Il Cofanetto Magico http://www.ilcofanettomagico.it Tutti i colori dell'essere e dell'esistere Wed, 22 Nov 2017 06:15:40 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2.17 Il Cervino d’Africa http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/22/il-cervino-dafrica/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/22/il-cervino-dafrica/#comments Wed, 22 Nov 2017 06:15:40 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27389

Spitzkoppe

Anche in Africa si può scalare il Cervino.
A dire il vero il nome del monte è Spitzkoppe, ma è anche chiamato il Cervino della Namibia per la sua conformazione che ricorda molto il nostro monte alpino.
Alto 1728 m sul livello del mare, il monte si erge, però, solo 700 m dalla pianura del Namib Desert.
È parte di una struttura granitica, nata più di 700 milioni di anni fa, che comprende anche vette di minore altezza.

Spitzkoppe è uno delle più famose località d’Africa per gli scalatori o i semplici escursionisti e la storia delle ascese si mescola alla leggenda.
Si dice, infatti, che il primo a salirvi fu un soldato dell’esercito coloniale tedesco nel 1904 che addirittura vi accese un fuoco in cima.
A parte il fatto che non vi sono cespugli o altro combustibile naturale in vetta e quindi non si sa come abbia potuto accendere un falò, la leggenda narra che egli non fece più ritorno, né il suo corpo fu mai trovato.

Che pace!

In seguito furono effettuati diversi tentativi di salita, ma tutti fallirono soprattutto per una parete alta alcuni metri e completamente liscia; alcuni scalatori addirittura crearono degli appigli con scalpello e martello.
La prima ascesa alla cima fu effettuata nel novembre 1946 lungo le pareti nord e Nord-Est che ora è la via standard.
Gli alpinisti dovettero, però, scavare due gradini e piantare un chiodo per raggiungere un corto camino che porta alla cima.
Per un quarto di secolo tutti i tentativi di raggiungere la vetta necessitarono di due o tre giorni di arrampicata finché, nel 1971, un gruppo di scalatori impiegò solo 4 ore.
Da allora diverse vie furono aperte (Royale Flush nel 1983, INXS nel 1991, ecc.).
Dal 1946 si stima vi siano state solo 600 scalate; questo soprattutto a causa delle elevate temperature durante la stagione estiva.
Ora la zona è parte della Grosse Spitzkoppe Nature Reserve
Nel 1968 vi furono girate alcune scene di 2001: Odissea nello Spazio.
Spitzkoppe non è solo un’attrattiva per gli scalatori: si può fare trekking attraverso formazioni rocciose dalle forme più strane oppure, come abbiamo fatto noi, semplicemente campeggiare ai piedi del monte e goderci i colori del tramonto e dell’alba o sbalordirci al cospetto di un incredibile cielo stellato.

All’imbrunire

Mauro Almaviva
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Non vergognatevi se vi piacciono il Grande Fratello e Uomini e donne. Io nomino Cecilia Rodriguez. Nella casa del Grande Fratello olandese nacque persino un bambino. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/18/non-vergognatevi-se-vi-piacciono-il-grande-fratello-vip-e-uomini-e-donne-nella-casa-del-grande-fratello-olandese-nacque-persino-un-bambino-fu-il-parto-dellanno/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/18/non-vergognatevi-se-vi-piacciono-il-grande-fratello-vip-e-uomini-e-donne-nella-casa-del-grande-fratello-olandese-nacque-persino-un-bambino-fu-il-parto-dellanno/#comments Sat, 18 Nov 2017 06:00:57 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27301

Non ci si deve vergognare di seguire certi programmi che molti giudicano di basso livello. Di trasmissioni culturali che trattano temi come l’arte, la storia, la natura, la politica, curati e presentati da giornalisti accreditati e bravi professionisti ce ne sono tanti. Il Grande Fratello, Uomini e donne, non hanno mai avuto la pretesa di essere considerati tali. Ma attenzione, sotto sotto, sono un vero e proprio esperimento sociale, una spaccato di vita reale da non sottovalutare.

Nella foto la bellissima Ilary Blasi

Che cosa fanno infatti i protagonisti, chiusi in una casa a contatto giorno e notte, 24 ore su 24 sotto l’occhio delle telecamere? Oppure relegati in uno studio televisivo, e seguiti dalle telecamere anche in esterna? Fanno tutto quello che…fa l’uomo normale da sempre: amare, mangiare, dormire, farsi la doccia, conversare con gli amici, stringere alleanze, rissare. Non lavorano, è vero. Ma soltanto perchè per loro quello è già un lavoro.

All’interno della casa del Grande Fratello olandese nacque persino un bambino! Lo scrissi io stessa in passato, in un articolo pubblicato dal settimanale Visto (all’epoca ancora del Gruppo Rizzoli Rcs).

Si tratta quindi di un fenomeno sociale che diverte e qualche volta fa riflettere. Così nascono amori, passioni, amicizie; e muoiono amori, passioni, amicizie. Dopo un po’ci si stanca, si diventa nevrotici; soprattutto perchè è impensabile di stare sempre a diretto contatto con qualcuno giorno e notte. Infatti anche in spazi ristretti come per esempio quello di una barca a vela, dopo un certo lasso di tempo le tensioni crescono e scoppiano: tanto che verrebbe voglia di gettarsi in acqua pur di scappare da quella forzata convivenza.

Ognuno di noi ha il suo carattere, i suoi retaggi legati all’infanzia, il suo passato, le sue origini familiari, i suoi geni specifici, una differente educazione: nessuno è uguale ad un altro. A volte simile ma non un clone. Pertanto è ovvio che spesso si litighi, come in ogni matrimonio. Soltanto che il matrimonio è l’unione amorosa di due persone (che pure si portano appresso un bagaglio di esperienze diverse), con lo scopo di far durare il loro amore il più a lungo possibile.

Invece nel Grande Fratello ed in altri reality simili, questa “unione” inizia per far spettacolo; è un gioco. Di sicuro vengono fuori i lati peggiori e le peggiori abitudini di ciascuno: c’è chi lascia il suo fidanzato in diretta, come Cecilia Rodriguez. Chi insulta, chi dice parolacce, chi si mostra amico di qualcuno ma, appena gli gira le spalle parla male di lui, o di lei. Si urla, si piange, si scalpita, si mostrano tutte le proprie fragilità.

Carmen Di Pietro al Grande Fratello Vip, eliminata, sfoggia un originale…copricapo

Ecco allora che molti escono di testa e vanno fatti uscire dalla casa perchè è partita una bestemmia: vedi Marco Predolin. Altri si disperano, c’è chi trama per arrivare in finale, eliminando tutti i rivali, passo per passo, strategia per strategia. Serena Grandi dà pubblicamente della stronza alla sua rivale Corinne Clery, ma poi in studio, sempre pubblicamente, le dice ti voglio bene; e finisce tutto a vino e tarrallucci!

Fra un po’le vedremo ballare insieme la tarantella sottobraccio! Cecilia Rodriguez si lascia andare ad effusioni, bacetti, carezze con Ignazio Moser, che pare abbia detto di aver avuto più di cento donne, dimenticandosi che fuori dalla famosa casa c’è il suo fidanzato Francesco Monte che l’attende. O, almeno…l’attendeva. Mentre scrivo infatti si sono già lasciati! E ora, all’interno della casa…altro che bacetti! Su di lei sono piovute critiche a raffica di grandinata! Posso solo dire che ha ragione Simona Izzo, che trovo una donna molto intelligente quando ha commentato che c’è anche un’etica dell’addio. Mi spiace che sia stata eliminata. Con lei nella casa..si stava meglio! Fortissima quando si è presentata a Domenica Live con uno scialle da mettere sulle spalle di Barbara D’Urso che aveva iniziato la puntata in sottoveste! La quale comunque non ha apprezzato l’ironia del gesto!

Cecilia Rodriguez è stata aspramente criticata per essersi buttata nelle braccia di Ignazio Moser, appena conosciuto, davanti alle telecamere, mollando il fidanzato dopo quattro anni di relazione. Non è stato corretto. Sono d’accordo; se si era innamorata follemente di questo ragazzo poteva risolvere la questione una volta uscita dallo spettacolo di cui fa parte. Non dimentichiamo infatti che il Grande Fratello è uno spettacolo. Ma nella vita “reale” ci sono ben altri valori importanti da preservare e buoni esempi da dare. Senza tener conto degli indici d’ascolto! Se volete il mio parere vi dico quindi che io eliminerei Cecilia Rodriguez. Non la trovo spontanea, sta soltanto recitando ( male!) una telenovela.

Ignazio ogni tanto mi dà l’aria di non saper più che pesci prendere, forse accortosi di essere andato oltre! Però mi pare di aver visto, alcune settimane fa, che dopo aver fatto il romanticone, baciandole un piede nudo ai bordi del letto… furtivamente si era poi pulito la bocca sulla coperta, dimenticandosi delle famose telecamere sempre all’erta! Eliminerei anche lui.
E gli altri? Molto divertente Carmen Di Pietro che si truccava con un reggiseno in testa e Cristiano Malgioglio, secondo me il più vero e simpatico, che sulla testa ci avvolgeva di tutto; foulards, turbanti, ecc. Lui merita di andare in finale. Ora è a rischio eliminazione, attendiamo quindi la puntata di lunedi prossimo.

Raffaello Tonon è entrato giovane e ne uscirà nonno, tanto si sta “sciupando” (e scocciando) all’interno di quel posto che proprio non fa per lui. Mi fa morire dal ridere per come cammina…tutto curvo, a passettini, e quando gli fanno i “gavettoni d’acqua”, poverino! Qualcuno si dimentica delle telecamere e racconta cose che farebbe meglio a tenere per sè, altri si mettono le dita nel naso; molti all’una del pomeriggio sono ancora in pigiama o in accappatoio, altri girano per casa in abbigliamento sciatto.

