Archive for the ‘Cucina’ Category

Un semplice piatto di orto e mare

lunedì, giugno 24th, 2013

Le trofie  o trofiette  sono una tipica pasta ligure il  cui  nome deriva dal genovese  “strufuggiâ”, ovvero strofinare. In passato, le donne liguri usavano  per preparare la loro forma, il buffetto, una specie di ferro da maglia sul quale  arrotolavano un cordino di pasta. Si possono condire con il pesto, con un sugo semplice o con verdure , mitili o crostacei.

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Picnic a base di torte salate

mercoledì, maggio 29th, 2013

 

Arriva la primavera e le prime belle giornate di sole. Si programmano così le scampagnate domenicali al mare o in campagna. Momenti di allegria e relax e di buone torte salate. La base della torta salata può essere di sfoglia o di pasta brisè. Io ormai da anni uso quella al vino che non ha grassi animali e quindi risulta più leggera e anche molto gustosa. I ripieni sono molto vari: dal prosciutto al formaggio, alle patate, alle verdure, alla carne, al pesce. Ripieni fantasiosi magari raccogliendo tutti gli avanzi che si hanno nel frigorifero. Metteteci insomma quello che volete.

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Fra arte e cucina.

lunedì, aprile 15th, 2013

Città delle biciclette è scritto in un cartello all’ingresso di Ferrara. Ed è proprio vero, basta addentrarsi nella città estense patrimonio dell’ Unesco per ammirare anziane signore elegantemente vestite, in sella alle due ruote che si recano a fare la spesa, entrano dal fornaio a comprare la “ ciupeta”, la coppia ferrarese

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Elogio al fritto

lunedì, marzo 11th, 2013

Mangiare è uno dei quattro scopi della vita… quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo (proverbio cinese)

Per fare un buon fritto bisogna optare per un grasso che sopporti le alte temperature e abbia un elevato punto di fumo: l’olio di arachide e anche l’olio extravergine d’oliva si prestano perfettamente, anche se l’olio di oliva lascia un sapore più intenso. A seconda di cosa friggiamo il cibo va preparato in piccoli pezzi : infarinato, impanato o immerso nella pastella e mai salato in quanto il sale porta in superficie l’acqua degli alimenti. Inoltre non utilizzare lo stesso olio per friggere alimenti diversi. Cuocere a temperatura non superiore a 160 gradi.Tante nozioni, un vero decalogo che una buona cuoca conosce gia’ di base. Si sa che i fritti vengono condannati dai nutrizionisti e considerati un tabu’ alimentare ma e’ difficile resistere alla tentazione di un bel piatto di patatine fritte . La frittura fa venire l’acquolina più degli altri cibi e appaga. Questo perché l’uomo nei suoi primordi non aveva a disposizione grandi quantità di cibo, e cosi nella sua evoluzione ha sviluppato un gusto particolare per gli alimenti più calorici. Una volta alla settimana possiamo anche fare uno strappo alla regola e concederci una buona frittura. Che eccezione sia.
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Coriandoli e calzone!

domenica, febbraio 10th, 2013

Il calzone è una tipica ricetta del Sud. Pasta semplice di farina ed acqua farcita con salumi o formaggi, verdure o semplice pomodoro, insomma con un ripieno che sfrena le fantasie delle più abili cuoche. Fritto in olio extravergine di oliva o strutto oppure cucinato al forno, è un emblema della nostra cucina e riscontra il gusto di tutti, grandi e piccini. In realtà non è altro che una pizza ripiegata in due e le sue origini come sempre, sono da ricercare nella storia degli antichi Egizi quando per festeggiare il compleanno del faraone si cuoceva una focaccia condita con erbe aromatiche. Il calzone di cui vi propongo la ricetta è una variante “semidolce” , è un primo piatto che dalle mie parti in Puglia viene preparata durante il periodo carnevalesco o nelle domeniche di festa.
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E zuppa sia!

sabato, gennaio 12th, 2013

Nelle tazze di porcellana, nelle ciotole di terracotta, nei semplici piatti ci avvolgono con il loro profumo e cosi riempiono di ricordi la casa: le zuppe calde e fumanti che borbottano sul fuoco durante le fredde serate invernali.
Tanto tempo fa le verdure la carne e l’acqua venivano messe in una buca scavata nella terra e fatta bollire su grosse pietre roventi e allora questo piatto veniva chiamato badia degli uomini e non conosceva rivali. Le zuppe vennero più tardi, di certo chi decise di mettere insieme tutte le verdure dell’orto non furono certo i nostri avi bensì bisogna andare indietro nel tempo di diecimila anni e perdersi in una paese tra il Tigri e l’Eufrate per scoprire che un popolo di agricoltori aveva inventato i primi recipienti resistenti al fuoco. E che quei cocci cucinavano bene il grano, l’orzo e la carne di animale. Almeno questo è quanto si deduce dagli affreschi che raccontano come venivano cucinate le antiche minestre.
La zuppa entra nelle nostre cucine e non ci lascia più con i suoi sapori intensi .
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Un gustoso pranzo di Natale.

