La morte di Alessandra Appiano. Quando di colpo il malessere di vivere diventa insopportabile, ingestibile. Aveva chiesto un aiuto professionale. La procura ha disposto dovuti accertamenti. Il mistero dei due rintocchi di campana e la promessa di pregare per lei.

Era facilissimo volere bene ad Alessandra Appiano, giornalista, scrittrice, autrice televisiva, sia vedendola in televisione, gli ultimi mesi spessissimo, sempre sorridente e bella; sia conoscendola di persona. Una donna colta, ottima scrittrice, soprattutto quando dipingeva il mondo delle donne e della solidarietà fra le donne, un valore da difendere e coltivare. Elegante, fine, mai volgare, mai sopra le righe. Era un piacere seguirla in televisione, era un piacere esserle amica. Amicizia infatti è dividere pensieri, sogni, soprattutto ideali.

L’intervistai per Il cofanetto magico proprio sul tema della solidarietà umana. Sul suo impegno nell’aiuto alle popolazioni più povere; un valore condiviso. Rileggete questo articolo e soffermatevi sulle ultime sue parole con cui si conclude:
Capirete molto della sua personalità e del suo non voler mai chiedere aiuto per se stessa: parole profetiche in questo momento. Parole che rivelano la sua anima generosa.

La mia bella amica, durante un suo viaggio di solidarietà u mana.

Un giorno mi inviò un messaggio molto turbata per le notizie uscite sullo scandalo Oxfam. Mi domandò di sostenerla con un articolo sul quotidiano Avvenire, con cui collaboro, o sul Cofanetto magico e con un commento nella mia pagina di facebook, (su cui era sempre presente), per far capire alla gente che non si può abbandonare un’associazione che fa tanto per il terzo mondo solo per la cattiveria di alcune mele marce, persone malvage che hanno infangato il loro nome e credibilità.

Quando cominciò a star male mi scrisse che temeva potesse essere stata nuovamente “colpita da una depressione devastante”. Le dissi di correre subito dal medico; mi assicurò che avrebbe seguito il mio consiglio. In seguito mi tranquillizzò, aggiungendo di non preoccuparmi perchè “ce l’avrebbe fatta, doveva soltanto lavorare meno in quanto era molto, molto stanca.” L’ultimo suo messaggio fu: “prega per me” Quindi era fiduciosa e chiedeva solo il sostegno della preghiera. Chi dice che NON AVEVA CHIESTO AIUTO SBAGLIA! Non la conosceva di sicuro e farebbe bene a non dire, quindi, che era sua “grande” amica.

Tuttavia, dopo il suo suicidio io stessa mi sono domandata se non avevo sottovalutato le sue parole, rileggendo mille volte i suoi messaggi che, nonostante l’ammissione di sentirsi “malissimo”, erano tuttavia molto saggi, speranzosi, e, appunto: rassicuranti.

Ne ho parlato al telefono anche con suo marito, Nanni Delbecchi. No, non potevamo neanche intuire che avesse deciso di togliersi la vita! Inoltre, e ci tengo a ribadirlo, si era fatta ricoverare, il 17 maggio; affidandosi ad una struttura professionale che riteneva potesse aiutarla e proteggerla: questo significa che, ripeto, aveva ancora voglia di vivere, e faceva il possibile per guarire. Naturalmente anche per poter continuare a stare vicino ai suoi genitori anziani, che amava tanto!

Alessandra Appiano con il caro marito Nanni Delbecchi, pure giornalista e scrittore.

Questo lo scrivo per coloro i quali sui social hanno lanciato accuse contro la famiglia chiedendosi come mai non si fossero accorti di nulla e non fossero intervenuti in tempo. Tutti le erano vicini, tutti l’amavano, e l’intervento c’era stato, sostenendo il suo percorso di cure in clinica per riprendersi e riposarsi in tutta tranquillità.

Ho letto anche la critica di qualcuno che si chiedeva che cosa le mancasse… “aveva tutto: la bellezza, il successo, una vita agiata.” Si tratta di persone che non hanno capito nulla; non basta l’affetto della famiglia, la bellezza, la stabilità economica e lavorativa, non basta una nuova lavatrice o il successo di un libro per essere felici. A volte è la vita stessa che diventa una malattia; e non tutti hanno la forza di sopportarla, di combatterla.