Ma il lunedi sera “si ripuliscono”, si vestono bene. Le donne indossando abiti sexy o da sera. Simona Izzo recitava troppo, ma con lei nella casa, come ho precedentemente detto, non ci si annoiava mai; Carmen Russo è stata eliminata presto (peccato!),forse perchè si comportava bene; è una donna troppo educata e gentile per sopravvivere o interessare in quel contesto.

Aida Yespica se l’è sempre cavata bene e piace a tutti. Sa condurre bene il suo gioco, con molta furbizia, anche calibrando le sue effusioni con Jeremias Rodriguez. Fra i due è stata lei a condurre il gioco: infatti Jeremias lunedi scorso… è stato eliminato. Invece Giulia De Lellis è già diventata la prima finalista del Grande Fratello, un po’ troppo saccente per la sua età, ma spontanea. Finalmente adesso non verrà più considerata solo come la fidanzata di….Fidanzata di chi? Di Andrea Diamante, che partecipò l’anno scorso al Grande Fratello. Un punto negativo è che si mostrano troppo spesso ragazze e ragazzi che fumano; il secondo punto negativo, ma questo riguarda solo i miei gusti personali, è che si sprecano le labbra gonfiate che stravolgono i connotati, come quelle di Ivana, che le Gialappa’s hanno mostrato mentre beve di nascosto, ogni tanto, il collutorio per l’igiene orale! Ma come si fa a bere il collutorio?!

Ivana non ha avuto una parte di rilievo nel Grande fratello Vip; parlava poco, commentava poco, rideva poco, litigava poco. Fatto sta che è arrivata quasi alla fine del programma, forse perchè se la sono dimenticata! Ora è a rischio di eliminazione. Ma un premio se lo merita di sicuro: quella per la donna peggior vestita. La minigonna indossata nella puntata di lunedi scorso, il 13 novembre, a carta di cioccolatino, color argento, con una camicetta bluette era orrenda, come le scarpe. Una combinazione inguardabile.

In compenso anche l’abito di Cecilia Rodriguez, che per tutta la puntata è stata seduta sul bracciolo del divano, a gambe aperte, rigida come uno stoccafisso, era brutto. Non per il colore, rosso rubino, ma per la camicetta di velluto che mostrava seni cadenti; oltre tutto a quell’età trovo strano che siano già a quel …livello. Pertanto le consiglierei la prossima volta di coprirli invece che mostrarli, usando un reggiseno di sostegno. Per il resto la sua storia a volte troppo sfacciata, altre troppo sdolcinata con Ignazio è stata la strada giusta per arrivare in finale. Vedremo se il pubblico premierà la loro telenovela o punterà, appunto, su altri valori e la spontaneità di chi ha giocato gioiosamente ma anche seriamente, senza usare tanti trucchi.

Lorenzo Flaherty non mi è simpatico: non so perchè. Il suo viso spesso tradisce indifferenza, parla sempre sottovoce, si guarda allo specchio continuamente, muove la bocca in modo strano, forse per un problema di denti (nel caso dovrebbe chiedere il collutorio ad Ivana!) Non si comprende bene che cosa pensi veramente. Non capisco il suo ruolo all’interno della casa. Oltre tutto ha un pallore che richiederebbe la visita di un medico. Mi auguro che ogni tanto vengano sottoposti tutti a visite mediche, con supporti di vitamine. Ma non lo conosco, quindi vado solo a sensazioni. E, appunto, ognuno ha le sue simpatie ed antipatie, come nella vita “normale.” Idem Daniele Bossari, molto educato, gentile, ma niente di più. Ho dimenticato Luca Onestini, il bello del gruppo, che ha sempre retto molto bene la situazione, senza falsità. Peccato la pettinatura alla “Nonna Papera”, con crocchia sulla testa, che sfoggia sempre più spesso. Secondo me starebbe meglio con i capelli corti.

A proposito di storie d’amore, la stessa cosa, in piccolo, accade sul palco di Uomini e donne, con Giorgio Manetti (nella foto) ricco di fascino, attraente, garbato ed intelligente, che ha tenuto svegli tanti telespettatori con la sua storia d’amore con Gemma Galgani (nella foto sopra), una donna tosta, elegante, diventata un personaggio famoso grazie a quell’amore tormentato per un uomo più giovane di lei. Anche lì si litiga, ci si fidanza e sfidanza con la velocità di un fulmine, si ride, si piange, si balla. Si vivono amori over i 50, i 60 e persino 70 anni! Una vera botta di speranza per tutti!

Uno scenario da nulla…ma che funziona per la carica di umanità dei suoi protagonisti, gente comune, come tutti noi. Con la presenza fissa di una terribile Tina Cipollari che non le manda a dire a nessuno. Esagerata quando tartassa Gemma e le fa i dispetti con commenti veramente pesanti che alla fine stancano, e non fanno certo ridere; anzi, indignano, a quanto si legge su facebook. Della serie..il gioco è bello quando dura poco.

Il tutto diretto con grande maestrìa da Maria De Filippi (nella foto), che secondo me anche se non tutti condividono il mio pensiero, è da anni la vera ed indiscussa regina della televisione italiana per i suoi programmi sempre riusciti: vedi Amici e C’è posta per te, ecc. E’impareggiabile quando presenta seduta sulle scale Uomini e donne, tranquilla e rilassata, come se fossero quelle di casa sua: oppure mentre cammina avanti ed indietro a C’è posta per te, raccontando storie di vita vera.

Questo è il suo segreto: narrare l’esistenza dell’uomo normale, quello che è come noi. Con il suo vissuto, il passato ed il presente intessuto di gioie e dolori. Le sue speranze, sogni, arte (Amici), i suoi talenti o illusioni (Tu sì que vales). Sa farlo sempre con intelligenza, umiltà, empatia, un passo indietro per dare spazio ai protagonisti delle storie che racconta e con cui ci avvince.

Anche Ilary Blasi presenta il Grande fratello con molta professionalità, mai sopra le righe, elegante, coinvolta in ciò che fa e dice. E’stata veramente una scelta giusta! Oltre a quella della Gialappa’s band, con i loro scherzi e video esilaranti, e un Alfonso Signorini, molto saggio.

Il prossimo anno consiglio di mandare Barbara D’Urso nella più famosa casa d’Italia e lasciarcela per un anno! Allora sì che si farebbe un botto d’ascolti! D’altra parte lo fa già adesso dal momento in cui nei suoi programmi pomeridiani oramai…parla solo del Grande Fratello Vip. E gli indici d’ascolto salgono alle stelle, come lei stessa ripete ogni volta che inizia la sua trasmissione! Un’ottima mossa!

Per concludere, non offendiamo chi segue queste trasmissioni e non vergognatevi se le guardate. Sono ben altre le cose di cui ci si deve vergognare! Naturalmente senza perdere lo spirito critico quando superano il limite del buon gusto. Ricordatevi che l’intelligenza non è solo quella innata, quella talentuosa, quella che si è potuta sviluppare ed arricchire attraverso lo studio.

C’è un altro tipo di intelligenza, altrettanto importante e valida: quella emozionale. In poche parole quel tipo di intelligenza che non ha bisogno di studi universitari per esplicarsi. Quella di chi coltiva i campi e sa come farlo; di chi vende la frutta al mercato, di chi lavora in fabbrica o accudisce al marito e ai figli, pulendo, lavando stirando, cucinando.

Persone che forse non hanno letto i testi di Sigmund Freud e Friedrich Nietzsche, ma comunque sono anime belle, buone, sensibili, generose, umane, solidali, rispettose dei diritti altrui, e di tutti i diritti; che sanno amare, donare. E non conoscono l’odio.

Buona finale del Grande Fratello Vip a tutti!

Maria Cristina Giongo
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La posta del cuore dei nostri amici animali di Imma Paone. I cani riconoscono i colori? http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/15/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-i-cani-riconoscono-i-colori/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/15/la-posta-del-cuore-dei-nostri-amici-animali-di-imma-paone-i-cani-riconoscono-i-colori/#comments Wed, 15 Nov 2017 15:56:01 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=26129 Cara dottoressa Imma le scrivo per una curiosità.

Da anni ho sempre sentito che i cani non riconoscono i colori ma vedono solo in bianco e nero.
Questa cosa mi sembra un pò impossibile perchè noto che il mio cane riconosce benissimo il suo guinzaglio blu e stranamente si rifiuta di indossare altri tipi di guinzagli.

Se così fosse non dovrebbe aver nessun problema ad indossare altri guinzagli, giusto?
La ringrazio in anticipo per la sua risposta.

Norman

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Caro Norman, è una idea molto diffusa che i cani vedano solo in bianco e nero.

Si sa che vedono in modo diverso dagli umani, sicuramente vedono meno colori, più sfocati e con meno contrasto tra di loro.

Sulla retina sono presenti i fotorecettori cellule nervose molto sensibili alla luce ed altamente specializzate. Ne esistono due tipi: coni e bastoncelli. I coni sono quelli deputati alla percezione dei colori ( funzione fotopica ) e alla visione distinta.

I cani hanno solo due tipi di coni mentre gli uomini ne hanno tre ( per il rosso, il verde ed il blu ).

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Per fare un esempio per i cani, l’arcobaleno è fatto da blu scuro, blu chiaro, verde, giallo chiaro, giallo-grigio, giallo scuro (una specie di marrone) e un verde-grigio molto scuro, per gli umani, invece, è fatto dal viola, il blue, il blue-verde, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso.

In poche parole, i cani vedono il mondo nei colori giallo, blu e grigio ma confondono tra loro il rosso, l’arancione e il verde chiaro.

Oltre a vedere un numero inferiore di colori rispetto agli umani, i cani li vedono anche meno brillanti e più sfocati.

