Turismo responsabile: seconda parte

giovane esemplare di Kudu

Una mattina, di fronte agli uffici della Cooperazione Italiana in Swaziland, vidi due bambinetti che sembravano attendere, dai passanti, un po’ di elemosina. Chiesi al nostro autista di domandar loro se avrebbero gradito qualcosa da mangiare e da bere. Lo mandai a comperare del pane in cassetta e due succhi di frutta. La bambina più grandicella diede una fetta di pan carré al fratellino e se ne prese mezza per lei. In due bevvero un solo succo e se ne andarono.
Perché decisi di dar loro il pane? Perché sicuramente a casa avevano una famiglia o, forse erano orfani accuditi da famigliari poveri. Il pane era l’alimento che sarebbe stato gradito anche a casa.
Vennero ancora ogni due o tre giorni per un po’ di tempo ed ogni tanto associai al pane anche un pacchetto di farina di mais per il “Mielie Meal” (o Pap), elemento principe dell’alimentazione locale simile alla nostra polenta. E sempre i due bimbi mangiavano una fetta di pane a testa e se ne andavano non prima che la bimba accennasse ad una flessione delle ginocchia in segno di ringraziamento e, dopo qualche tempo, anche ad un sorriso.

donazione di mais da parte della Cooperazione Italiana

Perché non diedi soldi? Perché non potevo sapere se, a casa, un adulto si sarebbe appropriato dei soldi e li avrebbe utilizzati, magari, per ubriacarsi.

A Goma, in Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo), Alessandra, mia moglie, ogni mese chiamava le mogli del nostro personale di casa e donava loro zucchero e farina di mais perché era prassi comune che i mariti dessero loro poco dello stipendio. Non dava, alle donne, denaro perché c’era il rischio che i mariti se ne appropriassero.

Altro esempio sempre a Goma. Nel 1989, arrivò un camion attrezzato alla meglio per il trasporto di turisti con a bordo dei giovani anglosassoni e scandinavi. Mia moglie li definì in seguito, quando li incontrammo in altri paesi africani i “camion bestiame”, e la definizione non abbisogna di spiegazioni.
Bene, uno di questi ragazzi venne all’ospedale sporco e lacero, lamentando prurito intenso e, dopo rapido esame, gli fu diagnosticata la scabbia. Uno dei tecnici zairesi dell’ospedale andò dalla capo laboratorio italiana e le disse più o meno: «pensavo che i turisti bianchi fossero ricchi ma questo è più povero di me, come posso aiutarlo?». Al che la laboratorista rispose: «non è povero, questi viaggi costano comunque, è solo stupido, pensa di vivere in maniera selvaggia e avventurosa».

Con questi esempi (e ce ne sono molti) voglio solo notare che ci si deve informare, anche per brevi soggiorni, delle usanze e problematiche locali prima di agire da ricchi-turisti-impietositi.
Sono cosciente che il turista non può farsi carico dei problemi politici, economici e sociali dei paesi “emergenti” che si reca a visitare.
Inoltre, se si decidesse di visitare i paesi realmente democratici, la scelta sarebbe scarsa.
Anche se ognuno di noi ha un proprio codice etico, alcuni principi “morali” devono essere irrinunciabili: esistono dei limiti che sono dettati dal rispetto e, in ultima analisi, dal buon senso.
Riguardo agli acquisti. Si deve ricordare che contrattare (cosa che anche da noi si fa) è prassi comune e parte della cultura locale. Il costo deve essere valutato in base al valore della moneta locale per chi nel paese vive e non rispetto al tasso di cambio con l’Euro.
Quello che per noi non è caro lo è, invece, per chi porta a casa uno stipendio locale. Questo cosa significa? Che dobbiamo adattarci al mercato locale e non cadere nella tentazione di pagare qualsiasi prezzo richiesto “perché per noi è poco e poi li aiutiamo”.
Ci sono altri e più utili modi di aiutare le popolazioni visitate che non acquistare oggetti a caso e a qualunque prezzo, rischiando di alterare gli equilibri economici locali; un venditore di avocado, se vi sono turisti, può aumentare il prezzo rendendo più oneroso l’acquisto da parte di un abitante locale: «questo è il prezzo se vuoi è così, tanto vendo ai turisti».
Prestare attenzione agli oggetti di provenienza animale, informarsi che non siano da specie protette.

Non ho menzionato le azioni “caritatevoli” una tantum che, talora, seguono un viaggio in paesi “bisognosi”, perché io sono a favore di interventi strutturati e di lungo termine: passare un mese a fare manutenzione in una scuola africana probabilmente serve solo alla propria coscienza se, nei mesi successivi, non ci sarà qualcun altro a continuare il lavoro.
Lo stesso valga per le donazioni alle ONG, per le quali nutro profondo rispetto (ho lavorato per una di loro) e che supporto, ma che ritengo, talora, nate sull’onda dell’entusiasmo con un approccio spontaneistico ad obbiettivi troppo ambiziosi per le proprie capacità.
Chiudo con un pensiero tratto dal precedente articolo perché capita, talora, durante i viaggi, di imbattersi in realtà che turbano la nostra coscienza.

bimbe di una scuola primaria ringraziano per supporto ricevuto

Non approvo gli inviti televisivi a donazioni a ONG o ONLUS, in cui vengono esposti (talora un po’ morbosamente) bimbi africani sofferenti per suscitare emozione e volontà a donare.
Non capisco perché, quando nei nostri telegiornali si mostrano bambini italiani, i volti vengono oscurati, mentre per quelli in Africa no: niente privacy, protezione, dignità per loro. Anzi, sembra che indugiare sulle mosche che colonizzano i volti di quei poveri bimbi sia lo stimolo maggiore a donare.
Ma non abbiamo un Garante per la Privacy?
Io credo che mostrare bimbi che giocano in una scuola costruita con fondi istituzionali o da donazioni, sia un messaggio più potente perché mostra il raggiungimento dell’obbiettivo.
D’altra parte, ormai, la nostra società vive di emotività e non di razionalità: dalla politica, allo sport, ai fatti di cronaca si mira più a colpire “lo stomaco”, a suscitare reazioni immediate e, spesso, incontrollate che a stimolare il pensiero razionale.
Eppure, le popolazioni “povere” hanno bisogno di supporto strutturato e non episodico ed un turismo consapevole e responsabile può essere un modo per sostenerle.

Natale in Sud Africa. Un po’ di nostalgia per la neve c’era

Auguro ai collaboratori e ai lettori del Cofanetto Magico un buon Natale e felice anno nuovo

Testo e foto di Mauro Almaviva
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