Intervista con una signora olandese che ha iniziato una collezione decisamente intrigante.
In un piccolo paese al sud dell’Olanda c’è una signora, Martina, 60 anni, che colleziona manichini.
Entrare nella sua casa è come immergersi in un mondo di favola, popolato da silenziose presenze che ti spiano da ogni angolo. Ognuno di questi esseri (a cui possiamo dire che manchi la parola per definirli “umani”) ha sembianze e pose diverse, differenti vestiti. Hanno “vissuto” in negozi di antichità, nelle vetrine, in grandi magazzini; per finire poi in scantinati, solai o sui banconi di una fiera, venduti al miglior offerente.
Abbiamo chiesto a Martina, sposata con Giovanni, anche lui olandese ma di origine italiana, che cosa l’ha spinta a iniziare una raccolta così particolare.
“La mia passione per i manichini è cominciata nel 1995 durante un viaggio in Inghilterra, dove mi sono innamorata a prima vista di un manichino che si trovava in un negozio d’antichità. L’ho portato a casa, l’ho vestito con abiti adatti all’epoca di provenienza e mi sono resa conto di quanto fosse bello e unico nel suo genere.”
- I manichini che acquista sono sempre nudi?-
“ Generalmente sì. Dipende dall’uso che ne è stato fatto. D’altra parte mi piace molto acquistare per loro indumenti adatti, andando alla ricerca dell’abbigliamento consono. Compresi tutti gli accessori originali del tempo in cui hanno vissuto: calze, scarpe, cappelli, fermagli, guanti, ecc. E’un hobby che richiede tanta pazienza.”
- Sono tutti antichi? E’difficile risalire all’uso che se ne faceva? –
“ Il più ‘anziano’ è del 1920. Si vede subito, soprattutto dal viso e dalla postura, se si tratta di manichini che venivano usati per reclame o da esposizione. Per esempio questo ‘bambino’ ( mi mostra un fantoccio con il busto più piccolo rispetto al viso ) veniva adoperato per pubblicizzare prodotti che si riferivano alla parte superiore del corpo. In questo caso il volto è l’elemento più importante; infatti ride felice.
A volte sono delle caricature; per esempio con la mascella grande per la promozione di una schiuma da barba. Guardi che bello questo ragazzino vestito da marinaio; il volto è di cera. Anche i denti, fatti a mano uno per uno, sono una riproduzione perfetta. Quest’altro è di cartone; per cui è fragilissimo. Non lo devo rimuovere spesso.”
Martina si avvicina ad una figura adagiata sulla sedia, che guarda con affetto, come se fosse un figlio: è difficile credere che sia composta di cartone! Sulle credenze fanno bella mostra di sè alcune teste; di giovani donne dagli occhi cerulei, impressionanti per come… “ti guardano”.
Ce n’è una da uomo da cui distolgo gli occhi perchè suscita in me un’ansia imbarazzante: e non so perchè. Accanto ad una finestra ci sono un bimbo ed una bimba che “potrebbero essere fratello e sorella”. Ognuno di loro ha una storia, ognuno di loro è diventato di famiglia. Martina mi mostra con fierezza un manichino imponente, in divisa.
E mi racconta la sua storia:
“ Anche lui è molto vecchio; all’altezza dello sterno c’è un buco coperto da uno sportello. Se voglio alzare o abbassare le braccia devo mettere la mano dentro per girare un’apposita rotella, posta sotto le ascelle. Ho cercato a lungo un vestito per lui: finalmente l’ho trovato, grazie al fatto che ho lavorato al Ministero della Difesa. Infatti indossa un’uniforme di gala, completa di mantella, appartenuta ad un pastore protestante. Me l’ha regalata lui, dicendomi che il valore di questo abito non sarebbe andato perso addosso ad uno dei miei manichini.”
- Martina, quanto tempo costa una simile collezione? E quanti soldi?
