Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Tue, 18 Jun 2019 05:00:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.23 La Guerra dei Mondi http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/18/la-guerra-dei-mondi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/18/la-guerra-dei-mondi/#comments Tue, 18 Jun 2019 05:00:11 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29986

Il 30 ottobre del 1938 la CBS, tra le maggiori emittenti radiofoniche statunitensi, trasmise uno sceneggiato radiofonico ispirato ad un romanzo di fantascienza. Scritto e interpretato da Orson Welles è rimasto famoso per avere scatenato il panico, attraverso la descrizione di una finta invasione aliena. Il programma, pur preceduto e seguito da avvisi che chiarivano bene trattarsi di una “fiction”, simulava una serie di edizioni speciali di notiziario, che andavano ad interrompere un normale palinsesto, per fornire presunte informazioni in diretta sull’atterraggio di bellicose astronavi marziane.
I risultati andarono molto oltre le intenzioni degli autori (che, tra l’altro, erano convinti che fosse un copione piuttosto noioso e si decisero a trasmetterlo solo per mancanza di altro materiale pronto) che comunque dichiararono, in seguito, di non aver avuto obiettivi diversi da quello di fare della normale fiction radiofonica: né scherzo, dunque, né tantomeno esperimento sociologico.
Ciò che provocò una vera e propria ondata di terrore va cercato nella verosimiglianza della rappresentazione, e soprattutto nella autorevolezza della fonte.

In quegli anni la radio era praticamente lo strumento unico e ufficiale per la diffusione di notizie e dunque la sua autorevolezza era indiscutibile e indiscussa e la sua reputazione immacolata. Almeno fino a quel momento.
La scoperta, a danno ormai fatto, che si trattasse in sostanza di una specie di ben architettato (pur se appunto involontario o meglio “preterintenzionale”) scherzo radiofonico, fu talmente bruciante per la credibilità stessa della radio che quando tre anni dopo, il 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese sferrò l’attacco a sorpresa alla base navale statunitense di Pearl Harbor, molti americani pensarono ad un nuovo scherzo di pessimo gusto.

Reputazione, autorevolezza e qualità, sono i tre elementi che spiegano come fu possibile far credere a qualche milione di Americani di essere sotto attacco marziano.

A cadenza periodica mi imbatto, nella condivisione social di una specie di barzelletta camuffata da notizia. Vi si asserisce che sta per diventare legge, l’obbligo per tutti i cittadini di ospitare in casa un migrante. Mi ci farei ogni volta una bella risata, se non altro leggendo i nomi dei presunti deputati firmatari: Alvaro Viziali e Norris Chuck. Invece non solo chi ha condiviso il link magari si premura di sottolineare “…lo dice la legge, mica io” dimostrando in qualche modo di crederci, ma, ovviamente, ad ogni pubblicazione si scatenano sempre i soliti velenosi commenti, segnale, a mio parere, di un malessere sempre più diffuso.

Questa e altre sciocchezze, vengono periodicamente ripescate dal cybervuoto cosmico, e vivono luminose fiammate di notorietà. E io ogni volta mi domando: dove sono finite, la reputazione, l’autorevolezza e la qualità che rendono credibile una notizia? Che autorevolezza ha un link condiviso su facebook? Che reputazione ha chi lo condivide? Che qualità c’è in quello che viene riportato e in come è stato scritto?

Questo è a mio parere il vero danno perpetrato dai social. Chiunque può scrivere qualunque cosa e troverà qualcuno che non solo sia disposto a credergli, ma addirittura a farsene garante; perché non va dimenticato che è questo ciò che si fa quando si condivide un contenuto sulla propria bacheca: si garantisce con la propria reputazione (nome, cognome e “storia” personale) che quello che abbiamo condiviso noi lo riteniamo degno di attenzione.

Ecco perché la cosa non smette di sconcertarmi. Perché ormai il fenomeno è dilagato e riguarda anche dei contatti, anzi persone, che d’impulso avrei considerato immuni.
Ed ecco perché ogni volta mi impegno a dire la mia. E quando mi sento rispondere che “sì, magari non sarò vero però io comunque sono d’accordo e dunque non correggo e non cancello”, allora pur se malvolentieri mi rassegno alla ben magra consolazione di eliminare il contatto dall’elenco dei miei “amici”.

Come è possibile che in tanti accettino con entusiasmo di diventare artefici quando non addirittura vittime (consapevoli?) di un comportamento che è anche un vero e proprio reato, previsto da uno specifico articolo del codice penale?

Scene tratte dai film “Mars Attacks!” e “E.T. l’Extra Terrestre”

La “Guerra dei Mondi”, narrata in un romanzo del 1897 da Herbert George Wells e trasformata in sceneggiato radiofonico dal quasi omonimo Orson Welles, poi ripresa in numerosi film Hollywoodiani di successo, è oggi più che mai attuale.
Ma i Marziani non ci invadono arrivando dallo spazio. Sono già tra noi. E temo che questa “guerra al buonsenso” la stiano vincendo.

Links di riferimento:
https://it.wikipedia.org/wiki/La_guerra_dei_mondi
http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-661-codice-penale-abuso-della-credulit-a-a-popolare.html

Paolo Pagnini
CHI SONO

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“L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo”…la recensione. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/08/lammidia-storie-di-streghe-dabruzzo-la-recensione/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/08/lammidia-storie-di-streghe-dabruzzo-la-recensione/#comments Sat, 08 Jun 2019 05:00:29 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29944

Nell’aprile 2019 si è affacciato al mondo dell’editoria un curioso libro intitolato “L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo”. Ora penserete che io sia qui a scrivervi quanto questo sia bello, che è il mio libro preferito, che non potrete viverne senza… ed invece vi stupirò: non l’ho ancora letto!
In realtà non l’ho letto perché volevano regalarmelo e con l’allungarsi dei tempi ho notato che, anche volendolo comprare, on-line era già terminato. Quindi voglio proporvi una recensione al buio, se così si può dire, esponendovi quello che mi ha spinta a volerlo tenere in cima alla pila dei libri che ho sul comodino.
Le motivazioni sono prettamente due: la 1) è che il 2 giugno ho assistito ad una delle sue presentazioni (si, ‘presentazioni’ al plurale perché sono tante in giro per il nostro bel paese) e 2) uno degli autori partecipanti è nientepopodimeno che Valentino Di Persio un nostro caro redattore de Il Cofanetto Magico.
Ma procediamo per gradi.

Come dicevo al primo punto, il 2 giugno ho avuto la fortuna di assistere agli Stati Generali Tabula Fati & Solfanelli, a Sannicandro di Bari presso il Kief Book Cafè. Un evento organizzato dal Prof. Daniele Giancane con la presenza dello stesso editore Marco Solfanelli e di protagonisti della cultura pugliese e abruzzese.
In questa occasione ho ascoltato con interesse l’intervista a David Ferrante, il curatore de L’Ammidia.
Ha spiegato come il titolo è riferito all’invidia o al malocchio, in dialetto abruzzese, e che il volume raccoglie quelle che sono fiabe, leggende, credenze, riti di magia agreste, legati alle streghe e magare abruzzesi ed anche a casi riferiti all’inquisizione. Un libro che sembra dedicato ad un pubblico ristretto ma che invece, coraggioso, sfonda la modernità galoppante e riporta alla mente i ricordi di quelle che sono le tradizioni, le usanze tipiche e il patrimonio di una cultura sempre viva e mai scontata.

