Poesia di marzo: “Filosofia”

Fotografia di Ilares Riolfi

  

L’ispirazione, amici cari? Molto facile trovarla! C’è bisogno solo di una cosa: commettere imprudenze che scuotano la mente e le emozioni. Ad esempio se abitassi a Drumnadrochit, nel nord quasi estremo della Scozia, di certo in piena notte andrei a remare sulle acque viscide del Loch Ness; ma dato che al momento sono ancorato qui in Umbria, mi accontento a marzo, quando il buio è già denso, di marciare a piedi per dodici chilometri lungo il sentiero principale della selva piccolina che riveste l’altura su cui sorge il mio paese.

 

Fotografia di iboy_daniel

 

Avanzando fra le piante veloce e a passo intenso, ascolto il silenzio (e lo ascolto in silenzio). Con animo bucolico, incantato (incline allora al trasalimento filosofico) m’addentro rapido nell’assenza “boschereccia” di suoni e di rumori. È ubiqua per davvero. È sul serio onnipresente. Poi, appena viene interrotta da qualche fruscio sinistro, ecco che io, allarmato dalle parole sussurrate nonché dai bisbigli dei bravi cacciatori, innanzitutto scappo di gran lena per togliermi alla svelta dal raggio dei fucili; e subito appresso (questione di tre, quattro manciate di secondi) avverto che il silenzio torna vivido di nuovo, mentre il sottoscritto (folgorato dal cervello che gli detta d’improvviso le liriche più varie, tipo quella che oggi vi propongo) si ferma a metà, s’arresta di scatto, si blocca di getto nell’atto freddoloso d’infilarsi il berretto.

 

FILOSOFIA

Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani s’infrangono
contro un gesto incompiuto)

Pietro Pancamo
CHI SONO

 

 

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38 Responses to “Poesia di marzo: “Filosofia””

  1. lorella scrive:

    Ciao Pietro ! i miei complimenti !!!! è sempre un’emozione leggere le tue poesie !!! grazie !

  2. carlo scrive:

    L’esperienza del silenzio che, come l’autore ben sa, è la più naturale che possa esistere e ci mette a contatto con noi stessi. Contatto rischioso ma vitale. Grazie Pietro!

    • Pietro Pancamo scrive:

      A Carlo, le cui considerazioni si distinguono sempre per lucidità e pertinenza, voglio rispondere citando Anton Čechov: “In generale una frase, per bella e profonda che sia, agisce soltanto sugli indifferenti, ma non sempre può appagare chi è felice o infelice; perciò suprema espressione della felicità o dell’infelicità appare più spesso il silenzio”.

  3. Maria Cristina Giongo scrive:

    Hai ragione, Carlo! Solo nel silenzio totale, guidati dalla bellezza della natura, possiamo ritrovare noi stessi; e anche cercare di capirci per quei momenti in cui il rumore assordante della vita ci ha sviati, confusi, debilitati.

  4. Complimenti a Pietro, le sue poesie sono sempre essenziali e di grande significato.

  5. Blumy scrive:

    se stiamo zitti, se ogni cosa tace, è il silenzio che domina, che ci travolge; basta un gesto, una parola per spezzarlo, un mazzo di parole. anche se il silenzio è ,anche e soprattutto, una condizione interiore e Pietro lo dice bene, quando le mani e le parole s’infrangono contro quel muro invisibile che ci portiamo dentro.
    un caro saluto a Pietro e alla sua bella poesia.

    • Pietro Pancamo scrive:

      Ti sono obbligato per il bel commento, cara amica, e devo dire che anch’io conosco bene quel muro interiore. Ci riuscirà mai di valicarlo? Purtroppo, con le mani infrante è piuttosto difficile arrampicarsi. Noi, però, non siamo tipi da arrenderci, vero Blumy? Una maniera per scavalcarlo (tutto ricoperto com’è dai cocci del nostro sangue) la troveremo, prima o poi. Ne sono certo!

