omonima Violiny Accademia a Vienna. Da luglio è allieva della violinista rumena Silvia Marcovici alla prestigiosa Università di Graz, dove è stata presa come Highly Gifted Student.

Sentirla suonare è entrare in una dimensione di favola, in un viaggio incantato dove ti fa da guida accompagnandoti con la voce del suo violino in un mondo di emozioni struggenti, malinconiche, gioiose, impertinenti, amorevoli, che vibrano come le corde del suo strumento, accarezzate dai suoi sospiri, dai virtuosismi delle sue piccole, agili mani. Al “risveglio” ti senti bene, molto bene; felice di aver goduto di tanta bella musica.

Ancora una bella immagine di Gaia Trionfera. Sul suo viso per ogni nota un’emozione….

Vorrei ricordare, a proposito di famosi violinisti, che Dora Schwarzerberg, la quale ora insegna in Austria, è nata nel 1946 a Toshkent (capitale della Repubblica dell’Uzbekistan) da una famiglia di musicisti di un teatro ebraico. Il padre era di origini rumene la madre di Kiev. Anche lei ha girato il mondo con il suo violino, musicista raffinatissima e pluripremiata. Il padre le diceva spesso: “ il violino deve parlare e piangere. La musica è uno stile di vita.”

Gaia Trionfera suona un violino “Federico Goldnagl del 1948”, per gentile concessione dell’Università della musica e delle belle arti di Graz e della professoressa Silvia Marcovici. Si esibisce anche con un violino “Tadioli 2010” donatole dal maestro liutaio Maurizio Tadioli di Cortetano Cremonese e infine con un violino “Riccardo Antoniazzi del 1911”, per concessione della Fondazione Pro Canale Onlus di Milano, ottenuto in “comodato d’uso gratuito”, come lei stessa mi ha raccontato, dall’attuale Presidente della repubblica italiana Sergio Mattarella, che la segue spesso, informandosi dei suoi studi e successi.
La vita di questi artisti è difficile, faticosa e spesso non si hanno le possibilità economiche per affrontare il costo dell’affitto o dell’acquisto di un violino. Grazie a queste meravigliose persone tanti giovani possono quindi continuare a suonare, esercitarsi e procedere lungo il percorso dei loro sogni e delle loro capacità.

A proposito di sacrifici, si dice che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna ed io dico anche che…dietro ad un giovane talento c’è sempre una grande mamma e una bella famiglia che lo sostiene, spesso a costo di parecchie rinunce. Ecco perchè ho voluto intevistare proprio la madre di Gaia, Rosabianca Merico, una bella donna, coraggiosa e sensibile, che stimo molto. Una parte è uscita nel quotidiano nazionale Avvenire; questa è l’intervista completa.

Quando è bene iniziare a suonare uno strumento musicale?
Per apprendere uno strumento è necessario cominciare prima dei 3 anni. Sono insegnante di pianoforte, ho sempre avuto la possibilità di tenere Gaia con me durante le lezioni. Così, senza troppe spiegazioni, ha adattato il suo comportamento. Adora ancora ora venire con me al lavoro. Sono una seguace del metodo Shinichi Suzuki e in quanto tale credo che il talento non sia innato, ma per usare una citazione del maestro giapponese: “ogni albero vivo germoglia e produce i suoi frutti.” Credo sia fondamentale apprendere la musica quando inizia la lallazione (vedi nota redazionale alla fine di questo articolo). Gaia è cresciuta così, nell’amore.
Ha orecchio assoluto, ma non a caso.

Riesce a condurre una vita come tutte le ragazzine della sua età?
Naturalmente si, ma dipende da quale ottica la si guarda.
Ha una migliore amica, la giovane pianista romana Giulia Loperfido con la quale condivide tutto, un “ragazzo”, un giovane violoncellista tedesco e molti amici cari, ma sempre molto selezionati, anche se Gaia riesce ad avere amici ovunque e con ognuno rimane in contatto per la vita. Per impegni musicali non frequenta fisicamente la scuola dall’età di 11 anni, ma è regolarmente iscritta alla quarta classe del liceo linguistico di Gualdo Tadino, ama studiare, si prepara da sola agli esami di fine anno, escluso per il tedesco e il francese che studia con l’aiuto di insegnanti privati. Non ama la discoteca, i videogiochi, il computer, ma si adatta e se costretta non si tira indietro.
Non ama perdere tempo anche perchè non ne ha! Ottimizza la giornata cercando di dedicarsi anche allo sport e al suo cane Milo.

