Poesia di febbraio: “Gioachino”

Gustave Doré, Torrente di montagna all’imbrunire

 

La metafora del crepuscolo, luogo comune (usato consapevolmente come indica la sottolineatura del “si sa”) della vecchiaia e della vita che muore, diventa qui spunto per un personalissimo e affettuoso sguardo su Gioachino. L’enumerazione uno, due, tre… è meccanismo retorico di distanziazione dall’oggetto analizzato, ma nello stesso tempo è indice di tensione emotiva fatta di attenzione e cura amorevole per il mondo del vecchio. Col verbo “stiracchia” inizia il processo di “animalizzazione” del vecchio: è un gatto; è una biscia/lumaca che “striscia”; o addirittura diventa reificazione vitrea della sua stessa immagine riflessa nello specchio. Il termine “bendato”, in contrasto ossimorico con la vitrea insensibilità delle sue parole, rimanda alla sofferenza viva della carne. La forza metaforica di “sradica”, invece, disvela una insospettabile, quasi “titanica” volontà di vivere, altrimenti invisibile. Ultima similitudine che conclude il processo di animalizzazione è quella delle mani trasparenti e intrecciate di vene, “come due tele di ragno” aderenti al vetro. Probabilmente nel vecchio tutti i sensi sono assopiti o scomparsi: rimane solo l’odorato, attivato però nei confronti di una realtà inodore. Ecco perché dico che ci troviamo di fronte a una piccola allegoria della vecchiaia, intesa come scivolamento verso la morte, perdita di umanità, attutimento dei sensi o “deragliamento” non più funzionale alla comunicazione. Rimane solo un filo di carne, benda al dolore di vivere. E lo sguardo impietoso/amorevole del poeta. A mio avviso è una poesia d’amore, bella e tenera, basata sulla “compassione”.

Marisa Napoli
CHI SONO

 

Giorgio Vasari e Giovanni Stradano, Allegoria della vecchiaia.
Fotografia non modificata di Sailko

 

GIOACHINO
-Da Manto di vita (LietoColle, Como, 2005)-

Per il nonno, si sa,
la giornata è divisa
nel crepuscolo della sera
(la notte)
nel crepuscolo del mattino
(il pomeriggio)
e nel crepuscolo della notte
(l’alba).
Uno: si stiracchia
azzuffandosi con l’aria
e s’afferra a quella luce
che sbrodola tra le persiane;
Due: lo sguardo cascante
e i capelli sgangherati dal sonno,
striscia qualche passo
fino allo specchio;
Tre: guarda la sua immagine
che trafigge il vetro
e da questo momento
vive le sue ore
come un riflesso bendato di carne;
Quattro: mi saluta con parole vitree;
Cinque: sradica i passi
fino alla sedia,
spiegazza il corpo sullo schienale
gualcendo le ginocchia
contro il muro.
Posa le mani, come due tele di ragno,
sul davanzale
e sta vicino alla finestra,
tanto vicino quasi annusasse il vetro.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 
 
 

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37 Responses to “Poesia di febbraio: “Gioachino””

  1. susy pagliaro scrive:

    Il corpo invecchia ma lo Spirito non conosce il tempo. Per questo, la lettura delle immagini va oltre la compassione che le anima, approdando alla serena commozione per la vita. Grazie, caro Pietro! Susy

  2. Marisa G. scrive:

    La vecchiaia del corpo ispira sentimenti di tristezza che con il passare degli anni tutti avvertiamo, ma il ricordo della vita vissuta, degli affetti , dei sentimenti di amicizia che abbiamo provato aiutano e ci danno forza per superare questo fastidio del lento disfacimento. Come ben scrive la signora che mi ha preceduto é lo Spirito che c’é in noi che dobbiamo conservare per “accettare” anche questa età della vita. Questo pero non é sempre facile, ma dobbiamo fare tutto il possibile per mantenerlo vivo.

