Olanda. Una testimonianza speciale; finita la seconda guerra mondiale donne e ragazze cucirono delle gonne usando anche la stoffa dei paracaduti, in onore e ricordo della liberazione.

Cari Cofanetti magici,

come sapete abbiamo una rubrica dedicata a chi vuole raccontarci una sua storia personale, curiosa, straordinaria; “raccontami una storia”. Adesso ne è arrivata una di una signora olandese, Bernadette de Vries. Ho tradotto in italiano il testo della sua email, che pubblico volentieri.

Bernadette de Vries, l’autrice della lettera che ci è arrivata.

Il mio nome è Bernadette de Vries e voglio raccontarvi una storia che riguarda mia madre. Si chiamava Lida van Leuven, nata il 5 gennaio 1928 ad Haarlem, in Amsterdamsevaart 192. Nel 1946, appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, le donne e ragazze del posto cucirono delle gonne unendo tanti pezzi di stoffa anche dei paracaduti, in onore e ricordo della liberazione. Esse vennero registrate nel registro ufficiale dell’Istituto nazionale di Amsterdam proprio con il nome di “gonne della liberazione.” Mia madre ha donato la sua ad una persona la quale, dopo averla esposta in una mostra, l’ha affittata al museo di Nijverdal. dove è rimasta esposta sino al 5 maggio 2020.

Le immagini sopra sono molto vecchie; si vede mia madre (a destra) ritratta con sua sorella Anneke Op. In una sono accanto all’auto del loro padre. Ora le loro gonne sono registrate con il numero 1212 presso “il comitato delle gonne J. Zloch.” Come potete vedere nella fotografia sotto il titolo in cui si vede la gonna di mia mamma c’è ricamata una data, il 18 febbraio 47 con il nome della principessa Marijke, il 31 agosto 1946-47, il 30 aprile 1947; poi un ricamo per i 700 anni della città di Haarlem. Infine si legge 5 agosto, data di nascita della principessa Irene. Per me un bel ricordo, un ricordo del dopo guerra, un ricordo della mia cara mamma. Cari saluti a tutti dal Regno unito dei Paesi Bassi.

Bernadette de Vries. Eindhoven (Olanda), settembre 2020

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Mi è piaciuto molto questo racconto e quindi non aggiungo altro se non che nei tempi difficili e anche in quelli lieti, la creatività di noi donne si è sempre saputa esprimere e continua a sapersi esprimere, sino a far parte di un pezzo di storia. Come lo sono diventate queste gonne… della liberazione. Inoltre il 18 settembre di ogni anno si festeggia il giorno in cui la città olandese dove abito, Eindhoven, fu liberata dagli invasori. Per più di una settimana la città si riempe di luminarie bellissime; ogni strada con temi diversi e percorsi che si possono seguire anche in bicicletta. Un tripudio di luci, colori ed allegria.

Foto M.C. Giongo, al ‘Veluws Zandsculpturenfestijn‘, Garderen (NL), 15 agosto 2020

Buon mese di settembre e mi raccomando: state bene e fate sempre attenzione al maledetto Covid – 19 a cui non dobbiamo più dare un minimo di possibilità di riprodursi, ricominciare a fortificarsi e diffondersi.
Un abbraccio dalla vostra, sempre vostra,

Maria Cristina Giongo
CHI SONO~

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Un po’di storia dell’Olanda:la Germania invade l’Olanda.

Sebbene l’Olanda si fosse dichiarata neutrale durante la seconda guerra mondiale, il 10 maggio 1940 la Germania invase il paese su ordine di Hitler. I membri del governo e della famiglia reale fuggirono mentre l’esercito olandese rispondeva all’attacco, sebbene impreparato e non sufficientemente attrezzato per arginare l’addestramento superiore delle truppe tedesche. A seguito di un brutale assalto che provocò la morte di numerosi civili, vittime del bombardamento di Rotterdam, l’alto comando olandese si arrese alle forze occupanti tedesche, dando la priorità alla protezione delle persone innocenti piuttosto che all’autonomia del paese. Il popolo olandese avrebbe riconquistato la libertà solo cinque anni più tardi.

Per maggiori informazioni ecco un link ad un articolo sulla storia dell’invasione e liberazione dell’Olanda (iniziata nel settembre 1944 e terminata nel maggio del 45)

Nota redazionale; nel museo della memoria Nijverdal, Overrijsel, 1500 metri quadrati, si può vedere anche la ricostruzione di un bunker tedesco, una baracca di un campo di concentramento, un diorama di rappresentazione di un campo di battaglia.

Traduzione in lingua olandese del pezzo precedente:
Op 1500 vierkante meter museumvloer brengt het Memory Vrijheidsmuseum Nijverdal de oorlogsjaren indringend in beeld met onder meer een nagebouwde Duitse bunker, een barak uit een concentratiekamp en diorama’s van veldslagen.

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Proibita la riproduzione del testo senza citare l’autore e la fonte di provenienza. Le fotografie ci sono state date in gentile concessione dalla signora Bernadette de Vries. Non possono essere pubblicate senza il suo consenso da altri blog, siti, giornali.

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