Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Fri, 22 Sep 2017 06:00:33 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.16 Olanda: sesso. No, grazie, adesso non ne ho voglia. Mille scuse per non fare sesso. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/22/olanda-sesso-no-grazie-adesso-non-ne-ho-voglia-mille-scuse-per-non-fare-sesso/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/22/olanda-sesso-no-grazie-adesso-non-ne-ho-voglia-mille-scuse-per-non-fare-sesso/#comments Fri, 22 Sep 2017 06:00:33 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=24202

Una giornalista olandese, Elien Geboers, ha pubblicato nella rivista Flair un’inchiesta sul sesso negato. Infatti chi dice che la voglia di sesso è sempre costantemente presente in ognuno di noi, uomini e donne? In realtà ci sono parecchi dubbi a riguardo. Persino nel mondo animale; per esempio il Panda è piuttosto pigro per quanto riguarda gli accoppiamenti con le femmine. Il fatto è che gli ultimi anni ci hanno bombardato con articoli, programmi televisivi, riviste, film sul sesso. Una vera overdose, sino a non poterne più.

Probabilmente è un retaggio del passato, quando era un argomento proibito, un tabù; persino la masturbazione veniva condannata e colpevolizzata; addirittura indicata come causa di cecità. Allora…avremmo avuto generazioni e generazioni di uomini (e donne) non vedenti!!! Poi sono cominciate le statistiche di….quante volte lo fate al giorno? Alla settimana? Al mese? Insomma; la quantità era diventata più importante della qualità! Quindi…per rimanere all’altezza ormonale della situazione, sono cominciate le bugie: attricette più o meno famose dichiaravano di concedersi alle gioie del sesso anche tre volte al giorno, uomini dal petto villoso si vantavano di reggere questo ritmo anche per tutta la settimana. Da chiedersi: ma questi qui non hanno nient’altro da fare nella vita?

Ma se ci concentriamo un attimo su chi lavora dalla mattina alla sera, su chi fa pure gli straordinari, sulle mogli e madri che credono di aver raggiunto la parità dei sessi ma poi ad un certo punto si rendono conto che non solo sono impegnate fuori casa ma pure in casa (alla faccia della parità!)…pensate veramente che OGNI sera, fresche come una rosa, abbiano sempre voglia di rotolarsi sul letto con il marito? Soprattutto dopo 10, 20, 40 anni di matrimonio? Oppure muoiano dalla voglia di disturbare il marito stravaccato sul divano che guarda la partita, dopo che LORO, LE MOGLI, hanno messo a letto i bimbi, caricato e, da ultimo, scaricato la lavatrice, preparato i loro vestiti e gli zainetti per il giorno dopo? Caso mai nel letto ci si arrotolano (nelle coperte), in attesa del sonno ristoratore.

Ma quando l’uomo, scollatosi dal divano o dal computer viene preso da un impellente bisogno di fare “il suo dovere” e la donna non ne ha voglia? Come la mettiamo? Ecco allora che la giornalista Elien Geboers ha intervistato alcune donne olandesi, molto giovani, dai 23 ai 32 anni, raccogliendo le scuse più comuni che inventano al momento, sul posto per…mantenerlo al suo posto! A parte il solito mal di testa e le gambe irsute che non hanno avuto tempo di depilarsi.

Manon (28 anni): “scusami, caro, ma stasera no. Stamattina non ho fatto la doccia”.

Klaasje (25): “perdonami, non voglio proprio fare l’amore adesso. Mi sono appena lavata i capelli e dopo si rovina la piega.”

Karen (31): “aspetta, sento il baby che piange. Vado a vedere per sicurezza…”

Stefanie (29): “a volte credo che mio marito si aspetti da me che faccia fuochi d’artificio a letto, per cui, se sono molto stanca, faccio finta di dormire già quando si infila sotto le lenzuola…”

Peggy (32): “le sere che alla televisione c’è qualche mio programma preferito non invento nemmeno scuse: non si fa. Punto e basta”.

Astrid (33): “sono piuttosto maniacale per la pulizia, sia della casa che della biancheria. Quindi quando ho appena cambiato le lenzuola l’ amore non si fa: così almeno per qualche giorno rimangono pulite e sanno ancora di fresco”.

Kirsten (31): “gli dico che il mio fisioterapeuta ha detto che devo andarci piano…”

Yana (32): “se non ho voglia di fare l’amore, trovo una scusa per litigare con mio marito, per esempio sui turni di chi deve pulire la casa; a questo punto la voglia passa pure a lui.”

Infine Chiara, 27 anni, 4 anni single, ha raccontato di avere voglia, ogni tanto, di una relazione, dopo tanto tempo di solitudine sessuale. Talvolta accade che conosca un uomo in un bar e che decida di andare a casa sua. Ma non sempre la serata finisce come entrambi hanno sperato. “Per esempio una volta conobbi in un locale un ragazzo che mi pareva interessante”, ha confessato. “Qualche ora dopo mi invitò a casa sua. Ci andai; era una stalla! Veramente sporca! Puzzava persino! In realtà anche lui, visto in piena luce, non era neanche più così attraente. E neanche interessante. Allora gli dissi che mi ero improvvisamente dimenticata di fare alcune spese, per cui avrei fatto un salto nel negozio di quartiere aperto sino a tardi. Intanto lui poteva cercare della bella musica da ascoltare insieme e versare già un buon vino nei bicchieri. Una volta uscita dal suo appartamento me la sono data a gambe levate e non sono più tornata indietro”.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Il talento, in realtà, non ha sesso… http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/18/il-talento-in-realta-non-ha-sesso/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/18/il-talento-in-realta-non-ha-sesso/#comments Mon, 18 Sep 2017 05:00:12 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27109

Opera di Elisabetta Rogai

Donne, tante donne, dieci, cento, mille, di tutte le età, condizione, educazione e cultura, oggi le donne, queste signore gentili e tenaci, hanno capito in anticipo la grande sfida giocata nel successo in azienda, laboratorio, vigna e cantina, studio d’artista, atelier, sfida spinta da diversi fattori in cui le donne sono una delle più grandi opportunità di business del XXI secolo, percependo che il successo di una azienda sta nell’equilibrio dei sessi e nella valorizzazione dei talenti, nel rispetto delle diversità.
Donne che rappresentano un primato di passione e di lavoro ma, principalmente, storia di donne, fragili e forti, donne che riassumono egregiamente come l’imprenditoria femminile si esprime e opera, ed è un vivo esempio di come, negli ultimi cento anni, in maniera non traumatica, si è consumata una rivoluzione pacifica epocale, che ha modificato il ruolo della donna in tutto il mondo e in tutti i settori professionali.
Al secolo XXI spetta infatti la trasformazione delle idee in pratica diffusa: la speranza è in una proiezione per cercare di prevedere come sarà un mondo governato anche dalle donne…

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ELISABETTA ROGAI, Artista fiorentina

Elisabetta Rogai e il suo studio

Moglie, madre e nonna, insegnante e artista… per Elisabetta Rogai l’arte è in ogni cosa che l’occhio apprezza per armonia di linee e colori e si traduce in bellezza. Ma cos’è questa armonia? È una composizione di linee e dimensioni che stanno in rapporto tra loro e che riepilogano la perfezione naturale, equilibrio, ritmo, gradualità, ripetitività, contrasto, tutto deve essere contemplato per assistere alla realizzazione di un’opera d’arte, sia un volto di donna, un cavallo, un aquila in volo, un paesaggio, non ci rimane che arrendersi davanti allo spettacolo unico dell’armonia, quella dell’artista Rogai, un istante rivelato, quello che serve all’artista per rubare l’anima al soggetto, lasciando libera la parte definita anima, mostrandola al mondo, le mani e gli occhi, l’attimo, il pennello corre veloce, l’abbinamento della pittura a olio con il vino, EnoArte è l’uso del vino al posto del colore, etichette che raccontano storie come i volti della gente, un viaggio con la proiezione nei tempi dello stupore, delle illusioni, del dolore ma anche della gioia e dell’amore, l’artista ne ruba i sogni, ferma istanti di sguardi, di “incontri”, le sue non sono illusioni ma suggestioni… E con Enoarte il vino diventa il “primo attore” un calice rinascimentale di Brandimarte, un casale con una tovaglia a quadretti sulla tavola, una cantina piena di tini, un cancello con un glicine in fiore, il vero lusso della semplicità toscana… Il punto esatto in cui la terra incontra la poesia, per vivere e promuovere il territorio, la cui chiave di lettura è l’emozione che da un bicchiere di vino, volti, suoni, parole, immagini della terra, del Made in Italy.
Elisabetta Rogai
www.elisabettarogai.it

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ANNA MARIA ORSATI VITELLOZZI, Imprenditrice

Al centro Anna Maria Orsati Vitellozzi; in alto con la sua famiglia e sotto uno scorcio di Firenze Industrie Spa

Siamo nell’hinterland fiorentino, capannoni a oltranza, la zona industriale della città dove Anna Maria Orsati Vitellozzi si muove con eleganza in Azienda, un mondo prettamente maschile, la Firenze Industrie Spa, qui sembra di entrare in un paese incantato, fatto di finestre e infissi, dove la bellezza del vetro, i giochi di trasparenze, la maestria dei tagli e dei colori del vetro si propongono agli abbinamenti con l’armonia dei cromatismi, fatti da giochi di luce, la luce che varia su vetri evanescenti, trasparenze, impalpabili emozioni, un sottofondo scadenzato dal rumore delle macchine, dal tintinnio del vetro, dalle ruote che girano incessantemente, e poi il silenzio con gli attimi di magia che danno vita alle forme per un concerto di archi, per creare nell’insieme un opera d’arte.