Inoltre ogni psichiatra può testimoniare il fatto che quando un paziente ha deciso di suicidarsi (non solo per attirare l’attenzione) la maggior parte delle volte niente e nessuno può fermarlo. Credo che Alessandra fosse molto perfezionista, precisa, anche sul lavoro, a cui teneva molto; aveva quasi un’ansia da prestazione. In realtà l’aveva verso tutti; anche verso se stessa, da cui pretendeva molto, a volte troppo.

Quello che possiamo fare ora è ricordarla con l’affetto di sempre, stringendoci attorno ai suoi genitori, al marito Nanni Delbecchi, noto e bravo giornalista e scrittore, adorato e che l’adorava, il quale su Il fatto quotidiano ha tracciato uno splendido ritratto di lei. Un bellissimo ricordo e testimonianza d’amore. Eccolo. Cliccare su questo link.

Condoglianze anche alla sorella Antonella e al cugino Emilio con la sua famiglia, pure a nome dei redattori e lettori del Cofanetto magico.

Alessandra mi raccontò che in passato il sentimento di non appartenere alla vita e ad una vita a volte crudele, indifferente, l’aveva già colpita. Era riuscita a gestirlo a lungo, a conviverci, ad opporsi a quella stanchezza esistenziale che quando ti coglie ti leva ogni energia.

Già nel 2017 aveva cominciato a sentirsi spossata… sempre in televisione; aveva preso tanti, troppi impegni! Riferendosi al passato mi aveva raccontato la sua delusione nel constatare che nel nostro mondo, invece di essere solidali, tanti colleghi, “ti passano sopra come carri armati,” pensando solo al loro interesse.

Mentre Alessandra non era così! Chi l’ha conosciuta dal lato professionale lo sa benissimo. Anzi, era sempre pronta a dare una mano a chi le chiedeva un consiglio, un appoggio. Una bella anima, un’anima buona. Quando le dissi che stavo scrivendo un romanzo che, ironia della sorte si chiama proprio “Mamma voglio morire,” mi disse subito di contattare a suo nome ad un editore, appena finito. Se un giorno verrà pubblicato glielo dedicherò. Intanto lei aveva da poco terminato di scrivere un libro per le edizioni Piemme, “Il bicchiere mezzo pieno”.

Dolcissima la dedica che mi fece regalandomi il suo libro “Ti meriti un amore”:
14/6/2017. A Maria Cristina, che si merita tutto l’amore del mondo! Un bacio Ale ” Con un cuore disegnato.

Milano, 11 giugno 2017. Alessandra Appiano venne nell’albergo dove alloggiavo, di passaggio da Milano, per donarmi un suo libro, dicendo che le avevo portato fortuna quando era stato pubblicato! Era felice e serena. Come avrei voluto che quella fortuna fosse durata in eterno! Foto Hans Linsen

Voglio nuovamente sottolineare che gli ultimi suoi messaggi erano accorati, ma sempre affettuosi: significativi sul suo stato d’animo in fase di crollo, presagivano l’inizio di un esaurimento nervoso, come lei stessa sospettava, ma non lasciavano intuire il dramma che l’avrebbe travolta: quello di non aver più interesse nella vita. Di non riuscire più “a reggerla”.

Avrei potuto riportarne alcuni qui, ma penso che quando una persona si confida con te e scrive solo a te non è bello rendere pubblici i suoi pensieri. Ne ho solo tratto qualche frase significativa, che sottolinea quanto affermo. In uno di essi, recente, in cui le chiedevo come stava, scusandomi se la contattavo in un momento di superlavoro, mi aveva scritto di non preoccuparmi, mi leggeva volentieri perchè “da me veniva sempre qualcosa di buono.”

Voglio quindi testimoniare che gli ultimi mesi aveva avuto momenti di felicità e tranquillità, come durante un viaggio compiuto lo scorso dicembre a Gerusalemme. “Un bel viaggio in Israele” dove aveva “veramente staccanto la spina,” da cui era tornata rasserenata il 5 gennaio scorso.