Qual è il sacrificio più grande che ha fatto per inseguire il suo sogno di violinista?
Separarsi dal padre Marco che sta cercando con tutta sé di portare a Vienna e dalla danza classica che ha frequentato fino a qualche mese fa dall’età di 3 anni. L’ha lasciata con dolore, ma da perfezionista quale è, e visto il livello raggiunto, si è trovata innanzi a un bivio e ha scelto la musica.

E quali sacrifici deve ancora fare?
La strada che ha scelto è in salita, ma dalla vetta c’è un bel panorama, Gaia ama studiare…difficile parlare di sacrificio; non si separa mai dal violino, prende poche pause e lo fa naturalmente, lo porta anche nelle rare vacanze che si prende.

Mamma e figlia, sempre insieme, in giro per il mondo!

Vive, vivete bene a Vienna, non le manca l’Italia?
Non credo che le manchi l’Italia, Gaia si sente cittadina del mondo, non esita a cambiare vita e città per conoscerne le caratteristiche piu profonde. Ama Vienna e credo che si senta un po’ parte di questa città che ci ha accolte a braccia aperte. Io sono come Gaia, ritengo che il mondo sia grande da esplorare, amo l’Italia, ma non ci tornerei, Vienna per ora mi va benissimo. Marco è benvenuto se lo desidera.

Infine, Gaia si considera un talento?
Gaia non si considera un talento, anzi, non si rende nemmeno conto delle sue doti geniali, suona in quartetto, trio o duo e conosce a memoria le parti di tutti solo dopo pochi minuti, ascolta una registrazione un paio di volte e memorizza immediatamente la sequenza melodica e armonica qualsiasi sia la difficoltà. E’ capace di suonare in concerto un pezzo dopo una sola settimana, se deve. E’ umile come l’ha conosciuta, seria negli impegni presi, ha una personalità molto forte, ma mai aggressiva, ha un forte senso della giustizia, dell’amicizia e della famiglia.
È PERENNEMENTE ironica, ama fare le imitazioni, nessuno la passa liscia.
Ha affrontato vari dolori, separazioni, delusioni, ma la sua determinazione va oltre, sono molto fiera di lei, diciamo che le avversità rendono forti entrambe.
Tornando alla sua domanda sul talento, per me è qualcosa che si esplica ai massimi livelli con l’esercizio quotidiano o muore per mancanza di determinazione e costanza, inoltre il vero talento è quello che all’arte (della musica )affianca la cultura cosmica che eleva la mente e trasmette emozioni. Esistono tanti esecutori, ma pochi artisti.
Chiunque può raggiungere altissimi livelli con l’esercizio, ma se non si è innamorati della conoscenza la strada è senza uscita, il mondo corre, la concorrenza spietata, la differenza la fa la cultura e credo che questo Gaia l’abbia capito bene.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

• Nota di redazione: per lallazione (dal latino lallatio, l’atto del lallare, cioè del canterellare la-la per addormentare il bimbo) si intende la produzione pre-linguistica dei neonati che intorno al quarto, quinto mese di vita cominciano ad emettere le prime sillabe e a ripeterle in serie sino al settimo mese in cui è caratterizzata da coppie di vocali e consonanti ben definite e toni diversi (richiesta, comando…). E’ molto importante nello sviluppo del linguaggio e della sua espressività; si può anche distinguere in lallazione variata e lallazione canonica.

Link alla prima intervista uscita il 27 dicembre 2017 nel quotidiano nazionale Avvenire.

Link: https://gaiatrionferaviolino.jimdo.com/

La pagina di facebook della mamma di Gaia, insegnante di pianoforte, Rosabianca Merico.

E…lo studio del maestro Tadioli dalle cui mani escono violini speciali.

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