Cattivi e vigliacchi! Prendersela con gli anziani indifesi!

maltrattamenti

Uno stralcio del video che mostra la camera di alcuni anziani ricoverati nella Casa di riposo Borea di Sanremo, dove sono accaduti gravi casi di maltrattamento nei confronti dei pazienti ricoverati

Grazie ad un’azione della Guardia di finanza di Sanremo in collaborazione con i carabinieri del Nas di Genova, lo scorso gennaio sono state arrestate sette persone per maltrattamenti gravi e reiterati abusi ai danni di anziani pazienti della Casa di riposo Borea di Sanremo.

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Rosalba Nasi sorridente…appena arrestata. Era lei la presidentessa della Casa di riposo e pare che fosse a conoscenza degli orrori che accadevano al suo interno.

Il 18 gennaio il Corriere della Sera ha diffuso un video scioccante che comprova la gravità della situazione in quell’istituto per anziani; fa parte di una serie di filmati girati in tre mesi dalle Fiamme Gialle. E’stata arrestata anche la presidente del ricovero dove avvenivano questi orrori, Rosalba Nasi, 58 anni, di Mondovì (ma abitante a Sanremo), moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto. Sino alla chiusura delle indagini e quindi sino a dimostrazione contraria, rimane il principio legale di non colpevolezza, ma le immagini che sono state diffuse hanno lasciato comunque il segno in ognuno di noi per la violenza e la crudeltà con cui quelle povere creature venivano trattate. Al momento i ricoverati erano 42. Da sottolineare il fatto che la casa di riposo Borea riceveva ben 200.000 euro di soldi pubblici!

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Ancora Rosalba Nasi, moglie di un senatore del Pdl.

In passato c’erano state due morti sospette ma nessuno aveva approfondito il caso. Quando si tratta di persone anziane l’interesse diminuisce, come diminuisce il rispetto per ogni vita umana quando la si considera non più “utile alla società”.

Eppure parliamo di persone che dovremmo amare di più proprio perchè sono entrate in una fase della loro esistenza che non offre più prospettive, speranze, spesso scandita soltanto dal ritmo della solitudine, della sofferenza. Persone che sono state i nostri genitori, i nostri nonni. Che ci hanno accudito con amore, con sacrificio, con pazienza. Uno degli ausiliari ripresi nel video mentre picchiava i malati ha detto di essere stressato, stanco…e allora? Si tratta di una buona ragione per maltrattare un essere indifeso? Tutti noi, prima o poi, nel corso della vita abbiamo o abbiamo avuto problemi; sul lavoro, in famiglia, economici…Ma non è certo una valida giustificazione per scaricare le proprie frustrazioni o rabbie sugli altri, per picchiarli e prenderli a calci: a maggior ragione se si tratta di bambini, anziani, handicappati, anche animali.

Spero che il sostituto procuratore che si occupa delle indagini inerenti questi gravissimi episodi, Maria Paola Marrali, vada a fondo su questa storia e che ai responsabili venga data il massimo della pena.
Anche il sindacato generale dei pensionati (Spi), aderente alla Cgl, ha reagito, attraverso il suo segretario generale Carla Cantone, dichiarando che non ci deve essere nessuna pietà per loro. Ha chiesto pene più severe, avanzando proposte concrete: per esempio strutture aperte anche ai familiari 24 ore su 24. Inoltre continui controlli con una vigilanza accurata e costante.

Ci siamo posti molte domande sul motivo di tanta cattiveria e su possibili soluzioni da applicare in tutti gli istituti del genere. Anche sul ruolo dei parenti che “non si accorgono” quando un loro caro viene maltrattato a casa da una badante; o in un istituto dal personale paramedico e ausiliario. Per trovare una risposta abbiamo contattato una psichiatra che, come ben sapete, cari lettori, stimo molto, la dottoressa Donatella Lai.

Molti di voi la conoscono già in quantro ha scritto articoli bellissimi anche per il Cofanetto Magico.

Ecco quanto ci ha detto:

“Ogni tanto emergono alla luce della cronaca fatti come quello della casa di riposo di Sanremo e ciò che mi suscita maggiore disagio è che ci siamo abituati in modo pericolosissimo ad una mentalità del tipo “una cosa esiste se passa per i mass media”.