L’Azienda è a conduzione familiare, Anna Maria lavora a fianco del marito, una Azienda che nasce da più di 30 anni con l’innovativo concept della fidelizzazione dei dipendenti.

Come ci spiega l’imprenditrice:
Firenze Industrie Spa nasce come azienda specializzata nella distribuzione di prodotti e servizi per industria, edilizia e serramentisti (attualmente insediata in un’area di 8000 mq nelle immediate vicinanze dell’uscita di Calenzano dell’autostrada A1) ma ad oggi proiettata alla vendita di materiale per ristrutturazione e principalmente porte e finestre.
Da questo cambio di tendenza nasce l’acquisto della nuova unità di prossima inaugurazione che permetterà un’espansione di ulteriori 4000 mq e l’allestimento di una grande area espositiva.
Sono una donna che lavora ma sono legatissima alla mia famiglia, mio marito e mio figlio, la casa i viaggi in giro per il mondo e la boxe, retaggio dei miei ricordi infantili che mi riportano alla passione di mio padre, infatti sembra strano ma seguo la boxe e sono main sponsor di Vigan Mustafà, lo sfidante serbo naturalizzato italiano che si presenta per il titolo Italiano categoria mediomassimi.
Una bella avventura, quella di Anna Maria Orsati Vitellozzi, imprenditrice di successo e appassionata di pugilato… anche la boxe è donna!
Anna Maria Orsati Vitellozzi
www.firenzeindustrie.it

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INDRA KAFFEMANAITE, Stilista del Brand Balossa

Indra Kaffemanaite e due suoi modelli dell’attuale collezione

Lituana, innamorata dell’Italia e del fashion che si respira dovunque, Indra imposta le sue collezioni sulla camicia bianca maschile, cogliendo una donna che, con raffinata fresca eleganza, esprime la sua femminilità in un gioco di bianchi. Una donna che indossa capi rubati dal guardaroba maschile come la camicia candida, studiata dalla stilista che interpreta il suo capo “base” in termini di uso universale, dando degli accenni e sottolineando dei particolari che fanno la storia della camicia da uomo, dal modello della doppia camicia in una, severa ma affascinante, allo sbieco del collo che riporta ad un raffinato Dandy settecentesco, la trasformazione della camicia in una candida e verginale tuta, dalle mistiche reminiscenze,
E poi Indra trova l’accenno nei “papier de musique” la piegatura che ricorda il rigo musicale, il dorso di una camicia, trionfante, che si arricchisce ai lati per diventare una quasi mistica cotta monacale, ruba il plastrom alla camicia da smoking maschile ricordando che Oscar Wilde diceva “l’eleganza si concentra nella camicia” usandolo per sottolineare un morbido scollo.
Una serie di tagli che diventano cinture, punte asimmetriche da cui sbuca un allegro rosario, un flash di colore sul candore del bianco, spacchi laterali che, da squadrati, diventano rotondi ritrovando l’ispirazione negli affreschi di Piero della Francesca, incroci, intrecci, un modello nel quale Indra, nel citare la camicia bianca, ne disegna una molto classica ma priva del tradizionale colletto che diventa un inedito cappuccio, ma anche stola, mantella, cintura, una camicia ornata da un pannello che diventa quasi un grembiule, apparentemente un controsenso, apparente in quanto, affermando il concetto della stilista, la camicia bianca diventa paradigma del minimalismo, la tendenza a semplificare usandola come sfondo etnico, presentandola morbida, lunga e svasata con collo a solino, maniche ampie e arricciature, gli scolli coreani minimali, ed infine camicie che diventano quasi mini abiti dall’eleganza fragile, il popeline di cotone si fa pesante per il cotè androgino che si affianca alla seta strech femminilissima.
Balossa LTD
www.balossashirt.com

Testo: Cristina Vannuzzi

Cristina Vannuzzi, residente a Firenze e New York, esperta comunicazione e ufficio stampa, collaborazione con testate settore food, arte, fashion, chirurgia estetica, equitazione

NOTA DI REDAZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE MARCHI PUBBLICITARI. PRECISIAMO ANCORA UNA VOLTA CHE IL COFANETTO MAGICO E’ NON PROFIT, QUINDI NON SONO STATI RETRIBUITI IN ALCUN MODO. La fonte è Cristina Vannuzzi che, quando ci invia dei servizi interessanti, ottiene la pubblicazione gratuita dei medesimi. In futuro chiederemo però un contributo nel caso, per esempio, ci vengano inviati dei redazionali a scopo puramente pubblicitario.

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La posta del cuore dei nostri amici animali, di Imma Paone. Sono preoccupato per la mia iguana. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-sono-preoccupato-per-la-mia-iguana/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/12/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-sono-preoccupato-per-la-mia-iguana/#comments Tue, 12 Sep 2017 06:00:03 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=26924

Salve dottoressa,

sono Francesco da Torre del Greco ( Napoli ) e le scrivo per chiederle qualche consiglio sulla gestione delle iguane.
Ne ho acquistata una piccola circa 6 mesi fa in un negozio specializzato in vendite di animali ed accessori vari, ma in realtà il commerciante non mi ha saputo dare molti suggerimenti.
Io, leggendo qualcosina in rete, ho allestito un piccolo terrario ma, parlando con una amica ho saputo che non adopero la luce giusta e soprattutto che la sua alimentazione è veramente poco varia.
Probabilmente a causa di questa cattiva gestione la piccola sta crescendo poco e presenta la pelle secca e con delle macchie scure sul dorso.
Cosa posso fare per migliorare il suo stato di salute?

Grazie in anticipo per la sua disponibilità.

Francesco Paldini

 

Caro Francesco,

grazie per questa domanda perché purtroppo gli stessi negozianti conoscono veramente poco le reali necessità di questi bellissimi animali che perciò si ritrovano a vivere di stenti.
Contrariamente a quanto si pensi le Iguane sono rettili molto difficili da gestire in maniera adeguata e soprattutto richiedono tanto tempo per essere ben accuditi.

Considerando che da adulti possono raggiungere anche due metri di lunghezza è meglio allestire fin da subito un terrario molto grande, perché sono animali che hanno bisogno di ampi spazi.
L’iguana verde è originaria delle foreste pluviali del centro e sud America, caratterizzate da un clima stabilmente caldo e molto umido. In libertà passa la maggior parte del tempo arrampicato sugli alberi e viene quindi definito arboricolo. Preferisce stazionare nei pressi dei corsi d’acqua, perché quando si sente minacciato da un predatore si lancia dagli alberi nell’acqua.
E’infatti un ottimo nuotatore e utilizza la lunga e robusta coda per nuotare.

Come tutti i rettili, le iguane sono animali “a sangue freddo” non sono in grado di generare calore corporeo con il metabolismo, come i mammiferi, ma hanno bisogno di una fonte esterna di calore per mantenere in funzione l’organismo. Per questo motivo le iguane passano molte ore al sole a riscaldarsi. In genere, si espongono al sole al mattino al risveglio per innalzare la loro temperatura corporea, restano immobili su un ramo o un tronco; dopo poche ore, quando si sono riscaldate a sufficienza, mangiano nutrendosi di vegetazione, fiori e frutti. Terminato il pasto restano nuovamente immobili al sole, perché hanno bisogno del suo calore per compiere la digestione.

In cattività, l’iguana verde se ben accudita può vivere fino a 20 anni.

Purtroppo però la maggioranza delle giovani iguane muore entro il primo anno di vita o dopo pochi anni a causa della cattiva gestione per l’alimentazione sbagliata o temperatura e umidità non adeguate.
Fatta questa piccola premessa iniziamo a “vedere” cosa è meglio fare per loro.
Un punto da considerare è: più grande è il terrario, e quindi maggior spazio ha a disposizione il rettile, migliori saranno le sue condizioni di vita.
Poiché le iguane amano arrampicarsi sugli alberi per rimanere in posizione elevata, dove si sentono al sicuro, il terrario deve essere sviluppato sia in senso verticale che orizzontale.

Le dimensioni ideali sono di 2 metri di larghezza per 2 metri di altezza e profondo circa 2/3 la lunghezza dell’iguana stessa.
È chiaro che per un’iguana adulta vi sono seri problemi di spazio e risulta difficile creare un terrario di dimensioni adeguate, perciò una possibile soluzione può essere allestire una piccola stanza della casa per lei.
La ventilazione nel terrario deve essere assicurata dalla presenza di alcune griglie che permettano un buon ricambio d’aria.

Una ventilazione insufficiente è un importante fattore favorente le infezioni batteriche e fungine.
Un indispensabile accessorio è rappresentato da un tronco o una tavola inclinati, che permettano all’iguana di arrampicarsi e di sostenerlo. Devono essere fissati saldamente per evitare che cadano, ferendo il rettile e non devono essere troppo vicino alle lampade perché potrebbero essere causa di ustioni.
E’ possibile decorare il terrario con delle piante finte o vere purché non intossichino l’iguana.