Una collettanea di 17 racconti ispirati a storie vere tramandate sia della tradizione orale che da quella scritta, narrati ed anche romanzati da 17 autori come: David Ferrante, Rosetta Clissa, Gabriele Di Camillo e Valentino di Persio che erano presenti alla giornata culturale ed altri come: Fiorella Borin, Maria Elena Cialente, Marina Ciancetta, Adriana Comaschi, Daniela D’Alimonte, Carla Dolazza, Mariaester Graziano, Cristina Mosca, Anna Maria Pierdomenico, Gino Primavera, Flora Amelia Suárez Cárdenas, Patrizia Tocci e Lucia Vaccarella.
Ora capirete come, una ragazza come me, amante della storia, della cultura e soprattutto delle tradizioni popolari, anche se pugliese, si è voluta sporgere all’interno di queste pagine con rispetto e sperando di ritrovare punti in comune nel folklore di queste diverse regioni. E poi la bellissima copertina creata da Alba Carafa … esprime con grande inventiva e con tanti colori un mondo che vien sempre legato alle tetre tinte; una strega, ripresa di spalle, con vesti sgualcite, si muove verso un tipico skyline abruzzese con il suo bastone in mano.

Nella foto in alto io, Marica Caramia, con Valentino Di Persio e David Ferrante e in basso con Rosetta Clissa

Al secondo punto, Valentino di Persio che ritroviamo qui dopo la pubblicazione del suo romanzo “L’angelo di Bucarest” (clicca qui per leggerne la recensione).

Valentino, cosa ha significato per te partecipare alla stesura di questo libro, a 34 mani?

Per principio, non credo alla casualità. Da qualche tempo sono portato a credere che tutto avviene secondo un disegno preordinato. Il giorno prima del post col quale David Ferrante rendeva partecipi gli autori del progetto, avevo già cominciato a scrivere sulla mia strega. Premonizione ? Forse. Fatto sta che il giorno successivo, il mio racconto era già tra le mani del curatore della collettanea. Quindi la mia è stata una partecipazione preannunciata da una intuizione.

Quando ti hanno riferito che le “streghe d’Abruzzo” erano la tematica principale del volume, c’è stata una immagine o un episodio che ti ha riportato alla tua infanzia?

Beh, si. Da bambino mi piaceva ascoltare i discorsi che i grandi facevano attorno al focolare nelle serate d’inverno. Narravano, prevalentemente, di lupi mannari, di fantasmi, di streghe e di stregoni. Io ascoltavo facendo finta di dormire su una piccola panca. Tremavo dalla paura, ma non lo davo a vedere. Chiedevo poi chiarimenti a mia madre, la quale puntualmente sdrammatizzava con un’alzata di spalle: sono solo chiacchiere per passare il tempo, mi diceva, stringendomi sul suo seno.

La tua storia si intitola “Olinda, la strega innamorata”,ma dimmi… E’ realmente esistita? E cosa puoi dirci su di lei senza spoilerarci il finale del racconto?

Olinda è il nome fittizio della mia strega. Nella realtà aveva un nome simile. Di lei ho un ricordo positivo, anche se non l’ho mai conosciuta di persona. Il contadino che nel racconto è ricorso a lei, era mio padre.

La prima pagina del racconto su Olinda di Valentino Di Persio, tratto da L’Ammidia

Perché gli appassionati della lettura dovrebbero comprare “L’Ammidia”?

Perché questo libro racchiude aneddoti legati alla nostra cultura, meritevoli di essere affidati ai posteri. Sono racconti sopravvissuti nel tempo grazie al tramando orale, ma destinati, altrimenti, a passare nell’oblio. L’Ammidia è un libro da conservare. E’ una specie di vademecum contro il malocchio, cui nessuno crede più, ma chissà! Forse esiste ancora.

Marica Caramia
CHI SONO

Informazioni sul libro:
Editore: Edizioni Tabula Fati
Anno edizione: 2019
Formato: Tascabile
Pagine: 184 p.
ISBN: 9788874757299
link utile: http://www.streghedabruzzo.it/

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Un fiore per te, Audrey Hepburn. Il suo percorso di vita attraverso una bellissima esposizione in suo onore, curata dal figlio Sean Hepburn Ferrer, che ha ereditato la sua nobile anima. Con l’aggiunta di una sorpresa. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/03/un-fiore-per-te-audrey-hepburn-il-suo-percorso-di-vita-attraverso-una-bellissima-esposizione-in-suo-onore-curata-dal-figlio-sean-hepburn-ferrer-che-ha-ereditato-la-sua-nobile-anima-con-l/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/03/un-fiore-per-te-audrey-hepburn-il-suo-percorso-di-vita-attraverso-una-bellissima-esposizione-in-suo-onore-curata-dal-figlio-sean-hepburn-ferrer-che-ha-ereditato-la-sua-nobile-anima-con-l/#comments Mon, 03 Jun 2019 05:00:39 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29843

Due persone meravigliose, madre e figlio. Audrey Hepburn e Sean Hepburn Ferrer (lui, in una recente foto di Hans Linsen). Entrambi convinti che la bellezza sia una luce interiore perenne, che si esprime attraverso l’amore e la generosità verso gli altri: al di là della propria fama. Grazie a questa virtù le rughe spariscono, non si cade mai nell’oblìo e si diventa eterni, sempre vivi nel cuore di chi si è amato e ci ha amati.

Questo mese il fiore virtuale, destinato a noti personaggi del mondo della cultura, arte, giornalismo, musica, cinema e spettacolo lo dedichiamo ad Audrey Hepburn e a suo figlio Sean Hepburn Ferrer. In passato nella mia rubrica “Un fiore per te” ho ospitato una giornalista siriana, Asmae Dachan, la mitica Mariagiovanna Elmi, il giornalista conduttore televisivo della Rai Francesco Giorgino e la sua collega Emma D’Aquino, pure lei nota giornalista Rai, con cui si alterna alla conduzione del TG1 delle ore 20.00. Belle interviste, belle storie di vita.

Brussel. 30 aprile 2019. Nella mirabile esposizione sulla vita di Audrey Hepburn “Intimate Audrey”curata dal figlio Sean e visibile sino al mese di agosto, potrete vedere anche l’abito indossato al matrimonio con il padre di Sean, l’attore Mel Ferrer; oltre alle loro fedi nuziali.

Quando scompare un personaggio famoso, un mito, si parla spesso di eredità materiale, di ricchezze meritate con il proprio lavoro; a volte grazie alla fortuna e al successo. Ma poco si accenna al grande tesoro spirituale che quella persona ha trasmesso ai suoi figli: l’eredità d’amore. Un insieme di valori che restano in eterno e mai svaniscono, mai si corrompono: se sono solidi!

Mi riferisco alla mitica Audrey Hepburn e a suo figlio Sean. Su di lei ho già pubblicato molti ricordi spesso trasmessi via i social, soprattutto facebook, oltre che con i miei articoli. Chi mi conosce sa che l’ho sempre ammirata per il suo stile, la sua eleganza, la sua dolce bellezza sempre ravvivata da un sorriso. Anche quando soffriva. L’ho stimata soprattutto per la sua capacità di empatia e solidarietà umana verso i poveri, i più deboli, i dimenticati che patiscono pene terribili, in particolar modo nei paesi africani.

Per farcela conoscere ancora meglio e rendercela più vicina il 30 aprile scorso il figlio Sean Hepburn Ferrer ha inaugurato a Brussel, in Belgio, una mostra che si estende su 800 metri quadrati, in occasione dei 90 anni che la madre avrebbe compiuto lo scorso 4 maggio, a cui ha dato il nome di “Intimate Audrey”. Vi consiglio di visitarla, ne vale la pena. Durerà sino ad agosto; quindi siete in tempo per organizzare un viaggio in questa deliziosa città belga, che pure vale la pena di visitare.

Attraverso un lungo percorso diviso in sale diverse sono esposte centinaia di fotografie legate a particolari momenti di vita, i suoi ricordi, il vestito del matrimonio con il padre di Sean, l’attore Mel Ferrer, lettere personali. Tutto e di più su questa splendida donna, in un’atmosfera luminosa: non di triste commemorazione, ma di vita. La sua vita.

