Mamma, voglio morire! La terribile storia di una bimba nata infelice.

bambinidepressione

“Quando me lo disse per la prima volta aveva solo 3 anni di vita, e in quel momento mi sentii morire anch’io”. Così è iniziato il calvario di una mamma olandese.

Questa è il disperato racconto di una madre e della sua bimba, tratto dal settimanale olandese, “Vriendin”. Per motivi di privacy abbiamo cambiato il nome della bambina, che chiameremo Chrystel. Ve la riportiamo così, direttamente dalle parole di questa donna che ha vissuto il dramma inimmaginabile della sua bambina nata..con la morte nell’anima, “vittima di un male che non le era mai stato inferto”.

“Tutto iniziò quando mia figlia aveva solo 3 anni. Stavamo tornando dall’asilo, con la bicicletta, lei dietro di me, quando improvvisamente ho sentito la sua vocina che diceva: mamma, non mi piace più!

Pensavo che si riferisse all’asilo, per cui le domandai di spiegarsi meglio: non le piaceva più recarsi in quel posto o non le piacevano i suoi compagni? Mi rispose, senza esitazione: la vita! Non mi piace più vivere.
Già da tempo era triste, silenziosa. Oserei dire …profondamente infelice. Dopo quella volta cominciò sempre più spesso a parlare di morte. Anche il suo comportamento divenne sempre più strano. Se giocava per la prima volta con un bambino, dopo un secondo era diventato il suo migliore amico; ma dopo cinque minuti diceva di odiarlo ed interrompeva ogni contatto con lui.

Quando aveva pochi mesi di vita a volte te la dimenticavi, tanto era tranquilla e zitta; ma poteva anche succedere che di colpo si mettesse a strillare istericamente. Le piaceva giocare con i Lego, tuttavia, se non riusciva a metterli uno sopra l’altro, ben incastrati, si infuriava e li tirava per tutta la camera. Mangiava pochissimo e beveva pochissimo. Neppure i pediatri riuscivano a capire la causa della sua inappetenza. Dopo qualche anno le fu diagnosticata una patologia chiamata ADHD (Attention-Deficit Hyperactivity Dis-
order
).

Ricordo una volta in cui la trovai in cucina con un coltello contro la gola; si girò verso di me e guardandomi fisso negli occhi mi chiese, gelida: che cosa dici? La faccio finita? In quel momento anche a me si gelò il sangue nelle vene! Le levai il coltello di mano e il giorno dopo mi rivolsi ad uno psichiatra infantile, che mi consigliò di starle vicino con tanto amore. Ma l’amore può bastare in questi casi? Infatti diventava ogni giorno più difficile; c’era qualcosa in lei che la spingeva a volersi fare del male, a cercare la sofferenza e a coinvolgere anche me in questa sua ricerca; godendo quasi del dolore che mi dava.

A 5 anni per esempio voleva che la vestissi con magliette strettissime e che stringessi pure la cintura del calzoncini così tanto… che quasi non respirava. La stessa cosa valeva per i capelli; li voleva raccolti in una coda di cavallo tiratissima. In seguito mi disse che voleva sentire tutto il dolore della vita sul suo corpo.

A scuola picchiava gli altri bambini oppure si isolava e se ne stava taciturna in un angolo davanti alla finestra, guardando fuori. A volte si scagliava contro di me quasi con odio; ma dopo 5 minuti volava nelle mie braccia chiedendomi scusa e baciandomi. Suo padre era sempre via per lavoro e tutto il peso di questa situazione ricadeva su di me.
Una volta spinse il coltello con più forza contro la gola, ferendosi. Allora non ce la feci più a stare a guardare impotente; chiedemmo aiuto ad un ospedale psichiatrico, dove la ricoverarono per sei mesi, insieme ad altri bimbi con problemi psichici.

Fu il periodo più brutto della mia vita. Mi sentivo in colpa per averla allontanata da casa, per non avercela fatta più ad assisterla da sola, a capire il suo disperato grido di aiuto. Quando tornò a casa, secondo gli psichiatri, guarita, ma imbottita di medicine, ricordo che era Natale e che io, mio marito e la sorella maggiore, eravamo molto felici di riaverla fra di noi. Purtroppo dopo pochi giorni scappò. La polizia la ritrovò in un campo, in mezzo alla neve, al freddo, inebetita. Andò mio marito a prenderla e la prima cosa che gli chiese fu “se qualcuno si era accorto della sua assenza. Se a qualcuno era mancata”. Suo padre rispose che era mancata a tutti.

Da allora scappò un giorno si ed uno no; ed ogni volta io salivo sulla mia bicicletta per andare a cercarla. Devo ammettere con tanta vergogna che mi capitò persino di pensare che poteva pure arrangiarsi, che mi ero stancata di inseguirla; arrivai addirittura a provare fastidio nei suoi confronti, e a chiedermi se le volevo veramente bene. Ma, vi prego, non mi giudicate per questo! Per fortuna si trattava di momenti di sconforto passeggeri; mi rendevo subito conto che era la stanchezza fisica e psichica che mi portava a provare quelle terribili emozioni, inimmaginabili per una madre. E correvo di nuovo a cercarla, nel timore che potesse veramente farsi del male.

Infatti una cosa era certa; Chrystel non amava la vita. Non l’aveva mai amata e neppure lei sapeva perchè. Spesso ripeteva che voleva farla finita per il semplice fatto la vita stessa non le interessava. Io e mio marito siamo in terapia, aiutati da uno psicologo. Ma il dramma che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo non ci abbandonerà mai”.

