Esclusivo. Commovente ritorno a casa dei tre militari olandesi presi in ostaggio in Libia. Un bacio indimenticabile.

I tre ostaggi liberati in Libia al loro arrivo all’aereoporto di Eindhoven.

La cronaca diretta dell’arrivo nel loro Paese dei tre militari olandesi trattenuti in Libia con l’accusa di spionaggio e liberati tre giorni fa. Noi del Cofanetto magico eravamo là, all’aereoporto militare di Eindhoven, ad attenderli.

Il Colonnello Pellemans, comandante dell’aviazione militare della base di Eindhoven, con la giornalista Maria Cristina Giongo in attesa dell’arrivo dei tre ostaggi liberati in Libia.

I tre militari con il Generale Peter van Uhm

L’ aereo su cui hanno viaggiato gli ostaggi, due uomini, Bas Burger e Martin Streefland, ed una donna, Ivonne Niersman, è atterrato sabato 12 marzo alle ore 15 e 30. Proveniva da Atene. Sulla pista, ad accoglierli, c’era il Generale dell’ esercito Peter van Uhm, che è salito sull’ aereo per ridiscenderne dopo pochi minuti con il comandante Ivonne Niersman. Seguita dai suoi compagni.

Il comandante Ivonne Niersman saluta i familiari e giornalisti.

Ivonne è apparsa sorridente, serena, nonostante una prigionia di 12 giorni; ed ha subito agitato una mano in cenno di saluto verso noi giornalisti della carta stampata e della televisione. Poi, nonostante la proibizione di entrare in pista si sono viste due persone correre verso di loro. La moglie di Bas Burger e il marito di Ivonne.
L’abbraccio è stato lungo e lunghissimo il profondo bacio….che sembrava non finire più.

La commovente scena dell’abbraccio e del bacio di Ivonne con suo marito e di Bas con sua moglie, che gli è corsa incontro baciandolo con trasporto sulle labbra.

Possiamo immaginarci quello che hanno passato i familiari in quegli interminabili giorni di attesa, con la paura di non poter più riabbracciare i loro cari. E poi il sollievo di poterli di nuovo stringere fra le braccia.

I tre militari erano in servizio sulla nave Hr. Ms.Tromp, della marina olandese, che si trovava in acque libiche. 15 giorni fa avevano cercato di far uscire dalla Libia due persone, un olandese ed uno svedese (i cui nomi sono ancora segreti), con un elicottero Lynx, violando le regole internazionali che vietano di attuare azioni del genere senza il consenso del governo del Paese dove si trovano.

L’elicottero è stato bloccato e sequestrato e loro arrestati con una prima accusa di spionaggio, resa pubblica dal figlio di Muammar Ghedaffi, Saif al-Islam.
I libici usano questo tipo di elicotteri per sparare più da vicino ai ribelli.

Il comandante Ivonne Niersman

“Le trattative per la loro liberazione sono state molto intense e difficili”, ha dichiarato il Ministro della difesa olandese Hans Hillen, pochi giorni fa, “ma siamo fieri di poter annunciare che ce l’abbiamo fatta; e che presto i nostri militari torneranno a casa. Grazie anche ad una delegazione guidata dal diplomatico Ed Kronensburg, che ha rivestito un ruolo molto importante nel negoziato; e al governo greco. Non abbiamo pagato alcuna somma di denaro per il riscatto e siamo felici di poter tranquillizzare tutti sullo stato di salute dei nostri ragazzi, che stanno bene. Ad Atene, dove si trovano ora, sono stati controllati da alcuni medici e sottoposti anche ad un colloquio con uno psicologo prima del rientro. Proprio per questo il loro ritorno è stato posticipato.” Un elogio per la rapidità e per il buon esito della trattative è giunto anche da parte del Primo ministro Mark Rutte.

I tre ostaggi liberati con il Generale Peter van Uhm.

