Olanda; caso scioccante di eutanasia. Una donna affetta da Alzheimer tenuta ferma con la forza per praticarle l’iniezione letale.

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E’ difficile parlare di eutanasia. Chi è cristiano, cattolico, crede nella sacralità della vita, che ci è stata donata da Dio per un percorso che dobbiamo compiere sino alla fine progettata da lui. Chi non ci crede chiede il diritto di porre lui stesso termine alla sua esistenza, scegliendo liberamente il momento della sua morte.

Nei Paesi Bassi, come sapete e come ho più volte scritto su quotidiani e settimanali nazionali, esiste una legge, datata 1 aprile 2000, approvata nel 2001 e in uso dal 2002 che permette l’eutanasia attiva assistita, a condizione che vengano rispettate alcune norme, molto severe, che tutelino la procedura atta a portare a termine questo atto, secondo regole ben precise ed inviolabili. Fra cui un precedente “testamento biologico”, un formulario sottoscritto quando si è ancora in stato di intendere e volere. Anni fa pubblicai sul quotidiano Il corriere medico e poi per il settimanale OGGI i vari punti della legge, fra i quali l’attestazione che il malato è affetto da una malattia incurabile, allo stadio terminale e da una sofferenza insopportabile.

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Ma dallo scorso gennaio questo diritto è stato esteso anche ai malati di Alzheimer e dementi. La domanda è: come può un malato affetto da queste due gravissime patologie essere lucido al momento in cui gli viene praticata l’eutanasia? E’ un controsenso. La legge stabilisce però che, se il paziente ha firmato prima il documento di richiesta, sta a dire quando era in stato di intendere e volere, allora le sue volontà vanno rispettate. Ma a che prezzo? E con che modalità? Infine, chi deve decidere quando levargli la vita?

Ecco allora che sono venuta a conoscenza di un evento scioccante avvenuto proprio in Olanda, di cui ho già scritto due mesi fa per il quotidiano Avvenire. Ecco il link alla pagina del cartaceo.
Per esigenze di spazio e con il mio consenso il mio articolo è stato tagliato, per cui ora ve lo ripropongo intero, chiedendo di commentare, se ve la sentite, sul nostro Cofanetto Magico.

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Ecco il testo integrale: nei Paesi Bassi è accaduto un fatto angosciante, drammatico, terribile. Ad una donna di 80 anni, affetta da Alzheimer, ricoverata in una casa di cura, è stata applicata l’eutanasia nonostante lei in quel momento avesse cominciato ad opporsi all’esecuzione materiale della medesima. Non solo: la paziente quel giorno era sin dal mattino inquieta, agitata; forse aveva “intuito” che le sarebbe stata levata la vita. Per questo motivo le era stata versata nel caffè una forte dose di calmante.

Ma non era stato sufficiente: la donna non voleva stare ferma. Una volta iniettato il primo farmaco necessario per la procedura di morte, era uscita dallo stato soporifero in cui si trovava e aveva chiesto che cosa stessero facendo, dicendo che “non voleva morire”. Idem durante la seconda iniezione. Mentre il medico stava passando ad iniettarle la dose letale, la povera donna aveva ricominciato ad agitarsi cercando di sottrarsi all’azione “finale”.

Allora lo specialista aveva chiesto al marito e al figlio, che erano presenti, di tenerla ferma, portando a termine l’eutanasia. Quando il redattore di Avvenire, curatore tra l’altro di una bellissima pagina sulla Vita mi ha contattata per chiedermi se questa notizia fosse vera, ho reagito in modo sgarbato, chiedendogli se fosse diventato “matto” a credere ad una storia del genere, che sembrava più che altro uscita da un film dell’orrore. Vivo in Olanda da 34 anni e di cosiddette bufale sull’eutanasia in questo Paese ne ho sentite tante!

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Paesi Bassi. Il formulario che si deve firmare e consegnare personalmente al proprio medico di fiducia, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, con la richiesta di eutanasia. Ci sono varie caselle da segnare con una croce (o da lasciare in bianco) con specificato per quali tipi di malattie si desidera ottenerla, fra cui anche la cecità.

Ora desidero scusarmi pubblicamente con lui perchè purtroppo corrisponde alla verità, in quanto l’ho chiesto direttamente al direttore dell’Associazione nazionale per la libera eutanasia (NVVE), il Dottor Robert Schurink. In seguito, per meglio documentarmi, ho letto tutto il dossier inerente( 14 pagine) che lui stesso mi ha fatto avere. Robert Schurink (60 anni), laureato in medicina, è stato anche direttore della clinica universitaria ospedaliera AMC di Amsterdam, autore ed esecutore di vari progetti per ospedali, case di cura e centri psichiatrici.

“Dottor Schurink, è vero che in Olanda ad una donna di 80 anni affetta da Alzheimer è stata applicata l’eutanasia con la forza, contro il suo volere?”

“Nei Paesi Bassi la legge prevede che venga applicata anche in casi di demenza”.

“La mia domanda è se può confermarmi la notizia che l’eutanasia è stata portata a termine in un momento in cui lei dava segni di non volerla più?”

