Poesia di dicembre: “La Notte Santa”

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Quest’oggi vi propongo una famosa e celebrata poesia del mio conterraneo Guido Gozzano; l’incantata bellezza e la fiabesca ironia che la soffondono tutta mi spingono ad augurarvi buone Feste di vero cuore, cari amici del «Cofanetto Magico», nonché a sperare, per voi e coloro che abitano il nostro vasto mondo, in un sereno se non felicissimo 2020, pieno in abbondanza delle soddisfazioni più gradite.

Pietro Pancamo
CHI SONO


 

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LA NOTTE SANTA

–Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

–Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
–Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.

Il campanile scocca
lentamente le sette.

–Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
–Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

–O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
–S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

–Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
–Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

–Oste di Cesarea… –Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

–La neve! –Ecco una stalla! –Avrà posto per due?
–Che freddo! –Siamo a sosta –Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
la Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

Guido Gozzano

 
 
 
 

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5 Responses to “Poesia di dicembre: “La Notte Santa””

  1. Elisa Prato scrive:

    Grazie Pietro, che profumo d’infanzia, di affetti familiari, di buona scuola. di tradizioni, di incantata religiosità… Mi viene in mente un commento,che condivido, non ricordo di chi:” Un tempo, il nostro, lontano dalla pratica religiosa ma assetato di Dio.”

  2. Elisa Prato scrive:

    Ah ah, deve esserci una sovrapposizione; il secondo commento a mio nome non è il mio, anche se condivido pienamente!

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