Denunciai il mio capo. Persi il lavoro. “In questo maledetto Paese vai avanti solo se sei scaltro: non se sei onesto!” Mi disse mio padre, deluso. Il bel libro di Andrea Franzoso sull’Italia dei furbetti, dei vincenti e dei perdenti.

6 dicembre 2017. Andrea Franzoso, ospite di Corrado Augias a “Quante storie” ( Rai 3)

Il coraggio di disobbedire alle legge del silenzio, dell’omertà, del farsi gli affari propri, di ribellarsi ai compromessi. Il coraggio di essere onesti. Probabilmente avrete già sentito parlare di Andrea Franzoso, che quando era funzionario delle Ferrovie Nord di Milano, dopo la scoperta che il suo presidente utilizzava denaro pubblico per fini personali suoi e di tutta la sua famiglia, “osò” denunciarlo. Ha raccontato la sua storia nelle più importanti reti nazionali televisive; sono usciti articoli in autorevoli testate giornalistiche nazionali. E anche in un libro, “Il disobbediente” (Paper First edizioni, 12 euro.)

Un bel libro, un buon libro, avvincente. Non basta avere in mano una storia interessante per pubblicare un libro. Non ci si improvvisa scrittori. Bisogna anche saper scrivere bene, avere cultura, proprietà di linguaggio, struttura. Elementi che non mancano in quest’opera che vi consiglio di leggere: a maggior ragione ora che è finalmente entrata in vigore, il 29 dicembre scorso, la legge di tutela per i dipendenti che denunciano fatti gravi nell’ambiente di lavoro, dal nome un po ’difficile “whistleblowing.”

L’inizio è già allarmante, coinvolgente e fa subito indignare: il lettore si trova davanti a tre pagine con specificato un lungo elenco di spese e richiesta di rimborsi (spesso doppi) che l’allora direttore delle Ferrovie Nord presentava all’amministrazione e che nulla avevano a che fare con la sua funzione; per esempio per l’acquisto di orologi costosi, capi di abbigliamento firmati (14.511,29 euro), scommesse sportive e poker online, porno video, spese folli in locali notturni, spese telefoniche riferite ai telefoni cellulari aziendali dati in uso a moglie e figli (124.296,92 euro). 7.634,04 euro per l’abbonamento Pay tv e sky. E poi per contravvenzioni al codice della strada accumulate da uno dei suoi figli, alla guida di un auto aziendale, arrivate ad un totale di 181.426, 57 euro! I nomi non li faccio, li troverete nel libro; alcuni saranno “una sorpresa”: forse. Non voglio spendere neanche una parola in più per nominarli.

Parlo al plurale perchè i corrotti, i compiacenti, gli omertosi, i vigliacchi che sapevano e tacevano sono più di uno. Quello che colpisce è la consapevolezza, ben descritta, del senso di impotenza davanti ad un vortice di ingiustizie in cui è proprio la persona onesta, quella che ha il coraggio di denunciare, che viene messa con le spalle al muro, caduta in una trappola da cui cerca di uscire per evitare il rischio di soffocare. Questa sensazione l’ho provata anch’io mentre proseguivo nella lettura; un senso di angoscia e la domanda: ma come è possibile che accadano fatti simili? E ancor peggio, perchè “in questo Paese agire onestamente è un handicap”?

Andrea Franzoso ospite della trasmissione “Le parole della settimana”, con Massimo Gramellini (Rai3)

Andrea Franzoso viene minacciato, molti colleghi gli girano le spalle, escluso uno, che lo segue in questo atto di coraggio. E di lui faccio il nome: Luigi Nocerino. Alla fine viene rimosso dal suo incarico. Da una parte abbiamo quindi i disonesti, i quali a loro volta crescono figli disonesti; dall’altra un uomo solo contro tutti che si impone con il suo assoluto senso della giustizia, della legalità, di valori, regole e principi morali, spirituali e religiosi. Ad un certo punto lui stesso si chiede “ma se avessi avuto una moglie e dei figli da mantenere avrei fatto la stessa cosa?” Una domanda che ce lo mostra finalmente come un essere umano e non solo come un indomito eroe.

