Pedofilia. Oltre il confine, l’ultimo romanzo di Gianfranco Iovino. Per non dimenticare.

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E’un libro da leggere per unirci anche noi al grido di sdegno che l’autore Gianfranco Iovino alza impetuoso sul crimine della pedofilia. Si chiama “Oltre il confine”, di Sassoscritto editore. La prefazione è del cantante Gigi D’Alessio che sostiene di averlo letto “tutto d’un fiato”, come si fa con una nuova canzone; aggiungendo che comunque non va solo letto ma anche assorbito e vissuto interiormente.

La postfazione è di un altra presenza eccellente, Luca Barbareschi, uomo politico, attore, regista, che punta sulla necessità di parlarne. E butta lì una frase inquietante che richiama il suo passato; “avevo 8 anni quando…” Quando subì violenza: la prima di una lunga serie durata sino alla sua adolescenza. Proprio per questo Luca Barbareschi ha creato una fondazione che porta il suo nome. Per saper riconoscere il problema, per denunciare, per non dimenticare.
Domenica scorsa ( e lunedi) è andata in onda su Rai Uno, una fiction di Luca Barbareschi sulla vita di Walter Chiari.

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L’autore di Oltre il confine, Gianfranco Iovino

E noi ne parliamo. Lo facciamo da sempre. Ho scritto tanti articoli sulla pedofilia, pubblicati dai tutti i più importanti settimanali e quotidiani, battendomi a spada tratta contro questo delitto che distrugge il corpo, la mente e l’anima di un bimbo per sempre. Sul Cofanetto magico abbiamo pubblicato un intero dossier pedofilia con interviste, documenti importanti, fatti rilevanti.

Non potevo quindi ignorare Oltre il confine di Gianfranco Iovino, eclettico scrittore, che racconta la tormentata storia di Paola, una bella donna con incredibili occhi verdi che riflettono il tormento di una vita segnata dal male. Un male perpetrato da suo padre e da altri uomini che l’hanno stuprata, umiliata, svilita, uccisa di dentro. Dopo tanti anni Paola incontra un suo vecchio amico, Riccardo, una volta segretamente innamorato di lei, psicoterapeuta, accettando la sua offerta di sottoporsi ad alcune sedute di psicanalisi nel suo studio.

Sin dall’inizio si capisce il dolore che la donna, arrivata alla soglia dei 52 anni d’età, si porta dentro e si trascina dietro… scoppiato in una forma di depressione da cui non riesce a guarire.
Paola aveva 7 anni quando sperimentò sulla sua pelle tutta la malvagità degli uomini. Proprio ad un’età in cui ti senti al sicuro e protetta nel tuo mondo innocente dentro il quale le attenzioni di un genitore ti possono solo aiutare a crescere meglio, scrive Gianfranco Iovino. Troppo ingenua per comprendere che cosa può riservare la mente malata dei grandi. Con queste incisive parole l’autore riassume i due principi fondamentali che possono aiutare un giovane a “crescere meglio”: le attenzioni dei genitori e la non conoscenza della mente malata dei grandi. Ovviamente, e grazie a Dio, il mondo non è pieno di adulti perversi. Tuttavia ci sono. Non possiamo ignorarlo e da loro dobbiamo difendere i nostri bambini.

Il libro si snoda fra le sedute con l’amico analista, sempre più coinvolto nella vicenda ed il racconto di Paola che impara a parlare in terza persona, come le suggerisce lo psicoterapeuta: devi sempre abituare la mente ad analizzarti in terza persona , elevandoti dal tuo ruolo ed immaginandoti a valutare un’altra persona a cui fornire delle risposte.

Paola ci prova. In un gioco a volte anomalo che alla fine non si capisce bene chi lo stia conducendo. Paola la vittima: Paola la drogata, Paola l’alcolista. Paola che ne ha passate di tutti i colori, aborti, sesso sfrenato… Lei che voleva solo vedere le stelle con due ragazzi sulla collinetta del Monte Pulito; lei massacrata dal padre nel profondo del suo fragile corpo d’adolescente. Ma Paola le stelle non fa in tempo a vederle. E dopo quella notte odia quegli stramaledetti cieli stellati. Anche quel sogno si è infranto; come tutti i suoi sogni. Al loro posto c’è solo rabbia. Tanta rabbia! Oltre allo sconforto assoluto che le fa dire: Non c’è nulla di più insignificante del cielo. Tanto spazio e nessuna via di fuga per scappare…
Soprattutto odia il padre sino a dire a Riccardo: mio padre, maledetto ovunque sia adesso anche da morto”.

A questo punto il lettore si chiede: “ma …dove sarà finito questo padre mostruoso”?

Questa è una delle domande di cui l’autore di Oltre il confine si serve per mantenere alta la suspance del romanzo, facendoci attendere sino alla fine per avere una risposta. A tutti i quesiti.
Nel frattempo escono dalle sue pagine figure di contorno come… amiche care, compagne di sventura, zie amorevoli, cugine gentili, un matrimonio finito male, un’avventura con un architetto, anch’essa finita nel nulla a causa delle menzogne dell’uomo.

E la mamma di Paola? Sua madre viene dipinta con pennellate chiare e significative: una donna insoddisfatta a vita, inutile da scoltare e piena di difetti e complessi. Che tuttavia ad un certo punto si riscatta difendendola mentre sorprende il padre che la sta violentando crudelmente, ubriaco, cattivo…Dopo, per la prima e unica volta, passa tutta una notte con lei. Ad accarezzarmi, dice Paola, a dormirmi accanto senza sapere però che cosa dire e fare.

Ancora una volta Iovino, servendosi di poche incisive frasi, ha messo il dito sulla piaga: quella di tante donne che rimangono in silenzio, impaurite davanti agli abusi perpetrati dai mariti sui loro figli. Una mamma ignorante che non sa far altro che prostituirsi per qualche soldo e sogno di amore impossibile.

Il modo di raccontare dell’autore non è scontato, come non lo è la fine del suo romanzo. La scenografia della sua opera è demarcata, essenziale, con giochi di charo scuro che richiamano certi scenari di Bertolt Brecht.
Da una parte c’è lei, Paola, dall’altra lui, Riccardo, lo psicanalista in cerca di una soluzione oltre il confine. Nel mezzo tante storie e tante parole che ti squillano nella mente invitandoti a soffermarti di più sul loro senso: come per esempio un silenzio inscenato (Riccardo è sempre molto rispettoso del silenzio inscenato dall’amica).
Oppure giorni consumati fra le tagliole della tristezza. Ti pare di vederli, quel silenzio inscenato…quelle tagliole affilate che senti quasi nel tuo cervello.

Resta solo l’eterno quesito: ci si salva cancellando dalla memoria un ricordo che fa male? Ci si salva dimenticando; soprattutto non riesumando…? Oppure raccontando, parlandone, andando oltre il confine? Oltre il confine della paura, oltre il confine di ogni ragione.

E, ancora: ci si salva condannando o condonando? E’ meglio vendicarsi, scappare, oppure attaccarsi disperatamente ad un campanello consapevoli che si sta chiedendo aiuto per chi non merita nemmeno un atto di pietà, come fa “la nostra” Paola alla fine della storia?
In poche parole: oltre il confine del tempo c’è posto anche per il perdono? Lo scoprirete leggendo questo bel libro, composto da luci abbaglianti ed ombre abissali.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

I diritti d’autore saranno interamente devoluti alla Fondazione Onlus Luca Barbareschi impegnata contro la pedofilia e la pedopornografia.

Fondazione Luca Barbareschi Onlus
Dalla parte dei bambini
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00185 Roma
Tel. 06 6864849

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