Maria Cristina Giongo
CHI SONO

Link alla sindrome ADHD: clicca qui

Pubblichiamo con emozione questa poesia perchè è in tema con il nostro racconto. L’abbiamo trovata navigando su internet, nel sito danzateonline.blogspot.com. E’ firmata Giorgia Vezzoli, che ringraziamo per averla scritta e avercela donata.

La più piccola della famiglia

Tutti sapevano molte più cose,
ma lei sosteneva il rumore del mare.
I bambini lontani le chiedevano conto del proprio dolore
e quando la notte oscurava ogni sua fortuna,
li piangeva.
Era la vittima di un male che non le era mai stato inferto.
Soffriva fino a cadere per terra,
fino a capire cos’è che succede
quando il dolore t’infiamma le gote e t’inquina il respiro,
fino a sentire quell’ultima goccia di un qualche infinito
cui aggrapparsi per poter dire: so cos’è il male.
E ne sono scampata.
Il resto era gioia di avere mutato l’inferno
in un senso.
Un’altra ragione per stare nel mondo.

(di Giorgia Vezzoli)

Tratta da: http://danzateonline.blogspot.com/
Vi consigliamo di leggere anche una bella intervista di Giorgia, “Streghe in 10 domande”, che troverete in un interessante blog che si chiama DONNE PENSANTI. Soltanto il nome fa venire voglia di visitarlo!
Link: http://www.donnepensanti.net/2010/05/io-non-ci-sto/
L’intervista è a Viviana Vivarelli, una donna coraggiosa
(leggendola capirete perchè) molto speciale, che ha creato il blog Masadaweb.

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305 Responses to “Mamma, voglio morire! La terribile storia di una bimba nata infelice.”

  1. Maria Cristina Giongo scrive:

    Cara Viola,

    buonismo è una parola che non mi piace. E neanche chi pontifica, chi critica sempre gli altri e si erge ad insegnante con frasi “leggi bene quello che dico”, “non capisci”, ecc. Su questo piano non mi metto neppure a discutere perchè non porterebbe a nulla di costruttivo.

    Se la gente la smettesse di bacchettere gli altri e fosse buona ( che non c’entra niente con buonismo) forse il mondo andrebbe meglio e ci si vorrebbe più bene. Queste sono le mie idee. E vorrei che fossero rispettate come io rispetto quelle degli altri anche quando non le condivido, senza insulti.

    Quindi passo e chiudo: comunque sicura che Chris ha capito benissimo quello che penso ed ho scritto.

  2. marni scrive:

    Mi inserisco in questa discussione che ho seguito a distanza … cristina sa che per questioni di tempo non amo commentare…. tuttavia, come counselor che lavora a tu per tu con le persone in difficoltà, mi sento di dire questo : il dolore che una persona prova è SUO e se lo vive e se lo gestisce come può e non può esser confrontato (e non ha senso farlo) a quello di nessun altro…

    E’ chiaro che razionalmente e inevitabilmente facciamo delle graduatorie..la morte o la malattia di un figlio ci appaiono peggio di una delusione d’amore, la fame e la carestia più gravi della depressione o degli attacchi di panico ….ma questo è la mente che lo dice e lo decide ..mentre il corpo e le emozioni vivono e sentono il dolore del momento e STOP l’intelligenza e le graduatorie vanno a farsi friggere … ognuno sente il suo..…

    ognuno ha la sua quota di dolore e di difficoltà da superare ed ogni problema, anche quello che ci appare superficiale (secondo i parametri della nostra mente) va valutato con rispetto.

    Quanto all’augurare che altri sentano il “vero” dolore o le vere difficoltà .. ..nessuno di noi è depositario di verità che tutti debbano abbracciare e soprattutto nessuno può ergersi a giudice e misurare ( e disprezzare) il dolore altrui
    Ciao marni

  3. anonima 20 anni scrive:

    ivana spagna: il cerchio della vita.
    la vita è vita. non ha senso ragionarci sopra. è terribile la sotria dlla bambina. ma mi smebra stupido ritenere che sia più intelligente,che abbia capito la vita meglio di tanti altri adulti e cose del genere. qualunque cosa abbia avuto…. buon per lei se era una bambin sensibile e intelligente,ma ciò non si può evincere da quel che aveva e soffriva. è facile riflettere su tutto ciò,sulla bruttezza della vita,parlarne meccanicamente….quando si sta così male… poi ti avvolge un raggio di sole. in tutti i sensi e e improvvisamente non hai domande. vivi. la vita è vita,,assorbirla pienamente fa sparire certe riflessioni pseudo filosofiche sulla stessa….non è segno di intelligenza a mio parere. impegnandomi potrei farne anche io di simili di discorsi. è il senso che non vedo. non parlo di persone che hanno reali sofferenze etc. ma di chi filosofeggia tanto ma poi non è che lo specchio di ciò che sente. se sei poco attaccato alla vita,se sei in una stanza vbuia e nn vedi il sole… è facile dir così- poi lo assorbi e ti rendi conto di quanto sia stupido. e con questo affermo di avere estrema paure e terrore di situazioni così. voglio respirare la vita,anche se dentro sto di merda e ho paura. ma mi fa ncora più paura una cosa del genere. la vita è umana. siamo l’irrazionale voglia di vivere,come ho letto da qualcuno.

    • maria cristina giongo scrive:

      Una domanda: perchè all’inizio di questo suo messaggio cita IVANA SPAGNA? Si riferisce alla cantante?

