L’ emozionante avventura di Ron, incrocio fra un pitt bull e cane corso

Questa di Ron è una storia carica di emozione che ha reso protagonista un giovanissimo cane e tutto il quartiere in cui vive.

ron cucciolo

Ron è un incrocio tra un pitt bull ed un cane corso con un viso delizioso, degli occhi grandi quanto quelli di un bambino ed un dolcissimo carattere.

Fu trovato cucciolissimo abbandonato sul ciglio di una strada e raccolto da un volontario dell’associazione per il benessere degli animali in ottobre.

Probabilmente, proprio perchè non “puro” avevano scelto per lui questo destino infame.

Si cercò subito, come da prassi, una sistemazione per lui in una famiglia capace di amarlo incondizionatamente.

A Portici, da anni, la terza settimana di ogni mese, si svolge un “mercatino biologico” dove, accanto agli stand di frutta e verdura a ” km 0 “,ce ne sono altri di artigianato, oggettistica, bijou e noi, dell’associazione ABETA, che, con un piccolo banchetto, cerchiamo di raccogliere adesioni per l’iscrizione all’associazione. Si tratta di un’associazione che raccoglie offerte per affrontare spese mediche. Cerchiamo anche di trovare una famiglia a cani e gatti, grandi e piccoli, in cerca di amore.

ron

Quel giorno, tra i tanti, c’era Ron…un cucciolo bellissimo e dolcissimo, che fece innamorare tutti, me compresa.
Dalla corporatura si evinceva che sarebbe diventato un bel cagnolone di taglia medio-grande.

Dopo tanti “ forse ” e “ non lo so ” una giovane coppia decise finalmente di portare Ron a casa propria.

Ero felice perché avrei potuto seguire la sua crescita visto che questa coppia abitava nei pressi dell’ambulatorio.
Purtroppo però quei ” forse ” presero il sopravvento ed il cucciolo, dopo poche settimane, dovette subire lo stress di un altro cambio di casa.

Fortunatamente però il passaggio ad un’altra famiglia fu rapidissimo.
Ron fu subito accolto da una simpatica famigliola, innamorata alla follia del cucciolo.
Massimo,il nome del nuovo proprietario, portava Ron sempre con sè in ogni luogo.
Ogni mattina, come una coppia di soci in affari, Massimo e Ron si preparavano per andare a lavoro insieme, trovando anche solo due minuti per un rapito saluto passando d’avanti all’ambulatorio.

ron

I giorni passavano e Ron cresceva, bello e fiero proprio come l’incrocio delle razze di cui lui portava i geni.
Era stato addirittura educato a “ passeggiare al passo ” senza guinzaglio.

Una tranquilla sera di lunedì, mentre Massimo chiacchierava con un amico, si rese d’improvviso conto che Ron non era più al suo fianco.
In lontananza sentï un terribile botto e,come una scheggia, vide correre, dolorante e guaente, il cucciolone verso di lui.

Ron era palesemente spaventato.
Massimo capí immediatamente che cosa fosse successo.
Prese il cane in braccio e lo portó immediatamente in ambulatorio.

Fu subito visitato da Luigi, un collega molto scrupoloso che collabora con me, che appena provó a palpare l’addome di Ron per cercare di localizzare il dolore, gli indusse un vomito di sangue.
Ovviamente la cosa era piuttosto preoccupante.
Ron perdeva forza e il colorito delle mucose diventava sempre più bianco.
Sicuramente era in uno stato di shock ma c’era anche una perdita di sangue da qualche parte.

Intanto arrivammo in ambulatorio, quasi in contemporaneo, sia io che Pasquale, il nostro bravissimo ecografista.
Iniziammo la classica terapia fluida per lo shock, prelevammo del sangue per un emocromo, che ci confermava una perdita di sangue, facemmo una radiografia al torace in cui si notavano la presenza di versamenti, presumibilmente di sangue, ed infine Pasquale fece l’ecografia all’addome.
Immediatamente fu individuato il punto di rottura.
C’era un’area, dietro il fegato, che perdeva sangue in maniera copiosa.

