Intervista con il direttore d’orchestra Alvise Casellati.

Il Maestro Casellati mi riceve dissipando subito il mio leggero imbarazzo con garbata e sollecita cortesia. Risponde con pacatezza alle domande senza nascondersi e senza esaltarsi,
ripercorrendo la sua storia con un tratto sincero ed incisivo, a volte stemperato in una sorta di soffuso pudore. Ma qualche improvviso lampo, ora divertito, ora intenso, che a tratti attraversa lo sguardo, la dice lunga sul fuoco interiore che cova sotto la calma apparente e fa sospettare un temperamento parallelo che si rivela in tutta la sua pienezza sul podio, mentre dirige,trasformato anche nei tratti del volto.
Passione, estro, innovazione, arte di alto livello incorniciata nella competenza e nel perfezionismo: ed è proprio lui a rivelarne il perchè.

D. Lei porta un nome di battesimo che sa di tradizione, probabilmente il nome del nonno, come molti di noi. Ariete con ascendente Scorpione, due pianeti in Pesci e tre in Bilancia, come dire arte e tradizione assieme, ma solidamente ancorato alla terra. Lei ama volare?
R. Il mio nome è ispirato a quello del nonno paterno, che era Gino (diminutivo di Luigino). Alvise, infatti è un nome veneziano che vuol dire Luigi. Credo nell’astrologia, ma quella scientifica che analizza la posizione dei pianeti ed il loro magnetismo/energie.
Oggi giorno volare è una necessità (ragionando su un mondo post pandemia uguale a quello precedente), nonostante abbia vissuto in prima persona un episodio terrificante qualche anno fa: l’aereo su cui viaggiavo ha centrato la coda di un ciclone, provocando moltissimi feriti gravi a causa della caduta in verticale da 11.000 a 1.000 metri dal suolo in soli 7 secondi.
Tuttavia – come quando si cade da cavallo – sono “risalito” subito il giorno dopo l’arrivo a destinazione. Detto questo, l’aereo è ancora ad oggi il mezzo pubblico di trasporto con minore tasso di fatalità.

D. Cultore di musica per tradizione e per passione (nonna pianista, nonno ingegnere, violinista e compositore) ha cominciato la Sua carriera come avvocato all’estero. Qual è stata la scintilla per cui ha deciso di abbandonare questa professione?
R. Da giovani ci si sente invincibili, immortali, non si bada a risparmiare le forze; dopo il diploma in violino in Conservatorio, mi sono laureato in giurisprudenza intraprendendo successivamente la carriera legale. E’ successo che un grosso accumulo di stress sfociasse in un serio problema di salute. Pensavo di dedicarmi al diritto e di coltivare la passione per la direzione d’orchestra una volta in pensione, ma questo “incidente” ha ribaltato le mie priorità, la musica ha preso il primo posto.
Ci vuole coraggio, è vero, a cambiare lavoro da adulti, a trentotto anni, ma occorre trovarlo quando si tratta di recuperare il senso della vita.

D. Cosa ha portato dell’esperienza giuridica nell’attuale professione?
R. Molte cose. Interpretare il diritto e la musica non sono operazioni dissimili.
La nota è la parola, occorre tracciare un filo rosso che colleghi le note stessa dalla prima all’ultima della partitura. E’ fondamentale entrare nella testa e nel cuore del compositore per decidere come interpretarle, che colore dare all’esecuzione, cosa richiedere al canto. Il mio metodo è il seguente: prima leggere la partitura senza ascoltare alcuna interpretazione per farsi una propria idea. Successivamente si consulta la “giurisprudenza” della musica, ovvero si ascolta il parere pro veritate — l’esecuzione — dei grandi direttori d’orchestra che mi hanno preceduto. Successivamente si consulta la “dottrina”, ovvero cosa hanno scritto gli studiosi a riguardo. Alla fine deciderò se l’essermi avvalso di “dottrina” e “giurisprudenza” musicale ha cambiato le mie idee musicali (di sicuro le ha arricchite). Quindi davanti al testo musicale ci si deve porre almeno con la stessa serietà con cui ci si pone davanti al testo giuridico.
Di notevole aiuto è stata anche la mia esperienza di manager legale. Il direttore d’orchestra ha un tempo limitato per provare ed è importante amministrare questo tempo con logica, rigore e selettività.

D. Lei ha scelto la direzione d’orchestra e parla spesso di analisi delle partiture, operazione sconosciuta ai più. Può spiegarsi meglio?
R. L’analisi della partitura è il lavoro quotidiano del direttore d’orchestra prima di presentarsi di fronte alle masse artistiche. Partendo dall’ “abc” della direzione, la partitura è la somma delle parti di tutti gli strumenti che suonano in orchestra. Vi è un dimensione sia verticale, che mostra tutti gli strumenti che suonano in uno stesso momento, che orizzontale, dove invece si sviluppano le frasi dei vari strumenti. Il desiderio di fare questo lavoro è nato a diciotto anni mentre studiavo armonia in Conservatorio: mi diedero come compito di analizzare la Sinfonia Jupiter di Mozart, da lì mi innamorai di una delle parti fondamentali di questo lavoro.

