Posts Tagged ‘paolo pagnini’

La grande litigata sotto il bombardamento.

lunedì, febbraio 18th, 2019

Uno scorcio della città tedesca Herzogenaurach

Cercando spunti da proporre come esercitazioni pratiche del “corso per raccontatori occasionali o seriali” che ho ideato e che da qualche settimana ha preso avvio presso l’Università dell’Età Libera della mia città (Pesaro), mi è tornata in mente una vecchia storia curiosa che io avevo scoperto qualche anno fa, ma che ha avuto origine addirittura all’inizio del millenovecento.

E’ la storia di due fratelli dal carattere molto litigioso e di come questo aspetto personale sia riuscito addirittura a dividere gli abitanti del loro paese in due distinte fazioni, separate fra loro in tutto, dal tifo sportivo alla fede religiosa, dal modo di vestirsi alla scelta di negozi, ristoranti e locali da frequentare.

Nel piccolo paese bavarese si viveva dunque separati non solo dal fiume Aurach che la attraversa, ma, come per i Montecchi e i Capuleti nella Verona del 1500, pur senza mai arrivare al fatto di sangue come nella vicenda di Giulietta e Romeo, anche là erano osteggiati i rapporti sentimentali e anche personali tra gli appartenenti alle due fazioni.

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Jean Luc, l’Editore!

venerdì, gennaio 18th, 2019

Ho conosciuto Jean Luc Bertoni per uno di quegli sviluppi fortuiti e fortunati, che prendono avvio da un passato remoto che torna, improvviso, esattamente in quello che poi non si può non definire il momento giusto.

Un paio d’anni fa attraverso facebook, che possiamo criticare quanto vogliamo, ma per riannodare antichi rapporti altrimenti perduti è strumento assolutamente unico, sono tornato in contatto con un amico dei tempi delle prime radio private. Da decenni trasferito in Umbria, Bruno Mohorovich mi ha aggiornato sulla sua vita, e soprattutto sulle sue attività letterarie: poeta, scrittore, critico letterario e collaboratore di una intraprendente casa editrice. Niente male, eh?

Anzi, mi aveva subito svelato Bruno, stava proprio in quel momento lavorando ad una antologia di racconti scritti da autori pesaresi, e ricordandosi bene di Babbo Carlo e della sua “buona penna”, mi chiese di intercedere e a quel punto io, un po’ sfacciato, mi ero fatto avanti e gli avevo mandato anche qualcosa di mio.

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In volo sulla Slitta con Babbo Natale.

martedì, dicembre 18th, 2018

Il Natale è ricco di belle storie. Anzi, mi viene da dire che il Natale stesso è una straordinaria storia. Per questo ho accettato con entusiasmo l’invito della nostra Direttrice Maria Cristina Giongo, e già nel mese scorso ho raccontato la vicenda di Virginia e della sua lettera.

Ma, come promesso, la storia più curiosa me la sono tenuta per l’uscita di oggi, perché è perfetta per essere raccontata ad una settimana esatta di distanza dal giorno in cui Babbo Natale in persona sorprenderà, coi suoi doni, milioni di bambini in tutto il mondo.

Certo che, come riesca a farcela da solo e per di più in una sola notte, è uno di quei misteri molto ben custoditi; forse addirittura il meglio custodito di tutti!
Al punto che, quando la fiducia nella riuscita di questa autentica magia inizia a vacillare, beh, quello diventa per ogni bambina e bambino un passaggio chiave verso l’età adulta…

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Babbo Natale, esiste?

domenica, novembre 18th, 2018

Non so quanto spazio e importanza abbia, nella quotidianità periodica di chi mi legge, il Natale.
Voglio dire il senso del Natale, con tutte le sue valenze, i suoi riti, le sue atmosfere.

Per quanto mi riguarda, nonostante il susseguirsi degli anni e dunque una inevitabile ripetitività del tutto, resiste in me la voglia di gentilezza. Anzi, non solo resiste, ma cresce di pari passo con una specie di impegno costante a far sì che questo atteggiamento non mi abbandoni mai, durante l’intero anno.
Voglio dire che siccome “a Natale siamo tutti più buoni”, se “buoni” ci impegniamo ad esserlo anche durante il resto dell’anno, quel “più”, varrà ancora di… più!

Comunque, a parte il mio personale sentire, il periodo si presta, anche dal punto di vista narrativo, a dare evidenza a belle e buone storie natalizie, e dunque ho accolto con entusiasmo l’invito della Nostra Direttrice Maria Cristina Giongo, a scovare appunto qualcosa “a tema”, da raccontare per l’uscita del 18 dicembre.

Ma siccome quando si cerca, a volte si rischia di non trovare, ma a volte invece si trova anche di più di quanto si pensasse, io di buone storie, un po’ dai files della mia memoria e un po’ da quelli della memoria collettiva del web, ne ho trovate diverse.

Non mi sapevo decidere, e allora mi sono detto: perché non raccontarne almeno due, prolungando così l’inevitabile effetto positivo che le belle storie finiscono per avere in chi le legge?

E dunque eccomi qua, con quella che può essere definita a tutti gli effetti una sorta di “parte prima”, del ciclo “Le Belle Storie Natalizie del Cofanetto Magico”

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Esserci adesso. Storia curiosa di una antica avventura fotografica londinese

giovedì, ottobre 18th, 2018

Questa storia ha 21 anni e qualche mese. Ma è iniziata 22 anni fa. Ed è assolutamente vera. Posso dirlo con granitica certezza, perché è capitata a me.

