I costi dei veterinari. Parcelle troppo care?

E’ proprio vero che il tuo amico a quattro zampe è come un figlio per te?La storia che questa volta voglio raccontare serve per presentare una scomoda realtà che riguarda noi veterinari.

Ho deciso di diventare veterinario alla tenera età di otto anni, quando cercavo di salvare formiche e lucertole prese di mira da bimbi stupidi e bulli e, con tanta fatica e studio, rinunciando ad una parte della mia giovinezza: all’età di ventisette anni ho raggiunto, a pieni voti, la bramata laurea.
Prima ancora della laurea, spinta sempre dalla voglia di imparare, capire e risolvere i problemi degli animali, ho frequentato un piccolo ambulatorio gestito da un collega burbero, ma bravo e buono che mi ha insegnato tante cose e mi ha trasmesso l’amore per la chirurgia.
Ho studiato e lavorato senza tregua, tra turni di pronto soccorso e sostituzioni, fino a quando ho deciso, spinta anche da una collega che purtroppo oggi non c’è più, di gestire un ambulatorio nuovo, tutto mio.

Questa premessa mi serve solo per far capire quanto amore ho per il mio lavoro e quanti sacrifici ho fatto per diventare quella che oggi sono.

Clooney, gattino trovatello

Era un lunedì di maggio e all’apertura dell’ambulatorio si presentò col suo gattone una vecchia cliente che con il tempo reputavo essere anche un’amica.
Roger, il nome del suo bellissimo ma aggressivo gattone, dal giorno prima mostrava problemi di inappetenza, vomito e difficoltà ad urinare.
La situazione era difficile da gestire col gattone sveglio, a causa del suo carattere ribelle e, dopo aver spiegato ad Elena, la mia pseudo-amica-cliente, cosa fosse necessario fare, ebbi da lei il consenso, solo verbale, a sedare Roger e a procedere con tutto quello che fosse necessario perchè per lei era praticamente un figlio.

Roger, gattone di nove chili, ebbe bisogno di un’enorme dose di sedativo per essere tranquillizzato.
Furono necessari venti minuti ed un paio di episodi di vomito espulsivo affinchè il gattone decidesse di rilassarsi.
Considerando che il mio sospetto diagnostico era di una FLUD ( blocco urinario ), decidemmo di inserire un catetere venoso per somministrare un bolo di un induttore dell’anestesia ( il propofol )e dei fluidi idratanti; poi eseguimmo un prelievo di sangue per un emocromo ed un biochimico completo, soprattutto per valutare la sua funzionalità renale, e, prima di procedere al cateterismo vescicale, una radiografia addominale.

La radiografia ci stupì.

Effettivamente la sua vescica era notevolmente dilatata, come quando c’è un blocco urinario per la presenza di tappi di cristallini, ma subito balzò ai nostri occhi uno stranissimo cerchietto radiopaco nel lume dell’intestino tenue che bloccava la discesa del materiale fecale.

Mentre Laura, la mia collega, tentava, senza riuscirci, di contattare la signora Elena per spiegarle cosa stesse succedendo, io iniziai ad inserire un catetere vescicale che con molta, troppa semplicità riuscì ad entrare e a permettermi di svuotare la vescica.

Molto probabilmente Roger non riusciva ad urinare, era inappetente e vomitava non perchè ci fosse un tappo uretrale, come in un primo momento avevamo ipotizzato, ma per il dolore addominale causato da un corpo estraneo.

Finalmente Elena ci telefonò e, con Roger ancora sedato, le spiegai che bisognava anestetizzare il suo gattone ed effettuare una laparatomia esplorativa per il nostro sospetto, rivelatosi esatto, di corpo estraneo.

Birillo, bellissimo gattone dell’amica Enrica Talamo

Ancora una volta ebbi un consenso solo verbale ma per me sufficiente ad eseguire una doppia enterotomia per rimuovere un cerchietto gommoso e due tricobezoari molto disidratati causa del blocco intestinale e del dolore addominale.

L’intervento era perfettamente riuscito ed il gattone, perchè ingestibile, immediatamente dimesso con prognosi riservata.

Eravamo tutti stravolti per l’intensa giornata di lavoro e di preoccupazioni, e, come in ogni lavoro arrivò il momento di chiedere il conto.
Quantificare il mio lavoro è la cosa peggiore che io sappia fare e, proprio perchè riconosco di non essere capace, sogno la possibilità di permettermi in futuro una segretaria che possa richiedere il mio onorario.

Carta e penna alla mano, sommando i prezzi delle singole voci ( visita, sedazione, prelievo di sangue, cateterismo vescicale, prelievo ed analisi delle urine, radiografie addominale in doppia proiezione, intervento di enterotomia e day hospital ), mostrai ad Elena un conto di settecentodieci euro, ma, perchè la consideravo un’amica, decisi di ridurlo di cento euro e, addirittura, di permetterle un pagamento dilazionato, semplicemente basandomi su quella che io credevo amicizia.
Quella sera non mi fu lasciato nemmeno un acconto ma, in buona fede, non diedi peso alla cosa.
Roger fu riportato a casa ed io mi limitai a spiegare ad Elena la difficile gestione del post-operatorio.

