Mamma, guardami un momento, ti prego! Perchè mi fai soffrire?

Un bellissimo libro olandese sulla storia vera di una bimba che ha vissuto con una madre disturbata da problemi psichici. Nell’immagine sotto la copertina del libro, con la fotografia della protagonista, Danielle Koch, che ora ha 38 anni.

Oggi vi parlo di un libro olandese, “Mama, kijk eens”, scritto da Urjan Claassen, edito da Quilify, da cui sono rimasta particolarmente colpita. Si tratta della storia vera di una donna, Danielle Koch, che da piccola ha sofferto la più terribile esperienza che possa subire un bambino: quella di vivere con una madre affetta da problemi psichici. Ancor peggio: da una patologia psichiatrica non “abbastanza grave” da portare al ricovero in manicomio (in Olanda questi nosocomi esistono ancora, a differenza dell’Italia, in cui sono stati chiusi dopo l’approvazione della legge Basaglia). Ma neppure sufficientemente “preoccupante” da giustificare l’allontanamento dei figli da casa. Lo stesso tormento colpisce i bambini che convivono con un genitore depresso. A metà libro la stessa Danielle sottolinea quanto sia “più difficile vivere con una persona che cambia continuamente umore piuttosto che con una che è sempre di cattivo umore”.

Urjan Claassen, autore del libro Mama, kijk eens, una commovente biografia della sua amica Danielle Koch, con lui nella foto.

La storia di Danielle e della sua sorellina Simone è molto importante proprio perchè è la testimonianza della necessità di un pronto intervento nei casi in cui i bambini vengono maltrattati fisicamente e psichicamente. Povere creature innocenti che avrebbero in diritto di crescere in una famiglia felice, serena, accuditi con amore dai loro genitori.

“Mama, kijk eens”, è un lungo grido disperato, una richiesta d’aiuto che dura 369 pagine, riassunta nel titolo che, tradotto nella nostra lingua e ampliandolo vuol dire: Mamma, guarda un momento! Mamma guardami! Mamma, ci sono, sono qui! Ho bisogno di te. Non mi ignorare, non mi fare del male, non farmi soffrire! Mamma, facci crescere, me e la mia sorellina, come bimbe normali, ne abbiamo il diritto! Siamo stanche di patire!

La bellezza di quest’opera letteraria è anche la forma in cui è stata scritta e sviluppata dal suo autore, Urjan Claassen. Urjan (olandese) e sua moglie Miriam Frosi (italiana) sono amici di Danielle. Li conosco personalmente e sono persone straordinarie. Un giorno Danielle, oramai diventata donna, provò l’impellente desiderio di far conoscere a tutti la sua triste infanzia. Per due motivi: il primo per se stessa, a livello terapeutico, il secondo affinchè servisse d’esempio per aiutare tanti ragazzini che vivono lo stesso dramma capitato a lei. Per questo si rivolse ai suoi amici e fu proprio Urjan ad accogliere la sua proposta, accettando di scrivere la sua biografia. Un lavoro lunghissimo, una collaborazione senza sosta, talvolta pesante, sia per il tema trattato sia per la difficoltà della ricostruzione degli eventi passati. Ma ce l’hanno fatta! Danielle, è riuscita completamente nel suo intento di richiamare l’attenzione dei lettori e delle strutture sociali che dovrebbero intervenire in certi casi: Urjan ha dato alla luce ad un libro bellissimo. Una soddisfazione anche per Miriam, che ha “imprestato il marito” alla sua amica e tante ore del loro tempo libero, per uno scopo nobile ed importante.

Ma la storia di Danielle non è imperniata solo sul suo passato: come avviene spesso nella vita, mentre non ti aspetti più niente di brutto, pensando di aver avuto già la tua dose di sfortuna… balza fuori, all’improvviso, un nuovo spettro. Quello che ti ricorda che se vuoi chiudere con il passato devi elaborarlo, devi guarire dalle ferite profonde che ti ha lasciato: altrimenti ripercorrerai la stessa strada a ritroso e non ne uscirai più.
A Danielle adulta accade l’inevitabile; sta a dire che viene colta da una forte depressione, da un malore post traumatico, che la lascia spossata e sconvolta. Questi sono i fantasmi più terribili, odiosi mostri che ti assalgono proprio quando pensi di avercela fatta, di essere uscito dall’incubo ed aver raggiunto la felicità. O, almeno, la normalità, la serenità, quella che Danielle credeva di aver trovato sposando Hassan, un uomo tanto caro e amato, insieme ai loro splendidi figli, Jamil e Bouchra! Purtroppo a questo punto un altro evento drammatico li colpirà, ma non voglio anticiparvi quale. Mi auguro solo che questo libro trovi anche un editore italiano che voglia tradurlo nella nostra lingua madre.
In conclusione ancora una volta, ci confrontiamo con la solita legge di vita del dolore, che non risparmia nessuno: è inutile affannarsi a cercare la felicità, ad esigere un risarcimento per le ingiustizie subite. L’unica via possibile per trovare la pace è proprio quella percorsa da Danielle che di nuovo, al termine del libro, ci dà una lezione di vita e di coraggio librandosi in volo (e in sogno) verso la catarsi finale, insita proprio nel significato stesso del termine. Infatti catarsi significa” liberazione dal dolore”.
Danielle ci fa capire che puoi liberartene soltanto accettandolo, senza cercare una ragione. Dimenticando il passato, sperando nel futuro, e soprattutto perdonando chi ti ha fatto del male