Più o meno in questi stessi giorni di ottobre del 1996 ero a Londra per una vacanza organizzata dal mio amico Franco, che quasi senza avvertirmi, anzi più esattamente senza aspettare una mia conferma, un po’ a sorpresa aveva prenotato volo e hotel, consapevole di una mia debolezza del resto inconfutabile: ad una vacanza a Londra io non so mai dire di no. Ci sono stato, per periodi che variano da un giorno a un mese, ben otto volte, e sto pensando di tornarci prestissimo, forse già nel prossimo novembre.

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La Rossini: una pizza spericolata!

martedì, settembre 18th, 2018

La prima volta che il Pesarese ignaro e in trasferta, vista che non l’ha trovata elencata nel menù peraltro infinito, si azzarda ingenuamente a chiedere spiegazioni sulla, a suo parere, immotivata esclusione, può suscitare reazioni dalla gamma ancora più infinita di quella delle millemila varianti di pizze proposte, tra le quali però manca incredibilmente proprio lei: La Rossini.

Cos’è?” chiede il cameriere con gentile sconcerto. E quando il Pesarese in trasferta, sempre più stupito, prova a spiegarlo, invariabilmente accade.
Accade che anche il più professionale dei camerieri, anche il più imperturbabile dei maître, non riesca a reprimere una espressione che non saprei io stesso descrivere e definire.
Insomma, provate, provate, ad andare in qualsiasi pizzeria non pesarese (e non gestita da Pesaresi in trasferta) a chiedere, visto che non è in menù, di preparavi una Margherita con sopra uovo sodo a fettine e maionese, e osservate.

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Andrea De Carlo “esporta” in Francia uno dei suoi capolavori!

lunedì, giugno 18th, 2018

L’8 giugno dalla sua pagina facebook sulla quale è particolarmente attivo, Andrea De Carlo in persona, ha pubblicato la foto della nuovissima scintillante edizione francese di “Due di Due” quello che io ho sempre ritenuto (e a questo punto forse possiamo dire che stia diventando opinione comune) il suo capolavoro.

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Franco Bolelli: un filosofo sotto canestro.

venerdì, maggio 18th, 2018

Il nuovo libro, lo sport, la tecnologia, l’espansione dell’esperienza vitale, la formazione del carattere… Tutto questo e ancora di più, in una esclusiva recensione con intervista di Paolo Pagnini.

Una foto di Franco Bolelli, estrapolata dal suo profilo

Nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare tanti libri importanti.
In alcuni casi, ho avuto anche la gigantesca opportunità di conoscerne personalmente gli autori.
In un libro di Franco Bolelli mi sono imbattuto alla fine del 2010 “per caso” (stavo per scrivere “per sbaglio”). La sua era la seconda firma, per me sconosciuta, di un voluminoso tomo di quasi 500 pagine, comprato sulla fiducia in Lorenzo Cherubini Jovanotti, con l’idea di regalarlo per Natale al mio nipote musicista Davide. “Poi…” mi ero detto “…si vedrà. Magari dopo che l’avrà letto lui me lo faccio prestare e se mi piace…”.
Non ho aspettato, in realtà. Pochi giorni dopo Capodanno ero già lì con la mia copia, a leggere e rileggere, sottolineare (io, che di solito, e fino ad allora, i libri quasi non li aprivo del tutto per non rovinarli), trepidare, trattenere il fiato, riderci e piangerci sopra, ed emozionarmi. Soprattutto ne parlavo con tutti. Ormai era diventato una specie di sfida tra i miei amici: “quanti minuti ci impiegherà, questa volta, prima di iniziare a parlare di Viva Tutto!”.
“Viva Tutto!” mi ha trasformato in meglio, ha cambiato la mia visione prospettica del mondo, mi ha consentito di mettere le basi di una nuova fase della mia esistenza.
Esagero? Può darsi, ma anche a “saper esagerare” è una cosa che ho imparato da “Viva Tutto!”.
Ecco perché per me, parlare di e con Franco Bolelli è una esperienza senza paragoni.

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Paolo Pagnini

giovedì, maggio 17th, 2018
Paolo Pagnini

Paolo Pagnini

Paolo Pagnini è nato, legge, scrive e vive a Pesaro.
Osservatore attento e curioso, si lancia in spericolate sperimentazioni nei più diversi settori: dalla comunicazione allo spettacolo, dalla radiofonia alla fotografia, dal commercio alla ideazione e promozione di iniziative turistiche, culturali e artistiche.

Ha appena pubblicato, per Bertoni Editore, “L’ultima vita – romanzo polifonico”, disponibile nelle migliori librerie e online sul sito dell’editore.

Aggiorna settimanalmente la sua rubrica Moka, quotidianamente il suo profilo facebook e frequentemente il sito web e risponde con estrema sollecitudine a messaggi in cinque diverse tecnologie.

Giù la maschera! Davide Pagnini ci racconta del suo essere musicista nella “Città della musica” (Pesaro, Città Creativa della Musica Unesco)

mercoledì, aprile 18th, 2018

Davide Pagnini, cantautore e musicista

Me lo dicono tutti, al punto da avere ormai convinto anche me, che quando nell’autunno del 1983, con l’incoscienza sognatrice dei miei 26 anni, novello emulo non ricordo quanto inconsapevole del “Signor di Bergerac” dissi “No, grazie!” ad un posto in banca (peraltro legittimamente conquistato con un piazzamento da podio al termine di un apposito prestigioso concorso) e decisi di seguire una specie di impulso euforizzantemente illogico, era più difficile, rispetto ad oggi, fare una scelta così controcorrente.

Oggi che una vera “corrente” a cui abbandonarsi non ci sarebbe neppure più, è paradossalmente più facile fare scelte che diventa improprio anche definire “alternative”, visto che manca proprio “l’impianto strutturato” a cui teoricamente contrapporsi.

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