I cavalli selvaggi di Garub in Namibia

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Foto Mauro Almaviva. Garub, Namibia

Uno degli incontri più inattesi che può capitare al viaggiatore che si sta recando, su strada, a Lüderitz (in Namibia), è quello con i cavalli selvaggi di Garub.
Di per sé un incontro con dei cavalli, sia pur selvaggi, non rappresenta, in genere, un avvenimento sensazionale; ma in questo caso c’è una buona ragione per renderlo degno di menzione.

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Foto Mauro Almaviva

Questi cavalli vivono, infatti, in una regione veramente inospitale, ma se pensiamo che il cavallo non è un animale originario dell’Africa, ci si chiede da dove siano essi arrivati e come abbiano fatto a sopravvivere in una landa così desolata.

Misteriosa origine

L’origine di questi splendidi cavalli è ancora misteriosa: diverse ipotesi sono state fatte, ma di certo si sa che sono discendenti di quelli arrivati qui con i colonizzatori.
L’ipotesi più avventurosa, ma meno verosimile, fa risalire i cavalli a quelli scampati a un naufragio alla fine del 19° secolo.
Questo, però, avvenne 200 km a sud di Garub e non si capisce perché dei cavalli, in arrivo dalla verde Europa, abbiano potuto (e perché mai) percorrere una così lunga distanza nel deserto per raggiungere un’altra zona desertica. Alcuni pensano che siano stati lasciati liberi dall’Esercito Coloniale Tedesco in ritirata durante la 1° guerra mondiale (si combatté anche in Africa).
Forse più realistico è che siano cavalli scappati durante il bombardamento aereo che il pilota tedesco Fiedler eseguì nel marzo 1915 sull’accampamento delle truppe inseguitrici Sudafricane a Garub.
Da ultimo sono citati i cavalli presenti in un allevamento nei pressi della città di Aus circa 20 km da Garub e fuggiti nel trambusto della guerra.

Ora si propende, più salomonicamente, per una popolazione originale composta dai cavalli dispersi degli eserciti combattenti e dell’allevamento.

Storia

Per meglio capire i fatti che hanno portato alla sopravvivenza della colonia equina, bisogna andare al 1905 quando, a Garub, fu scavato un pozzo per il rifornimento delle locomotive a vapore che percorrevano la vicina ferrovia (stazione e cisterne sono ancora ben visibili).
Nel 1908, in seguito alla scoperta di diamanti, una vasta area attorno al pozzo fu dichiarata “territorio proibito”.
Ciò rappresentò un evento fortunato per i cavalli che, in seguito, trovarono dimora a Garub, giacché nessuno poteva avventurarsi nella zona (solo i treni vi passavano, ovviamente).
Dopo la fine della 1a guerra mondiale, il territorio diamantifero passò sotto il controllo dell’Anglo American Corporation che mantenne la proibizione all’entrata nel territorio fino al 1986, quando l’area fu donata al governo; essa divenne, poi, parte del Namib-Naukluft Park.
Nel 1977 le locomotive a motore diesel rimpiazzarono quelle a vapore e il pozzo di Garub fu chiuso.
A salvare i cavalli da una quasi sicura morte, fu il buon cuore di un impiegato delle miniere che convinse la direzione a continuare il pompaggio e a piazzare una cisterna (ora vi sono pannelli solari per alimentare la pompa).

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Foto Mauro Almaviva. Non c’è nessuno, facciamoci un pediluvio!

Purtroppo l’odissea dei cavalli non era terminata perché la direzione del parco decise, nel 1986, di rimuoverli in quanto “non erano animali indigeni”. Si ebbe un’ampia sollevazione popolare (in Namibia e all’estero) e non se ne fece nulla.
Ora la popolazione si aggira sui 150 individui che è circa il numero adeguato a garantire la diversità genetica.

I cavalli selvaggi di Garub sono fonte di continua ricerca scientifica perché caso unico al mondo.
E’ stato scoperto che, pur restando la loro classificazione quella di Equus caballus, essi hanno subito una mutazione genetica che li ha aiutati ad adattarsi a un clima che ha una piovosità media di 70 millimetri l’anno.
Durante la stagione secca, essi si cibano giorno e notte ogni qualvolta possibile. Mangiano anche il proprio sterco secco come supplemento e si leccano l’un l’altro il sale presente nel sudore essiccato.
Percorrono anche distanze di 40 km alla ricerca di cibo e riescono a resistere anche tre giorni senza bere nei mesi più freddi (da maggio a settembre), mentre bevono in media ogni 30 ore nei mesi più caldi.
In periodi di scarsità d’acqua o di caldo, essi tendono a risparmiare energie ed anche i puledri giocano e corrono meno.

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Foto Mauro Almaviva. Dovrebbe essere il riparo per turisti, ma fa caldo!

