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	<title>Il Cofanetto Magico &#187; Cultura</title>
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	<description>Tutti i colori dell&#039;essere e dell&#039;esistere</description>
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		<title>L’amore clandestino.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[michela fontana]]></category>
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		<description><![CDATA[L’attesa, tempera su tela di Felice Casorati (Novara 1883 – Torino 1963) Collezione privata. “ Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/L’attesa-tempera-su-tela-di-Felice-Casorati-Novara-1883-–-Torino-1963.jpg"  alt="Felice-Casorati" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>L’attesa, tempera su tela di Felice Casorati (Novara 1883 – Torino 1963)<br />
Collezione privata.<br />
“ Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno” (Felice Casorati)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>~~~~~~</em></p>
<p>L’attesa è il titolo dell’ultima poesia della giornalista scrittrice <strong>Michela Fontana</strong>, che ancora una volta ha toccato il tema dell’amore tormentato, irrealizzato.<br />
Quel tipo di amore perennemente in bilico fra l’appagamento totale e passionale (temporaneo) e l’attesa che lo segue. Attesa di un altro appuntamento, di attimi felici vissuti in angoli dove la luce del sole non batte mai.<br />
Li chiamano amori clandestini; il più delle volte sono intessuti di momenti indimenticabili in cui persino le case sorridono al passaggio dell’amante che corre incontro al suo caro. E lei stessa a tutti sorride: ai bambini, ai muratori&#8230; Ma anche di tanta pena e dolore. Un’attesa perpetua che può durare una vita. Con la speranza di incontrarsi una giorno chissà dove, chissà quando, chissà in quale altro spazio esistenziale, <strong>per stringersi in un abbraccio che duri per sempre</strong>.</p>
<p><span id="more-8574"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/86eaa1ceea6e4bb0bbcaa461beb4b99c" width="500" alt="Edward Hopper" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Attesa. Olio su tela di Edward Hopper (New York 1882-1967)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>~~~~~~</em></p>
<p><strong>L’attesa</strong></p>
<p><em>Le case mi ridono<br />
venendomi incontro,<br />
perchè come me<br />
sono liete di aspettarti.</p>
<p>Io rido agli alberi,<br />
ai bambini, ai muratori;<br />
corro leggera<br />
perchè sto per incontrarti.</p>
<p>Pensiero blasfemo<br />
temere che tu possa mancarmi.</p>
<p>Voglio credere alla mia verità<br />
più forte di ogni paura.</em></p>
<p><strong>Michela Fontana</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>~~~~~~</em></p>
<p><em>Michela Fontana,  ex insegnante di diritto, giornalista, è nata a Milano. Ora vive ad Arona, in provincia di Novara. Le sue poesie ed i suoi racconti, che hanno vinto alcuni premi per la prosa, sono sempre intessuti di rimpianto e di quel velo di malinconia che accompagna i grandi amori vissuti nel segreto della propria anima.  Amori talmente forti che neanche il trascorrere del tempo ha potuto “lenire”; alla ricerca di ancora uno sprazzo di gioia incosciente&#8230; ritrovata per riscaldare l’inverno della vecchiaia.</em></p>
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		<title>Nuovo libro di Roberto Allegri con la prefazione di Al Bano Carrisi. L’amore per i cavalli. La paura è peggio della morte.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 05:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[al bano]]></category>
		<category><![CDATA[magico]]></category>
		<category><![CDATA[maria cristina giongo]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scrittore giornalista Roberto Allegri con il suo cavallo Rodin Emozionante è il termine giusto per descrivere il senso del libro di Roberto Allegri “Tra cielo e terra” (editore Mursia). Emozione viene dal latino emovere (muovere da&#8230;). Un movimento che si attiva dal profondo del tuo essere portando alla luce i sentimenti. A partire dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/Roberto-Allegri-e-Rodin.jpg"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lo scrittore giornalista Roberto Allegri con il suo cavallo Rodin</em></p>
<p>Emozionante è il termine giusto per descrivere il senso del libro di <strong>Roberto Allegri</strong> “<strong>Tra cielo e terra</strong>” (<strong>editore Mursia</strong>). <strong>Emozione viene dal latino emovere</strong>  (<em>muovere da&#8230;</em>). Un movimento che si attiva dal profondo del tuo essere portando alla luce i sentimenti.  A partire dalla prefazione del compositore <strong>Al Bano</strong>, ricca di aneddoti e soprattutto di affetto per lui, “sin dal primo momento in cui l’ho stretto fra le braccia”, scrive Al Bano ricordando quando fece da padrino al suo battesimo, entrando subito in sintonia con lui. Una vera e sincera amicizia che dura da una vita; insieme alla passione per i cavalli. </p>
<p><span id="more-8117"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/c5b606c818234c7fab93c5631014557a" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il cantante Al Bano, che ha scritto una bella prefazione al libro di Roberto Allegri intitolato “ Tra cielo e terra”.</em></p>
<p>“Roberto mi assomiglia”, continua <strong>Al Bano</strong> nella sua prefazione al libro. “Lui scrive, io canto. Per raccontare emozioni e sentimenti lui usa la penna e le parole, e io lo faccio con la musica e la voce. Ma tutti e due nel nostro lavoro ci mettiamo il cuore”.<br />
Un cuore che batte più forte al ricordo del <strong>suo primo cavallo</strong>, <strong>Nina</strong>, di quando “erano una cosa sola e, al galoppo, due frecce che tagliavano il vento, scagliate dalla loro stessa volontà verso il mare, le dune della spiaggia, il bosco, i campi”. </p>
<p>Roberto Allegri inizia il suo libro spiegando come si può rendere partecipi gli altri dell’amore che si può nutrire per un cavallo “arrivando a pensarlo anche quando cammini in mezzo al traffico cittadino e senti che ti manca il suo amore purificatore, fatto di calma e attimi di respiro”. A questo punto ci presenta <strong>Rodin</strong>, il suo cavallo preferito, argentino: <strong>un criollo</strong>, <strong>come dicono in Sudamerica</strong>.  Anche in Rodin tutto ha un senso, a cominciare dal suo nome. Loro si capiscono e Rodin lo invita alla riflessione e alla speranza, con cui devi sempre camminare per mano. </p>
<p>I <strong>cavalli argentini</strong>, come ci racconta Roberto, sono robusti in quanto abituati ad essere trattati con durezza: ma anche provati dalla <strong>crudeltà umana</strong> nel momento in cui li priva della libertà per renderli schiavi. Infatti sono terrorizzati dalla paura della botte, anche se non mollano mai, non crollano mai. Si tengono dentro il loro dolore con fierezza. </p>
<p>Il rapporto che si instaura fra Roberto e Rodin nasce soprattutto dalla consapevolezza di entrambi che, se vogliono amarsi, devono prima varcare la soglia del dolore e della fiducia. Roberto si trova davanti ad un animale ferito nel profondo dell’animo; Rodin deve vincere la paura per un nuovo padrone che “non vuole domarlo ma soltanto amarlo e farsi amare”.</p>
<p>Nel libro si segue il loro percorso d’avvicinamento con molta partecipazione, entrando con gli occhi dell’animo nelle loro passeggiate solitarie lontano dal frastuono cittadino che Roberto tanto odia: a contatto con la natura, attraverso percorsi di strade sterrate. In autunno alla ricerca dei colori della terra, in inverno “cercando il suono silente della neve”. Sempre in sella, sia a livello reale che metaforico. In poche parole proseguendo a testa alta, con coraggio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/6ffa2fb29ace4bb1af37ac1fa7de7542" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>La copertina del libro di Roberto Allegri</em></p>
<p>A volte Roberto osserva il suo Rodin come osserva <strong>suo padre Renzo</strong> (grande scrittore), il quale, più gli anni avanzano, più cerca pure lui il contatto con la terra e con i doni che sa offrirci se sappiamo trattarla bene. Se impariamo a seminare, piantare, accudire. Come nella vita, “dove nulla cresce per caso. Nè fuori di te: nè dentro di te”. </p>
<p>“ Fare il bucato allo spirito”, scrive Roberto, “ quando tutto ciò che ci circonda ci sporca l’animo: falsità, illusioni, vuoto, incoerenza, stupidità con cui ci bersagliano quotidianamente Tv, giornali&#8230;” Lui desidera soltanto  trovarsi nella sua terra, in mezzo alla natura, al buon vino, al suo cavallo e agli altri animali.  Ognuno di loro gli ha insegnato qualcosa; i suoi cani, un pettirosso, un cigno, “la civetta che cigola nella notte”. E poi i cavalli del passato, come Vuk, il primo che ha montato senza sella cadendo e rialzandosi secondo le lezioni che esso gli impartiva per mostrargli come cavalcarlo senza timore, freni, inibizioni. Indi Jasmine, <strong>una cavalla araba bianca</strong> con una cicatrice all’interno della coscia sinistra inflittagli da un uomo che l’ha malatrattata sino quasi ad ucciderla.  “Sfregiata nel corpo e nell’anima”. Eppure dolce e buona verso chi l’ha salvata ed accolta con amore.</p>