Il libro si legge tutto d’un fiato, anche perchè è ben strutturato. L’attenzione non viene mai meno, i momenti di tensione ed emozione sono intensi e avvolgono l’animo di un sottile velo di malinconia la cui trasparenza ti permette di vedere fuori. Di vedere oltre. Di cercare di capire, insieme a Danielle, attraverso la sua lunga confessione a Urjan, tanti perchè. Perchè sua madre le ha levato l’essenza dell’infanzia, che dovrebbe essere basata sull’amore,soprattutto materno? Perchè tante persone si sono girate dall’altra parte quando invece bisognava intervenire? Non tutte, per fortuna: infatti lei era stata aiutata a livello psichiatrico ed assumeva psicofarmaci, e per le bimbe si erano attivati gli assistenti sociali. Ma forse ci sarebbero voluti sostegni professionali più mirati.

Nel libro sono descritti episodi che ti spezzano il cuore, tanto rasentano la crudeltà: come la notte che la madre tiene sveglia la piccola Danielle davanti alla televisione, impedendole di andare a letto e di addormentarsi ( dandole degli schiaffi per farla rimanere sveglia). Oppure la descrizione di un pomeriggio in cui per punire la sorellina che aveva mangiato una caramella in più… la costringe ad ingoiare tutte le caramelle davanti a lei, sino al vomito, sino a farla stare male.

Quando ho letto questi passaggi ho provato un brivido di dolore, forte e debilitante. Poi avrei voluto prendere fra le braccia l’indifesa Danielle e la sua sorellina Simone, coccolandole teneramente. Infatti niente è più triste di bambini che crescono senza l’affetto materno, senza carezze. Ancora più terribili sono i sensi di colpa che sconvolgono Danielle quando non riesce ad intervenire in tempo per salvare Simone dagli attaccati di rabbia della mamma, magari perchè si è trattenuta troppo a lungo in un negozio facendo la spesa. Oppure quando alla fine del libro cerca di giustificare il suo comportamento attribuendolo anche al fatto che il padre, camionista, era sempre in giro per lavoro, per cui lei si sentiva sola, abbandonata, nonostante la presenza delle figlie. Quelle figlie su cui purtroppo proiettava tutto il suo malessere, il male che aveva colpito il suo cervello, evidentemente già indebolito da una latente patologia psichiatrica.

Un’altra bella immagine di Danielle. Foto di Elvira van Schaijk

Basti pensare che questa madre odiava persino i momenti in cui le due sorelle giocavano insieme, ridendo felici. Non sopportava che loro potessero gioire, godere di momenti spensierati. Ci sono dei particolari che rendono un libro unico, degno di essere definito un bel libro. Uno scrittore vero li conosce bene; sono quei piccoli, preziosi dettagli che sconfinano nel mondo della creatività, dell’originalità. In questo scritto di Urjan Claassen se ne trova uno che ti lascia il segno; la mamma snaturata non viene mai descritta con dovizia di particolari, pochi gli accenni fisici. Quello che la distingue come figura chiave sono i suoi passi, per definire i quali Urjan usa una sola tipica parola olandese, al gerundio: “sloffend”. Il verbo sloffen significa ciabattare, trascinare, strisciare, strascicare i piedi.

Mentre leggevo quei brani mi è sembrato quasi di sentirli, insieme al battito di cuore delle bimbe terrorizzate dalla paura, mentre la madre si avvicinava a loro. Risuonano per tutto il libro come una minaccia; e ne scandiscono il ritmo.