Andrea Franzoso ha detto di non essere pentito di aver sporto denuncia contro il suo capo, rifiutandosi di farlo in forma anonima, con conseguenze per lui devastanti: perchè è convinto di aver aperto la strada ad una società migliore, diretta da persone migliori.

Fa riflettere il suo colloquio con padre Giovanni Cucci, sacerdote gesuita, sull’avidità, voracità e mancanza di empatia dei potenti, di quei “ladri per cui tutto il mondo è un portafoglio”. Ma anche su coloro che si sono impegolati entrando nel vortice dei favori e dei compromessi e ne rimangono imprigionati, giorno dopo giorno, ricatto dopo ricatto, senza più riuscire a liberarsi da quelle catene; trasformandosi a poco a poco “in piccole ruote dentate all’interno degli ingranaggi di un meccanismo perverso.” Un monito per coloro che alla fine “si illudono che sia possibile NON pagare il prezzo dovuto. In realtà si contrae un debito ad interessi di usura, che prima o poi si deve saldare”.

Molto belle le pagine sui suoi genitori, che quando capiscono “in che pasticcio si è cacciato”, e per giunta grazie ai valori da loro trasmessi, fanno una marcia indietro e quasi si adirano perchè il figlio ha perso il posto di lavoro andando controcorrente “in un Paese dove è meglio imparare a farsi i fatti propri” come gli dice il padre. Per lui una ferita in più. Toccante la descrizione della madre che comunque “lo stringe a sè come la cosa più sua: con quel calore viscerale di chi ci ha tenuti in grembo per nove mesi.” A questo punto vorrete arrivare alla fine di quest’opera per capire se, come nei libri di favole, i buoni hanno vinto ed i cattivi sono in prigione. Andrea Franzoso non è stato il solo nella storia italiana a pagare duramente “la colpa” di essersi rifiutato di avvallare ingiustizie e falsità, anche a livello amministrativo. Il primo risale addirittura al 1869. Si tratta del patriota garibaldino Cristiano Lobbia: leggerete nel libro che cosa successe e come venne schiacciato da una valanga di fango. Morì di crepacuore.

Andrea Franzoso in una foto scattata quando è stato invitato alla “Summer School on Integrity”, organizzata da Transparency International, a Vilnius, in Lituania, nel luglio 2016. A frequentare quel corso sulla legalità e trasparenza c’erano oltre 100 giovani di 60 nazionalità diverse.

Nel caso di Andrea Franzoso, come sono finiti i corrotti? E gli incorruttibili? Leggetelo e lo saprete; posso anticiparvi solo che “un indagato esce…e ne entra un altro”! E ancora una volta il lettore attonito si chiederà in che mondo stiamo vivendo. Risponde Franzoso facendo una riflessione sul senso, anzi, il “non senso” di quella che chiamiamo sciagura: la classica “tragedia greca di cui l’Antigone di Sofocle ne è il simbolo rivelatore che meglio rappresenta il dilemma della decisione etica”, di certe scelte di vita che ad un certo punto dobbiamo assolutamente fare.

Di una vita che è un “grande enigma”. E l’enigma non chiede di essere risolto perchè ogni sua soluzione è soltanto apparente: l’enigma chiede di essere “attraversato”, si legge verso la fine del libro. Mi fermo qui, affascinata dalla dimensione etica profonda contenuta in quest’opera, che fa riflettere sull’importanza di essere liberi e fieri di se stessi. Sempre; qualsiasi sia il prezzo da pagare.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Ho posto due domande essenziali ad Andrea Franzoso, in modo da far ulteriore luce e chiarezza sulla legge appena entrata in vigore a protezione dei dipendenti che denunciano fatti illeciti e corruzione all’interno delle loro aziende.