  6. Maria Cristina Giongo scrive:

    Anna Maria, Blumy ( che bel commento!), cari auguri di buona Pasqua anche a voi da tutti i Cofanetti magici, di cui anche voi adesso fate un po’ parte ( c’è anche una pagina su facebook del Cofanetto)

  7. victoria blanchard scrive:

    Once more Pancamo shows his mastery. In this paean to pantheism or, indeed, homage to the Wordsworthian principle of “emotion recollected in tranquillity”, the reader is stopped in his tracks by the deceptive simplicity and real elegance of the verse. The crystalline precision with which Pancamo expresses his philosophy is wholly admirable and his heartfelt but well-honed “words and phrases” cannot fail to evoke a response, whether of instant recognition or of quiet reflection.

    • Pietro Pancamo scrive:

      You always comment on my poems in flattering terms. Thank you so much.
      Sadly I’m not as clever at writing as your splendid and kind reviews are wont to declare. Therefore –to really deserve your praise, at last– I’ll improve my verse. I hope to succeed, even though I’m aware that I’m charging myself with a heavy task.

  8. liliana scrive:

    Il poeta Pietro Pancamo non si nasconde nel silenzio anzi, cullato dal silenzio, riesce a creare versi di assoluta bellezza.

    • Pietro Pancamo scrive:

      Le sono riconoscente sul serio per questo commento così incoraggiante, cara Liliana. Mi sa che ora potrò finalmente smetterla di ripetere in continuazione, a mo’ di sconsolata preghiera, la famosa invocazione di Baudelaire: “E voi, Signore Dio mio!, concedetemi la grazia di creare qualche bel verso, che mi dimostri che non sono l’ultimo degli uomini […]”.

  9. Una poetica essenziale, incisiva, con una chiusa originale.”(Le mani s’infrangono contro un gesto incompiuto)”. Ho apprezzato molto i versi di Pietro Pancamo.

    • Pietro Pancamo scrive:

      È stata la timidezza, che come sappiamo si limita sempre a poche parole e basta, ad insegnarmi l’essenzialità e, di conseguenza, a rendere incisive le mie liriche. Devo tutto al mio carattere chiuso, insomma? Non lo so. Di certo, però, a Michela Zanarella (così pronta e sollecita nel lodarmi apertamente) debbo un “Grazie!” conciso ma sincero.

  10. Poetica descrizione del silenzio, condizione indispensabile per ascoltare se stessi, quand’anche “… qualche indizio di materia/ deforma l’aria”

    • Pietro Pancamo scrive:

      Il tuo gentilissimo commento, caro Franco, mi fa tornare in mente queste parole di Napoleone Bonaparte: “Sappiate ascoltare, e abbiate per certo che il silenzio produce spesso lo stesso effetto che la scienza”.

  11. Le parole, anche banali, alcuni gesti, specie gli abituali, la solita voce dalla cucina, la sirena d’un’ambulanza su dalla strada, il telefono, lo squillo maledetto…
    Oppure…
    Il nostro silenzio è una sequenza d’immagini, di quieti toni incolori, visi sfuggenti, raggi di un sole penetrante, abbagliante, e poi persino un profumo, l’odore d’un ricordo privo di parole, di gesti, di rumori …soltanto uno sguardo. Quello sguardo.
    E si rimane appoggiando il viso a una mano per un tempo indefinito…
    Ecco…
    Fino al richiamo d’una voce vicina, d’una voce piccina: “Nooonno!?..”

    Molto apprezzato il testo che introduce alla preziosa lirica sul cosmico silenzio dell’universo interiore…

    Ti ringrazio per la segnalazione via e-mail, caro Pietro…

    • Pietro Pancamo scrive:

      “Ci sono parole che fan vivere/ e sono parole innocenti/ la parola calore la parola fiducia/ giustizia amore e la parola libertà […]”; a quest’elenco stilato da Paul Éluard, il saggio e “navigato” Vittorio Fioravanti (che conosco come poeta marinaio di grande talento) sembra voler aggiungere un altro termine ancora (e forse il più dolce). Quale? “Nonno”, com’è ovvio!

  12. fabio franzin scrive:

    Il silenzio è la sorgente della parola. E Pancamo, in questa sua breve ma limpida poesia, ci disseta e ci rasserena.
    Con affetto e stima. FF

    • Pietro Pancamo scrive:

      Nel leggere il suo commento, caro Franzin, mi vien quasi da esclamare (plagiando D’Annunzio, peraltro): “Fresco il mio silenzio ne la sera/ le sia come il brusìo che fan le acque!”. :-)
      Va da sé che ricambio la stima!