<p>Infine Harina, dal pelo morbido ed il manto “color della terra più fertile”. Harina adesso non c’è più. “<strong>La morte di un cavallo</strong> è come lo spegnersi del vento”, scrive Roberto, con sommo lirismo e profonda malinconia. “ E’come chiudere una finestra e l’aria che corre resta fuori. Non la senti più. Ma l’energia di un cavallo seguita a galoppare anche dopo la fine. Da qualche parte, solo che non la si vede.”<br />
Secondo me questo è il capitolo più bello, quello in cui si tocca il mistero che ci unisce tutti, umani ed animali, proiettati verso un’energia nuova, eterna.</p>
<p>Un altro capitolo che mi è piaciuto molto è quello del salvataggio del topo dalle grinfie del gatto. Forse perchè mi riconosco in quest’azione di protezione verso l’essere più indifeso e  più debole. Anche Roberto interviene per salvare un topino in trappola, colpito dalla <strong>paura</strong> visibile dell’animaletto, dal suo respiro affannoso, terrorizzato, che, come dice lui stesso, “<strong>è peggio della morte</strong>”. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/77fd218a8e3140d3b1899b8a8e292531" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Roberto Allegri con il suo Rodin</em></p>
<p><strong>I cavalli la paura ce l’hanno nel DNA</strong>.  Infatti Roberto ci spiega che la prima mossa da fare quando un cavallo è spaventato è quella di tranquillizzarlo con gesti affettuosi e voce serena, quasi monocorde. E alla fine sono proprio loro a farti capire che anche tu hai bisogno di liberarti di tante paure.</p>
<p>Quello che colpisce maggiormente in questo libro è il fatto che in ogni parola, in ogni frase, in ogni piccolo racconto,Roberto ti ricorda ciò che sempre più dimentichiamo: che proprio nella natura  dovremmo cercare il nostro equilibrio interiore e la serenità. In quanto nella natura  “l’equilibrio regna ovunque” (sino a che non interviene la mano dell’uomo a distruggerlo!). E, se è pur vero che in natura esiste anche il male, non dobbiamo spaventarci  “perchè è bilanciato da ciò che è buono: sono tutte altalene di armonia, in cui <strong>puoi sentire la voce di Dio se ti poni in ascolto</strong>.”</p>
<p>Per esempio la pelle di un serpente lasciata per terra ci racconta che non è possibile fermare il tempo ma che tuttavia  “ogni giorno ognuno di noi ha la possibilità di trasformarsi, di rinnovare il proprio corso e di lasciare a terra, fra le pietre, le cattive abitudini, quelle inutili che oramai sono soltanto un peso, indossandone di nuove, lucenti e dai riflessi di sole”. Questo è il primo pensiero che coglie Roberto al ritrovamento della pelle di un serpente e nel momento in cui arriva un esercito di formiche per portarsene dei pezzetti nel loro formicaio. “La pelle della muta del rettile illustra <strong>la potenza del Creato</strong>. Ciò che viene abbandonato può servire a qualcun altro, nell’inno dell’armonia che avvolge ogni cosa. In questo modo la pelle del serpente, scartata da chi si rinnova, diventa il nutrimento per le formiche”. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/8702417f8dbc4f7d962ff688564853ef" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ancora una bella immagine di Roberto Allegri con Rodin</em></p>
<p>Ecco perchè non poteva esserci persona più adatta di Al Bano a scrivere la prefazione di questo libro. Non solo per la <strong>grande amicizia</strong> che lo lega da una vita al suo autore, ma proprio per lo stesso amore profondo per la Terra ed il suo Creatore. “<strong>Tenendo la mano alla speranza</strong>” anche nei momenti di sconforto che questi due grandi personaggi hanno imparato a contrastare rifugiandosi in mezzo al silenzio della natura, a contatto con i loro animali, la testa appoggiata a quella del loro cavallo, per ascoltarne il respiro tranquillizzante.</p>
<p>Anche Al Bano chiude la sua prefazione con una speranza: quella di ritrovarsi ancora con il suo caro amico Roberto ed i loro cavalli a galoppare nel vento. E noi con loro, grazie a questo bellissimo libro che sicuramente lascerà in chi lo leggerà, come l’ha lasciata in me, una sferzata di magica energia, un sollievo dell’animo; una sottile emozione come quella che provi, senza una ragione precisa, alla fine di un temporale, alla vista di un inaspettato arcobaleno. Sentendoti improvvisamente bene. Finalmente ed intensamente bene.</p>
<p><strong><em>Maria Cristina Giongo</em></strong><br />
<strong><a target="_blank" href="http://www.ilcofanettomagico.it/autori/maria-cristina-giongo/">CHI SONO</a></strong></p>
<p>Il servizio fotografico è di <strong>Nicola Allegri</strong>.</p>
<p><em>Proibita la diffusione del testo e delle fotografie senza citare autore e fonte di provenienza.</em></p>
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		<title>Novità in libreria con &#8220;Eat Parade&#8221;,  un libro di Bruno Gambacorta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 05:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cristina vannuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 20 ottobre è uscito il primo libro del noto giornalista RAI Bruno Gambacorta intitolato &#8220;Eat Parade&#8221;, che raccoglie 35 storie fra le più interessanti dei primi 13 anni della sua rubrica televisiva. Bruno Gambacorta è una delle più note firme del TG2, oltre che inventore di Eat Parade, il primo telegiornale italiano dedicato all’enogastronomia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 ottobre è uscito il primo libro del noto giornalista RAI <strong>Bruno Gambacorta</strong> intitolato &#8220;Eat Parade&#8221;, che raccoglie 35 storie fra le più interessanti dei primi 13 anni della sua rubrica televisiva.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/copertina-eat-parade.jpg" height="500"/></p>
<p><span id="more-7875"></span></p>
<p>Bruno Gambacorta è una delle più note firme del TG2, oltre che inventore di Eat Parade, il primo telegiornale italiano dedicato all’enogastronomia, seguito mediamente ogni settimana e da 14 anni,  da 2,5 milioni di spettatori. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/4224412f385b414cbf627c8fad8c293a" width="500" alt="bruno gambacorta"/> </p>
<p style="text-align: center;"><em>Bruno Gambacorta</em></p>
<p>Lo abbiamo incontrato pochi giorni prima dell’uscita  del suo Eat Parade,  una sintesi in cartaceo della sua rubrica di <strong>enogastronomia e alimentazione del TG 2.</strong></p>
<p><em>Bruno, come ti è venuto in mente di mettere sulla carta la tua felicissima rubrica?</em><br />
Sono un appassionato di gialli, a casa custodisco con venerazione l’opera omnia in originale di <strong>Michael Connelly</strong> (grande giornalista divenuto eccellente giallista e scrittore preciso e coinvolgente) e immaginavo che, se mai avessi vinto la pigrizia e mi fossi messo a scrivere, sarebbe stato per seguire le sue orme…Il caso ha voluto diversamente: quando mi hanno contattato per chiedere se fossi interessato a scrivere qualcosa di…commestibile, non ho saputo sottrarmi, pur convinto che in Italia escano fin troppi volumi, e che librai e lettori non sappiano più come gestire questa proposta multiforme e sempre più invitante, ma, di fatto impossibile da seguire. Io stesso, pur essendo un lettore onnivoro e infaticabile, riesco a leggere l’un per cento di quello che mi interesserebbe, e sogno di poter, da pensionato, finalmente colmare qualche lacuna.</p>
<p><em>Ti sono venute in mente delle idee nuove, nel panorama dell’ editoria  di settore?</em><br />
Nello scrivere la mia prima opera ho pensato soprattutto al lettore: titolo facile da ricordare, stile diretto da giornalista televisivo, storie brevi e dense come quelle che da circa 15 anni vanno in onda dentro Eat Parade, la rubrica di enogastronomia e alimentazione del Tg2.</p>
<p><em>Raccontami nel dettaglio come hai concepito questo tuo lavoro.</em><br />
Una versione scritta del primo “<strong>TG del cibo e del vino</strong>”, che è stato seguito in media, ogni settimana, da due milioni e mezzo di spettatori. Un racconto più ricco di particolari, più attento a quegli aspetti che in un TG purtroppo non trovano spazio. Le storie sono 36, una per ciascuna regione e qualcuna in più per poche altre. Le ricette il doppio, quindi più di settanta, tutte d’autore, alcune semplicissime e folgoranti, altre più complesse e sontuose.</p>
<p><em>In pratica….cibo e vino legati al territorio e quello che il prodotto rappresenta nelle regioni stesse.</em><br />