In queste pagine c’è un chiaro avvertimento a tutte le madri troppo concentrate su se stesse, sui loro problemi, sull’aspetto fisico o sul lavoro ( anche se questo non era il caso della madre di Danielle) oppure sulla loro solitudine affettiva. Tanto da ignorare i più elementari bisogni dei figli. Tutto questo si evince dalle poesie che a tratti precedono o finiscono ogni capitolo di questa bella opera, il cui tema è sempre lo stesso: mamma, guardami! Mamma aiutami! Mamma, perchè mi fai soffrire?

La vita di Danielle si svolge ad Eindhoven, una città olandese della regione Brabant, nel quartiere Tongelre. Nel libro ci sono quindi riferimenti tipici ai Paesi Bassi. Ma è la realtà del dolore infantile che lo rende a sua volta universale e unico. E’il messaggio che lancia, a farlo diventare materia di riflessione senza confini. Per tutti i bambini del mondo che sono vittime innocenti della cattiveria, della malattia e dell’incuria degli adulti.

Una foto felice per festeggiare la fine di una storia veramente triste. Ora Danielle, a destra, abbracciata al marito Hassan, ha ritrovato il sorriso dopo un’infanzia infelice vissuta con una madre disturbata psichicamente. Accanto ad Hassan c’è Miriam Claassen Frosi, italiana, moglie di Urjan Claassen, l’autore del libro (nell’immagine a sinistra).

Ma la storia di Danielle non è imperniata solo sul suo passato: come avviene spesso nella vita, mentre non ti aspetti più niente di brutto, pensando di aver avuto già la tua dose di sfortuna… balza fuori, all’improvviso, un nuovo spettro. Quello che ti ricorda che se vuoi chiudere con il passato devi elaborarlo, devi guarire dalle ferite profonde che ti ha lasciato: altrimenti ripercorrerai la stessa strada a ritroso e non ne uscirai più.

A Danielle adulta accade l’inevitabile; sta a dire che viene colta da una forte depressione, da un malore post traumatico, che la lascia spossata e sconvolta. Questi sono i fantasmi più terribili, odiosi mostri che ti assalgono proprio quando pensi di avercela fatta, di essere uscito dall’incubo ed aver raggiunto la felicità. O, almeno, la normalità, la serenità, quella che Danielle credeva di aver trovato sposando Hassan, un uomo tanto caro e amato, insieme ai loro splendidi figli, Jamil e Bouchra! Purtroppo a questo punto un altro evento drammatico li colpirà, ma non voglio anticiparvi quale. Mi auguro solo che questo libro trovi anche un editore italiano che voglia tradurlo nella nostra lingua madre.

In conclusione ancora una volta, ci confrontiamo con la solita legge di vita del dolore, che non risparmia nessuno: è inutile affannarsi a cercare la felicità, ad esigere un risarcimento per le ingiustizie subite. L’unica via possibile per trovare la pace è proprio quella percorsa da Danielle che di nuovo, al termine del libro, ci dà una lezione di vita e di coraggio librandosi in volo (e in sogno) verso la catarsi finale, insita proprio nel significato stesso del termine. Infatti catarsi significa” liberazione dal dolore”.

Danielle ci fa capire che puoi liberartene soltanto accettandolo, senza cercare una ragione. Dimenticando il passato, sperando nel futuro, e soprattutto perdonando chi ti ha fatto del male.

Eindhoven (Paesi Bassi), 2 luglio 2017. Auguri per il vostro libro!

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Uitgeverij Quilify

Le foto sono di Elvira van Schaijk.

Potete trovare il libro anche nella pagina di facebook:
Qui potete anche vedere un video di introduzione all’opera.

Se volete, potete anche contattare l’autore nella sua pagina di facebook: sua moglie Miriam parla italiano.


Proibita la riproduzione del testo e delle foto di Elvira van Schaijk, ottenute per gentile concessione dello scrittore e della protagonista del libro, senza pubblicare gli autori e la fonte di provenienza.
No part of this publication may be reproduced or transmitted, in any form or any means, without prior permission of the publisher and without indicating the source.

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4 Responses to “Mamma, guardami un momento, ti prego! Perchè mi fai soffrire?”

  1. Miriam scrive:

    Complimenti, rileggendo la tua recensione ho rivissuto le tristi vicissitudini di Danielle! Grazie al cielo dopo un lungo vuoi tunnel si scorge la luce… ha tutto c’é rimedio
    Grazie miriam

    • admin scrive:

      Grazie, con tanta stima a tutti voi! Anche questo è un modo per aiutare le tante persone che soffrono per lo stesso dramma. Un abbraccio, Cristina

  2. Alessia scrive:

    Buongiorno complimenti per la decisione di trattare un così delicato tema molto spesso ignorato,auguri per il successo del libro.Sarei molto interessata a sapere se e quando ne uscirà una versione in italiano.Grazie

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