    • Pietro Pancamo scrive:

      “Non esiste la vecchiaia; c’è soltanto la tristezza” (Edith Wharton).

      Grazie per la tua assidua presenza, cara Marisa.

  3. Cristiano scrive:

    Vecchio ovvero nuovo. Quando la fine non è che un nuovo inizio.

    • Pietro Pancamo scrive:

      “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,/ anzi d’antico […]”.

      Buon INIZIO di primavera, caro Cristiano!

  4. Laura e Mariateresa scrive:

    Forse la vecchiaia così descritta è solo l’involucro esteriore ,ma dentro c’è ancora tanta vita ,tanta freschezza e soprattutto una visione più autentica dell’esistenza umana.(Laura)

    • Pietro Pancamo scrive:

      “La vecchiaia apporta una lucidità di cui la giovinezza è incapace” (Marcel Jouhandeau).

      Come già sai, cara Laura, sei sempre ospite graditissima in questa rubrica!

  5. Laura e Mariateresa scrive:

    ” La vecchiaia è di per sè una malattia”.Meglio non parlarne.Mariateresa

    • admin scrive:

      No, non credo che sia una malattia. Solo un’ inevitabile percorso verso la fine della vita, con gli stessi problemi che colpiscono anche i giovani; soltanto che in vecchiaia si è più stanchi e affaticati. Ma se si sa ancora amare e accogliere gli altri con affetto, un sorriso e una carezza, si può vivere serenamente il proprio distacco dall’esistenza. Buona domenica! Cristina

    • Pietro Pancamo scrive:

      Coraggio, cara Teresa. Siamo tutti sulla stessa barca: infatti, secondo Edmond Hamilton, la vera malattia è la vita stessa.

      Grazie mille d’essere passata!

  6. Elfi scrive:

    La vecchiaia così descritta fa pensare ad un essere che ha perso prima l’uso della ragione! La vecchiaia può essere piena di dignità anche se l’aspetto fisico
    non è più quello di un tempo. Quanti poi riescono ad arrivarci?

    • admin scrive:

      Cara Elfi,
      io provo sempre tanta tenerezza, affetto e rispetto per gli anziani. Ne conosco tanti che sono adorabili, dolci, sempre ben curati e quindi belli. Oltre che saggi; purtroppo quelli di cui tu parli sono stati colpiti da varie patologie. Ma proprio per questo vanno accuditi e amati di più. Cari saluti, Cristina

    • Pietro Pancamo scrive:

      Lieto di risentirti, cara Elfi.

      “Non mi dispiace invecchiare. E’ un privilegio negato a molti” (anonimo).

  7. Maria Luisa scrive:

    Platone diceva che l’età senile è un nobile antefatto della liberazione dell’anima dalla prigione del corpo, una vera e propria “Liberazione”.

  8. Bianca scrive:

    Noi sopravviviamo ai giorni per una ragione incomprensibile, che ha del miracoloso. Perché siamo vulnerabili e fragilissimi. Per questo stento a concepire la vecchiaia. Complimenti per saperla raccontare così bene…

    • Pietro Pancamo scrive:

      “Ben venga la notte rintocchi pur l’ora/ I giorni se ne vanno ma io resto” (Guillaume Apollinaire).

      Grazie delle tue parole, cara Bianca.

  9. Maria Luisa scrive:

    Oggi, nella nostra cultura non si accettano l’invecchiamento e il decadimento fisico e per prevenirli si usano tanti espedienti. È frequente considerare i vecchi come un peso.
    A ben vedere, tutte le cose “vecchie” sono preziose: gli antichi
    manoscritti, le opere d’arte……

  10. Maria Luisa scrive:

    oggi la vecchiaia ci sembra triste e ci fa paura, perchè siamo abituati a vivere freneticamente , nella vecchiaia c’è rallentamento e solitudine .

