Posts Tagged ‘Africa’

Alla ricerca delle miniere d’oro perdute dello Swaziland: antiche tragedie e nuove prospettive

domenica, ottobre 25th, 2015

Minatori, fine ‘800 (Archivio Storico Digitale dello Swaziland)

Le foglie di un arbusto cresciuto davanti all’ingresso della galleria del “livello 4” della miniera d’oro “Daisy” (risalente alla fine del 19° secolo e abbandonata da ottanta anni) si muovevano a indicare presenza di corrente d’aria. Il pertugio lasciato dallo smottamento dell’ingresso era però troppo piccolo da permetterci l’accesso: abbiamo dovuto aprire un passaggio sufficiente a entrare carponi.
La galleria in sé era alta non più di 160 cm per cui eravamo costretti a procedere curvi.
Nell’immaginario collettivo le miniere sono invase da pipistrelli aggressivi, puzzano di muffa e legno stantio, trasudano acqua, radici di alberi penzolano dal soffitto.
Non è sempre così e dopo aver esplorato una cinquantina di gallerie in venti miniere, mi sento in obbligo, per sfatare l’ingiusta nomea dei pipistrelli, di testimoniare che essi ci ignoravano oppure, spaventati, ci frullavano intorno alla ricerca dell’uscita e noi, per agevolarli, ci siamo spesso abbassati per lasciare loro il passaggio.
In alcune occasioni abbiamo notato, con una certa apprensione, piccole radici scendere dalla volta delle gallerie, segno che la roccia sopra di noi non era molto compatta (le radici degli alberi possono infilarsi nelle crepe e frantumarla).
Daisy (Margherita), nel nord dello Swaziland, fu la prima miniera che esplorammo e l’alone di mistero che la circondava ci rese particolarmente inquieti mentre avanzavamo lentamente con molta attenzione.
Perché questa miniera fu, apparentemente, teatro di una tragedia.

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Visitare la valle dei babbuini e la valle della desolazione (Sud Africa): esperienze indimenticabili

mercoledì, settembre 23rd, 2015

BAVIAANSKLOOF (VALLE DEI BABBUINI)

Visitare o solo attraversare Baviaanskloof (in Afrikaans Valle dei Babbuini) nella provincia di Eastern Cape in Sud Africa, sono esperienze memorabili.
Tanto memorabile è stato per noi che ricordiamo ancora la data: 16 Ottobre 2008.
Avevamo pernottato al Kudu Kaya Chalet, all’imbocco della valle e la pioggia caduta tutta la notte ci aveva impensierito, visto che avremmo dovuto guadare alcune volte il fiume Baviaanskloof e passare circa 25 “low level bridge” (bassi e corti ponticelli in cemento che, in caso di piogge intense, sono sommersi dal fiume).
Per fortuna alle 7 del mattino, il cielo si era rischiarato e, anche se restava di un grigio poco rassicurante, aveva cessato di piovere. Decidemmo, quindi, di arrischiare.
Giunti al primo guado (lungo 100 m circa) abbiamo dovuto scegliere se tentare l’attraversamento o tornare indietro: la giornata grigia e la torbidità rendevano, infatti, impossibile valutare la profondità dell’acqua (l’attraversamento di Baviaans è consigliato ai veicoli 4×4 o 4×2 molto alti sul terreno).
La nostra Defender diesel era alta e munita di “snorkel” (prolungamento dell’aspirazione dell’aria) per cui ci siamo avventurati nel fiume lentamente e a velocità costante.
L’acqua, ci arrivava alle portiere ma il passaggio è stato agevole data anche la bassa velocità della corrente.
Per fortuna i successivi attraversamenti sono stati più facili e, rilassati, siamo entrati nella parte dei viaggiatori curiosi.

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La foresta pietrificata e altre mete in Namibia

giovedì, luglio 23rd, 2015

Tronco fossilizzato

Chi ha letto alcuni dei miei precedenti resoconti di viaggio ha potuto capire che la Namibia è uno dei paesi capaci di stupire continuamente il viaggiatore.
Deserti sabbiosi si alternano a lande rocciose, profonde gole e pianure infinite.
Il paesaggio offre un continuo variare di sfumature di colore a seconda dei luoghi e del momento della giornata.
Sostare, spegnere il motore ed ammirare il paesaggio nel silenzio quasi assoluto, è un’esperienza che ritengo tonificante.
Il cielo terso ed azzurro e un orizzonte apparentemente senza confini generano la sensazione di completa libertà (la Namibia ha una superficie circa 3 volte quella dell’Italia ed una popolazione attorno ai 2 milioni di abitanti).
In questo breve articolo vi descriverò altre bellezze naturali che ritengo valga la pena di visitare; alcuni di questi luoghi sono monumenti nazionali.
Le distanze sono misurate su strada (asfaltata o pista agevole).

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Viaggio in Swaziland

martedì, giugno 23rd, 2015

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Le verdi montagne dello Swaziland

Forse perché ci ho vissuto per molti anni, lo Swaziland occupa un posto importante nel mio cuore.
Pochi, in Italia, conoscono il paese e credo che la maggior parte di essi tragga informazioni dagli articoli che appaiono talora sui nostri giornali e che travisano un’antica cerimonia.
Il regno dello Swaziland ha una superficie più o meno uguale a quella del Lazio con una popolazione di poco più di un milione di abitanti (di cui oltre il 70% vive in zone rurali) composta quasi totalmente da una sola etnia: gli Swazi, un popolo di antiche tradizioni guerriere. Essi erano secondi, fino all’avvento del colonialismo, solo agli Zulu (da pronunciare senza accento sull’ultima u).