  13. antonellapizzo scrive:

    pause e note, è musica! complimenti per i versi, e buona Paqua
    antonella

    • Pietro Pancamo scrive:

      Infatti ho una seconda vita, cara Antonella: la musica. Sei stata molto brava ad intuirlo! Come direbbe una cantante di mia conoscenza, ti auguro di cuore giorni melodiosi!

  14. Francesco De Girolamo scrive:

    La parola poetica più accortamente ritrosa arriva dove spesso il linguaggio “dello svelamento”, con i suoi orpelli e le sue zavorre, non ha accesso; e “un gesto incompiuto” ci indica un oltre, accessibile solo alla luce segreta dell’ineffabile.
    Complimenti a Pietro Pancamo, per la sua poesia così limpida e misurata.
    Francesco

    • Pietro Pancamo scrive:

      Caro Francesco, hai pienamente ragione: senza orpelli e zavorre, si va più spediti verso la luce.
      E poi, secondo Alfieri, “breve parla chi dice”.
      Grazie mille del tuo intervento!

  15. Susy Pagliaro scrive:

    Il silenzio nel silenzio è “accoglienza” senza barriere, comunicazione profonda, quasi mistica, che conduce il poeta alla “Sorgente” benefica ed ispiratrice. Ecco che, allora, anche quell’indizio di materia, non cercato, si fa canto!
    Un’altra bella poesia, caro Pietro, che dona spunti di profonde riflessioni. Credo che, se gli uomini dedicassero almeno un minimo del loro tempo alla vera esperienza del silenzio (che conduce lo spirito alla sua “fonte” benefica e creatrice), forse il mondo sarebbe più armonioso e, di certo, meno “urlato”.
    I sentieri dei boschi e dell’Anima attendono i tuoi passi con amore, caro poeta. Noi… gli altri bei racconti di questi viaggi!
    Susy Pagliaro

    • Pietro Pancamo scrive:

      In realtà sono i miei passi che s’avvicinano con amore al grande bosco, affrettandosi ansiosi per raggiungerlo al più presto. Analogamente i miei occhi corrono veloci lungo le frasi dei tuoi commenti, per incontrare il prima possibile (e per intero) la bellezza d’ogni tua parola.
      Che dire? Come risulta chiaro dalle righe precedenti, apprezzo sinceramente l’acume e la profonda intelligenza delle tue osservazioni. Quindi grazie, cara Susy. E nell’augurarmi di risentirti a breve, mi firmo senz’alcuna esitazione

      Pietro Pancamo (come vedi l’ipnosi regressiva ha dato i suoi frutti, per fortuna)

  16. emanuele pampana scrive:

    Gentilissimo Signor Pancamo, leggendo i suoi bei versi ho percepito l’opposto del silenzio letterale, della pace e della quiete. Alludo al silenzio delle frasi vane ed urlate: dalle televisioni, dagli ignoranti e dai presuntuosi. pronunciare il vuoto, difatti, è come pronunciare gli intercalari del silenzio.

    • Pietro Pancamo scrive:

      “Scrivere o leggere una poesia al giorno, toglie la tv di torno”. No, ragazzi, questo non l’ha mica detto Alfieri. Si tratta infatti d’un mio aforisma (alquanto scadente e banale, purtroppo). Meglio dimenticarlo subito, allora, e ricordarsi invece d’accogliere a braccia aperte il bravo Emanuele Pampana, altro poeta marinaio capace d’ammaliare coi suoi versi. Benvenuto, carissimo, a bordo del “Cofanetto”!