Poiché l’iguana è un animale ectotermico ( “a sangue freddo” )deve ricevere il calore da una fonte esterna e perciò l’ambiente in cui vive deve essere riscaldato.
La temperatura non deve essere costante ovunque ma presentare un massimo (ad un’estremità del terrario, subito sotto la lampada riscaldante) e un minimo, all’estremità opposta, perché così essi possono scegliere a che temperatura esporsi.
Per le iguane la temperatura minima deve essere di 30°C e quella massima (sotto la lampada riscaldante, zona detta “punto caldo” o “hot spot”) di 36-39°C durante il giorno. Durante la notte non è necessaria la presenza di un punto caldo e la temperatura può scendere a 23-26°C.
Sono dannose sia le temperature troppo basse che quelle eccessivamente alte, quindi è importante misurare con precisione la temperatura nei vari punti del terrario utilizzando diversi termometri.

La lampada riscaldante può essere  una lampada ad infrarossi per rettili o una lampada di ceramica che emette calore ma non luce (in modo da non disturbare il sonno).
Sono utili termostati, che impediscono al terrario di surriscaldarsi spegnendo gli apparati di riscaldamento quando la temperatura supera il massimo consentito.
Da evitare assolutamente le cosiddette “rocce calde”, apparati di riscaldamento simili a un pezzo di roccia, contenenti all’interno una resistenza elettrica collegati alla presa di corrente. Questi oggetti sono molto pericolosi perché causano frequentemente ustioni sia per problemi di malfunzionamento, sia per il contatto prolungato.
Provenendo da climi tropicali, le iguane hanno bisogno di essere esposte alla luce per circa 14 ore al giorno, e hanno bisogno di poter riposare nell’oscurità per le restanti ore del giorno.

Altra importante lampada è quella a raggi ultravioletti.
Vi sono due tipi di radiazioni ultraviolette importanti nel benessere delle iguane: UVA (lunghezza d’onda 320-400 nm) e UVB (lunghezza d’onda 290-320 nm).
I raggi UVB sono i più importanti, perché permettono la sintesi vitamina D, senza la quale le iguane non potrebbero assimilare il calcio e sarebbero quindi destinate a morire per decalcificazione dello scheletro.
Le iguane infatti non sono in grado di assimilare dal cibo la vitamina D e l’unico modo in cui possano procurarsela è tramite la sintesi indotta nel loro organismo dai raggi UVB.
Esistono due possibili fonti di raggi UVB. La prima è la luce solare diretta: esporre le iguane al sole apporta grandissimi benefici alla loro salute ( ricordiamoci che il vetro e il plexiglas sono in grado di schermare i raggi UVB, rendendo inefficace l’azione del sole).
In mancanza di sole diretto si usano lampade ad emissione di raggi UVB.

La lampada UVB e la lampada riscaldante devono essere collocate vicine, per fornire contemporaneamente luce ultravioletta e calore, come avviene in natura quando l’iguana si espone al sole. In caso contrario si può avere un’alterazione del comportamento di termoregolazione e quindi problemi di salute.
La distanza della lampada UVB dal rettile non deve essere superiore a 30-40 cm, perché la potenza di irradiazione decresce man mano aumenta la distanza. Queste lampade vanno cambiate ogni 6-12 mesi, perché dopo questo periodo non emettono più raggi UVB ma solamente luce visibile.
In genere per le iguane si utilizzano lampade UVB al 5% di emissione.

Le radiazioni UVA, al contrario delle UVB, non producono un’azione fisiologica diretta, ma “psicologica” perché con questo spettro di luce hanno una visione dei colori più brillante ed il cibo offerto loro può apparire più “colorato” e appetibile, e quindi venir consumato più volentieri.
Un aspetto importante del mantenimento in cattività delle iguane spesso sottovalutato o trascurato è il livello di umidità ambientale. Nel loro ambiente naturale l’umidità relativa è dell’85-95%, quindi molto elevata. È difficile in cattività replicare valori così alti, oppure mantenerli senza causare problemi di crescita eccessiva di batteri e funghi nel terrario.
Mantenere le iguane a livelli di umidità troppo bassi per un lungo periodo crea seri problemi di salute legati alla disidratazione cronica, con conseguenti danni renali e quindi insufficienza renale. Nel breve periodo, un ambiente troppo asciutto causa problemi di muta con ritenzione della pelle, problematica soprattutto a livello della cresta dorsale.

Il tasso di umidità va controllato con l’uso di un igrometro, da acquistare nei negozi per rettili o che vendono attrezzature per giardinaggi.
Per mantenere un’elevata umidità ambientale vi sono diversi sistemi: si può porre la vasca dell’acqua sotto la lampada riscaldante, in modo che l’acqua evapori, o si può spruzzare spesso dell’acqua con uno spruzzino. Nei terrari di grandi dimensioni si può utilizzare un umidificatore.
Sul fondo del terrario va posto un substrato da scegliere con criterio per la salute dell’iguana, non solo dal punto di vista igienico ma anche per la possibilità che venga ingerito e causi un’ostruzione intestinale.
Assolutamente da evitare i pezzi di corteccia, il pellet di tutolo di mais e in genere tutti i substrati corpuscolati.

Il fondo migliore è rappresentato da fogli di giornali, molto pratici ma poco estetici, o da pezzi di moquette o erba finta, lavabili e riciclabili. Se l’iguana si abitua a sporcare nella bacinella dell’acqua è molto più facile tenere pulito il fondo.
Mantenere un’accurata igiene nel terrario è fondamentale per la salute dell’iguana. Le feci vanno eliminate subito, periodicamente si deve cambiare completamente il materiale del fondo e pulire a fondo il terrario con disinfettanti come il lisoformio o la varechina diluiti, da risciacquare con cura. Anche gli elementi di arredo, come rami o ripiani, devono essere lavati o sostituiti. La bacinella dell’acqua va tenuta particolarmente pulita: va lavata almeno una volta al giorno, ma se l’iguana vi defeca dentro la pulizia va effettuata subito.

Le cause più frequenti di malattia e di morte prematura nelle iguane in cattività sono rappresentate dagli errori alimentari.
L’iguana verde in natura si basa si nutre di foglie e in parte di fiori e frutti. La somministrazione, anche occasionale, di insetti o altri alimenti di origine animale è assolutamente dannosa, causando in particolare danni renali.
Pur essendo l’iguana vegetariana, non è affatto semplice fornirle una dieta completa e bilanciata, principalmente per il fatto che non disponiamo dei vegetali di cui si nutre nelle foreste pluviali da cui origina, e che dobbiamo ripiegare su vegetali di coltivazione.
Nell’alimentazione dell’iguana si può scegliere tra diete preparate in casa con vegetali di vario tipo o diete pronte commerciali. Le due scelte, che possono anche essere variamente combinate, presentano pro e contro da valutare in modo critico.

Dieta casalinga

  • La dieta preparata in casa deve comprendere esclusivamente ingredienti vegetali.
  • La base della dieta (90% circa) deve essere costituita da vegetali a foglia, scelti tra quelli più ricchi di calcio e fibra.
  • Il restante 10% può essere rappresentato da fiori e frutta.
  • La dieta deve essere integrata con l’aggiunta di carbonato di calcio.
  • Non si deve offrire alcun alimento di origine animale (es. insetti, uova, cibo per cani o gatti), nemmeno in percentuale minima o saltuariamente, né carboidrati (come pasta o pane) o vegetali ricchi di amido (come patate o patate dolci).
  • L’acqua deve essere sempre a disposizione in abbondanza.

Molto importante è la varietà delle verdure, sia per assicurare tutti gli elementi necessari, sia per evitare che sostanze dannose presenti in un alimento vengano somministrate in quantità eccessiva. Nella scelta degli alimenti si deve tenere conto anche del rapporto calcio-fosforo e del contenuto assoluto di calcio. Le iguane hanno infatti bisogno di un sufficiente apporto di calcio per mantenersi sane e svilupparsi adeguatamente. Un alimento non deve solo contenere molto calcio, ma deve anche avere una quantità di calcio superiore a quella di fosforo, vale a dire un rapporto calcio-fosforo favorevole. Il fosforo in eccesso, infatti, causa una perdita di calcio dall’organismo responsabile di fragilità delle ossa.

Per il contenuto in calcio i vegetali da preferire sono: tarassaco o dente di leone, insalata romana, scarola, radicchio, insalata belga, bietole, foglie di vite, di ibisco e di gelso. Vegetali tradizionalmente impiegati nell’alimentazione delle iguane quali zucchini, carote, pomodori, insalata comune e cetriolo sono una scelta sconsigliata in quanto poveri di calcio.
Le brassicacee (broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, ravizzone, cavolo cappuccio) pur essendo molto ricche di calcio devono essere somministrate in piccola quantità per il loro contenuto in tiocianati, potenzialmente tossici. Gli spinaci, il rabarbaro, le barbabietole e le bietole somministrati in eccesso possono causare problemi, in quanto contengono acido ossalico, che lega il calcio e lo rende indisponibile. Altri ingredienti da bandire dalla razione alimentare delle iguane sono i funghi (per il rapporto calcio – fosforo molto sfavorevole) e il tofu (per l’eccessivo contenuto di grassi, che tra l’altro ostacolano l’assorbimento del calcio).

Un’ottima fonte di proteine vegetali e di calcio (con un rapporto calcio – fosforo di 6:1) è rappresentata dall’erba medica, sia fresca che sotto forma di pellet. Il pellet di erba medica va aggiunto alle verdure fresche, in modo che si inumidisca e si sminuzzi.
La frutta in generale ha uno scarso contenuto in calcio e un rapporto calcio – fosforo negativo, per cui non deve rappresentare che una piccola parte dell’alimentazione. Il frutto migliore è il fico, sia fresco che secco. Ricchi di calcio sono anche mandarini, arance, papaia, anguria, mango.
Le iguane apprezzano molto alcuni tipi di piante da fiore (foglie e fiori), che possono essere somministrate se si è sicuri che non contengano antiparassitari: ibisco, nasturzio, petali di rosa, viola, gerani.