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Due uomini nel deserto (per non parlare del cane)

martedì, aprile 21st, 2015

Territorio aspro, selvaggio ma affascinante

La citazione adattata del titolo del romanzo di Jerome K. Jerome «Due uomini in barca (per non parlare del cane)» mi sembra adatta per introdurre il racconto della fuga di due amici e del loro cane in una zona desertica della Namibia per evitare la prigione.
Non un romanzo d’avventure ma una storia vera narrata in un libro da uno dei protagonisti.
Henno Martin e Hermann Korn erano due geologi tedeschi impiegati nell’ex Africa occidentale tedesca (odierna Namibia) amministrata, dopo la prima guerra mondiale, dal Sud Africa.

Nel 1940, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, il governo sudafricano, iniziò ad internare i cittadini di origine tedesca nei campi di concentramento.
Martin e Korn, contrari alla guerra, non avevano intenzione di farsi internare né di aver parte in quello che essi definivano un suicidio di massa di popolazioni civilizzate.
Erano quindi, come Martin scrive, «determinati a mantenere la nostra neutralità e a difendere la nostra indipendenza per quanto in nostro potere».
Una notte, seduti sui gradini di casa, ricordarono le parole che, per gioco, si dissero tempo prima: «se la guerra verrà, la passeremo nel deserto!».

Affascinati dall’idea iniziarono immediatamente i preparativi per e vivere nel deserto fino alla fine degli eventi bellici.
Non potendolo abbandonare, decisero di portare con loro il cane Otto.
La loro meta era una zona arida priva di strade e disabitata lungo il canyon del fiume Kuiseb, a circa 150 km in linea d’aria a Sud-Ovest dalla capitale Windhoek.
Caricarono il furgone di servizio con i loro averi e notificarono alla polizia che sarebbero andati, per lavoro, a Karibib città a Nord-Ovest della capitale. Vi giunsero, si fecero vedere ma poi, di notte, partirono per l’avventura.

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I cavalli selvaggi di Garub in Namibia

martedì, settembre 23rd, 2014

Foto Mauro Almaviva. Garub, Namibia

Uno degli incontri più inattesi che può capitare al viaggiatore che si sta recando, su strada, a Lüderitz (in Namibia), è quello con i cavalli selvaggi di Garub.
Di per sé un incontro con dei cavalli, sia pur selvaggi, non rappresenta, in genere, un avvenimento sensazionale; ma in questo caso c’è una buona ragione per renderlo degno di menzione.

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Terrore per il virus Ebola. Fra Fiorenzo, l’ospedale Saint Jean de Dieu a Tanguieta. Storia di un uomo meraviglioso.

mercoledì, settembre 3rd, 2014

Grazie a Dio ci sono ancora uomini e donne fantastici che donano la loro vita a chi soffre. Senza mai fermarsi, neanche quando sono sopraffatti dalla stanchezza, scoraggiati da eventi nefasti. Loro vanno avanti; cercano nuove cure, nuove strutture di ricovero per i loro malati, nuova energia per aiutarli. GRAZIE A DIO! Lo ripeto; grazie a Dio esistono. Uno di loro è Fra Fiorenzo Priuli.

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Editoriale di settembre. I miracoli li facciamo noi. Abbattere il muro della disperazione, innalzare quello della speranza.

lunedì, settembre 1st, 2014

Cari amici, Cofanetti magici, lettori online,

terminate (o quasi) le vacanze estive eccoci di nuovo qui con nuovi articoli e spunti di riflessione. Il primo riguarda il servizio che troverete il 3 settembre, con un’intervista ad un uomo speciale, veramente speciale: Fra Fiorenzo Priuli, da una vita colonna portante dell’ ospedale Saint Jean de Dieu a Tanguieta, in Africa, nel nord del Benin.

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EBOLA è emergenza internazionale

lunedì, agosto 11th, 2014

Cari Amici lettori,
sono fiera di annunciarvi che abbiamo un nuovo collaboratore del Cofanetto magico, un bravo medico ( guarda caso…pugliese! Come sapete io amo molto la Puglia e trovo che i pugliesi siano persone straordinarie), Alessandro Perrone. Il dottor Perrone scriverà per voi interessanti articoli come quello che vi propongo oggi su un tema di grande attualità: l’epidemia di Ebola . E’ molto importante leggerlo, anche per conoscere la storia, l’entità, e la diffusione di questo morbo.
Maria Cristina Giongo

L’epidemia di Ebola in corso in Africa Occidentale è una “emergenza di salute pubblica di livello internazionale”, lo ha stabilito l’OMS durante una conferenza stampa tenuta a Ginevra l’8 agosto 2014, tenendo conto delle possibili conseguenze di un ulteriore espansione del virus.
In Italia il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che: “…non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta a partire da posti, aereoporti e luoghi di fruizione turistica”.

Intanto cerchiamo di capire da dove e quando nasce questo virus, vediamone la sua evoluzione e consideriamo la cronostoria degli ultimi mesi.

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Duwisib, un castello medievale in una landa desolata della Namibia

domenica, luglio 27th, 2014

Foto M.Almaviva

Trovarsi di fronte ad un castello medievale in una landa desolata dell’Africa, è un avvenimento insolito anche per viaggiatori come me, usi a tutte le sorprese.
Il castello si trova in una zona semiarida e collinosa del sud della Namibia 70 km a sud-ovest della cittadina di Maltahohe.
La storia del castello e di chi lo fece costruire e lo abitò, è avvincente e vale la pena di raccontarla.

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