La nipote di Audrey Hepburn, Emma, figlia di Sean Hepburn Ferrer, alla mostra Intimate Audrey, in onore di sua nonna. Mi ha detto che fa ritratti: in attesa di vederli…la ringrazio per avermi permesso di pubblicare la sua foto.

Per me è stato come avvertire la sua presenza, rivedere quegli straordinari occhi improvvisamente velati di tristezza durante un’intervista che gli fece il presentatore olandese Ivo Niehe, nel momento in cui le disse che sperava di rivederla presto nel suo programma. Cosa che purtroppo non accadde in quanto Audrey morì poco tempo dopo; e lei lo sapeva! Sapeva che presto avrebbe concluso, purtroppo troppo presto, il suo viaggio terreno. Ma non prima di essersi occupata ancora una volta delle popolazioni affamate, dei bimbi devastati dalla miseria in cui vivevano.

Alla mostra Intimate Audrey troverete anche testimonianze e fotografie delle sue importanti, faticose spedizioni di solidarietà umana con l’UNICEF, di cui era Ambasciatrice; come nelle due immagini pubblicate in alto. In primo piano l’Oscar vinto nel 1954 come migliore attrice per il film Vacanze romane. La carriera di Audrey Hepburn è costellata di…un’infinità di premi: eppure ad un certo punto la mise da parte per occuparsi dei bimbi sofferenti.

Oltre alle fotografie, anche di famiglia, ai ricordi e lettere personali, vedrete oggetti che le sono appartenuti, come le famose scarpe modello “ballerina” che le piacevano tanto e tanto le donavano.

Brussel: Intimate Audrey 2019. Le famose “ballerine”di Audrey Hepburn, la quale aveva il dono innato di portare ogni capo d’abbigliamento che indossava, dal più semplice ai famosi abiti da sera firmati, con grande classe, raffinatezza ed eleganza. Difficile trovare donne come lei al giorno d’oggi ( la maggior parte “rovinate” dalla chirurgia estetica!)

Ci sono inoltre alcune “salette cinematografiche” dove potrete assistere, al buio e nel silenzio assoluto, ad “antichi” spezzoni di alcuni suoi vecchi film e dei più recenti. Imperdibili quelli dei suoi appassionati baci con celebri attori di Hollywood! Importante è sapere che il ricavato della vendita dei biglietti andrà all’Eurordis, di cui il figlio Sean è Ambasciatore, centro di ricerca e cura delle malattie rare: e all’ospedale Brugmann- e Bordet a Brussel. Come di sicuro lei avrebbe voluto.

Una bella fotografia del figlio di Audrey Hepburn, Sean, con la moglie Karin.

Ma c’è una sorpresa che si aggiunge al piacere dei festeggiamenti in suo onore, da cui sono rimasta profondamente colpita, emozionata: un libro sui ”Sogni della piccola Audrey”, scritto proprio dal figlio Sean e dalla moglie Karin, con stupende illustrazioni di Dominique Corbasson e François Avril. E’in vendita per soli 10 euro (denaro che pure andrà in beneficenza), tradotto in più lingue. 53 pagine in cui la piccola Audrey racconta la sua vita, in poche parole: sin da quando nacque, appunto il 4 maggio 1929, a Bruxelles, “un’affascinante città conosciuta per il suo cioccolato e i biscotti…un paradiso.” Accanto a lei due “persone divertenti che la guardavano e sorridevano”.

Questo è il titolo e la copertina del libro illustrato di Sean Hepburn Ferrer, scritto con la moglie Karin, che potrete acquistare alla mostra Intimate Audrey (il ricavato andrà in beneficenza.)

Il racconto procede con il trasferimento in Olanda, all’inizio un Paese ridente, con i mulini a vento e i laghetti dove pattinare, purtroppo presto trasformatosi in un incubo a causa della guerra, dell’invasione “di soldati il cui capo era un uomo pazzo con i baffi che urlava sempre.” E poi Audrey bambina su una bicicletta avuta in prestito da alcuni amici di famiglia che le chiedevano di portare dei messaggi segreti in alcuni posti della città. Lei li nascondeva nelle scarpe senza ben capire che cosa contenessero. Anzi…pensando che magari si trattasse di lettere d’amore!

In quei momenti la fame attanagliava lo stomaco. “Mangiavamo solo crocchette e bulbi di tulipano,” dice la bimba; fra tanta paura, i bombardamenti, il gelo. L’unico posto un po’caldo, dove “poteva risparmiare le sue forze,” come le dicevano i genitori, in cui si sentiva protetta e dimenticava i morsi della fame, era il suo lettino. Là trascorreva parecchie ore a leggere e disegnare. Sognando di diventare ballerina. Il seguito riguarda il resto di una vita conosciuta da milioni di suoi fans in tutto il mondo: ballerina, attrice, mamma amorevole che metteva sempre i due figli in primo piano: in un’illustrazione del libro è intenta a stendere all’aria aperta le loro numerose calzine, pantaloni, magliette.

Quando i ragazzi crescono e iniziano a studiare, indi a lavorare, lasciando il tetto familiare lei, come precedentemente accennato, decide di continuare la sua esistenza non più a fare film ma ad occuparsi dei bambini abbandonati, cercando sempre di “sorridere nel buio più profondo.” Perchè è proprio “nel buio nero della solitudine che si pensa meglio.” La frase “sorridere nel buio” ricorre sovente in questa fiaba, da cui parte un chiaro messaggio: quando tutto diventa buio devi comunque provare a sorridere. Per accendere una luce che lo rischiari. Anche nel mezzo degli orrori della guerra, che lei aveva ben conosciuto nella sua infanzia; e di cui non si deve mai smettere di parlare, perchè non accada più.

La fine del libro, per cui ho già usato la parola “commovente,” ci mostra la piccola Audrey ancora una volta nel suo letto, circondata da tanti personaggi, fra cui bambole, pupazzi di stoffa, orsetti, conigli, formichine, un piccola lumaca, due topini; un libro sulle coperte e una bambola accanto a sè. Il mio disegno preferito. Tutti la guardano, mentre lei si assopisce. Anche la frase nella pagina a sinistra del disegno è la mia preferita, quella che più mi ha toccato l’anima. La traduco dal francese:
“Coricata nel mio letto, sorrido nel buio. Felice di essere celebrata e amata, non tanto come una ballerina di classe ma come una bella persona. E con questo ultimo pensiero mi addormento profondamente.”

Spero che tutti, grandi e bambini possano leggere questa delicata favola, opera di un figlio orgoglioso della madre, fiero dei valori che gli ha trasmesso, a cui l’ha dedicata. Un uomo, Sean, che stimo e a cui voglio bene, come amica, con tutto il cuore. Perchè in lui vedo la continuità di quell’amore che la sua adorata ed adorabile mamma gli ha trasmesso. A cominciare dal senso di solidarietà umana e generosità. Se volete conoscerlo meglio attraverso le sue iniziative umanitarie potete cliccare su questo link, che riporta un mio articolo pubblicato dal quotidiano nazionale Avvenire, con cui collaboro da anni.

Vi consiglio anche di leggere il libro: “Audrey Hepburn, un’anima elegante,”( edizioni Tea,) sempre scritto da lui.

Brussel, 30 aprile 2019. Una “piccola” giornalista, Maria Cristina Giongo…con un grande uomo, Sean Hepburn Ferrer. Grande in tutti i sensi. Ricordo che L’American Film Institute ha inserito Audrey Hepburn al terzo posto tra le più grandi star della storia del cinema e ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street.