La loro struttura sociale è particolare:si muovono in piccoli gruppi composti di uno stallone, qualche femmina e i giovani. La competizione tra maschi raramente diventa cruenta.
L’unico predatore che crea pericolo (soprattutto per i puledri) è la iena.
L’isolamento li ha, in sostanza, protetti da malattie e parassiti (eccettuati alcuni vermi intestinali).

Futuro

Quando, nel 1992, il paese fu colpito da una grave siccità, le autorità decisero di ridurre la popolazione dei cavalli selvaggi. Ne furono catturati “a caso” un centinaio che vennero, poi, venduti; ma la loro metà, in seguito morì; inoltre, la non selettività della cattura creò problemi alla struttura sociale del branco.
Un’altra cattura di 35 animali avvenne nel 1997, con l’intento di venderli per l’addomesticamento, ma dopo alcune settimane essi furono riportati a Garub perché erano diventati aggressivi.

Recenti studi hanno dimostrato che essi non competono con le altre specie di animali selvatici né pongono problema alla sopravvivenza della flora indigena.

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Foto Mauro Almaviva. Splendido esemplare di Orice (Oryx gazella)

Si è quindi deciso di limitare gli interventi umani alle situazioni di emergenza e di lasciare che la natura operi una selezione naturale come per gli altri animali, tenendo in considerazione che il numero massimo per l’equilibrio con le fonti alimentari e idriche è di 200 individui.

Come spesso succede i pericoli maggiori vengono dall’uomo.
Ad Aus, cittadina a pochi chilometri da Garub, un Centro Informazioni fornisce tutte le notizie utili ai turisti; ma soprattutto vi si trova un codice di condotta: attenzione alla guida in strada, non avvicinarsi troppo agli animali (i piccoli tendono a scappare) e, soprattutto, non dar loro da mangiare.
S’instaura infatti competitività tra animali, che può portare ad aggressività.

Dare cibo agli animali selvatici è una delle peggiori e diffuse abitudini dei turisti in tutto il mondo e causa di seri danni.
In alcuni parchi, ad esempio, scimmie devono essere abbattute perché divengono aggressive tra di loro e con l’uomo per accaparrarsi cibo.
Per effetto della familiarità concessa dai turisti, esse rubano non solo il cibo, ma anche altri effetti personali.

Perché la visita a Garub riveste un fascino particolare?
Cito dal sito web riportato in fondo: “…origine misteriosa, libertà, spazio e natura, qualità che l’uomo ha perduto come risultato della civilizzazione….”
Sarei ipocrita se affermassi che la mia famiglia ed io non sentiamo la mancanza di tutto questo, vissuto negli anni trascorsi in Africa.

Non so dire se il mal d’Africa esiste, oppure è uno slogan utile per la proiezione di diapositive in salotto.
Io non posso dimenticare, nei miei ricordi, il senso di libertà, gli spazi immensi, gli ambienti naturali mai uguali e i cordiali contatti umani spesso instaurati.
Alla stessa maniera, però, non posso scordarmi della povertà, della sofferenza e della disuguaglianza, elementi che non devono essere né rimossi né, al contrario, utilizzati strumentalmente o demagogicamente.

Per saperne di più:
1 – Cowan e Uttridge: The wild horses of Namibia, 2006
2 – Sito web: www.wild-horses-namibia.com

Dove si trova:
Il posto d’osservazione si trova a circa 100 km da Lüderitz poco a nord della Strada nazionale B4. Una strada sterrata, segnalata, conduce, dopo 1,5 km al posto d’osservazione.
Coordinate
S26° 35’ 42.0” E16° 04’ 32.6”

Mauro Almaviva
CHI SONO

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10 Responses to “I cavalli selvaggi di Garub in Namibia”

  1. Claudia Tagliabue scrive:

    Mauro Almaviva, come sempre sei riuscito a farci sognare !!! Racconti le tue avventure talmente bene e con un entusiasmo palpabile, che sembra di essere sul posto e toccare con mano….. Questa storia dei CAVALLI SELVAGGI DI GARUB è veramente interessante e misteriosa al contempo….. Se penso di cosa si cibano i cavalli e di quanta acqua necessita loro per sopravvivere, decisamente i suddetti cavalli sono “miracolati”….!!! Dalle foto si nota anche quanto siano belli !!! Complimenti anche per la foto della gazzella, è splendida !!! NAMIBIA, sono arrivata alla determinazione che è un Paese, da visitare assolutamente !!! Grazie Mauro, aspetto con ansia prossimo reportage….

