TU PROSTITUTA

In questo articolo Roberto Allegri, autorevole giornalista e scrittore, commenta il nuovo libro di Maria Cristina Giongo, appena uscito. Un libro sul sesso, non per provocare ma per capire.

Viviamo in un tempo dominato dal sesso. Non si può negare, il sesso è ovunque: domina le cronache dei giornali, i programmi televisivi, il cinema, la letteratura. Serve per vendere di più, per provocare, richiamare,sottolineare, incidere, far ricordare.

Nella pubblicità, anche il più piccolo e innocuo prodotto è spesso accostato al sesso per renderlo più accattivante. Nei romanzi e nei film si trovano scene di sesso chiaramente inserite “a forza” nella trama, per rendere il tutto più piccante. “Sexy” è uno degli aggettivi più usati nel mondo della moda. La ricerca del piacere è considerata quasi un dovere.

E’ la cultura di quest’epoca e insegna a tutti che si deve essere attraenti, desiderabili, maliziosi, disponibili. La pornografia è una delle industrie più fiorenti, specie quella su internet, e si calcola che siano più di sei milioni in Italia gli utenti dei siti a luce rossa.

Il sesso impera e lo fa anche, purtroppo, con il suo volto più oscuro e spaventoso, quello della pedofilia, della violenza, della costrizione, delle perversioni, del ricatto.

Viviamo insomma talmente sommersi dal sesso e dalle sue sfaccettature da esserne quasi assuefatti. Così, ogni volta che qualcuno si permette di far notare che forse i costumi sono troppo “liberi” e che forse si sta esagerando, ecco che viene subito etichettato come moralista, bacchettone, baciapile, controcorrente.

In mezzo a tutta questa confusione quindi, è davvero complicato parlare o scrivere di sesso in modo serio. Ma è importante farlo, perché la sessualità è insita nell’uomo, fa parte della sua natura, e non si può trascurare. Un giornalista o uno scrittore non può trascurarlo.

In più, ora che è decisamente un fenomeno sociale e una vera e propria forma di cultura, è impossibile da ignorare. Allora, il problema è parlarne o scriverne con eleganza, tatto e delicatezza. Il difficile è parlarne o scriverne per capire e far capire, e non per provocare. Ed è proprio quello che ha fatto Maria Cristina Giongo con il libro “Tu prostituta” (Laura Capone editore).

Un libro sincero, vero e coraggioso. Un’inchiesta giornalistica approfondita ma nello stesso tempo agile e leggera come una lettera privata scritta ad un amica. Cristina Giongo, giornalista DOC, indaga nel mondo della prostituzione facendo amicizia proprio con una donna che esercita quella che viene definita “la professione più vecchia del mondo”.

E attraverso la descrizione dei loro incontri, delle conversazioni, delle telefonate e delle email che si scrivono, traccia un ritratto “umano” di chi si prostituisce per libera scelta, facendo bene attenzione a due cose basilari. Prima di tutto, non giudica assolutamente, non punta il dito, non sale in cattedra né esprime i soliti moralismi scontati.

E poi Cristina non va alla ricerca del pruriginoso, dello scabroso – ed è un argomento, quello trattato nel libro, che si presterebbe benissimo a questo – né descrive la prostituzione come un fenomeno sociale da analizzare in maniera asettica.

Invece, con molto tatto e maestria, evidenzia i lati umani della vicenda, fa emergere la persona che è la protagonista, e le sue scelte di vita. Cristina scrive di sesso nel suo libro, senza nascondere nulla perché non si può raccontare di una prostituta che soddisfa i desideri più intimi dei suoi clienti senza entrare anche nei dettagli. Ma, è questo è la forza del libro, Cristina lo fa in punta di piedi, con discrezione, precisa ma nello stesso tempo delicata.

Il titolo del libro mi ha subito fatto venire in mente un film spagnolo del 2004 intitolato “Yo puta”, diretto da Maria Lindòn e basato sull’omonimo romanzo-inchiesta di Isabel Pisano. Il paragone con il libro di Cristina è stato immediato.