Per concludere, una curiosità: il titolo in francese sui sogni della piccola Audrey, “Les rêveries de la petite Audrey”, mi ha riportato alla mente un’opera incompiuta e postuma del filosofo, scrittore e musicista svizzero Jean-Jacques Rousseau, composta tra il 1776 e il 1778, Les Rêveries du promeneur solitaire (Le fantasticherie del passeggiatore solitario).
Si tratta di una riflessione filosofica sull’essere umano ed il suo spirito attraverso lunghe passeggiate di meditazione, in una sorta di isolamento (che però non significa solitudine!) che lo portano a scoprire il piacere di una vita tranquilla vissuta in armonia con la natura e la sua contemplazione. Come è avvenuto anche per Audrey Hepburn nell’ultimo tratto della sua esistenza.

Rousseau scrive: “fare del bene è la felicità più sincera che il cuore umano possa gustare.” E ancora: “rafforza la pietà. La pietà verso la sofferenza dell’altro è una virtù che produce pace e amore.” Soltanto conoscendola ed applicandola potremo evitare tante guerre e crudeltà in questo mondo.

Sean ha raccontato che su codesto pensiero Mamma Audrey ha chiuso gli occhi per sempre, triste non per il doloroso male che l’aveva colpita ma al ricordo dei bimbi soli, affamati, feriti, morenti. In tal modo è stata di grande esempio per suoi figli, affinchè potessero proseguire il loro cammino sullo stesso sentiero, sempre in salita. Sorridendo quando si fa sera; illuminando il buio quando ci coglie di sorpresa. Per non doverlo più temere.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Indirizzo per visitare l’esposizione Intimate Audrey:
Vanderborghtgebouw ( adiacente alla Royal Gallery St Hubert)
Schildknaapstraat, 50
1000 Brussel

Proibita la riproduzione del testo e delle fotografie senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Una sola immagine è stata scaricata dal Web: quella di Audrey Hepburn, in copertina. Se dovesse risultare coperta da diritti d’autore, non esitate a contattarci che la leveremo immediatamente.
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Link ad altri articoli della rubrica “Un fiore per te” e in particolare sulle belle persone che aiutano chi soffre.

Emma D’Aquino
Francesco Giorgino
Asmae Dachan
Mariagiovanna Elmi
Fra Fiorenzo Priuli
Marion VoetmanAlessandra Appiano

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Editoriale di giugno. Ragazza olandese scomparsa a 16 anni, oramai creduta morta, dopo 39 anni di silenzio scrive un’email di auguri alla sorella per il suo cinquantesimo compleanno. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/01/ragazza-olandese-scomparsa-a-16-anni-oramai-creduta-morta-dopo-39-anni-di-silenzio-scrive-unemail-di-auguri-alla-sorella-per-il-suo-cinquantesimo-compleanno/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/06/01/ragazza-olandese-scomparsa-a-16-anni-oramai-creduta-morta-dopo-39-anni-di-silenzio-scrive-unemail-di-auguri-alla-sorella-per-il-suo-cinquantesimo-compleanno/#comments Sat, 01 Jun 2019 06:00:38 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29504

La ragazza scomparsa come era allora e come è adesso. Foto AD.

Cari amici, Cofanetti magici, lettori online,

il mio editoriale di giugno riguarda una storia speciale, a lieto fine. Che comunque vi farà riflettere, come avviene spesso con i miei editoriali…

Era il lontano 1975 quando una ragazza olandese, Monique, di Bilthoven, improvvisamente uscì di casa e non ne fece più ritorno. La famiglia la credeva morta, soprattutto dopo il ritrovamento, nel 1976, del corpo esanime di un’adolescente in un bosco vicino ad un’autostrada, che avrebbe potuto essere il suo. Difficile stabilirlo con certezza viste le condizioni in cui era, tuttavia tutto faceva pensare a lei. Ma…..

Ma…si era trattato di un allontanamento volontario: infatti dopo tanti anni è arrivato da parte sua un’email augurale alla sorella, in occasione del suo cinquantesimo compleanno! Un giornalista del quotidiano AD è risalito alla fonte di quel messaggio ed ha contattato la ragazza, nel frattempo adulta, per riuscire a capire come è possible sparire in questo modo, lasciando la propria famiglia nella disperazione.

“Non ero felice, volevo andarmene via. Non volevo fare loro del male ma dovevo cercare un’altra strada, volevo un’altra vita,” è stata la risposta. “Quando prendi questo tipo di decisioni è sempre perchè vuoi ricominciare una nuova esistenza. Ero sicura che i miei genitori mi avrebbero dimenticata presto. Ero sempre stata molto silenziosa, sin da bambina, ero certa che non sarei mancata a nessuno. Non è colpa della mia famiglia o dell’ambiente in cui ero cresciuta, ma della mancanza di comunicazione. Per questo mi sono allontanata definitivamente.”

Alla domanda su come mai di colpo ha deciso di farsi viva, dopo ben 39 anni, solo ….per fare gli auguri a sua sorella, ha risposto: “ Non lo so. In realtà non avevo uno scopo preciso, oltre a quello. Infatti sono rimasta scioccata dalla sua risposta quando mi ha scritto che tutti pensavano che fossi deceduta, raccontandomi del ritrovamento della salma di quella povera ragazzina l’anno seguente la mia partenza. Non ne ero a conoscenza.”

I familiari di Monique ovviamente sono contenti che sia viva e di aver ristabilito un contatto con lei. Tuttavia hanno detto che l’averla ritrovata non cancella comunque la sofferenza provata in tutti quegli anni di lontananza. A questo punto è inutile aggiungere altro a questa vicenda dai risvolti inaspettati, che tuttavia ha lasciato dietro di sè, nonostante la “felice” conclusione, tanta angoscia, tristezza, patimento.

Buon mese di giugno e cominciate a godervi le vacanze, sperando che siano sempre rallegrate dal sole fuori e soprattutto dentro di voi!

Un abbraccio dalla vostra, come sempre vostra affezionatissima,

Maria Cristina Giongo
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Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
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Poesia di maggio: “Fu con orrore” http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/27/poesia-di-maggio-fu-con-orrore/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/27/poesia-di-maggio-fu-con-orrore/#comments Mon, 27 May 2019 06:00:02 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29783 I_promessi_sposi_-_ch1

In questa illustrazione di Francesco Gonin, Don Abbondio incontra
i bravi

 

Don Abbondio! Chi era costui? Di sicuro un sacerdote che celebrava matrimoni (sia pure incontrando qualche difficoltà o resistenza, di tanto in tanto). Oggi invece si preferisce la libera convivenza (che, per carità!, è pur sempre meglio della mera connivenza). Tuttavia sono molti, persino fra i giovani, quelli che sognano ancora una storia all’antica: ovvero un destino coniugale. Il problema, serio assai, è che rischiano, ahimè, cocenti delusioni


 

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Promessi sposini d’inizio Novecento

 

FU CON ORRORE

Fu con orrore
che l’ipotrentenne,
timoroso di storie
destinate a fallire,
sentì la sua sposa,
la sposa novella!,
dirgli di getto
proprio così:
«Giuro d’amarti
e poi rispettarti
finché o vita o divorzio
non ci separi».