domenica, dicembre 16th, 2012

Si avvicina il Natale, la ricorrenza religiosa più sentita fra i cristiani. E’ una festa di incontro, di gioia e di pace, anche se in questi ultimi anni ha perduto la sua essenza spirituale soffocata da aspetti esteriori e materiali. E come sempre i preparativi non ci lasciano un attimo di respiro dalla tavola imbandita, alle decorazioni e ai regali che ci scambia sotto l’abete illuminato e magari davanti ad un camino scoppiettante. Il pranzo di Natale è una cosa seria le massaie con le ricette passate di generazione in generazione, il profumo di dolci appena sfornati, la tovaglia colorata di rosso e di oro, l’agrifoglio in bella vista, le candele illuminate e non potrebbe essere altrimenti in un paese come il nostro cosi ricco di cultura gastronomica e di usanze che si perdono nella notte dei tempi. Da noi in Puglia si usa invitare a tavola alcuni poveri, che rappresentano simbolicamente i parenti morti. La carità dicono è la pietanza più buona. Ad ognuno la scelta: tradizione o modernità ! Di certo i profumi della nostra infanzia sono ricordi indelebili e rendono il nostro Natale un evento magico, ma talvolta si ha voglia di cambiamento e di portare un tocco di diversità sulla nostra tavola.
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Ricetta, storia e magia dell’etnico couscous

lunedì, novembre 12th, 2012

Quando si parla di cous cous mi viene sempre in mente il deserto, magia del vuoto e dell’infinito. Viaggiare nel deserto è una esperienza unica e indimenticabile con il vento che soffia leggero, le notti profondamente blu e stupendamente stellate e la sensazione di essere un nulla in tanto scofinato mare di granelli di sabbia e di dune…il kuskus in arabo racconta la storia di una comunità, di un popolo, che vive nel deserto, difficile da capire per noi occidentali in quanto non è solo un piatto ma molto di più: semola impastata con acqua, lavorata con movimenti lenti e circolari del palmo della mano, manipolata sino all’inverosimile e poi cotta a vapore. Sembra facile descrivere il movimento dell’incocciare, arte senza tempo delle donne berbere, dal vivo è tutt’altra storia… Portato a tavola in un largo vaso di terracotta dove tutti attingono con le mani, in un clima di festa.
Il cous cous l’ho scoperto in Africa..e poi da lì la sua storia è passata in Sicilia sino a questa ricetta insolita e sorprendente.

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Autunno piemontese con gusto

lunedì, ottobre 8th, 2012

Tut a ven a taj, fin-a j’unge për plé l’aj.
Tutto è utile, persino le unghie per pelare l’aglio.

Ho scoperto la bagna  cauda per caso, una sera che  ero a casa di amici in Piemonte esattamente in quel di San Damiano d’Asti. Tra risate, bagni di acqua,  vino a fiumi  e carne alla brace cotta dal mitico Alessandro padrone di casa, qualcuno mi disse assaggia e fu subito … trionfo di sapore  ah  quella  salsa densa e profumata nella quali intinsi non so quanti ortaggi! Raffaella l’abile cuoca artefice della meraviglia (se vi trovate a passare dalla frazione Gorzano ..fatevela  preparare nel suo agriturismo il Portichetto oltre alle altre  ricette astigiane) mi  spiegò  il procedimento.. Mi auguro che abbia ricordato per bene il tutto. (altro…)

Speciale Yougurt

mercoledì, settembre 19th, 2012

Gli Ahaggar (nomadi dell’Algeria) dicono: “L’acqua è anima. Il latte è vita”.

Nei tempi remoti i pastori nomadi conservavano il latte di vacca, pecora e cammella in grandi sacche di pelle. Alimento che producevano in grande abbondanza sia per il loro sostentamento ma anche per omaggiare degli ospiti importanti e rifocillare i poveri. La leggenda narra che un pastore dimenticando il latte in un otre, lo ritrovò trasformato (per via delle alte temperature e dei batteri) in modo più consistente e gustoso. Dove, quando, esattamente avvenne non ci è dato sapere con certezza, perchè del latte trasformato si parla già nell’antica Grecia ma molti sussurrano l’ Europa orientale.

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