Il film, che era interpretato da Daryl Hannah, si addentrava nel lavoro di prostitute e gigolò ma lo faceva con sfoggio di scene “hot” tanto che nel cast del film figuravano anche diverse famose pornostar. Niente a che vedere quindi con l’eleganza di Cristina Giongo e del suo “Tu prostituta”, che riesce a fare appassionare alla protagonista della storia proprio perché la presenta non come una “dea del sesso” ma come una semplice persona.

Roberto Allegri
robi.allegri@gmail.com

CHI SONO

Qui sotto pubblichiamo il capitolo 2 del libro Tu prostituta, di Maria Cristina Giongo (Laura Capone editore)

CAPITOLO 2

L’ incontro

Milano, Stazione Centrale. Abbiamo fissato l’appuntamento in un terreno neutrale. Io ho viaggiato in aereo, tu arriverai in treno. Mentre ti aspetto faccio lavorare la mia fantasia cercando di immaginarti. In che cosa una prostituta si differenzia da una donna qualsiasi? Una volta ne intervistai una per il mio giornale. Aveva 28 anni ma ne dimostrava il doppio. E aveva pochi denti, a causa del frequente uso di eroina. Oltre ai denti stava perdendo i capelli. Si chiamava Angelique. Indossava una minigonna di pelle con stivaletti alti.

Viveva in una casa sudicia, a Rotterdam, in Olanda. Con suo figlio, un dolcissimo bambino di 9 anni, intelligente, triste. Mi fecero tanta pena! Il bimbo era pallido, emaciato; giocava in casa, in una stanza buia e maleodorante, mentre la mamma riceveva i clienti. Quel giorno compiva gli anni. Lo accompagnai in un negozio di giocattoli e gli dissi di scegliere tutto quello che voleva. Mi saltava attorno come un cucciolo in festa. Lei dietro, con l’aria assente.

Lo Stato olandese, su richiesta, permette agli handicappati di usufruire dei servizi di una prostituta: una volta al mese e a spese dell’assistenza sociale. Il sesso viene quindi riconosciuto come un bene primario, alla stregua del mangiare e del bere. Angelique era stata reclutata per questo tipo di lavoro che poche delle sue colleghe erano disposte a svolgere: per 70 euro a prestazione (da cui doveva detrarre le tasse). Il disabile era un poveretto sulla sedia a rotelle che desiderava solo un po’di compagnia e qualche carezza particolare, che lei gli concedeva distrattamente.

Sarebbe stato meglio se i servizi sociali gli avessero pagato anche una domestica per le pulizie, in quanto il suo appartamento faceva schifo. Terminata l’intervista li abbracciai tutti e tre: il diversamente abile, la puttana e suo figlio. Con il cuore a pezzi. Il bimbo, me lo sarei portato via con me. Per dargli tutto ciò che sino a quel momento gli era stato negato: amore, allegria, una vita regolare, regolata e spensierata. Quella sera non mangiai e dormii poco.Tutta quella miseria mi aveva annientata, nel fisico e nello spirito.
Il tempo passa: ti sto attendendo nel posto indicato. Ma non arrivi. Mi guardo intorno. Non vedo nessuna donna in minigonna.

Mi passa accanto una signora di mezza età, piuttosto volgare, con le unghie laccate di rosso fiammante: capelli e rossetto dello stesso colore. Ci siamo! Si ferma accanto a me: si accende una sigaretta. La fisso. Mi fissa. Probabilmente chiedendosi perchè l’osservo con tanto interesse… Poi si gira e, con un sospiro di sollievo, agita (esageratamente) la mano verso un uomo che le corre incontro. Di te, neanche l’ombra. Forse mi hai fatto il bidone. Squilla il cellulare.
“Si può sapere dove sei?”
“Qui. Ti sto aspettando,” rispondo incerta.

“Qui dove? Anch’io sono qui”. Hai una voce un po’ roca, con un forte accento straniero.
“Sotto l’insegna della farmacia”
“Pure io…”, insisti un po’ esasperata. Si interrompe la comunicazione.
Mi chiedo se si tratti di uno scherzo. Infatti non vedo nessuno nel raggio di pochi metri. E neppure oltre. Stavolta ti chiamo io e improvvisamente realizziamo che ci troviamo una sopra e una sotto (fuori dalla stazione). Scendo le imponenti scale, con il telefonino acceso, tu che mi dirigi per guidarmi verso il luogo dove stazioni da tempo.
Finalmente ci vediamo, a distanza, entrambe con i telefonini incollati all’orecchio. In effetti sei ferma sotto l’insegna di una farmacia. Una situazione comica: servita a farci dimenticare l’imbarazzo di questo incontro, tanto che ci salutiamo ridendo.