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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La colazione dei virtuosi! http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/18/la-colazione-dei-virtuosi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/18/la-colazione-dei-virtuosi/#comments Sat, 18 May 2019 05:00:38 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29831

Le vicende di alcuni marchi commerciali di successo, continuano a rivelarsi una vera e propria miniera di curiosità.
Si tratta spesso di prodotti nati quasi per caso, o magari con finalità originariamente differenti da quelle che ne hanno poi decretato il successo.
Non è un segreto che la Coca Cola fosse stata pensata in origine dal farmacista statunitense John Stith Pemberton, come rimedio per il mal di testa e per la stanchezza; e un paio di mesi fa abbiamo noi stessi raccontato come una furibonda litigata fra i fratelli Dassler portò alla nascita di Adidas e Puma.
Spesso sono le stesse aziende, a fornire tutti i particolari, nella consapevolezza che questo genere di aneddotica contribuisce a far nascere o rafforzare una grande fidelizzazione al marchio stesso.
La domanda a questo punto, potrebbe essere: ma se uno dei milioni di consumatori che se ne cibano ogni mattina, sapesse cosa ha spinto il dott. John Harvey Kellogg (un medico che oggi definiremmo nutrizionista) a realizzare i suoi celeberrimi fiocchi, continuerebbe a fare colazione con uno dei 60 marchi riconducibili al gruppo, attivo appunto dalla fine dell’800, e venduti oggi in 180 paesi con un fatturato che supera i 15 miliardi di dollari?

La vicenda è nota, anche se, in questo caso, non troppo sbandierata dall’azienda stessa, che sul suo sito ufficiale preferisce approfondire la descrizione della mission aziendale, e dare spazio alle promozioni e alle tante iniziative benefiche del gruppo (www.kelloggs.it).
Ma il fatto che ha incuriosito storici e ricercatori è che che il dott. John Harvey Kellogg e suo fratello Will Keith, crearono, un po’ fortunosamente, i primi fiocchi di mais (corn flakes), mentre sperimentavano modalità inedite di trattamento di vari tipi di cereali, da inserire un una dieta rigorosamente vegetariana elaborata per conto del gruppo religioso di cui facevano parte.
Il dottor Kellogg, decise immediatamente che quei fiocchi erano perfetti per sostituire nelle colazioni americane il bacon. Riteneva infatti che solo una dieta completamente vegetariana potesse preservare l’essere umano dal cadere in… tentazione.

Era infatti convinto che ogni pratica sessuale fosse assolutamente da evitare e, pur sposato, dichiarò di non avere mai “consumato” (e per evitare “rischi” lui e la moglie dormivano in camere separate) anche se non volle rinunciare ad avere figli che adottò nell’incredibile numero di 42.

Ma la sua vera ossessione era la masturbazione e i suoi insipidi cereali gli sembrarono la risposta perfetta alle peccaminose abitudini alimentari americane.

Al momento di avviare la commercializzazione dei “Granola”, il fratello Will Keith che aveva evidentemente un più spiccato spirito imprenditoriale, dovette faticare non poco per convincerlo ad aggiungere almeno un po’ di zucchero per renderli più gradevoli.

Il risultato commerciale è nei numeri, e nelle abitudini quotidiane di milioni di giovani e meno giovani, che prevalentemente a colazione, ma anche in altri momenti della giornata, mescolano uno degli oltre sessanta prodotti a marchio Kellogg’s, a latte, yogurt, succhi di frutta, gelato ecc…

Per l’altro risultato, quello che il dottore si prefiggeva di raggiungere per scongiurare tutta una serie di nefaste conseguenze elencate nel suo libro “Plain Facts for Old and Young: Embracing the Natural History and Hygiene of Organic Life” tra cui: epilessia, acne, postura sbagliata, rigidità articolare, debolezza, scarso sviluppo, incostanza e palpitazioni (manca, curiosamente, la perdita della vista), ognuno dovrà farsi un esame di coscienza.

Che non sarò certo io a far qui illazioni maliziose, né tantomeno supposizioni azzardate.

——

Per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Corn_flakes

https://it.wikipedia.org/wiki/Kellogg_Company

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Harvey_Kellogg

https://www.publiccompanypeople.com/it/post-lifestyle/la-vera-storia-dei-corn-flakes

www.huffingtonpost.it/2015/08/05/kelloggs-corn-flakes-contro-masturbazione-storia_n_7938996.html

https://www.nationalgeographic.com.au/history/cereal-masturbation.aspx

Paolo Pagnini
CHI SONO

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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. Gattò Bistrot http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-gatto-bistrot/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-gatto-bistrot/#comments Sun, 12 May 2019 05:00:38 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29687 Cari lettori del cofanetto magico,
anche se per impegni personali non riesco ultimamente ad essere puntuale nella pubblicazione di un articolo ho interesse a farvi sapere che siete sempre nel mio cuore.
Ogni volta che mi capita un episodio simpatico o un argomento interessante penso sempre a come poterlo trasformare in un articolo utile per tutti voi.
Questa volta ho però voglia di presentarvi una ragazza, Valentina e parlarvi della sua passione trasformata in lavoro con l’apertura di un localino veramente simpatico che si chiama Gattò Bistrot.

……..

“Ho iniziato ad offrire un servizio di pensione per gatti o cat-sitting di tipo casalingo, da quando, nel 2015, dopo aver perso la mia prima gatta, Pallina, che era per me come una sorella, non riuscivo a stare senza la compagnia dei felini ma, allo stesso tempo, non ero ancora pronta a ricominciare un percorso che mi vedesse legata ad un nuovo micio.
Così, negli anni, ho consolidato con mia soddisfazione quella che è diventata nota ai miei clienti come “Casa Miao“, la pensione tutta casalinga esclusivamente rivolta a gatti padronali, in pieno rigore e rispetto dell’etologia felina.
Col passare del tempo, quella che sembrava una semplice inclinazione e passione è diventata una vera ossessione,intellettualmente parlando: infatti ho discusso una tesi imperniata sull’etica animale e, in particolare, mi sono interessata dell’antispecismo, del veganesimo e del rapporto dell’uomo e dell’alterità animale.
Conclusa l’università,ho iniziato a gettare le basi di un progetto che potesse fondere la mia “fissazione” teoretica con una ricaduta pratica: così è nato Gattò, il primo bistrot con gatti in Campania.
Cucina vegetariana,con una selezione di pietanze vegan, senza lattosio e senza glutine: inclusiva, sana e genuina e, ovviamente, allietata dalla presenza dei sei mici del bistrot,che a Portici,città che amo ed in cui ho messo profonde radici da persona,cittadina e gattara local,sono nati e cresciuti – sono il gruppetto più umanizzato e più adatto (e dunque scelto) nella colonia de “I gatti della traversa“.
Il locale apre ovviamente le sue porte a chiunque sia interessato a passare del tempo in relax, dal pranzo al dopocena, passando per la caffetteria (tè, tisane,cioccolata in tazza,crostoni e dolci di nostra produzione,freschi di giornata) e sia curioso di provare qualcosa di fuori dal comune,magari in attesa di qualche prodezza del nostro Procolo,oramai diventato la star del bistrot!
Lui è l’unico gatto non originariamente proveniente da Portici, ma da Pozzuoli (ecco perché porta questo nome: è il santo patrono della città flegrea), arrivato al posto giusto, al momento giusto, con un carattere perfetto per essere inserito in un contesto frequentato da persone.

……..

Il simpaticissimo Procolo

Procolo, infatti, come hanno avuto modo di vedere tutti gli amici che son già passati da noi, adora tutti, dai banbini agli anziani e non c’è sera che non dia spettacolo con il suo temperamento instancabile!
E,se non si fosse capito che ai gatti ho deciso di dedicare la mia vita, beh…il mio account instagram parla da solo: provate a trovarmi come @lamiavitatraigatti “.

Per curiosità da gattara ho voluto personalmente conoscere il locale ed i suoi a-mici, per cui una sera, distrutta da due ore in palestra, in compagnia di alcuni amici altrettanto amanti dei gatti,ho deciso di andarci a mangiare.

