Ho scritto un libro!

Il magico momento dell’autografo

Ho scritto un libro. A dire il vero è da un po’ che l’ho scritto. Ma la novità è che da poche settimane l’ho pubblicato. Anzi me l’hanno pubblicato. Anzi un editore intraprendente (e io dico anche lungimirante) l’ha letto e l’ha trovato adatto ad essere pubblicato.
E adesso il libro, che prima esisteva solo in forma di autopubblicazione e girava in modalità simil-clandestina, tra parenti ed amici strettissimi, adesso è proprio un libro vero, pubblicato da un vero editore.
Cosa cambia? Beh, apparentemente nulla. Ma in effetti, in realtà cambia tutto!

Sia chiaro che ho chiesto (e ottenuto) il permesso della nostra Direttrice, per parlarne qui in questa mia rubrica mensile, sia pure in cambio della promessa che non si tratterà di un pezzo pubblicitario. Almeno, non solo. O meglio, una eventuale e sempre apprezzata promozione per il libro, dipenderà dall’abilità con la quale io riuscirò a comunicare il mio punto di vista. Anche perché, giustamente, se non ci riuscissi, vorrebbe dire che non sono un granché come scrittore, e allora perché mai dovrei aver scritto un buon libro?
Mi torna in mente un aneddoto che vede protagonisti Tisia allievo di un corso di retorica e il suo maestro Corace (siamo in Sicilia nel 500 a.c). Alla fine delle lezioni, Tisia si rifiuta di pagare il maestro così argomentando: – Se tu mi hai insegnato bene la retorica io devo essere in grado di convincerti che non ti devo niente e non ti pago; se non riesco a convincerti, vuol dire che non mi hai insegnato bene la retorica e quindi non ti pago”. L’aneddoto prosegue***, ma non divaghiamo.
Io sono convito di avere scritto un buon libro. E dunque.

Eravamo io, Ishiguro, Fabio Volo, Dan Brown, D’Avenia e Ken Follett (citando/parafrasando Fiorello che parodiava Minà)

Qualche giorno fa abbiamo realizzato, nella città dove vivo (e scrivo) che è Pesaro, una “presentazione in forma di spettacolo”, e devo confessare che, pur avendo sistemato tutta la distesa delle copie in bella evidenza, pronte per essere vendute, non mi sentivo troppo a mio agio nel ruolo di “piazzista di me stesso”. Mentre cercavo un modo elegante di indurre i presenti all’acquisto, si è fatta strada una riflessione, che mi è apparsa al contempo convincente e per niente sfacciata.
E visto che comunque al termine della performance, in diversi hanno comprato il libro (cosa peraltro da non dare mai per scontata), allora ho pensato che un po’ di merito fosse anche di questo approccio al tema che dunque adesso vado ad esporre.

Pubblicare non è facile. Specialmente se per “pubblicare” si intende imbattersi in un editore “vero”, che in cambio non ti chiede soldi, ma ti chiede di avere una bella storia da pubblicare. Non è facile, e perché questo accada devono entrare in gioco tante concause. Quando succede (se succede) si tratta di un evento straordinario nella vita di chi scrive. Va anche ammesso che in ogni caso difficilmente la vita dell’autore cambierà dal punto di vista economico. Pubblicare il primo libro cambia la vita solo nei libri (e nei film), o in alcuni rarissimi casi di vita vera. Nella norma, i numeri di vendita e le quote percentuali spettanti all’autore fanno sì che la soddisfazione spirituale ed emotiva saranno enormi, ma le finanze personali non alzeranno neppure un sopracciglio. Perché dunque affannarsi e sbattersi tanto per convincere amici e parenti in primis e poi chiunque capiti a tiro, a comprare il tuo (mio) libro?

Prima presentazione al pubblico (lo scrittore si trasforma in “raccontatore”) e sulla destra Jean Luc Bertoni, l’editore “illuminato”

Gli editori, o meglio i piccoli editori come Jean Luc Bertoni, sono tra i protagonisti di quel pezzo di mondo, di quella fetta di società che io considero la parte bella.
Loro cercano e trovano e pubblicano e si augurano di vendere. Ecco, magari il singolo autore non riuscirà a garantirsi la sopravvivenza con la sua scrittura (al massino potrà aspirare a reinvestire i suoi proventi in crescita culturale personale, acquistando qualche biglietto per concerti o teatri o cinema o avventurandosi nella scoperta di altri nuovi autori), ma l’editore, dalla somma delle vendite dei singoli autori, se è un bravo ed oculato imprenditore e soprattutto un abile scopritore di talenti potrebbe riuscire a ricavare di che far (più che) sopravvivere e motivare economicamente l’esistenza stessa della sua Casa Editrice.