Mi perdoni chi mi aveva chiesto informazioni sui funerali per non avergliele date. Proprio perchè riservate. D’altra parte è giusto che avvenissero in forma privata. Circa la dinamica della sua morte potete leggere un articolo ufficiale uscito nel quotidiano La repubblica, che spiega l’accaduto ed il motivo per cui la procura ha aperto un fascicolo a riguardo. Ecco il link.

Il dubbio da sciogliere, riguarda infatti la domanda su come sia possibile che una persona ricoverata per ricevere delle cure a causa di un forte esaurimento nervoso possa uscire dalla clinica, recarsi in un grattacielo e poi da là gettarsi dalla finestra.

Per quanto mi raccontava mio padre, primario medico plurispecialista, se volontariamente vuoi lasciare l’ospedale deve avvenire sotto la tua responsabilità, in pieno possesso delle tue facoltà mentali, firmando personalmente un documento che attesti queste condizioni. Suppongo poi che si debbano avvertire i parenti più stretti, nel caso specifico il marito, prima di dare l’assenso( anche sulla valutazione delle cure che Alessandra stava facendo). D’altra parte non sta a noi giudicare e fare congetture oltre un certo limite, ma appunto alle autorità competenti di disporre accertamenti sulla procedura delle dimissioni dalla struttura ospedaliera.

Come è avvenuto. Dobbiamo quindi avere piena fiducia nel lavoro sempre accurato della procura; oltre tutto l‘ospedale Turro San Raffaele, dove era ricoverata Alessandra mi pare abbia un buon nome. Pertanto prima di dare giudizi affrettati, attendiamo la chiusura del fascicolo e i risultati finali.

Questo quadro di Roberto Ferruzzi, si chiama La Madonna del Riposo, o Madonna della tenerezza. Ferruzzi nacque nel 1853 in Dalmazia, da genitori italiani. Perse prematuramente l’amatissima moglie. Lo trovo molto significativo nel ricordo di Alessandra Appiano. Come sarebbe bello poter rivivere, anche un solo momento, la sensazione di tepore nelle braccia della nostra mamma, riposandoci sul suo petto, in pace e serenità, senza problemi, protetti, accuditi. Tornati bambini.

Alessandra aveva scritto in un suo post di facebook: “mia mamma non ci vede più e io per lei sono sempre e solo la sua bellissima bimba di sempre. Che ha amato tantissimo, come nessun altro al mondo mi amerà.”

Vi segnalo un video di Youtube che ha riportato alcuni miei pensieri che avevo pubblicato in un post nella mia pagina di facebook.

Mantengo la promessa fatta ad Alessandra: il 25 giugno, per motivi personali non posso prendere un aereo dall’Olanda, (dove, come sapete, abito da 37 anni) ma Hans ed io le saremo comunque accanto con la preghiera. Ci recheremo in una cappella vicino a casa nostra, accenderemo una candela, le porteremo un fiore.

Chi si trova in Italia e vorrà andare alla riunione delle sue amiche di salvataggio, alla Mondadori, in piazza Duomo 1, alle ore 18.00, partecipi anche a nome mio, a testimonianza del nostro affetto.

Questa “commemorazione” è stata pensata da loro proprio per ricordarla in mezzo ai suoi amati libri, tante volte presentati nelle librerie, luoghi a lei cari, dove si trovava a suo agio, forse più che in televisione a parlare di… gossip. Una mia cara amica, Claudia Tagliabue, porterà un mio messaggio da leggere.

Il giorno del suo suicidio, il 3 giugno scorso, con mio marito Hans eravamo andati in un piccolo paese olandese che si chiama Thorn, a festeggiare il nostro anniversario di matrimonio. Verso le 13 e 45 ci fermammo in un caffè con i tavolini fuori a mangiare qualcosa, nella piazzetta dove si erge una bella chiesa. Una particolarità di questa basilica è che davanti si trova un piccolo cimitero visibile anche dai locali circostanti.

Alle 14.00 si diffuse il rintocco della campana che segnava l’ora. Mi piace tanto il suono delle campane! Ma questa volta improvvisamente mi sentii triste, non so perchè. Lo trovai molto strano. Tornati a casa, quando appresi la terribile notizia, qualcuno mi disse che Alessandra aveva… preso il volo proprio alle 14.00! “Prega per me…..”