I tre militari hanno potuto quindi non solo riabbracciare la loro famiglia ma anche scambiare qualche parola con i giornalisti. Ivonne mi è sembrata la più tranquilla. Piccola, minuta, con lunghi capelli biondi raccolti in una coda; il viso segnato da piccole macchie rosse. Stanca e pallida ma felice. Più provati sono apparsi i due compagni, Martin e Bas. Martin guardava spesso per terra e appariva teso, quasi impaurito. Infatti è stata lei la prima a prendere la parola, dopo la precisazione del Generale Van Uhm, di non fare domande inerenti la motivazione e la dinamica dell’arresto, perchè ancora in fase di inchiesta.

“Ci hanno trattati bene: ci davano da mangiare e da bere. Ci hanno messo le manette solo tre volte; e siamo stati bendati soltanto durante i trasferimenti. Ci hanno persino permesso di vedere la televisione, alcune emittenti straniere, per seguire le ultime vicende. Qualche volta erano gentili”, ha detto Ivonne.

Martin Streefland

“Ma qualche volta no; cambiavano improvvisamente di umore”, ha continuato Martin Streefland. “ Per fortuna ci tenevano insieme nello stesso posto, così abbiamo potuto farci coraggio a vicenda. Sì, abbiamo avuto anche paura che potesse finire male per noi…. Ringraziamo tutti coloro che si sono prodigati per la nostra liberazione e il governo olandese che ci ha sostenuti in tutti i modi; non solo noi ma anche le nostre famiglie.”

Fra i giornalisti presenti c’erano anche degli stranieri; americani, francesi, inglesi, belgi, tedeschi. E noi italiani. L’ultima domanda è stata se torneranno a lavorare per la marina militare. E per un attimo è calato il silenzio. I tre militari si sono guardati negli occhi per un secondo, imbarazzati. Poi ancora una volta è stata lei, il comandante Ivonne, a reagire: “ Non lo sappiamo ancora. E’ difficile dirlo adesso. Dobbiamo prima dimenticare; e soprattutto stare con la nostra famiglia, parlarne con loro…”

Bas Burger

Nell’aereo partito da Tripoli per Atene c’erano altri evacuati greci ed il vice ministro degli esteri greco Dimitris Dollis. Anche il governo di Malta ha aiutato nelle trattative ma venerdi scorso il premier Lawrence Gonzi ha ammesso di aver rifiutato la proposta di Ghedaffi di restituire dei loro aerei da combattimento che avevano sequestrato, in cambio dei tre militari olandesi.

Che comunque a casa sono tornati lo stesso; ancora adesso non è chiaro il motivo per cui hanno rischiato la vita per salvare due persone, infrangendo le regole internazionali, ma questo sarà appurato in seguito con calma. Ora Ivonne, Martin e Bas hanno solo bisogno di riprendersi accanto ai loro cari e di dimenticare la brutta avventura, per fortuna finita bene.
Ringraziamo il maggiore Harry Van den Dries per l’ospitalità con cui ci ha accolti, facilitando il nostro lavoro di giornalisti.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Servizio fotografico di Hans Linsen

Maria Cristina Giongo in sala stampa.

Ancora due immagini dei due ostaggi liberati, Martin e Bas. I loro visi mostrano i segni dei 12 giorni di prigionia in mano ai soldati del regime libico.

Proibita la diffusione di questo articolo e delle fotografie senza citare gli autori e la fonte di provenienza.

——————————————————————–

Mentre stiamo programmando questo articolo scorrono le immagini del terremoto e, come conseguenza, del maremoto che ha colpito il Giappone; il quinto più grave nel corso della storia (di intensità 8,9).