Gli elementi della dieta, verdura e frutta, devono essere sminuzzati o grattugiati e mescolati accuratamente, in modo che l’iguana non consumi solo i pezzi più graditi. Ridurre le verdure a piccoli pezzi aiuta inoltre la digestione, perché aumenta la superficie esposta all’azione della flora intestinale. Alcuni vegetali a foglia possono essere lasciati interi e dati a parte, appesi ai rami, per stimolare il normale comportamento alimentare, folivoro, delle iguane.
Le iguane sono diurne: in natura si alimentano durante le ore centrali del giorno, quando fa caldo. Nel terrario il momento migliore per somministrare il cibo è in tarda mattinata, in modo che l’iguana abbia avuto la possibilità di riscaldarsi e abbia ancora tempo di digerire il cibo prima della diminuzione notturna della temperatura.
I pasti vanno somministrati tutti i giorni ai soggetti in crescita, 4-5 volte alla settimana agli adulti.
Sebbene le iguane ricavino la maggior parte dell’acqua dall’alimento, un recipiente di acqua fresca e pulita deve essere sempre a disposizione.

Diete commerciali

Le diete pronte, se ben formulate, sembrerebbero rappresentare la soluzione ideale come adeguatezza e praticità d’uso, ma purtroppo mancano studi a lungo termine che ne attestino la validità o l’innocuità. Le diete asciutte (pellet o sfarinati) somministrate tal quale comportano problemi di disidratazione in quanto l’acqua alimentare rappresenta per le iguane la principale fonte di questo elemento. Vanno quindi utilizzate inumidite e mescolate ai vegetali freschi.
E’ preferibile quindi utilizzarne in una piccola percentuale della dieta complessiva.
L’impiego di integratori minerali e/o vitaminici nei rettili in generale, e nelle iguane in particolare, pone dei grossi problemi pratici.
Il metodo più sicuro, efficace ed economico di integrare il calcio è di somministrare carbonato di calcio, in vendita nelle farmacie come integratore ad uso umano. Il fosfato di calcio va evitato in quanto non permettere di correggere lo squilibrio calcio-fosforo, dal momento che apporta anche quest’ultimo elemento.

Un’ultima importante informazione è la legislazione in vigore per questi rettili.
L’iguana è elencata nell’Appendice II del CITES e richiede quindi un documento legale che attesti la regolare importazione. Quando si compra un’iguana è importante verificare che l’animale possieda un documento CITES, il cui numero va riportato nel foglio di acquisto. Il mancato rispetto di questa norma comporta sanzioni molto pesanti e il possibile sequestro del rettile.
Spero di esserle stata utile, saluti a lei e alla sua iguana, naturalmente!

Imma Paone
CHI SONO

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Immortal – La giustiziera. Dodicesimo episodio http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/08/immortal-la-giustiziera-dodicesimo-episodio/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/08/immortal-la-giustiziera-dodicesimo-episodio/#comments Fri, 08 Sep 2017 05:00:00 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27064

Manca poco alla fine dell’estate e puntualmente Immortal-La giustiziera, di Valentino Di Persio, si ripresenta ai suoi lettori in un episodio che nulla ha di leggero e divertente, con una tematica che, purtroppo, tocca da vicino la quotidianità: il femminicidio.
Monica e Francesco, ormai pienamente coinvolti nella ricerca della verità sul caso di omicidio di Gemma, la sorella di Giana (Immortal), riescono con uno stratagemma a sottrarre, ad uno dei complici, una confessione che porta una ventata di chiarezza sull’ingarbugliata faccenda.
Buona lettura

Clicca qui per l’episodio precedente.

Rimorsi

E’ tutto qui dentro!– continuava a ripetermi Monica, incredula, eccitata come una bambina che ha appena vinto il suo capriccio. –Qui dentro ci sono nomi, cognomi ed il racconto per filo e per segno di come sono andate le cose-.
Provai un senso di tenerezza per quella ragazza che avevo a fianco. All’improvviso mi assalì il senso di colpa per averla spinta ad esporsi in prima persona in quella brutta storia. Le feci una carezza. Lei appoggiò la sua guancia bruciante sul palmo della mia mano. Emanava un calore gradevole.
Sono orgoglioso di te!– le dissi –Anche se non avrei voluto farti correre questo rischio.
Sì, sì.– disse facendo una smorfia da ingenuotta –Mi fai tornare in mente la storiella sulle lacrime di un certo signor coccodrillo!– concluse sarcastica.
Colpito ed affondato.- replicai. –Mandami tutto su messenger.– la pregai.

Rientrai a casa dopo aver accompagnato Monica. Mi misi subito ad ascoltare la registrazione.
Alvaro, sotto l’effetto dell’alcool e forse anche droga, confessa a Monica di essere tormentato da un drammatico segreto che si porta dentro da tempo.
E’ un peso enorme che voglio condividere con qualcuno. Lo faccio con te anche se ti conosco da poco. Sono sicuro che mi capirai e riuscirai ad alleggerire la mia sofferenza.
Monica, che non sperava in un risultato così importante, cerca di sminuire la gravità delle sue parole. –Tranquillo, per tutto c’è un rimedio.– gli dice per alimentare la sua predisposizione alla confessione.
Alvaro è agitato, indeciso, combattuto. Monica, finge indifferenza.
Se non ti va di parlarne non fa niente, anzi, forse è meglio. Così non dovrai ringraziarmi.
Perché?– chiede lui.
A questo punto lei fa partire un colpo basso terribile per sopraffarlo psicologicamente.
Di solito…– gli dice convincente –…i miei amici e conoscenti mi coinvolgono nei fatti loro perchè passo per una che sa dare avveduti consigli.
Alvaro cede e, ormai sopraffatto dal rimorso di coscienza, diventa un fiume di parole. Racconta che circa sei mesi prima era stato coinvolto, suo malgrado, in un fatto molto grave. La sua colpa consisteva nell’avere aiutato un balordo. In sintesi, dal suo travagliato racconto, si evinceva che nell’autunno dell’anno precedente, per fare un favore ad un amico, Den ovviamente, aveva invitato ad uscire l’ex ragazza di lui con la scusa di volerle parlare di una faccenda importante. Parlava di Gemma, pur non facendone il nome. –Ok.– gli aveva detto lei, –Ma solo per cinque minuti.– Lui era andato a prenderla sotto casa con una macchina che lei non aveva mai visto prima, un SUV. Svoltato l’angolo la vettura si era improvvisamente arrestata. Den e Mimmo erano saliti in tutta fretta nei sedili posteriori. Gemma, si era resa subito conto del tranello, Cercò di scappare, ma lo sportello era bloccato e Den da dietro, le aveva passato un braccio attorno al collo per trattenerla sullo schienale. A nulla erano servite le suppliche di lei di lasciarla andare.
Mo’ sono cazzi tuoi! Ora te lo faccio vedere io con chi hai a che fare!– la minacciava lui, sghignazzando.
Pensavamo ad una bravata e la cosa ci divertiva. Infatti, Den ci aveva detto che voleva solo darle una lezione, per vendicarsi del fatto che l’aveva lasciato. Avevamo accettato di aiutarlo pensando che si trattasse di una spacconata. Imboccammo l’autostrada per l’Aquila. Uscimmo a Carsoli. Girai a sinistra. Dopo Villaromana, la strada divenne più tortuosa e le case più rare. Gemma era ancora in stato di dormiveglia sotto l’effetto d’un narcotizzante che lui le aveva fatto respirare. Den disse di svoltare a destra per una stradina che si inoltrava dentro un folto boschetto. Sbucammo su una radura con al centro un casolare diroccato. –Scendiamo!– ordinò.
Gemma nel frattempo, aveva ripreso la sua lucidità. Ci guardava ad uno ad uno con disprezzo.
Ma cosa volete fare adesso, eh?
Poi rivolgendosi a Den lo aggredì a muso duro:
Ma cosa vuoi dimostrare che sei un duro? Che sei il padrone del mondo?-.
Mentre lei imprecava, Den fece tre strisciate di coca sul cofano della macchina. Ci facemmo tutti e tre. Gemma, visibilmente preoccupata, andò incontro a Den, lo prese per entrambe le braccia.
Senti Raffael, va bene, se in qualche cosa ho sbagliato, ti chiedo scusa. Ma ora basta con questa bravata. Riportami a casa per favore, ti prego! Domani devo partire per Milano. Mi ci puoi accompagnare tu se vuoi!
Me lo chiedi adesso di accompagnarti a Milano, eh? Adesso che te la stai facendo sotto dalla paura, vero?– le diceva con gli occhi fuori dalle orbite. Con una spinta l’allontanò da lui. Gemma cadde all’indietro. –A Milano adesso ti ci mando io, per sempre, ma prima ti voglio fare un bel regalino.– Cominciò a slacciarsi la cintura dei pantaloni. Alvaro e Mimmo, andavano gironzolando dentro al casolare. Den li chiamò –Ehi venite che ora ci divertiamo un po’! Poi non possiamo più perchè la signora parte per Milano!– disse sarcastico.
Gemma, gli si rivoltò furiosa. –Ma cosa vuoi fare, bastardo! Sei un pazzo esaltato, un buono a niente, fottuto fallito. Aveva ragione mia sorella.-.
E sì! Ma la tua cara sorellina non ti può salvare adesso. Ora la chiamiamo quella stronza lesbica, per farle sentire come urli dal piacere.
A questo punto il racconto di Alvaro si fa concitato. Dice:
Mi feci coraggio ed intervenni –Ehi! Ma che cazzo vuoi fare? Qui andiamo a finire tutti al fresco!– Anche Mimmo protestò –Senti Den, basta adesso! Il gioco è durato fin troppo. Volevi spaventarla? Beh, ci sei riuscito a quanto pare!
Gemma, approfittando della momentanea distrazione, prese a scappare in direzione della macchina, ma Den la raggiunse, l’afferrò per il giubbetto di jeans a la pugnalò più volte alle spalle. Gemma cadde a terra, gemeva dal dolore. Io e Mimmo cercammo di bloccarlo, ma lui ci minacciò col pugnale. –Se vi avvicinate, vi sbudello. Questi, sono cazzi che non vi riguardano, statene fuori!
Rimanemmo pietrificati. Gemma si rigirava per terra, implorava aiuto. Lui le si scagliò sopra, cercando di abbassargli i pantaloni e poi gli slip, senza però riuscirci. Rabbioso iniziò a pugnalarla all’impazzata. Quando il corpo di lei era ormai inerme, Den si rialzò per poi ricadere in ginocchio. Buttò via il pugnale ed alzò le braccia al cielo. Urlava come una bestia ferita. Ci guardava con gli occhi iniettati di sangue, lucidi, allucinati dalla follia. –Non son stato io! Non sono stato io!– gridava. –Ditemi che non sono stato io!- Mimmo gli si avvicinò e, dopo aver raccolto il pugnale insanguinato vicino al corpo senza vita di Gemma, gli disse –Ora il guaio è stato fatto. Cerca di calmarti e vediamo come uscirne fuori.
Poi, rivolgendosi a me –Vai a prendere la bottiglia dell’acqua in macchina!– mi ordinò.
Quando ritornai stavano discutendo animatamente. Den aveva il naso arrossato e tracce di polvere bianca sulla narice destra. Evidentemente s’era fatto ancora di cocaina. Aveva già ripreso il suo atteggiamento da leader. –Non possiamo lasciarla qui.- disse. –Bisogna portare il cadavere altrove. Se lo lasciamo qui, ci beccheranno subito. Saremo certamente stati ripresi dalle telecamere attive sulla strada in prossimità delle ville!– sentenziò categorico.
Mimmo, lavato per bene il pugnale, glielo riconsegnò.

