Rampina, una favola dei nostri giorni (6° episodio)

Immagine realizzata da Marica Caramia, ispirata dalla
favola di Rampina di Valentino Di Persio

…e la favola continua! Così torna lei, Rampina, un po’ cresciuta, un po’ lazzarona e malandrina, ad allietare le tiepide serate di questo scampolo d’estate. Buona lettura e… attenti al lupo!

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“Un sogno imperfetto al presente”

Rampina apre la porta spingendola con la testa. Entra frettolosa. Sento il rimbombo dei suoi zoccoli sul pavimento.
Alzati!– mi ha detto, eccitata –Sono arrivati. Sono tutti lassù, in attesa, sotto il vecchio noce.
Sono arrivati chi?– le chiedo, perplesso.
Lei mi guarda con malcelata sufficienza e dice: –Ma sono i rappresentanti della fauna locale. Sono stati convocati da Byruk. Non te l’avevo detto?
No, non ne sapevo nulla.– ammetto. Faccio mente locale per un attimo alla ricerca di scadenze assembleari di specie, ma invano. –Ma chi sarebbe questo Byruk?– le chiedo.
Byruk è il capobranco dei lupi!– esclama lei, sorpresa dalla mia ignoranza.
Scusa, ma io cosa c’entro con voi?– le dico quasi stizzito.
C’entri, c’entri, eccome se c’entri!– enfatizza lei. –Sono venuti per te, ti vogliono conoscere. Byruk ha raccontato in giro di quello che stai facendo per renderci l’esistenza meno dura e vuole proporre nuove regole basate sul rispetto dei ruoli e la pacifica convivenza, senza più violenze e soprusi.

A queste parole ho reagito con orgoglio. Mi sono sentito improvvisamente parte determinante di un processo rivoluzionario, di un mutamento epocale delle regole che madre natura c’impone sin dalla notte dei tempi. Mi sono sollevato lentamente dal divano. Per un attimo avevo temuto che alle mie spalle si stesse tramando qualcosa di imprevedibile, ma Rampina, come se mi leggesse nei pensieri, mi dice: –Non temere, vedrai! Ti accoglieranno come un eroe!
Titubante, mi sono vestito di tutto punto: consunti pantaloni di velluto a coste larghe, camicia di flanella quadrettata, scarponi militari con suola “carro armato”, cappello di feltro nero, sul quale fa bella mostra il fregio della polizia moldava. Uscendo mi sono armato d’un robusto bastone, stipato nell’intercapedine tra la porta e la persiana. Ho seguito Rampina silenzioso. Faccio fatica a risalire il viottolo che porta su, verso l’aia. Mi fermo a riprendere fiato. Con la mente faccio un tuffo nei ricordi di quando, in età preadolescenziale, ascoltavo in silenzio, il respiro di mia madre che, affannata, scalava questo stesso sentiero, per venirmi a portare la merenda nel mio rifugio preferito, scavato nel tronco d’una grande quercia, che ora non c’è più. Rampina si è fermata ad aspettarmi. Ha capito il mio stato d’animo. Chissà, forse si era immedesimata anche lei nelle mie elucubrazioni. Infine siamo svettati sullo spiazzo dell’aia. Sotto l’antico noce, una moltitudine di esseri eterogenei in movimento, davano vita ad uno scenario straordinario, ricco di colori e suoni. Al nostro apparire, tutto si ferma, come d’incanto. Il silenzio è assoluto, solo qualche irrefrenabile mugolio di stupore fende quell’incanto. Sui rami sono appollaiati diverse specie di uccelli, prevalentemente rapaci: sulla sommità troneggia lei , la regina dei cieli, Sua Maestà l’Aquila Reale. Poi a seguire: il Grifone, il cacciatore di carcasse; l’Astore, il cacciatore silenzioso; il Biancone, terrore dei serpenti; il Falco Pecchiaiolo con i suoi occhi gialli; l’Albanella Reale, dal volo radente; il Nibbio Reale, dal colore rossastro e coda forcuta; il Nibbio Bruno; il timido Lanario, il Grillaio; il temuto Falco Pellegrino; il silenzioso Gufo Reale; l’insonnolito Allocco, il simpatico Barbagianni, il faggetaio Picchio Dorsobianco e poi, ancora, il Picchio Rosso Minore; il Calandro; Il Culbianco; il Codirossone; il Merlo dal collare; il Merlo Acquaiolo; il Gracchio Corallino; il Corvo Imperiale; il Picchio Muraiolo ed altri ancora che sfuggono alla mia conoscenza.

Sono rimasto fermo, come paralizzato, non ho più la forza o forse il coraggio di proseguire. Rampina invece, impavida, si è unita al gruppo festoso, acclamata con giubilo. Byruk, distaccato dagli altri, mi guardava insistentemente. Stendendo la testa verso l’alto ha ululato a lungo, creando panico tra i convenuti. Tutto è rientrato nell’ordine, quando egli, il capobranco, abbassando la testa, la coda e le orecchie ha dato prova di umiltà. A mia volta, ho posato il bastone per terra come segno di pace, di non ostilità.
Rampina è la più corteggiata, tutti le ronzano attorno. Un Capriolo, dalle grandi orecchie, le sta sempre appiccicato, ma lei, da perfetta padrona di casa, familiarizza un po’ con tutti. Sono rimasto silenzioso, incantato ad osservare quella sceneggiatura impareggiabile, che solo nell’immaginario onirico si può vivere. Non ho più alcun timore mi sento parte integrante di questo gruppo eterogeneo, bisognoso anch’io di socializzare. Resto estasiato a guardare il blasonato Orso Bruno, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, conversare con il vanitoso Camoscio d’Abruzzo, considerato il più bello del mondo; vedere Byruk, il lupo appenninico, che con il suo solo ululato trasmette inquietudine tra valli e monti, a colloquio con un giovane cervo. “Ecco il nuovo paradigma che cambierà le sorti del mondo”, mi sono detto, felice.
Il rumore degli zoccoli di Rampina mi ha destato dal mio fantastico viaggio. L’orologio sulla parete segnava già le undici. Il sole filtrava dalle alette delle persiane. Mi sento bene, tonico, allegro. Rampina scorazza ancora davanti alla finestra. I suoi zoccoli ticchettano sull’asfalto come un martello pneumatico, forse per richiamare la mia attenzione sul presente, essendo lei ormai già uscita da quel sogno da un bel pezzo.

Fine del sesto episodio

Valentino Di Persio
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3 Responses to “Rampina, una favola dei nostri giorni (6° episodio)”

  1. Romina scrive:

    La storia di Rampina mi mette tenerezza, descrivere sotto forma di una fiaba la vita di una cavallina veramente esistente con quel pizzico di realtà e fantasia crea una magia. Chi è capace di immaginare non può non ascoltare il rumore dei zoccoli, la bellezza della natura intorno , la fauna che popola quei spazi…..non può non essere complice dello scrittore.

    • admin scrive:

      Grazie Romina per il tuo bel commento. Hai ragione, è una bella fiaba, di quel tipo di storie magiche di cui abbiamo tanto bisogno, in un’epoca in cui sempre più si stanno perdendo i valori più genuini e semplici, che alla fine sono spesso quelli legati alla natura! Complimenti a Valentino Di Persio per questa boccata di aria pura! Buona giornata, Maria Cristina Giongo

    • Valentino scrive:

      … sempre più di parte la mia adorata , bellissima, figliuola. Grazie.
      Papà

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