Posts Tagged ‘Namibia’

Il Cervino d’Africa

mercoledì, novembre 22nd, 2017

Spitzkoppe

Anche in Africa si può scalare il Cervino.
A dire il vero il nome del monte è Spitzkoppe, ma è anche chiamato il Cervino della Namibia per la sua conformazione che ricorda molto il nostro monte alpino.
Alto 1728 m sul livello del mare, il monte si erge, però, solo 700 m dalla pianura del Namib Desert.
È parte di una struttura granitica, nata più di 700 milioni di anni fa, che comprende anche vette di minore altezza.

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Gli Himba e le cascate Epupa in Namibia

giovedì, dicembre 22nd, 2016

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Gli Himba hanno la medesima origine etnica degli Herero, etnia pastorale arrivata nel Kaokoland, nel nord della Namibia al confine con l’Angola, nel 16° secolo.
Mentre la maggioranza degli Herero continuò in seguito la migrazione verso sud, una parte restò; attorno alla metà dell‘800, essi furono vittime di scorrerie di predatori Nama che li derubarono, progressivamente, di quasi tutto il bestiame.
Molti di loro fuggirono oltre il fiume Kunene in quella che ora è l’Angola. Qui, privati di quasi tutto e ridotti allo stato di cacciatori-raccoglitori, furono costretti a mendicare ospitalità e sostentamento; per questo furono chiamati, dalle popolazioni locali, Ovahimba (mendicanti).

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Il mistero della «Dama Bianca» dei monti Brandberg

mercoledì, giugno 22nd, 2016

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White Lady

«Quando verrà a visitare la nostra Dama Bianca dei Brandberg?».
Così, si narra, nei primi anni ’40 del secolo scorso J. Smuts, Primo Ministro della Repubblica del Sud Africa, invitò l’abate Henry Breuil a visitare la famosa pittura rupestre nei monti Brandberg, in Namibia, che allora era governata dai sudafricani.
Breuil (1877-1961), archeologo e antropologo francese, fu uno dei massimi studiosi di arte rupestre al mondo.
Egli passò diversi anni nell’Africa del sud compiendo studi sulla ricca arte rupestre; riguardo alla Dama Bianca commise, però, un errore d’interpretazione.

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Swakopmund, il paesaggio lunare e l’eccidio di otarie a Cape Cross in Namibia

sabato, aprile 23rd, 2016

Palazzo Hohenzollern, 1906

Swakopmund

Swakopmund è una delle più apprezzate destinazioni turistiche della Namibia: sia la città, con i suoi palazzi di stile coloniale, sia i dintorni sono meta di turisti di tutte le età.
È singolare entrare in un ristorante di Swakopmund e trovare, tra i piatti elencati nel menu, lo stinco di maiale, i wurstel con crauti, il polpettone e così via (tutti, peraltro, molto ben cucinati) accompagnati da una buona birra locale.
È ancor più singolare che il cameriere si rivolga a noi in tedesco; poiché moltissimi turisti giungono dalla Germania per visitare quella che fu una sua colonia in Africa, il tedesco è ancora parlato.
Una piacevole sorpresa è la vasta collezione di torte e pasticcini, di tradizione germanica, del Café Anton.

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Edifici ben conservati

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La foresta pietrificata e altre mete in Namibia

giovedì, luglio 23rd, 2015

Tronco fossilizzato

Chi ha letto alcuni dei miei precedenti resoconti di viaggio ha potuto capire che la Namibia è uno dei paesi capaci di stupire continuamente il viaggiatore.
Deserti sabbiosi si alternano a lande rocciose, profonde gole e pianure infinite.
Il paesaggio offre un continuo variare di sfumature di colore a seconda dei luoghi e del momento della giornata.
Sostare, spegnere il motore ed ammirare il paesaggio nel silenzio quasi assoluto, è un’esperienza che ritengo tonificante.
Il cielo terso ed azzurro e un orizzonte apparentemente senza confini generano la sensazione di completa libertà (la Namibia ha una superficie circa 3 volte quella dell’Italia ed una popolazione attorno ai 2 milioni di abitanti).
In questo breve articolo vi descriverò altre bellezze naturali che ritengo valga la pena di visitare; alcuni di questi luoghi sono monumenti nazionali.
Le distanze sono misurate su strada (asfaltata o pista agevole).