Niente è più prezioso di una risata, in certi momenti! Mi eri passata accanto senza che me ne accorgessi, troppo intenta a cercare una persona che assomigliasse ad una prostituta. A questo punto realizzo che sei totalmente diversa da come ti avevo immaginata. Avrai circa 40, al massimo 45 anni. Molto alta, bionda, robusta; per niente volgare, vestita normalmente. Porti grandi occhiali da sole. Io indosso un vestito da collegiale : di seta bianco con fiorellini blu e un fiocchetto spiaccicato sul corpetto. Giuro che non l’ho fatto apposta. Ci dirigiamo verso un bar di fronte, sedendoci fuori, per godere del sole pomeridiano.

Posi una voluminosa agenda sul tavolino e sorridi, dicendomi che ho la voce e l’aspetto di una ragazzina. Hai una bocca carnosa, un seno prorompente. Come una matrona romana. Mi infondi un senso di sicurezza. Ti chiedo di levarti gli occhiali scuri che ti celano metà volto. È ora che ti riveli completamente a me. “Scusa,” “ è per via del sole ”, reagisci giustificandoti e togliendoli. Adesso capisco perchè piaci agli uomini; hai degli occhi azzurri bellissimi.

Inizi a raccontarmi la tua storia; sei simpatica, buffa per come pronunci le parole italiane. Ti parlo di Angelique e del suo bambino. Chiarisci che tu non sei “quel tipo di prostituta”, ostentando un’aria un po’ offesa. Poi tiri fuori “quella cosa”: una busta marrone quadrata contenente i CD con le famose registrazioni dei tuoi incontri con i clienti. Ripeti ciò che mi hai detto l’ultima volta che abbiamo chattato: se voglio conoscere il tuo mondo non basta che conosca te.

L’involucro che hai posato sul tavolo servirà ad aprirmi nuovi orizzonti.
“Ricordati, però, che devi avere uno stomaco di ferro per ascoltarle. Non si tratta di materiale per educande!”, sospiri osservando il mio abbigliamento. A questo punto potrei anche rifiutarlo: è sufficiente che allunghi una mano e lo sposti di nuovo nella tua direzione. E tutto finirà; mi alzerò e me ne andrò. Invece lo prendo e lo faccio sparire velocemente nella borsa. Con l’aria furtiva di chi ha appena ricevuto una partita di droga.

Maria Cristina Giongo

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13 Responses to “TU PROSTITUTA”

  1. Maria Cristina Giongo scrive:

    Sì, caro Francesco, la dedica a Blogolanda….Era dovuta, lo sai, mio caro, fedele amico!

    Un libro tanto sentito, due anni di lavoro; non solo mio ma anche della “prostituta”. Solo chi scrive un libro sa la fatica che costa, il denaro che perdi; perchè se scrivi anche 8 ore al giorno non puoi certo guadagnare in altro modo. E’come dare alla luce una nuova creatura.

    La gente pensa che scrivere sia facile; invece ogni parola va soppesata, va riletta cento volte, a volte corretta cento volte, sino a che credi che sia perfetta. E poi i sinonimi, i verbi, la grammatica, l’originalità del testo.
    Un lavoro prezioso, unico. Credo veramente che un autore di libro sia una persona infaticabile.

    Poi non ti resta che sperare che in fase di stampa venga seguito con la stessa attenzione, sino all’ultimo momento; infine che si trovi nelle librerie, dove la gente va apposta per cercare i libri, per sfogliarli, toccarli…e poi prenderli, portarseli con sè in viaggio, leggerli prima di dormire, trovare un posto in biblioteca.