Non sono sorpresa che in alcuni istituti si possano verificare episodi di violenza o anche violenze sistematiche perché è nella natura delle istituzioni chiuse e poco controllate arrivare a queste devianze. Ciò che mi indigna è invece il fatto che, pur essendo questo un fatto noto, si è sempre sottovalutato quest’aspetto. L’unico modo per evitare che si scivoli in questa gravissima devianza, è costringere le strutture comunitarie a mantenersi aperte e controllabili.

La natura umana è quella che è, è fatta di tante cose molte delle quali tutt’altro che edificanti. Ognuno di noi deve, a mio parere, arrivare a riconoscere la propria potenziale devianza, il proprio potenziale violento, prevaricante o al contrario vittimistico, al limite il proprio essere in nuce un omicida. Solo così questi fatti non ci suscitano né orrore né indignazione perché, riconoscendo in noi stessi gli stessi rischi, possiamo adottare le misure idonee per prevenirli in noi stessi e nell’ambiente che ci circonda.

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Ancora un’immagine tratta dallo scioccante video che documenta le violenze subite dai poveri malati ricoverati.

Noi siamo tutto, siamo i bambini e i vecchi, siamo le vittime e i carnefici, siamo gli uccisori e gli uccisi. Prendiamone atto e controlliamo noi stessi accettando di controllare le situazioni più a rischio. Perché questi controlli non rientrano nella routine delle istituzioni quali case di riposo per anziani, asili, caserme, carceri? Perché c’è la paura di controllare aspetti di noi stessi che non vogliamo riconoscere e che, quando emergono com’è successo nel caso di Sanremo, ci affrettiamo a classificare come “devianze”, a inorridire, a respingere come non nostre.

Non so se sarebbe opportuno inserire videocamere nelle stanze degli ospiti delle case di riposo, probabilmente no visto che questa sarebbe un’altra forma di violenza, introdursi così intimamente nella privacy di un essere umano. Ma è un fatto importante che un’istituzione e chi la gestisce possano arrivare al punto di sapere che in qualunque momento possono ricevere una visita di tipo ispettivo in modo randomizzato, del tutto casuale e in qualunque momento della giornata.

Io non lavoro in un ospedale e non ho ricoverati. Il mio lavoro si svolge in un centro territoriale e i pazienti affetti da demenza che sono in carico presso il nostro CSM sono pazienti gestiti dalle famiglie. Per questa ragione spesso, nonostante tutti i limiti legati all’enorme carico di lavoro tipico dei medici che lavorano nelle ASL, cerco di prendermi cura non solo dei pazienti ma anche dei conviventi. Conosco bene tutto il bagaglio di sensi di colpa e di inadeguatezza che vivono coloro che accudiscono un familiare ammalato. Purtroppo però nella stragrande maggioranza dei casi i parenti di chi è affetto da una forma di demenza sono impossibilitati realmente ad occuparsene in modo efficace.

Perlopiù infatti si tratta di persone che hanno un lavoro che non possono lasciare, pena l’indigenza, che hanno famiglie con figli a carico, che hanno situazioni abitative molto scomode anche per persone sane. Arrivare alla soluzione di affidare un genitore a badanti o inserirlo in una struttura è quasi sempre molto doloroso anche quando capiti che i rapporti con il genitore non fossero stati in precedenza tanto buoni.

Non è la norma, a quanto ho visto, che le persone “abbandonino” i parenti anziani, ma piuttosto che si rassegnino a lasciarne ad altri le cure. E in effetti è probabile che i parenti tendano a non vedere o a minimizzare eventuali maltrattamenti. Riconoscere in pieno tali eventi significa essere costretti a prendere delle decisioni e assumersi responsabilità importanti e faticose, esattamente ciò che si desidera evitare quando si affidano ad altri le cure dei nostri cari. Ma non c’è solo questo, a volte i maltrattamenti possono essere davvero molto occulti e molto difficili da cogliere.

Per quanto riguarda gli operatori che si comportano da carnefici, ti riporterei all’esperimento carcerario di Stanford:
http://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_carcerario_di_Stanford
i comportamenti umani sono quelli, non c’è nulla da fare. Quando un individuo viene messo in una condizione di deindividuazione, come quella descritta nell’esperimento, ha alte possibilità di assumere comportamenti disumani, soprattutto se si tratta di persona poco centrata su se stessa, scarsamente capace di cogliere – come dicevo sopra – gli aspetti più in ombra del proprio sé che rischiano così di venire a galla in modo inaspettato e distruttivo.”

