Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Wed, 11 Dec 2019 17:12:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.2.25 Ciao, Mamma Jolanda, buon viaggio! http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/11/ciao-mamma-jolanda-buon-viaggio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/11/ciao-mamma-jolanda-buon-viaggio/#comments Wed, 11 Dec 2019 16:39:21 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30613

Cellino San Marco (Puglia) Super Mamma e super Nonna Jolanda Carrisi ci starà mandando di sicuro pure lei un saluto, dal cielo dove si trova ora. Si è spenta il 10 dicembre 2019. Il 1 gennaio 2020 avrebbe compiuto 97 anni. Foto di Maria Cristina Giongo

Cari Lettori,

non posso tralasciare di mandare un ultimo saluto ad una piccola, speciale donna, che ha concluso il suo cammino su questa terra, diretta ora verso il cielo; Jolanda Carrisi.

E’appena terminato il suo funerale, a Cellino San Marco. A nome dei redattori del Cofanetto magico e dei nostri collaboratori desideriamo far giungere ad Albano, a suo fratello Franco Carrisi, agli adorati nipoti e bisnipoti, le nostre condoglianze; stringendoci con tanto affetto intorno a tutta la famiglia e ai loro più cari amici.

Cellino San Marco (Puglia) Mamma Jolanda Carrisi ed io, insieme, con l’affetto di sempre. Foto Hans Linsen

Conoscevo bene Nonna Jolanda, abbiamo trascorso tanti pomeriggi estivi a conversare amabilmente fuori dalla porta di casa sua, che rimaneva sempre aperta. Oppure bevendo un caffè, che mi offriva sempre, appena entrata dentro. Oltre alle sue famose “orecchiette al sugo di pomodoro”… Ci facevamo le nostre confidenze. Le sue, le conservo gelosamente, strettamente racchiuse nel mio cuore, solo per me.

Era una donna forte, energica, dedita alla famiglia; dotata di una grande intelligenza ed ironia. La stessa ironia del figlio! Il suo cruccio era di non aver potuto studiare, in quanto solo il primogenito della famiglia poteva accedere agli studi. Mi voleva bene e le volevo bene. Non mancava mai di chiedermi come stavano i miei figli, di darmi tanti consigli per loro, quando glieli domandavo. E di informarsi sulla salute di mia madre, affetta da Alzheimer. Quando ripartivo la mia valigia era piena delle sue confetture di arance, che non mancava mai di donarmi. Talvolta ci sentivamo al telefono, dall’Olanda.

Cellino San Marco (Brindisi) Momenti dolcissimi con una piccola, grande donna, Jolanda Carrisi.

Una volta aprì la sua grande scatola di ricordi, piena anche di vecchie fotografie, che nel corso degli anni mi aveva già mostrato, e tirò fuori un’immaginetta di Padre Pio donandomela affinchè la portassi a mia madre. Un’altra volta dovevo andare a cena da Raffaella Lecciso, a cui voleva bene; mi chiese quale vestito avrei indossato. Le risposi che ne avevo uno bianco e blu molto carino ma secondo me troppo scollato. Più tardi glielo mostrai. Si mise a ridere, affermando che esageravo, così scollato non era… “ma se proprio non mi sentivo a mio agio, me lo avrebbe cucito lei, chiudendo un po’ la scollatura.” Così prese l’ago ed il filo e si mise immediatamente all’opera!

Quando si ammalò non andai più a trovarla, rispettando il desiderio del figlio di lasciarla tranquilla, in quanto ne aveva molto bisogno. Evidentemente voleva compiere il suo doloroso percorso finale con calma e pudore, rispetto di una sofferenza che non gradiva mostrare. Ma prima feci un viaggio proprio per portarle la benedizione papale che ero riuscita ad ottenere per lei e la sua famiglia proprio da papa Francesco, come dono di compleanno.

Cellino San Marco, Natale capodanno 2019-2017. Questo fu il mio regalo, che le portai come dono per il suo compleanno del 1 gennaio 2017

Cellino San Marco, Natale 2016, compleanno del 1 gennaio 2017.

Ora se ne è andata in un’altro posto, dove ad aspettarla ci sarà sicuramente l’amato marito Don Carmelo e altri cari pronti a festeggiare con lei l’inizio di una nuova vita celestiale.

Ciao, cara Mamma, Nonna Jolanda, coraggio Albano!

La tua Cristina, dall’Olanda. Con Hans ed i nostri figli.

Maria Cristina Giongo
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Sfizi di Natale…. dolcetto tipico martinese http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/08/30587/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/08/30587/#comments Sun, 08 Dec 2019 05:00:27 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30587

Le feste natalizie portano sempre con sé un profumo di cannella e di panettone così, come tradizione, ogni regione porta con sè un bagaglio di ricette che vengono per di più trasmesse di madre in figlia, di nonna in nipote, da quegli antenati che non conoscevano del Natale tutto quello sfarzo e quel consumismo che si coniugano nel verbo “apparire”. Un tempo il Natale, dopo mesi di duro lavoro era fatto per recuperare il tempo perso per stare insieme alla famiglia, festeggiando la venuta del Signore e apprezzando al meglio quel che la terra aveva loro da offrire.
Dopo i “Caucinitt” abruzzesi (clicca qui per la ricetta), dello scorso anno, oggi potrei raccontarvi di una famosissima ricetta natalizia pugliese come i “purcidd”, le “carteddate” o le “pettole”… ma invece voglio tornare indietro con gli anni ad una ricetta povera quanto antica, un dolce che appartiene alle mie radici martinesi e che in assoluto mi fa pensare al Natale e alla mia mamma che lo preparava sempre in questo periodo. Una ricetta che richiedeva amore e anche un pizzico di audacia, un piatto che a tavola non era sempre amato da tutti, un po’ perchè i “ndrem di vicchj” mal si presentavano alla vista -soprattutto a quella dei bambini-, anche se, una volta assaggiati, incuriosivano e tendevano a finire in fretta. Letteralmente il loro nome significa “budella dei vecchi” un nome non proprio carino e, se vogliamo, anche inquietante, ma vi assicuro che, per prepararla, non serve maltrattare nessun vecchietto!

La ricetta richiede ingredienti poveri come farina di semola, del cotto di vino, delle noci sgusciate e della buccia di arancia.
Chi conosce la ricetta presto mi taccerà di sbagliare, dicendomi che la ricetta richiede il limone, chi mi dirà della cioccolata, chi dell’uva passa, chi più audace suggerirà l’aggiunta della grappa, chi della cannella o dei chiodi di garofano, chi di quello e chi di quell’altro.
Io, mi atterrò alla ricetta che si è tramandata nella mia famiglia, semplicissima e gustosa.

