La Puglia scopre Van Gogh

Per chi non lo sapesse, Vincent Willem Van Gogh, nacque a Zundert, in Olanda, nel 1853. Era un pittore dotato di grande sensibilità artistica, definito geniale, folle e visionario. Un’anima tormentata che cercava sollievo nell’assenzio e trovava ispirazione in quel malessere fisico e psichico che lo rese vittima di se stesso alla sola età di 37 anni, all’circa due anni dopo il famoso gesto di autolesionismo che lo indusse ad asportarsi il lobo dell’orecchio sinistro, probabilmente a seguito di una litigata con l’amico pittore Paul Gauguin.
Iniziò ad esprimersi come artista verso i 30 anni. Creò all’incirca 1000 opere tra dipinti, acquerelli, litografie e incisioni all’acquaforte e tante furono le lettere che scambiò con suo fratello Theo, mercante d’arte, che sempre lo sostenne nella sua breve ma intensa vita.
Un impressionista, dal modo in cui usa i colori, che veste i panni dell’espressionista. Rappresenta una realtà distorta che non ha nulla di realistico, esalta il suo lato emotivo, il suo io interiore rispetto alla percezione oggettiva. Uno stile che lo renderà unico nel suo essere.

La Puglia, come altre regioni italiane, ha accolto l’opera di Van Gogh con grande rispetto e dedizione, omaggiando l’artista olandese tramite l’allestimento di mostre e iniziative che ne ritraessero le sue opere.

Già nell’agosto 2015 venne organizzata, nella città dei trulli, l’“Alberobello Light Festival: Summer Starry Night” in ricorrenza con il 125° anniversario dalla morte di Van Gogh. Le calcaree e tipiche ‘chiancarelle’ dei conici trulli vennero illuminate dalle caratteristiche e vorticanti pennellate in stile vangoghiano, tramite l’uso di proiettori che rendevano magica l’atmosfera di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, lasciando gli astanti incantati da quella magia che si muoveva davanti ai loro occhi: da quell’arte nell’arte.

Dal 6 dicembre 2018 al 3 febbraio, Bari, ha invece ospitato la mostra high-tech “Van Gogh Alive – The experience” nello storico Teatro Margherita. Il percorso iniziava immettendo il visitatore davanti ad una rappresentazione realistica del famoso dipinto “La Camera di Vincent”, visione che lasciava senza parole soprattutto quando ci si soffermava sulle particolari ombre accentuate dall’uso del colore o della sfalsata prospettiva che vi era nella resa del letto e di altri elementi distorti e inclinati… una scenografia che, in fotografata, non faceva che emozionare il cuore.

In alto a sinistra “La camera di Vincent ad Arles” realizzato mentre era confinato nel manicomio di Saint-Remy (1889, olio su tela, 55,5×74 cm). Nelle altre tre foto la scenografia allestita che riproduce lo stesso dipinto.

Il percorso proseguiva lungo pareti colorate sulle quali erano rappresentate frasi e stilizzazioni di sue opere fino a delle stampe raffiguranti alcuni suoi dipinti affiancati, in bilingua, da una spiegazione contestualizzata di quello che era il vissuto di Van Gogh. Parole che scorrevano lente nella mente dei visitatori, curiosi di conoscere qualcosa in più sul famoso artista olandese che ha saputo catturare, con la sua originalità, l’interesse di tante persone nel mondo.

Il percorso portava così davanti ad una grande tenda nera affiancata da una affissione che spiegava come all’interno ci avremmo avuto a che fare con un approccio diverso con l’arte, lontano dalle tradizionali visite ai musei, saremmo stati immersi in una esperienza multimediale sensazionale tra luce, colore e suono grazie ad un sistema che comprendeva –e cito fedelmente- l’uso di 40 proiettori in HD, una grafica multicanale e suono surround.

Posso dirvi che l’impatto con la stanza misteriosa è notevole, ci si ritrova a bocca aperta, catapultati a 360° all’interno della storia e delle opere di Van Gogh. L’ambiente adibito di multi screen riportava video, immagini, frasi e musiche coeve all’artista e trasmettevano quella che era la sua vita, tra i suoi autoritratti, i suoi viaggi in Francia, la serie dei Girasoli, l’influenza dell’arte giapponese, le tante lettere vergate a mano, la permanenza nel manicomio di Saint-Rémy e di come la sua instabilità emotiva non traspariva sui dipinti se non con immagini fuori da ogni regola prospettica, con paesaggi tranquilli, colori pieni di primari e secondari… come la sua famosa “Notte stellata”.

Un’esperienza unica del suo genere, uno spettacolo virtuale, di circa 30 minuti, che si ripeteva ininterrottamente al pubblico. Una installazione che nasconde, sicuramente, un grande progetto di ricerca, di assemblaggio, di non facile organizzazione, che accompagna per mano ad un nuovo modo di percepire e concepire l’arte con una esposizione che si avvicina alla tecnologico e viene incontro alla gente, una iniziativa del tutto notevole.

Ci sono però dei “ma” (o “mah!”)… Alla fine del percorso, all’uscita dal teatro, sono stata pervasa da una sorta di insoddisfazione. Il non essermi trovata davanti ad una reale opera di Van Gogh mi lasciava vuota, come se tutto quello che avessi visto all’interno non avesse placato la mia sete di conoscenza.
Delle riproduzioni irreali, a mio parere, non potranno mai competere con una galleria vera e propria, il non avere un contatto diretto con l’odore dell’arte, il non trovarsi davanti ad un dipinto per poterne notare, in controluce, il rialzo del colore dato dalle pennellate, il non potersi soffermare su un particolare per un tempo infinito senza che l’immagine cambi ripetutamente, tendono a donare una visione più superficiale non approfondita, non si ha il tempo di immedesimarsi, di guardare in noi stessi, di rapportarsi realmente con le opere e con l’artista.

Quando lessi del grande successo dell’evento, a livello mondiale, non ci ho pensato due volte ad andarci, ma lì ho poi notato anche gente insoddisfatta dal punto di vista qualità-prezzo, un prezzo certamente accessibile, ma alto rispetto a quello che l’evento ha realmente da offrire.
Comunque consiglio di vederla e soprattutto di portarci i più piccoli, è una esperienza che almeno una volta bisognerebbe fare, anche solo per passare una giornata alternativa tra i colori e una buona compagnia… Perchè rimane sempre un modo, originale e al passo con i tempi, per far circolare l’arte.

Marica Caramia
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One Response to “La Puglia scopre Van Gogh”

  1. Sonja Vermulst scrive:

    14 febbraio 2019
    Ciao Marica
    Ho letto tuo articolo e mi sembra che era un gran spettacolo.
    Nel 2017 è stato realizzato un film di Vincent v. Gogh si chiama “Loving Vincent”
    racconta la sua vita in fixtie e non fixtie è un film composto da 65000 immagine dipinte a mano da 125 pittori.
    Il film ha vinto il premio Äcademy Award”
    Nel Paese Bassi c’era una mostra a ‘s Hertogenbosch nel museo Noord Brabant dove i pittori avevano esposto la realizzazione dei quadri.
    Forse è possibile di vedre questo film anche in Italia; ne val la pena.
    Sono un’allieva olandese di Cristina.
    Tanti saluti Sonja Vermulst-Stegenga

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