Valentino Di Persio
CHI SONO

Continua il prossimo mese.

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Ti meriti un amore è l’ultimo bel romanzo della giornalista scrittrice Alessandra Appiano. Amiche da qui all’eternità. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/03/ti-meriti-un-amore-e-lultimo-bel-romanzo-della-giornalista-scrittrice-alessandra-appiano-amiche-da-qui-alleternita/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/03/ti-meriti-un-amore-e-lultimo-bel-romanzo-della-giornalista-scrittrice-alessandra-appiano-amiche-da-qui-alleternita/#comments Sun, 03 Sep 2017 06:00:44 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=24198

Recentemente è uscito l’ultimo libro di Alessandra Appiano, scrittrice, giornalista, conduttrice ed autrice televisiva: “Ti meriti un amore”, Cairo editore. Sarà per il titolo, pieno di speranza, sarà perchè Alessandra sa parlare al cuore di noi donne, tracciandone ritratti che ben descrivono la nostra struttura emotiva…una cosa è certa: ha subito richiamato l’attenzione della stampa, cartacea e televisiva. E’ stata invitata a parecchie trasmissioni, da Uno mattina a Quarto grado, intervistata tra l’altro anche da Bruno Vespa a Porta a porta (Rai Uno) e da Maurizio Costanzo nel suo programma Maurizio Costanzo show. Ha trascorso l’estate e sta ancora…passando la sua estate sui podi di tutta Italia, nel salotti letterari televisivi e delle librerie per raccontarlo ai lettori in cerca di novità nel campo. Ricordiamo che già con il suo primo romanzo, “Amiche di salvataggio” (Sperling & Kupfer), Alessandra ha vinto nel 2003 il premio Bancarella. Nel 2013 le è stato assegnato l’Ambrogino d’oro; inoltre è molto impegnata sul piano umanitario, come ambasciatrice Oxfam Italia.


Alessandra Appiano, ospite del programma di Rai Uno “Verdetto Finale”

Nei suoi libri, pubblicati da grandi editori come Mondadori e Garzanti, l’interesse si concentra soprattutto sul complesso e fantastico mondo femminile, in particolar modo sulle amicizie femminili, che, quando sono vere e sincere, coltivate e mantenute, valgono un tesoro. In Ti meriti un amore percorre la stessa strada, fra fantasia e realtà. In poche parole si tratta di un romanzo… “sotto mentite spoglie”: infatti le due protagoniste indossano vesti riconoscibili da qualsiasi donna vi si identifichi per esperienze di vita e di amore. A cominciare dalle cinquantenni che si pongono tanti problemi sulla loro femminilità in declino, che…in declino non lo è per niente! Anzi! Il calo degli ormoni non corrisponde certo a quello delle capacità cognitive!

Nel libro Cinzia, vulcanica e bella cinquantenne, vive una nuova passione con “gli occhi” e l’emozione di una fanciulla, “pervasa dall’orgoglio di chi si rimpossessa della sua femminilità”: una sensazione che noi donne conosciamo molto bene! In contrapposizione a lei, Alessandra ci propone la figura di Emma, che purtroppo di gioie e passioni ne ha conosciute poche o niente. Anche considerato il fatto che il suo immenso amore, un allievo della scuola dove insegna, l’ha soltanto usata, irretita, truffata, approfittando del fatto che è una “zitella un po’racchia” (come lei stessa si definisce nel libro), la quale abita ancora con i genitori, entrambi casa e chiesa. Qualcuno starà forse sta pensando al tragico caso di cronaca nera della professoressa Gloria Rosboch, ammazzata brutalmente dal suo giovane allievo Gabriele.


Alessandra Appiano nella sua bella casa di Milano, circondata dai suoi libri.

In effetti il personaggio di Emma è stato liberamente ispirato a lei, per porre ancora una volta l’accento sul dramma del femminicidio, di cui tanto si parla ultimamente, una piaga che dilaga a macchia d’olio in una società in cui oramai l’esistenza conta sempre meno. Ci si innamora per poco, abbagliati troppo spesso solo dalla bellezza fisica, si uccide per poco. Siamo sopraffatti dall’indifferenza, dalla smania di fare soldi, dal successo, dalla noia, dalla solitudine, dalla tristezza esistenziale, tanto che a volte “le persone felici fanno persino rabbia”. Eppure, come scrive ironicamente Alessandra Appiano nel suo bel libro, “le persone felici vanno protette, sono patrimonio dell’umanità”.

L’ironia e l’umorismo sono uno dei punti forti di questa opera (ma anche di altre sue opere), a tratti dissacrante, molto spesso divertente; come quando prende in giro “certe giornaliste televisive”, che, una volta perso l’amante che le ha raccomandate…perdono pure il posto di lavoro! Oppure quando descrive la popolarità di serie A e quella di serie B, usando termini assai coloriti. MOLTO coloriti! Ma anche nei riferimenti alle “signore sfiorite e bollite che cercano la serenità interiore leggendo file allegati alle email sul buddhismo, e su come raggiungere la realizzazione di sè”; alle “bonazze rifatte fuoruscite dai vari “reality show” e ai “nuovi ricchi cafoni”.


Una bella immagine della nota giornalista, scrittrice Alessandra Appiano. Foto di Manuel Scrima.

Le due protagoniste si confrontano, si “inventano”, si scrivono e alla fine si ritrovano. Emma sempre convinta di essere una perdente, una donna che non sa suscitare vero amore, “sexy come una lavatrice”. Mentre è una creatura buona, intelligente, incapace di pensieri malevoli, di invidie verso le altre donne: tanto che definisce la sua amica d’infanzia Cinzia “una perla di ragazza”, “una bella con l’anima”. Senza rendersi conto che non esistono donne brutte di fuori, soprattutto al giorno d’oggi, dove basta un po’di trucco e di cura personale per essere sempre piacevoli; a qualsiasi età. Caso mai esistono donne (e uomini!) brutti di dentro.

Mi sono commossa leggendo la descrizione del suo funerale, fra una lacrima e un sorriso, quando lei stessa lo commenta, da lassù: “E’ incredibile. Io che in vita sono passata inosservata, con un talento raro per l’invisibilità, da morta sono diventata una star. Decine e decine di servizi tv dedicati proprio a me, l’insulsa insegnante di sostegno con la sua storia d’amore sbagliata; ore ed ore di tolk show sconclusionati e abborracciati dove psichiatri, filosofi, criminologi, scrittrici, attrici, ex miss Italia e bloger discettano delle mie banali abitudini e delle mie turbe recondite…Ma ciò che mi ha riempito di orgoglio, e insieme di sconcerto, è stato il funerale in pompa magna…più di seicento persone stipate in chiesa”. Un vero spaccato di vita sociale, tanto reale quanto assurdo, dove solo se vieni ucciso, ottieni onori e Gloria.