“I ‘NDREM DI VICCHJ PU MIR CUTT”

Ingredienti:

-400 grammi di farina di semola
-230 ml ca. di cotto di vino
-noci sgusciate e spezzettate grossolanamente
-buccia di arancia grattugiata o sminuzzata con coltello

Procedimento
Impastare la semola con acqua calda (o meglio “a dito”, la temperatura giusta deve essere misurata sulla propria pelle). Tirare la pasta rigorosamente a mano, meglio non troppo finemente, proprio per creare sotto i denti quella sensazione di diverso spessore, e tagliarla a mo’ di tagliatelle. Mettere l’acqua a bollire con un po’ di sale, arrivata ad ebollizione, immergiamo le tagliatelle per la cottura: non devono scuocere! Dopo un minutino dalla bollitura possiamo già scolarle via per continuarne la cottura, per una decina di minuti, nel cotto di vino che era già stato messo a bollire con circa 150 ml di acqua. Continuiamo a girare il tutto delicatamente con un mestolo e man mano che il tutto cominci a legare bisogna aggiungere le noci e la buccia di arancia. Una volta assorbito il vino, possiamo metterla in uno o più piatti, così che possa riposare e raffreddarsi. Spesso ci aggiungevamo anche dei cannellini colorati.

Con questa strana quanto originale ricetta voglio augurarvi un Buon Natale ed un felice 2020.
Rimango qui, curiosa, in attesa di conoscere quale stravagante piatto tipico porterete sulle vostre tavole.

Con affetto.
Marica Caramia
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Aspettando il Natale… Piccoli dettagli per una serata speciale http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/03/aspettando-il-natale-piccoli-dettagli-per-una-serata-speciale/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/03/aspettando-il-natale-piccoli-dettagli-per-una-serata-speciale/#comments Tue, 03 Dec 2019 05:00:58 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30514

Cari Amici e Amiche Cofanetti,

Ho avuto l’onore di essere stata intervistata per il Cofanetto Magico dalla nostra cara Direttrice, la giornalista Maria Cristina Giongo persona di ineguagliabile “tutto”. Professionalità, competenza, umiltà, e dolcezza infinita e, proprio da quella mia intervista, ho avuto il piacere di parlare di me, quindi coloro che volessero saperne un po’ di più su chi sono può rileggere l’intervista.

E già cara amiche/i 
Oggi non sono qui per essere intervistata, bensì per dare inizio ad una RUBRICA MODA, con piccoli consigli, anzi vi pregherei di aiutarmi, ponendo domande, rilasciando commenti e suggerimenti, per far sì che questa rubrica non sia solo una delle tante rubriche moda, oggi sul web ne troviamo tante, ma un salotto virtuale dove tutti noi “amici”, possiamo dialogare relazionandoci con domande, commenti… ovvio sempre il giorno della uscita dell’articolo!

Vi piace l’idea???

Avrei pensato anche al nome per questa rubrica…….

MODA IN SALOTTO!

Sono affezionata a questo nome, perché è un evento che noi della MariModels teniamo periodicamente ed avendo successo, continuerei a dare lo stesso nome anche alla rubrica su Il Cofanetto Magico.

Cosa ne pensate?

In questa rubrica parleremo di moda, di outfit, di make-up, di portamento, di moda e modi e tanto altro ancora.

Si stanno avvicinando le festività del Natale e Fine Anno e decidere cosa indossare in questi giorni particolari ci crea sempre tanto da fare… cosa indosso?

Il rosso rappresenta per le feste natalizie il MUST HAVE, e viene considerato di buon augurio quindi potremmo scegliere un outfit che richiami questa tonalità oppure qualche accessorio.

A seconda di dove dovrai recarti per festeggiare l’anno nuovo, o semplicemente restando comodamente a casa con amici e parenti, potrai scegliere opzioni differenti ma con un unico comune denominatore… lo stile!

Come diceva la grande icona Audrey Hepburn 

« La Moda passa… Lo Stile resta.»

…e questa frase memorabile sta ad indicarci la giusta via.

ARMONIA è la chiave giusta.

In queste occasioni, dobbiamo scegliere tessuti che comunichino già la preziosità delle feste, tessuti lucidi, raso, seta, velluto. Quest’ anno è molto di moda il velluto. Ideale per comunicare raffinatezza ed eleganza.

Il velluto, tendenze moda, collezione Autunno/Inverno

I COLORI?:
Antracite, blu, nero e… new entry il verde smeraldo e, naturalmente, il rosso con tutte le sue varietà .

OUTFIT Perfetto:

• pantapalazzo;
• pantalone in velluto;
• camicia in seta / raso;  
• giacchina corta (tipo Chanel);

Il Pizzo è perfetto per le feste! 

• Tubino in pizzo;
• Gonna in pizzo longuette; 
• Camicia stesso colore per outfit Monocromatico.

Se indossiamo un abito semplice, dobbiamo impreziosirlo con accessori importanti per esempio punti luce, foulard oppure una bella spilla (c’è una varietà per tutte le tasche).

La borsa per le occasioni, deve essere di piccole dimensioni.

le borse, sempre piccole per le serate eleganti

Le scarpe… qui arriva la nota dolente… Bisogna investire un po’!

Quindi miei Cari Cofanetti, mi auguro di cuore che vi siano stati utili questi piccoli consigli Moda per ottenere miglior risultato, con il minimo sforzo… perché, oltre a pensare alla Moda, dobbiamo pensare anche al Marito/Compagno/Bambini/Regali e come preparare e cosa mettere in tavola.

E Buon Natale e Auguri di fine Anno!

Sempre con un sorriso

Maristella Grillo

MI PRESENTO
Ciao! Sono Maristella Grillo, ho 53 anni e… AMO LA MODA!
Il mio rapporto con i vestiti inizia sin da bambina, quando guardando i film di una volta, rimanevo “incantata”… e sognavo vedendo attori e attrici indossare abiti meravigliosi, il modo di muoversi e comportarsi e la classe con la quale gli stessi abiti prendevano vita.
La Moda… lo stile… la classe sono la mia passione, la ricerca di sé, della unicità in ognuno di noi.
La mia Missione? Riuscire a far sentire belle le persone, facendole muovere con classe ed eleganza, e con “quella” naturale sicurezza.
Come? Attraverso dei semplici corsi!
Sono una insegnante di Portamento, dopo una lunga esperienza nel Mondo della Moda come Modella, insieme ad altri Professionisti è nata la MariModels, che non è la fabbrica dei sogni, bensì una School & Agency dove prepariamo Young Faces, per poi inserirle nel settore.
Mah… sono sempre alla continua ricerca di miglioramento, per me e per gli altri, così abbiamo aperto le porte a tutti con il Corso a cultura personale I 💗 ME per prendersi cura di Sé, un corso che si rivolge a tutti e a tutte le età, ed è una guida per chi desidera imparare tecniche e segreti, acquisire sicurezza di Sé, entrando a far parte del team in un modo ed uscirne valorizzati sotto ogni aspetto.
www.marimodels.it 