D. E’ anche compositore? Quale musicista e quale tipo di musica sente più affine alla Sua sensibilità?
R. Ho cominciato a comporre piuttosto presto, a 10-11 anni, poi ho scoperto che Mozart, a sei anni, aveva composto la sua prima sinfonia: era perfetta. Invece di incentivarmi questo mi ha fatto pensare che non fosse la mia strada. Sono un grande amante di Beethoven, Rossini, Verdi, Puccini, Donizetti… e il periodo tardo romantico e inizi del ‘900.

D. In che modo un direttore d’orchestra comunica con l’orchestra, diversa di volta in volta? Nel gesto sono racchiusi messaggi da decodificare, incomprensibili soprattutto allo spettatore non intenditore. Come si “parla” all’orchestra? Cosa distingue il grande direttore d’orchestra dagli altri?
R. Il direttore d’orchestra deve comunicare la sua idea interpretativa e riuscire a realizzarla di fronte a qualsiasi orchestra. E’ chiaro che con alcune si instaura un rapporto speciale che aiuta la resa dell’ esecuzione. Il direttore comincia la prova dirigendo; quando necessario supplisce con la parola. La catena quindi è direttore-orchestra e orchestra-pubblico. Il pubblico, anche senza capire esattamente la convenzione dei gesti, riesce a percepire la partecipazione,la passione, l’interpretazione del direttore. La grandezza di un direttore in genere si misura dal successo; il momento dell’applauso è quello che raccoglie il giudizio del pubblico. Elemento altrettanto importante è la soddisfazione del Teatro.

D. Un pregio, un difetto che si riconosce.
R. Lavorare duro e non mollare mai. Il perfezionismo può essere un difetto, perché, a volte, la sua mancanza in alcuni punti del brano non mi fa godere appieno il successo in generale di una mia esecuzione.

D. Ha gesti scaramantici o portafortuna all’inizio dello spettacolo?
R. Prima di cominciare rivolgo un pensiero, una preghiera : 1) al compositore; 2) al mio maestro di direzione d’orchestra ormai nei cieli; 3) ai miei avi direttamente coinvolti nella scena musicale dell’800-‘900. Occorre sempre un collegamento con il divino e l’esoterico.

D. Vuole lasciare un messaggio a chi legge?
R. Andare a teatro non deve intimidire nessuno, neppure i non conoscitori. Chiunque è in grado di capire la bella musica e le belle voci. La musica può essere vissuta anche come semplice intrattenimento, non solo come profonda esperienza culturale ed in questo senso è per tutti. Il Teatro è casa di tutti e non solo dell’intellettuale. Da quale opera si deve cominciare? Dal Barbiere di Siviglia di Rossini, direi, e poi dall’Elisir d’amore, opere buffe che non possono non piacere… e se non piacciono forse la colpa può essere di noi artisti ma certamente non di Rossini o Donizetti…

Grazie Maestro, ci lasciamo con la speranza di averLa sempre di più a Genova e presso i nostri grandi teatri italiani.

Elisa Prato

Elisa Prato nasce l’ultima domenica di Carnevale di un freddissimo inverno piemontese, sotto il segno dell’Acquario, ma con una pratica luna in Capricorno.
Laureata in legge, lavora come funzionario e dirigente nella pubblica amministrazione.
Oggi alterna l’attività di consulente e formatore con quella di recensionista in arti sceniche; inoltre coltiva e pratica il reading (letture teatrali).
Evergreen nel DNA, crede fortemente nella funzione riformista delle donne, portata avanti insieme agli uomini, diretta alla maturazione personale e all’evoluzione sociale di entrambi i sessi.
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6 Responses to “Intervista con il direttore d’orchestra Alvise Casellati.”

  1. Mara Maragno scrive:

    Ringrazio Elisa e il Maestro Casellati per questa delicata, magica, profonda intervista. Testimonianza preziosa di un percorso coraggioso e tenace guidato da passione e disciplina, ingredienti essenziali per perseguire la propria realizzazione e il senso della vita. L’ augurio che tanti giovani possano trarre ispirazione da tale esperienza.

    • Mara Maragno scrive:

      Grazie Mara, in effetti è stata anche per me un’esperienza singolare ed eccezionale. Sono contenta che una psicologa come te abbia apprezzato.

  2. Elisa Prato scrive:

    Per scansare ogni equivoco preciso che l’intervista con il Maestro Casellati si è svolta nel mese di febbraio, quando il coronavirus era già alle porte, ma il governo italiano non aveva ancora emanato alcun provvedimento restrittivo

  3. Maristella Grillo scrive:

    Bellissima intervista!
    Brava Elisa! Complimenti al Maestro, ci ha lasciato un messaggio molto importante: la Musica è per tutti.

    • Elisa Prato scrive:

      Grazie Maristella, ero sicura che avresti apprezzato, la tua sensibilità non poteva non esserne toccata. Se il Covid permetterà ci sarà uno splendido spettacolo a Roma di musica e reading ideato dal Maestro e non mancherò di avvertirti. Un caro saluto.

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