Siamo tutti rimasti affascinati dall’ambiente confortevole e dalla discreta presenza dei gatti che gironzolano per il localino e giocano con tutto ciò che è stato loro messo a disposizione,senza arrecare noia ai presenti. L’ambiente è molto curato nei dettagli e pulito,tutto dipinto con colori pastello che non appesantiscono la vista ed alle pareti sono affisse dei moduli in legno,fatti a mano,all’interno dei quali i gatti giocano o dormono e caruncole e tiragraffi x farli divertire. Abbiamo cenato con pietanze vegetariane, nulla di sofisticato,ma semplici e di buon sapore,accompagnate da un ottimo vino rosso e birre artigianali,scelti sapientemente dalla simpatica Valentina.

……..

Mentre cenavamo ha iniziato il suo show l’ormai famoso gatto Procolo che avrebbe gradito assaggiare qualsiasi cosa, ma,dipinto sul muro,c’è una scritta in cui gentilmente si invita a non dare cibo ai gatti perché ben nutriti.

Ci sono libri messi a disposizione dei clienti che magari decidono di trascorrere delle ore in relax accompagnati da un buon tè e spillette e portachiavi fatti a mano da acquistare per raccogliere fondi per nutrire altri gatti meno fortunati.

La serata è trascorsa piacevolmente e la nostra Valentina,come una buona padrona di casa,veniva ad assicurarsi che tutto svolgesse per il meglio.

Se abitate in zona o comunque vi va di conoscere questo posto magico io vi suggerisco di farvi una passeggiata e di trascorrere delle ore qui, lasciandovi incantare dalla maestria dei suoi gatti e dai racconti della loro gattara.

……..

Riferimento del bistrot: Viale privato d’Amore, 29 Portici ( Na ) tel 08119482752
www.facebook.com/gattobistrot
www.twitter.com/gattobistrot

CHI SONO

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Bentornata Rampina! http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/08/bentornata-rampina/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/08/bentornata-rampina/#comments Wed, 08 May 2019 05:00:11 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29766

“Tu vai, la condizione umana non t’appartiene. Vai, e torna quando vuoi, io ti aspetto.” Così le avevo detto in cuor mio, vedendola valicare, l’ultimo promontorio, prima di Cannatina (clicca qui per l’episodio precedente). Avevo continuato a seguirla ancora col pensiero: “Vai! E sappi che qualunque strada o decisione tu prenda, puoi sempre tornare sui tuoi passi. Non c’è nulla di male in quello che stai facendo. E’ tutto lecito, naturale, istintivo. Non c’è nessun affronto con te stessa, se è questo che in cuor tuo vuoi. Vai, prendi il destino nelle tue mani. Prenditi tutto il tempo che ti serve, per valutare le opportunità e le alternative che ti si presentano strada facendo. Ritenta ancora, se i dubbi ti assalgono. Torna indietro, se è necessario, per meditare, per porre di nuovo a te stessa, tutte le domande alle quali non hai trovato risposta. Ma sappi che solo il cuore può indicarti la retta via, tutte le altre direzioni sono miraggi, non servono a nulla.”

…e fu così che lei, la cavallina Rampina, me la ritrovai davanti casa dopo una settimana dalla sua fuga d’amore. Era lì, in attesa che le aprissi il cancello per rivendicare ancora la sua bustina di zucchero. Durante la mia lunga assenza invernale, per lei il tempo era trascorso lentamente nella solitudine dell’Aravecchia. I lupi le avevano fatto spesso compagnia, specie verso sera. Lei li controllava di sottecchi, a distanza, sempre circospetta. Era vero che quei predatori dalla pessima reputazione di eterni affamati, le avevano dimostrato amicizia e simpatia, ma la precauzione non era mai troppa, “Non si sa mai!“, pensava la bella puledra, mentre affondava il suo muso nell’erba appassita dal freddo.
Luigi, tuttavia, stava sempre in allerta. Con lui mi sentivo spesso al telefono. Una volta mi raccontò che un giorno aveva visto un capriolo pascolare insieme a Rampina. Improvvisamente una muta di lupi, almeno cinque, era spuntata dai cespugli ed avevano attaccato il cervide da più direzioni. L’animale era riuscito a sfuggire al capobranco come un fulmine, seminandolo. Rampina era rimasta ferma a guardare la scena. I lupi, sconfitti, avevano battuto la ritirata verso il fosso. Le erano passati accanto senza manifestarle ostilità, e Rampina aveva ripreso a pascere placidamente.
Dopo la metà di novembre, tutti gli animali che avevano bivaccato durante l’estate a Cannatina, erano stati riportati a valle dai rispettivi proprietari. Luigi aveva fatto altrettanto, affidandosi a un commerciante di equini, al quale cedette i due magnifici puledri che le due cavalle avevano messo al mondo lassù. Le due fattrici erano state rinchiuse nel noceto a Pietraliscia, un centinaio di metri dalla Casa di San Francesco.
Rampina, invece, era stata lasciata libera di scorrazzare a suo piacimento nei campi attorno alla contrada. Luigi, comunque, quando i campi erano ricoperti di neve, non mancava di mettere del buon fieno nella greppia della stalla, dove la cavallina passava la notte.
Al mio ritorno all’Aravecchia, nella tarda mattinata di fine aprile, i prati stentano ad inverdire a causa del freddo persistente. Rampina non è nella stalla. Dopo aver scaricato la macchina dalle mille cose inutili di cui era zeppa, l’ho chiamata più volte, senza esito. Questa volta, al mio richiamo non ha fatto eco il suo nitrito ed il successivo galoppo festoso. Ho telefonato a Luigi per avere notizie di lei.
-Forse è andata a Pietraliscia. Ci va spesso ultimamente. Aspetta fuori dal recinto che faccio uscire la mamma per andare a bere insieme a lei.-
-Quindi, la famiglia si è ricongiunta!- ho esclamato compiaciuto.
-Si ma solo con la mamma, con l’altra cavalla si prende a calci.- mi ha risposto.
Sono andato a Pietraliscia, Rampina, appena mi ha visto mi è corsa incontro. Era manifestamente felice di rivedermi. Scuoteva la testa, nitriva, impennava. Ho dovuto faticare parecchio per tenerla a bada con le mani. Dopo un po’ è arrivato Luigi con la sua Panda. Ha aperto il cancello del recinto per dare via libera alle due giumente di andare a bere alla fontana, ma solo la mamma di Rampina è uscita, mentre l’altra si è allontanata al galoppo nella parte opposta. Rampina ha seguito a breve distanza la mamma la quale anziché scendere il viottolo verso la fonte, ha continuato dritto a passo spedito. Subito dopo ha svoltato per i campi verso la montagna, con la figlia appresso.
-Ormai non torna più indietro! Segue la mamma su a Cannatina!- ha esclamato Luigi, riferendosi a Rampina.
Un velo di tristezza mi ha preso all’improvviso, vedendo la mia amata cavallina abbandonarmi per una seconda volta. L’altra giumenta, è sopraggiunta al galoppo. Ci è passata davanti come un lampo, proseguendo la sua corsa su per i campi, verso la montagna. Ad un tratto si è fermata. Ha emesso due nitriti per richiamare l’attenzione delle altre due fuggiasche. Rampina è rimasta ferma ad osservare l’arrivo della cavalla a lei ostile. Dopo avere scalciato più volte in segno di dissenso, ha iniziato il suo trotto a ritroso verso casa, lasciando che le sue simili valicassero il Colle Padoni, senza di lei.

Bentornata a casa Rampina! Ma tu lo sai che l’otto di maggio di due anni or sono, come un miracolo inatteso, sei arrivata nella notte sfidando la tempesta? Auguri allora! Felice Compleanno dolce e amata cavallina.