I cani vedono anche relativamente poco da vicino e dalla media distanza (ad esempio, quello che una persona con vista 10/10 può vedere da 23 metri, un cane lo vede sfocato già da 6m) mentre vedono bene da lontano e vedono molto meglio ciò che si muove rispetto a ciò che è fermo. Per quanto riguarda l’illuminazione, vedono meglio quando la luce è bassa rispetto a quando è forte e vedono bene anche in condizioni di luci tremanti.

....

Questo perchè i cani rispetto agli uomini hanno una netta preponderanza di bastoncelli deputati alla visione notturna ( funzione scotopica ) e sono dotati di un sistema di lenti riflettenti chiamato tapetum lucidum.

Inoltre hanno gli occhi posizionati in modo da avere un campo visivo a 240 gradi (gli umani ce l’hanno a 180 gradi) e rispetto agli umani hanno una visione periferica migliore.

....

Gli scienziati hanno scoperto che i cani usano comunque i colori per differenziare gli oggetti e per gli umani questo vuol dire, quando si lavora con i cani ad esempio nella ricerca, scegliere oggetti di colore che sia per loro ben visibile; un caso emblematico è il rosso che ai nostri occhi spicca tra gli altri colori, mentre per i cani è difficile da vedere. Il rosso per loro è un marrone-grigio scuro addirittura tendente al nero.

Caro Norman quindi, quando giochi con il tuo cagnolone, non usare una pallina rossa, farebbe fatica a vederla, meglio lanciargli una pallina blu .

Imma Paone

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L’eterna bellezza http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/08/leterna-bellezza/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/08/leterna-bellezza/#comments Wed, 08 Nov 2017 05:00:44 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27315

Per ovviare alla calca di persone che affollano i cimiteri nei primi di Novembre, io e mia figlia Romina, ci siamo andati con una settimana d’anticipo. Visitare il Cimitero Monumentale del Verano, a Roma, è come sfogliare un libro di ricordi narrati dalle persone che hanno fatto la storia dal Risorgimento al Novecento. Infatti, in questo straordinario Museo all’aperto, nel cuore della capitale, riposano per sempre personaggi indimenticabili artefici dell’Unità d’Italia come Goffredo Mameli e Rosalia Montmasson; del cinema e del teatro come Roberto Rossellini, Alberto Sordi, Eduardo e Peppino De Filippo; donne famose come Sibilla Aleramo e Natalia Levi Ginzburg, mirabili protagoniste dello sviluppo della coscienza civile e politica delle donne italiane.

E’ una bella giornata di sole. Dopo il rituale e silenzioso gesto floreale, con la coscienza appagata, con mia figlia ci siamo ritrovati a vagare nella quiete di quel luogo sommesso, in una zona vecchia del Camposanto, dove ormai quasi nessuno va più.
I fornetti, in stile architettonico rinascimentale, sono in maggioranza spogli di qualsiasi testimonianza affettiva, altri invece, sono solo adorni da sbiaditi fiori finti. Sparse lucette ardono ancora appese ai muri, perlopiù a penzoloni. Ci siamo divisi, persi, ognuno con se stesso a curiosare tra i loculi ed a guardare foto, testimonianze di vite d’altri tempi. Ad un tratto sono inciampato in qualcosa, uno spezzone di travertino. L’ho raccolto e girandolo sono rimasto abbagliato dall’immagine, incastonata nel metallo, di una giovane donna. Non riuscivo a distogliere i miei occhi dai suoi, sembrava volesse parlarmi, chiedermi aiuto. Il cuore ha cominciato a battermi sempre più forte. “Timotea P. – anni 31”, è tutto quello che sono riuscito a leggere nei caratteri incisi sulla pietra.

Ho cercato freneticamente il resto della lastra tra vasi rotti e fiori secchi. Volevo saperne di più su di lei ma le mie ricerche sono state inutili, vane.
E’ sopraggiunta mia figlia alla quale ho subito presentato la mia amica Timotea, che avevo già riposto all’interno d’una cupoletta in pietra grigia porosa da dove, verosimilmente, s’era staccata, forse volontariamente, per abbandonare quel luogo triste e riprendersi con forza la sua giovane vita. Romina è restata come ipnotizzata nel guardarla. Improvvisamente, visibilmente emozionata, dopo averle accarezzato il viso con le sue dita sottili e tremanti, le ha sussurrato:

Una vita spezzata
negli anni più belli
della tua esistenza.
Cosa non darei
per conoscere
i tuoi pensieri,
i tuoi progetti,
le tue paure,
le tue emozioni,
le tue sensazioni,
tutte le speranze,
le tue delusioni
e le amarezze,
dietro i tuoi celati rimpianti
a quegli occhi sognanti,
al tuo triste sorriso.

All’uscita del cimitero, la Sora Paola ci ha salutati calorosamente come sempre mentre le riconsegnavamo le forbici che ci aveva prestato per tagliare a misura i gambi dei fiori. Con Romina ci siamo guardati in faccia scambiandoci un sorriso d’intesa, come solo i complici sanno fare. Abbiamo acquistato una piccola confezione floreale assortita e, senza proferire parola, siamo ritornati da Timotea, sotto lo sguardo interrogativo della fiorista.
In macchina, durante il viaggio verso casa, ci siamo ripromessi che nel futuro avremmo considerato Timotea una persona di famiglia.

Valentino Di Persio
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Intervista a Pamela Bocchini, giovane stilista dal futuro dorato. Ho ideato e cucito il mio primo abito per l’attrice Linda Batista, un vero angelo. Due splendidi abiti in esclusiva per le lettrici del Cofanetto magico. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/03/intervista-a-pamela-bocchini-giovane-stilista-dal-futuro-dorato-ho-ideato-e-cucito-il-mio-primo-abito-per-lattrice-linda-batista-un-vero-angelo-due-splendidi-abiti-in-esclusiva-per-le-let/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/03/intervista-a-pamela-bocchini-giovane-stilista-dal-futuro-dorato-ho-ideato-e-cucito-il-mio-primo-abito-per-lattrice-linda-batista-un-vero-angelo-due-splendidi-abiti-in-esclusiva-per-le-let/#comments Fri, 03 Nov 2017 06:00:04 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27236


La splendida attrice brasiliana Linda Batista, molto conosciuta anche in famosi sceneggiati italiani, con un abito creato apposta per lei dalla stilista Pamela Bocchini, per la Mostra del cinema di Venezia.

Pamela Bocchini è una giovane stilista di Perugia: ha 21 anni, è molto bella, creativa, intelligente, simpatica e colta. Alle spalle ha una famiglia che la sostiene con tanti sacrifici ed amore. Un esempio di talento, anche se lei preferisce non essere definita talentuosa; soprattutto un esempio di tenacia, coraggio e voglia di lavorare per realizzare i propri sogni. Un’intervista importante ricca di valori e spunti interessanti per chi vuole entrare nel magnifico mondo della moda.


Pamela Bocchini, in una gioiosa immagine che rispecchia il suo carattere.

Pamela, sono rimasta colpita dalla sua creatività dopo aver visto alcuni suoi bozzetti di abiti. A che età si è accorta di possedere questa attitudine artistica?
A 4 anni. A quell’età non mi piaceva giocare con le bambole oppure con la palla, ma piuttosto disegnare. Quello era il mio passatempo preferito. Come regalo chiedevo soltanto un fogli di carta e poi colori; tanti colori! Ne avevo una collezione immensa.

Che tipo di disegni faceva?
Di tutto. Cartoni animati e vestiti per le principesse. Non mi interessavano tanto le principesse come tali ma… vestirle; volevo un preciso abito per la mia principessa, pensato da me.

Poi ha cominciato a sviluppare il suo talento nel mondo reale della moda; è stata una scelta spontanea, voluta, pensata, oppure….
E’stata una scelta voluta, sentita dentro. Guardavo le ragazze per strada e nella mia mente si creavano spunti di riflessione, di idee sul loro modo di vestire e soprattutto su come avrei cambiato qualche particolare. Era un vero e proprio impulso a ricreare a modo mio quello che vedevo, rilanciandolo nei miei bozzetti. Osservare e disegnare. Avevo circa 8, 9 anni. Ma non lo chiamo talento; mi piace piuttosto definirlo dono. Un valore innato che cresceva con me, nel mio cuore, nella mia mente.

Come lo ha sviluppato, in seguito? Quali studi e strade ha seguito?
Tornando indietro, quindi ai tempi dell’asilo, ricordo che già allora le maestre dissero a mia madre che disegnavo veramente bene. E lei, capendo che per me e per la mia felicità sarebbe stato importante di seguire il mio desiderio di sviluppare questa parte della mia creatività, mi fece aiutare da una ragazza che conosceva bene le tecniche artistiche di disegno, Alba Pasquini. Dopo ho studiato al liceo artistico di Gubbio, che è un gioiello di città. In questo modo ho ottenuto un rinforzo culturale accanto a quello prettamente tecnico ricevuto in precedenza. Poi ho fatto uno stage in una ditta di maglieria e vestiti.

Quanto è importante per lei la sua famiglia?
Tanto! Ho due colonne fondamentali che mi hanno dato tutto quello che avevo bisogno per crescere e crescere bene: la mamma e il nonno. Mio nonno per me è stato ed è tuttora un padre, un fratello, un amico. Anche la nonna ma con lui ho un rapporto bellissimo, molto importante. E’ il mio tutto. Come la mamma.

E l’amore? Chi crea, ha il cuore sempre colmo di amore: in quanto amore è bellezza.
Sì, c’è anche l’amore, nella mia vita, da 3 anni. E, no…per anticipare la sua domanda, il mio fidanzato non si occupa di moda. Lui fa parte del mondo musicale. Suona la fisarmonica. D’altra parte molto spesso disegno e musica vanno insieme. Io quando disegno ascolto la musica.

E riesce a concentrarsi?
Certo. Più che concentrarmi con la musica riesco a rilassarmi. Mi ispira forme e colori. La musica infatti dà forma al mio pensieroe muove la mia mano dirigendola verso tutto ciò che è armonioso; è come immergersi nell’arte totale, dove nasce l’imput primordiale. Ascoltavo musica anche da piccola quando disegnavo, isolandomi in un mondo tutto mio, dove c’era un ampio spazio colmo non solo di colori e forme ma, appunto, pure di suoni, melodie!