    Mi sarebbe piaciuto fare l’editore; ma non ne ho la competenza. Ci vogliono anni di preparazione alle spalle, anni di lavoro ed esperienza nel settore, molto intuito, ottimi canali commerciali. Non credo che ne sarei all’altezza. Allora vado avanti a scrivere; con lo stesso coraggio con cui vivo la vita di ogni giorno e la continua sfida che ci pone.

  2. emanuela scrive:

    Cris sei troppo onesta per fare certi lavori….
    ma saresti stata una persona diversa e credo ti saresti anche voluta meno bene.
    continua così… sei grande :-)

  3. Piero scrive:

    Concordo con Emanuela…non so come saresti stata da Editore,ma so come sei come giornalista…un’ottima giornalista…Cri…il 10 luglio vengo in Olanda..ciao

  4. maria cristina giongo scrive:

    Grazie, cari amici, grazie Emanuela e Piero, per la vostra stima nei miei confronti. Che ricambio, perchè anche voi siete delle belle persone: oneste, sincere, limpide, bellissime!

    Un abbraccio,

    Cris

  5. Angela scrive:

    Chi non ha mai pensato di scrivere un libro? Un po’ tutti credo.Ma la stesura di uno scritto richiede impegno,tempo,ispirazione ,padronanza della lingua , della grammatica e cosa fondamentale non prevede nessuna copiatura .A volte ci ho pensato..anche io, ma una cosa e’ pensare,un’altra e’ mettere in pratica.La penna non si muove da sola e il libro non verra’ da se’.Solo se hai talento dentro e determinazione da vendere. Cristina credo che tu abbia tutti questi requisiti :da vera narratrice!

  6. maria cristina giongo scrive:

    Carissima Angela,

    grazie per il tuo commento. In effetti scrivere è non solo una questione di talento ma anche di tanto lavoro. Anni di lavoro.

    Anche per scrivere un articolo bisogna conoscere perfettamente la grammatica, la punteggiatura, i sinonimi. Tutto deve essere perfetto, preciso. Io rileggo cento volte i miei pezzi; e poi, magari, per la stanchezza, parte un refuso, un’ imprecisione… Poi devi trovare un inizio che invogli a leggere tutta l’opera. E una chiusa che abbia un senso compiuto.

    Cari saluti,

    Cristina

  7. emanuela scrive:

    quando vieni in vacanza Cris?

  8. maria cristina giongo scrive:

    Carissima….sono appena tornata da Celliino Sanmarco, dove sono stata con marito e figli.

    Bacioni

  9. Emanuela scrive:

    ho visto le foto….. una vacanza a dir poco SPECIALE :-) ….
    pensavo tu avessi altre mete… come l’anno scorso che sei andata all’Isola d’Elba… :-)

  10. maria cristina giongo scrive:

    Cara Emanuela,

    quella vacanza “speciale”era un regalo….molto speciale di un amico….specialissimo ( e tu sai di chi parlo).

    E ne avevo tanto bisogno, soprattutto per stare con i miei figli che, a quell’età, non vanno più in vacanza con i genitori.

    Un bacione,

    Cris

  11. Emanuela scrive:

    questo dimostra Cris quanto tu sia fortunata ad essere circondata da persone speciali, ma soprattutto quanto bene hai “seminato” coi tuoi figli. non hai avuto certo un vita tutta “rose e fiori” ma non hai mai tralasciato quel grande dono di essere una mamma….
    ritornando a quel tuo amico specialissimo speriamo abbia un po’ di fortuna anche lui in amore 😉

  12. Maria Cristina Giongo scrive:

    Grazie, cara; in effetti, quando semini qualche volta raccogli…..

    Ma, credimi, mi è costato molto educarli bene, soprattutto dopo il divorzio ed in un Paese libero come l’Olanda, da sola; ho avuto tanti momenti di sconforto, attimi in cui non sapevo più che cosa fare e rimpiangevo la mia famiglia, il mio Paese d’origine.

    Però…l’educazione non si finisce mai di darla. Ora sono grandi ma ti assicuro che li rimprovero come quando erano piccoli…..perchè da seminare c’è ancora tanto!!!!!!!

    In quanto al mio “caro amico speciale” anch’io gli auguro l’amore; di amare ed essere riamato. Ma ti pare una cosa facile? Non sempre si ha questa fortuna!

    Un bacione,

    Cris

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