Valentino Di Persio
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Un fiore per te. Lo riceve Emma D’Aquino, nota giornalista televisiva della RAI per il suo libro Ancora un giro di chiave Nino Marano. Una vita fra le sbarre. Intervista per Il cofanetto magico. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/03/un-fiore-per-te-lo-riceve-emma-daquino-nota-giornalista-televisiva-della-rai-per-il-suo-libro-ancora-un-giro-di-chiave-nino-marano-una-vita-fra-le-sbarre-intervista-per-il-cofanetto-magi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/03/un-fiore-per-te-lo-riceve-emma-daquino-nota-giornalista-televisiva-della-rai-per-il-suo-libro-ancora-un-giro-di-chiave-nino-marano-una-vita-fra-le-sbarre-intervista-per-il-cofanetto-magi/#comments Fri, 03 May 2019 06:00:59 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29737

La bella giornalista televisiva Emma D’Aquino autrice del libro “Ancora un giro di chiave. Nino Marano. Una vita fra le sbarre,” Edito da Baldini + Castoldi: appena uscito ed è già un successo.

Continua la nostra rubrica “un fiore per te,” dedicata a persone che si sono meritate un fiore virtuale da parte nostra per motivazioni sociali, umanitarie, artistiche e per la loro professione svolta con serietà, indipendenza ed onestà. Abbiamo iniziato con un’intervista a Asmae Dachan, una donna musulmana, giornalista, che combatte contro chi distrugge il senso profondo della sua religione; vincitrice del premio della giuria “Giornalisti del Mediterraneo 2016”, che ho avuto l’onore di ricevere pure io insieme a lei: molto attiva negli aiuti alle popolazioni della Siria martoriate dalla guerra, soprattutto ai bimbi negli ospedali ed orfanotrofi.
Poi a Francesco Giorgino, giornalista, professore universitario alla Sapienza e alla Luiss, saggista, studioso di tematiche sociali. Conduttore televisivo e dal 2000 volto noto del Tg1 (di cui è anche caporedattore centrale della redazione interni).

Ora è la volta di un altro personaggio di rilievo della Rai molto amato, dove svolge la sua professione di giornalista sin dal 1997: Emma D’Aquino.

Emma D’Aquino, nata a Catania, laureata in scienze politiche, a lungo inviata di Porta a Porta, è sempre stata in prima linea per quanto riguarda i servizi di importanza nazionale ed internazionale. Ricordiamo quello svolto a New York sull’attentato alla Torri Gemelle, indi sul terremoto dell’Aquila ed il crollo del Ponte Morandi a Genova. Dopo aver condotto il Tg 1 delle 13.30 ora conduce quello delle ore 20.00.

Si è occupata a lungo di fatti di cronaca, dal terribile delitto di Cogne, all’omicidio di Sarah Scazzi e Meredith Kercher. Entrando in questo mondo angosciante ha deciso di approfondire il tema della delinquenza, cercando di capire e carpire, se mai esistono, “le motivazioni” di un criminale, partendo dalle sue origini, dal suo passato. Da qui è nato un bel libro, intitolato Ancora un giro di chiave, edito da Baldini + Castoldi, imperniato sulla figura di Nino Marano, che ha trascorso in carcere 49 anni: diventato un assassino proprio in prigione, dove all’inizio era entrato per reati minori. In un continuo peregrinaggio fra un penitenziario e l’altro, dal nord al sud dell’Italia, condannato all’ergastolo per due omicidi e due tentati omicidi. Il 22 maggio del 2014 ha ottenuto la libertà condizionale.

Attraverso una… “lunga intervista” Nino Marano racconta ad Emma D’Aquino la sua vita, la sua infanzia di miseria, la violenza subita e quella restituita, gli omicidi compiuti sempre per vendetta, in una sua “logica morale senza morale.” Il libro procede al ritmo di un film d’azione, a volte crudele, raccapricciante nella descrizione di alcune scene. Non voglio rivelare troppi particolari su questa storia per non rovinare l’impatto della lettura. Aggiungo solo che troverete anche personaggi famosi, con brevi descrizioni che li tratteggiano compiutamente, come Enzo Tortora e Franca Rame, da Marano evocata come una visione, una dea, nel ricordo della sua splendida voce.

Oltre al grande amore della sua vita, Sarina, che lo ama incondizionatamente, senza mai cedere: sempre più stanca, più invecchiata nel dolore. Tenace nella speranza che un bel giorno con un ennesimo giro di chiave venga aperta la porta della prigione di suo marito, padre dei suoi figli: e mai più ci faccia ritorno. Una speranza che forse potrà concretizzarsi, trasformarsi da sogno a realtà, quando proprio nel mese di maggio, come ci rivela Emma D’Aquino, “un giudice di sorveglianza valuterà il suo percorso di recupero e reinserimento e il buon comportamento tenuto in questi anni di libertà. Se la sua valutazione sarà positiva, emetterà un’ordinanza con la quale dichiarerà estinta la pena.”

La recensione del libro l’ho già scritta per il quotidiano Avvenire, cliccare su questo link per leggerla.
Tuttavia mi sono rimaste delle domande che ancora cercano una risposta e…chi altro se non lei, Emma D’Aquino, potrebbe rispondermi?

Emma, da che cosa è nata la sua idea ed il progetto di raccontare in un libro la storia di Nino Marano?

E’ nata da una “emozione.” Quando ho incontrato Nino in carcere per la prima volta era il 2005 e ascoltando la sua storia ho provato emozione appunto. Emozione per la sua vicenda umana, per la violenza che aveva vissuto e che aveva generato, per una vita che poteva essere vissuta in modo diverso.

Ad un certo punto scrive che lui “diventa” un uomo violento, quasi suggerendo che potrebbe essere il risultato delle circostanze avverse della sua vita. Quindi, se fosse nato in un ambiente familiare e sociale diverso forse non si sarebbe trasformato in un assassino? Eppure tante persone sono cresciute nell’indigenza e mancanza di valori morali senza aver mai scelto la strada sbagliata, la delinquenza come metodo di sopravvivenza.

Certo, sono assolutamente d’accordo con le sue osservazioni. In realtà Nino proviene da una famiglia molto povera, ma di onesti principi. Basti pensare che il padre lo costrinse da piccino a ributtare a terra dei mandarini perché gli alberi dai quali Nino li aveva raccolti non appartenevano a loro. Lo stesso padre però bastonava la madre, ciò che Nino ha sempre condannato. Quindi valori diversi, ambivalenti e confusi che a mio avviso hanno determinato molto di ciò che poi Marano è diventato.

Si può amare un pregiudicato? La figura della moglie Sarina, le toccanti pagine sulle sue visite in carcere, anche con la loro bambina, sono intrise di lacrime, sacrificio, sofferenza ma comunque amore assoluto. Come può una donna immolarsi a tal punto per un uomo, senza arrivare a giudicarlo, perdonandolo ad oltranza?

Sarina non ha mai perdonato Nino semplicemente perché Nino nei confronti della moglie non ha mai fatto nulla per cui chiedere il suo perdono. Nei confronti di Sarina, Nino ha solo dimostrato amore e dedizione anche dal carcere: non ha mai tenuto neanche un centesimo di quello che guadagnava con il lavoro in cella perché era tutto per la famiglia. Per Sarina la violenza perpetrata da Nino era altro da se stessa, da loro. Quella violenza era rivolta ad altri non a lei.

“Ancora un giro di chiave,” edito da Baldini + Castoldi, è un libro sul caso di Nino Marano, il detenuto più longevo d’Italia per reati commessi in carcere. Emma D’Aquino ha fatto scorrere “ le dita sulla tastiera,” disegnando virtualmente giochi di cupe ombre, intervallati da spazi di luce colma di speranza; dove il lettore si perde in un vortice di pensieri. Proprio come in questa bella fotografia dell’autrice, opera di Mario Giannini.