      • anonima 20 scrive:

        si certo,e quello è il titolo di una sua canzone,se non proprio sua che ha comunque cantato anche lei…. suggerivo la canzone,per il testo :)

  4. anonima 20 anni scrive:

    alla fine……. tutto questo filosofeggiare lo trovo totalmente triste. è uno spreco di energie. leggo “mettere al mondo futuri cadaveri”..ma che modo di ragionare è ? siamo esseri umani…. cosa significa ragionare sul fatto che siamo pieni di gelosie istinti passioni ecc ecc….. e quindi? siamo umani,è così,è la vita? bisogna viverla…da dentro,almeno così credo e voglio fare… che senso ha estranearsi da se stessi e guardare il marcio…. quando il sole ti avvolge l’anima…. non vuoi rinunciarci…e non c’è solo male… è estremamente stupido e pessimistico vederla così. e non è altro che frutto o di stupidi ragionamenti fini a se stessi o di troppe sofferenze… invece di avvelenare tutto,sarebbe bene viversi il bello…..il sole,l’amore,dev’essere un motore…. non è razionale ed è bello per questo.

    • Luigi scrive:

      Chi si ricorda il film “Matrix”?

      Il mondo è dominato dalle macchine, gli esseri umani vivono in capsule, nutriti con sonde e perennemente addormentati. Eppure sognano quella che chiameremmo una vita normale, percepiscono come reali le emozioni, le gioie e i dolori che un computer travasa nelle loro menti. Ma nella realtà servono solo a produrre energia per il funzionamento delle macchine, e la loro percezione di vivere è immaginaria.

      Immagina che per qualcuno il mondo sia qualche cosa del genere, che non esistano legami, sentimenti o emozioni, tantomeno il sole, l’amore o altro, che quello che si chiama “vita” sia solo una dolorosa apparenza.

      Non pretendo che capiate.

      • Maria Cristina Giongo scrive:

        Sì, Luigi, capisco. E quella che tu definisci una “dolorosa apparenza” esiste per alcune persone. Ti sei espresso molto bene.

        Ma che cosa si può fare? Il male e la sofferenza colpiscono tutti nella vita: ricchi e poveri, belli e brutti, sani e non sani. Come ha scritto una bravissima psichiatra anche sul Cofanetto “dobbiamo farcene una ragione”.

        Non possiamo che accettarlo: ma nel miglior modo possibile. Piangere non serve a nulla; proviamo a crearci noi la nostra felicità “da poco”. Siamo gli unici che possiamo farlo, tramutando il nostro dolore in amore per gli altri, per esempio. E anche per noi stessi, perchè ce lo meritiamo.

        Io per tanti anni mi sono occupata di una persona molto malata; il solo fatto che andavo a trovarla lo rendeva felice. Da allora ho creduto molto nel volontariato per dare un senso alla mia vita. Perchè nel momento in cui dai ad un altra persona che soffre il tuo tempo e se sei ricco magari anche il tuo denaro, la gioia che porti in un altro e ad un altro, ti torna indietro. E non sei MAI PIU’solo.

        Cari saluti

  5. Maria Cristina Giongo scrive:

    Hai ragione, anonima 20; “sarebbe bello viversi il bello invece che avvelenare tutto”.

    E, credimi, lo vorremmo tutti noi, con tanta forza.

    La storia della bimba è estrema ( ma vera); ho pensato molto se metterla o no ( soprattutto dopo aver conosciuto tante altre storie di infelicità infantile ); poi alla fine ho deciso di farlo perchè al mondo esistono anche questi dolori e non vanno lasciati da parte.

    Io rimango maggiormente colpita dalla sofferenza dei giovani e giovanissimi. Spesso nasce da una malattia, da una violenza, da maltrattamenti, o dal voler richiamatre l’attenzione perchè ci si sente soli in un mondo di grandi e poco amati… Poi si arriva al caso estremo della piccola che si è isolata in questo terribile desiderio. Ma attenzione, non è la sola.

    Pensate agli adolescenti, a quella sofferenza devastante per un brutto voto a scuola, per un amore finito o non corrisposto, per sentirsi brutti o presi in giro dai compagni. Purtroppo non si tratta di filosofeggiare ma di triste realtà di vita.

  6. maria cristina giongo scrive:

    Aggiungo che parlare di queste cose induce alla riflessione, a pensare alla bellezza della vita ma anche ad occuparsi di più dei propri figli cogliendo i loro segnali di disagio, qualsiasi siano. Per questo lo ritengo utile e positivo.

    Infatti ora la bimba dell’articolo sta bene ,grazie anche all’aiuto della sua famiglia e della madre. Quindi è stato un messaggio positivo.

    Così la penso io.

  7. maria cristina giongo scrive:

    Aggiungo che parlare di queste cose induce alla riflessione, a pensare alla bellezza della vita ma anche ad occuparsi di più dei propri figli cogliendo i loro segnali di disagio, qualsiasi siano. Per questo lo ritengo utile e positivo.

    Infatti ora la bimba dell’articolo sta bene ,grazie anche all’aiuto della sua famiglia e della madre. Quindi è stato veramente un messaggio positivo.

    Così la penso io.

  8. anonima 20 scrive:

    ho reagito così perchè a volte coglievo qusi un’esaltazione del dolore….
    io stessa ci sono dentroin questo periodo e c’è ben poco da esaltare….è terribile cullarcisi dentro…. sa di deprimente e pessimistico…e forse ,come ho scritto nel primo commento,è anche perchè certe cose mi fanno paura,mi spaventano e a volte vorrei solo non venirle a sapere.