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Due uomini nel deserto (per non parlare del cane)

martedì, aprile 21st, 2015

Territorio aspro, selvaggio ma affascinante

La citazione adattata del titolo del romanzo di Jerome K. Jerome «Due uomini in barca (per non parlare del cane)» mi sembra adatta per introdurre il racconto della fuga di due amici e del loro cane in una zona desertica della Namibia per evitare la prigione.
Non un romanzo d’avventure ma una storia vera narrata in un libro da uno dei protagonisti.
Henno Martin e Hermann Korn erano due geologi tedeschi impiegati nell’ex Africa occidentale tedesca (odierna Namibia) amministrata, dopo la prima guerra mondiale, dal Sud Africa.

Nel 1940, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, il governo sudafricano, iniziò ad internare i cittadini di origine tedesca nei campi di concentramento.
Martin e Korn, contrari alla guerra, non avevano intenzione di farsi internare né di aver parte in quello che essi definivano un suicidio di massa di popolazioni civilizzate.
Erano quindi, come Martin scrive, «determinati a mantenere la nostra neutralità e a difendere la nostra indipendenza per quanto in nostro potere».
Una notte, seduti sui gradini di casa, ricordarono le parole che, per gioco, si dissero tempo prima: «se la guerra verrà, la passeremo nel deserto!».

Affascinati dall’idea iniziarono immediatamente i preparativi per e vivere nel deserto fino alla fine degli eventi bellici.
Non potendolo abbandonare, decisero di portare con loro il cane Otto.
La loro meta era una zona arida priva di strade e disabitata lungo il canyon del fiume Kuiseb, a circa 150 km in linea d’aria a Sud-Ovest dalla capitale Windhoek.
Caricarono il furgone di servizio con i loro averi e notificarono alla polizia che sarebbero andati, per lavoro, a Karibib città a Nord-Ovest della capitale. Vi giunsero, si fecero vedere ma poi, di notte, partirono per l’avventura.

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L’incomparabile spettacolo dell’alba a Sossusvlei, in Namibia

domenica, marzo 22nd, 2015

Sossusvlei

Sossusvlei (coordinate S24 44.442 E15 17.285)

Si deve partire dal campeggio di Sesriem quando è ancora buio per giungere all’alba a Sossusvlei che si trova ad una sessantina di chilometri. La strada è asfaltata fino a un parcheggio ove, chi non possiede un buon fuoristrada, può utilizzare un servizio navetta: l’ultimo tratto è, infatti, una pista sabbiosa che noi abbiamo potuto percorrere con la nostra Land Rover Defender.
Sossusvlei (stagno senza uscita; vlei in Afrikaans significa pozza, stagno, acquitrino), Deadvlei (stagno morto), Hiddenvlei (stagno nascosto) sono piccole spianate di argilla e sale circondate da alte dune.
Fanno parte del Parco Nazionale Namib-Naukluft della Namibia e sono tra i luoghi più visitati dell’Africa meridionale .

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La maestosità del Fish River Canyon e del Cratere Messum in Namibia

domenica, gennaio 25th, 2015

Panorama dall’osservatorio

FISH RIVER CANYON

Alcuni sono stati ritrovati esausti ma ancora vivi, di altri, come un turista tedesco scomparso nel settembre 2005, si è persa traccia.
Il Fish River Canyon non perdona l’imprudenza di chi vi si avventura senza esperienza.
Esso si trova nel sud della Namibia, è percorso dal fiume Fish ed è considerato il secondo canyon più grande al mondo dopo il Grand Canyon americano.
Grandiosi sommovimenti tellurici, centinaia di milioni di anni fa, hanno fratturato la crosta terrestre ed il fiume vi ha scavato la profonda e tormentata gola che si estende per circa 160 km con una larghezza che può raggiungere più di 20 Km e una profondità che, in alcuni punti, supera i 500 m.
Per la maggior parte dell’anno il fiume è in secca, ma vi sono pozze d’acqua semipermanenti che garantiscono la sopravvivenza di flora e fauna; durante la stagione delle piogge, da Gennaio ad Aprile, il Fish può divenire impetuoso.
A causa del caldo e della possibilità di piogge improvvise, il trekking è permesso solo da maggio a settembre (mesi secchi e freschi). Per ridurre al minimo le possibilità d’incidenti il rilascio del permesso è soggetto a stretta regolamentazione.
La lunghezza del percorso di trekking completo è 86 km con un tempo di percorrenza di 5 giorni.
Il punto panoramico principale si trova nel parco Ais-Ais ed è raggiungibile tramite un’agevole strada sterrata.
Da qui si può ammirare, per qualche chilometro, lo snodarsi sinuoso del fiume con anse così strette che neppure un serpente potrebbe formare.
Mia figlia ha definito il Fish River Canyon maestoso, liberatorio e colorato.
Quando le ho chiesto perché lo definisse liberatorio, mi ha risposto che, venendo da un mondo condizionato da traffico, affollamento, inquinamento, regole e abitudini (viveva già in Italia), l’essere davanti a quello scenario le dava un senso di liberazione e di nostalgia per gli anni africani.
Come non essere d’accordo?

