Posts Tagged ‘pietro pancamo’

“Intervalli ardenti” (una recensione di Pietro Pancamo)

domenica, agosto 27th, 2017

«Specchio poetico. Raccolte in dialogo» (copertina)

Daniele Bottura, Intervalli ardenti, in A. Ramberti (a cura di),
Specchio Poetico. Raccolte in dialogo, Fara Editore, Rimini, 2007

 

Cari amici de «Il Cofanetto Magico»,
in calce a queste righe ecco un breve commento a mia firma, col quale intendo presentarvi Intervalli ardenti, ovvero una silloge di liriche partorita, una decina d’anni fa, dalla mente del bravo scrittore Daniele Bottura e più tardi apparsa nell’antologia di autori vari Specchio Poetico. Raccolte in dialogo.

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“Atti di devozione” (una recensione di Pietro Pancamo)

giovedì, luglio 27th, 2017

Atti di devozione (copertina)

Luigi Balocchi, Atti di devozione, Puntoacapo Editrice,
Pasturana (Alessandria), 2016

 

Mesi fa mi capitò di conoscere a Vigevano Luigi Balocchi, un romanziere che ormai da anni calcava, grazie a Mursia e Meridiano Zero, i principali palcoscenici letterari d’Italia; ebbene ricordo che diventammo subito amici e che per dimostrargli la stima sincera che nutrivo per lui, volli commentare brevemente –in un messaggio privato, che oggi ho deciso di rendere pubblico– la sua raccolta di versi Atti di devozione, data alle stampe nel 2016 dalla Puntoacapo Editrice.

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Poesia di maggio: “Fretta di lentezza”

sabato, maggio 27th, 2017

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Gli animali (perlomeno alcuni) vanno in letargo durante l’inverno. Gli uomini invece tutti quanti in estate, per un mese o più di ferie agostane, che vedono le attività lavorative, sia pubbliche sia private, cessare temporaneamente e “poltrire” non poco. Il riposo, comunque, è indispensabile dopo un anno di operosità indefessa e allora, all’insegna del motto “festina lente”, ecco qui di seguito una poesia pronta a ricordarci che concedersi una sosta, o se non altro ridurre il passo e l’andatura, è sempre il metodo migliore per “guarire” puntualmente da tutte le fatiche.

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Omaggio alle donne

lunedì, marzo 27th, 2017

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L’otto è già passato. Ma è pur sempre marzo: quindi eccomi pronto a tributare, con la breve prosa poetica che segue, un giusto omaggio a tutte le donne!

 

OGNI NODO TI SIA UN DONO

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In omaggio all’otto marzo ed in cambio del tuo cuore sempre generoso (incapace di non dare ma capace d’inondare di gioia e d’altruismo) questo, qui di getto, è il messaggio che ti offro mia donna di rifugio: “Ogni nodo ti sia un dono, si volga ogni dolore in un grido di conquista ovvero di vittoria e il freddo poi si sciolga dipanandosi in calore”.

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Poesia di febbraio: “Caro Pietro”

lunedì, febbraio 27th, 2017

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Come il testo che troverete in calce a queste righe non mancherà certo di dimostrarvi, io avevo l’abitudine, agli inizi (molto stentati) della mia carriera come poeta, di scrivermi una lettera di quando in quando per fare il punto della situazione (che, ovviamente, non era poi così allegra). Ad esempio ricordo che all’epoca soltanto la rabbia poteva isolarmi dal dolore e darmi dunque l’illusione continua che la mia testardaggine fosse coraggio, mentre la mia impazienza, autentica speranza. Ed ogni poesia, in quei giorni, altro non era che una preghiera laica sull’altare della fatica (ebbene sì, la fatica: l’unica che riuscisse ancora a conferire una parvenza di dignità ai miei tanti insuccessi).

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“I sogni del mattino” (una recensione di Pietro Pancamo)

venerdì, gennaio 27th, 2017

Copertina

Annalisa Macchia, I sogni del mattino, Ets,
Pisa, 2005

 

«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero. Perché? «Perché in sostanza», sottolineo io, «è la costante cosmogonica dell’universo, l’anima di tutto.

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Le facezie di Capodanno

martedì, dicembre 27th, 2016

Fuochi d’artificio (acquarello di Ernst Oppler)

 

Se vi state preparando per il veglione del trentuno, non dimenticate d’imparare a memoria le battute che trovate qui sotto: vi renderanno popolari fra gli altri convitati (o almeno spero) e vi consentiranno d’iniziare il 2017 con un sorriso beneaugurante. Insomma… un felice anno nuovo a tutti voi, cari amici della poesia!

P. S.: ovviamente l’autore delle battute in questione sono io. Se non dovessero piacervi, abbiate pietà e perdonatemi, vi prego!

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Poesia di novembre: “Racconto”

domenica, novembre 27th, 2016

 

Della poesia che vi propongo stavolta, e che s’intitola Racconto, si sono già occupati due critici autorevoli, che l’hanno recensita in un passato piuttosto recente, e dei quali voglio adesso citare le parole. Il primo è Luciano Troisio (novelliere e poeta della Marsilio Editori) il quale sottolinea: “Una felice caratteristica che ho immediatamente rilevato in questa lirica di Pietro Pancamo, tratta dal volumetto di versi Manto di vita (LietoColle, Como, 2005), è l’impiego straordinario della similitudine, che lancia al lettore sciabolate fulminee, ma anche avvolgenti trattenute delicatezze.

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Poesia di ottobre: “Il televisore apatico” (ovvero “Guardando gli Europei”)

giovedì, ottobre 27th, 2016

 

Ditemi se non è vero: ogni volta che ci prende l’estro di leggere, il nostro televisore si rattrista e finisce per sentirsi trascurato. A volte, addirittura, cade vittima della depressione, non è così? Ma per fortuna basta, in quei momenti, spingerlo a reagire: insomma stargli accanto, o meglio di fronte, per consolarlo un pochino. Non so… magari raccontandogli una pietosa bugia (bugia?): “Mi hai beccato: leggevo. La guida dei programmi, però. E indovina che c’è stasera… La partita! Dài, la guardiamo insieme?”.

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Poesia di settembre: “La musica di Pietro”

martedì, settembre 27th, 2016

 

Dopo aver composto melodie un intero giorno col mio programma di notazione musicale –ed essermi accecato, nel frattempo, a forza di fissare lo schermo del computer– provo a dormire, adesso che è sera. Proprio non riesco, però. Con gli occhi “smangiati” dalla miopia e dall’insonnia, con la mente in preda alla febbre stralunata della stanchezza, inizio invece a parlare con me stesso ad alta voce; per esempio mi domando: «Conosci quella brava attrice immaginaria che si chiama Cromina?

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