Il cibo e (in misura minore) il vino sono il leit motiv che lega fra loro i detenuti di Bollate e i coltivatori di limoni di Sorrento, il principe collezionista d’arte e gli <strong>ex-tossicodipendenti</strong> di San Patrignano e di Mondo X, il docente universitario esperto di antichi formaggi siciliani e il direttore di reti televisive diventato olivicoltore e frantoiano. Il cibo è ciò che ha salvato intere valli del Trentino dallo spopolamento, e nel mio libro si trovano non le storie già più conosciute delle vallate che forniscono mele o spumante a tutta l’Italia, ma quella meno note,  di chi procura a pasticceri e casalinghe i preziosi frutti di bosco…Cibo e vino, sempre loro, sono ciò che ragazzi appassionati e coraggiosi, con l’aiuto di <strong>Don Ciotti</strong> e di Libera, in molte regioni del sud stanno ricavando dalle terre sequestrate alla mafia. Ma anche in una regione meridionale come la <strong>Basilicata</strong>, che negli ultimi decenni invece della delinquenza ha avuto in sorte il petrolio, fagioli e peperoni, pecorini e Aglianico sono diventati un fattore di identità, un baluardo contro l’invadenza dell’oro nero.</p>
<p><em>Allora avrai anche “storie” da raccontare.</em><br />
Il mondo dell’enogastronomia è fatto di storie di uomini, di gente vera…….una storia che a me piace molto è quella della “<strong>mozzarella perfetta</strong>”: prodotto straordinario, sul quale si potrebbero scrivere interi volumi. Con <strong>Roberto Saviano</strong> condivido (fra l’altro) il primo punto del decalogo sulle “cose per cui vale la pena di vivere”: la mozzarella ci sta proprio bene, anche se lui cita espressamente quella aversana mentre io, che ho lasciato Caserta all’età di cinque anni, non ho preferenze geografiche. Amo tutte quelle fatta a regola d’arte, e in compagnia del “signor Vannulo” tento di spiegarvi come e perché…</p>
<p><em>Ma anche personaggi legati al territorio……..</em><br />
Certo! Attraverso i prodotti peculiari delle regioni ci sono anche storie di uomini, personaggi attaccati alle tradizioni, che si esprimono, attraverso il lavoro, protagonisti, luoghi e prodotti!  Che dire di <strong>Graziano Pozzetto</strong>? Uno dei personaggi più belli della sezione “Far sapere”. Dopo una vita lavorativa spesa a fare altre cose, questo omaccione romagnolo comincia a sfornare un libro dopo l’altro, fino a creare una specie di enciclopedia, colta e popolare al tempo stesso, della cucina romagnola.</p>
<p><em>Ma quello che ti sta più a cuore?</em><br />
Ho amato tutti i luoghi e tutte le persone che ho incontrato, ma ho un’ulteriore piccola segnalazione per due storie corali: <strong>la salvezza degli ulivi millenari della Puglia</strong> e la resistenza civile dei ristoratori aquilani alla morte del loro centro storico dovrebbero essere di esempio a tutti, soprattutto a chi si lamenta e non fa niente per migliorare le cose.<br />
Buona lettura e buoni assaggi. </p>
<p>Cristina Vannuzzi</p>
<p><em><strong>Cristina Landini Vannuzzi</strong>, fiorentina, esperta in comunicazione. Press office dell’Associazione internazionale Italian Hospitality. Scrive su testate italiane quali Premium Magazine, Name Magazine, Cavolo Verde, Cofanetto Magico e Linea Russa Aeroflot Magazine.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>~~~~</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Biografia Bruno Gambacorta</em></p>
<p><em>Bruno Gambacorta è una delle più note firme del TG2, oltre che inventore di Eat Parade, il primo telegiornale italiano dedicato all’enogastronomia, seguito mediamente da 2,5 milioni di spettatori ogni settimana da 14 anni.</p>
<p>Nato a Napoli nel 1958, poco prima di laurearsi in medicina nel 1983 vince una borsa di studio nelle redazioni della Rai e sceglie di provare a fare il giornalista invece che il medico. Si trasferisce a Milano e si forma in quotidiani e mensili, prima di essere assunto alla Rai nel maggio del 1986. Diventa giornalista professionista nel 1987.</p>
<p>In Rai da oltre 25 anni, ne ha trascorsi nove alla redazione di Milano<br />
(occupandosi soprattutto di cultura e spettacoli) e sedici al Tg2, dove si occupa di medicina e sanità, nonché di alimentazione.</p>
<p>Ha vinto numerosi premi giornalistici, fra i quali il CNN World Report Award nel 1996, il Premio Voltolino per la divulgazione scientifica, l&#8217;Oscar del vino 2002 assegnato dalla rivista Bibenda e nel 2010 il più antico e prestigioso del nostro paese, il Premiolino, per il giornalismo enogastronomico.</em></p>
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		<title>Magica estate 2011. Intervista a Gianna Nannini</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 05:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cristina vannuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[gianna nannini]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianna Nannini con sua figlia Penelope Arte, dibattiti e buona musica, la cultura in tante forme e espressioni, e soprattutto, tanti momenti per essere gustata fino in fondo. Da nord a sud, dalla montagna al mare, in Italia quest’estate si è puntato sulla musica e sull’arte per lasciare un ricordo indimenticabile. Ci sono stati tantissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/gianna-nannini-foto-0.jpg" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Gianna Nannini con sua figlia Penelope</em></p>
<p><strong>Arte, dibattiti e buona musica, la cultura in tante forme e espressioni, e soprattutto, tanti momenti per essere gustata fino in fondo.</strong> Da nord a sud, dalla montagna al mare, in Italia quest’estate si è puntato sulla musica e sull’arte per lasciare un ricordo indimenticabile. Ci sono stati tantissimi <strong>festival</strong> e i concerti che hanno ospitato artisti nazionali e internazionali di grande fama. Musica rock, pop, blues, jazz, musica da camera, opera lirica: per tutti i gusti! E il popolo dei vacanzieri ha mostrato di apprezzare i tanti temi proposti dagli organizzatori.</p>
<p><span id="more-7629"></span></p>
<p>Abbiamo scelto di confrontare 2 festival, in Toscana e in Umbria, 2 momenti di arte e cultura diversi ma stranamente complementari, legati ad un filo – il nome di <strong>Castagneto Carducci e le strade del vino</strong> &#8211; che si sono distinti per l’alta qualità dei programmi, intervistando i 2 personaggi clou delle manifestazioni: la <strong>pianista canadese Angela Hewitt</strong>, che gestisce la direzione artistica del settimo Trasimeno festival Perugia e la <strong>cantante rock Gianna Nannini</strong> nell’unico recital dato in Italia durante la seconda edizione del <strong>Bolgheri Melody</strong> di Castagneto Carducci.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>UMBRIA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>TRASIMENO FESTIVAL PERUGIA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LE STRADE DEL VINO E DELL’ARTE A BRUFA</strong></p>
<p>Incontriamo un’entusiasta Angela Hewitt, della direzione artistica del settimo Trasimeno Festival, che fa il bilancio.</p>
<p>Sulla scia del successo ottenuto nel 2010, continuando sul tema di Bach, ho proposto una <strong>serata riservata alle Sonate e Suites di Bach che ho eseguito insieme al flautista Andrea Oliva</strong> (primo flauto dell&#8217;Orchestra del Santa Cecilia, Roma). L’intimo scenario del Castello dei Cavalieri di Malta a Magione, con la sua acustica favolosa, è perfetto per tale musica.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/54776dc7ae884fa78e2022e3815c9e77" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>castello dei Cavalieri di Malta a Magione</em></p>
<p>Quest&#8217;anno ho invitato un quartetto di giovani provenienti dall’Inghilterra, che hanno un nome italiano, <strong>Carducci String Quartet</strong>. Dopo aver dato numerosi concerti al Festival di Castagneto Carducci nel 1997, ne hanno adottato il nome con la benedizione dell’allora sindaco del borgo. Oltre ad aver vinto numerosi premi (tra cui il Concert Artists Guild di New York), ora hanno intrapreso una carriera internazionale che li porta a esibirsi in giro per il mondo.</p>
<p>Sono anche molto interessati al lavoro educativo, dando concerti nelle scuole e lavorando con giovani musicisti. Il primo dei due concerti previsti ha presentato un programma di opere molto diverse fra loro: il Quartetto di Haydn op. 33 n. 2 (&#8220;Lo Scherzo&#8221;); il Quartetto di Mendelssohn op. 80 il meraviglioso Quintetto per pianoforte di Edward Elgar. E&#8217; stata in particolare questa composizione che mi ha spinto ad avere al festival il <strong>Quartetto Carducci</strong>, poiché è un’opera che hanno eseguito spesso e perché la loro interpretazione ha molta familiarità con lo stile del compositore inglese.</p>
<p>Ha un sublime movimento lento che non vedevo l’ora di eseguire ancora una volta, non avendolo più suonato dal 1992. Probabilmente, per molti dei nostri spettatori, è stata la prima volta che hanno ascoltato il “Quintetto” ma è stata una precisa volontà di inserire il nome prestigioso di Carducci in un Festival in Italia, paese che ci ospita.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/743328b3f95a40e79e1da5d94753b96b" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Angela Hewitt e Hannu Lintu</em></p>