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Editoriale di dicembre. Francesca De Andrè. Povera ragazza! Un gioco al massacro. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/01/editoriale-di-dicembre-francesca-de-andre-povera-ragazza-un-gioco-al-massacro/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/12/01/editoriale-di-dicembre-francesca-de-andre-povera-ragazza-un-gioco-al-massacro/#comments Sun, 01 Dec 2019 06:00:05 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30319

Francesca De Andrè prima…

Cari amici, cofanetti magici, fedeli lettori,

oggi vorrei parlarvi di una caso mediatico che a me fa molta tristezza. Quello di Francesca De Andrè. Nipote del mitico, indimenticabile Fabrizio De Andrè. Un’infanzia infelice, da cui avrebbe potuto riscattarsi, salvarsi, se non avesse incontrato sulla sua strada la televisione. Un certo tipo di televisione che crea personaggi, indi li distrugge per poi, quando non servono più, abbandonarli. Senza pensare ai danni che sono stati provocati sulla pelle, o meglio, nell’animo e nella mente di questi poveri giovani.

Francesca De Andrè dopo…. Dopo aver partecipato a reality che di sicuro non le hanno fatto bene al cuore e al cervello. Un gesto d’amore nei suoi confronti sarebbe quello di allontanarla dalle telecamere.

Ho visto Francesca in alcuni programmi di Barbara D’Urso, e mi sono soffermata su di lei con molta tristezza nel vederla così aggressiva, nervosa, provocatrice, nell’ assistere ai suoi pianti, ai suoi scatti irosi, attacchi isterici. Al suo dolore. Non finto, come molti credono. Questa ragazza ha bisogno di aiuto, non di essere sbattuta davanti ad una telecamera per fare “ascolti”; oppure “il botto” come pare, secondo una sua amica, abbia dichiarato il suo fidanzato Giorgino. Lo dico da mamma e nonna che l’abbraccerebbe e le farebbe una carezza, una coccola.

Ho sentito dire da un opinionista: tutti noi ti vogliamo bene. Parlo dei soliti eccessivi “sviolinatori” di questa o un’altra conduttrice, non importa: purchè prendano il cospiquo gettone di presenza. Una somma che un operaio non guadagna neanche in tre mesi di duro lavoro. Allora vorrei dire a lui e alla signora D’Urso: se volete veramente bene a questa ragazza, tanto da sollecitare applausi al suo ingresso in studio e addirittura far segno al pubblico di alzarsi in piedi, in segno di stima e rispetto come se fosse entrato il Presidente della Repubblica, rispettatela veramente. Consigliatele di NON partecipare più a trasmissioni televisive.

Solo così Francesca De Andrè, potrà uscire dal tunnel dove è sprofondata e trovare gente DISINTERESSATA che l’ami veramente e le restituisca quello che la vita le ha levato. Soltanto in questo modo si possono aiutare i ragazzi deboli ed indifesi. Deboli e fragili anche se li vedi lottare come leoni per riuscire a farcela, per proteggersi da soli. Ma pochi ce la fanno! Pubblico 3 foto che si commentano da sè: nella prima si vede la Francesca di una volta, nelle altre due la donna massacrata da una macchina dello spettacolo che è come un carro armato. Passa sopra a tutti.

Non mi sto riferendo ovviamente a trasmissioni come Amici dove ai ragazzi, al contrario, si offre la possibilità di trovare un lavoro serio, se hanno talento. Senza illusioni fittizie, in un clima di sana competizione; dove si lavora e si studia per realizzare i propri sogni. Dove non si dà spazio a chi non lo merita e vincono sempre la buona musica, l’arte, i sentimenti; il tutto sotto l’occhio vigile e l’amorevole sostegno di Maria De Filippi.

Qualcuno ha sostenuto che il malore di Francesca De Andrè poco prima che iniziasse un programma della D’Urso, (che però non ho visto), era stato creato ad arte, con tanto di arrivo dell’ambulanza, tanto per fare il … “botto”! Tanto per aumentare gli indici d’ascolto in calo (il famoso share che condiziona l’intera vita della D’Urso). Io non lo credo. Penso che potrebbe aver avuto veramente un collasso. Allora, lo affermo di nuovo, chi veramente le vuole bene (e spero ci sia….) la prenda per mano e la conduca verso un nuovo percorso di vita, magari con l’aiuto professionale di uno psicologo e di tanto amore. Lontano dalle telecamere. Affinchè possa ricominciare a ridere, invece che piangere. E a suscitare sentimenti di tenerezza negli altri, non di fastidio, irritazione, insulti nei suoi confronti.

Buon mese di dicembre, in attesa del Santo Natale, la festa della luce e della gioia.

La vostra direttrice, con tanto affetto,

Maria Cristina Giongo
Giornalista
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Redazione e collaboratori:

Imma Paone
Pietro Pancamo
Mauro Almaviva
Marica Caramia
Valentino Di Persio
Cristina Giongo
Paolo Pagnini

Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
Marica Caramia
Hans Linsen


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La poesia di novembre: “Nessun chatta” http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/27/la-poesia-di-novembre-nessun-chatta/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/27/la-poesia-di-novembre-nessun-chatta/#comments Wed, 27 Nov 2019 06:00:01 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30416 449px-Mariodelmonaco55

Il tenore Mario Del Monaco. Non era un hacker, ovviamente,
ma è stato uno dei più famosi Calaf della storia

 

In una classica notte buia (e forse tempestosa), funestata da connessioni lente o meglio impossibili addirittura, il principe degli hacker (chiamiamolo pure Calaf, per comodità) si ripropone di chattare finalmente con l’amata. Riuscirà nel suo romantico intento? Difficile a dirsi, dal momento che cimentarsi con Internet almeno a volte si rivela persino più avventuroso e insidioso che corteggiare belle eredi al trono, per giunta orientali. A ogni modo, cari fans del «Cofanetto», nessun esiti, mi raccomando! E tutti, anzi, correte in massa, proprio ora, a leggervi d’un fiato la parodia che segue.


