I Monti del Drago (Drakensberg) in Sudafrica: uno spettacolo da non perdere

Lo spettacolo che si presentò agli occhi dei primi coloni Boeri quando, durante la “Grande Marcia” raggiunsero un’alta e vasta catena montuosa (se ne andarono dalla Colonia del Capo attorno alla metà dell’800 per vari motivi, ma soprattutto per fuggire la progressiva inglesizzazione del territorio), fu impressionante: picchi aguzzi che si stagliavano contro il cielo azzurro, profondi burroni, cascate.
Da dove origini il nome Drakensberg (Monti del Drago) è incerto.
Una leggenda narra che una coppia di Boeri raccontò, trafelata, di aver visto un dragone con ali e coda, che volava sopra le nuvole o, in alternativa, che il dragone soffiava fiamme e fumo.
Meno fantasioso il nome dato dagli Zulu: uKhahlamba (barriera di lance) ad indicare le aguzze punte dei picchi.
Ma cosa sono i Drakensberg e dove sono esattamente?

La catena dei Monti del Drago si estende per più di 1.000 km circa da Nord-Est (Provincia del Limpopo) a Sud-Ovest (Provincia del Capo Orientale) nella Repubblica del Sudafrica.
Essa fa parte della Grande Scarpata, il bordo degli altipiani centrali, che si estende dal confine con la Namibia (ovest) fino a quello con lo Zimbabwe (Nord-Est) formando un semicerchio quasi parallelo alla costa.
I Drakensberg sudorientali (al confine col Lesotho) comprendono i picchi più alti dell’Africa del sud.
Thabana Ntlenyana raggiunge i 3.482 metri; il suo nome, in lingua Sesotho significa “piccola e graziosa montagna”: humor locale?
Singolare l’origine del nome Champagne Castle (3.377 metri): gli scalatori avevano portato con sé una bottiglia di champagne per brindare al raggiungimento della vetta, ma sfortunatamente la bottiglia cadde e da questo battezzarono il monte.
Più romantico e nostalgico è l’origine del nome Cathkin Peak (3.181 metri) che fu così chiamata da uno scozzese con il nome di una località nei pressi di Glasgow; il nome in lingua locale significa invece “fategli spazio”.
Due sono i monti chiamati in Zulu iNtabayikonjwa che significa “montagna che non devi mai indicare”.
Uno è Giants Castle (3.315) e, se lo indicherai, causerai brutto tempo; l’altro monte, se verrà indicato da una donna, la farà sposare con uno degli uomini che vivono alle sue pendici; a quanto sembra, non un buon partito.
I monti erano però abitati dai San (o Bushmen) da millenni prima dell’arrivo dei Bantu nel 13° secolo e dei bianchi in seguito.
Solo in quest’area sono stati catalogate circa 40.000 pitture rupestri lasciate da questo straordinario popolo prima di essere sterminato dagli invasori.

I passi che attraversano la catena sono pochi e sono ad altezze che spesso superano i 2.000 metri; di Sani Pass e del suo bar ho parlato nel settembre 2016.
I Drakensberg offrono un’ampia varietà di svago.
Cavalcate, passeggiate, mountain bike, arrampicate, sono solo una piccola parte di quello che si può fare in estate. In inverno (da giugno ad agosto) è possibile sciare sia in Lesotho che in Sud Africa.
Se fino a qualche anno fa era un’attività da “cogli l’attimo” in quanto poteva succedere che la neve si sciogliesse prima di raggiungere le piste, ora sono stati installati, in alcuni resort, cannoni sparaneve che garantiscono innevamento di maggior durata.

Ricordo ancora con emozione una passeggiata che facemmo risalendo un torrentello in una gola larga non più di 4 metri e con pareti rocciose a picco che si alternavano a oasi di vegetazione rigogliosa e a cascatelle che si gettavano in pozze, così limpide, che era difficile individuare la superficie dell’acqua.

Testo e foto di Mauro Almaviva

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