    • Maria Cristina Giongo scrive:

      Adesso capisco, anonima 20….ma a volte scrivono persone “tanto per criticare”, che non capiscono assolutamente, come ha commentato anche Marni, che non si può fare una gradazione del dolore. Ognuno ha il suo dolore, che va rispettato. E lo vive nella maniera in cui lo sente.

      Ma non spaventiamoci, piuttosto, raccontando le nostre esperienze e anche come ne siamo usciti, possiamo aiutarci. La vita è piena di sorprese, e proprio quando pensi di non farcela più, ti commuovi per un sorriso di un bimbo ( scusa la frase scontata ma a me succede) per l’amicizia di una persona che ti vuole bene, per la natura, gli animali….

      E poi accadono incontri che ti risollevano, come è accaduto via il Cofanetto magico.

      Ho appena ricevuto una lunga lettera di un giovane ragazzo che mi ha colpita molto; è un artista molto bravo, campione sportivo. ma anche lui ha vissuto un dramma familiare e credo che se vorrà la pubblicherò, perchè si vede, attraverso le varie tappe del suo dolore, come è riuscito a vincerlo. E’un ragazzo meraviglioso, adesso lo conosco personalmente, e non solo via la televisione.

      Per dire che certi incontri ti cambiano anche di dentro, ti fanno riflettere sulle tue convinzioni che credi intoccabili e ala fine si tramutano in energia positiva. SE LO VOGLIAMO; perchè non dobbiamo dimenticare che siamo noi che decidiamo di essere comunque felici o accettare di vivere da infelici.

      Grazie a tutti per i commenti, soprattutto a chi ha cercato di farli per arrivare insieme ad un dialogo costruttivo, anche nel disaccordo.

      • anonima 20 scrive:

        io credo invece che non siano critiche quelle di molti (cito per esempio viola ,commenti precedenti) perchè io appoggio la carica che ha messo,perchè dubito che esistano persone così superficiali che scrivano tanto per scrivere senza un minimo di esperienza personale,generalmente quella che passa per presunzione o arroganza altro non è che un’energia volta alla vita,che cerca di scremare chi si culla che cerca di indurre a vivere ….da una “svegliata”,come dire….. e spesso è proprio questo di cui si ha bisogno… non una comprensione” che non fa altro che alimentare i mali che magari potrebbero essere visti in un altr modo,superati…a che pro cullarcisi dentro…. è una spinta verso il bene,così è come la vedo io…. quando scrivevo che l’atteggiamento mi risultava pericooso…era perchè a volte alle persone mancano proprio gli stimoli,dei riscontri….ed è meglio puntare su quelli piuttosto che alimentare unavalle di lacrime…. chi è positivo regala luce agli altri…. così la vedo io… ma questo non significa supeficialità…ma voler saper vivere…. ed è quello che vorrei far io…come i miei coetanei. anche se…si immagini cosa debba aver digitato io per trovarmi in questa pagina.

        • anonima 20 scrive:

          la mia costante pura è di non riuscire a vivere la mia vita come vorrei io….sento tutto,a livello di principi,di volontà,di..di tutto,ma per un blocco che ho ,psicologico dovuto a una serie di cose do un’impressione sbagliata agli altri,sembra che io non apprezzi ciò che ho e non voglia vivere la vita “come si deve”,invece non vorrei altro,mi sto impegnando ma è tutto un impegno impalpabile ed invisibile ed ho paura che se nn riuscirò presto a dimostrare a fatti tutto quel che ho dentro….. sarò punita…dalla vita stessa….e isolata…più di quanto io non lo sia già.

  9. Maria Cristina Giongo scrive:

    Cara anonima,

    spero tanto che tu non sia isolata veramente. Il fatto che siamo riuscite “a chiarirci” vuol dire che hai un forte senso di volontà per cercare di farti capire. Ma, credimi, farsi comprendere non è facile per nessuno. Non solo per te. Soltanto che almeno noi, tu, io e tanti altri, quando non riusciamo ci proviamo di nuovo, cerchiamo un dialogo giusto e civile, senza offendere nessuno.

    A volte è così difficile esprimere le proprie idee in modo calmo e giusto, senza che nessuno si senta toccato. Io ho imparato con l’esperienza, fatta di tanti anni di vita, anche all’estero, in Olanda, dove vivo da 30 anni, e di lavoro a contatto con tanta gente. In cui ho imparato, come ti dicevo, a rispettare tutti, soprattutto chi non la pensa come me.

    Sono sicura che tu sei una donna in gamba, quindi, per carità, non isolarti, perchè puoi dare molto agli altri.

    Ciao, ciao

    • anonima 20 scrive:

      purtroppo…. mi sono isolata davvero…. più che altro mi ha portato a farlo l’incomprensione familiare,oltre che il reale problema di partenza (mio).. ma non voglio più rimanerci.. grazie per le parole in ogni caso

      • Maria Cristina Giongo scrive:

        Prego…so che non servono a molto, perchè alla fine siamo sempre noi e solo noi che dobbiamo trovare il “sistema”e la forza per uscirne, ma comunque erano parole sincere.

        Sono veramente sicura che ce la farai!