 

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NESSUN CHATTA

Problemi di linea
e nessun chatta.
Tu pure, o hackeressa,
nella tua fredda stanza
guardi gli schermi
che tremano d’emoji e di speranza.
Ma il mio mistero è chiuso in me:
la password mia nessun saprà.
No, no, sulla tastiera la digiterò
quando la connessione tornerà.
E il modem scioglierà la distanza
che non ti fa mia.
Dilegua screensaver!
Tramontate, o messaggi d’errore!
All’alba cliccherò.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

Avvertenze:
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Turismo responsabile, prima parte http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/22/turismo-responsabile-prima-parte/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/22/turismo-responsabile-prima-parte/#comments Fri, 22 Nov 2019 07:11:35 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30451

In cambio della foto ho acquistato delle buonissime banane

Durante il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, tenutosi a Cape Town nell’agosto 2002, fu adottata la “Dichiarazione sul turismo responsabile” con i seguenti principi:
1-Minimizzare l’impatto negativo economico, ambientale e sociale
2-Generare importanti benefici economici per le popolazioni locali; migliorare il benessere delle
comunità ospitanti, migliorare le condizioni di lavoro e l’accesso al mercato
3-Coinvolgere le popolazioni locali nelle decisioni che influenzano le loro vite e possibilità
4-Dare contributi positivi alla conservazione del patrimonio naturale e culturale e al mantenimento
della diversità globale
5-Fornire al turista piacevoli esperienze attraverso interazioni con la popolazione maggiormente
significative e maggior comprensione delle problematiche culturali sociali ed ambientali locali
6-Garantire l’accesso per le persone con difficoltà fisiche
7-Essere sensibile dal punto di vista culturale, generare rispetto tra turisti ed ospiti, e costruire
orgoglio e fiducia nella comunità locale

Nel 1998 fu creata l’Associazione Italiana Turismo Responsabile con lo scopo di promuovere un tipo di turismo che non generi disparità sociale ed economica e che sia sostenibile.
Nel 2005 l’assemblea dell’Associazione adottò la seguente dichiarazione che sintetizza la dichiarazione di Cape Town.

«Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.
Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.
Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.»

Premesso questo, alcuni miei amici dicono, per celia, che sono divenuto, dopo quasi vent’anni di vita in quel continente, un africano. Lo dicono senza malizia né offesa e forse con una punta d’invidia e, a dire il vero, la cosa mi fa piacere.
Io sono il prodotto di una cultura europea, ma è comunque vero che ho apprezzato e fatto miei, diversi aspetti di quelle con cui sono venuto a contatto in Africa.
Il rispetto per l’anziano è uno di questi. In Swaziland (e in altre culture africane) l’anziano non è emarginato ma riveste un importante ruolo nella comunità; egli è ascoltato nelle riunioni in cui si devono prendere decisioni.
Chiamare nonno (o nonna) una persona anziana è segno di rispetto. Avendo molti capelli bianchi era normale che fossi chiamato “Mkhulu”, cioè nonno. Quando accadeva mi sentivo orgoglioso, molto più di quando venivo chiamato dottore.
La differenza col nostro paese è tale da non meritare ulteriori divagazioni.

Durante i miei anni africani, sono entrato in contatto con molti turisti.
Devo ammettere che è vero: sembrano tutti uguali. Gli adulti indossano, in genere, completi verdi o kaki, sciarpa, scarponcini rigorosamente nuovi, cappello a larghe tese, borsello.
Qualcuno pare proprio un novello Indiana Jones sovrappeso: gli manca solo il revolver Webley e la frusta.
Lo stesso per i giovani: calzoni larghi, magliette, camiciole, vestitini a sacco, sandali, zaino: un po’ stile hippie. Le ragazze quasi sempre portano le trecce.
Lungi da me il criticare l’abbigliamento: era solo una notazione statistica perché sembrano “fatti con lo stampino” direbbe mia madre.
Certamente ori e gioielli, oltre ad essere una ostentazione fuori luogo, sono anche una tentazione per i malviventi.

Quello che vorrei commentare è l’approccio di tanti turisti alla realtà locale.
Ci sono turisti che iniziano a fotografare gli autoctoni senza chiedere il permesso perché danno per scontato che tutti siano felici di farsi immortalare. Invece ci sono credenze religiose, tribali, o semplice fastidio da prendere in considerazione. Per non parlare del fatto che farsi fotografare, per molti, è una fonte di reddito.
Molti turisti acquistano prodotti locali o souvenir senza contrattare il prezzo (usanza comune in molte culture), né chiedere cosa si stia acquistando. Così schiere di artigiani improvvisati iniziano a produrre brutti oggetti non appartenenti alla propria cultura.

Altri iniziano a distribuire caramelle o monetine ai bambini, non contribuendo certo alla loro sopravvivenza, rischiando di creare una generazione di mendicanti e incoraggiando la competizione.
Soprattutto questo favorisce lo sfruttamento dell’infanzia: i bambini ricevono le monetine che, una volta al domicilio, consegnano ad adulti ricevendo in cambio solo il minimo per sopravvivere.

Alcuni viaggiatori, soprattutto i giovani, cercano di “fare gli amiconi” e cioè esagerare la naturale propensione a socializzare, che spesso sconfina nella mancanza di rispetto.
Secondo me questi atteggiamenti, derivano non solo da sensi di colpa, ma, a ben pensarci, anche da senso di superiorità, paternalismo (spesso inconsci).

Si contratta l’acquisto di canna da zucchero da sgranocchiare

Essi derivano dalla mancata percezione che le differenze culturali ed economiche esistono ma non devono essere né esasperate, né nascoste: non basta girare con le infradito, calzoncini e maglietta stazzonati per farsi accettare da una comunità; anzi è segno di rispetto vestirsi in modo appropriato anche con costumi tradizionali locali se si vuole.
Ho personalmente imparato moltissimo discutendo sulle differenze (e similitudini) tra la mia cultura e quelle dei paesi in cui mi trovavo a vivere.
Se noi siamo curiosi di conoscere le usanze locali, così gli abitanti del luogo sono spesso curiosi di conoscere le nostre.
Si è rispettati ed accettati per quello che si fa, per come si agisce, per come ci si relaziona con le popolazioni che ci ospitano, non per come ci si veste o per dove si alloggia.
Quando, nel 2007, visitammo gli Himba, nel nord della Namibia, ci facemmo accompagnare da una guida sia per poter interagire con essi, sia per evitare atteggiamenti o parole che avrebbero potuto essere percepite come sgradevoli. Inoltre, abbiamo chiesto il permesso di fotografare persone e ambienti.
In cambio recammo loro, in dono, generi di prima necessità quale farina di mais, zucchero, pane, perché eravamo viaggiatori che chiedevano ospitalità per conoscere la loro cultura.
Ed era una curiosità reciproca perché le donne Himba, ad esempio, chiesero a mia moglie se avesse creato da sola la collana etnica che indossava!

un piacevole scambio culturale

Nella prossima puntata descriverò altri esempi personali

Testo e foto di Mauro Almaviva

Mauro Almaviva
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Sapere di (non) sapere? (ovvero: perché gli ignoranti non sanno di esserlo?) http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/18/sapere-di-non-sapere-ovvero-perche-gli-ignoranti-non-sanno-di-esserlo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/18/sapere-di-non-sapere-ovvero-perche-gli-ignoranti-non-sanno-di-esserlo/#comments Mon, 18 Nov 2019 05:00:30 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30470

La mia storia di questo mese in realtà non è proprio una storia. O forse sì.
Insomma, è una specie di “storia seriale”. E’ il ritorno periodico (e non solo sui social) del dibattito sul tema della consapevolezza e della capacità di valutare il proprio livello di competenza e conoscenza.