Mandiamo il nostro più caro pensiero, dal profondo del cuore, alla popolazione che sta vivendo questo terribile dramma. E alla nostra Marni, che tiene la Rubrica dei sogni: in quanto sua figlia e suo genero abitano proprio a Tokio. Siamo molto vicini a lei, al marito e al fratello in questo momento di grande preoccupazione; per fortuna le notizie sul loro stato di salute sono buone. Preghiamo Marni di far loro tanto coraggio da parte di tutti i redattori e i lettori del Cofanetto magico.

——————————————————————–

Tags: , , , , , ,

12 Responses to “Esclusivo. Commovente ritorno a casa dei tre militari olandesi presi in ostaggio in Libia. Un bacio indimenticabile.”

  1. Mario scrive:

    Sono felice che i tre militari siano tornati sani e salvi tra le braccia delle loro famiglie, inoltre spero con tutte le mie forze che questa situazione catastrofica in Libia termini presto.
    Complimenti a Maria Cristina Giongo che ha riportato questa splendida notizia in modo chiaro e trasparente.

    Mario

  2. maria cristina giongo scrive:

    Grazie, Mario!

    Anch’io spero che la situazione in Libia si risolva presto senza altro spargimento di sangue di poveri civili e militari che magari vorrebbero soltanto vivere in pace con le loro famiglie

  3. Isabella scrive:

    Complimenti cara Cristina! Seguo le tue notizie da lontano ma ti sono sempre vicina! Bacio, Isa xoxox

  4. cristina scrive:

    Grazie, cara Isabella!

    Cari lettori Isabella vive negli Stati Uniti d’America….allora….veramente lontano!!!

    Un abbraccio,

    Cristina

  5. Marni scrive:

    CAra Cristina grazie, e grazie a tutti… mandateci un in bocca al lupo perchè ce n’è veramente bisogno
    marni

  6. […] a voi l’articolo commovente direttamente dal Cofanetto Magico di Cristina che prontamente già fatto dono di un servizio che purtroppo in questo periodo è […]

  7. Giovanna Iorio scrive:

    Un articolo bellissimo accompagnato da splendide foto. Bentornati!
    Giovanna

  8. maria cristina giongo scrive:

    Grazie, Giovanna!

    Nel frattempo ho saputo che Gloria, la figlia della nostra caporedattrice Marni ( che tiene la rubrica dei sogni,) tornerà a casa dal GIAPPONE. Ho tirato un sospiro di sollievo! Sta bene e l’aspettiamo presto!

    Chissà che gioia per sua mamma di poterla riabbracciare, dopo tanta paura! Stringiamoci a loro; ma anche a tutti i familiari di quelle vittime del terremoto che purtroppo a casa non potranno più tornare…

    Cristina

  9. Emanuela scrive:

    MI UNISCO A TUTTA LA GIOIA DI MARNI…………..

  10. Uyulala scrive:

    Sono felice anch’io per Marni e la sua famiglia. Gli eventi naturali ci lasciano attoniti e ci mettono davanti la nostra fragilità.

    E sono molto felice per i tre ostaggi olandesi. Ho avuto molta paura per la loro sorte…

    Bellissimo articolo, Cristina. Molto toccante

  11. cristina scrive:

    Grazie, cara, per i complimenti.

    Ogni articolo che scrivo è “sentito”; non solo con la mente ma anche con il cuore.

    Ma spesso vengo penalizzata dalla mia sensibilità. Ieri, per esempio, sono stata triste tutto il giorno perchè avevo visto in televisione le immagini del disastro in Giappone, povera umanità ferita!
    Poi quelle dei rifugiati a Lampedusa; stremati dalla paura, dalle intemperie, e dalla fame, disperati.

    Infine l’ idea che la piccola Yara sia morta a due passi da casa….morta dal freddo e per le ferite che le sono state inferte, quando bastava cercarla SUBITO e bene e forse, ALMENO, avrebbero potuto restituire il corpo intatto ai duoi genitori: se non salvarla!

    Allora mi dispero anch’io per questa umanità disastrata!

    Un abbraccio a tutti,

    Cristina

Leave a Reply for Emanuela