Immortal – La giustiziera. Dodicesimo episodio

Manca poco alla fine dell’estate e puntualmente Immortal-La giustiziera, di Valentino Di Persio, si ripresenta ai suoi lettori in un episodio che nulla ha di leggero e divertente, con una tematica che, purtroppo, tocca da vicino la quotidianità: il femminicidio.
Monica e Francesco, ormai pienamente coinvolti nella ricerca della verità sul caso di omicidio di Gemma, la sorella di Giana (Immortal), riescono con uno stratagemma a sottrarre, ad uno dei complici, una confessione che porta una ventata di chiarezza sull’ingarbugliata faccenda.
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Rimorsi

E’ tutto qui dentro!– continuava a ripetermi Monica, incredula, eccitata come una bambina che ha appena vinto il suo capriccio. –Qui dentro ci sono nomi, cognomi ed il racconto per filo e per segno di come sono andate le cose-.
Provai un senso di tenerezza per quella ragazza che avevo a fianco. All’improvviso mi assalì il senso di colpa per averla spinta ad esporsi in prima persona in quella brutta storia. Le feci una carezza. Lei appoggiò la sua guancia bruciante sul palmo della mia mano. Emanava un calore gradevole.
Sono orgoglioso di te!– le dissi –Anche se non avrei voluto farti correre questo rischio.
Sì, sì.– disse facendo una smorfia da ingenuotta –Mi fai tornare in mente la storiella sulle lacrime di un certo signor coccodrillo!– concluse sarcastica.
Colpito ed affondato.- replicai. –Mandami tutto su messenger.– la pregai.