- “ Parecchio tempo. Ogni settimana visito un mercato dell’antiquariato e vari negozi di oggetti antichi. Poi c’è la ricerca dei costumi e quella per trovare notizie sull’origine dell’acquisto. Per me è un passatempo veramente interessante e appassionante anche a livello culturale. I prezzi variano a seconda dell’età, della manifattura, del materiale: ci sono manichini di gesso, di stoffa, di legno e, appunto, di cera e di cartone. Diciamo che si possono spendere dai 200 ai mille euro. Ma anche di più. Come in ogni collezione dipende dall’unicità del pezzo. La prima cosa che guardo è il viso. Se non mi piace non lo compro; deve deve essere espressivo e suscitarmi emozioni.”
Già, ma un manichino può avere un’espressione, può suscitare emozioni? Penso ai miei balocchi di bimba che per me “erano vivi”, alle bambole inanimate che durante il gioco, grazie alla mia fantasia, ricevevano un’anima. Nostalgia di un’infanzia passata; ma non perduta. Dove ancora eravamo capaci di divertirci con un burattino di legno o una pupattola di stoffa, insieme ai quali vivevamo momenti magici. Prima di uscire dalla bella dimora di Martina e Giovanni,
immersa nel verde di un tipico paesaggio olandese popolato da pecore e caprette, mi soffermo a guardare “i due ragazzetti” all’ingresso: lei sfoggia un grande cappello nero di velluto da donna adulta e fissa lui sorridendo maliziosa. Lui indossa una camicia a scacchi e pantaloni con le
bretelle. Ha dolcissimi occhi azzurri che illuminano un viso adolescenziale.
Guarda in basso e sorride timidamente. E di nuovo, per un attimo, torno bambina dandomi la risposta che mi ero posta entrando in quella casa: ma che cosa ci può essere di piacevole nel collezionare manichini? Adesso lo so.
Maria Cristina Giongo
CHI SONO
Foto della signora Martina Candido con i suoi manichini.
Grazie per líntervista, Cristina! Era un grande onore per me di essere intervistata nella mia casa. Infatti, questa è veramente la mia passione.
E tu l’ha riporta in una maniera fantastica.
Ma molta gente non la capisce. Perché si spendono dei soldi per qualcosa di materiale.
Per questo, collezionare resta una passione difficile e molto personale.
Martina
Cara Martina,
per me è stato molto interessante di intervistarti e sono contenta che scrivi così bene in italiano…
Penso che sia importante di avere un hobby, nella vita! Quale sia, hai ragione, è una cosa molto personale. Ma è stupido giudicare male chi spende soldi per il proprio hobby.
E poi i soldi guadagnati con tanta fatica è giusto che si usini anche per comprare qualcosa di piacevole PER SE STESSI.
Cari saluti e Buon Natale,
Cristina
Cara Cristina,
sono stata colpita dalla tua intervista alla si.ra Martina e poichè sto conducendo una ricerca universitaria sui manichini, mi piacerebbe, poter inserire la tua intervista e chiederti un recapito della sig.r Martina Candido, per avere alcune foto.
grazie, buon anno
Cara Elisa,
ho letto soltanto ora il tuo commento, al ritorno da un mio viaggio in Italia.
Certo che mi fa piacere se inserirai la mia intervista nella tua ricerca universitaria, naturalmente citando il Cofanetto Magico da cui proviene.
Per il recapito della signora Candido te lo segnalerò a parte, via email. Le fotografie sono state fatte da me.
Cari saluti,
Cristina
Buongiorno Signora,sono Giuliano di Pisa collezionista di manichini d’epoca,vorrei domandarLe se potessi avere l’ indirizzo mail della Sig. olandese anch’essa collezionista di manichini. GRAZIE. Giuliano Artini-V.le del Tirreno,169/a-56128 TIRRENIA (Pisa)-cell.3272546799.
Gentile Signor Giuliano,
ho girato la Sua richiesta alla Signora olandese intervistata così potrà darLe il suo indirizzo se lo vorrà.
Cari saluti
Buongiorno, vorrei sapere se è possibile contattare la collezionista di manichini. Ho un manichino degli anni ’30 e sto cercando di venderlo. Guardando su internet alla parola manichini ,ho trovato quest’articolo molto interessante!
A presto
Buongiorno, Lorenza, ho girato il suo commento alla signora che colleziona manichini. Se Le interessa le risponderà.
Cari saluti!
Buonasera Signor Centanni,
A questo momento non cerco piu dei manichini.
Grazie per il vostro interesse!
Cari saluti!