“Lei conosce la nostra legge? Se una persona in grado di intendere e volere lascia una dichiarazione scritta e firmata al suo medico di famiglia chiedendo che le venga applicata l’eutanasia anche in caso di demenza, le sue volontà devono essere rispettate”.

“Dottore, abito in Olanda da 34 anni e conosco questa legge perfettamente, punto per punto, proprio perchè ho scritto parecchio a riguardo. Le chiedo ancora una volta: è vera questa storia da incubo?”

“Sì è vera. Ma, ripeto, la signora aveva precedentemente e coscientemente firmato un atto di richiesta di eutanasia.”

“Però, se capisco bene, l’anziana signora non desiderava più morire…”

“Nel momento in cui lo diceva non era più in sè, a causa della sua patologia. I medici hanno solo rispettato la legge e soprattutto il suo volere. E’ ovvio che non essendo più lucida era impossibile stabilire quale fosse il tempo migliore. Posso capire che si rimane turbati nell’apprendere la dinamica dell’accaduto. E’ un fatto che ha suscitato parecchie perplessità e molte polemiche.”

“Era la prima volta che succedeva?”

“No, la terza. Il medico non ha fatto nulla di sbagliato. Ripeto: ha solo eseguito e rispettato una procedura di legge. Allora bisognerebbe riesaminare la possibilità della sua applicazione per i pazienti dementi. Noi comunque siamo aperti al dialogo e al dibattito su questo caso”.

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E’ giunto il momento….

Infatti “il caso” è stato esaminato dalla Commissione di inchiesta che ha il compito di indagare se l’eutanasia sia stata veramente portata a termine in modo “scrupoloso e coscienzioso”. La conclusione è che “è stata violata inquivocabilmente la procedura di legge sia con l’immissione di una droga nel caffè della paziente (che tra l’altro pare si fosse pure rifiutata di bere) sia nell’atto finale in cui alla medesima è stata iniettata la dose letale con la costrizione. Perchè mai e poi mai si deve ricorrere alla forza per portare a termine l’eutanasia quando il paziente, anche se demente, si oppone”.

Per ora la Commissione ha solo “ammonito” il medico responsabile; ora sta al PM di decidere se perseguirlo. Nel dossier della paziente si legge che la donna aveva consegnato la sua richiesta di eutanasia 4 anni prima di morire e pochi mesi prima che le fosse diagnosticato l’Alzheimer. Nel documento aveva precisato che voleva che le fosse applicata solo nel caso fosse diventasto impossibile gestire la sua malattia in casa con conseguente ricovero in una struttura protetta. Infatti a sua volta aveva assistito per anni ed anni in un ricovero la madre demente. Negli atti si legge che il marito aveva deciso per il ricovero proprio “perchè non ce la faceva più ad occuparsi di lei: telefonava a tutti di notte, era agitata, si perdeva per strada”…. Per mezzo anno era stato fatto un tentativo di farle frequentare un centro diurno, 5 giorni alla settimana.

Poi il ricovero, durato 7 settimane prima della morte. In quelle 7 settimane i medici avevano tenuto la donna costantemente in osservazione, constatando che “aveva momenti di grande irrequietezza, in cui infastidiva tutti, sia gli altri degenti che il personale paramedico, alternati ad attimi di serenità; soprattutto quando andavano a farle visita il marito ed il figlio”. Allora era tranquilla, sorrideva. E quando i medici le chiedevano se voleva l’eutanasia rispondeva: “Non ora! Adesso no. Non è il momento!”.

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No, non voglio morire! Aiuto!

Ad un certo punto, d’accordo con i familiari, hanno deciso loro che era giunta la sua ora, perchè, sempre secondo loro, “la sua vita non aveva più un senso e lei non era più lucida a tal punto da fissare la data per terminarla”. Nel dossier viene dettagliatamente descritta l’azione, come cercava di svincolarsi ….sino all’iniezione letale. E qui mi fermo. Confesso però che mi sono messa a piangere, dopo averlo letto. Infatti nonostante la grave patologia che aveva devastato il suo cervello, questa donna ha lottato sino alla fine…per rimanere in vita!

Una ragione in più per aborrire la pratica dell’eutanasia, che non ha nulla di “umanamente accettabile”. Il marito ha dichiarato di averla tenuta ferma con la forza perchè era preoccupato che l’eutanasia venisse sospesa e rimandata. In conclusione nei Paesi Bassi se decidi di morire devi essere coerente con la tua scelta. E morire! Senza tante storie! Senza ripensamenti!

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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One Response to “Olanda; caso scioccante di eutanasia. Una donna affetta da Alzheimer tenuta ferma con la forza per praticarle l’iniezione letale.”

  1. Olga scrive:

    L’eutanasia è un grave errore umano perchè sono convinta che la vita e la morte siano solo nelle mani di Dio e che un paziente malato vada aiutato in tutti i modi possibili per alleviargli le soffereze e non di obbligarlo a morire per forza solo perchè lo ha deciso precedentemente . Oddio che cosa terribile l’eutanasia!!!! Ho pianto mentre leggevo la dinamica di come si sono svolti i fatti ed io lo trovo inumano ed orrendo. Scusatemi!!!!

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