Una storia che, da quando nel 1999 gli psicologi della Cornell University, David Dunning e Justin Kruger hanno dato avvio ad una vera e propria ricerca con metodo scientifico, ha anche un nome specifico, e ha una specie di titolo: “Dunning-Kruger Effect”.
In effetti questa riflessione sul “sapere di non sapere”, come storia, ha addirittura origini antiche e la si ritrova espressa, più volte nel corso dei secoli.

Uno tra i più citati è Darwin, che ne L’origine dell’uomo, scrisse:“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”. Ma non mancano frasi a tema, diventate veri e propri aforismi, e attribuite a Shakespeare (Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio – “Come vi piace”), Russell (Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni), Socrate (Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva di sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo di sapere – affermazione attribuitagli da Platone nella sua “Apologia di Socrate”)

In sostanza il concetto è: perché gli ignoranti non sanno di esserlo?

Sarà capitato anche a voi, oltre che di avere una musica in testa (zum zum zum) anche di notare che spesso le persone particolarmente incompetenti sono le meno consapevoli della loro ignoranza, mentre i più esperti sono invece insicuri e dubitano delle loro capacità?

La ricerca dei due studiosi della Cornell University, dimostrerebbe che effettivamente le persone meno esperte tendono a sopravvalutare le proprie abilità e questo principalmente per due ragioni:

1 – non sono in grado di giudicare oggettivamente se stessi
2 – non si rendono conto della superiorità delle abilità altrui

Al contempo i più esperti, proprio perché conoscono l’ampiezza potenziale del loro campo d’azione, tendono a sottostimare il loro personale livello di capacità.

Qualche tempo fa, condividendo un link che l’autorevole pagina Psyched aveva dedicato all’affascinante tema, https://bit.ly/2IG18Zl avevo scritto (rimediando, tra l’altro, tanti commenti e consensi):

… ma a questo punto, condividendo questo link a quale “categoria” si ammetterà in-consapevolmente di appartenere? Ovvero: se la condivido perché penso di essere saggio, allora è chiaro che non lo sono. Ma se la condivido perché penso di non essere abbastanza saggio, allora questo vuol dire che lo sono?

Battute cervellotiche a parte, per chi fosse interessato esistono numerose opportunità di approfondimento. Tra gli altri, efficace come sempre, Marco Monty Montemagno in questo video spiega che: https://youtu.be/XT5V45eLj6M

Qualche giorno fa poi ho scovato in un blog imparentato con “Il Sole 24 Ore” https://bit.ly/2tHDtxi, un approfondimento che include anche un bel video animato della sezione Ed(ucational) di TED (marchio e canale divulgativo di video conferenze), nel quale proprio il prof. David Dunning,dopo aver argomentato in modo convincente ed esauriente, conclude citando un proverbio che non conoscevo ma che da oggi non potrò di certo mai più dimenticare:

“Quando discuti con un idiota per prima cosa accertati che l’altro non stia facendo la stessa cosa.”

Per altri approfondimenti sull’Effetto Dunning Kruger:

La pagina Wiki dedicata:
https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger

La pagina FB dedicata:
www.facebook.com/effettoDunningKruger/

Paolo Pagnini
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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. Gli antiparassitari e la loro importanza. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-gli-antiparassitari-e-la-loro-importanza/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-gli-antiparassitari-e-la-loro-importanza/#comments Tue, 12 Nov 2019 05:00:24 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30332 Gentile dottoressa, si vedono in televisione tante pubblicità su collarini contro le pulci per cani e fialette da mettere sul collo di gatti, o pastiglie contro i vermi intestinali. Ma sono affidabili? Conviene acquistare questi prodotti via internet o è meglio affidarsi ad un negozio specializzato, al veterinario? Servono veramente? Il mio cane non è quasi mai a contatto con altri cani, sta spesso a casa, ha già 11 anni. Devo lo stesso dargli prodotti contro i parassiti intestinali? Grazie se vorrà rispondermi, cari saluti  dalla Sicilia.

……..

Cara signora, ha proprio ragione, in commercio ormai contro i parassiti esistono tantissimi prodotti e sceglierne uno diventa una impresa.
Io sono dell’avviso che è importante il controllo dei parassiti, siano essi ecto o endo parassiti.
Posso dirle, in maniera più semplice possibile, che purtroppo i parassiti sono causa di numerosi problemi di salute per i nostri animali.
Consideriamo per esempio le pulci, queste sono responsabili, perché vettori, di una malattia chiamata emobartonella che nei gatti se non diagnosticata e curata è responsabile di una grave anemia, possono trasmettere la tenia (parassita intestinale a sua volta responsabile di problemi enterici, prurito anale e dimagrimento), dermatite allergica (DAP) causa di prurito, lesioni dermatologiche, ma soprattutto, se molto infestati i nostri animali potrebbero avere gravi segni di anemia.
Le zecche a loro volta possono esser responsabili della trasmissione di Erlichiosi, anche questa malattia mortale per i nostri pet.
I moderni antiparassitari hanno anche una azione repellente nei confronti del flebotomo (una sorta di zanzara) responsabile della trasmissione della tanto temuta Leishmaniosi,mortale anche questa se non diagnosticata.
Insomma la lotta contro questi parassiti è più che giustificata.
Essere infestati da questi parassiti è veramente semplice.
Basta una passeggiata in un parco per essere le loro vittime. L’ambiente svolge infatti un ruolo importante nel ciclo vitale della pulce, visto che le forme immature (uova, larve e pupe) possono rimanere nell’ambiente, protette all’interno del bozzolo, fino ad un anno, mentre la forma adulta vive esclusivamente sul cane e sul gatto.
Un serio problema è che il cane infestato, riportato a casa, a sua volta renderà possibile l’infestazione del suo ambiente domestico visto che la forma adulta resta sul corpo dell’animale solo per nutrirsi (infatti ho sempre immaginato il cane come un bel ristorante per la pulce), dopo di che scende dall’animale e depone le uova.
Immaginate che una femmina adulta depone circa 2000 uova in tutta la sua vita e fino a 30-50 uova in un solo giorno.
Tutto questo per dirle che non proteggendo il cane o il gatto diventa automatica una infestazione anche della casa e delle persone che ci vivono.

