Articoli marcati con tag ‘pietro pancamo’

Poesia di marzo: “Formule di parole”

venerdì, 27 marzo 2015

Jusepe de Ribera, Il sogno di Giacobbe

 

L’alchimia della poesia domina incontrastata in Formule di parole: i sogni fanno da schermo alla notte e permettono la metamorfosi. Proprio nel sogno avviene la metamorfosi e il ribaltamento: è la sabbia del deserto che rimanda il calore al sole/vita e non viceversa. (continua…)

Poesia di febbraio: “Gioachino”

sabato, 28 febbraio 2015

Gustave Doré, Torrente di montagna all’imbrunire

 

La metafora del crepuscolo, luogo comune (usato consapevolmente come indica la sottolineatura del “si sa”) della vecchiaia e della vita che muore, diventa qui spunto per un personalissimo e affettuoso sguardo su Gioachino. L’enumerazione uno, due, tre… è meccanismo retorico di distanziazione dall’oggetto analizzato, ma nello stesso tempo è indice di tensione emotiva fatta di attenzione e cura amorevole per il mondo del vecchio. (continua…)

La filastrocca cordiale di gennaio

mercoledì, 28 gennaio 2015

Londra: il palazzo di Westminster e la torre del Big Ben

 

Per iniziare il 2015 nel segno del sorriso (un sorriso beneaugurante e rilassato), oggi vi propongo una mia filastrocca simpatica e cordiale, anche se (che disgrazia!) alquanto modesta nello stile. L’ho redatta in due lingue differenti, a dire il vero, e devo ammettere una cosa: la versione inglese, che peraltro è in prosa e pervasa tutta quanta da un ritmo ben costante (o forse neanche un po’), si rivela assai migliore (senza dubbio e senza ma) del testo originale (ovviamente in italiano). Chissà… magari trasloco a Londra, quest’anno. :-)

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Poesia di dicembre: “Sui vetri appannati”

sabato, 27 dicembre 2014

L’adorazione dei Magi del Beato Angelico e di Filippo Lippi

 

La Terra è un mondo alla giornata nel quale, ogni dicembre, si registra un aumento esponenziale della “natalità”: cioè la propensione (puntualizzo all’istante, per evitare malintesi) a comportarsi bene, come adorabili (dai Magi?) frugoletti od angelici (divin?) pargoletti e a compiere intanto nobili gesti di cortesia se non generosità, coi quali rallegrare il cuore del prossimo nostro, testimoniandogli fra l’altro una solidarietà sia festosa che festiva. (continua…)

Poesia di novembre: “Somiglianze”

giovedì, 27 novembre 2014

 

Somiglianze associa in una similitudine macrocosmo e microcosmo: natura e uomo. Di notte l’uomo e le cose create dall’uomo, come bambini, sono cullati da un manto di stelle, come da una avvolgente ninnananna materna. Non di rado Pietro Pancamo ci dà poesia cosmica, a volte più filosofica e leopardiana, a volte più pascoliana, anche nel lessico e nella poetica dello stupore “fanciullino”, come in Somiglianze, dove il paese/fagotto evoca la tenerezza di qualcosa di fasciato, infante da proteggere; (continua…)

Poesia di ottobre: “Spiegazione di un giorno”

lunedì, 27 ottobre 2014

La vecchiaia

 

Spiegazione di un giorno introduce il volumetto Manto di vita di Pietro Pancamo, quasi a sottolinearne il tema: il dispiegamento di un giorno frantumato contro cui, con scherno, si scagliano i lazzi di sdegno della Notte, vera regista della vita. Il riferimento al dato autobiografico o l’attenzione al particolare non sono una trappola per Pancamo. Il compiacimento autoreferenziale non lo riguarda. (continua…)

Poesia di settembre: “L’ispirazione”

sabato, 27 settembre 2014

 

Visto che in verità ve l’ho già descritta in qualche post dell’anno scorso, la mia vita eremitica fra boschi e rime, oggi mi limiterò semplicemente ad aggiungere che a volte la mia solitudine è forzata, quindi gravosa (a ogni modo –come recita, o quasi, il celebre adagio– “meglio single che male accompagnati”); in altri casi è invece molto più gradita e luminosa, tanto che si trasforma addirittura nella mia base operativa, nel mio quartier generale o, se vogliamo, in un classico laboratorio per esperimenti di chimica, pieno ovviamente di alambicchi gorgoglianti, in cui ricombinare e far reagire i miei versi, fino a sintetizzare un nuovo composto (pardon… componimento). (continua…)

Poesia di giugno: “Vecchiaia: canto di un barbone errante della discarica”

venerdì, 27 giugno 2014

Fotografia (modificata) di Thehero

 

Non è difficile accostare ogni poesia che sappia guardare al dolore al grande modello leopardiano. Pietro Pancamo stesso dichiara il riferimento a Leopardi nel titolo di Vecchiaia: canto di un barbone errante della discarica. Canto di marginalità metropolitana, tra rifiuti, fetori e speranza di riciclaggio, per l’immissione in un nuovo ciclo di vita. Nella discarica l’accumulo di rifiuti rimanda metonimicamente alle società opulente: qui tutto è scompagnato, e l’usura produce smog sinestetico: lo senti sulla pelle oltre che con l’olfatto, quando in estate genera nel degrado e nel fetore storie di ordinaria follia. Ma forse proprio nel riciclaggio questa umanità emarginata vede una speranza.

Marisa Napoli
CHI SONO

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Poesia di maggio: “Io adesso festeggio”

martedì, 27 maggio 2014

 

Siccome oggi tutto ruota, in sostanza, attorno agli impegni quotidiani che ci spettano d’ufficio (siano essi piacevoli o seccanti), ecco che la giornata è divenuta il metro imprescindibile, che usiamo automaticamente e d’istinto per misurare la nostra vita, ma anche l’entità dei nostri sentimenti. I quali –battaglieri al massimo durante le ore lavorative, in quanto esasperati dalle lotte e dai duelli che spesso ingaggiamo per emergere ed imporci– si calmano soltanto di sera, quando per fortuna ci è concesso, nell’intimità della famiglia e del riposo, un minimo di sollievo sia dalla competizione che dalle fatiche. (continua…)

Poesia d’aprile: “Armatura di chiave”

domenica, 27 aprile 2014

Fotografia (modificata) di Surian Soosay

 

La morte. Ammetto, cari amici, che rifletto molto su di essa; e questa mia tendenza a meditare sul destino ultimo di ciascun essere umano (ovvero la scomparsa, la dipartita, il ritorno alla cenere e alla polvere) oltre a rivelarsi comunque stemperata, nel componimento di oggi, da una chiara vena ironica e da una spiccata cadenza prosastica, affonda le radici in una mia esperienza giovanile senz’altro negativa: mi riferisco a quel periodo della mia adolescenza, durante il quale –ritrovandomi in più d’un’occasione a guardare la morte dritto negli occhi– soffrii di anoressia per circa un anno e mezzo. La guarigione che per fortuna sopravvenne a rigenerarmi, scongiurando la malattia, probabilmente la devo proprio all’ironia. Quest’ultima è secondo me un’autentica forma di coraggio, forse l’unica in grado di consolare davvero e donare la forza necessaria a tirare avanti ugualmente, nonostante le innumerevoli difficoltà della vita. (continua…)