L’ultimo abito che Pamela Bocchini ha ideato per l’attrice Linda Batista.

Bellissima immagine, Pamela! E’ veramente interessante parlare con lei. Così giovane possiede già uno spirito ricco di esperienza spirituale. Parliamo quindi dei suoi primi successi. Addirittura un abito creato per l’attrice Linda Batista, indossato alla mostra del cinema di Venezia. Mica male per un’esordiente!
Sì, ne vado fiera. Pensi che mi chiese di confezionarlo, dopo aver visto il bozzetto, in soli cinque giorni! Ero spaventatissima e molto tesa. Ce l’ho fatta con l’aiuto di mia mamma, non abbiamo dormito una sola notte, passando ore ad ore a cucire, intarsiare, ricamare…Ora ne sto preparando un altro per lei. Linda Batista è una donna fantastica! Mi ha presa sotto la sua ala, rivelandosi una persona sensibile, generosa, un’anima buona. E’un vulcano in piena, aperta, piena di energie! A volte mi pare di conoscerla da una vita. La sento come una cara amica con cui posso confidarmi. E sa che sorpresa mi ha fatto? Dopo avermi chiesto quale fosse il sogno della mia vita ed io averle risposto che era quello di conoscere il mio stilista preferito, Brunello Cucinelli, mi ha fissato un appuntamento con lui! Non potevo crederci! Ho persino pianto quando mi ha telefonato per annunciarmelo! Sta girando due film, adesso, in cui tra l’altro sponsorizza gli abiti del grande stilista e subito ha pensato a me per farmelo conoscere!

Una bella storia, anche a livello umano, Pamela! Da una parte l’adorato nonno e tua madre, Sonia Regnicoli, una donna meravigliosa, tra l’altro molto attiva su facebook… a fare pubblicità alla sua creativa figlia, che passa la notte a cucire insieme a te e dall’altra, un’attrice che subito ha creduto in te, aiutandoti. Persone straordinarie che hanno reso la tua vita una favola. L’abito di Linda Batista era un abito da sera: quanto può costare un abito simile?
Persone che l’hanno visto, con esperienza nel campo della moda hanno detto più o meno 1200 euro. Era un vestito di gala, tutto ricamato a mano, solo la stoffa per il pezzo sopra costava 200 euro al metro. Ovviamente ci sono stoffe e stoffe, che fanno variare il costo di un abito da sera. Pensi alla seta. C’è seta e seta: seta naturale, sintetica, ecc. E poi le decorazioni, infine il pizzo. Anche qui c’è una bella differenza fra pizzo francese e pizzo sintetico!

A proposito di tessuti. Quale è la sua stoffa preferita?
Proprio la seta! Il contatto con la seta mi dà l’idea del mare e delle sue onde, che toccandoti quando lambiscono la spiaggia, è come se ti accarezzassero, morbide ed avvolgenti.

L’ultima sfilata di Ralph Lauren è stata bellissima. Ha molto osato con i colori; giallo e rosso, oltre al nero. Il sole ed il tramonto. Sono anche i suoi colori preferiti? Idem Max Mara, che inoltre ha puntato sul velluto , anche per i pantaloni casual.
Sì amo i colori, quindi il giallo e molto il rosso; mi piacciono i colori forti, d’impatto. Quelli che rappresentano il mio carattere che non è per le mezze misure. O bianco o nero, insomma. Voglio tonalità che si presentino con prepotenza, che colpiscano. Fra i miei preferiti anche il verde, che richiama la speranza. Io comunque scelgo modello e colore in base alla persona per cui li progetto, alla sua personalità, alla vita che conduce. A volte vedo un personaggio dello spettacolo e subito visualizzo un vestito su di lei, mi è accaduto per Loredana Lecciso, che trovo bellissima. So già che cosa le sta bene. E per Patrizia Pellegrino; mi ha ordinato pure lei un abito. Una donna di classe, elegante, molto bella pure lei.

Tornando alla recente sfilata di Ralph Lauren, che mi è piaciuta molto, ho visto cappotti (gialli) alla caviglia, lunghi abiti da sera (rossi), pantaloni da giorno e da sera ampi, vestiti “midi.” Insomma il lungo è la nuova tendenza della moda?
L’abito lungo è da sempre un capo che non deve mancare nel guardaroba, in quanto è uno splendido esempio di femminilità, che dona ad ogni donna. Qualsiasi donna in abito lungo è sensuale, E’ DONNA!


Una creazione di Pamela Bocchini per questo autunno inverno 2017. Da notare la linea armoniosa e di gran moda dei pantaloni, che potrete indossare in ogni stagione.

E i suoi stilisti preferiti, oltre a Brunello Cucinelli?
Adoro Dior, Chanel, mi piace Fendi per i suoi colori giocosi adatti alle ragazze dai 17 ai 26 anni. Anche la moda casual ha la sua eleganza, la sua femminilità. Ogni taglio ha un fisico che lo valorizza. E ogni persona viene valorizzata da un certo tipo di taglio, colore, forma.

Vorrei chiudere questa intervista, lasciandole la parola finale. Le propongo due frasi da terminare con poche parole che però tratteggino compiutamente il suo pensiero. Creatività è….
Creatività è un modo di vivere, di comunicare, di essere completamente se stesso.

Eleganza è….
Eleganza è femminilità allo stato puro. E’ la firma per essere donna. E’…un modo di essere, di esistere.

E di fare notare che esisti, aggiungerei! Auguri di cuore a Pamela, questa stilista intelligente, brava e creativa, per la sua vita, la sua carriera, il suo futuro; che le donerà di sicuro le soddisfazioni che si merita.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Ed ecco la sorpresa finale! Pamela Bocchini ha creato due bellissimi abiti in esclusiva per le lettrici del Cofanetto magico: chi desidera ordinarli o contattarla per altri capi su misura, può scriverle direttamente a questo indirizzo email: pamelabocchini (at) gmail.com

Il primo abito, magico e prezioso, proprio perchè ispirato al nostro Cofanetto magico, molto elegante e sensuale, rappresenta il sogno di tutte le donne per una serata favolosa ed indimenticabile.
Il secondo completo, casual, è molto adatto alle giovani che non vogliono rinunciare ad un tocco di eleganza, che traspare anche dalla camicetta, meravigliosa, sia per il colore, che per il modello e di sicuro la stoffa. D’inverno si può indossare con calze pesanti e stivali in tinta, con sopra una lunga giacca di lana, morbida e calda, dello stesso color cognac della gonna, per ripararsi dal freddo; ce ne sono di splendide anche nella collezione di Brunello Cucinelli. Insomma, un capo giovane per tutte le stagioni.

Nota di redazione:
a testimonianza che la moda è un moto dell’animo rivolto alla bellezza, non solo esteriore ma anche interiore, ecco un breve ritratto dello stilista Brunello Cucinelli, nato a Castel Rigone, 3 settembre 1953) stilista, imprenditore e filantropo italiano fondatore dell’omonima azienda.
Grande imprenditore del cashmere, secondo l’agenzia Bloomberg ha raggiunto lo status di miliardario il 9 maggio 2013, con il possesso del 65% delle quote della sua società, un pacchetto azionario valutato circa 947 milioni di dollari, che arriva a un valore totale di 1,5 miliardi di dollari se si considera la capitalizzazione di mercato della sua compagnia quotata alla Borsa di Milano. Dopo il terremoto del 26 ottobre 2016, che ha colpito gravemente il Centro Italia, Cucinelli, sentendosi coinvolto a livello umano in questa tragedia, si è detto pronto a ricostruire, con la sua fondazione, il monastero annesso alla chiesa crollata di Norcia. Densa di speranza la sua dichiarazione nel dare l’anuncio: “dopo questa catastrofe, anche la regola benedettina ritroverà nuovo slancio» Ha inoltre definito Norcia «la città dell’anima», identificandola come sua città di riferimento spirituale. Ecco perchè lo abbiamo citato volentieri in questo articolo!

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http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/03/intervista-a-pamela-bocchini-giovane-stilista-dal-futuro-dorato-ho-ideato-e-cucito-il-mio-primo-abito-per-lattrice-linda-batista-un-vero-angelo-due-splendidi-abiti-in-esclusiva-per-le-let/feed/ 0
Editoriale di novembre. Il cane che salva un cerbiatto. Foto esclusive di questi bellissimi, dolci, eleganti, amorevoli animali. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/01/editoriale-di-novembre-il-cane-che-salva-un-cerbiatto-foto-esclusive-di-questi-bellissimi-dolci-eleganti-amorevoli-animali/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/11/01/editoriale-di-novembre-il-cane-che-salva-un-cerbiatto-foto-esclusive-di-questi-bellissimi-dolci-eleganti-amorevoli-animali/#comments Wed, 01 Nov 2017 06:00:32 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27186

Eindhoven (Paesi Bassi). Settembre 2017. Amore materno e filiale. Foto Hans Linsen.

Cari amici, cofanetti magici, lettori online,

ancora una volta vi parlo del meraviglioso mondo animale, prendendo spunto da un video eccezionale pubblicato dal quotidiano Repubblica e da altrettanto splendide foto di cerbiatti, fatte da Hans Linsen di recente, durante una passeggiata nel verde, in Olanda. In esclusiva…solo per voi! Convinta che il rispetto, la cura e l’amore per gli animali sono valori fondamentali che ogni uomo dovrebbe esprimere. A maggior ragione se si considera un uomo di fede. Infatti maltrattare un animale è come una bestemmia nei confronti di Dio, che ha creato per noi la natura in tutta la sua bellezza: fiori, piante, ruscelli, mari, monti, il firmamento, l’alba, il tramonto, oltre agli abitanti della terra, uomini e animali.