        • anonima 20 scrive:

          so benissimo che tutto parte da noi,ai ragione..ma nesun uomo è un’isola,lo penso…e se le persone che dovrebbero esserti più vicine,come i familiari stretti,sono le più distanti….. mi riferisco in particolar modo a uno dei miei genitori….. una distrazione che ho provato a colmare in mille modi…alla fine,si,tutto parte da me,ma non sono una superdonna e non posso plasmare le menti altrui…non posso piu che cercare di spiegare,rendermi isibile,trovare mille modi per descrivere quello che ho,far capire quanto sia delicata la situazione urlare in mille linguaggi diversi,verbale,del corpo,sguardi,atteggiamenti che ho palese bisogno almeno che mi stia vicino,non so ce fare…..sono parole ed energie buttate al vento,costantemente,….è come urlare contro i muri,tutto mi rimbalza addosso….. è così difficile interpretare segnali così chiari siamo nel 2010 ora si sa di iù,su tutto,anche Lei stessa parlava di segnali da cogliere nei figli etc… io credo di nn esser stata poi così indiretta ,tutt’altro….ho perso troppo tempo così e non è servi oto a nulla…è terribile sentirsi invisibili nonostante tremila segnali diretti lanciati direttamente verso una direzione… e on posso colpevolizzare nessuno per come sto,ma …non sono depressa,ho tnta voglia di farcela (o per lo meno sn partita così!) ho tentato tante volte,ma paleso che la situazione è fragile possibile che non scateni mai uno slancio nella mia direzione? non mi riferisco a persone esterne…. ma proprio alla famiglia,come ho detto..perchè nn mi permetterei mai di rpetendere,diciamo o di cercare di “ottenere” si a pur un bisogno affettivo,qualcosa da qualcuno di fuori…ma parlo di uno dei miei genitori….vivo in famiglia,dovrebber essere umano un minimo di dialogo di…attenzione,se si vede che i non ce la sto facendo,dico,venirsmi incontro,perchè no… le cose sarebbero aggravate molto ma molto meno.. in ogni caso questo non è che il contorno di ciò che sto vivendo…ma è talmente importante..che sta diventando quasi il problema stesso.la persona che vorrei piu vicina,è la più distante. e il peggio,è che è contenta così.

  10. anonima 20 scrive:

    ho inviato una lunga risposta…zeppa di errori di battitura perchè ho scritto di getto senza controllare in seguito,mi scuso per questo!

  11. Maria Cristina Giongo scrive:

    Cara Anonima,

    anche se è sera tardi non voglio lasciare inevasa la tua lettera. Mi sembra di capire che tu sia giovane e che viva ancora con i genitori, da cui vorresti, GIUSTAMENTE, più attenzione. Prova a farglielo capire, allora. MILLE VOLTE! Non lo comprendono? Riprovaci: i genitori amano i loro figli ma non sempre sanno esprimere il loro amore come i figli vorrebbero. Insegna loro la maniera per farlo. Ripeto: io SENTO che tu sei una persona piena di potenzialità; non conoscendo nulla di te non posso darti consigli. Ma se la felicità che cerchi non la trovi in casa potresti trovarla fuori di casa.

    Io sono andata a vivere in Olanda quando non ce la facevo più a reggere una vita superficiale ( lavoravo in televisione), e mi sembrava che nessuno mi capisse. Ho fatto di tutto, anche il volontariato; per rendermi conto che c’era qualcuno che stava peggio di me. Poi ho avuto il miracolo della maternità, un’ esperienza incredibile dove impari veramente che cosa significhi dare. Sempre e solo dare; alla creatura che più ami al mondo.

    Allora, ti prego, riprova a cercare l’aiuto che desideri dai tuoi genitori: GRIDA i tuoi diritti. Fai leggere la tua lettera a noi. E’impossibile che non ti ascoltino. E se non lo faranno allora dovrai cavartela da sola; è duro da dire ma io sento che tu ce la puoi fare. Sei intelligente, gentile e sensibile.

    UN ABBRACCIO E BUON RIPOSO PER STASERA!

  12. Elisa scrive:

    Non voglio più ricevere mail da questo sito che tra l’altro by passa anche i blocchi. Ho provato a farlo dalla pagina di cancellazione ma mi dice che non ho la chiave giusta. vi prego di provvedere.
    Grazie

    • maria cristina giongo scrive:

      Cara Elisa,
      e per tutti quelli che vogliono cancellarsi per determinati post, basta che leviate il segnetto che vedete alla fine di questa pagina con scritto ” notify me of followup comments via e-mail “.

      Perchè evidentemente l’avevi messo tu, intendendo dire, con quel segno, che volevi ricevere l’email; quindi ora solo tu puoi cancellarlo; così mi ha detto il direttore tecnico a cui comunque giro di nuovo la tua email.

      Mi spiace tanto; è successo solo a te. Non ho avuto altre rimostranze e posso capire che sia veramente noioso. Per favore, prova a levare questo segno ( basta che clicchi sulla casellina quadrata e va via, per cui ti rimarrà bianca) e poi fammi sapere se è come ti ho detto. Altrimenti chiederò al Centro Assistenza del nostro domein perchè non so che altre soluzioni ci possano essere. Grazie per la pazienza. Se puoi fallo subito e poi fammi sapere.

  13. Kenia scrive:

    Io non ho parole!Mentre scrivo il mio volto e’ madido di lacrime!Non voglio che mio figlio faccia il percorso di questa bimba!Sono agghiacciata,Paralizzata,impaurita…!!Il mio piccolo adesso ha 5 anni ed e’ almeno da 2 che mi dice di voler morire!Che non gli piace la vita!Ed ha minacciato più di tre volte di conficcarsi un coltello nel petto!Che devo fare!Vi prego datemi dei consigli!!Tutto tranne farmaci e ospedali!! Sicura di una vostra risposta,ringrazio anticipatamente!

