Amore e psiche

Amore e Psiche di Antonio Canova

Ecco la bella, struggente favola di Amore e Psiche, raccontata con forte emozione da Ada Tavani, che abbiamo l’onore di ospitare nel nostro Cofanetto magico. Una storia su cui riflettere per godere pienamente del meraviglioso dono dell’amore basato innanzitutto sulla fiducia; da non tradire mai se si vuole renderlo unico, completo, indissolubile: eterno.

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Un particolare di Amore e Psiche di Antonio Canova

Anche se le origini della favola vanno probabilmente rintracciate nella tradizione orale nordafricana, la fiaba di Amore e Psiche è giunta a noi attraverso diverse redazioni, delle quali la più celebre è senz’altro quella tramandataci attraverso le Metamorfosi di Apuleio.

Psiche è la figlia di un re, fanciulla tanto bella da suscitare le ire di Venere stessa, che ordina al figlio Amore di rapirla e darla in sposa all’ultimo tra gli uomini. Nel frattempo il padre della fanciulla, preoccupato perché la figlia, pur bellissima, non è tuttavia richiesta in sposa da nessuno, interroga l’oracolo di Mileto: il responso è nefasto: Psiche sarà sposa non già di un uomo, ma di un essere terribile temuto da tutti i viventi. La fanciulla deve essere accompagnata da un corteo funebre su un alto monte, e lì abbandonata perché si compia il suo destino. Riluttante,la famiglia acconsente a compiere il volere degli dei, ed è lì, mentre dorme sfinita e terrorizzata, che Amore la trova.

Alla vista della fanciulla, Amore se ne invaghisce, e anziché obbedire al volere di Venere decide di portarla con sè nel suo palazzo. Lì un’attonita Psiche si risveglia, circondata da meravigliose ricchezze ed accudita da mani invisibili, che soddisfano ogni suo desiderio. Di notte ella incontra finalmente il suo sposo, che la rassicura con dolci parole; di notte, la loro unione si compie, e giorno dopo giorno, anzi, notte dopo notte, si cementa sempre più, legandoli con immensa passione.

Psiche vorrebbe vedere il suo sposo: gli chiede perché mai egli non si mostri, soffre di trascorrere i giorni in una completa, sia pur dorata, solitudine; lo prega di condurre lì le sorelle, perché le facciano compagnia. A nulla valgono i moniti di Amore, che la mette in guardia sul pericolo che li sovrasta, sulla rovina che la visita delle sorelle recherebbe alla loro perfetta felicità; anzi, predice a Psiche che le sorelle la indurranno a tramare contro di lui: “ ti vogliono convincere a vedere il mio volto…ma se tu mi vedrai, non potrai vedermi mai più..” Vinto infine dalle preghiere di Psiche, Amore acconsente a condurre lì le sorelle della sua sposa.

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Amore e Psiche di Van Dick

Le fanciulle, passato il primo momento di gioia per aver ritrovata la sorella viva ed in buona salute, sono rose dall’invidia per le immense ricchezze che ella possiede, e che sono loro negate; cominciano ad instillare il dubbio nell’animo di lei: chi è mai il suo sposo? E perché non si mostra in volto? Ha dunque Psiche dimenticato il responso dell’oracolo? Non è lui forse un mostro orrendo e pericoloso?

Sopraffatta dal dubbio, Psiche decide dunque di rompere il patto fatto con Amore, e una notte, mentre lui dorme, accende una lampada per vederlo: al chiarore del lume le appare il bellissimo giovane dormiente, avvolto nelle candide ali: sopraffatta dalla tenerezza, lo bacia e ribacia con passione, e non si avvede di una goccia d’olio che dalla lampada cade sulle ali di Amore, svegliandolo. Addolorato e deluso, il dio abbandona la sconsolata Psiche.

Iniziano a questo punto le terribili peregrinazioni di Psiche, che dovrà affrontare tremende prove per riacquistare la fiducia del suo amato, prove imposte da una terribile dea Venere, infuriata sia perché i figlio ha osato contravvenire ai suoi ordini, sia perché egli è ormai ammalato, consumato dal dolore per il tradimento di Psiche. A nulla valgono le preghiere della fanciulla, peraltro incinta di Amore: essa sarà tormentata da Angoscia e Tristezza, ancelle di Venere, e dovrà espiare la sua colpa.