Eindhoven (Olanda), settembre 2017. Mamma cerbiatta si riposa dopo le fatiche della maternità, con un occhio sempre rivolto ai suoi cuccioli che non perde mai di vista.

Cominciamo con la commovente vicenda raccontata da Mark Freeley, che stava facendo una passaggiata sulle rive di Long Island, in USA, con i suoi due cani, Storm e Sarah, del centro di salvataggio Last Chance. All’improvviso Storm, un golden retriever, notò qualcosa e senza esitare saltò in acqua salvando un cucciolo di cervo e portandolo a riva. L’animale è stato affidato alle cure dai veterinari e si trova in buone condizioni grazie alla prontezza del cane. Ciò che maggiormente colpisce in questo video, oltre alla voce del padrone di Storm, incoraggiante e colma di emozione, è la reazione del cane una volta messa in salvo la piccola creatura. guardate come cerca di farla alzare spingendola con il muso, quasi per rianimarla ed essere sicuro di avercela fatta a tenerla in vita. Parliamo tanto di aiuto a morire, in questo periodo, mentre gli animali invece ci insegnano che dobbiamo fare di tutto per dare la vita, conservarla, sostenere chi vuole lasciarla. Tuffarci per soccorrere chi ha bisogno di noi.

Cliccare qui per vedere il video.

Eindhoven (Olanda). Un’altra dolce immagine colma di amore, coccole ed attenzioni materne. ( Foto Hans Linsen)

A proposito di cerbiatti, in questo editoriale, come ho precedentemente accennato, vedete inoltre alcune fotografie scattate da mio marito Hans durante una passeggiata vicino a casa nostra, in Olanda. In modo che potrete osservare virtualmente “da vicino”, questi meravigliosi animali, in tutta la loro dolcezza e grazia.

Anche noi siamo rimasti immobili a guardarli, emozionati da tante bellezza e dal loro modo di viversi. La madre, fiera come una regina, non perdeva d’occhio i suoi cuccioli, serena e pacata. Poi ha cominciato a coccolarli, uno ad uno, con il tipico linguaggio dell’amore che noi uomini abbiamo perso, in questa civiltà di cemento.
Spero che anche voi godiate di queste tenere immagini con lo stesso senso di appartenenza al magico mondo della natura che abbiamo provato noi. E ricordatevi sempre che uccidere una creatura indifesa che tanta fiducia ha nell’uomo, è il peggior affronto che si possa fare a Dio e all’umanità.

Eindhoven (Olanda) 2017. Amore allo stato puro. Foto Hans Linsen

Buon mese di novembre a tutti, colmo di amore, tenerezza, coccole, calore.
Un abbraccio dalla vostra, come sempre vostra affezionata

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Servizio fotografico di Hans Linsen
CHI SONO

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Hanno collaborato a questo numero:

Imma Paone
Pietro Pancamo
Mauro Almaviva
Marica Caramia
Valentino Di Persio
Cristina Giongo

Direzione:
Cristina Giongo

Assistenza tecnica:
Marica Caramia
Hans Linsen

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Poesia di ottobre: “L’artista” http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/27/poesia-di-ottobre-lartista/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/27/poesia-di-ottobre-lartista/#comments Fri, 27 Oct 2017 06:00:22 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27271

Esiodo e la Musa, olio su tavola di Gustave Moreau

 

L’artista è un guardiano che vigila, per conto delle Muse, sul corretto andamento della vita. Ecco il messaggio, nemmeno tanto recondito, del componimento in versi che vi propongo quest’oggi; un componimento che, a dire il vero, ho già declamato in pubblico un paio di settimane fa, durante un reading letterario che si è tenuto a Como, praticamente sulle rive del lago, alla presenza del noto poeta Guido Oldani.


 

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L’ARTISTA

Non uccidermi alla schiena
se come una spia,
per evitare di netto
che la terra promessa
sia quella del sepolcro,
presenzio alla vita
per conto dell’arte
(guardiana del mondo)
per poi riferirle
con un quadro o una poesia.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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La cultura è la salvezza del mondo. Logica e magia, un interessante libro di Donato Verardi, studioso pugliese che vive a Parigi. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/18/la-cultura-e-la-salvezza-del-mondo-logica-e-magia-un-interessante-libro-di-donato-verardi-studioso-pugliese-che-vive-a-parigi/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/18/la-cultura-e-la-salvezza-del-mondo-logica-e-magia-un-interessante-libro-di-donato-verardi-studioso-pugliese-che-vive-a-parigi/#comments Wed, 18 Oct 2017 06:00:22 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27161

Il libro di cui vi parlo oggi, “Logica e magia” di Donato Verardi, edito da Agorà & Co. non è soltanto interessante ma anche un bel libro. Che cosa intendo per un bel libro? Secondo me il concetto di bellezza e dell’utilità della bellezza, implica l’unione complementare di due fattori; estrinsechi ed intrinsechi. Non è bello soltanto ciò che appare alla vista ma tutto quello che sollecita i sensi nella loro complessità, spiritualità e a livello intellettivo. Per questo motivo per Il Cofanetto magico ho recensito opere di alto spessore culturale, come quelle di Salvatore Giannella e Francesco Giorgino, pugliesi d’eccellenza, da me stessa più volte intervistati, giornalisti della carta stampata e della televisione, che hanno sempre qualcosa da dire e da scrivere che vale la pena di essere diffuso.

Il dottor Donato Verardi, nato a Scorrano, nel Salento, autore del libro Logica e magia, fotografato a Parigi dove abita.

Non dimentichiamo infatti che la cultura salva il mondo, il pensiero di chi ci è passato e lo tramanda, lo consegna ai posteri. Per questo motivo i terroristi fondamentalisti islamici affiliati all’Isis vogliono distruggerla in tutte le sue forme più splendide: a cominciare dall’arte, abbattendo templi, monumenti e musei, chiese e biblioteche. Premetto che il libro del dottor Verardi (un altro pugliese d’eccellenza!) è di difficile lettura per chi ha scarse cognizioni della storia medievale e rinascimentale, soprattutto basata su studi inerenti i segreti della natura. Ma proprio per questo è ancora più affascinante a livello di conoscenza e di ampliamento delle nostre conoscenze. Oltre che di arricchimento e nutrimento per il nostro cervello.

In esso si affrontano vari temi, primo fra tutti la filosofia naturale di Giovan Battista Della Porta, nato nel 1535 e scomparso nel 1615, con riferimenti ad autori che lo hanno seguito ed inseguito; e ad altri che hanno portato avanti teorie a volte differenti, nel campo dell’astronomia, astrologia, meteorologia. Per rendere “più digeribile” il linguaggio di quest’opera, per chi non conosce a fondo gli autori trattati, vorrei sottolineare i punti che possono indurci alla riflessione, partendo da questo nostro immenso e meraviglioso universo dove la natura e le forze naturali hanno un ruolo predominante. Talvolta ancora inesplorato, misterioso e magico. Pensiamo ad esempio all’attrazione occulta del magnete sul ferro, che rimane un punto di indagine in bilico fra la ragione, la scienza e, appunto, l’occulto, come scrive Della Porta nel suo Magia Naturalis, la cui prima edizione uscì nel 1558.

Come sapete e se non lo sapete, ve lo racconto io, il magnete (o calamita) è un corpo che genera campo magnetico, invisibile all’occhio umano ma con effetti ben noti, come lo spostamento di materiali ferromagnetici, di cui il più conosciuto è il ferro. La sua etimologia deriva dal greco (magnétes líthos) con riferimento al nome di una località dell’Asia Minore, nota nell’antichità per gli ingenti depositi di magnetite. La magnetite è il materiale ferroso con più alto tenore di ferro (72,5%): si presenta sotto forma di cristalli neri, opachi, oppure in masse granulari (a volte compatte). Anche le rocce contengono in piccole quantità minerali magnetici dotati di queste proprietà; e pensate che la magnetite è presente nel corpo umano, sempre in piccole quantità, localizzata fra il naso e gli occhi, all’interno dell’osso etmoide.

Nel libro del Dottor Verardi vengono trattati vari spunti degni di interesse, per esempio sul recupero del pensiero astronomico e astrologico di Claudio Tolomeo e Giovanni Pontano, (siamo sempre agli inizi del 1500).

Giovan Battista Della Porta (1535-1615)

E poi a Giovanni Pico della Mirandola, il quale, come scrive nel suo libro Verardi, sostiene che “la più nobile virtù posseduta dal cielo è la luce”. Una luce che viene descritta densa di colore. Lo scopo di questo libro è quindi quello di guidarci lungo il percorso di comprensione del dibattito rinascimentale sull’astrologia e quindi “sulla possibilità di ricondurre agli astri le virtù occulte della natura.”

Giovan Battista Della Porta, il “protagonista” di quest’opera, scrive Verardi, “vuole soprattutto indagare l’ordine armonico sotteso alla natura e la relazione fra il mondo celeste e terrestre.” Una specie di “affinità celeste e planetaria.” Leggendo questa frase che mi sono tornate alla mente le famose affinità elettive di Johann Wolfgang Goethe.

In quest’opera si sviluppa pertanto quello che i greci chiamano “Simpatia ed Antipatia”; che Della Porta traduce nel concetto di “consenso o convenienza o disconvenienza: nel cosmo come nell’umano”. Fermo restando che “ fra gli astri e la terra c’è similitudine, non corrispondenza sostanziale,” precisa Della Porta.

Che cosa vuol dire tutto questo? Significa che, come nel carattere dell’uomo c’è differenza (nessuno è uguale all’altro), c’è anche attrazione. Potremmo dire che tutti gli elementi si attraggono, si respingono, nascono, muoiono all’interno del loro ciclo vitale, evolutivo e in un moto perpetuo, che nè la logica nè la scienza arrivano a spiegare, chiarire, capire.