<p>Inoltre, unico nel suo genere, abbiamo introdotto il Forum internazionale su ciò che succede dietro le quinte nel mondo della musica classica. <strong>Eric Friesen</strong>, presentatore e giornalista radiotelevisivo canadese ha condotto il dibattito con me, il direttore d&#8217;orchestra <strong>Hannu Lintu</strong>, il manager della casa discografica “Hyperion” <strong>Simon Perry</strong> e il manager della casa discografica “Audite Musikproduktion” <strong>Ludger Böckenhoff</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Beverly Pepper ospite di &#8220;Scultori a Brufa.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La Strada del Vino e dell&#8217;Arte&#8221;</strong></p>
<p>Per festeggiare la <strong>25a edizione</strong> di “Scultori a Brufa La Strada del Vino e dell&#8217;Arte”, la Pro Loco di Brufa, borgo medievale e frazione del Comune di Torgiano, ha invitato la scultrice americana <strong>Beverly Pepper</strong>, classe a realizzare un’opera permanente per il paese. Brufa è uno dei posti più incantevoli della regione umbra con un panorama che spazia da <strong>Perugia</strong> ad <strong>Assisi</strong>, dove, il parco della sculture moderne, il museo a cielo aperto, si integra alla perfezione in questo contesto naturale.</p>
<p>In questo paesaggio sono state inserite grandi sculture di artisti contemporanei: Pierucci, Sforna, Pizzoni, Miniucchi, Giuman, De Felice, Liberatore, Caruso, Sguanci, Mastroianni, Carroli, Lorenzetti, Roca-Rey, Carrino, Giuliani, Marotta, Mattiacci, Staccioli, Trubbiani, Cascella, Magnoni, Brook, Corsucci, Consolazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/3f5804bed84c4ce89ee74b1cb9dc46f4" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>“BROKEN CIRCLE, BRUFA&#8221;</strong>, è il titolo che l’artista ha dato alla scultura ambientale che verrà collocata nel &#8220;Parco delle Sculture&#8221; di Brufa.</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>TOSCANA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>BOLGHERI MELODY, CASTAGNETO CARDUCCI</strong></p>
<p>…….….e sulle onde della musica del Carducci String Quartet arriviamo al <strong>Bolgheri Melody</strong>, festival di Castagneto Carducci, ambientato direttamente nel grande anfiteatro dell’ Arena Mario Incisa della Rocchetta a San Guido di Bolgheri (Li)<br />
Alla sua seconda edizione il festival ha visto momenti di grande musica e spettacolo, come il balletto de <strong>La Scala di Milano</strong> e il concerto del <strong>Maggio Musicale Fiorentino</strong>, il <strong>concerto dei Modà</strong>, il <strong>recital di Panariello</strong>, un momento di grande solidarietà con <strong>Paolo Bonolis</strong>.</p>
<p>Poi il recital della stella del pop-rock <strong>Brian Ferry</strong> che ha presentato Olympia, il suo ultimo – il tredicesimo – album che dà anche il nome al tour e che è il frutto di “<em>a labour of love</em>” come lui stesso lo definisce; inoltre interessanti talk show con <strong>Giampaolo Pansa</strong> e <strong>“La carta straccia” dei Giornalisti</strong>, e poi dibattiti sul cinema, con l’affascinante presenza di <strong>Ornella Muti</strong>, insoliti concerti di pianoforte ambientati nelle cantine per celebrare il bicentenario della nascita del compositore ungherese Franz Listz. 12 cantine con le loro etichette coinvolte nel progetto……..</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/68b64c8005594e899d1bcbb523583db5" width="500"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Brian Ferry</em></p>
<p><strong>E, finalmente….. IO E TE di Gianna Nannini</strong><br />
Gianna Nannini tra i cipressi di Bolgheri. La rocker senese, impegnata nel tour europeo (Hyde Park a Londra fino a Berlino, Monaco, Salisburgo, Zurigo e molte altre), è tornata in Italia appositamente per salire sul prestigioso palcoscenico dell’Arena Mario Incisa della Rocchetta a San Guido di Bolgheri (Li) per l’unico concerto in programma questa estate.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/ebe2ee2e61cb404ea08e9c639a55d4ac" width="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Gianna Nannini</em></p>
<p><em>Io e Te…….Gianna, che cosa ti ha ispirato il titolo?</em><br />
Il titolo del mio album, che dà il nome anche al tour, rappresenta la mia scelta di rapportarmi con l’altro. Senza interferenze o intromissioni. E’ il desiderio di far chiarezza in tutti i tipi di rapporto: d’amore, amicizia, tra genitori e figli.</p>
<p><em>L’Amore, secondo te?</em><br />
Io e Te……E’ l’amore intesto come un’entità, un’energia forte e penetrante, è la forza generatrice e che regala alla donna l’affermazione della propria libertà; “Adesso ci siamo e siamo Io e Te, uno davanti all’altro, non ci sono scuse, mezze verità finzioni o imposizioni”, questo il messaggio racchiuso in queste tre parole</p>
<p><em>E tu che sei critica con il tuo lavoro, come pensi che sia venuto l’album?</em><br />
E’ la produzione più bella che abbia mai realizzato; in Italia ci sono pochi posti all’altezza di grandi produzioni musicali ma alla fine ci siamo riusciti. Lo spettacolo è esattamente quello che volevo. Io lo chiamo “Un tour emotivo”…. è un sogno racchiuso nel palcoscenico naturale di Bolgheri Melody, nemmeno a farlo apposta, un palcoscenico così è impensabile, in tutto il mondo!!!<br />
Ogni tanto, Ti voglio tanto bene, I wanna die 4 you, Dimentica, Perché, Perfetto, Rock2, Mi ami, Io e te, Com’era, Scusa, Nel blu dipinto di blu (Volare): questi alcuni dei titoli dei brani in scaletta che porto per il mondo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/129a1773f22b4f66b100d113f0770c96" width="195" height="258"/> </p>
<p style="text-align: center;"><em>Gianna Nannini</em></p>
<p><em>E Penelope?</em><br />
E’ il centro del mio mondo. Lei è la musica.</p>
<p><em>Perchè questa scelta di esibirti qui a Bolgheri, tu, “senese” doc?</em><br />
Per me è un’emozione cantare ad un passo dai cipressi di San Guido, è la mia terra, qui le mie radici…….anche a scuola ho sempre amato Carducci, per me è un poeta rock.</p>
<p><em>Un tuo commento sul palio di Siena, che per molti risulta essere una gara violenta nei confronti degli animali&#8230;</em><br />
Chi non è di Siena e non ha una contrada a cui appartenere non può capire il nostro amore e attaccamento viscerale per il Palio. Siena e i Senesi sono il Palio e viceversa. Noi si nasce e si “vive” il Palio, fa parte del nostro DNA e abbiamo cura e amore per i nostri cavalli che, qui da noi hanno pure la pensione.</p>
<p>Tu sei la mia vita in gioco ! tutto il resto conta poco | il cuore è un figlio | che non ha paura di chi siamo | non importa se hai tradito | quello che eravamo noi | chi è deluso…… ora io e te . (da Scusa)</p>
<p>Cristina Vannuzzi</p>
<p><em><strong>Cristina Landini Vannuzzi</strong>, fiorentina, esperta in comunicazione. Press office dell’Associazione internazionale Italian Hospitality. Scrive su testate italiane quali Premium Magazine, Name Magazine, Cavolo Verde, Cofanetto Magico e Linea Russa Aeroflot Magazine.</em></p>
<p>Proibita la riproduzione del testo senza citare autore e fonte di provenienza.</p>
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		<title>La porta socchiusa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 05:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[michela fontana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Michela Fontana, ex insegnante di diritto e membro della consulta femminile di Arona, dove vive, giornalista, che nel 2000 ha vinto il premio per la prosa Farfalla d’oro, ci ha regalato un’altra sua poesia, carica di sentimento e di ricordi. Il filo conduttore delle poesie di Michela Fontana è quello dell’amore; dell’amore nascosto, segreto, quell’amore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/poesia-foto-1.jpg" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p><strong>Michela Fontana</strong>, ex insegnante di diritto e membro della consulta femminile di <strong>Arona</strong>, dove vive, giornalista, che nel 2000 ha vinto il premio per la prosa <strong>Farfalla d’oro</strong>, ci ha regalato un’altra sua poesia, carica di sentimento e di ricordi.</p>
<p><span id="more-7242"></span></p>
<p>Il filo conduttore delle poesie di Michela Fontana è quello dell’amore; dell’amore nascosto, segreto, quell’amore che ti capita per caso e che può seguirti per il resto della vita. Realizzato, ma anche irrealizzato: in quanto impossibile. Pieno di passione ma mai alla luce del sole. Forte, tenace; per la vita e oltre la vita. Chi l’ha provato, chi l’ha conosciuto capirà e  apprezzerà di più le sue poesie; riconoscendosi in esse e nello struggente amore che le anima. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/833c29e699fd45298428c33f264b38cc" width="230" height="219"/>  </p>
<p style="text-align: center;">LA PORTA SOCCHIUSA</p>
<p style="text-align: center;">Ti avevo aperto la porta della follia<br />
per iniziare a giocare.<br />
D&#8217;istinto ti sei abbandonato<br />
inerme al richiamo allegro<br />
di un mondo nuovo,<br />
che giungeva estremo nella tua vita.<br />
Poi ti sei fermato sulla soglia,<br />
mentre già io volavo leggera.</p>
<p style="text-align: center;">Regole,coscienza,religione,rispetto,<br />
famiglia,carriera,sicurezza,valori,<br />
ansia nel cammino, plauso per la conquista.<br />
Rischiare tutto perchè?<br />