Contro ogni attesa, Psiche supera le prime tre prove impostele: resta l’ultima, la più terribile: recarsi agli Inferi e recare a Venere un vasetto dell’unguento della bellezza che le darà Proserpina.

Con incredibile forza, la fanciulla supera riesce anche in questa prova; ora ha l’unguento da recare a Venere e potrà finalmente ottenerne il perdono, e riabbracciare l’amato sposo.

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E’ importante di abbandonarsi tutti e due, fiduciosi, alle ali protettive dell’amore.

Ma la temeraria curiosità di Psiche ha ancora una volta il sopravvento: vuole usare un po’ del contenuto del vasetto per rendersi più attraente agli occhi di Amore, mostrarsi a lui nel migliore dei modi dopo tanto tempo e tante tribolazioni. Ma nel vaso è contenuto solo il sonno mortale dello Stige, e quando l’incauta fanciulla osa aprirlo, cade morta. Ma Amore non l’ha mai dimenticata: sfuggito alla sorveglianza della madre, chiede aiuto a Giove, e risollevata tra le sue braccia Psiche, la rende in eterno sua sposa.

Sul significato di questo mito sono stati spesi fiumi di inchiostro; tuttavia, alcune considerazioni possiamo anche noi trarle, e riflettere sul suo insegnamento.

Innanzitutto, il palazzo dove Psiche viene condotta, descritto come colmo di enormi ricchezze, è evidente simbolo dei doni che l’amore offre apertamente a tutti coloro che gli si accostano, e che sanno goderne: nulla è celato, nulla è riposto; tutto può essere liberamente fruito. La condizione , però, è la fiducia: Psiche deve credere nel suo sposo, credere alle sue parole, non lasciarsi fuorviare dalle apparenze.

E qui entra in gioco l’invidia delle sorelle, peraltro poi punite severamente nella fiaba: esse sono la voce di quanti, e sono tanti, invidiano la felicità altrui.

Esse non sanno comprendere l’ineffabile felicità di Psiche, e al tempo stesso ne sono gelose, e tramano contro di lei, nascondendosi dietro saggi consigli. Quanti di noi hanno dovuto ascoltare le “sagge” voci di chi ci metteva in guardia dall’amore, da chi ci invita a razionalizzare, a volere capire, conoscere, vedere? Ed ecco dunque il peccato più grande di Psiche; aver voluto guardare in faccia il suo sposo.

Amore è, di per se stesso, inconoscibile: non può essere guardato, né conosciuto; egli esige da noi che lo si “riconosca” con un atto di fede assoluta. Non possiamo pretendere la conoscenza dell’amore, o lo perderemo: ed è appunto questo che capita a Psiche; non a caso Apuleio fa pronunciare ad Amore parole di tenerissimo dolore quando si avvede del tradimento della sposa: “ Sciocchissima Psiche..eppure più di una volta ti avevo amorosamente avvertito …”

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Il particolare del bel viso di Venere nel celebre quadro di Botticelli “Nascita di Venere”.

Troppo lungo sarebbe soffermarsi sulle prove che Venere impone a Psiche, simboli anch’esse di tutti i passaggi che l’anima deve compiere nel suo cammino verso l’amore. Proviamo invece a riflettere sull’ultima, la più terribile: per Amore, Psiche deve scendere agli Inferi. Ogni amante, quindi, deve attraversare questo spaventoso percorso: solo la discesa nei luoghi più bui e terrificanti, senza temere nulla, guardando in faccia la morte, conduce all’amore. Né va dimenticato che per i greci amore, eros, aveva un fratello gemello, thanatos, morte; e il momento supremo del piacere fisico è indicato come “piccola morte”: una temporanea perdita di sensi, di abbandono estremo, un attimo nel quale si perde ogni contatto con il reale, si muore per poi rinascere.

Ed è questo, infine, il significato della morte di Psiche: solo morendo l’anima può abbandonarsi fiduciosa tra le braccia di Amore, che la eternerà nel suo bacio, attimo reso in modo superbo dalla celebre statua del Canova, quando Amore raccoglie da terra l’amata come un fiore, che si offre al suo abbraccio languida e fiduciosa.

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Antonio Canova, Amore e Psiche in piedi. San Pietroburgo, Museo Hermitage. Qui Canova ha scolpito una farfalla nelle mani dei due amanti. Secondo una credenza popolare greco-romana la farfalla è il simbolo dell’anima che esce dal corpo. Per questo Psiche ha spesso ali di farfalla.