Milano, 14 giugno 2017. Due amiche di salvataggio, Alessandra Appiano e Maria Cristina Giongo, che… si meritano tanto amore e fortuna, festeggiano insieme l’uscita del libro. Potete seguire Alessandra anche nella sua pagina di Facebook. Foto Hans Linsen.

Il ritmo del libro è scandito e avvalorato da citazioni letterarie importanti, a dimostrazione che come sempre passato e presente si incontrano e scontrano sul tema dell’amore come parte essenziale del corpo, della mente e dell’animo umano, di cui non si può fare a meno. Si passa dai grandi autori contemporanei, come il brasiliano Paulo Coelho a quelli del passato, come la pittrice messicana Frida Kahlo, con il suo pessimismo devastante, incontenibile, simile a quello del russo Vladimir Nabokov che odia il lieto fine, convinto che “il dolore sia la norma”. Io direi, piuttosto il dolore non è la norma. E’nella norma (nel senso che prima o poi tocca a tutti, non risparmia nessuno).

Come avrete capito, per quanto riguarda Emma, anche nel romanzo di Alessandra Appiano non c’è un lieto fine. Ma almeno c’è la speranza e il conforto che prima o poi la fine, quando arriverà, possa essere lieta, forse in un altro mondo: sicuramente migliore del nostro. Per questo motivo trovo le parole con cui lo conclude le più belle in assoluto: “Spero infine una cosa soltanto”, scrive Alessandra. “Che Dio ci sia e non ci odi affatto. E che prima o poi, per risarcirci di tanta inutile fatica, ci faccia ritrovare. Amiche da qui all’eternità.”

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Editoriale di settembre. Ciao, farfallina magica! Bella in vita, bella alla fine della tua vita. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/01/editoriale-di-settembre-ciao-farfallina-magica-bella-in-vita-bella-alla-fine-della-tua-vita/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/09/01/editoriale-di-settembre-ciao-farfallina-magica-bella-in-vita-bella-alla-fine-della-tua-vita/#comments Fri, 01 Sep 2017 06:00:04 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=24190

Eindhoven (Paesi Bassi), settembre 2017. Foto di Maria Cristina Giongo.

Cari lettori e amici online, cari cofanetti magici,

qualcuno di voi sarà tornato dalle vacanze, altri forse staranno ancora godendo il meritato riposo, dopo un anno di indefesso lavoro. Oggi voglio parlarvi di un insetto che ha rallegrato la nostra estate: la farfalla. Come sapete io amo molto gli animali e la natura, parte essenziale del creato. Questi magici lepidotteri vivono poco: in media un mese. Alcune farfalle muoiono solo dopo poche ore. Ma ce ne sono altre che possono arrivare a festeggiare otto mesi sino a un anno di vita, come la specie chiamata Vanessa antiopa e la farfalla monarca: quest’ultima vive fra gli Stati Uniti d’America ed il Messico e compie migrazioni di migliaia di chilometri.

Ancora bella, adagiata dentro il suo ampio abito da ballo…i grandi occhi neri rivolti al cielo.

E’ risaputo che le farfalle nascono bruco. Una volta completamente sviluppate, hanno un tipo di vita totalmente differente da quella del bruco: mentre esso si nutre di foglie per crescere, la farfalla passa il tempo a succhiare il nettare dei fiori e ad accoppiarsi. Una bella vita, insomma…..
In poche parole: le farfalle nascono bruttine; muoiono bellissime. Ogni anno nel mio giardino arriva, puntuale, una farfalla gialla; mi gira attorno, mi tiene compagnia quando mi siedo fuori a leggere. Nel mio cuore voglio pensare che in essa vi sia “un atomo appartenuto a qualcuno che amo” e che se ne è andato, il quale che continua la sua esistenza in questo modo e mondo; di mia mamma, di mio padre, dei miei nonni…

Eindhoven (Paesi Bassi). Il nostro piccolo giardino. Settembre 2017

Pochi giorni fa nel mio giardino è arrivata una bella farfallina azzurra, piccola, impertinente; ha fatto persino qualche giretto dentro casa, posandosi sui mobili, sulle piante. Poi, improvvisamente, mentre ero in cucina, mi è caduta davanti, morta. La vita è proprio tutto ed il contrario di tutto! Allora l’ho girata, sfiorata leggermente come per un ultima carezza; cosa che in vita non avrei mai fatto in quanto “la povere” sulle sue ali non va mai toccata, le danneggia irrimediabilmente. Ricordo infatti che la superfice alare della farfalla è costituita da tessuto vivo attraversato da fibre nervose e da tubicini, chiamati trachee, che trasportano l’ossigeno e ricoperta da scaglie (che appunto noi profani chiamiamo romanticamente povere, pulviscolo magico), la maggior parte delle quali contengono sostanze che determinano le colorazioni ed i complessi disegni che tanto ci affascinano.

Poi l’ho fotografata; ancora così bella, elegante, colorata. Le sue ali scintillavano alla luce del sole che filtrava attraverso i vetri: luminose, quasi cangianti nonostante la vita l’avesse appena lasciata, adagiata dentro il suo ampio abito da ballo, l’immagine di un sorriso sul musetto dai grandi occhi neri.

Eindhoven (Olanda). La bellezza in vita, alla fine della vita, oltre la morte.

Ho voluto conservare la sua immagine a testimonianza di come la bellezza rimanga intatta nell’attimo del passaggio a…miglior vita! Da belli si vive e da belli si muore. Soprattutto, per quanto riguarda l’uomo, se la bellezza esteriore è lo specchio di quella interiore. Quando sappiamo ridere, quando i nostri occhi brillano di gioia, di amore e persino di fierezza per avere fatto del bene ad una persona che soffre… quando “sprizziamo bontà” da tutti i pori, allora moriremo anche noi belli! E quando il nostro corpo subirà l’inevitabile deterioramento legato al ciclo compiuto della nostra esistenza, rimarrà la nostra anima a girare per l’universo, circondata di luce propria, stella fra le stelle. Farfalla fra le farfalle.

Buon mese di settembre a tutti e un abbraccio dalla vostra, come sempre vostra affezionata,

Maria Cristina Giongo
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Hanno collaborato a questo numero:

Imma Paone
Pietro Pancamo
Mauro Almaviva
Marica Caramia
Valentino Di Persio
Cristina Giongo

Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
Marica Caramia
Hans Linsen

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“Intervalli ardenti” (una recensione di Pietro Pancamo) http://www.ilcofanettomagico.it/2017/08/27/intervalli-ardenti-una-recensione-di-pietro-pancamo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/08/27/intervalli-ardenti-una-recensione-di-pietro-pancamo/#comments Sun, 27 Aug 2017 06:00:02 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=26272 «Specchio poetico. Raccolte in dialogo» (copertina)

Daniele Bottura, Intervalli ardenti, in A. Ramberti (a cura di),
Specchio Poetico. Raccolte in dialogo, Fara Editore, Rimini, 2007

 

Cari amici de «Il Cofanetto Magico»,
in calce a queste righe ecco un breve commento a mia firma, col quale intendo presentarvi Intervalli ardenti, ovvero una silloge di liriche partorita, una decina d’anni fa, dalla mente del bravo scrittore Daniele Bottura e più tardi apparsa nell’antologia di autori vari Specchio Poetico. Raccolte in dialogo.


 

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Vicoli

 

Leggendo i versi (così aforistici) di Daniele Bottura, apprendiamo di vegetare in un caos lacerato e goffo di solitudine, in cui ciascuno di noi vaga alla deriva e che, popolato com’è di amori esclusivamente formali, e quindi impenetrabili, lascia con ostinazione alla nostra tavola (o meglio vita) un posto perennemente vuoto.
È possibile colmare quest’assenza e convertirla in pienezza?
Certo, a patto (si capisce) di sapersi orientare per i vicoli molteplici della spicciola e spiccia banalità esistenziale. Con l’obiettivo naturalmente, e non trattabile, di superarla o sbarazzarsene, accusandola poi lealmente per ciò che è: troppo scontata; troppo narcotica; intrisa all’eccesso di una condizionante ottusità incondizionata; priva completamente di un idoneo, denso principio spirituale che la sostenga (come drasticamente esemplifica e dimostra la brusca invasività –quasi animale– che gli estranei, incontrandosi per caso, si trasmettono con gli occhi e che, pur essendo in ultima analisi una curiosità dagli appetiti morbosi, nasce indiscutibilmente da un’indifferenza totale per il prossimo e il suo legittimo bisogno di intimità).
Ma in che modo svincolarsi efficacemente dall’ovvietà degli accadimenti giornalieri (che di norma ci attorniano “di sempre in sempre”, dunque in eterno)?
Semplice, sembra esclamare Bottura in un sussulto di speranza: basta affidarsi ad una vis (non comica magari, però allegra di sicuro) che munita puntualmente d’una snella e scapigliata saggezza –alias ironia (prodigiosa libertà della mente)– squarci offuscandole, con la forza di un sole sottotraccia, le nubi dell’animo… per guidarci salda fino alla bellezza “polidirezionale” della felicità concreta.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 

SETTE POESIE DA INTERVALLI ARDENTI
 

C’è sempre un posto vuoto nelle tavole su cui mangio.
Ogni volta immagino che vi sia seduto qualcuno.
Nessuno mi dice il suo nome.

***

Certi giorni tra me e il mondo
c’è una distanza infinita
colmabile solo con il sonno.
Niente altro mi avvicina
agli umani nei giorni in cui il vero
non si appiccica ai sogni.