Concludo, ancora con tanta tristezza nel cuore. Prima però voglio dire a chi mi sta leggendo e sta pensando di togliersi la vita: per favore, non cedete alla sofferenza! L’esistenza non è fatta solo di momenti brutti, anche se ora vedete tutto nero. Stringetevi di più ai vostri amici, ai vostri cari, senza temere di pesare su di loro. Chiedete una volta tanto un aiuto per voi stessi, chiedete un abbraccio forte, d’incoraggiamento.

Allora ogni ansia, fatica, tensione, paura si potranno attenuare, forse anche scomparire. I caldi raggi del sole torneranno a scaldarvi; e di colpo una luce si accenderà per illuminare il buio della vostra mente.

Buon riposo, dolce Alessandra, buon viaggio verso quel paradiso di felicità dove un giorno ci ritroveremo tutti insieme in pace, serenità, armonia. Per sempre.

Una delle tue amiche di salvataggio,

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Cristina_Giongo

www.mariacristinagiongo.nl

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8 Responses to “La morte di Alessandra Appiano. Quando di colpo il malessere di vivere diventa insopportabile, ingestibile. Aveva chiesto un aiuto professionale. La procura ha disposto dovuti accertamenti. Il mistero dei due rintocchi di campana e la promessa di pregare per lei.”

  1. Maria scrive:

    Bene han fatto i giudici ad aprire un’inchiesta. Uscita dalla clinica , senza che il marito fosse stato avvertito e fosse venuto a prelevarla . Com’era vestita ? All’ interno della clinica non aveva certo scarpe, ma pantofole. E il braccialetto di controllo e l’uscita dai cancelli. Tante domande che richiedono risposte. Ha lasciato un biglietto per una persona cara ? Tutti i sucidi coscienti lo fanno. Quali antidepressivi prendeva ? in quali dosi ? I Giudici indagheranno anche su questo aspetto. E’ noto che gli psicofarmaci possono indurre al suicidio, senza che ci siano specifici problemi esistenziali.

    • admin scrive:

      Cara Maria, infatti tutte queste domande…sono al vaglio degli inquirenti. Penso però che le scarpe, nelle cliniche, si tengano, insieme ai vestiti con cui si entra nella struttura. Non sapevo che ci fossero addirittura braccialetti di controllo. Anch’io mi auguro che si faccia chiarezza. Ma è ovvio che chi vuole bene ad una persona non se ne fa una ragione e cerca mille motivi per dire…”se avessero fatto questo…. sarebbe ancora fra di noi!” A me manca molto….persino nella mia pagina di FB con un “mi piace” od un commento….Ha ben scritto il regista Iannicelli, nel commento precedente: Alessandra “era una collega esemplare, mai una prevaricazione, una scorrettezza.”Come ce ne sono poche ancora!

  2. Beppe Iannicelli scrive:

    Sono stato molto ferito da quello che è accaduto, ne ho scritto anche sul mio blog, su FB eccetera: ma quel che voglio ribadire qui, anche se Nanni l’ha scritto meglio di me, è che Alessandra era una collega esemplare, veramente da lei mai nessuna scorrettezza o prevaricazione. Era una persona buona, appunto. Una rarità nell’ambiente difficile nel quale entrambi ci muovevamo. Direi quasi un unicum.

    • admin scrive:

      Grazie di cuore, Beppe Iannicelli, per questa preziosa testimonianza, a maggior ragione da un uomo come lei, che Alessandra stimava tanto, professionalmente e come amico. Grazie veramente! Un abbraccio, con altrettanta stima, Cristina

  3. Bianca scrive:

    La morte di Alessandra Appiano ha colpito molto anche me: le auguro di trovare da un’altra parte la pace che non ha trovato in questa terra. Era bella, solare, ironica, intelligente, generosa ma chissà quale vuoto e solitudine aveva dentro. RIP Alessandra, ti ricordiamo con affetto, come un’amica di… salvataggio che non è riuscita a salvare se stessa.
    Ciao Cristina,
    Bianca

  4. Bianca scrive:

    Un grande abbraccio a te ricordando la dolce Alessandra Appiano.
    Alla prossima!
    Bianca

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