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Viaggio alla città fantasma di Pomona e all’arco naturale Bogenfels, in Namibia

lunedì, dicembre 8th, 2014

Immaginate di camminare su un terreno ghiaioso o sabbioso e di scorgere, improvvisamente, un sassolino sfaccettato di colore opalino: lo mettete in tasca perché vi piace e lo portate a casa.
Un giorno un amico, che vi è venuto a trovare, vede il sassolino in mezzo ad altri sulla vostra libreria e vi chiede: dove hai trovato questo diamante grezzo?

Quanto raccontato in questo immaginario episodio non è molto distante da quello che è realmente successo agli inizi del secolo scorso.
Infatti, la scoperta dei diamanti attorno alla città di Luderitz, nell’Africa occidentale tedesca (odierna Namibia) fu fatta per caso nel maggio 1908 quando un operaio namibiano delle ferrovie (Zacharia Lewala) portò una strana pietra raccolta lungo la ferrovia a un suo superiore, August Stauch.
Questi, avendo identificato la pietra come diamante grezzo ottenne, assieme ad un amico esperto minerario e senza pubblicizzare la scoperta, la concessione mineraria per quell’area. In seguito, mentre ispezionavano una zona a sud della città, s’imbatterono, in una valle, si accorsero di camminare sopra un “tappeto” di diamanti grezzi. Inutile dire che i due divennero ricchissimi.
Il governo tedesco dichiarò in seguito una vasta area “Diamantensperrgebiet” (territorio diamantifero proibito) disciplinando e limitando le concessioni per l’estrazione.
Il territorio proibito (26.000 Km2), che fu in seguito proclamato Parco Nazionale (ma attività escavative permangono tuttora), si estende dal confine sud del Namib Naukluft Park (che comprende l’area dei cavalli selvaggi di Garub) sino alla foce del fiume Orange che segna il confine con il Sud Africa.

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Viaggio in Namibia nella Costa degli Scheletri

lunedì, ottobre 20th, 2014

Testo e foto di Mauro Almaviva

Relitto della Benguela Eagle

I Bushman l’hanno chiamata: “La terra che Dio creò mentre era arrabbiato”.
Questa terra, che comprende il tratto del deserto della Namibia (Namib Desert) dal fiume Kunene a nord (che segna il confine con l’Angola) e il fiume Swakop a sud (circa 750 km), è oggi conosciuta come Skeleton Coast (Costa degli Scheletri).
Il sinistro nome evoca storie della filibusta: navi depredate e abbandonate alla deriva e tesori nascosti vegliati da scheletri di pirati in un ambiente immerso in un’angosciante bruma.
In realtà gli scheletri da cui il nome, sono i relitti delle numerose navi naufragate lungo la costa o i resti di balene spiaggiate o uccise nei secoli scorsi dai cacciatori.
Il mare, in questa zona, è, infatti, estremamente pericoloso per la navigazione sia per le forti onde create dalla corrente del Benguela, sia per la presenza di banchi sottomarini “mobili” formati dalla sabbia costiera trasportata dal vento.
A ciò si aggiunge la frequente, densa, nebbia. E’ praticamente impossibile approdare senza schiantarsi.
Tutta la costa atlantica della Namibia e del Sud Africa è, però, rischiosa e a migliaia si contano i naufragi.

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