……..

Le zecche sono aracnidi ematofagi,  animaletti simili ai ragni che si nutrono del sangue dell’animale al quale si attaccano. Possono passare indifferentemente da una specie animale all’altra e possono attaccarsi anche all’uomo, con il rischio di trasmettere diverse malattie di cui sono vettori. Le punture di questi parassiti possono quindi rappresentare un serio problema di salute pubblica. Sono particolarmente attive nel periodo tardo-primaverile ed estivo anche se, in alcuni casi, all’aperto possono sopravvivere fino a temperature di 7-8°C. Sono proprio le zecche “tardive”, quelle che resistono alle temperature più rigide le più pericolose per la trasmissione di malattie, perché hanno compiuto in stagione diversi pasti di sangue. Possono ibernarsi in inverno e sopravvivere per lunghi periodi lontano da un animale a cui succhiare sangue. Invece in casa possono essere attive tutto l’anno.

Le zecche non saltano e non volano, ma quando un cane passa o sosta in un ambiente infestato, gli bastano pochi secondi per agganciarsi al pelo per poi camminare raggiungendo il luogo più adatto per attaccarsi e nutrirsi: sono dotate di un particolare apparato boccale – il rostro – che permette loro di pungere e agganciarsi profondamente nella pelle del cane, per succhiare il sangue.

……..

Nell’atto della puntura viene secreta una sostanza lievemente anestetizzante ed appiccicosa che favorisce la presa ma che è anche carica di microrganismi pericolosi: è così che le zecche trasmettono le malattie al cane. A volte anche più di una contemporaneamente! Solitamente questi agenti patogeni sono stati assunti dal parassita mordendo precedentemente un animale infetto. Anche l’uomo può essere infettato.

Nello specifico, la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus) è vettore delle seguenti malattie:

  • Ehrlichiosi canina;
  • Rickettsiosi;
  • Piroplasmosi o Babesiosi;
  • Hepatozoonosi canina;
  • Trombocitopenia ciclica infettiva.

Un piccolo accenno al flebotomo o pappataceo  (Phlebotomus perniciosus), noto anche come “mosca della sabbia”. Di fatto però assomiglia più ad una piccola zanzara, sia per l’aspetto affusolato che per il fatto che punge succhiando sangue. Attraverso la puntura trasmette un microorganismo, la Leishmania infantum, responsabile della Leishmaniosi. La leishmaniosi è una malattia grave, spesso mortale per il cane, e che può colpire anche l’uomo ( perciò si parla di zoonosi e proprio per questo è importantissimo il suo controllo ). E’ la terza malattia trasmessa da vettori più importante al mondo, sia per diffusione che per gravità ed è ormai presente in tutta Italia. Proprio perchè molto grave e se non diagnosticata in tempo è anche mortale , la tattica migliore è il monitoraggio ematico continuo con un test che sono solita far eseguire subito dopo l’estate, così da intraprendere subito una terapia farmacologica per tenere sotto controllo i sintomi e l’evolvere dell’infezione.

……..

Gli antiparassitari si possono facilmente trovare in farmacia o nei negozi specializzati. Si tratta di pipette, collarini, compresse ed altro, in grado di repellere o uccidere il parassita. Esistono vari principi attivi utilizzati per questo scopo, ognuno di loro con una azione più spiccata verso un tipo od un altro parassita, ed è ovviamente necessario rispettare le modalità di somministrazione come indicato sulla confezione per evitare intossicazioni dell’animale. La loro modalità di applicazione dipende dal tipo di antiparassitario che decidiamo di utilizzare, le pipette, ad esempio, devono essere applicate tra le scapole del cane e del gatto, spostando accuratamente il pelo e permettendo il contatto diretto con la pelle. Non si tratta di un’applicazione invasiva ed impedisce all’animale di leccare la zona e così da intossicarsi. Ho avuto modo di vedere, soprattutto gatti, che con il loro essere dei contorsionisti, erano riusciti a leccarlo provocandosi una notevole scialorrea. Da quel punto di applicazioni ( oppure più punti, a seconda dello spot-on usato) il principio attivo si espanderà e garantirà uno protezione dall’attacco dei parassiti. Il collare è un metodo molto pratico: basta metterlo al collo del proprio pet ed ha una durata di molti mesi. In genere lo suggerisco a quei clienti che non hanno l’abitudine di rispettare la scadenza mensile. Le compresse invece le consiglio a quei proprietari che non hanno piacere di utilizzare il collare per un fatto estetico e nemmeno lo spot-on perchè per qualche giorno i peli di quella zona sono un pò unti, oppure per quei pochi animali in cui lo spot-on crea una alopecia locale.

……..

Sarebbe ideale offrire protezione continua per tutto l’anno, in modo particolare per gli animali che vivono in appartamento, dove anche d’inverno le temperature interne delle case possono portare alla sopravvivenza delle larve. Bisogna  rispettare sempre il dosaggio del farmaco, la modalità ed i tempi di somministrazione cosi come l’età dell’animale, tutto indicato sulla confezione, facendo attenzione che alcuni prodotti non possono essere adatte a gatte o cagne incinte o cuccioli.
Cara signora, mi rendo conto che le informazioni fornitevi sono veramente tante, ma ancora una volta sottolineo l’importanza del trattamento antiparassitario ai fini della prevenzione di numerosi e pericolose malattie infettive dei nostri piccoli animali.
Per qualsiasi altro dubbio non esiti a contattarmi a questo indirizzo email: immavet1973@libero.it.
Cordiali saluti
Dr. Imma Paone

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Viaggi che lasciano il segno http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/08/viaggi-che-lasciano-il-segno/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/08/viaggi-che-lasciano-il-segno/#comments Fri, 08 Nov 2019 05:00:30 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30431

Un programma ambizioso per chi é alla sua prima esperienza organizzativa di una gita turistica? Forse! Ma provarci non costa niente e ne vale sempre la pena. Un’escursione in Puglia, non avrebbe posto nessuna difficoltà se avessi optato per un viaggio mistico nei luoghi dove la sacralità è palpabile ed i pellegrini affluiscono numerosi. Tanto per citarne qualcuno, la Madonna dell’Incoronata (la Madonna nera), Padre Pio, Monte Sant’Angelo, San Nicola di Bari, San Nicola pellegrino di Trani e altri ancora.
L’intento era, invece, quello di far rivivere ai gitanti l’emozione di uno scampolo d’estate, fidando nel sole che, imperterrito, continuava a splendere in cielo anche ad ottobre inoltrato.

