Bentornata Rampina!

“Tu vai, la condizione umana non t’appartiene. Vai, e torna quando vuoi, io ti aspetto.” Così le avevo detto in cuor mio, vedendola valicare, l’ultimo promontorio, prima di Cannatina (clicca qui per l’episodio precedente). Avevo continuato a seguirla ancora col pensiero: “Vai! E sappi che qualunque strada o decisione tu prenda, puoi sempre tornare sui tuoi passi. Non c’è nulla di male in quello che stai facendo. E’ tutto lecito, naturale, istintivo. Non c’è nessun affronto con te stessa, se è questo che in cuor tuo vuoi. Vai, prendi il destino nelle tue mani. Prenditi tutto il tempo che ti serve, per valutare le opportunità e le alternative che ti si presentano strada facendo. Ritenta ancora, se i dubbi ti assalgono. Torna indietro, se è necessario, per meditare, per porre di nuovo a te stessa, tutte le domande alle quali non hai trovato risposta. Ma sappi che solo il cuore può indicarti la retta via, tutte le altre direzioni sono miraggi, non servono a nulla.”

…e fu così che lei, la cavallina Rampina, me la ritrovai davanti casa dopo una settimana dalla sua fuga d’amore. Era lì, in attesa che le aprissi il cancello per rivendicare ancora la sua bustina di zucchero. Durante la mia lunga assenza invernale, per lei il tempo era trascorso lentamente nella solitudine dell’Aravecchia. I lupi le avevano fatto spesso compagnia, specie verso sera. Lei li controllava di sottecchi, a distanza, sempre circospetta. Era vero che quei predatori dalla pessima reputazione di eterni affamati, le avevano dimostrato amicizia e simpatia, ma la precauzione non era mai troppa, “Non si sa mai!“, pensava la bella puledra, mentre affondava il suo muso nell’erba appassita dal freddo.
Luigi, tuttavia, stava sempre in allerta. Con lui mi sentivo spesso al telefono. Una volta mi raccontò che un giorno aveva visto un capriolo pascolare insieme a Rampina. Improvvisamente una muta di lupi, almeno cinque, era spuntata dai cespugli ed avevano attaccato il cervide da più direzioni. L’animale era riuscito a sfuggire al capobranco come un fulmine, seminandolo. Rampina era rimasta ferma a guardare la scena. I lupi, sconfitti, avevano battuto la ritirata verso il fosso. Le erano passati accanto senza manifestarle ostilità, e Rampina aveva ripreso a pascere placidamente.
Dopo la metà di novembre, tutti gli animali che avevano bivaccato durante l’estate a Cannatina, erano stati riportati a valle dai rispettivi proprietari. Luigi aveva fatto altrettanto, affidandosi a un commerciante di equini, al quale cedette i due magnifici puledri che le due cavalle avevano messo al mondo lassù. Le due fattrici erano state rinchiuse nel noceto a Pietraliscia, un centinaio di metri dalla Casa di San Francesco.
Rampina, invece, era stata lasciata libera di scorrazzare a suo piacimento nei campi attorno alla contrada. Luigi, comunque, quando i campi erano ricoperti di neve, non mancava di mettere del buon fieno nella greppia della stalla, dove la cavallina passava la notte.
Al mio ritorno all’Aravecchia, nella tarda mattinata di fine aprile, i prati stentano ad inverdire a causa del freddo persistente. Rampina non è nella stalla. Dopo aver scaricato la macchina dalle mille cose inutili di cui era zeppa, l’ho chiamata più volte, senza esito. Questa volta, al mio richiamo non ha fatto eco il suo nitrito ed il successivo galoppo festoso. Ho telefonato a Luigi per avere notizie di lei.
-Forse è andata a Pietraliscia. Ci va spesso ultimamente. Aspetta fuori dal recinto che faccio uscire la mamma per andare a bere insieme a lei.-
-Quindi, la famiglia si è ricongiunta!- ho esclamato compiaciuto.
-Si ma solo con la mamma, con l’altra cavalla si prende a calci.- mi ha risposto.
Sono andato a Pietraliscia, Rampina, appena mi ha visto mi è corsa incontro. Era manifestamente felice di rivedermi. Scuoteva la testa, nitriva, impennava. Ho dovuto faticare parecchio per tenerla a bada con le mani. Dopo un po’ è arrivato Luigi con la sua Panda. Ha aperto il cancello del recinto per dare via libera alle due giumente di andare a bere alla fontana, ma solo la mamma di Rampina è uscita, mentre l’altra si è allontanata al galoppo nella parte opposta. Rampina ha seguito a breve distanza la mamma la quale anziché scendere il viottolo verso la fonte, ha continuato dritto a passo spedito. Subito dopo ha svoltato per i campi verso la montagna, con la figlia appresso.
-Ormai non torna più indietro! Segue la mamma su a Cannatina!- ha esclamato Luigi, riferendosi a Rampina.
Un velo di tristezza mi ha preso all’improvviso, vedendo la mia amata cavallina abbandonarmi per una seconda volta. L’altra giumenta, è sopraggiunta al galoppo. Ci è passata davanti come un lampo, proseguendo la sua corsa su per i campi, verso la montagna. Ad un tratto si è fermata. Ha emesso due nitriti per richiamare l’attenzione delle altre due fuggiasche. Rampina è rimasta ferma ad osservare l’arrivo della cavalla a lei ostile. Dopo avere scalciato più volte in segno di dissenso, ha iniziato il suo trotto a ritroso verso casa, lasciando che le sue simili valicassero il Colle Padoni, senza di lei.

Bentornata a casa Rampina! Ma tu lo sai che l’otto di maggio di due anni or sono, come un miracolo inatteso, sei arrivata nella notte sfidando la tempesta? Auguri allora! Felice Compleanno dolce e amata cavallina.

Valentino Di Persio
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5 Responses to “Bentornata Rampina!”

  1. Maristella Grillo scrive:

    Ben tornata Rampina.
    Valentino Di Persio,Complimenti per I tuoi libri…..,
    Ma per me Rampina,ha qualcosa di Magico.

    Maristella

  2. La mitica Rampina, un amore!

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