Posts Tagged ‘pietro pancamo’

Poesia di febbraio: “Caro Pietro”

lunedì, febbraio 27th, 2017

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Come il testo che troverete in calce a queste righe non mancherà certo di dimostrarvi, io avevo l’abitudine, agli inizi (molto stentati) della mia carriera come poeta, di scrivermi una lettera di quando in quando per fare il punto della situazione (che, ovviamente, non era poi così allegra). Ad esempio ricordo che all’epoca soltanto la rabbia poteva isolarmi dal dolore e darmi dunque l’illusione continua che la mia testardaggine fosse coraggio, mentre la mia impazienza, autentica speranza. Ed ogni poesia, in quei giorni, altro non era che una preghiera laica sull’altare della fatica (ebbene sì, la fatica: l’unica che riuscisse ancora a conferire una parvenza di dignità ai miei tanti insuccessi).

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“I sogni del mattino” (una recensione di Pietro Pancamo)

venerdì, gennaio 27th, 2017

Copertina

Annalisa Macchia, I sogni del mattino, Ets,
Pisa, 2005

 

«Le mie vecchie ferite, adesso? Chiarifi(ci)catrici», puntualizzava e mio nonno, lo posso garantire, non era certo uno che parlasse per refusi o strafalcioni. No, in realtà voleva semplicemente “inculcarmi” o suggerirmi (così la penso) una verità banale e stupenda: che la sofferenza getta luce su ogni cosa e mistero. Perché? «Perché in sostanza», sottolineo io, «è la costante cosmogonica dell’universo, l’anima di tutto.

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Le facezie di Capodanno

martedì, dicembre 27th, 2016

Fuochi d’artificio (acquarello di Ernst Oppler)

 

Se vi state preparando per il veglione del trentuno, non dimenticate d’imparare a memoria le battute che trovate qui sotto: vi renderanno popolari fra gli altri convitati (o almeno spero) e vi consentiranno d’iniziare il 2017 con un sorriso beneaugurante. Insomma… un felice anno nuovo a tutti voi, cari amici della poesia!

P. S.: ovviamente l’autore delle battute in questione sono io. Se non dovessero piacervi, abbiate pietà e perdonatemi, vi prego!

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Poesia di novembre: “Racconto”

domenica, novembre 27th, 2016

 

Della poesia che vi propongo stavolta, e che s’intitola Racconto, si sono già occupati due critici autorevoli, che l’hanno recensita in un passato piuttosto recente, e dei quali voglio adesso citare le parole. Il primo è Luciano Troisio (novelliere e poeta della Marsilio Editori) il quale sottolinea: “Una felice caratteristica che ho immediatamente rilevato in questa lirica di Pietro Pancamo, tratta dal volumetto di versi Manto di vita (LietoColle, Como, 2005), è l’impiego straordinario della similitudine, che lancia al lettore sciabolate fulminee, ma anche avvolgenti trattenute delicatezze.

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Poesia di ottobre: “Il televisore apatico” (ovvero “Guardando gli Europei”)

giovedì, ottobre 27th, 2016

 

Ditemi se non è vero: ogni volta che ci prende l’estro di leggere, il nostro televisore si rattrista e finisce per sentirsi trascurato. A volte, addirittura, cade vittima della depressione, non è così? Ma per fortuna basta, in quei momenti, spingerlo a reagire: insomma stargli accanto, o meglio di fronte, per consolarlo un pochino. Non so… magari raccontandogli una pietosa bugia (bugia?): “Mi hai beccato: leggevo. La guida dei programmi, però. E indovina che c’è stasera… La partita! Dài, la guardiamo insieme?”.

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Poesia di settembre: “La musica di Pietro”

martedì, settembre 27th, 2016

 

Dopo aver composto melodie un intero giorno col mio programma di notazione musicale –ed essermi accecato, nel frattempo, a forza di fissare lo schermo del computer– provo a dormire, adesso che è sera. Proprio non riesco, però. Con gli occhi “smangiati” dalla miopia e dall’insonnia, con la mente in preda alla febbre stralunata della stanchezza, inizio invece a parlare con me stesso ad alta voce; per esempio mi domando: «Conosci quella brava attrice immaginaria che si chiama Cromina?

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“Il cielo interrato” (una recensione di Pietro Pancamo)

sabato, agosto 27th, 2016

IL CIELO INTERRATO (copertina)

Alessandro De Santis, Il cielo interrato, Edizioni Joker,
Novi Ligure, 2006

 

In questo volumetto di liriche, l’autore si manifesta abile padrone di una creatività singolare, agilissima sul serio –per mezzo di turbinanti brachilogie futuriste, adoperate simbolisticamente– a instaurare o modellare rapporti inusitati, quindi rivelatori, tra i coefficienti discordanti e “cacofonici” di una quotidianità “sfrecciante”. Esatto: di una realtà giornaliera e fremente che, di sicuro focosa (però sfocata dalla velocità di uno sguardo che indaga le cose eternamente concitato e convulso), produce testi assai concisi, (altro…)

“Mille e un respiro” (una recensione di Pietro Pancamo)

mercoledì, luglio 27th, 2016

MILLE E UN RESPIRO (copertina)

Beno Fignon, Mille e un respiro. Aforismi, afasie, affanni, affabulazioni, affabilità, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004

 

Rapido e nutriente, l’aforisma è un libro liofilizzato che condensa un intero messaggio, lungo e articolato, in sole due righe. È dunque il libro moderno per eccellenza: di sicuro il più adatto –e altamente consigliabile– a noi frenetici (o pigri?) abitanti della vita presente, che abbiamo sì tempo di leggere, ma per cinque minuti al massimo (se non all’anno).
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“Nuvole di drago” (una recensione di Pietro Pancamo)

lunedì, giugno 27th, 2016

Nuvole di drago

La copertina del libro Nuvole di drago

 

Luciano Troisio, Nuvole di drago. Otto itinerari asiatici, Edizioni Il Foglio, Piombino, 2009

In buona sostanza avvicinandosi alla “passione” universale che Dio nutre per ogni particola del creato (sia essa uomo, animale o luogo geografico), chi sulla Terra avverta il bisogno d’istruirsi, per acquisire una maggior consapevolezza, si ritrova sul serio ad amare tutto e tutti: perché si accorge ben presto che qualunque incontro –con persone, cibi, cose, civiltà, monumenti (o magari paesaggi al gran completo di flora e fauna)– è un’occasione preziosa per accrescere il patrimonio delle proprie conoscenze e dunque arricchirsi.

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Poesia di maggio: “Il nulla”

venerdì, maggio 27th, 2016

Una Milano d’epoca

 

Ecco una poesia che scrissi anni fa, in seguito alle forti delusioni letterarie che avevo patito in quella che, almeno da alcuni, viene considerata la capitale della poesia: Milano.
Il gioco di parole che appare alla fine del componimento, fa sì che il nulla di pochi versi prima, diventi una traccia, abile ma insieme labile, del futuro. E in effetti, a quel tempo, io pensavo di non avere il minimo futuro come poeta. Quindi nel nulla –che proprio in quanto tale, più labile di così non potrebbe essere– ormai vedevo un abile ritratto (cioè fedele e somigliante) del mio avvenire e della mia carriera.
Poi le cose andarono diversamente, per fortuna. E anzi proprio questa lirica fu apprezzata dal compianto critico Walter Mauro, il quale la inserì in un’antologia di autori vari, intitolata Geografie poetiche.

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