Insomma, una ulteriore opportunità, per gli amanti del bello e del buono, per riempirsi gli occhi di azzurro, di voli di gabbiani, di distese infinite di vigneti e oliveti, e gustare le rinomate prelibatezze enogastronomiche che la regione è in grado di offrire. L’itinerario:
Polignano a mare, il paese che dette i natali a Domenico Modugno, con i suoi strapiombi mozzafiato sul mare;
Tenute di Albano Carrisi, un angolo di paradiso ritagliato nell’entroterra brindisina, con cena tipica nel Ristorante “Don Carmelo” e pernottamento nelle “suites” di “Casa Carrisi” tutte tassativamente arredate con mobili d’ulivo.
Il giorno successivo, Matera, la “Città dei Sassi”, Capitale Europea della Cultura 2019.

Il viaggio in pullman di ultima generazione, si è rivelato una gita allegra, spensierata, grazie all’atmosfera vacanziera che si era venuta a creare. Infatti, superate le reticenze iniziali, il gruppo si è amalgamato in un tutt’uno empatizzando, senza reticenze. L’allegria la faceva da padrona, tutto era così inaspettatamente perfetto. Tuttavia, nei momenti di relax, osservando la natura dai finestrini, qualcosa di anomalo saltava agli occhi. Un’insidia serpeggiava tra quegli alberi di ulivo secolari. Un attentato per un settore importante dell’economia locale, ricondotta a quei rami che scorrevano veloci attraverso i vetri dei finestrini, carichi sì di prezioso frutto, ma spesso frastagliati di foglie ingiallite, proprio quelle foglie che proverbialmente dovrebbero restare sempre verdi. Cosa sta succedendo? Ho chiesto alla mia cara amica Marica Caramia, pugliese DOC, che ha collaborato all’organizzazione del viaggio. La sua risposta, crea un certo senso di inquietudine.
«Purtroppo è dal 2012 che la “Xylella Fastidiosa” ha invaso le terre della Puglia, milioni e milioni gli ulivi infestati da questa malattia silenziosa che si innesca circa 3-4 anni prima di mostrare i segni… Un cancro non solo per l’economia ma anche per gli occhi di chi è abituato a vederlo sempre vegeto, verde e grande con i suoi millenni alle spalle. L’albero nato, secondo la leggenda sulla tomba di Adamo e che è entrato a far parte dell’umanità intrecciandosi con i racconti popolari, con la mitologia e la religione… ci ha mostrato un altro volto, quello della caducità e del mancato rispetto per la natura.
Diverse le teorie scientifiche al riguardo, tanti i controlli sul territorio, tanti gli alberi segnati da una x scarlatta, tanti i decreti di abbattimento e i roghi, tanti i piani di sradicamento che stanno spostando ulivi secolari oltre la zona cuscinetto (che oggi è sul segmento tra Bari e Taranto), tanti i trattamenti chimici in prova… eppure quella che sembrava una piccola epidemia tende ancora oggi a spostarsi di circa 2 Km al mese, ed a rischio non c’è solo il Salento ma tutta l’Europa.
»

In alto a sinistra, un albero d’ulivo ultramillenario all’interno del Villaggio di Al Bano e tre scene dei danni causati dalla Xylella

Ma tranquilli, l’ulivo è un albero sacro, forte e longevo, ed è per questo che non potrà mai perire. Infatti, la leggenda narra di una disputa tra Poseidone ed Atena per la supremazia sull’Attica. Avrebbe vinto chi avesse offerto al popolo il dono più utile. Poseidone conficcò il suo tridente al suolo e fece sorgere un cavallo potente e rapido, in grado di vincere tutte le battaglie; Atena, colpì la roccia con la sua lancia e fece nascere il primo albero di olivo, per medicare le ferite e offrire nutrimento alla popolazione. Zeus scelse l’invenzione più pacifica, così Atena divenne la dea della città che porta il suo none, Atene. Uno dei figli di Poseidone cercò, invano, di sradicare l’albero, ma, nel commettere il gesto sacrilego, si ferì mortalmente.

Valentino Di Persio
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Mai fermarsi, è il recente libro della giornalista Barbara Palombelli. Intervista. Il senso del dovere, la passione per tutto ciò che ami, per chi ami e per il proprio lavoro. http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/03/mai-fermarsi-e-il-recente-libro-della-giornalista-barbara-palombelli-intervista-il-senso-del-dovere-la-passione-per-tutto-cio-che-ami-per-chi-ami-e-per-il-proprio-lavoro/ http://www.ilcofanettomagico.it/2019/11/03/mai-fermarsi-e-il-recente-libro-della-giornalista-barbara-palombelli-intervista-il-senso-del-dovere-la-passione-per-tutto-cio-che-ami-per-chi-ami-e-per-il-proprio-lavoro/#comments Sun, 03 Nov 2019 06:00:36 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=30354

Dopo aver intervistato in passato per voi Umberto Eco e, in seguito, sempre sulle loro recenti fatiche letterarie altri personaggi di rilievo come Salvatore Giannella, Francesco Giorgino, ed Emma d’Aquino (sul suo libro d’esordio), oggi voglio parlarvi dell’opera autobiografica della giornalista, conduttrice televisiva Barbara Palombelli, uscito lo scorso aprile: Mai fermarsi. Pubblicato da Rizzoli per Mondadori libri.

La ragione del mio interesse l’ho trovato in una frase che mi ha colpita, perchè rispecchia me stessa; questo significa che il messaggio di fondo contenuto è riuscito a raggiungere non solo me ma di sicuro tante altre persone che hanno lo stesso livello di sensibilità. Per questo motivo vale la pena di leggerlo.

Sono emotivamente ipersensibile. Mi spiego; mi entrano dentro tutto il bene e tutto il male del mondo, senza difese.” Scrive l’autrice. “Mi distrugge vedere il dolore, avvertire la disperazione. Mi ricaricano l’allegria degli altri, la serenità dei luoghi e delle persone. Ho come un termostato interno che mi fa sentire le persone positive e quelle negative.

E così la piccola Barbara, sin da bambina educata dai genitori a ritenersi fortunata anche soltanto per “essere sana” si rende conto, sia pur molto spesso con sensi di colpa verso chi soffre, delle inique disuguaglianze dell’esistenza; crescendo con un pensiero fisso, o meglio un pensiero guida: “dare, restituire, condividere, essere giusti.” In tal modo riesce a lenire proprio quei sensi di colpa per la vita “agiata”, materialmente e spiritualmente ricevuta; “che affaticano e la rendono pesante…in un’altalena sempre imprecisa e per lei massacrante.

