“Luoghi del Novecento. Studi critici su autori italiani: Cesare Pavese, Paolo Volponi, Tonino Guerra, Alberto Bevilacqua, Umberto Piersanti”

Alessandro Moscè, Luoghi del Novecento. Studi critici su autori italiani: Cesare Pavese, Paolo Volponi, Tonino Guerra, Alberto Bevilacqua, Umberto Piersanti, Marsilio Editori,
Venezia, 2004

 

Ho mobilitato i termosifoni, quel giorno, e subito il freddo ha iniziato a sfollare. Magari, attraverso i muri di casa, è uscito fuori per unirsi agli esordi assai incerti della mia primavera umbra, ancor gelida come l’inverno? Beh, non lo so… E comunque non mi sembrava utile, quel giorno, star lì a rimuginare, in stile trasognato, sulle avventure del freddo. Era sicuramente più opportuno, invece, ritornare a concentrarsi con solida attenzione sulla vita d’ordinanza, altrimenti detta quotidiana e piena (nel mio caso) di viaggi, di racconti da rifare, d’appuntamenti, di programmi da condurre, di articoli da correggere o creare. Insomma… di web radio e riviste online.


 

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Proprio non capivo, quel giorno, che idea inventarmi per tirare avanti la Sezione Poesia de «Il Cofanetto Magico». Volevo immaginarmi un argomento da spiegare, da esporre e cercavo di escogitare un qualcosa di superbamente significativo. Riuscendo soltanto, però, a sbatacchiare la fantasia contro il nulla pneumatico di pensieri fiacchi, distratti, inespressivi e col mal di testa.
O forse il mal di testa ce l’avevo io, a forza di elucubrare senza meta.
Ma, all’improvviso, la rivelazione! «Perché, vecchio mio» –mi son domandato, quel giorno– «non ti lanci in una bella recensione, da conservare a penna nel tuo quaderno di lavoro e dedicare per intero a un tomo di valore?».
«Mi pare un’ottima trovata!» –mi son lodato apertamente, di rimando– «Anzi potrei scegliere di commentare subito, con piacere e impegno, Luoghi del Novecento, raccolta di studi pubblicata a novembre del 2004 (con la Marsilio Editori) dal bravo Alessandro Moscè, critico letterario de «Il Foglio», e tesa ad illustrare una categoria di autori notevole e preziosa: quella dei “residenziali”, vale a dire una stirpe italiana di “poeti-narratori” che, nella seconda metà del ventesimo secolo, hanno scovato –in una marginalità costantemente geografica– il modo più infallibile non solo di amare e scrivere (per meglio riflettere e ricordare), ma anche di osservare attentamente il reale, dalle profondità pensose di una provincia defilata (in particolare emiliano-romagnola o marchigiana) che, sebbene assai distante dai crocevia nevralgici dell’universo attuale, si configura ugualmente come fulcro decisivo di ricerca antropologica e forte vita intellettuale (se non, per giunta, “investigativa”).
Ecco dunque il sostrato originale e originario da cui derivano senz’altro le opere eloquenti (debitrici talvolta di maestri veri come Pascoli, Saba e Leopardi) dei cinque nobilissimi autori (Cesare Pavese, Paolo Volponi, Tonino Guerra, Alberto Bevilacqua, Umberto Piersanti) che Moscè analizza più da vicino, chiarendoci con esattezza lirica come in essi i boschi, i villaggi, gli altipiani e i colli del paesaggio natio formino spesso un rifugio prioritario da opporre fermamente alla civiltà convulsa dei centri urbani, o magari un gradito ripiego (forse temporaneo) cui affidarsi pieni di memoria per indulgere ad un riposo “energico” che ritempri in vista del mondo e che (vigoroso di intuizioni cardinali, agili a dispiegare l’esistenza umana nei suoi meccanismi costituenti o focali) “getti” nuove interpretazioni sui cavilli insistenti e fitti del tran-tran quotidiano (nonché politico-morale)».
 
Ho smobilitato le parole, quel giorno, smettendo di “chiosare”. Ho adagiato la biro, per lungo, nella scanalatura del mio quaderno… per poi guardarlo, mentre lo chiudevo. Ho notato che si raggomitolava; già: intorno alla penna, che sporgeva fuori (con la punta) dal margine inferiore delle pagine, si abbracciava ad ascella –pian piano– come intorno ad un termometro, rimasto lì a misurare il calore (o valore) interno delle mie frasi.
Scorgevo, controllando, ch’era basso il mercurio nero, nel tubicino. Perché?

Pietro Pancamo
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One Response to ““Luoghi del Novecento. Studi critici su autori italiani: Cesare Pavese, Paolo Volponi, Tonino Guerra, Alberto Bevilacqua, Umberto Piersanti””

  1. Maria Cristina Giongo scrive:

    “Perchè non ti lanci in una bella recensione?”E così lo hai fatto, caro Pietro! Bella, anche con tutti i dubbi iniziali e finali. Ma non mi dire che la tua vena poetica è in pausa! Non dico “esaurita”, perchè non si esaurirà mai!!!!

    Comunque tu puoi scrivere quello che vuoi per il Cofanetto: interviste, recensioni di libri, film, siti web ( mai pensato a questo? ).

    Intanto condivido su Facebook per i tuoi affezionati lettori. Buona giornata! Cristina

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