Da quel momento, Amore e Psiche formano un’unità indiscindibile: l’uno non esiste senza l’altra. Non è solo simbolo dell’unione tra amanti, ma molto di più; non a caso, il frutto della loro unione si chiamerà Voluttà: il piacere nasce dunque dalla fusione di Amore e Psiche.

Non c’è dunque vero piacere se non quello che nasce da questa unione sublime: la mente e il corpo devono essere una cosa sola per raggiungere l’estasi. In un mondo che parla di “sesso”, che mercifica l’amore, che ne parla e straparla, esibisce e svilisce, l’insegnamento di questo mito andrebbe costantemente ricordato: non esiste un piacere meramente fisico; solo l’unione di amore e psiche può condurre alle vette più alte. Bisogna avere il coraggio di consegnarsi al lato inconoscibile dell’amore, scendere agli inferi se necessario, superare mille prove, per diventare infine degli esseri completi…

Ada Tavani

Ada Tavani e’ nata a Napoli il 9/5/64, ha conseguito la laurea in Lettere e, successivamente, quella in Conservazione dei Beni Culturali.
Dopo la specializzazione in Storia dell’Arte, che ha previsto anche un periodo di stage presso la Soprintendenza napoletana e il Museo di Capodimonte, ha collaborato per diversi anni alla cattedra di Storia della Miniatura Medievale e a quella di Storia dell’Oreficeria Medievale presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.
Esperta di gestione dei conflitti e delle problematiche legate all’apprendimento, professore “formatore”, ha lavorato a numerosi progetti volti a migliorare la qualità del rapporto docente-discente e al processo di maturazione e sviluppo dell’alunno come persona. Attualmente insegna italiano e latino presso il liceo scientifico “de Nicola” di Napoli.

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17 Responses to “Amore e psiche”

  1. sergionettuno@hotmail.it scrive:

    ciao cristina sono sergio piu cheun commento sui tuoi bei articoli,volevo ssalutari e farti sapere che comunque qui in italia mi sono inserito faccio delle buone pizze e dei cocktel deliziosi seti trovi a passare in liguria non dimenticare di passarmi a trovare ciao un abbraccio a voi tutti

  2. Buongiorno lettori del Cofanetto… vi scrive chi cura la parte tecnica.. tra oggi e domani, il cofanetto sarà irraggiungibile o in parte visibile per circa un oretta.. il tempo di avviare un importante aggiornamento.. grazie per la Vs pazienza

  3. Maria Cristina Giongo scrive:

    Evviva! Grazie, caro Direttore tecnico, per il suo preziosissimo lavoro; anche a nome di tutta la redazione!

  4. margherita scrive:

    splendide riflessioni…grazie ada! pensiamoci tutti, a questi insegnamenti dei miti; in fondo l’essere umano è rimasto sempre lo stesso attraverso i secoli. Bisogni, pulsioni, paure, sono le medesime..desideriamo l’amore e al tempo stesso lo temiamo, vorremmo razionalizzare ciò che non ha nulla di razionale..attenti a guardare l’amore in volto!

    • ada tavani scrive:

      in effetti la tua è una giusta riflessione, cara margherita. Il mito ci insegna verità profonde, inalterate attraverso i secoli. L’amore non si guarda, non si indaga: si accetta, con un atto di fede. Tutto il dolore di Psiche nasce proprio dalla “curiositas”, dalla volontà dell’essere umano di voler conoscere qualcosa di divino. Se riconoscessimo all’amore la sua giusta dimensione, la sua sacralità, non incorrremmo in tanti errori…

  5. renata scrive:

    guardare in faccia l’Amore: chi non lo ha desiderato? ma guardarlo significa perderlo! amare è un atto di dedizione, di fiducia estrema….