Ringraziamo la dottoressa Lai per queste sue considerazioni e speriamo che in futuro non accadano più episodi del genere. Penso che anche i pazienti affetti da demenza ed Alzheimer spesso avvertono quanto accade intorno a loro, sia nel bene che nel male.

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I malati di Alzheimer hanno solo bisogno di una carezza, di un abbraccio, di tranquillità: di essere rassicurati nel loro dolore senza sosta.

Forse non sanno più dare un nome alla loro figlia o figlio ma avvertono che è una persona che li ama e che hanno amato. Sicuramente si accorgono anche quando una persona è dura contro di loro; sentono il male che tali indifferenza e brutalità provocano in loro e su di loro.

Eppure basta così poco per rendere felice un anziano, malato o non malato. Una carezza, un sorriso, accostarsi a loro con dolcezza, una visita in più, un po’di attenzione. Dovrebbero fare più corsi in cui insegnano al personale a trattare con l’anziano, anche a livello psicologico ed “affettivo”: eliminando chi pensano non sia adatto per svolgere questo difficile lavoro. Diventeremo tutti “vecchi” e tutti ci auguriamo di diventarlo nel miglior modo possibile, incontrando gente che ci rispetterà. E persone care che ci condurranno per mano, con amore, a varcare la soglia dell’al di là senza aver paura. Non mostri spietati e sadici contro cui l’essere più debole non può ribellarsi se non sperando di morire; per poter scappare da quell’inferno in terra, da quell’incubo e da quella sofferenza quotidiana da cui non hanno scampo.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

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Preghiera per i malati di Alzheimer

Signore, abbi pietà di loro,
e tocca il cuore di chi non sa che cosa sia la pietà.
Manda un angelo che li avvolga con ali protettive quando
non sanno dove sono diretti. E neanche chi sono, dove sono e la strada del ritorno.
Calma le loro grida colme di sofferenza.
Guida una mano compassionevole che li accarezzi dolcemente quando sono confusi e spaventati.
Ferma la mano del cattivo che sta per fargli del male.
Fai entrare il sole nelle loro camere ed un’amorevole voce che sussurri: ti voglio bene, non aver paura, io sono qui, accanto a te, non sei solo, non sei sola.
Leva il terrore dai loro occhi increduli. Ed il dolore dalle loro membra magre e affaticate.
Poveri passerotti disorientati e stremati, senza più fame e sete, che hanno perso tutto. Persino il loro nido.
E quando deciderai di levare la croce dalle loro spalle, premiali più degli altri: perchè era tanto pesante. Affinchè possano finalmente volare leggeri verso di te, per godersi il meritato riposo nella Luce eterna.
Amen.

(Maria Cristina Giongo)

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4 Responses to “Cattivi e vigliacchi! Prendersela con gli anziani indifesi!”

  1. Donatella - Firenze scrive:

    Io mi chiedo solo una cosa, ma queste persone che maltrattano gli anziani, per una volta nella loro miserabile vita, hanno mai pensato che anche loro potrebbero trovarsi nella stessa situazione una volta anziani?

    Credo che al di là di ciò che una persona possa rappresentare, di umanità non ha proprio niente.

    • Maria Cristina Giongo scrive:

      In effetti, cara Donatella, dovrebbero pensarci….Un giorno saranno anche loro anziani e magari soli e malati.

  2. angelucci scrive:

    mi duole ricordare che sono tanti quelli che non hanno empatia con nessuno e neanche con se stessi, queste sono le stesse persone che potrebbero trovarsi a fare i capò in un lager, come vedete dobbiamo vigilare e sta a noi farlo, affinche non prevalga il male… ci vuole coraggio nel denunciare se vediamo cose che non vanno intorno a noi, ma ci vuole anche chi è disposto ad ascoltare..e a fare qualcosa.

  3. marni scrive:

    Concordo pienamente con quanto ha scritto Donatella Lai…. solo guardando dentro di noi e riconoscendo il potenziale rinnegato di tanti nostri Sè, possiamo, paradossalmente, controllarli e non farli “agire” in modo distruttivo ….
    ad ogni modo quando succedono questi fatti …quando si scoprono questi sopprusi è un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti …ce lo prendiamo tutti … è triste trisitissimo

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