La pagina che più mi è piaciuta è quella sull’astro che “sparge la sua virtù naturale ordinata ed occulta sulla terra, nelle cose terrestri e nella natura,” influenzando le piante e il raccolto. Il Della Porta descrive “l’agricoltore del cielo,” tratteggiando compiutamente con due soli sostantivi i segreti che ogni contadino ben conosce: se conosce bene la sua terra! La quale terra “non invecchia mai, nè si stracca di partorire…di ricever nuovi semi e di produr nuove piante, fecondissima di parti perpetui.” Un’immagine meravigliosa, poetica, che mi ha donato un’emozione profonda.

Un altro capitolo interessante di questo saggio su Giovan Battista Della Porta è quello che sottolinea l’importanza del viaggio come metodo di apprendimento. Della Porta scrive che lui stesso aveva viaggiato molto “visitando i luoghi e le proprietà di numerosi coltivatori, al fine di apprendere i segreti e studiare le caratteristiche differenti di climi, terreni e luoghi.” Alla fine compie un appassionante viaggio metaforico… “all’interno del suo podere.”

In questi tragitti magici Della Porta precisa che non c’è posto per “demoni e forze demoniache,” persino inutili in un tale contesto di bellezza. A proposito di magia nel libro si accenna anche alla magia talismanica del Quattrocento, dove anche le pietre possono carpire gli influssi celesti e per questo sono sempre state sin dall’antichità prese, lavorate, inserite in anelli, gioielli, incise.

Logica e magia è quindi un testo di studio da tenere nella libreria di casa, quel prezioso mobile che dovrebbe far parte di ogni dimora, anche la più umile; accanto al desco, al focolare e ai nostri oggetti più cari. Patrimonio tangibile di quella cultura passata e presente che dobbiamo preservare a tutti i costi come testimonianza del nostro passaggio sulla terra. Un passaggio forse impercettibile se guardiamo all’Universo, “dove l’energia e la materia oscura,” come ha spiegato in una recente intervista l’astronomo olandese Edward van den Heuvel, “costituisce quasi il 96% della massa presente nello stesso universo.”

Vorrei precisare che in cosmologia con materia oscura si definisce un’ipotetica componente di materia che non è direttamente osservabile in quanto non emette radiazione elettromagnetica ( si manifesta unicamente attraverso effetti gravitazionali). Se si considera che gli atomi danno il loro contributo all’interno di questa massa solo per una percentuale del 4% si evince dunque che noi uomini, fatti di atomi….siamo veramente la parte meno importante dell’universo. Non scoraggiamoci e andiamone comunque fieri, ma ora potete capire perchè certi testi rimangono fondamentali per farci riflettere su molti temi che rimangono attuali, perchè gravitano intorno al mistero dell’ essere e dell’esistere. In quanto il problema rimane sempre lo stesso: più o meno conosciamo le leggi della natura e come agiscono ma non ne conosciamo il perchè.” (Edward van den Heuvel).

Per concludere vi propongo una breve intervista all’autore di “Logica e magia”, che ha compiuto questo pregevole studio, per farvelo conoscere “più da vicino.”

Donato Verardi è dottore di ricerca in Storia (Parigi) e in Filosofia (Pisa) ed è uno dei più autorevoli studiosi dell’opera di Giovan Battista Della Porta, a cui ha dedicato varie pubblicazioni, articoli accademici e conferenze, in Italia e all’estero. Dellaportiana è una collana volta alla promozione di studi sulla filosofia naturale di Giovan Battista Della Porta: i manoscritti inerenti che vengono presentati sono sottoposti al giudizio di tre specialisti esterni di fama internazionale. Da qui l’importanza di quest’opera. Per contatti o proposte di pubblicazioni scrivere a: dellaportiana@gmail.com

Donato Verardi durante una conferenza nell’ex conservatorio di Sant’Anna a Lecce, in Puglia.

Dottor Verardi, per prima cosa vorrei sapere dove è nato e poi dove ha studiato.
Sono nato a Scorrano, nel Salento, nel 1982. Ho studiato a Lecce, poi a Firenze con la mia grande maestra, Graziella Federici Vescovini, che mi ha indirizzato subito verso Parigi, percependo che sarebbe stata la città ‘giusta’ per me.

Ancora una fuga dei cervelli, tanto per usare un termine alla moda?
Non amo molto la retorica della fuga dei cervelli, anche se spesso è un dato di fatto. Diciamo che l’idea di partire è stata supportata da una necessità di fuga o meglio di sopravvivenza. Un cervello vive bene ovunque gli si permetta di funzionare. Per il resto, adoro Parigi e la considero la città ideale per la mia attuale sensibilità.

Giovane ma con già alle spalle un’intensa attività di studio e pubblicazioni. Si considera un talento naturale, un saggio, un appassionato studioso, oppure….
Direi un artista. Tutte le cose che faccio, anche lo scritto più accademico, sono il risultato del mio percepirmi come tale: un artista.

Non le crea disagio, rispetto ai suoi coetanei, di vivere e osservare la vita da un gradino più alto della scala? Ogni tanto conduce anche una vita dove c’è spazio per il divertimento ed i passatempi?
Una domanda che mi riporta alla mente i non pochi rimproveri dei miei amici. In effetti, lo studio e la scrittura occupano molto spazio della mia giornata. Ma provo a ritagliarmi del tempo per me nei fine settimana. Scadenze permettendo.

Per il suo libro “Logica e magia” si è ispirato a Giovan Battista Della Porta. Mi dica quale elemento del pensiero di Della Porta si avvicina più al suo, ovviamente tenendo conto della differenza d’epoca.
Della Porta è un uomo pieno di sorprese. Io lo trovo attualissimo. Riguardo a ciò che più mi avvicina a lui direi la curiosità e l’infaticabile amore per la verità (con la minuscola). Trovo molto vicina alla mia sensibilità l’idea che la ricerca non produce mai risposte ultime e definitive, ma verità provvisorie utili al prossimo, alla comunità.

Può spiegarci che cosa si intende per “naturalismo mediterraneo,” se ci riesce in poche parole? Soprattutto in riferimento al rinascimento e l’età moderna.
Il mondo mediterraneo, in particolare Napoli, ha nel corso dei secoli sviluppato una sensibilità del tutto peculiare nei riguardi dello studio della natura. In questo Della Porta è stato considerato dagli uomini di scienza un autore simbolo. A costoro egli ha insegnato un modo di procedere nell’indagine naturale che non trascura – per esempio nella medicina – la centralità di tutto l’uomo, evitando così sterili e facili riduzionismi …

Che cosa le manca dell’Italia in Francia?
Il cibo. A volte le passeggiate nei luoghi dell’infanzia.

Quanto tempo ha impiegato per la stesura di un libro impegnativo come Logica e magia?
Nel libro ci sono dieci anni di ricerca, ma la stesura definitiva è avvenuta abbastanza velocemente, in circa tre mesi. Ho percepito che era il momento di tirare le somme di così tanti anni di studio e così ho fatto.

Come sono andate le sue conferenze in Italia su temi tutto sommato ostici per chi non ha una vasta cultura nel campo? L’ultima dove l’ha tenuta? Progetti per il futuro?
Guardi, in realtà la partecipazione del pubblico è sorprendente. Mi è capitato di parlare di questi temi dinanzi a decine, a volte centinaia di persone. L’ultima è stata a Lecce, in Puglia. Un successo incredibile … Il pubblico ha bisogno di non sentirsi sottovalutato. Bisogna dargli il meglio. Se percepisce questo, la risposta è straordinaria e piena di gratitudine. Riguardo ai progetti: ho in cantiere un nuovo libro all’inizio del 2018 e una serie di conferenze a Parigi

Secondo lei, l’origine della vita va ricercata soltanto nella scienza o quella parte di mistero che rimane insondabile potrebbe essere attribuita a Dio, ad un dio considerato quasi una specie di “forza magnetica” che ha attratto a sè cellule, atomi di vita e l’uomo, plasmandolo a sua immagine e somiglianza?
Le rispondo come, probabilmente, le risponderebbe Della Porta. Più che sull’origine della vita, a mio avviso l’uomo dovrebbe interrogarsi con maggior forza sul ‘come’ funziona la vita. Tutti noi dovremmo interrogarci di più su questo ‘come’ della vita. Ne scopriremmo la meravigliosa bellezza, evitando risposte ‘ultime’ a domande fin troppo ‘ultime’. È questo che ci insegna la scienza. Non a negare Dio, ma a tenere a bada l’istinto dell’uomo di imporre Dio (o una qualsiasi altra idea). D’altronde, non è dalla presunzione di possedere la Verità (stavolta con la maiuscola) che nascono, anche oggigiorno, i conflitti più grandi?

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Tumore: essere forte è l’unica scelta che hai. http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/08/tumore-essere-forte-e-lunica-scelta-che-hai/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/08/tumore-essere-forte-e-lunica-scelta-che-hai/#comments Sun, 08 Oct 2017 05:00:46 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27203

“Non sai mai quanto sei forte fino a quando,
essere forte, è la sola scelta che hai.” (Cayla Mills)

Chi sono io? Una ragazza, una come tante che insegue i suoi sogni, sogni che si porta dietro ormai da un po’ e che, proprio quando stava per acchiapparli una folata di vento li ha allontanati.
Oggi, avevo voglia di raccontarvi una storia allegra e appassionata seguita da un grande lieto fine, e quale tema più avvincente di quello della lotta che ogni giorno uomini e donne intraprendono dentro e fuori di se? Ecco, mi sento egoista a pensare alla laurea proprio ora e mi sento stupida a pensare alle tante pagine di cui mi sono e continuo a lamentarmi… ma soprattutto a quanto futili possano essere alcuni pensieri nel momento in cui si ha qualcuno di importante accanto che non sta bene, come la mamma.