    • ada tavani scrive:

      condivido la tua affermazione. Pensiamo ad esempio ai tesori che Psiche vede nel palazzo di Amore: essi non sono altro che i doni che l’amore mette liberamente a disposizione di chi voglia fruirne. Sono proprio questi a suscitare l’invidia delle sorelle, a minare la fiducia di Psiche; spesso siamo spinti all’errore dalla voce della cattiveria, dell’invidia, di chi non sa apprezzare e godere non solo della felicità altrui ma neppure della propria. E spesso non ci fidiamo neppure di noi stessi, è come se temessimo di amare, di abbandonarci, di essere finalmente appieno felici. Ed è per questo che ricadiamo nel baratro degli interrogativi, del tormento, ponendo a noi stessi dei limiti senza senso…

  6. Maria Cristina Giongo scrive:

    Cara Margherita, cara Renata,

    io penso che l’amore sia comunque un sentimento umano e quindi fallibile; pertanto credo che bisognerebbe guardarlo come si guardano le cose reali, di questa terra, soggette a deperimento, sbagli, delusioni. Ma anche ad incanto, attimi stupendi. Insomma; bisogna accettare la realtà com’è, senza porsi tanti problemi. E viverla sino in fondo senza pensare che dopo i momenti belli verranno quelli brutti. Intanto godiamoceli… poi si vedrà!

  7. Maria Cristina Giongo scrive:

    Il tormento, cara ADA, fa parte dell’animo umano. E’un destino crudele, che non ci permette mai di godere a fondo neanche degli attimi di felicità. Sempre con il timore che…IN SEGUITO qualcosa arriverà a distruggerla.

    L’invidia è un peccato terribile e distruttivo. Se una persona è invidiosa può farci molto male. L’unica nostra difesa è di farla uscire immediatamente dalla nostra vita.

    Io ho avuto un’esperienza del genere; all’inizio ho cercato di capire questa persona, di starle vicino lo stesso; poi ho compreso che l’unico modo per fare del bene a lei e di salvare me era di allontanarmi definitivamente.

    La cosa che più mi rattristava è che quando ero felice lei ne soffriva…..quando ero infelice si faceva in mille per starmi vicina. Invece per me è il contrario; io godo della felicità altrui, della bellezza altrui, dei risultati che ottiene nella vita. E ringrazio Dio di essere nata con questi sentimenti.

    • ada tavani scrive:

      hai ragione…l’invidia è un sentimento per me incomprensibile. Purtroppo, essa è spesso la spia di un animo gretto. La gioia altrui dovrebbe essere anche la nostra gioia…Imparare a condividerla renderebbe tutti più ricchi…

      • Maria cristina giongo scrive:

        Mio padre, medico, diceva che l’invidia è una malattia. Una malattia della psiche ma che fa soffrire come una malattia fisica. Idem la gelosia eccessiva.

  8. gustavo scrive:

    adoro questo articolo, Ada! sa toccare le corde dell’anima, e fa riflettere…

  9. Angela scrive:

    Salve prof, rileggendo questo articolo mi sono tornate in mente le lunghissime lezioni in cui abbiamo approfondito questo mito e mi è venuta una gran nostalgia di quelle giornate passate a fantasticare sulla ricerca del vero amore.

    P.S.= Continui a scrivere e parlare d’AMORE perchè le persone hanno bisogno di qualcuno che gli ricordi l’esistenza di questo grande dono =)

  10. Maria Cristina Giongo scrive:

    Cara Angela,

    anch’io spero che la vostra Prof. …continui a parlarci d’amore.

    Per non farci dimenticare che esiste!

  11. sandro scrive:

    chi scrive così è connaturata di amore….eppure, la domanda è sempre quella: esiste, e dove? mai incontrato, conosciuto, o almeno attinto?
    Lo chiedo a voi tutti, e anche a te, Ada….

  12. Maria Cristina Giongo scrive:

    Credo, caro Sandro, che l’amore esista, sotto varie forme.

    E tutti l’abbiamo provato: pensi all’amore per i nostri genitori, per un figlio, per un animale a cui siamo affezionati. E pensi a certe intense sensazioni di benessere in una particolare giornata di sole, con gli amici, sentendo una musica che ci commuove o davanti ad un tramonto suggestivo.

    Poi ci sono quegli attimi di amore sublime per un uomo o per una donna che ti lasciano senza fiato, fatti di piccoli sprazzi e bagliori di luce che ti sconvolgono la vita, l’ animo, il corpo.

    A volte sono lunghi, altre sono fatti di momenti ma ci rimangono dentro per sempre e ci emozioniamo di nuovo al ricordo. Questo è l’amore.

    Mi piacerebbe ora girare la domanda a lei; lei lo ha incontrato, conosciuto, ne è stato padrone o succube…..

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