Guarda che Luna!

Buzz Aldrin sulla Luna

Bene, mettiamola così: se nell’estate del 1969 eravate già abbastanza grandi da conservarne memoria, di sicuro ricordate con esattezza cosa stavate facendo quella mattina del 21 luglio.
In ogni caso, siccome siamo entrati da qualche mese nell’anno del cinquantesimo, è più che certo che nei prossimi mesi tutti, ma proprio tutti parleranno della Luna.
Ed ecco dunque che abbiamo deciso di trasformare per una volta in rubrica di servizio, la nostra uscita mensile sul “Cofanetto Magico”. Ed augurandoci di ottenere ancora una volta il beneplacito della nostra Direttrice, ci accingiamo a regalare ai nostri lettori una manciata di curiosità a tema, che vi permetteranno di cavarvela egregiamente in ogni conversazione nella quale esca più o meno a sorpresa l’argomento “Luna”.

Il corriere della Sera del 21 luglio 1969

E se i più colti potranno far sfoggio della propria devozione al poeta marchigiano per eccellenza, iniziando a declamare: Che fai tu, luna, in ciel? | dimmi, che fai | Silenziosa luna?… altri di certo preferiranno citare il gran numero di canzoni italiane e internazionali, dedicate al nostro caro satellite: dall’ovvia “Luna” di Gianni Togni (ma anche di Angelo Branduardi) a “La settima luna” di Lucio Dalla; dalla recentissima “Chiaro di Luna” di Lorenzo Jovanotti, all’antica “Guarda che Luna”, di Fred Buscaglione. E via andando attraverso Loredana Bertè, Vasco Rossi e Francesco De Gregori, per arrivare alla più recente di tutte: “La Luna e la Gatta” firmata da Takagi & Ketra, con un pacchetto di ospiti… stellare.
In inglese poi la Luna, che come è arcinoto si traduce “Moon”, appare in titoli indimenticabili, come “Paper Moon”, “Moon River”, “Fly me to the Moon”, “Harvest Moon”, “Goodnight Moon”, “Walking on the Moon”, coi quali si potrebbe anche avviare il sempre divertente gioco a quiz, “indovina il cantante”…

Ma se poi la conversazione dovesse protrarsi, allora sarà bene poter fare sfoggio di qualche particolare utile a far fare bella figura, dando l’impressione di essere “quelli che sanno tutto”.

Giova ad esempio ricordare che, se per noi italiani il giorno della celebrazione cade il 21 luglio, per gli Stati Uniti d’America e, in generale per chi si allinea all’UTC (tempo coordinato universale) il tutto è successo il giorno prima.

Altra curiosità da sfoggiare è che tutti e tre i componenti dell’equipaggio della missione Apollo 11, sono nati nel 1930. Il comandante Neil Alden Armstrong, è l’unico che non è più tra noi (nel 2012 non è sopravvissuto a complicazioni successive ad un intervento alle coronarie); mentre il secondo “Buzz” Edwin Eugene Aldrin, e il pilota del modulo di comando Michael Collins, ad un soffio dai 90 anni, godono buona salute.

Dall’immagine in alto a sinistra: il logo della Missione Apollo 11; una suggestiva immagine della luna e l’equipaggio della missione Apollo 11

L’aneddotica funziona sempre e dunque gioverà ricordare e raccontare qualcosa di sfizioso per ciascuno dei tre.

Neil Armstrong, ad esempio, nel 2005 fece causa a Marx Sizemore, da 20 anni suo barbiere di fiducia, che aveva venduto un po’ dei suoi capelli ad un collezionista per la cifra di 3000 dollari senza che Armstrong ne sapesse nulla o avesse dato il permesso di farlo. Per sospendere l’azione legale pretese che il barbiere gli restituisse i capelli o donasse il ricavato della vendita ad una determinata associazione di beneficenza; cosa che l’incauto e avido barbiere, che non era in grado di farsi restituire i capelli dall’acquirente, dovette fare.
Si è discusso inoltre a lungo sulla frase “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”, perché per un difetto di registrazione non si capisce bene se l’articolo “un” viene pronunciato oppure o no. Il comandante Armstrong, intervistato sul dettaglio, sostiene di non ricordarselo, e devo confessare che io tendo a credergli.

“Buzz” Aldrin, il secondo uomo a posare il piede sulla Luna, è il soggetto principale delle foto, visto che la macchina fotografica era usata dal Comandante Armstrong; il suo soprannome storico, Buzz, che lui ha reso ufficiale come suo primo nome nel 1988, è stato utilizzato dalla Pixar per denominare uno dei suoi personaggi più amati: l’astronauta giocattolo Buzz Lightyear della saga Toy Story. Aldrin inizialmente non avrebbe affatto apprezzato quello che la Pixar sosteneva essere un omaggio e lui invece una appropriazione indebita; in seguito la controversia è stata appianata e Aldrin ha registrato un divertente video nel quale interpreta se stesso nei panni dell’istruttore dell’astronauta giocattolo.
https://www.youtube.com/watch?v=R5TDbrsq5jI

Michael Collins, il terzo membro dell’equipaggio, quello che arrivò fino alla Luna, ma non scese a calpestarne il suolo, avendo l’incarico di pilotare il Modulo di Comando “Columbia”, in orbita d’attesa, è stato però il primo uomo al mondo a vederne il lato nascosto. Qualche fonte gli attribuisce la frase “in quei momenti mi sentivo ed ero l’uomo più solo dell’intero Universo”.
Dettaglio col quale far sfoggio di conoscenza, è il fatto che Collins è nato in Italia, e precisamente al numero 16 di via Tevere a Roma, dato che il padre aveva in quel momento un impiego militare all’ambasciata statunitense.

Agli amanti del rischio, sarà opportuno raccontare come, rientrati nel modulo lunare e sigillato il portello, i due astronauti si accorsero di aver danneggiato l’interruttore di avviamento del motore, probabilmente urtato indossando le ingombranti tute. Come fossero esperti ladruncoli di automobili, riuscirono tuttavia ad attivare il contatto e ad avviare il motore principale, usando una semplice penna, che da allora Aldrin conserva.

“Eagle ha spiegato le ali” (nella foto di Collins,
il LEM scende verso la Luna)

In chiusura di conversazione, può essere una buona idea ricordare ancora almeno un’altra data: quella del 12 aprile, giorno del lancio in orbita del primo uomo (Juri Gagarin nel 1961) e che dal 2011 è “Giornata Internazionale dei Viaggi dell’Uomo nello Spazio”.
E poi fare cenno al presidente John Fitzgerald Kennedy, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963 e che dunque non vide il compimento di ciò a cui aveva dato avvio poco più di un anno prima col celebre discorso alla Rice University di Houston: “Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite…”

Io, quel 21 luglio 1969 c’ero, e me lo ricordo. Avevo compiuto da poco 12 anni, ero a Fiuggi con la mia famiglia, e quello è di sicuro il primo ricordo importante della mia vita.

Paolo Pagnini
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