  14. Kenia scrive:

    Dimenticavo..!E’figlio unico ed e’amato da me dal padre dai nonni in maniera esagerata!Non ha mai avuto traumi rilevanti!L’unica cosa che posso annoverare e’ la mancanza del padre per motivi di lavoro!Si perché grazie al nostro sistema mio marito e’ uno di quei cervelli in fuga dall’Italia..!Ma questa e’ tutta un’ altra storia!Dunque dicevo amato,coccolato,vezzeggiato da tutti!Non capisco il perché di questo suo tormento!In tutto uguale a quello del racconto su citato !Cosa posso dire ancora?E’ un bimbo con un quoziente intell.al di sopra della sua eta’!Si esprime da sempre come un adulto,sa leggere ,scrivere far di conto dall’eta di 4anni!Viene fuori il più delle volte con frasi che hanno del paranormale per l’eta’ che si ritrova!Non abbiamo avuto mai la percezione di parlare con un b.quando interagiamo con lui!Ci sbalordisce quotidianamente con risposte e domande degne di un grande filosofo!Si figuri che a soli 18 mesi spiegava la legge di Archimede a chi gli chiedeva come mai le papere non andavano giù in fondo alla vasca!strabiliando tutti pediatra compresa!Perché’ Perché non mi spiego cosa può essere scattato in lui da 2 anni a questa parte!Fu proprio verso il compimento dei 3 anni che mi son sentita dire:Mammma e’ meglio che io muoia!Io:Ma perché dici questo amore?Lui:Per la tua salvezza!Ma che significa…la prego mi aiuti!!

  15. Maria Cristina Giongo scrive:

    Carissima Signora,

    anche a me ha fatto tanto male leggere la sua lettera, mi creda. Dopo questo articolo ne ho ricevute altre. Lettere serie e disperate. Purtroppo l’infelicità può colpire anche da piccoli, ma non deve preoccuparsi “troppo”, perchè, come dice Lei, suo figlio è molto amato: almeno ha un grande supporto in voi.

    Tuttavia le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo o psicologa che potrà poi decidere se è il caso di sottoporlo anche alla visita di uno psichiatra. Io non sono psichiatra e quindi non posso esserLe d’ aiuto. Per la mia esperienza di giornalista, sentendo questo tipo di storie (che ho raccolto per farmene io stessa una ragione…) devo però dire che ho notato che accade proprio a bambini molto intelligenti e sensibili,:forse….troppo intelligenti e sensibili. Come il suo.

    Probabilmente in loro il senso della vita, che a quell’età non viene minimamente scandagliato, ha un valore che loro considerano e vogliono cercare. E anche il dolore. Non importa se piccolo o grande; ma comunque dolore. Non dimentichiamo che gli adolescenti ingrandiscono ogni sofferenza: anche un brutto voto a scuola, in certi casi, può spingere all’idea o all’attuazione dei suicidio.

    Stategli vicino, non angosciatevi, anche se è facile dirlo; soprattutto non fategli capire la vostra angoscia, magari vuole avere ancora più attenzione perchè gli manca il papà; ecco perchè Le consiglio di rivolgervi ad uno psicologo per avere in aiuto in più per voi e per lui. Le sono tanto vicina e la prego, mi faccia sapere come state …..
    Un abbraccio,

    Cristina

  16. Uyulala scrive:

    Cara signora Kenia,
    ho letto la sua lettera e la risposta che le ha dato Cristina, la quale ha espresso in modo molto caldo una raccomandazione che le faccio a mia volta: porti suo figlio da uno psicologo infantile perché l’aiuto di cui lei ha bisogno può riceverlo solo attraverso un professionista. Un sito internet può sicuramente aiutare a prendere coscienza dei confini di un problema ma non può aiutare a risolverlo. Ci vogliono colloqui, test, valutazioni e poi successivamente un programma mirato per un caso coì particolare come dev’essere quello di un bambino estremamente precoce. Cerchi di non aspettare troppo e raccolga informazioni che le consentano di scegliere un professionista preparato e valido.
    Le auguro di tutto cuore ogni bene per suo figlio, che trovi velocemente un modo per vivere in questa terra con tutte le sue splendide e originalissime doti.

  17. anonimo scrive:

    oggi credo di raggiungere il mio obbiettivo! mi dispiace ma veramente non ce la faccio piu! esco con gli amici solo perchè spero che ogni giorno qualcosa possa cambiare e invece no!! è sempre cosi in gruppo mi isolo sempre dasolo in macchina non riesco ad essere come loro spensierato buttarmi nei discorsi, no non ci riesco! mi guardo intorno pregando di sparire essere invisibile, prima esco e poi mi pento! e ogni volta vedo gli altri e loro non stanno come me loro non hanno la piu pallida idea di cosa vuol dire sentirsi esclusi diversi strani e per questo penseranno che sei anormale. ogni cosa che faccio penso sempre a cosa potrebbe pensare quel qualcuno che mi sta ascoltando e allora prima di fare o dire una cosa penso 1000 volte fino al punto di crearmi il problema pur di non fargli pensare il peggio di me. cosi vivo male davvero non riesco ad essere libero tranquillo, mi sento soppresso privo di forza x andare avanti cosi. basta! dentro di me ci sono un altro milione di cose che non riesco nemmeno a scrivere talmente il nervoso la tristezza il vuoto dentro che mi impedisce di esprimermi.. forse xk ormai credo che non può esserci piu niente che possa farmi riprendere! ho provato a vivere ma non ce lho fatta… forse mi riterrò piu facile a morire! e poi perchè vedere la morte come una brutta cosa magari è molto piu bella di quello che pensiamo!

