Un giallo mai risolto. Quaranta anni fa il delitto dell’Università Cattolica di Milano.

Edoardo Raspelli

Per il Cofanetto Magico il ricordo di un giovane cronista di nera, al suo primo giorno di lavoro al Corriere d’Informazione e… al suo primo delitto: Edoardo Raspelli, mitico conduttore del programma Mela Verde, in onda su Rete 4.
Ce lo racconta all’apice della sua carriera, in uno di quei momenti in cui si ripercorrono le tappe più significative della propria esistenza e della propria professione. Una serie di delitti che forse abbiamo scordato, come avviene spesso quando si sono spente le luci della ribalta dei media. E che ora Edoardo Raspelli riporta alla luce; per non dimenticare mai.

Il 26 luglio 1971 una studentessa, Simonetta Ferrero, viene trovata uccisa con 33 coltellate in un bagno di Scienze Politiche, all’università Cattolica di Milano; il preside di allora era Gianfranco Miglio.

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Delitto all’Università Cattolica di Milano

Era il mio primo giorno di lavoro: giacca e cravatta nonostante la giornata torrida. Quel 26 luglio 1971 cominciavo la mia nuova vita: lasciavo praticamente gli esordi agli studi universitari e iniziavo la mia professione di cronista, di cronista di nera.

Ero appena salito al secondo piano di via Solferino 28, sopra il celebre salone della redazione del Corriere della Sera. Noi, fratellini minori considerati “bastardi dell’edizione del pomeriggio”, il Corriere d’Informazione, eravamo relegati lassù.

Erano le 7 del mattino. Non feci in tempo nemmeno a sedermi: venni inviato all’Ufficio d’Igiene dove c’erano lunghe file di turisti che dovevamo partire per la Spagna, dove era scoppiato il colera e che dovevano farsi vaccinare.
Accanto a me, sull’autoradio(i cellulari non c’erano ancora ma il cruscotto nascondeva un grosso ingombrante radiotelefono) c’era il fotografo principe del Corriere di allora, Peppino Colombo.

Ero entusiasta, felice, mentre, da giovane cronista imberbe, mi permettevo di suggerire al fotografo l’inquadratura ideale.
Mezz’ora dopo,alle sette e mezza del mattino, tutto cambiò: “Raspelli corri all’università Cattolica. C’è stato un delitto”.

Ed ecco, che proprio a me, 22 anni appena compiuti, i primi tre esami di lettere superati,a me che non avevo ancora imparato la differenza tra un magistrato ed un ufficiale dei carabinieri (a me che quindi avrei inanellato gaffe colossali) si aprivano, si spalancavano le porte della cronaca nera, la più cupa.

Simonetta Ferrero, 26 anni, laureata da poco all’Università Cattolica, quel lunedì, quel 26 luglio 1971, era stata trovata in un lago di sangue, assassinata con 33 coltellate in un bagno dell’Università Cattolica di Milano, in largo Gemelli, alla facoltà di scienze politiche di cui era preside colui che sarebbe diventato l’ideologo della Lega, il professor Gianfranco Miglio.
Le foto esclusive di Peppino Colombo, poi quelle di Walter Meloni, documentarono la tragedia di una città, in un Paese che veniva sconvolto di nuovo, dopo la strage di piazza Fontana: il luogo, il modo, il personaggio, 40 anni fa fecero di un omicidio uno spaccato di storia italiana.

Non lo sapevamo, ma erano cominciati gli Anni di Piombo, con la cronaca nera “normale” che cominciava ad incrociarsi con quella politica e terroristica.
Valentina Masneri Tribolati, fotomodella, veniva trovata assassinata in via Settala, di nuovo a coltellate.

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Una drammatica foto del luogo dove fu ucciso il commissario Luigi Calabresi. Edoardo Raspelli sta camminando verso l’auto bianca sulla destra, (da solo nell’immagine, con l’impermeabile bianco)

Sofri, Bompressi e Pietrostefani ammazzarono il 17 maggio del 1972 il commissario di polizia Luigi Calabresi (ed io, fotografato davanti alla macchia del suo sangue accanto alla 500 su cui stava salendo, fui il primo giornalista ad “arrivare sul posto”).

L’estremista di sinistra Walter Alasia ammazzava due miei amici: il magistrato Emilio Alessandrini e il maresciallo di P.S. Sergio Bazzega. Il figlio di Duilio Loi, estremista di destra, uccideva con una bomba SRCM in via Bellotti, a Milano, l’agente Antonio Marino e poi le trame e le stragi di Stato: un nome dietro l’altro, nero rosso bianco, un nome ed una croce. Tanti nomi tante croci che hanno costellato l’Italia degli Anni Settanta e che hanno condizionato, sconvolto le vite anche professionali di tanti giovani. Anch’io ne sono stato involontario rassegnato disperato testimone.

Edoardo Raspelli

raspelli@tin.it

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