Un gioco pericoloso, imprevisto,<br />
lontano, che sconvolge,<br />
come tutte le svolte ed i misteri.<br />
Così la  saggezza ha accostato l&#8217;uscio.</p>
<p style="text-align: center;">Socchiusa appena, la porta<br />
talora sbatte, insensata,<br />
creandoti scosse nelle pieghe<br />
delle tue certezze e rimpianti,<br />
inventando per me un sole nella nebbia<br />
della speranza e follia.<br />
La vita scorre uguale e sicura<br />
a poco a poco il rumore si spegne?</p>
<p><strong>Michela Fontana</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Amore e psiche</title>
		<link>http://www.ilcofanettomagico.it/2011/08/20/amore-e-psiche/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ada tavani]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[psiche]]></category>
		<category><![CDATA[venere]]></category>

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		<description><![CDATA[Amore e Psiche di Antonio Canova Ecco la bella, struggente favola di Amore e Psiche, raccontata con forte emozione da Ada Tavani, che abbiamo l’onore di ospitare nel nostro Cofanetto magico. Una storia su cui riflettere per godere pienamente del meraviglioso dono dell’amore basato innanzitutto sulla fiducia; da non tradire mai se si vuole renderlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/foto-1-Amore-e-Psiche-di-Antonio-Canova.jpg" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amore e Psiche di Antonio Canova</em></p>
<p><strong>Ecco la bella, struggente favola di Amore e Psiche, raccontata con forte emozione da Ada Tavani, che abbiamo l’onore di ospitare nel nostro Cofanetto magico. Una storia su cui riflettere per godere pienamente del meraviglioso dono dell’amore basato innanzitutto sulla fiducia; da non tradire mai se si vuole renderlo unico, completo, indissolubile: eterno. </strong></p>
<p><span id="more-6862"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/e07d0ae09e084916971b535a6349a844" width="500" alt="Amore e psiche"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Un particolare di Amore e Psiche di Antonio Canova</em></p>
<p>Anche se le origini della favola vanno probabilmente rintracciate nella tradizione orale nordafricana, <strong>la fiaba di Amore e Psiche</strong> è giunta a noi attraverso diverse redazioni, delle quali la più celebre è senz’altro quella tramandataci attraverso le Metamorfosi di Apuleio.</p>
<p>Psiche è la figlia di un re, fanciulla tanto bella da suscitare le ire di <strong>Venere</strong> stessa, che ordina al figlio Amore di rapirla e darla in sposa all’ultimo tra gli uomini. Nel frattempo il padre della fanciulla, preoccupato perché la figlia, pur bellissima, non è tuttavia richiesta in sposa da nessuno, interroga l’oracolo di Mileto: il responso è nefasto: Psiche sarà sposa non già di un uomo, ma di un essere terribile temuto da tutti i viventi. La fanciulla deve essere accompagnata da un corteo funebre su un alto monte, e lì abbandonata perché si compia il suo destino. Riluttante,la famiglia acconsente a compiere il volere degli dei, ed è lì, mentre dorme sfinita e terrorizzata, che Amore la trova.</p>
<p><strong>Alla vista della fanciulla, Amore se ne invaghisce</strong>, e anziché obbedire al volere di Venere decide di portarla con sè nel suo palazzo. Lì un’attonita Psiche si risveglia, circondata da meravigliose ricchezze ed accudita da mani invisibili, che soddisfano  ogni suo desiderio. Di notte ella incontra finalmente il suo sposo, che la rassicura con dolci parole; di notte, la loro unione si compie, e giorno dopo giorno, anzi, notte dopo notte, si cementa sempre più, legandoli con immensa passione.</p>
<p>Psiche vorrebbe vedere il suo sposo: gli chiede perché mai egli non si mostri, soffre di trascorrere i giorni in una completa, sia pur dorata, solitudine; lo prega di condurre lì le sorelle, perché le facciano compagnia. A nulla valgono i moniti di Amore, che la mette in guardia sul pericolo che li sovrasta, sulla rovina che la visita delle sorelle recherebbe alla loro perfetta felicità; anzi, predice a Psiche che le sorelle la indurranno a tramare contro di lui: “ ti vogliono convincere a vedere il mio volto…ma se tu  mi vedrai, non potrai vedermi mai più..” Vinto infine dalle preghiere di Psiche, Amore acconsente a condurre lì le sorelle della sua sposa. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/3853aa9dc9024e64bc9f03b8843a9acc" width="479" height="348" alt="Amore e psiche"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amore e Psiche di Van Dick</em></p>
<p>Le fanciulle, passato il primo momento di gioia per aver ritrovata la sorella viva ed in buona salute, sono rose dall’invidia per le immense ricchezze che ella possiede, e che sono loro negate; cominciano ad instillare il dubbio nell’animo di lei: chi è mai il suo sposo? E perché non si mostra in volto? Ha dunque Psiche dimenticato il responso dell’oracolo? <strong>Non è lui forse un mostro orrendo e pericoloso?</strong></p>
<p>Sopraffatta dal dubbio, Psiche decide dunque di rompere il patto fatto con Amore, e una notte, mentre lui dorme, accende una lampada per vederlo: al chiarore del lume le appare <strong>il bellissimo giovane dormiente</strong>, avvolto nelle candide ali: sopraffatta dalla tenerezza, lo bacia e ribacia con passione, e non si avvede di una goccia d’olio che dalla lampada cade sulle ali di Amore, svegliandolo. Addolorato e deluso, il dio abbandona la sconsolata Psiche.</p>
<p>Iniziano a questo punto le terribili peregrinazioni di Psiche, che dovrà affrontare tremende prove per riacquistare la fiducia del suo amato, prove imposte da una terribile dea Venere, infuriata sia perché i figlio ha osato contravvenire ai suoi ordini, sia perché egli è ormai ammalato, consumato dal dolore per il tradimento di Psiche. A nulla valgono le preghiere della fanciulla, peraltro incinta di Amore: essa sarà tormentata da <strong>Angoscia e Tristezza</strong>, <strong>ancelle di Venere</strong>, e dovrà espiare la sua colpa.</p>
<p>Contro ogni attesa, Psiche supera le prime tre prove impostele: resta l’ultima, la più terribile: recarsi agli Inferi e recare a Venere un vasetto dell’unguento della bellezza che le darà <strong>Proserpina</strong>.</p>
<p>Con incredibile forza, la fanciulla supera riesce anche in questa prova; ora ha l’unguento da recare a Venere e potrà finalmente ottenerne il perdono, e riabbracciare l’amato sposo. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/c315abbf351f4fd68c0b677a85c5b465" width="500" alt="abbandonarsi"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>E’ importante di abbandonarsi tutti e due, fiduciosi, alle ali protettive dell’amore.</em></p>
<p>Ma la temeraria curiosità di Psiche ha ancora una volta il sopravvento: vuole usare un po’ del contenuto del vasetto per rendersi più attraente agli occhi di Amore, mostrarsi a lui nel migliore dei modi dopo tanto tempo e tante tribolazioni. Ma nel vaso è contenuto solo il sonno mortale dello Stige, e quando l’incauta fanciulla osa aprirlo, cade morta. <strong>Ma Amore non l’ha mai dimenticata</strong>: sfuggito alla sorveglianza della madre, chiede aiuto a Giove, e risollevata tra le sue braccia Psiche, la rende in eterno sua sposa.</p>
<p>Sul significato di questo mito sono stati spesi fiumi di inchiostro; tuttavia, alcune considerazioni possiamo anche noi trarle, e riflettere sul suo insegnamento.</p>
<p>Innanzitutto, il palazzo dove Psiche viene condotta, descritto come colmo di enormi ricchezze, è evidente simbolo dei doni che l’amore offre apertamente a tutti coloro che gli si accostano, e che sanno goderne: nulla è celato, nulla è riposto; tutto può essere liberamente fruito. <strong>La condizione , però, è la fiducia</strong>: Psiche deve credere nel suo sposo, credere alle sue parole, non lasciarsi fuorviare dalle apparenze.</p>
<p>E qui entra in gioco <strong>l’invidia delle sorelle</strong>, peraltro poi punite severamente nella fiaba: esse sono la voce di quanti, e sono tanti, <strong>invidiano la felicità altrui</strong>.</p>
<p>Esse non sanno comprendere l’ineffabile felicità di Psiche, e al tempo stesso ne sono gelose, e tramano contro di lei, nascondendosi dietro saggi consigli. Quanti di noi hanno dovuto ascoltare le “sagge” voci di chi ci metteva in guardia dall’amore, da chi ci invita a razionalizzare, a volere capire, conoscere, vedere? Ed ecco dunque il peccato più grande di Psiche; aver voluto guardare in faccia il suo sposo.</p>
<p><strong>Amore è, di per se stesso, inconoscibile</strong>: non può essere guardato, né conosciuto; egli esige da noi che lo si “riconosca” con un atto di fede assoluta. Non possiamo pretendere la conoscenza dell’amore, o lo perderemo: ed è appunto questo che capita a Psiche; non a caso Apuleio fa pronunciare ad Amore parole di tenerissimo dolore quando si avvede del tradimento della sposa: “ Sciocchissima Psiche..eppure più di una volta ti avevo amorosamente  avvertito …”</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/9dc3f74e5cb041d2a3cb1fd856b33d67" width="358" height="350" alt="nascita di Venere"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il particolare del bel viso di Venere nel celebre quadro di Botticelli  “Nascita di Venere”.</em></p>