Si, la mia mamma ha avuto un brutto male (parlo al passato perché voglio vederlo collocato lì nel tempo) ma la parte più difficile da superare rimane sempre quella mentale, l’imparare a convivere con una malattia, il non sentirsi più invincibili come quando si era ignari del tutto, l’imparare ad affidarsi a chi ha “fatto le scuole”, che ha studiato, a “chi è bravo”, a chi freddamente ti vede esattamente come ogni altro paziente, alla gentilezza delle infermiere, a quei volontari che, con una parola dolce, cercano di accarezzarti il cuore.

E chi è accanto? Chi è accanto ha solo una possibilità: armarsi di forza, non farsi mai scorgere triste o pensieroso, essere sempre super attivo e talvolta piangere, ma di nascosto, quando tutti dormono e nessuno può sentir scendere quelle lacrime che ci rendono vulnerabili e umani… e mostrare sempre un impeccabile e forte sorriso. Ma solo lui conosce il dolore del sentirsi impotenti di fronte a parole delle quali fino a pochi giorni prima non ne conosceva nemmeno l’esistenza, come carcinoma o K (come lo si segna in campo medico), linfoadenectomia, linfo… cosa? Uh, si i linfonodi, li ho studiati tempo fa, ma cosa sono? A che servono? E cominci a smanettare tra libri delle scuole medie ed internet alla ricerca di quelle parole a te un po’ più familiari che ti permettono di capire davanti a cosa ci si trova, per non sentirsi esclusi da tutti quegli argomenti che vengono intrapresi lì, davanti ai tuoi occhi, e che per te rimangono galleggianti in aria come brutte parolacce. Ecco come ci si sente a star accanto: inutili, inetti, incapaci, indispensabili. Ma ben si sa che, quando si ha accanto qualcuno che condivide con te il tuo dolore, l’animo può superare molte sofferenze.

Parola del giorno: metastasi. Oggi sul referto della biopsia è comparsa questa nuova parola e poi ne è comparsa anche un’altra che sembrava lontana da me, o pensavo facesse parte solo di qualche film strappalacrime, chemio. Lo so, non è la prima, né sarà l’ultima persona che le va incontro ma, se non si è informati come me –che non conoscevo nemmeno la differenza tra il cancro e il tumore- è una di quelle parole che suonano più come una sentenza che come un invito alla cura e al prevenire. Ed io questo l’ho capito… ma, come reagisce chi sa di avere un male addosso? E soprattutto come reagisce se gli dicono che il tumore non è stato ben tolto e “dobbiamo nuovamente ricoverarla per persistenza K”!. Di nuovo quel K, di nuovo il verde camice del primario, di nuovo l’odore dell’ospedale e l’aumento della tensione.
E cominciano quei discorsi sul “Perché a me? Perché di nuovo a me?” e cominci a metterci in mezzo la religione, la salute, a fare paragoni. Senti le notizie al telegiornale e cerchi di incoraggiati egoisticamente guardando chi “sta peggio” e subito nasce il senso di colpa per i cattivi pensieri appena fatti, per il male che senti, per quegli occhi tristi che dall’altra parte della stanza ti cercano elemosinando conforto e incoraggiamento. Perché, in quel momento, è te che conosce e solo tu puoi darglielo.

“Signora l’importante è che se ne possa parlare!” Forse è per questo che sono qui a scrivervi della mia esperienza di figlia, così come avrei voluto che, tempo fa, qualcuno avesse fatto con me, preparandomi a quello che sarebbe stato l’iter di questi mesi, pronto con mille risposte alle mie duemila domande. Mi sentivo estranea, lontana da tutti i mali del mondo. Mi accorgo ora, che alcuni mali nascono all’interno e quando qualcuno decide di lottare e riesce finalmente a nominare la parola “tumore” molti visi intorno si illuminano con quella tipica espressione di chi sta per dire “Lo sai che anche nonna o zia o mamma lo hanno combattuto oppure lo stanno combattendo?” …allora mi chiedo perché tanta paura nel nominare un male? Perché tanto timore nel volersi esprimere invece di farsi coraggio tutte insieme in un percorso simile?
Io avrei voluto conoscere prima qualcuno che l’avesse debellato o che ci stesse combattendo, proprio per capire come comportarsi, come pensare, come potersi sentire utili, il poter imparare dall’esperienza altrui, il potersi confrontare, il poter ricevere un sostegno competente, il poter crescere anche da questo punto di vista… così che poi l’esperienza, personale e acquisita, avrebbe aiutato a far il resto.

LOTTARE: battersi per qualcosa, impegnarsi con ogni mezzo
per raggiungere uno scopo o per risolvere situazioni problematiche.

Lottare anche contro le proprie paure ma mai mollare. Questo è quello che mi hanno insegnato i miei genitori fin da piccola. E questo è stato il leitmotiv che mi spinge ad andare avanti: lottare contro un male che deve andare via.
Sicuramente non è facile affrontare avvenimenti simili, portano ad uno sconvolgimento della quotidianità, l’intera famiglia si trova ad affrontare, in maniera inaspettata, il nuovo percorso oncologico fatto di tutti quei tabù che attraversano chilometri e chilometri, da casa alla prima infusione chemioterapica. Tutto porta a farti percepire la vita in maniera diversa.

In quegli attimi di maggiore sensibilità, ti accorgi della sua bellezza, del valore dei semplici momenti, dei frangenti affettivi e relazionali, ascolti l’eco di un battito del cuore che rimbomba nelle orecchie, capisci quanto può davvero essere lunga un’attesa, capisci quanto un tumore non è solo di chi lo “ospita” ma si infiltra anche in chi, accanto, ha solo la forza di un sorriso per combatterlo.

Marica Caramia
CHI SONO

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L’eutanasia? Una sconfitta. Intervista al medico olandese Jaap Schuurmans http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/03/leutanasia-una-sconfitta-intervista-al-medico-olandese-jaap-schuurmans/ http://www.ilcofanettomagico.it/2017/10/03/leutanasia-una-sconfitta-intervista-al-medico-olandese-jaap-schuurmans/#comments Tue, 03 Oct 2017 06:00:49 +0000 http://www.ilcofanettomagico.it/?p=27127

Jaap Schuurmans, 56 anni, è un illustre medico olandese consulente nel campo delle cure palliative. Dal 1997 al 2012 è stato membro di Amnesty International. Ha studiato in Inghilterra e nei Paesi Bassi, dove ha conseguito la laurea all’Università statale di Groningen. Ha pubblicato parecchi scritti sul tema dell’eutanasia. Il suo studio si trova a Groesbeek, un paese vicino a Nijmegen, con 3000 pazienti. Il salotto di casa sua è dominato da una grande e bella scultura che rappresenta Caronte, l’ “orrendo nocchiero” mitologico (come viene descritto da Virgilio nell’Eneide) che trasportava le anime dei morti da una riva all’altra del fiume Acheronte: “con gli occhi di bragia” (Dante). Nella foto qui sopra.

Olanda. Una bella immagine simbolica creata dal Dottor Schuurmans su una sua scultura, che ben delinea il tema dell’intervista.

Con lo sguardo rivolto a questa immagine simbolica, cominciamo l’intervista attuata la scorsa estate nel suo studio proprio su un argomento che fa tanto discutere, in un confronto iniziato su punti di vista diversi. Ma alla fine, dopo 3 ore di dialogo, una sorpresa..che non anticipo: a conferma che spesso attraverso il dissenso nasce il consenso. O, almeno, si aprono nuovo spunti di riflessione.

Dottor Schuurmans, lei è un collega e amico dello psichiatra Dottor Boudewijn Chabot, le cui recenti esternazioni sulla legge per l’eutanasia ed il suicidio assistito, in prima istanza appoggiata, ora criticata, hanno provocato molte polemiche. Più di 20 anni fa, ancor prima dell’entrata in vigore della suddetta legge, fu proprio lui ad aiutare una donna di 50 anni, sana, a suicidarsi: subito si autodenunciò. Può spiegarci Lei che cosa è successo?
Per quanto riguarda il passato vorrei chiarire che il dottor Boudewijn Chabot è sempre stato a favore dell’autonomia del paziente nel decidere sulla fine della propria vita, di cui deve esserne il regista: senza chiedere aiuto ad altri. Infatti lui stesso ha dichiarato che, se potesse tornare indietro, non rifarebbe più quello per cui fu “giudicato colpevole, ma non condannabile”. Il problema è che sempre più questa “autonomia” è stata lasciata in mano ai medici, il cui scopo, invece, è quello di curare il malato. Tanto che con il passare degli anni noi medici ci siamo sentiti sotto pressione, abbandonati a noi stessi nel momento in cui dovevano fare scelte tanto importanti come quella di porre fine alla vita di un paziente che chiedeva l’eutanasia. Lui ha criticato il fatto che questa legge ha cambiato il suo percorso iniziale, non tenendo più conto della reale valutazione della terminologia “dolore insopportabile”, che varia da persona a persona e che si deve cercare di alleviare con le cure palliative, senza ricorrere subito all’eutanasia, come sempre più sta accadendo. Infatti i casi di eutanasia sono aumentati notevolmente nel corso degli anni. Ma soprattutto, non si può estendere ai malati di Alzheimer, ai dementi, a persone affette da disturbi psichiatrici, la cui soglia del dolore e di sofferenza duratura ed insostenibile è difficile da stabilire. Senza contare che ci sono vari gradi di demenza; non è tutto bianco o nero.

Olanda 2017. Il dottor Schuurmans durante l’intervista, in un momento di pausa, necessaria dopo due ore; soprattutto dopo due ore di riflessione su un tema tanto importante e gravoso.