Rientrai a casa dopo aver accompagnato Monica. Mi misi subito ad ascoltare la registrazione.
Alvaro, sotto l’effetto dell’alcool e forse anche droga, confessa a Monica di essere tormentato da un drammatico segreto che si porta dentro da tempo.
E’ un peso enorme che voglio condividere con qualcuno. Lo faccio con te anche se ti conosco da poco. Sono sicuro che mi capirai e riuscirai ad alleggerire la mia sofferenza.
Monica, che non sperava in un risultato così importante, cerca di sminuire la gravità delle sue parole. –Tranquillo, per tutto c’è un rimedio.– gli dice per alimentare la sua predisposizione alla confessione.
Alvaro è agitato, indeciso, combattuto. Monica, finge indifferenza.
Se non ti va di parlarne non fa niente, anzi, forse è meglio. Così non dovrai ringraziarmi.
Perché?– chiede lui.
A questo punto lei fa partire un colpo basso terribile per sopraffarlo psicologicamente.
Di solito…– gli dice convincente –…i miei amici e conoscenti mi coinvolgono nei fatti loro perchè passo per una che sa dare avveduti consigli.
Alvaro cede e, ormai sopraffatto dal rimorso di coscienza, diventa un fiume di parole. Racconta che circa sei mesi prima era stato coinvolto, suo malgrado, in un fatto molto grave. La sua colpa consisteva nell’avere aiutato un balordo. In sintesi, dal suo travagliato racconto, si evinceva che nell’autunno dell’anno precedente, per fare un favore ad un amico, Den ovviamente, aveva invitato ad uscire l’ex ragazza di lui con la scusa di volerle parlare di una faccenda importante. Parlava di Gemma, pur non facendone il nome. –Ok.– gli aveva detto lei, –Ma solo per cinque minuti.– Lui era andato a prenderla sotto casa con una macchina che lei non aveva mai visto prima, un SUV. Svoltato l’angolo la vettura si era improvvisamente arrestata. Den e Mimmo erano saliti in tutta fretta nei sedili posteriori. Gemma, si era resa subito conto del tranello, Cercò di scappare, ma lo sportello era bloccato e Den da dietro, le aveva passato un braccio attorno al collo per trattenerla sullo schienale. A nulla erano servite le suppliche di lei di lasciarla andare.
Mo’ sono cazzi tuoi! Ora te lo faccio vedere io con chi hai a che fare!– la minacciava lui, sghignazzando.
Pensavamo ad una bravata e la cosa ci divertiva. Infatti, Den ci aveva detto che voleva solo darle una lezione, per vendicarsi del fatto che l’aveva lasciato. Avevamo accettato di aiutarlo pensando che si trattasse di una spacconata. Imboccammo l’autostrada per l’Aquila. Uscimmo a Carsoli. Girai a sinistra. Dopo Villaromana, la strada divenne più tortuosa e le case più rare. Gemma era ancora in stato di dormiveglia sotto l’effetto d’un narcotizzante che lui le aveva fatto respirare. Den disse di svoltare a destra per una stradina che si inoltrava dentro un folto boschetto. Sbucammo su una radura con al centro un casolare diroccato. –Scendiamo!– ordinò.
Gemma nel frattempo, aveva ripreso la sua lucidità. Ci guardava ad uno ad uno con disprezzo.
Ma cosa volete fare adesso, eh?
Poi rivolgendosi a Den lo aggredì a muso duro:
Ma cosa vuoi dimostrare che sei un duro? Che sei il padrone del mondo?-.
Mentre lei imprecava, Den fece tre strisciate di coca sul cofano della macchina. Ci facemmo tutti e tre. Gemma, visibilmente preoccupata, andò incontro a Den, lo prese per entrambe le braccia.
Senti Raffael, va bene, se in qualche cosa ho sbagliato, ti chiedo scusa. Ma ora basta con questa bravata. Riportami a casa per favore, ti prego! Domani devo partire per Milano. Mi ci puoi accompagnare tu se vuoi!
Me lo chiedi adesso di accompagnarti a Milano, eh? Adesso che te la stai facendo sotto dalla paura, vero?– le diceva con gli occhi fuori dalle orbite. Con una spinta l’allontanò da lui. Gemma cadde all’indietro. –A Milano adesso ti ci mando io, per sempre, ma prima ti voglio fare un bel regalino.– Cominciò a slacciarsi la cintura dei pantaloni. Alvaro e Mimmo, andavano gironzolando dentro al casolare. Den li chiamò –Ehi venite che ora ci divertiamo un po’! Poi non possiamo più perchè la signora parte per Milano!– disse sarcastico.
Gemma, gli si rivoltò furiosa. –Ma cosa vuoi fare, bastardo! Sei un pazzo esaltato, un buono a niente, fottuto fallito. Aveva ragione mia sorella.-.
E sì! Ma la tua cara sorellina non ti può salvare adesso. Ora la chiamiamo quella stronza lesbica, per farle sentire come urli dal piacere.
A questo punto il racconto di Alvaro si fa concitato. Dice:
Mi feci coraggio ed intervenni –Ehi! Ma che cazzo vuoi fare? Qui andiamo a finire tutti al fresco!– Anche Mimmo protestò –Senti Den, basta adesso! Il gioco è durato fin troppo. Volevi spaventarla? Beh, ci sei riuscito a quanto pare!
Gemma, approfittando della momentanea distrazione, prese a scappare in direzione della macchina, ma Den la raggiunse, l’afferrò per il giubbetto di jeans a la pugnalò più volte alle spalle. Gemma cadde a terra, gemeva dal dolore. Io e Mimmo cercammo di bloccarlo, ma lui ci minacciò col pugnale. –Se vi avvicinate, vi sbudello. Questi, sono cazzi che non vi riguardano, statene fuori!
Rimanemmo pietrificati. Gemma si rigirava per terra, implorava aiuto. Lui le si scagliò sopra, cercando di abbassargli i pantaloni e poi gli slip, senza però riuscirci. Rabbioso iniziò a pugnalarla all’impazzata. Quando il corpo di lei era ormai inerme, Den si rialzò per poi ricadere in ginocchio. Buttò via il pugnale ed alzò le braccia al cielo. Urlava come una bestia ferita. Ci guardava con gli occhi iniettati di sangue, lucidi, allucinati dalla follia. –Non son stato io! Non sono stato io!– gridava. –Ditemi che non sono stato io!- Mimmo gli si avvicinò e, dopo aver raccolto il pugnale insanguinato vicino al corpo senza vita di Gemma, gli disse –Ora il guaio è stato fatto. Cerca di calmarti e vediamo come uscirne fuori.
Poi, rivolgendosi a me –Vai a prendere la bottiglia dell’acqua in macchina!– mi ordinò.
Quando ritornai stavano discutendo animatamente. Den aveva il naso arrossato e tracce di polvere bianca sulla narice destra. Evidentemente s’era fatto ancora di cocaina. Aveva già ripreso il suo atteggiamento da leader. –Non possiamo lasciarla qui.- disse. –Bisogna portare il cadavere altrove. Se lo lasciamo qui, ci beccheranno subito. Saremo certamente stati ripresi dalle telecamere attive sulla strada in prossimità delle ville!– sentenziò categorico.
Mimmo, lavato per bene il pugnale, glielo riconsegnò.

Valentino Di Persio
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Continua il prossimo mese.

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2 Responses to “Immortal – La giustiziera. Dodicesimo episodio”

  1. Nenè scrive:

    Sono senza parole, questo racconto è stato davvero un pugno nello stomaco per la sua cruenta veridicità, mi ha lasciato un profondo e senso di inquietudine e una ferma volontà di rivalsa e giustizia nei confronti della povera Gemma.
    Complimenti a Valentino per la sua capacità di raccontare e descrivere in maniera diretta e precisa anche le situazioni più tragiche.
    Alla prossima 😉

  2. Valentino scrive:

    Cara Nenè, ammetto che non mi è stato facile scrivere questo episodio. Ammetto anche che quando a tarda notte, stanco morto, smettevo di scrivere, non riuscivo a prendere sonno per la rabbia. Ti prometto che a quel bastardo gliela farò pagare.
    Grazie. Ciao
    Valentino

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