Un’altra bella immagine della giornalista conduttrice televisiva Barbara Palombelli, molto elegante, che sfoggia sempre orecchini, spille, anelli e collane di gran classe.

Quando leggo delle autobiografie mi domando soprattutto lo scopo intrinseco per cui sono state scritte. In questa è evidente già dal titolo: Mai fermarsi. In effetti Barbara Palombelli non si è mai fermata, non solo davanti alle difficoltà, ai drammi personali, come il dolore per la scomparsa dei suoi genitori e della sua amica del cuore Silvia, ma anche nel campo professionale. Tenacia e coraggio sono i suoi simboli, la forza della sua vita.

Attualmente conduce per Mediaset trasmissioni televisive di successo, pomeridiane, come Forum e Lo sportello di Forum, (Canale 5 e Rete 4) che io guardo spesso, e serali come Stasera Italia (Rete 4).

Nel libro parla quindi del suo lavoro, dei grandi direttori di testate con cui ha collaborato, fra cui il mitico Indro Montanelli. E poi dell’amore per il marito, il politico Francesco Rutelli, di notevole spessore intellettuale e riservatezza, della sua famiglia nobile, soprattutto d’animo e delle tradizioni ad essa legate e con essa condivise; degli “amici persi e ritrovati”, dei libri letti, tanto amati, dei suoi cani, compagni importanti. Inoltre descrive la sua Roma, si sofferma sulla violenza alle donne, sempre da denunciare. E sul tema del “razzismo strisciante.” Non tralascia neppure l’importanza della buona educazione, nei tempi moderni tanto trascurata, “vilipesa”, a cominciare dal galateo a tavola.

Nella foto Barbara Palombelli con il marito Francesco Rutelli, politico; una bella coppia! Hanno 4 figli ed un nipote.

Per lei e per suo marito la famiglia deve essere basata sull’amore e sul sacrificio; come si evince nel bel capitolo che riguarda l’adozione dei loro 3 figli, “un’avventura tanto entusiasmante quanto difficile,” vissuta intensamente, con affetto, coraggio e tutta quella generosità che si sentivano in grado di dare a chi ne aveva bisogno ed era nato meno fortunato di loro. A questo punto si torna al tema principale del libro su quella forte sensibilità che muove lo spirito ed il cuore delle persone buone. Sulle emozioni, dal latino e-movere, che arricchiscono la vita e la rendono degna di essere vissuta.

Un movimento perenne, che continua attraverso i nipoti, “un’altra tappa importante del nostro esistere”, sottolinea Barbara. In un percorso sempre in salita, tenendosi per mano lei ed il suo Francesco, che definisce “predestinato”, in quanto consapevole che sono fatti l’uno per l’altra. Con cui sa ancora ridere e vivere spazi e libertà vitali. Camminando verso il futuro. Insieme ai loro 4 figli. Per non fermarsi mai.

didascalia

Concludiamo in bellezza con un’intervista alla giornalista scrittrice Barbara Palombelli, che conclude compiutamente questa recensione, impreziosendola con un ulteriore suo tocco personale.

Durante la sua vita, le è mai capitato di aver voglia di fermarsi, magari proprio in una fase esistenziale di scoraggiamento? E, nel caso, che cosa le ha dato la forza di continuare?

Fin da piccola, sono stata posseduta da un senso del dovere che ora, a 66 anni, capisco e apprezzo. Quando ho avuto dei problemi con il lavoro mi sono reinventata: ho insegnato all’università gratis, ho fondato prosciugando i miei risparmi un blog su internet (1999, fui la prima giornalista italiana a tenere un diario nel web). Ho diversificato… e mi sono rimboccata le maniche sempre. La lagna non mi appartiene…

Nel suo libro Mai fermarsi descrive “l’ansia che consuma i sentimenti,” che colpisce spesso “noi genitori senza pace” (sempre per citare le sue parole) Che cosa ci consiglia per essere…meno pesanti con i nostri figli?

Invidio i genitori che non hanno ansie e giocano sempre con i figli, scherzano, minimizzano e sono amici. Io sono stata abituata diversamente e penso che ci siano dei doveri che vengono prima della complicità con i figli. Adesso che sono grandi, inizio piano piano a rilassarmi…ma mica tanto.

Per lei la famiglia, l’amicizia, la solidarietà e generosità sono legati da un unico filo d’argento che si chiama amore. Questo amore generoso e talvolta sofferto, è un dono innato, naturale, o una conquista? Attualmente sta ottenendo molto successo con i suoi programmi televisivi, da Forum a Stasera Italia. Non è stancante essere tutti i giorni e le sere davanti alle telecamere, al giudizio della gente, affrontando temi diversi?

È la mia passione, più forte di tutto. Ringrazierò sempre chi mi ha dato tanto spazio e tanta fiducia. Spero di meritarla, mi stanco ma l’affetto del pubblico e l’energia dei miei colleghi, ormai la mia seconda famiglia, mi ricaricano ogni mattina.

Non viene mai colta, come alcuni suoi colleghi, dalla paura e persino “ossessione”per gli “indici d’ascolto”, che si traduce in poche parole con il timore di perdere il posto? Come se la vita dipendesse solo da quello?

Mai. La fatica che facciamo viene spesso premiata dai dati auditel. Ma è più importante far riflettere chi ci guarda sui grandi temi del Paese. Lo facciamo a Forum, con una straordinaria attenzione per i diritti civili e le conquiste di legalità. Lo facciamo con Stasera Italia sulle controversie politiche del palazzo, senza faziosità.

Infine una domanda scontata ma che ogni scrittore ed autore si pone: come e quando, perchè le è nata l’idea di scrivere questo libro? E per quale motivo spera che venga letto?

Mi piacerebbe che lo leggessero le ragazze scoraggiate, per capire che con la fatica si può arrivare ovunque. Io ci credo, è il motivo per cui ho scritto i miei libri. Questo ultimo è un punto fermo. Sono arrivata dove non speravo, ho scritto per dire un immenso grazie a mio marito, a mia madre, il libro è dedicato a lei , ai miei fratelli amatissimi e a tutte le persone che aiutandomi o ostacolandomi hanno rafforzato il mio carattere.

Maria Cristina Giongo
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Link ad altre interviste del genere che hanno suscitato grande interesse:
Umberto Eco
Salvatore Giannella
Francesco Giorgino
Emma d’Aquino

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