  17. Senso di solitudine – corrosivo, divorante quando non è scelta d’eremo – in Filosofia di Pietro Pancamo. Protagonista di questi versi il Silenzio. Un dio bifronte, solo che, a differenza di Giano, le sue due facce non sono equipollenti: l’una è minuta, evanescente, tale che ci si potrebbe quasi sentire autorizzati a pensare che sia frutto dell’immaginario collettivo nelle sue desiderata che quasi sempre rimangono tali. Ad esempio desiderio di un momento catartico, fatto di stasi corroborante, in cui poter riassemblare il nostro Io onde sondarlo nel tentativo, sempre frustrato di “capire”; ma soprattutto una rimessa in sesto mentale e corporale che permetta di ributtarci nella lotta per affrontare le cure (ahimè, quanto spesso drammatiche!) quotidiane. Purtroppo la faccia crudamente predominante che ci tiene sempre addosso il suo sguardo luciferino è l’altra; quella cioè che possiamo considerare una compatta negatività senza sbavature, senza possibili cedimenti. Un masso che, di tanto in tanto, vacue parole (l’uomo è un animale sociale), commoventi nella loro consistenza di ectoplasmi, tentano di scalfire. Parole-bolle di sapone che svaniscono subito “prima che il silenzio/ si richiuda”. Purtroppo “Ognuno sta solo sul cuore della terra”. Io sono altro da te. Come ciascuno, reciprocamente, lo è per ogni concittadino del globo terracqueo; così che tutto si svolge in un’assordante cacofonia di incomunicabilità. Bozzoli impenetrabili che si urtano, si scontrano, rivaleggiano. E per tale ragione anche “(Le mani si infrangono/ contro un gesto incompiuto)”.
    A chiusura si questo breve commento vorrei offrire a Pancamo, come segno di stima, un piccolo corollario (?). Si tratta di una delle mie centinaia e centinaia (sic!) di poesie tra edite e non.

    L’ATTACCHINO
    Non ci saranno più
    manifesti colorati
    sui muri della città.
    Al largo
    ho affogato l’attacchino
    stanotte.
    Sola nell’antro
    pagherò il delitto
    conversando con la morte.

    Celeste Chiappani Loda, “M’abbevero a nord”, silloge di poesie, Montichiari, Zanetto Editore, 1998, pag. 21

    • Pietro Pancamo scrive:

      Cara signora, lei ha davvero colto nel segno. Il senso della poesia che ho proposto a marzo, è proprio quello che lei ha così brillantemente intuito e sviscerato. In effetti il silenzio che pervade “Filosofia” ha molto a che vedere con la morte; non per nulla il settimo e l’ottavo verso del componimento si ispirano in qualche modo alle parole che fanno da epilogo al ventiseiesimo canto dell’Inferno dantesco. Esse (“infin che ’l mar fu sovra noi richiuso”) ci spiegano come l’eroico Ulisse –annegando al largo, guarda caso come l’attacchino– si arrenda coi suoi compagni alla furia dell’ennesimo, anzi ultimo naufragio. Ed anche nella mia lirica si affonda: magari non nelle acque turbolente, ma di certo in un silenzio oceanico che, madido di morte, si richiude per sempre e senza appello, a immagine dei flutti.

  18. Letizia scrive:

    Pietro Pancamo possiede indubbiamente “la grazia di creare PIU’ di qualche bel verso”: nel suono, nelle immagini ardite che vengono rappresentate, nelle emozioni forti e contrastanti che suscitano c’è il sigillo della poesia più autentica. Il silenzio, fonte di ispirazione per molti poeti, viene coniugato in modo del tutto originale: ci coglie di sorpresa!

    • Pietro Pancamo scrive:

      Ed io rimango sorpreso da questi complimenti così numerosi e lusinghieri! Li merito davvero? Non so… Mentre ci rifletto un po’ su, dedico senz’altro alla signora Letizia un ringraziamento genuino e particolarmente sentito.

  19. alessandro monticelli scrive:

    i tuoi versi concavi e convessi
    si uniscono e si distaccano
    nell’alchimia del pieno e del vuoto della poesia.

    • Pietro Pancamo scrive:

      Caro Alessandro,
      perdona il ritardo con cui ti rispondo, ma sono appena tornato da un viaggio, durante il quale non m’è proprio riuscito di collegarmi a Internet.

      Il tuo commento, di cui senz’altro ti ringrazio, mi riporta alla mente un verso che scrissi tempo fa: “La bravura simbiotica delle rime a incastro”. Eh, sì: forse è vero che ogni poesia può essere paragonata ad un puzzle “geometrico”…

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