“Intervalli ardenti” (una recensione di Pietro Pancamo)

«Specchio poetico. Raccolte in dialogo» (copertina)

Daniele Bottura, Intervalli ardenti, in A. Ramberti (a cura di),
Specchio Poetico. Raccolte in dialogo, Fara Editore, Rimini, 2007

 

Cari amici de «Il Cofanetto Magico»,
in calce a queste righe ecco un breve commento a mia firma, col quale intendo presentarvi Intervalli ardenti, ovvero una silloge di liriche partorita, una decina d’anni fa, dalla mente del bravo scrittore Daniele Bottura e più tardi apparsa nell’antologia di autori vari Specchio Poetico. Raccolte in dialogo.


 

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Vicoli

 

Leggendo i versi (così aforistici) di Daniele Bottura, apprendiamo di vegetare in un caos lacerato e goffo di solitudine, in cui ciascuno di noi vaga alla deriva e che, popolato com’è di amori esclusivamente formali, e quindi impenetrabili, lascia con ostinazione alla nostra tavola (o meglio vita) un posto perennemente vuoto.
È possibile colmare quest’assenza e convertirla in pienezza?
Certo, a patto (si capisce) di sapersi orientare per i vicoli molteplici della spicciola e spiccia banalità esistenziale. Con l’obiettivo naturalmente, e non trattabile, di superarla o sbarazzarsene, accusandola poi lealmente per ciò che è: troppo scontata; troppo narcotica; intrisa all’eccesso di una condizionante ottusità incondizionata; priva completamente di un idoneo, denso principio spirituale che la sostenga (come drasticamente esemplifica e dimostra la brusca invasività –quasi animale– che gli estranei, incontrandosi per caso, si trasmettono con gli occhi e che, pur essendo in ultima analisi una curiosità dagli appetiti morbosi, nasce indiscutibilmente da un’indifferenza totale per il prossimo e il suo legittimo bisogno di intimità).
Ma in che modo svincolarsi efficacemente dall’ovvietà degli accadimenti giornalieri (che di norma ci attorniano “di sempre in sempre”, dunque in eterno)?
Semplice, sembra esclamare Bottura in un sussulto di speranza: basta affidarsi ad una vis (non comica magari, però allegra di sicuro) che munita puntualmente d’una snella e scapigliata saggezza –alias ironia (prodigiosa libertà della mente)– squarci offuscandole, con la forza di un sole sottotraccia, le nubi dell’animo… per guidarci salda fino alla bellezza “polidirezionale” della felicità concreta.

Pietro Pancamo
CHI SONO

 
 

SETTE POESIE DA INTERVALLI ARDENTI
 

C’è sempre un posto vuoto nelle tavole su cui mangio.
Ogni volta immagino che vi sia seduto qualcuno.
Nessuno mi dice il suo nome.

***

Certi giorni tra me e il mondo
c’è una distanza infinita
colmabile solo con il sonno.
Niente altro mi avvicina
agli umani nei giorni in cui il vero
non si appiccica ai sogni.

***

Quando ti guardo vedi il mio sorriso?
Mi leggi dentro?
Riesci a capire cosa penso quando ti
guardo mentre ti
sorrido formalmente?

***

Perdersi tra le strade del centro di Verona
non fa badare al cielo grigio.
Essere accompagnati nella vita da uno spirito
vivo e allegro è la stessa cosa.

***

La felicità è un incrocio a doppio
senso di circolazione.

La felicità è un rimbalzo.

***

C’è questo guardarsi tra le persone. Irrispettoso,
indiscreto, intimo senza conoscersi.
Sguardi che vanno subito al sodo senza un respiro
che li sostiene.

***

Ci siamo persi nell’idiozia dei giorni, scambiando
l’abitudine per la vita.
Non poteva andare peggio.

 
 
 
 

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One Response to ““Intervalli ardenti” (una recensione di Pietro Pancamo)”

  1. Maria Cristina Giongo scrive:

    Bellissimo articolo, Pietro Pancamo, bellissima presentazione di queste poesie di Daniele Bottura, altrettanto belle!
    Complimenti! “La banalità esistenziale”….già, eppure dentro si trova anche la “felicità a rimbalzo”, quella felicità che, come scrive Bottura, ” è un incrocio a doppio senso di circolazione…” Viviamo quindi la vita per tutto il tempo che ci è concesso viverla, e poi si vedrà che cosa ci aspetta alla fine del tunnel, dentro quella luce che ci avvolgerà per l’eternità. Un abbraccio, Cristina

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