Nel capitolo “Il male non necessario” Marano diventato un assassino in carcere, “giustificandosi” così: “i detenuti, chi più chi meno, erano tutti armati. E’questo il carcere che mi ha rovinato la vita, perchè non mi ha dato scelta…Faccio un esempio: se mi portano a New York, prendo mia moglie sottobraccio e mi faccio una passeggiata insieme a lei, ma se mi portano a Baghdad mi compro una mitragliatrice e mi metto a sparare. Non ho alternative, mi devo difendere, devo mettere da parte le regole morali. O tu o io. O ti difendi o ti assoggetti.” E poi, ancora; “non mi spiace di aver ucciso quelle persone.” Emma, cosa pensava in quel momento e che cosa pensa ora di queste sue esternazioni, rileggendole e immedesimandosi in chi le legge?

Penso che Nino non chieda sconti e non li faccia a se stesso. Ha capito il male che ha fatto agli altri e a se stesso. E’ cambiato, ma non rinnega ciò che è stato e le motivazioni che lo hanno portato ad uccidere.

Verso la fine del libro la professoressa Gioia, che svolge volontariato all’interno del carcere, gli attribuisce una coscienza: lei, Emma, “una buona dose di intelligenza.” E scrive: “credo piuttosto che sia stato una vittima della sua incapacità di distinguere in modo netto il bene dal male, senza sfumature, senza contaminazioni. In fondo è un uomo buono e di questo ne sono convinta.” Ma non saper distinguere il bene dal male è la caratteristica di un disturbo pervasivo della personalità, una patologia tipica di persone prive di coscienza. A questo punto non capisco e le chiedo: in conclusione, secondo lei Nino Marano è un delinquente, il quale liberamente fra il bene ed il male ha scelto quest’ultimo? Oppure un uomo “malato,” che potrebbbe suscitare sentimenti di pietà e perdono umano?

Non sono un medico e dunque non ho strumenti per valutare una possibile malattia di Nino. Sono sicura invece che Nino possiede una coscienza ed è quella che gli ha permesso di riconoscere e accettare gli aiuti che gli venivano offerti e di cambiare finalmente la sua vita!!!

Ancora una bellissima immagine di Emma D’Aquino, giornalista della Rai, Radiotelevisione Italiana, conduttrice del Tg 1 delle ore 20.00 e ora scrittrice.

Una cosa è certa: questo libro riesce veramente ad emozionare ed impressionare. Forse proprio perchè, come ha riconosciuto la stessa Emma, esso è nato da una “emozione” che l’ha spinta a scriverlo. Una forte emozione.

Con “Ancora un giro di chiave” è già finalista dell’ottava edizione del prestigioso premio letteraio Caccuri 2019, insieme a Carlo Cottarelli, Massimo Franco ed Enrico Letta. Si tratta di un importante concorso di saggistica dell’Accademia dei Caccuriani: un’associazione di promozione sociale e culturale in passato insignita dell’onorificenza la Medaglia al valore culturale da parte dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La premiazione avrà luogo il 10 agosto nella località della Sila crotonese.

Auguri di cuore ad Emma D’Aquino a nome di tutti i lettori e redattori del Cofanetto magico! Ovviamente anche dalla direttrice,

Maria Cristina Giongo
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Proibita la riproduzione del testo e delle fotografie, che abbiamo ricevuto per gentile concessione da Emma D’Aquino, senza citare l’autore e la fonte di provenienza.
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Editoriale di maggio. Lo scorso anno in Olanda sono stati rinvenuti 105.000 oggetti dimenticati sui treni e nelle stazioni. Persino un’urna con dentro le ceneri di…. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/01/editoriale-di-maggio-lo-scorso-anno-in-olanda-sono-stati-rinvenuti-105-000-oggetti-dimenticati-sui-treni-e-nelle-stazioni-persino-unurna-con-dentro-le-ceneri-di/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/05/01/editoriale-di-maggio-lo-scorso-anno-in-olanda-sono-stati-rinvenuti-105-000-oggetti-dimenticati-sui-treni-e-nelle-stazioni-persino-unurna-con-dentro-le-ceneri-di/#comments Wed, 01 May 2019 06:00:38 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=29609

Anche in Italia, come in ogni parte del mondo, ogni anno vengono ritrovati oggetti smarriti di ogni genere! Per esempio uno scheletro di plastica a grandezza naturale, una protesi, un monopattino elettrico e una statua religiosa di metallo sono stati alcuni degli oggetti fra i 32mila rinvenuti a Milano nei primi sette mesi del 2018.

Cari amici online, fedeli lettori, cofanetti magici,

è incredibile quante cose siamo..in grado di dimenticare su un treno, in una stazione ferroviaria, su una metropolitana! Nei Paesi Bassi persino un’urna cineraria!

E non solo di un cane, un gatto. Anche di un essere umano! Della serie…prendi un treno per andare a spargere le ceneri del tuo animale domestico in un campo: scendi dal vagone, arrivi sul posto e…ti accorgi che l’oggetto più importante l’hai proprio scordato sulla vettura! Ma come è possibile? Poi l’illuminazione: l’avevi tirata fuori e posata sul sedile accanto per un attimo, per controllare se la scritta con la data di nascita e di morte era esatta (meglio tardi che mai!), per stringerla ancora un poco fra le braccia, per cercare nella valigetta un libro da leggere. In attesa di giungere in un bel posto in mezzo al verde, lungo un fiume, per aprirla e disperdere le ceneri con una lacrima, un saluto finale….

Invece il tuo adorato animale, il caro estinto è rimasto tutto solo su un sedile, chissà, magari… “funestamente incavolato” per l’improvviso abbandono! Pensate poi alla faccia del viaggiatore salito in seguito, che si stava per accomodare su quella sedia… Quante corna e ricorna, tocca ferro ed altro gli sarà costato l’inaspettato ritrovamento!

Dietro ogni oggetto smarrito c’è una storia, per questo spesso è importante ritrovarlo.

In Olanda dove, come sapete, vivo da più di 37 anni, le ferrovie dello stato hanno fatto sapere che lo scorso anno sono stati ritrovati 105.000 oggetti di vario tipo, sia sui treni che nelle stazioni e metropolitane. A parte un’urna cineraria, anche un paio di sci, un elicottero per bambini, una dentiera, un tavolo da salotto e un divano a tre posti (in stazione! Ma nessuno ha visto chi li lasciava lì?)

Oltre alle solite cose: ombrelli, bambole, chiavi, portafogli, passaporti, giacche a vento, telefonini, zainetti, valige, carte di credito, strumenti musicali, album fotografici.

Per i viaggiatori smemorati e distratti che vengono dall’estero e hanno perso qualcosa, segnaliamo il sito dove trovare le informazioni necessarie per mettersi in contatto con gli appositi uffici olandesi, numeri telefonici compresi: https://www.nsinternational.nl/nl/na-de-reis/gevonden-voorwerpen

Ricordiamo che i vostri effetti personali verranno conservati gratuitamente per 5 giorni nella stazione del vostro passaggio. Poi si potranno ritirare presso l’Ufficio centrale di oggetti ritrovati ad Utrecht, per la modica cifra di euro 3,80; lì rimarranno tre mesi. In seguito, se si tratta di beni di un certo valore verranno messi all’asta o dati ai negozi che vendono oggetti usati, di seconda mano.

Si può anche chiedere di spedirli a casa, dopo aver compilato un formulario (che si trova sempre su internet nel loro sito) con riportata la data dello smarrimento, la descrizione di ciò che si è dimenticato, nome, cognome, indirizzo, ecc. Il costo è di 15 euro; sia per l’Olanda che per l’estero.
Meglio sarebbe non lasciare niente dietro di sè; neanche… i nostri cari defunti! Potrebbero rimanerci male, poverini!

Vi auguro un bellissimo mese di maggio, pieno di natura in fiore e tanto sole.
La vostra, come sempre vostra affezionatissima,

Maria Cristina Giongo
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