    • Pietro Pancamo scrive:

      “La vecchiaia è la vita al rallentatore. Per questo, gli anziani vedono meglio” (Theodor Codreanu).

      Grazie del tuo multiforme contributo al dibattito, cara Luisa.

  11. Arrigo scrive:

    Espressioni originali, un pò dure. Niente male….”ma come si vede che l’ autore NON è anziano!
    Come numero uno al mattino….la pisciata! Da vecchi le cose acquistano valori diversi…..

    • Pietro Pancamo scrive:

      Caro Arrigo, questa poesia in realtà parla di me (Gioachino è il mio secondo nome) e di quando a quindici anni mi sono ammalato di anoressia, rischiando di morire. Mangiavo otto biscotti di mattina e poi niente più. Ogni giorno ero come un vecchio centenario senza forze e solo a stento riuscivo a raggiungere la finestra.

      Spero che ora tu ti senta fiero e orgoglioso del tuo bel commento, Arrigo caro. Festeggerai con una pisciatina?

  12. Laura e Mariateresa scrive:

    Così scrisse un poeta:” Povere foglie che l’autunno indora dell’ultimo splendor di vostra vita”. Com’è diverso il crepuscolo degli alberi da quello degli uomini!

  13. Elena scrive:

    “La giovinezza è felice perchè ha la capacità di vedere la bellezza.
    Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza,non diventerà mai vecchio…”Franz Kafka

    • Pietro Pancamo scrive:

      Grazie per il tuo intervento, cara Elena. Ma non mi sento di dare ragione a Kafka. La giovinezza –spesso imitata (ecco il vero dramma) sia dall’età adulta che dalla vecchiaia– vede il Grande Fratello e le partite della nazionale. Non certo la bellezza.

  14. Mario F. scrive:

    La vecchiaia così descritta fa pensare ad un aspetto della vita molto triste e malinconico mentre secondo me è tutt’altro. Una persona anziana è una persona “vecchia” solo esteriormente perché dentro hanno uno spirito giovane, da loro si ha molto da imparare!

  15. Santina. P scrive:

    Ciao Pietro! Direi che la vecchiaia la si vive come uno si sente dentro!

  16. Che bei commenti! E molti veramente positivi, nonostante la vecchiaia sia il cammino verso il tramonto.
    Elena cita Franz Kafka: è vero. Sino a che riusciremo a vedere la bellezza in ogni cosa non diventeremo vecchi perchè continueremo a goderne.

    Mario F. ci ricorda che dagli anziani possiamo imparare molto. Proprio come nelle tribù più antiche, dove ” il vecchio” era il saggio, la persona più rispettata e seguita. E’ stata la cultura moderna, la cultura del materialismo che ha rilegato l’anziano ad un ruolo inferiore, inutile: in quanto non porta più soldi e costa alla comunità.

    Non dobbiamo temere di invecchiare, in quanto ci portiamo dentro tesori spirituali accumulati nel corso di una vita ricca di esperienze ed avventure, che possiamo dividere con i più giovani.

    Un abbraccio a tutti, magnifici amici di Pietro! E grazie per i vostri interventi, che leggo sempre con tanto piacere ed interesse! Ovviamente anche tanti complimenti a Pietro Pancamo che sa suscitare questo profondo interesse!

    A domani, con la solita poesia di fine mese di Pietro. Maria Cristina Giongo

  17. Antonella scrive:

    Ciao caro Pietro! io penso che le rughe della vecchiaia formano le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni…

    • Pietro Pancamo scrive:

      E alle parole di Marc Levy, sembrano far eco quelle di Grigore Vieru: “Amo la mia vecchiaia come le mie prime sillabazioni sul quaderno di calligrafia. Come se cominciassi adesso a conoscere la scrittura incerta della vita”.

      Grazie d’essere nuovamente qui, cara Antonella.

  18. Nella scrive:

    vecchio detto: se il vecchio potesse e il giovane sapesse!

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