<p>Troppo lungo sarebbe soffermarsi sulle prove che Venere impone a Psiche, simboli anch’esse di tutti i passaggi che l’anima deve compiere nel suo cammino verso l’amore. Proviamo invece a riflettere sull’ultima, la più terribile: per Amore, Psiche deve scendere agli Inferi. <strong>Ogni amante, quindi, deve attraversare questo spaventoso percorso</strong>: solo la discesa nei luoghi più bui e terrificanti, senza temere nulla, guardando in faccia la morte, conduce all’amore. Né va dimenticato che per i greci amore, eros, <strong>aveva un fratello gemello, thanatos, morte</strong>; e il momento supremo del piacere fisico è indicato come “piccola morte”: una temporanea perdita di sensi, di abbandono estremo, un attimo nel quale si perde ogni contatto con il reale, si muore per poi rinascere.</p>
<p>Ed è questo, infine, il significato della morte di Psiche: solo morendo l’anima può abbandonarsi fiduciosa tra le braccia di Amore, che la eternerà nel suo bacio, attimo reso in modo superbo dalla celebre statua del Canova, quando Amore raccoglie da terra l’amata come un fiore, che si offre al suo abbraccio languida e fiduciosa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/e0916af0b0614cf89cefab17d9e77d79" width="292" height="470" alt="Amore e psiche"/></p>
<p style="text-align: center;"><em>Antonio Canova, Amore e Psiche in piedi. San Pietroburgo, Museo Hermitage. Qui Canova ha scolpito una farfalla nelle mani dei due amanti. Secondo una credenza popolare greco-romana <strong>la farfalla è il simbolo dell’anima che esce dal corpo</strong>. Per questo Psiche ha spesso ali di farfalla.</em></p>
<p>Da quel momento, Amore e Psiche formano <strong>un’unità indiscindibile: l’uno non esiste senza l’altra</strong>. Non è solo simbolo dell’unione tra amanti, ma molto di più; non a caso, il frutto della loro unione si chiamerà Voluttà: il piacere nasce dunque dalla fusione di Amore e Psiche.</p>
<p>Non c’è dunque vero piacere se non quello che nasce da questa unione sublime: la mente e il corpo devono essere una cosa sola per raggiungere l’estasi. <strong>In un mondo che parla di “sesso”</strong>, che mercifica l’amore, che ne parla e straparla, esibisce e svilisce, l’insegnamento di questo mito andrebbe costantemente ricordato: non esiste un piacere meramente fisico; solo l’unione di amore e psiche può condurre alle vette più alte. Bisogna avere il coraggio di consegnarsi al lato inconoscibile dell’amore, scendere agli inferi se necessario, superare mille prove, <strong>per diventare infine degli esseri completi…</strong></p>
<p><strong>Ada Tavani</strong></p>
<p><em>Ada Tavani e’ nata a Napoli il 9/5/64, ha conseguito la laurea in Lettere e, successivamente, quella in Conservazione dei Beni Culturali.<br />
Dopo la specializzazione in Storia dell’Arte, che ha previsto anche un periodo di stage presso la Soprintendenza napoletana e il Museo di Capodimonte, ha collaborato per diversi anni alla cattedra di Storia della Miniatura Medievale e a quella di Storia dell’Oreficeria Medievale presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.<br />
Esperta di gestione dei conflitti e delle problematiche legate all’apprendimento, professore “formatore”, ha lavorato a numerosi progetti volti a migliorare la qualità del rapporto docente-discente e al processo di maturazione e sviluppo dell’alunno come persona. Attualmente insegna italiano e latino presso il liceo scientifico “de Nicola” di Napoli.</em></p>
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		<title>Un violinista nella metro.Percepiamo la bellezza?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 05:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[joshua bell]]></category>
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		<description><![CDATA[Il grande violinista statunitense Joshua Bell. Riconosciamo un talento in un contesto inaspettato? Oppure apprezziamo una persona solo quando è una persona di successo? Leggete questa storia molto speciale che ci è stata segnalata da una lettrice, Sara Castellani, per invitarci alla riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/Joshua-Bell.jpg"  /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Il grande violinista statunitense Joshua Bell.</em></p>
<p>Riconosciamo un talento in un contesto inaspettato? Oppure apprezziamo  una persona solo quando è una persona di successo?<br />
Leggete questa storia molto speciale che ci è stata segnalata da una lettrice, Sara Castellani, per invitarci alla riflessione.</p>
<p><span id="more-6697"></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/2c5166128d3e4a699f78bb59c0269075" width="450" height="317" alt="Joshua Bell"/></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Il famoso violinista Joshua Bell, protagonista di questa storia.</em></p>
<p>Un uomo si mise a sedere in una stazione della <strong>metro a Washington DC</strong> ed iniziò a suonare il violino;era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di <strong>Bach</strong> per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l&#8217;ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.</p>
<p>Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c&#8217;era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.<br />
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.</p>
<p>Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l&#8217;uomo guardò l&#8217;orologio e ricominciò a camminare.<br />
Quello che prestò maggior attenzione fu un <strong>bambino di 3 anni</strong>. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.</p>
<p>Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari.<br />
Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne&#8217; ci fu alcun riconoscimento.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/aad67214704c4ac1985bd169ca679620" width="500" alt="Joshua Bell"/> </p>
<p style="text-align: center;"><em>Una bella immagine del famoso violinista Joshua Bell quando era giovanissimo.</em></p>
<p>Nessuno lo sapeva ma <strong>il violinista era Joshua Bell</strong>, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.<br />
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al <strong>teatro di Boston</strong> e i posti costavano una media di 100 dollari.</p>
<p>Questa è una storia vera. L&#8217;esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: &#8220;In un ambiente comune ad un&#8217;ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?&#8221;.</p>
<p>Ecco una domanda su cui riflettere: &#8220;Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, <strong>quante altre cose ci stiamo perdendo?</strong>&#8220;.</p>
<p>Credo che qualsiasi commento a questa storia sia superfluo; ora è tempo di fare una riflessione sul senso della bellezza, della musica, dei piccoli tesori nascosti , dei talenti<br />
non riconosciuti soltanto perchè non hanno avuto la fortuna del successo. E’ possibile che riconosciamo solo il conosciuto? Ma come può lo sconosciuto&#8230;essere riconosciuto, farsi apprezzare senza avere “santi in paradiso”; o inaspettati colpi di fortuna?<br />
Se siamo in grado di trovare una risposta a questa domanda, saremo già sulla buona strada.</p>
<p>Vi ricordiamo che <strong>Joshua David Bell</strong> è un famoso violinista statunitense, nato a Bloomington il 9 dicembre 1967. Ha iniziato a suonare questo strumento quando aveva 5 anni. A 14 anni è apparso come solista con la <strong>Philadelphia Orchestra</strong> diretta da <strong>Riccardo Muti</strong>. Da allora la sua carriera è stata sempre più in ascesa, grazie al suo talento e alla dolcezza del suo <strong>Stradivari</strong>.</p>
<p><strong><em>Maria Cristina Giongo</em></strong><br />
<strong><a target="_blank" href="http://www.ilcofanettomagico.it/autori/maria-cristina-giongo/">CHI SONO</a></strong></p>
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		<title>TU PROSTITUTA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo articolo Roberto Allegri, autorevole giornalista e scrittore, commenta il nuovo libro di Maria Cristina Giongo, appena uscito. Un libro sul sesso, non per provocare ma per capire. Viviamo in un tempo dominato dal sesso. Non si può negare, il sesso è ovunque: domina le cronache dei giornali, i programmi televisivi, il cinema, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In questo articolo </strong><strong>Roberto Allegri, autorevole giornalista e scrittore, commenta il nuovo libro di<strong> Maria Cristina Giongo,</strong> appena uscito. Un libro sul sesso, non per provocare ma per capire.</strong> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/tuprostituta.jpg"  /></p>
<p><span id="more-6780"></span></p>
<p><strong>Viviamo in un tempo dominato dal sesso</strong>. Non si può negare, il sesso è ovunque: domina le cronache dei giornali, i programmi televisivi, il cinema, la letteratura. Serve per vendere di più, per provocare, richiamare,sottolineare, incidere, far ricordare. </p>