Andrea Franzoso

Intervista

Finalmente è entrata in vigore la legge che tutela i dipendenti che denunciano fatti illeciti e corruzione all’interno del loro ambito di lavoro. Le sembra di aver vinto una battaglia, anche a livello personale, a favore di altre persone coraggiose come lei? Possiamo gioire? (vedi foto)
A vincere è stata l’Italia sana, stanca di corruzione e malaffare, l’Italia che non si arrende e che non si rassegna: quella che non pensa che “tanto le cose non cambiano”. Cambiano eccome, se lo vogliamo. Io ho soltanto fornito lo storytellling: la mia storia è servita a far meglio comprendere l’importanza e l’urgenza di approvare anche nel nostro Paese una legge a tutela di chi, invece di farsi gli affari propri, decide di metterci la faccia e di denunciare ciò che non va. Di “suonare il fischietto”: è questo il significato della parola “whistleblowing” spesso utilizzata in casi come il mio per fermare il gioco sporco, come fa l’arbitro durante una partita di calcio.

Ci può spiegare, in sintesi, i contenuti essenziali di questa legge?
Grazie alla legge 179/2017, entrata in vigore il 29 dicembre scorso, chi denuncia fatti illeciti sul luogo di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, trasferito o licenziato. Insomma, niente più ritorsioni o discriminazioni. Almeno sulla carta, poiché ci sono infiniti modi per far terra bruciata attorno a una persona. Basta che i colleghi non gli rivolgano più la parola o che non si siedano più al tavolo con lui a mensa, per esempio.

E qui la legge non può farci nulla. Guardiamo, però, al bicchiere mezzo pieno: è un passo in avanti, in un processo che è anzitutto culturale. La legge recentemente approvata pone in capo al datore di lavoro l’onere di dimostrare che l’eventuale trasferimento o licenziamento di un dipendente non sia conseguenza della sua segnalazione di irregolarità.

Ci sono grosse differenze fra settore pubblico e privato. Nel primo caso, la legge introduce alcune sanzioni pecuniarie, per esempio per punire chi si renda responsabile di atti ritorsivi ai danni di un lavoratore. Quest’ultimo, poi, ha diversi canali di segnalazione, sia interni (può rivolgersi al responsabile prevenzione della corruzione) sia esterni all’ente presso cui lavora (Autorità Giudiziaria, Corte dei Conti, Anac).

Nelle aziende private, invece, i canali di segnalazione sono soltanto interni e non sono previste sanzioni a carico del datore di lavoro che discrimini un whistleblower. Quel che è peggio, però, è che non tutti i lavoratori del settore privato potranno beneficiare di questo strumento: il sistema di whistleblowing è stato infatti inserito nei modelli organizzativi per la prevenzione di reati previsti dal decreto legislativo 231/2001, la cui adozione da parte delle aziende è…facoltativa!

Solo le aziende di medio-grandi dimensioni li adottano: sappiamo, però, che il tessuto economico-produttivo del nostro Paese è costituito da piccole aziende, i cui lavoratori sono dunque ancora oggi privi di canali protetti per segnalare irregolarità. Un’altra lacuna è la mancata previsione di un fondo di ristoro, per sostenere le spese, in primis quelle legali, di cui un whistleblower potrebbe trovarsi costretto a farsi carico.

Proibita la riproduzione del testo e delle fotografie, gentilmente concesse al Cofanetto magico da Andrea Franzoso, senza citare l’autore e la fonte di provenienza.
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Alcuni link che vi consiglio di visionare:
questo video

Il testo del discorso del Presidente del Senato Pietro Grasso, in occasione della prima presentazione del libro di Andrea Franzoso al Senato, il 12 ottobre 2017.

Video breve Senato

Alcuni suoi interventi in trasmissioni televisive molto seguite:

Quante storie (trasmissione condotta da Corrado Augias) Da 00:37:27:

– NEMO

Otto e mezzo

– Otto e mezzo

– Servizio de Le Iene

– Servizio di Report
La grande Milena Gabanelli ha posto un suo commento proprio sulla copertina del libro.

– Puntata de L’Arena di Giletti (vedere da 1:05:15)

Che bel tempo si spera (tv 2000)

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