***

Quando ti guardo vedi il mio sorriso?
Mi leggi dentro?
Riesci a capire cosa penso quando ti
guardo mentre ti
sorrido formalmente?

***

Perdersi tra le strade del centro di Verona
non fa badare al cielo grigio.
Essere accompagnati nella vita da uno spirito
vivo e allegro è la stessa cosa.

***

La felicità è un incrocio a doppio
senso di circolazione.

La felicità è un rimbalzo.

***

C’è questo guardarsi tra le persone. Irrispettoso,
indiscreto, intimo senza conoscersi.
Sguardi che vanno subito al sodo senza un respiro
che li sostiene.

***

Ci siamo persi nell’idiozia dei giorni, scambiando
l’abitudine per la vita.
Non poteva andare peggio.

 
 
 
 

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Brittoli: Premio di Poesia “Lea e Franco Silvestri”. Rendiconto. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/08/24/premio-di-poesia-lea-e-franco-silvestri-brittoli-rendiconto/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/08/24/premio-di-poesia-lea-e-franco-silvestri-brittoli-rendiconto/#comments Thu, 24 Aug 2017 06:00:53 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=26956

Siamo orgogliosi di informarvi che anche la seconda edizione del Premio di Poesia “Lea & Franco Silvestri”, organizzato da Grafemi dal Cuore, avvenuto a Brittoli (PE), col patrocinio del Comune, questo 14 Agosto 2017, è stata un successo.
Una seconda edizione è sempre più impegnativa rispetto alla prima, in quanto la gente si aspetta di più e tu sei preso dal terrore di non riuscire. Ed è così che la notte invece di dormire, ti arrovigli il cervello per escogitare qualcosa di diverso, qualcosa che non sia il copione dell’anno precedente.
Hai voglia di stupire, di rendere memorabile quell’evento. Hai voglia di esplorare nuovi sentieri, col rischio di non essere apprezzato ma con la consapevolezza che il cambiamento, l’apertura a nuovi orizzonti siano talvolta necessari, anche nelle radicate tradizioni. Quando ti credevi ormai sconfitto ed a corto di idee, rimani abbagliato da un flash risolutivo, il deu ex machina che soddisfa le tue aspettative: perché non impreziosire il Premio di Poesia facendolo precedere e seguire da iniziative di tipo letterario e di fantasia compatibili, quali cultura e magia? Come non averci pensato prima!

“Autori a confronto”: moderatori Valentino Di Persio e Marica Caramia tra il dott. Ennio Di Francesco e la dott.ssa Samanta Di Persio, ascoltano l’intervento di Marco Solfanelli,
editore de “Il Vate e lo Sbirro”

Eppure sarebbe stato ovvio considerando che il Presidente di giuria, Ennio Di Francesco, è un emerito uomo di cultura, autore ultimamente, di un pregevole volume che fa già parlare di sé “Il Vate e lo Sbirro”. Il racconto tratta del “volo dell’arcangelo” Gabriele d’Annunzio, caduto dal balcone della sua villa di Cargnacco a Gardone, attuale “Vittoriale degli italiani”. Un fatto a dir poco inedito che ha gettato, come un fulmine a ciel sereno, lo scompiglio tra gli studiosi dannunziani, i quali, volutamente o per negligenza, avevano trascurato o dato poco risalto alla vicenda.
E poi Samanta Di Persio, membro di giuria, giovane scrittrice dal sangue brittolese, che da sempre si batte contro le ingiustizie sociali. Autrice di alcuni volumi di denuncia sulle inefficienze istituzionali e discriminazioni sociali e di genere, titoli come “Morti bianche” o “L’amore non fa differenza. Sono gay e amo”, o ancora il titolo su cui ci siamo soffermati “Ju Tarramutu”, un excursus storico sul terremoto d’Abruzzo, da quelle prime scosse registrate il 13 dicembre 1315 che colpì L’Aquila, passando tramite le strazianti testimonianze di chi ha vissuto, nel recente 2009, questa esperienza da improvvisato protagonista; ad accenni su quella che potrebbe e dovrebbe essere la prevenzione per il futuro, riportando a confronto quello che è l’atteggiamento di altri paesi del mondo, davanti ad un “terremoto amico”, cioè un terremoto che fa sentire la sua voce prima di colpire.

Dopo l’interessante confronto tra i citati autori, la serata è proseguita con l’attesissima cerimonia di premiazione dei poeti che si sono maggiormente distinti con le loro composizioni nelle due categorie del Premio di Poesia “Lea e Franco Silvestri”: sezione italiana dal tema “Talvolta la terra trema”, concetto che riporta subito agli eventi sismici che hanno colpito e continuano a colpire il nostro paese ma che con quel “talvolta” estendeva l’ambito emozionale dei poeti verso quegli stati d’animo legati a vicissitudini che spesso minano l’esistenza e la sezione dialettale abruzzese a tema libero.
Tante sono state, anche quest’anno, le poesie giunteci da ogni dove.

– Agli onori del podio, per la sezione italiana, sono risultate:

Al 3° posto la composizione “Ora c’è il peso della terra” di Valter Marcone. La poesia rievoca quel gioco che il tempo conduce con la vita, riempendola di ricordi, di emozione, di trepidazione ma anche di drammi, di traumi che come pesi inibiscono i sogni dal volare…

Al 2° posto la poesia “Trema la terra” della siciliana Maria Salvatrice Chiarello (classificata al 3° posto lo scorso anno). La composizione, di verso in verso, porta con sè il malore di una terra ferita con immagini tristi, intrise di cruda realtà e di occhi che non hanno più lacrime da piangere, ma solo macerie. Alla fine, la poetessa inserisce nella mente del lettore una scena colorata, fatta di nuove tonalità e di suoni, invitando così i sensi a immaginare quanto ancora c’è di vivo e positivo.

Al 1° posto, “L’epicentro di me stesso” di Livio Silveri, 97 anni, di Ofena adottivo di Brittoli. La composizione formata da 4 quartine, le prime due in rima baciata, le altre in rima alternata, evoca negli occhi del lettore, con leggerezza e delicatezza, il vissuto del poeta, la sua esperienza, trascinandolo con se in un profondo messaggio di vita.

“L’epicentro di me stesso”

(Livio Silveri)

Nella vita, come è noto
non cʼè un solo terremoto.
Gradi Richter non si sa
quanti crescon con lʼetà.

Prima scossa con mio nonno
che mori non già nel sonno
ma per dirla un poʼ alla spicciola
nelle scosse a Casamicciola.

Con la terra ballerina
con le assenze, coi suoi vuoti
giorno, sera, notte, mattina
quanti ho visto terremoti.

Io mi avvio verso i centʼanni
e prometto che da adesso,
voglio essere, senza danni,
lʼepicentro di me stesso.

– Agli onori del podio, per la sezione dialettale abruzzese, sono risultate:

Al 3° posto “Lu paese” di Maria Gabriella D’Armi. La composizione si muove tra i versi sul crinale dei ricordi legati alla terra d’origine. Rievoca nostalgicamente quella giovinezza spensierata che nulla temeva, se presa per mano…

Al 2° posto “Che jème truvenne” di Francesco Ciccarelli. La poesia, composta da quartine in rima alternata, è una riflessione sulla leggerezza con cui l’umanità è portata a trascurare le essenzialità della vita, distratta dalla frenesia della quotidianità

Al 1° posto con “Nonn’e Tatone”, la poesia di Franco Di Persio. La composizione si estende tra terzine, quartine e cinquine, in un gioco di versi che si alternano tra memoria e nostalgia. Il poeta ci porta indietro nel suo tempo, ad una tranquilla giornata con Nonn e Tatone, ai loro consigli, alle parole non dette… poi, improvvisamente tutto sembra bloccarsi come in una foto in bianco e nero, venata da antiche sfumature color seppia, la presa di coscenza di un tempo ormai passato ma non dimenticato.

“Nonn’e Tatone”

(Franco Di Persio)

So’ nate a l’Aravecchie
sott’a Cannatine
ammezz a le jenestre.

Alla matine prest’e
quand t’afficci alla finestre
è ‘na meravìglie
guardà lu sole roscie
e lu mare chi s’appìcce.

Quand’ere ‘nu bardasce
me ne jeve sempre currenne
apress’ a ‘le gunnelle
allsù attriz ‘pe l’are,
arrèt’a gliù pagliàre
.

La nonna me dicev’e:
tàgliat’e ‘si capille,
mit la cocce a poste,
n’infà chiù li fissarie…
e trovete ‘na fatije!!

Ce stéve però Tatone,
c’onne chiamève pioppe,
se steve zitte, zitte
e se la redev’e sott’a li baffe,
cuntend come ‘na pasque.

Eh, scì!
‘na vot’ er diverse ,
n’ingè vulev’e niende
p’accutentà la gente.

Specie pe’ la campagne,
la vite scurrev lente,
chi gliu sudore ‘nfronte
ch’immane gliu blidend.

L’ invidia er poche
la fantasia er tante
tutt’ attorn a lu foche,
allegre tutti quant’e.

Valentino Di Persio da il benvenuto a
Mario Salvatore e alla Signora Marta

I primi tre classificati nelle due sezioni, sono stati premiati, per mano di Mario Salvatore, giunto dal Canada unitamente alla sua gentile consorte, Signora Marta, in rappresentanza di Lea e Franco, ai quali il Premio è dedicato, con piatti in ceramica di pregio, realizzati da “Ceramiche Liberati” di Villamagna (CH) su disegno di Marica Caramia. Otto sono state le “mezioni speciali” attribuite dalla giuria. Un attestato di merito, comunque, è strato conferito a tutti i partecipanti.