Non c’era molto da pensare.
Decidemmo, di comune accordo, di eseguire una laparotomia esplorativa, nella speranza di individuare subito il punto di rottura e bloccare l’emorraggia.

Prima di iniziare l’intervento, telefonai ad Alessandro, il mio compagno, per farmi portare Brooklyn, il nostro Labrador.
Avevo bisogno di sangue per Ron e Brooklyn é da anni il mio donatore ufficiale.

Mentre Brooklyn veniva preparato per la donazione, Ron veniva sedato e tosato per l’intervento.

All’apertura dell’addome ci ritrovammo in una pozza di sangue…era impressionante la quantità che si era raccolta nell’ addome.
Non si riusciva a vedere nulla.
Con un aspiratore tirammo su la quantità necessaria per visualizzare gli organi e piano piano, iniziammo a controllarli uno ad uno.
Come giá Pasquale ci aveva anticipato, il flusso continuo veniva da un punto del fegato.
In realtà l’intero fegato e la milza presentavano tagli su tutta la superficie, ma in particolare uno, più profondo continuava a perdere sangue.
Il destino beffardo ha voluto che questo punto fosse troppo vicino all’ingresso di strutture importanti del fegato e perciò non potevamo nemmeno aggredirlo chirurgicamente.
Con una garza imbevuta di adrenalina rimanemmo qualche minuto sul taglio per bloccare l’emorragia e, con molti dubbi sulla prognosi di Ron, decidemmo di chiudere.

Ormai era quasi mezzanotte e, per aiutare Ron, considerata la forte perdita di sangue, iniziammo la trasfusione.
Lentamente, goccia a goccia, il sangue di brooklyn passava nel corpo di Ron, apportandogli una energia vitale.

Dubbiosi e con poche speranze parlammo chiaramente a Massimo, presentandogli una prognosi infausta.

In tutte quelle ore di intervento, non ci eravamo resi conto che la piccola sala di attesa si era riempita di gente che silenziosamente aspettava.
Oltre ai proprietari di Ron c’erano tante altre persone che non conoscevo, accorse in ambulatorio per sostenere il piccolo cagnolone.
É stato bellissimo vedere quanta solidarietà é capace di esprimere la gente in questi momenti così tragici.

Stanchi e sfiniti, soprattutto psicologicamente, lasciammo Ron, ancora semi addormentato sul tavolo operatorio, mentre continuava la sua terapia, ed andammo a casa.

ron

La notte non riuscii a dormire.
Pensavo continuamente a quello che avevamo fatto e se c’era qualcosa in più che avremmo potuto fare per garantirgli la sopravvivenza.

La mattina seguente, la prima cosa che feci subito dopo colazione, fu quella di telefonare in ambulatorio per sapere se Ron era ancora vivo.
Quel SI mi riempì di gioia.

Massimo era felicissimo, nonostante io cercassi sempre di smorzare l’entusiasmo visto che non era stato ancora superato il periodo critico e continuava a ringraziarci per esser stati così tempestivi e decisi.

Non vi nascondo che per oltre una settimana sono stata sul ” chi va la “.
Facevo fare a Ron controlli a giorni alterni per capire subito se ci fosse qualcosa di strano.

Riuscimmo finalmente a rilassarci dopo due settimane…solo allora lo dichiarammo fuori pericolo.

Ron lentamente riprese a mangiare, a camminare,a non avere più la postura classica da dolore ed i suoi valori ematici pian piano ritornarono normali.

ron

Oggi Ron é rinato…come pochi fortunati nella vita ha avuto una seconda opportunità.
Passa ancora oggi, con il suo portamento elegante e lo sguardo fiero, d’avanti all’ambulatorio: per un rapido saluto e va a ” lavoro ” con il suo adorato Massimo, che però ha imparato la lezione e lo porta rigorosamente al guinzaglio.

Imma Paone

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One Response to “L’ emozionante avventura di Ron, incrocio fra un pitt bull e cane corso”

  1. elen scrive:

    bellissimo l’articolo!!!

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