Ecco perché il mio libro va comprato. Non solo per scoprire se è vero che è un bel libro (e lo è), ma anche per dare modo ad Editori come Jean Luc Bertoni, di continuare nella loro opera meritoria di popolare e animare la parte bella della nostra società.

Di mio, io (come tutti gli altri autori) ci metto tonnellate di entusiasmo, partecipando ad eventi e presentazioni e arrivando a sbilanciarmi con promesse spiritose (ma serissime) come la mia promozione “Conquistati o rimborsati” nella quale mi impegno a restituire il prezzo di copertina a chi si ritenesse non dico insoddisfatto, anche semplicemente “non conquistato” dal contenuto del mio libro.

La campagna “conquistati o rimborsati”

Del resto un libro comincia a “vivere” non quando viene pubblicato, ma quanto inizia ad essere letto. Prima, mentre è sotto le cure dell’autore, e poi dell’editore, ma anche quando si trova già sugli scaffali delle librerie è solo “in gestazione”. Quando viene acquistato e soprattutto letto, allora inizia ad essere ciò per cui è stato scritto. Un veicolo di idee e di emozioni. Ecco perché ritengo che sia necessario creare una sorta di community di lettori. Da loro, dal loro apprezzamento, dal loro passaparola dipenderà il futuro de “L’ultima vita” e in generale di tutti i libri di autori poco conosciuti, pubblicati da piccole e coraggiose case editrici.

Finalmente l’ho detto: il mio libro si intitola “L’ultima vita”, io lo definisco “romanzo polifonico” ed è pubblicato da Bertoni Editore, di Perugia.

E’ la storia di una conquista che attraverso la sua struttura narrativa “polifonica” porterà sia il protagonista che il lettore ad interrogarsi prima e a scoprire poi, qualcosa di più su se stessi e sulla propria vita. Contenuti, linguaggio e struttura si fondono in una forma inedita che è uno dei motivi di interesse di questa mia impresa.

Il libro, con prefazione del critico Bruno Mohorovich e con nota di copertina del filosofo Franco Bolelli, è disponibile a Pesaro, presso la Libreria Campus Mondadori Bookstore in via Rossini 33 e a richiesta in tutte le librerie italiane. E’ inoltre ordinabile online dal sito di Bertoni Editore, e sui maggiori portali di vendite librarie (Ibs, Amazon, Feltrinelli ecc).

In questo inizio d’anno vi auguro di aver voglia di leggerlo, e in generale auspico per il vostro e mio 2018 e per tutti gli anni a seguire, tante buone letture.

Paolo Pagnini

Siamo esseri difficili e complessi, fragili ma anche robusti, siamo il risultato di tutto quello che ci forma, siamo il prodotto della vita nostra e di quella di chi ci sta intorno, di tutte le interazioni, di tutte le difficoltà, di tutti gli attimi di esistenza messi in fila, fatti di gioie, dolori, paure, coraggio, batticuore, e, su tutto, scoperta!
Siamo gli avatar, siamo gli involucri “viventi” delle nostre essenze vitali, siamo qui per interagire tra noi, crescere, imparare, e stare bene…
Scoprire come e con chi stare veramente bene è la nostra missione…

Da “L’ultima Vita – Romanzo Polifonico” di Paolo Pagnini – © 2017 Bertoni Editore Perugia

Link utili:
www.facebook.com/lultimavitaromanzopolifonico/
http://www.bertonieditore.com/shop/libri/86-l-ultima-vita.html
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www.ibs.it/ultima-vita-libro-paolo-pagnini/e/9788897593492
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Nota:
*** Ettore Randazzo – Retorica Forense – pag. 255/256

Paolo Pagnini è nato, legge, scrive e vive a Pesaro.
Osservatore attento e curioso, si lancia in spericolate sperimentazioni nei più diversi settori: dalla comunicazione allo spettacolo, dalla radiofonia alla fotografia, dal commercio alla ideazione e promozione di iniziative turistiche, culturali e artistiche.
Aggiorna quotidianamente il suo profilo facebook e frequentemente il sito web e risponde con estrema sollecitudine a messaggi in cinque diverse tecnologie.

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One Response to “Ho scritto un libro!”

  1. renato stefanelli scrive:

    bravo Pagnini; veramente una bella presentazione. Auguri di buon proseguimento

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