Il presidente Ennio Di Francesco ha chiuso la cerimonia con un compiaciuto discorso, declamando infine, “La poesia delle poesie” ottenuta associando sapientemente tra loro, un verso di ogni composizione in concorso.

Valore aggiunto della serata la spigliata e brillante presentazione di Romina Di Persio e gli arpeggi con chitarra eseguiti da Andrea Trombetta e Massimiliano Zeraftis, che hanno accompagnato le declamazioni conferendo le giuste atmosfere ai versi enunciati per lo più dagli autori stessi, nella suggestiva location della risorta piazza di Sant’Antonio, davanti ad un caloroso e nutrito pubblico.

Dall’alto i mattatori della serata, Marica Caramia, Romina Di Persio e Valentino DI Persio. Seguono Andrea Trombetta e Massimiliano Zeraftis alle chitarre, un divertito Ellency, il mago Rocco Borsalino con le sue performances e un suggestivo Brittoli.

Piacevole e sorprendente l’esibizione di un emergente artista di pregio dal sangue brittolese, Lorenzo Ellency Coccia, neo-laureato in Bmus Commercial Music Performance presso l’University of Westminster di Londra e di una promettente giovane cantante, Simona Di Iulio, di Brittoli.
Il mago Rocco Borsalino, ha concluso la magica serata stupendo tutti con le sue performances ipnotiche e di prestidigitazione.
Al prossimo anno!

Un articolo di Valentino Di Persio e Marica Caramia

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“Atti di devozione” (una recensione di Pietro Pancamo) http://www.ilcofanettomagico.it/2017/07/27/atti-di-devozione-una-recensione-di-pietro-pancamo/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/07/27/atti-di-devozione-una-recensione-di-pietro-pancamo/#comments Thu, 27 Jul 2017 06:00:58 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=25548 Atti di devozione (copertina)

Luigi Balocchi, Atti di devozione, Puntoacapo Editrice,
Pasturana (Alessandria), 2016

 

Mesi fa mi capitò di conoscere a Vigevano Luigi Balocchi, un romanziere che ormai da anni calcava, grazie a Mursia e Meridiano Zero, i principali palcoscenici letterari d’Italia; ebbene ricordo che diventammo subito amici e che per dimostrargli la stima sincera che nutrivo per lui, volli commentare brevemente –in un messaggio privato, che oggi ho deciso di rendere pubblico– la sua raccolta di versi Atti di devozione, data alle stampe nel 2016 dalla Puntoacapo Editrice.


 

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Il Big Bang?

 

Ecco qui di seguito le rapide, ma spero pertinenti considerazioni che scrissi ed inviai al bravo Luigi Balocchi: “Ciao, ho cominciato a leggere il tuo libro –che, lo devo ammettere, mi piace molto– e ho come l’impressione che nelle tue poesie, il termine “incarnazione” sia quasi sinonimo di “Big Bang”. Sbaglio? E mi sembra anche che un punto di contatto fra il tuo stile ed il mio sia la brevità delle poesie, combinata ad un periodare estremamente scarno ed essenziale che, nel tuo caso, tende al versicolo ungarettiano. Invece, in altri passaggi dei tuoi componimenti, la totale assenza di punteggiatura conferisce al dettato la “burrascosa agilità” del classico “flusso di coscienza”.
Nel complesso mi pare che la tua raccolta nasca da un progressivo accumularsi di atti (ossessivi e compulsivi?) di devozione all’amore, ma in special modo ai ricordi; ogni testo è un’offerta votiva per implorare gli eventi del passato: sì, tu li scongiuri di rimanere perché si reincarnino, da labile memoria che sono, in concreta e tangibile ragione di vita. Una ragione di vita che attendi con ansia, per poter finalmente accogliere (o almeno sopportare) la realtà del nostro mondo e poi descriverla (come accade nella lirica I viaggi di Gulliver) col luminoso pessimismo, incantato ed arioso, del miglior Sandro Penna”.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 

I VIAGGI DI GULLIVER
di Luigi Balocchi

Sono stato nelle migliori camere d’albergo.
Ho dormito nelle stazioni.
Ho frequentato gente di lusso, starnutito nello stesso fazzoletto coi barboni.
Tutte belle le mie donne, mogli d’altri e graziose cortigiane.
E ho aperto le mani, abbracciato.
Senza paura.
Senza giudizio.
In grazia della vita ti ho voluto incontrare.
Chiunque tu sia.

(Dalla silloge Atti di devozione)

 
 

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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone http://www.ilcofanettomagico.it/2017/07/21/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-13/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/07/21/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-13/#comments Fri, 21 Jul 2017 05:07:49 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=24087 Gentile Dottoressa Paone

abito in Sicilia dove spesso si raggiungono temperature molto alte; ho letto in un sito di facebook di un veterinario che avverte di stare attenti quando si portano fuori i cani che non sia troppo caldo , anche nelle grandi città, infatti l’asfalto bollente può provocare delle bruciature alle zampe ( ha postato una foto in cui si vedono le zampine di un cagnolino spellate e bruciate ).

....

Può veramente succedere?

Allora bisognerebbe evitare le ore pomeridiane, anche per farlo correre?

Grazie di cuore per la sua risposta e complimenti per la sua rubrica, tanto utile ed…umana nei confronti dei nostri amici animali.

Concetta da Messina.

 

Cara Concetta,

il collega che ha scritto su facebook ha pienamente ragione perchè le temperature troppo calde possono essere causa di spiacevoli inconvenienti per i nostri animali.

La cute dei cuscinetti plantari, per quanto possa sembrare spessa e resistente, è molto sensibile alle importanti variazioni di temperatura.

Sia il freddo molto intenso ( come per esempio sulla neve ) che l’eccessivo caldo ( come un asfalto rovente ) possono essere responsabili di lesioni cutanee.

In genere io suggerisco l’utilizzo di pomate molto dense ( come winter pad ) che creano una sorta di pellicola protettiva oppure addirittura delle scarpette studiate per queste situazioni se proprio non è possibile evitare le ore troppo calde della giornata.

Colgo però l’occasione per ricordare a tutti gli amici lettori che anche per i nostri amici animali bisogna stare sempre attenti al colpo di sole ed al colpo di calore.

....

Spesso utilizzati come sinonimi, in realtà sono due situazioni patologiche diverse legate a particolari condizioni climatiche : elevata temperatura esterna ( a partire da 30-35 °C ), ridotta ventilazione ed elevata umidità ( maggiore a 60-70% ).

Il colpo di sole ( o insolazione ) si verifica quando per esempio il cane è esposto per troppo tempo ai raggi del sole ( ad esempio per strada nelle ore più calde senza nessun riparo ). L’effetto dei raggi solari direttamente sul capo, in aggiunta all’aumento della temperatura corporea per il caldo, sarà responsabile di spossatezza, nausea, vertigini, febbre, fino a perdita di coscienza e addirittura convulsioni.

Il colpo di calore, invece, è dovuto ad un aumento della temperatura corporea a causa del clima caldo e molto umido ( come può purtroppo succedere lasciando il cane in auto senza finestrini aperti e nelle ore più calde della giornata ). L’organismo assorbe più calore di quanto riesce ad eliminare, aggravato dal fatto che i nostri cani hanno pochissime ghiandole sudoripare e che la maggior parte del calore viene disperso attraverso il respiro ( ed ecco perchè quando hanno molto caldo respirano più velocemente e con la lingua pendula ) determinando un aumento notevole della temperatura corporea.

....

Il cane presenterà debolezza, abbassamento della pressione arteriosa, nausea, vomito, vertigini, disorientamento e nei casi più gravi convulsione e morte.

In entrambi i casi bisogna spostare il povero cane in un luogo più fresco, ventilato e tentare di abbassare la sua temperatura corporea.

L’ideale è bagnare il corpo con acqua fresca od immergerlo in una vasca contenente acqua fresca ma non ghiacciata ( perchè altrimenti si avrebbe vasocostrizione periferica e non sarebbe più possibile disperdere il calore dalla superficie corporea ).

Usare un ventilatore per aiutare la dispersione del calore e magari applicare degli impacchi freddi nella zona inguinale o sotto i cuscinetti plantare per abbassare ancora prima la temperatura corporea.

....

Spesso si utilizza alcool etilico frizionato soprattutto sotto le ascelle del cane, inguine o fianchi per accelerare l’evaporazione del calore.

Andrebbe misurata la temperatura corporea ogni 15 minuti,  perché solitamente in questi episodi essa supera i 40°C e bisognerebbe continuare questo lavoro di favorire la dispersione del calore fino a quando la stessa non è scesa a 39°C.

Il rischio più probabile quando la temperatura resta alta o supera i 40°C è l’instaurarsi di convulsioni, ma in quel caso il proprietario deve obbligatoriamente correre dal veterinario più vicino.

Superata la fase acuta è comunque necessario un controllo da parte di un medico veterinario.

Spero di esser stata chiara nella spiegazione e soprattutto di esserti stata di aiuto.
Colgo l’occasione per augurare a te ed a tutti i lettori del cofanetto magico una splendida e fresca vacanza insieme al vostro cagnolone.

....

Per qualunque dubbio o altra informazione puoi sempre scrivermi all’indirizzo di posta elettronica : immavet1973@libero.it

Un abbraccio

Dr. Imma Paone

CHI SONO

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