Per questo avete fatto un annuncio sui giornali e indetto una petizione perchè i medici si rifiutino di applicare l’eutanasia a dementi e depressi?
Sì, ci opponiamo a questa pratica che colpisce un gruppo di persone indifese ed inermi. Inoltre molti malati, affetti anche da altre patologie, se la loro richiesta di eutanasia non viene accolta, si rivolgono alla Levenseindkliniek, la Clinica per la fine della vita (attiva dal 2012). Il problema è che là non informano e non insistono abbastanza sulle cure alternative, su colloqui con uno psichiatra; colloqui che, quando vengono fatti, durano comunque troppo poco. Ci vogliono molte sedute per capire a fondo i problemi di un paziente. In questo modo per il medico l’eutanasia si trasforma in una routine.

Quando un malato si rivolge a lei, allora, che cosa avviene?
Mi baso sul pensiero di Cicely Saunders (1918-2005), infermiera britannica, medico e scrittrice, che ha dato vita alla diffusione degli Hospice (fondandone uno a Londra, il St Christopher), sottolineando l’importanza delle cure palliative nella medicina moderna, insieme alla psichiatra Elizabeth Kobler-Ross (fondatrice anche della psicotanatologia). In una sua pubblicazione scrisse: “si deve capire il dolore nella sua totalità e intervenire a livello globale: fisico, mentale, emozionale, sociale. E’ un lungo viaggio, da fare insieme al paziente, in una camera dove il mobile più importante non deve essere il letto ma la sedia”. Smettiamola con la frase: quando il paziente grida per il dolore… Non si deve assolutamente arrivare ad una sofferenza simile; ci sono tante medicine per alleviare il dolore! Tanti mezzi per aiutare il paziente a morire senza quei disturbi che lo angosciano tanto, come il timore di soffocare: per esempio farmaci che rallentano la salivazione, farmaci (molto conosciuti e comuni) da inserire sottopelle contro il male , un cerotto da mettere dietro le orecchie. Sa qual è il problema vero? Che da noi si è cominciato troppo tardi (solo alla fine degli anno 90) a parlare di cure palliative, alla possibilità di creare degli Hospice dove i malati possono morire di morte naturale nel miglior modo possibile, in pace, “tranquillamente”. Mentre in Inghilterra hanno iniziato negli anni 60.

Quindi dalle sue parole mi pare di capire che anche lei stia facendo marcia indietro…Secondo quanto mi ha appena detto, allora, la legge sull’eutanasia non avrebbe ragione di esserci.
Non è una questione di retromarcia, di essere pro o contro l’eutanasia: bensì di sfumature. Soprattutto di comunicazione con il paziente. Non dimentichiamo che il 95% delle morti in Olanda avviene naturalmente, senza eutanasia! Una ragione in più, pensando all’altro 5%, per ottimalizzare l’assistenza al malato nel suo sia pur difficile percorso verso la fase finale, per evitare interventi estremi. Ma da subito! Non dopo, quando non la sopporta più! Si deve intervenire immediatamente. Nel 2030 il numero dei sessantacinquenni e oltre salirà , secondo le aspettative, a 4 milioni: circa un quarto di tutta la nostra popolazione. Come disse il filosofo René Gude, “noi viviamo non solo più a lungo, ma muoriamo anche più a lungo…”. Lo spettro delle cure palliative va ampliato, amplificato ed addirittura anticipato nel caso di anziani con complessi disturbi legati all’invecchiamento. Non bisogna pensare alle cure palliative soltanto nella fase terminale! In questo modo si allenta lo stress, non solo per il paziente ma anche per tutta la sua famiglia: e per il medico, che, ripeto, non va lasciato in solitudine, come avviene adesso, di fronte a decisioni tanto importanti sulla vita e la morte di un essere umano.

Groesbeek (Olanda). Giugno 2017. Uno dei libri pubblicati dal dottor Jaap Schuurmans, insieme a Bert Ummelen, scrittore molto attento ai problemi inerenti l’eutanasia, in fase di riaggiornamento e ristampa.

Lei ha pubblicato un libro insieme al giornalista psicologo Bert Ummelen, in cui fra l’altro cita la differenza fra sedazione palliativa ed eutanasia: ce la può riassumere sinteticamente? Vorrei dirle, però, che sono rimasta scioccata, e trovo terribile il capitolo sul suicidio assistito.
So a che cosa si riferisce e capisco benissimo la sua reazione, il suo malessere, “orrore” e disapprovazione assoluta. Penso quindi di levare, nella prossima edizione, la parte a cui lei fa riferimento. Per rispondere invece alla prima domanda, riassumo, circa la sedazione palliativa:
1) con la sedazione palliativa si leva il dolore attraverso una lenta diminuzione della capacità cognitiva. Con l’eutanasia si leva il dolore ponendo fine alla vita.
2) La sedazione palliativa non accorcia la vita, l’eutanasia ovviamente sì.
3) La sedazione palliativa nella fase inziale è reversibile ( si può anche iniziare con piccole dosi, poi sospenderle, riprenderle più avanti); l’eutanasia no. E’irreversibile.

Nei suoi scritti parla dell’importanza di morire a casa propria, nel proprio letto, circondati dalla famiglia. A riguardo, come è la situazione in Olanda?
Nonostante i tre quarti degli olandesi vorrebbe morire nella propria casa, compreso i malati terminali, nel 2006, per esempio, solo il 32% ha potuto farlo. Il 27% dei malati di cancro o di altre patologie croniche è deceduto in ospedale, il 25% in case di cura, il 15% in altro luogo. Tornando all’eutanasia, chiedo spesso la consulenza di una dottoressa, Marjan Rijnbout, affidandole il “mio paziente”, perchè cerchi insieme a lui il senso della vita e la motivazione per cui l’ha perso. Oppure mi rivolgo al Dottor Uygen, che segue il malato e la sua famiglia; perchè la cultura familiare è molto importante, anche a livello di sensibilizzazione, di aiuto ad accettare la morte come una logica conclusione della vita o comunque come una parte di essa, a qualsiasi età arrivi. La cultura “dietro” ogni uomo va analizzata e la famiglia coinvolta, anche quando precedentemente non vi è stato dialogo su questi temi esistenziali.

Giugno 2017 Il dottor Jaap Schuurmans dopo l’intervista nel suo studio a Groesbeek, un paese vicino a Nijmegen, davanti ad una sua scultura.

A proposito di morte nella propria casa, che cosa pensa del bimbo di dieci mesi, di cui si è parlato tanto nei mesi scorsi, Charlie Gard, a cui si voleva “ staccare la spina” negandogli persino il diritto di morire a casa propria? Charlie Gard ora è morto, purtroppo, ma le polemiche sono continuate. Idem per il ragazzino olandese di 12 anni affetto da un cancro al cervello, a cui la corte d’appello di Amsterdam ha permesso di decidere di rifiutarsi di sottoporsi alla chemioterapia.
Penso che sia triste che in questi casi debba intervenire un giudice. Olanda ed Inghilterra si assomigliano su questo piano: entrambi si affidano alla giustizia. Soprattutto, come nel caso di Charlie, quando viene coinvolto un bambino, a sua tutela, affinchè non vengano continuate sofferenze o attuate sperimentazioni di cure che gli specialisti giudicano inutili: indipendentemente dal volere dei suoi genitori. Non conosco il dossier medico del piccolo Gard per dare un giudizio approfondito ma posso affermare che non trovo giusto che gli abbiano negato la possibilità di morire naturalmente nella sua casa, nella culla preparata dai genitori per lui.

E del caso di Fabo, un italiano che è andato in Svizzera per morire (e non solo lui) che cosa ne pensa?
Assurdo! Un vero turismo della morte! Il malato va curato a casa sua, senza farlo soffrire in solitudine e penosamente: i mezzi ci sono, ripeto, a livello palliativo, psicologico, assistenziale.

Scusi se insisto per un parere chiaro, ma allora la legge sull’eutanasia in Olanda, di cui lei è stato un sostenitore, si poteva evitare?
Se prima fossero esistite delle alternative, come ci sono ora… sì, penso di sì.

Ancora una bella immagine del dottor Schuurmans nella sua abitazione in Olanda.

Mentre voi state esaminando che cosa è andato male nell’applicazione della vostra legge, nel frattempo in Italia si sta considerando proprio la possibilità di introdurre una legge per l’eutanasia. Che consigli potrebbe darci a riguardo?
E’ difficile dare consigli, in un Paese dove la morte è ancora un tabù e soprattutto su temi tanto delicati. Tuttavia, basandomi sulla nostra lunga esperienza direi che, piuttosto che pensare ad una legge, sarebbe importante che in Italia si approfondisse il tema dal lato etico, morale: si sostenesse il medico nel suo ruolo di appoggio al paziente ma anche nella sua preparazione scientifica. Tutto ciò, lo ribadisco, non deve avvenire alla fine della vita: è fondamentale cominciare a curarlo in anticipo, nel giusto modo e con i mezzi più appropriati per lenire i dolori legati alla sua patologia, o ad altri sintomi a livello terminale che provocano tanta paura (come il timore di morire soffocato, appunto). Torniamo quindi al concetto di intervento globale, sul piano emozionale, di cultura della morte, familiare, umano, di conoscenze mediche, piuttosto che eutanasistico. E’ necessario che il medico non arrivi troppo tardi a trovare la medicina giusta. Fatto questo, non serve l’eutanasia e quindi neanche una legge per “regolarla”.

Vorrei terminare questa interessante ed illuminante intervista, lasciandole l’ultima parola. Termini lei questa frase: eutanasia è…..
Eutanasia è una sconfitta. E’ “un angelo” (il medico) che arriva… e ti strozza.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Il servizio fotografico è di Hans Linsen.
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Questo mio articolo è uscito in versione ridotta il 21 settembre 2017 nel quotidiano nazionale AVVENIRE. Ecco il link.
Questa (in alto) è la versione integrale in cui riporto tutta la nostra intervista.

Vi segnalo inoltre un’altra importante intervista fatta, sempre per Avvenire, ad un anestesista olandese molto conosciuto, il professor Ben Crul, che applica cure palliative anche con un sistema speciale per non sentire più alcun dolore, soprattutto utile per i malati di cancro. Cliccate su questo link.

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