    • Mauro scrive:

      Claudia, grazie.
      E’ assolutamente vero che la Namibia è un paese da visitare.
      I cavalli di Garub hanno un fascino magnetico: sarà la storia, l’ambiente, mah!
      Sotto la tettoia dell’osservatorio mi ricordo che mia moglie sussurrava per “non disturbare” anche se i cavalli erano lontani, e mia figlia non voleva venir più via.
      Ma non è l’unico paese che rivedrei volentieri avendo lasciato un pezzo di cuore in ognuno di essi. Anche il prossimo pezzo sarà sulla Namibia poi, però, cambierò paese per non divenire monotono.

    • Mauro scrive:

      Claudia,
      è sparita la risposta e quindi rieccomi.
      Innanzitutto grazie. Ricordo che ci è stato difficile allontanarci dall’osservatorio di Garub. Sarà stata la storia, l’ambiente o chissà: era un momento magico come lo fu la visita al castello di Duwisib.
      E’ assolutamente vero che la Namibia sia da visitare così come il Sud Africa, Swaziland e altri paesi.
      Ci saranno, quindi, anche scritti su di questi. Il prossimo mese, però, ancora Namibia.

  2. Maria Cristina Giongo scrive:

    Hai ragione, Claudia! Sono proprio miracolati. E questi sono i miracoli della natura, che si adatta più dell’ uomo a sopravvivere. In effetti comincia ad attirare anche me la Namibia! Dai organizziamo una ” gita scolastica”, noi del Cofanetto magico: tutti in Namibia! la guida l’ abbiamo già. E anche il medico, se dovessimo sentirci male! Tutto in uno! Io voglio vedere il castello, il ponte, la natura, gli animali, ecc. ecc.

    P.S. Visto che ci sono, Claudia: devo dirti che i tuoi commenti ultimamente arrivano in WP, non escono più automaticamente e direttamente, come prima; ma restano in attesa di approvazione. Come mai? Hai cambiato indirizzo? C’è qualcosa che non va, vuol dire che non viene più riconosciuto il tuo indirizzo. Il guaio è che, se non me ne accorgo, poi vengono rimossi. E NOI NON VOGLIAMO PERDERE le tue considerazioni, sempre interessanti e di sostegno per tutti noi! Questo l’ ho trovato per caso adesso, quando stavo buttando via ben 1800 spam, che ci sono arrivati in poche ore ( da tutto il mondo). Prova a controllare; quando spedisci il commento devi essere sicura che sia partito. Grazie e ciao.

    • Maria Cristina Giongo scrive:

      Mannaggia, adesso ho visto che anche IL MIO commento è in attesa di moderazione. Aiutoooooo, Marica, direttrice tecnica, dove sei?

    • Claudia Tagliabue scrive:

      Cristina, scusa, ma leggo solo ora. Tutti i miei commenti, fin dal primo, restavano in attesa di approvazione. Devo ammettere che non aspetto mai i minuti richiesti, chiudo prima e vado altrove…. Ho commentato poco fa l’ultimo articolo di Mauro (fantastico..). Tutto a posto ???????

      • Maria Cristina Giongo scrive:

        Claudia, io vedo il tuo commento e non l’avevo approvato. A volte impazzisco anch’io con il computer. Tutto a posto. Bacioni

  3. marisa brugna scrive:

    Mauro….non posso che ringraziarti per questo raccontare di quel mondo a me così lontano, che mai vedrò. Tu e le tue donne l’avete vissuto, toccato con mano, vi ha stregato per sempre…sei commovente quando parli del vostro mal d’Africa e delle situazioni di estrema povertà che vi ha circondato. Quelle, penso, davvero non le scorderete mai.
    Che dirti di questi cavalli? Sono straordinari!!!Ha dell’incredibile che possano vivere circondati da tanta aridità e siccità.
    Un elogio anche per le didascalie !
    Bravo Mauro…anche oggi, per merito tuo, ho appreso qualcosa che mi ha arricchito, perciò non posso che dirti…..alla prossima!!!
    Ciao…a presto!!!

    • Mauro scrive:

      Grazie, Marisa, per le belle parole che, dette da te, hanno un gran valore! E’ vero che esperienze piacevoli e tristi sono inscindibili e restano, indelebili, nel cuore e nella mente. Spesso vedo, invece, le sofferenze nel mondo usate strumentalmente e dirette allo stomaco e non alla mente. Passato il momento di shock si dimenticano in fretta

      • Molto bello il commento di Marisa e il fatto che i tuoi articoli l’arricchiscono, caro Mauro. Condivido il suo pensiero; e anche il tuo sul fatto che spesso ” le sofferenze nel mondo sono usate strumentalmente e dirette allo stomaco e non alla mente. Passato il momento di shock si dimenticano in fretta”.

        Hai ragione; ma soltanto per le persone che vogliono ” mettersi in pace la coscienza” con qualche donazione ogni tanto. Non per tutti. Molte altre, al contrario, vanno avanti nella loro opera di solidarietà e di buon cuore. Senza mai fermarsi.

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