  18. Maria Cristina Giongo scrive:

    Caro anonimo,

    Posso solo dirti: parla, parla, parla ti prego con qualcuno che sappia ascoltarti. Non so quanti anni hai ma non credo che non si sia qualcuno che possa capirti.

    La vita è difficile per tutti: la sensazione che hai tu di PAURA o ANSIA di essere giudicato, tanto da aver timore a parlare, l’hanno avuta e spesso l’hanno ancora tante persone. In adolescenza quasi tutti….

    Non sei “strano”; hai solo un problema con te stesso o con il cattivo mondo in cui spesso viviamo che ci fa soffrire. Allora comincia a stimarti di più; da come scrivi mi sembri una persona molto intelligente, qualsiasi età tu abbia; per cui non mollare.

    La morte non dobbiamo cercarla perchè la vita ha ancora molto da darci. Quando sarà il momento giusto arriverà, purtroppo. Non sprecare quindi l’unica vita che hai. Non giocartela così. Lo so che è facile dirlo …ma, credimi, ognuno di noi vive con un “dolore addosso”; l’esistenza non risparmia nessuno. Dobbiamo solo farci forza e trovare questa forza per andare avanti in noi stessi, in una bella giornata di sole, nel sorriso di un bimbo o di una donna ( o di un amico), nell’affetto dei genitori.

    Coraggio, ti sono vicina. Ti siamo tutti vicino

  19. herovit scrive:

    essere aiutati da qualcuno che lo sappia fare davvero costa, non è gratis.
    E stimarsi non significa essere stimati dagli altri.
    oggi essere mediocre riceve come messaggio dal mondo: non ci servi, sei un peso.
    E io non voglio più essere un peso, né per me, né per gli altri.
    Purtroppo di aria non si vive e se non vali niente e il mondo questo ti dice (se lavori gratis allora sei apprezzato… il messaggio è: ti apprezzo quanto? zero) – allora se anche tu che un po’ di spirito critico ce l’hai e riconosci il valore quando lo vedi, e in te non ne vedi, allora dici: che senso ha accanirsi terapeuticamente contro questo cancro di vita che io stesso sono?

    Non ho letto nulla del dolore degli altri e anche questo, lo sapete, è una realtà dic hi soffre molto: non gli importa più di quanto soffre un altro, perché soffrono loro e quello ti soverchia.

  20. Maria Cristina Giongo scrive:

    Hai ragione! Nel mondo c’è tanta indifferenza, sia pur nella sofferenza. Ma ci sono anche molte persone splendide sempre pronte ad aiutare gli altri. E se ti riferisci agli psicologi e psichiatri è vero, alcuni sono a pagamento ma ci sono anche quelli pagati dalla mutua. E sono altrettanto bravi.
    Ti auguro veramente di farcela, con tutto il cuore.

  21. ALINA scrive:

    Mi dispiacere molto pe questo…storia triste… molto triste…io ha capito perchè ha usato tradutore…tristissima bambina, spero che se ora è ancora in vita sia felice con sua madre e suo padre..e amata.

    Un augurio, nella mia lingua–>
    O doresc, în limba mea. Live, vă rugăm să copil.

  22. Maria Cristina Giongo scrive:

    Carissima Alina,

    grazie per l’augurio. State tranquilli, la ragazzina ora sta bene. E’stata curata; ma devo ancora una volta precisare che ha sempre avuto l’amore dei genitori. Solo che la madre, quando ha raccontato questa storia, lo ha fatto perchè era disperata. Non sapeva più come aiutarla.

    Ve ne ho parlato perchè alla fine si è risolta bene. D’altra parte io ho visto in Olanda il reparto di un Istituto psichiatrico dove sono ricoverati bambini anche con problemi di depressione. Il fine settimana vanno i genitori a trovarli e possono fermarsi a dormire con loro, se lo vogliono, anche con i loro fratelli e sorelle, in piccole casette “familiari”.

  23. Davide scrive:

    Mio dio, è una delle cose più tristi che abbia mai sentito.
    Quando il cervello smette di funzionare bene, tutto può succedere. Le emozioni di questa bambina sono distorte, esagerate, inopportune, senza senso. Ma lei non ha nessuna colpa.
    Anch’io in passato ho avuto idee di darla finita, ma nulla del genere. In confronto mi sento un privilegiato.

  24. Maria Cristina Giongo scrive:

    Certo, caro Davide, questa bimba non ha nessuna colpa; e neanche gli altri bambini nati con patologie psichiche, compreso l’Adhd.

    Nascere con il desiderio di morire…è terribile. Ma pensa a quanti bambini scappano di casa per un brutto voto a scuola, agli adolescenti che a 14 anni tentano il suicidio…

    Forse ci portiamo dentro la morte nel momento in cui entriamo in questa vita, sapendo che prima o poi ne usciremo. E se la vita è particolarmente dura, in certi momenti, quando diventa insopportabile, ecco che subentra nell’uomo il disperato bisogno di porvi fine ( qualsiasi età si abbia). Non è quindi una cosa “strana”.

    Ci sono certe filosofie e culture che vedono la morte come un fattore positivo, verso la rinascita; un valore dell’esistenza da accettare come l’esistenza stessa. Come i famosi frati ( mi pare benedettini) che si ripetono spesso al mattino ” fratello, ricordati che devi morire”.