<p>Nella <strong>pubblicità</strong>, anche il più piccolo e innocuo prodotto è spesso accostato al sesso per renderlo più accattivante. Nei romanzi e nei film si trovano scene di sesso chiaramente inserite “a forza” nella trama, per rendere il tutto più piccante. “<strong>Sexy</strong>” è uno degli aggettivi più usati nel mondo della moda. La ricerca del piacere è considerata quasi un dovere. </p>
<p>E’ la cultura di quest’epoca e insegna a tutti che si deve essere attraenti, desiderabili, maliziosi, disponibili. La <strong>pornografia</strong> è una delle industrie più fiorenti, specie quella su internet, e si calcola che siano più di sei milioni in Italia gli utenti dei siti a luce rossa.</p>
<p>Il sesso impera e lo fa anche, purtroppo, con il suo volto più oscuro e spaventoso, quello della pedofilia, della violenza, della costrizione, delle perversioni, del ricatto. </p>
<p>Viviamo insomma talmente sommersi dal sesso e dalle sue sfaccettature da esserne quasi assuefatti. Così, ogni volta che qualcuno si permette di far notare che forse i costumi sono troppo “liberi” e che forse si sta esagerando, ecco che viene subito etichettato come moralista, bacchettone, baciapile, controcorrente.</p>
<p>In mezzo a tutta questa confusione quindi, è davvero complicato parlare o scrivere di sesso in modo serio. Ma è importante farlo, perché <strong>la sessualità è insita nell’uomo</strong>, fa parte della sua natura, e non si può trascurare. Un giornalista o uno scrittore non può trascurarlo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/610572e0ff3945fe9d6a567b51ec4fa6" width="192" height="160"/> </p>
<p>In più, ora che è decisamente un fenomeno sociale e una vera e propria forma di cultura, è impossibile da ignorare. Allora, il problema è parlarne o scriverne con eleganza, tatto e delicatezza. Il difficile è parlarne o scriverne per capire e far capire, e non per provocare. Ed è proprio quello che ha fatto <strong>Maria Cristina Giongo</strong> con il libro “<strong>Tu prostituta</strong>” (Laura Capone editore). </p>
<p>Un libro sincero, vero e coraggioso. <strong>Un’inchiesta giornalistica </strong>approfondita ma nello stesso tempo agile e leggera come una lettera privata scritta ad un amica. Cristina Giongo, giornalista DOC, indaga nel mondo della prostituzione facendo amicizia proprio con una donna che esercita quella che viene definita “la professione più vecchia del mondo”.</p>
<p>E attraverso la descrizione dei loro incontri, delle conversazioni, delle telefonate e delle email che si scrivono, traccia un ritratto “umano” di chi si prostituisce per libera scelta, facendo bene attenzione a due cose basilari. Prima di tutto, non giudica assolutamente, non punta il dito, non sale in cattedra né esprime i soliti moralismi scontati.</p>
<p>E poi Cristina non va alla ricerca del pruriginoso, dello scabroso – ed è un argomento, quello trattato nel libro, che si presterebbe benissimo a questo – né descrive la prostituzione come un fenomeno sociale da analizzare in maniera asettica.</p>
<p>Invece, con molto tatto e maestria, evidenzia i lati umani della vicenda, fa emergere la persona che è la protagonista, e le sue scelte di vita. <strong>Cristina scrive di sesso nel suo libro</strong>, senza nascondere nulla perché non si può raccontare di una prostituta che soddisfa i desideri più intimi dei suoi clienti senza entrare anche nei dettagli. Ma, è questo è la forza del libro, Cristina lo fa in punta di piedi, con discrezione, precisa ma nello stesso tempo delicata. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/b03d8c3f71d045a980aec3d8e12e9558" width="320" alt="Yo Puta"/></p>
<p>Il titolo del libro mi ha subito fatto venire in mente un film spagnolo del 2004 intitolato “<strong>Yo puta</strong>”, diretto da Maria Lindòn e basato sull’omonimo romanzo-inchiesta di Isabel Pisano. Il paragone con il libro di Cristina è stato immediato. </p>
<p>Il film, che era interpretato da Daryl Hannah, si addentrava nel lavoro di prostitute e gigolò ma lo faceva con sfoggio di <strong>scene “hot”</strong> tanto che nel cast del film figuravano anche diverse famose pornostar. Niente a che vedere quindi con l’eleganza di Cristina Giongo e del suo “Tu prostituta”, che riesce a fare appassionare alla protagonista della storia proprio perché la presenta non come una “dea del sesso” ma come una semplice persona. </p>
<p><strong>Roberto Allegri</strong><br />
robi.allegri@gmail.com</p>
<p><strong><a target="_blank" href="http://www.ilcofanettomagico.it/autori/roberto-allegri/">CHI SONO</a></strong></p>
<p>Qui sotto pubblichiamo il capitolo 2 del libro Tu prostituta, di Maria Cristina Giongo (Laura Capone editore)</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://api.photoshop.com/v1.0/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/15fe522266a54521bcd3f1c38aafa118" width="320" alt="copertina Tu Prostituta"/></p>
<p><em>CAPITOLO  2</p>
<p>L’ incontro</p>
<p>Milano, Stazione Centrale. Abbiamo fissato l’appuntamento in un terreno neutrale. Io ho viaggiato in aereo, tu arriverai in treno. Mentre ti aspetto faccio lavorare la mia fantasia cercando di immaginarti. In che cosa una prostituta si differenzia da una donna qualsiasi? Una volta ne intervistai una per il mio giornale. Aveva 28 anni ma ne dimostrava il doppio. E aveva pochi denti, a causa del frequente uso di eroina. Oltre ai denti stava perdendo i capelli. Si chiamava Angelique. Indossava una minigonna di pelle con stivaletti alti. </p>
<p>Viveva in una casa sudicia, a Rotterdam, in Olanda. Con suo figlio, un dolcissimo bambino di 9 anni, intelligente, triste. Mi fecero tanta pena! Il bimbo era pallido, emaciato; giocava in casa, in una stanza buia e maleodorante, mentre la mamma riceveva i clienti. Quel giorno compiva gli anni. Lo accompagnai in un negozio di giocattoli e gli dissi di scegliere tutto quello che voleva. Mi saltava attorno come un cucciolo in festa. Lei dietro, con l’aria assente.</p>
<p>Lo Stato olandese, su richiesta, permette agli handicappati di usufruire dei servizi di una prostituta: una volta al mese e a spese dell’assistenza sociale. Il sesso viene quindi riconosciuto come un bene primario, alla stregua del mangiare e del bere. Angelique era stata reclutata per questo tipo di lavoro che poche delle sue colleghe erano disposte a svolgere: per 70 euro a prestazione (da cui doveva detrarre le tasse). Il disabile era un poveretto sulla sedia a rotelle che desiderava solo un po’di compagnia e qualche carezza particolare, che lei gli concedeva distrattamente.</p>
<p>Sarebbe stato meglio se i servizi sociali gli avessero pagato anche una domestica per le pulizie, in quanto il suo appartamento faceva schifo. Terminata l’intervista li abbracciai tutti e tre: il diversamente abile, la puttana e suo figlio. Con il cuore a pezzi. Il bimbo, me lo sarei portato via con me. Per dargli tutto ciò che sino a quel momento gli era stato negato: amore, allegria, una vita regolare, regolata e spensierata. Quella sera non mangiai e  dormii poco.Tutta quella miseria mi aveva annientata, nel fisico e nello spirito.<br />
Il tempo passa: ti sto attendendo nel posto indicato. Ma non arrivi. Mi guardo intorno. Non vedo nessuna donna in minigonna.</p>
<p>Mi passa accanto una signora di mezza età, piuttosto volgare, con le unghie laccate di rosso fiammante: capelli e rossetto dello stesso colore. Ci siamo! Si ferma accanto a me: si accende una sigaretta. La fisso. Mi fissa. Probabilmente chiedendosi perchè l’osservo con tanto interesse&#8230; Poi si gira e, con un sospiro di sollievo, agita (esageratamente) la mano verso un uomo che le corre incontro. Di te, neanche l’ombra. Forse mi hai fatto il bidone. Squilla il cellulare.<br />
“Si può sapere dove sei?”<br />
“Qui. Ti sto aspettando,” rispondo incerta.</p>
<p>“Qui dove? Anch’io sono qui”. Hai una voce un po’ roca, con un forte accento straniero.<br />
“Sotto l’insegna della farmacia”<br />
“Pure io&#8230;”, insisti un po’ esasperata. Si interrompe la comunicazione.<br />
Mi chiedo se si tratti di uno scherzo. Infatti non vedo nessuno nel raggio di pochi metri. E neppure oltre. Stavolta ti chiamo io e improvvisamente realizziamo che ci troviamo una sopra e una sotto (fuori dalla stazione). Scendo le imponenti scale, con il telefonino acceso, tu che mi dirigi per guidarmi verso il luogo dove stazioni da tempo.<br />
Finalmente ci vediamo, a distanza, entrambe con i telefonini incollati all’orecchio. In effetti sei ferma sotto l’insegna di una farmacia. Una situazione comica: servita a farci dimenticare l’imbarazzo di questo incontro, tanto che ci salutiamo ridendo.</p>
<p> Niente è più prezioso di una risata, in certi momenti!  Mi eri passata accanto senza che me ne accorgessi, troppo intenta a cercare una persona che assomigliasse ad una prostituta. A questo punto realizzo che sei totalmente diversa da come ti avevo immaginata. Avrai circa 40, al massimo 45 anni. Molto alta, bionda, robusta; per niente volgare, vestita normalmente. Porti grandi occhiali da sole. Io indosso un vestito da collegiale : di seta bianco con fiorellini blu e un fiocchetto spiaccicato sul corpetto. Giuro che non l’ho fatto apposta. Ci dirigiamo verso un bar di fronte, sedendoci fuori, per godere del sole pomeridiano.</p>