Passarono due giorni, era mercoledì, ed Elena si presentò in ambulatorio.
Non appena mise piede nel mio studio mi disse, quasi mortificata, che voleva parlarmi.

Colpo di scena…

Con le lacrime agli occhi mi disse di aver litigato con il marito che non voleva assolutamente pagarmi, perché aveva saputo da amici, parenti ed addirittura dal commercialista che il costo del mio operato era esagerato; e soprattutto sosteneva che io avevo sbagliato perchè non le avevo fatto un preventivo di spesa prima di operare, proprio come farebbe un carrozziere.
Ricordo ancora oggi le sue assurde e contraddittorie parole che mi lasciarono interdetta.

Per Elena il suo Roger era come un figlio ma, se avesse saputo il prezzo dell’intervento, avrebbe pregato il Signore affinché lo salvasse ma non l’avrebbe fatto operare.

Cercai di farle capire che nel momento in cui ho dovuto scegliere di operare Roger non ho nemmeno lontanamente pensato ad informarla del prezzo, perchè per me era necessario farlo per salvar la vita a quello che lei ripetutamente chiamava figlio e, non meno importante, la cifra totale del mio operato era dettata da reali spese che io avevo già anticipato.

Dopo oltre un’ora di inutili discussioni, esanime, le chiesi di scegliere quanto lei stessa volesse pagarmi.

Stabilì trecento euro….che in realtà mi portò a distanza di diversi giorni.

Io oggi ho solo una magra consolazione: ogni volta che Elena guarda negli occhi… “suo figlio” Roger dovrà pensare a me che gli ho salvato la vita e che ingiustamente sono stata mal pagata.

La scomoda realtà di noi veterinari é che per molti, ma non per tutti, noi dobbiamo essere sempre: gentili, disponibili, reperibili in ogni momento, bravi al punto di riuscire, con un solo sguardo e pochissime spese, a capire e risolvere tutti i problemi dei loro “figli” ma mai sufficientemente bravi e preparati da poter essere adeguatamente retribuiti come i nostri colleghi medici.
È come se i nostri migliori anni passati sui libri invece di divertirci, la gavetta fatta in ambulatori e cliniche, le spese affrontate per corsi di aggiornamento, seminari, congressi e libri di studio, non avessero valore e, perciò, non meritiamo di esser retribuiti.

Il mio é certamente uno “sfogo” ma vorrei tentare di far capire a molti proprietari di animali che la MEDICINA é la stessa sia per gli uomini che per gli animali ed é giusto che tutti noi MEDICI veniamo trattati allo stesso modo.

una simpatica immagine che raccoglie la realtà del medico veterinario

Ringrazio i miei gentili clienti che mi hanno permesso di pubblicare le foto dei loro bellissimi e sanissimi gatti non protagonisti di questa reale storia.

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4 Responses to “I costi dei veterinari. Parcelle troppo care?”

  1. Claudia Tagliabue scrive:

    Cara Imma, tu sei un MEDICO VETERINARIO atipico, cioè, per te vale molto di più la vita dei pelosi, che non il guadagno per il tuo “lavoro”. L’ho scritto fra virgolette perchè il tuo non è un lavoro, ma una vera e propria MISSIONE, come dovrebbe essere per tutti i tuoi Colleghi Veterinari e non…. Purtroppo allo stato attuale e col fatto che gli animali domestici hanno acquisito sempre più importanza all’interno della famiglia ospitante, penso, che a volte, qualche collega approfitti della situazione (ripeto: CREDO). Certo NON E’ IL TUO CASO, chi ti conosce apprezza la tua notevole professionalità, ma soprattutto la tua onestà !!! Non dare troppa importanza a quanto ti è successo, può capitare, tu continua la tua strada con tranquillità, magari la prossima volta che ti dovesse capitare un “caso” complicato, fai un preventivo………. (mah…..). Ti abbraccio con affetto.

  2. Imma scrive:

    Grazie mille Claudia per queste belle parole.
    Spero che ci siano TANTI altri come me :)
    Ho sempre pensato che se fossi benestante continuerei a fare il veterinario per hobby, così non dovrei più avere “discussioni” con queste persone “furbette” che invece approfittano del mio operato.
    Un abbraccio
    Imma

  3. Claudia Tagliabue scrive:

    Non ci pensare Imma, continua così che vai benissimo…. La tua coscienza è pulita e puoi dormire “fra due guanciali”, come si suol dire……… Un caro abbraccio <3

  4. Claudia Tagliabue scrive:

    Vorrebbe essere un cuoricino……

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