<p> Posi una voluminosa agenda sul tavolino e sorridi, dicendomi che ho la voce e l’aspetto di una ragazzina. Hai una bocca carnosa, un seno prorompente. Come una matrona romana. Mi infondi un senso di sicurezza. Ti chiedo di levarti gli occhiali scuri che ti celano metà volto. È ora che ti riveli completamente a me. “Scusa,” “ è per via del sole ”, reagisci giustificandoti e togliendoli. Adesso capisco perchè piaci agli uomini; hai degli occhi azzurri bellissimi.</p>
<p>Inizi a raccontarmi la tua storia; sei simpatica, buffa per come pronunci le parole italiane. Ti parlo di Angelique e del suo bambino. Chiarisci che tu non sei “quel tipo di prostituta”, ostentando un’aria un po’ offesa. Poi tiri fuori “quella cosa”: una busta marrone quadrata contenente i CD con le famose registrazioni dei tuoi incontri con i clienti. Ripeti ciò che mi hai detto l’ultima volta che abbiamo chattato: se voglio conoscere il tuo mondo non basta che conosca te.</p>
<p> L’involucro che hai posato sul tavolo servirà ad aprirmi nuovi orizzonti.<br />
 “Ricordati, però, che devi avere uno stomaco di ferro per ascoltarle. Non si tratta di materiale per educande!”, sospiri osservando il mio abbigliamento. A questo punto potrei anche rifiutarlo: è sufficiente  che allunghi una mano e lo sposti di nuovo nella tua direzione. E tutto finirà; mi alzerò e me ne andrò. Invece lo prendo e lo faccio sparire velocemente nella borsa. Con l’aria furtiva di chi ha appena ricevuto una partita di droga. </p>
<p><strong>Maria Cristina Giongo</strong></em></p>
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		<title>VOGLIA DI VIVERE</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 05:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[michela fontana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[vecchiaia]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Giuseppe con la sua Sissi, nel 1858. Sissi è stata imperatrice d’Austria dal 1854 al 1898. Nel 1867 vengono incoronati anche re e regina d’Ungheria. Il vero nome di Sissi era Elisabeth Eugenie Amalie. VOGLIA DI VIVERE Di Michela Fontana I miei capelli biondi raccolti, vestito di velluto nero, tu con la giacca bianca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/Francesco-Giuseppe-e-Sissi.jpg"  alt="voglia di vivere" /></p>
<p><em>Francesco Giuseppe con la sua Sissi, nel 1858. Sissi è stata imperatrice d’Austria dal 1854 al 1898. Nel 1867 vengono incoronati anche re e regina  d’Ungheria.  Il vero nome di Sissi era Elisabeth Eugenie Amalie.</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOGLIA DI VIVERE</strong><br />
Di Michela Fontana</p>
<p style="text-align: center;">I miei capelli biondi raccolti,<br />
vestito di velluto nero,<br />
tu con la giacca bianca<br />
come i baffi imponenti:<br />
ballavamo leggeri e raggianti<br />
giocando a Sissi e Ceccobeppe.</p>
<p style="text-align: center;">Dieci anni e dieci chili in più,<br />
ridente t’invito alla danza,<br />
attonito ti schermisci esitante:<br />
“Lo sai che sono vecchio ormai”.<br />
“E io?!Ma provo a scordare<br />
con te l’insulto del tempo”.</p>
<p style="text-align: center;">Il valzer antico ci avvince,<br />
sereni ed un poco ansimanti<br />
fughiamo i malinconici anni,<br />
liberi infine del vuoto rimpianto<br />
della favola non vissuta allora<br />
e che ora non ci illude più.</p>
<p style="text-align: center;">Ma, senza cercarli, il ballo,<br />
riporta i giorni perduti,<br />
i nostri occhi lucenti,<br />
il sorriso ritrovato:<br />
bagliore di gioia incosciente<br />
per riscaldare l’inverno.</p>
<p><em>Michela Fontana,  ex insegnante di diritto, giornalista, è nata a Milano. Ora vive ad Arona, in provincia di Novara. Le sue poesie ed i suoi racconti, che hanno vinto alcuni premi per la prosa, sono sempre intessuti di rimpianto e di quel velo di malinconia che accompagna i grandi amori vissuti nel segreto della propria anima.  Amori talmente forti che neanche il trascorrere del tempo ha potuto “lenire”; alla ricerca di ancora uno sprazzo di gioia incosciente&#8230; ritrovata per riscaldare l’inverno della vecchiaia.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il vampiro che va di moda; tra leggenda, storia e cinema.</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 05:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[roberto allegri]]></category>
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		<description><![CDATA[I veri vampiri; quelli che sono realmente esistiti. Nella prima parte della sua storia sui vampiri ( pubblicata il 3 dicembre) lo scrittore giornalista Roberto Allegri ci ha parlato di finzione e di leggende. In questa seconda parte va oltre; e affronta il tema di quei “vampiri”, mostri feroci, che purtroppo sono veramente esistiti. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/2009/07/Bollino-Rosso.jpg"  width="50" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ilcofanettomagico.it/wp-content/uploads/vampiri-seconda-parte.jpg" /></p>
<p><strong>I veri vampiri; quelli che sono realmente esistiti.</strong></p>
<p>Nella prima parte della sua storia sui vampiri ( pubblicata il 3 dicembre) lo <strong>scrittore giornalista Roberto Allegri</strong> ci ha parlato di finzione e di leggende. In questa <strong>seconda parte </strong>va oltre; e affronta il tema di quei “vampiri”, mostri feroci, che purtroppo sono veramente esistiti.</p>
<p><span id="more-5118"></span></p>
<p>I vampiri non sono rimasti solo nella fantasia degli scrittori, dei lettori o dei registi. Hanno valicato i confini dell’arte e sono, tristemente, approdati anche nella vita reale. Nel corso della storia infatti ci furono molti assassini che, per la loro ferocia, divennero famosi con l’etichetta di “vampiri”. </p>
<p>Forse il caso più terrificante fu quello della <strong>contessa ungherese Elisabeth Bathory</strong>, vissuta tra il 1560 e il 1614. Sembra che, in dieci anni, avesse ucciso oltre seicento ragazze, convinta che il sangue delle giovani la potesse far ringiovanire. Preoccupata per una malattia che faceva invecchiare rapidamente la sua pelle, la contessa Elisabeth aveva preso l’abitudine di cospargersi con il sangue di colombi seguendo le cure indicate da <strong>Paracelso</strong>, il famoso medico del Rinascimento.</p>
<p>Ma un giorno picchiò una serva che le aveva tirato troppo i capelli nel pettinarla e le ruppe il naso. Il sangue della ragazza le schizzò sul volto ed Elisabeth provò un acuto e immediato sollievo. Credette allora di aver trovato l’antidoto più efficace contro la vecchiaia. Subito ordinò che la serva venisse completamente dissanguata e il sangue raccolto in una vasca, dove poi la contessa vi si immerse. Da quel momento i servitori di Elisabeth le procurarono centinaia di giovani che venivano sistematicamente sgozzate. La stessa contessa aveva inventato uno strumento che torturava e dissanguava lentamente le vittime. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" <img src="http://www.photoshop.com/accounts/80e0f17779334c6296627f1b253b4e9b/assets/477f8bfc75ec447392accf54cd135948" width="500" height="448"/></p>
<p>Nel 1611 però, una ragazza prigioniera della contessa riuscì a fuggire e a chiamare aiuto. Venne informato il re <strong>Mathias d’Asburgo</strong> che inorridito dai crimini commessi dalla contessa Elisabeth, mandò addirittura l’esercito nel castello per arrestarla. La contessa subì un processo e fu dichiarata colpevole. Tutti i suoi complici furono giustiziati ma lei, che era una nobile, venne invece murata viva nella sua stanza. Da una piccola apertura poteva ricevere il cibo e l’acqua e visse così per altri quattro anni.</p>
<p>Anche l’Italia ebbe il suo “vampiro”. Si chiamava <strong>Vincenzo Verzeni</strong>, era un bergamasco e nel 1872 venne arrestato per avere strangolato una ragazzina di quattordici anni e averne poi succhiato il sangue. </p>
<p>Molto più famoso fu “<strong>il vampiro di Hannover</strong>”, cioè <strong>Fritz Haarmann</strong>. Fu catturato nel 1924 e condannato a morte per l’assassinio di 24 ragazzi, anche se lui ammise di averne uccisi più di cinquanta. Haarmann ubriacava le sue vittime e poi le uccideva a morsi, bevendo il loro sangue. </p>
<p>Tristemente celebre è anche il “<strong>vampiro di Dusseldorf</strong>”, <strong>Peter Kurten</strong> arrestato nel 1930 e condannato a morte per nove dei venti omicidi che pare abbia compiuto. </p>
<p><strong>John George Haigh</strong> era invece il “<strong>vampiro di Londra</strong>”. Tra il 1943 e il 1949, uccise sei persone, dissolvendo poi i cadaveri con l’acido solforico. Ammise di aver bevuto il sangue delle sue vittime perché, in sogno, aveva ricevuto l’ordine da un personaggio misterioso di diventare un vampiro. </p>
<p><strong>Roberto Allegri</strong><br />
robi.allegri@gmail.com</p>
<p><strong><a target="_blank" href="http://www.ilcofanettomagico.it/autori/roberto-allegri/">CHI SONO</a></strong></p>
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