    In Olanda, in un piccolo e delizioso paesino, c’è un cimitero ( ne ho anche parlato sul Cofanetto Magico) dove, il giorno dei morti, si fa una vera e propria festa; di sera si mangia addirittura accanto alle tombe, si canta e si suona la chitarra attorno ad un fuoco, sotto le stelle: le lapidi vengono abbellite, c’è una stanza dove puoi creare un angolino per il tuo caro defunto, usando oggetti che trovi lì e che te lo ricordano. Ho inserito anche la foto di una tomba su cui è stato posato un servizio completo di piatti e posate…. Tutti sono allegri, felici, accanto ai LORO “morti”.

    Quindi dovremmo avere meno paura della morte: soprattutto se in vita hai saputo amare e non odiare. Hai saputo dare e non solo prendere.

    Resta comunque il fatto che quando soffri e vedi soffrire stai male, come nel caso di questa bimba. A questo punto devono intervenire persone che diano un concreto aiuto, anche medico.

    Ciao, Davide, cari saluti

  25. Mario D'Auria scrive:

    é da 5 anni che mi occupo di una bimba Ucraina che oggi ha 7 anni , in questi cinque anni vive a casa mia ,lei è stata vittima di Cernobil , Affetta da un tumore al cervelletto asportato per 3 volte e dopo 12 mesi di chemioterapia e 2 mesi di radioterapia dovrebbe essere fuori pericolo di vita , non cammina da sola ma con l’aiuto di un deambulatore oppure con la mia mano . con questo voglio dire che la mia piccola Darenka con i suoi occhi azzurri e i riccioletti d’oro, non ha mai smesso di essere felice perchè ha trovato nella mia famiglia tutto l’amore che ha bisogno . saluti da Mario D’Auria ciao

  26. Maria Cristina Giongo scrive:

    Caro Mario,

    innanzitutto la mia stima più profonda per quello che avete fatto donando il vostro amore a questa bimba.
    Se al mondo ci fossero più persone come voi sarebbe di sicuro un mondo migliore!

    Però io credo che anche la “bimba infelice”dell’articolo ha avuto una famiglia che le voleva bene, altrimenti sapessi quanti bambini avrebbero le stesse tendenze suicide! Bambini che veramente vengono trascurati e maltrattati dai genitori! Eppure crescono lo stesso coraggiosi e forti.

    Nel caso della bambina olandese si tratta di un problema psichico profondo; il “male di vivere”può insorgere a qualsiasi età. Ovviamente l’attenzione e l’amore incondizionato dei genitori aiuta molto.

    Un bacione a voi e alla vostra cara, bella Darenka dai riccioli d’oro!
    Cristina

    P.S.

    Se un giorno vorrete raccontarci la vostra storia la inserirò con piacere nella nostra rubrica “Raccontami una storia”, in cui siete voi a raccontarci le vostre più significative esperienze di vita.

  27. disincantato83 scrive:

    NULLA HA SENSO, anche se vi è chi tenta disperatamente di auto-ingannarsi per fingere che l’abbia. La morte oltre che un atto di giustizia (o comunque di ribellione all’ingiustizia) è una liberazione dal giogo di vivere e dover quotidianamente lottare per nulla, faticare senza scopo… soltanto per mantenersi in vita, e un giorno schiaffare in questo mondo un altro ignaro individuo, e da quel giorno lottare e faticare doppiamente per tirare su anche lui, che sarà a sua volta costretto a combattere e sacrificarsi per schiaffarci qualcun altro e così via all’infinito. Ognuno si sacrifica invano per chi viene dopo e nessuno ne raccoglie mai i frutti, perché in questa vita ognuno è vittima ma anche colpevole.

    Ciò che espelliamo dal nostro corpo quando andiamo al cesso è il degno risultato delle azioni che abbiamo dovuto compiere per introdurvelo… inoltre è il vero ingrediente di base di noi stessi e dell’Universo intero, e se vogliamo l’unico significato (almeno allegorico) dell’esistere nel mondo fisico.

    La povera bambina dell’articolo aveva capito tutto molto presto. E dico “povera” non perché odiava la vita e voleva morire, ma al contrario proprio perché gliel’hanno fatta passare! Purtroppo genitori e psichiatri (leggi “manipolatori sociali di cervelli”) a furia di sbatterla in manicomi e imbottirla di droghe ci sono riusciti a stupidirla, a quanto pare. In questa società la bieca esigenza di rendere ogni individuo un ingranaggio obbediente e produttivo (quindi ebete e allegro) unita alla stupidità di chi dà ascolto soltanto al cuore e tiene il cervello in stand-by, fa sì che chi ha la colpa di azzardarsi a pensare con la propria testa e guardare le cose così come sono, subisce un inesorabile (e coercitivo)processo di lobotomizzazione forzata. Non è la Santa Inquisizione, nel senso che non si ricorre alle torture e ai roghi e si finge di farlo per “aiutare”, ma la sostanza è quella: bando alle eresie, tutti omologati, allineati e sorridenti (e benpensanti, cioè non-pensanti). Chi scrive ne sa qualcosa per esperienza.

    La caccia alle streghe non è mai finita: questa bambina, a cui va tutta la mia stima e comprensione, ne è un esempio. Un tempo si bruciavano, oggi si “curano” per tarpar loro le ali e impedire che osino pensare diversamente da come vuole l’ortodossia dominante. Se non bastasse l’Ingiustizia Cosmica, ci si aggiunge anche l’Omologazione Sociale a rincarare il danno e aggiungervi la beffa. Perché non si deve avere il diritto di pensare che la vita fa schifo? Perché ciò deve essere considerato una malattia da cui guarire? Perché bisogna farsela piacere per forza? Io anche se penso che ognuno abbia il dovere morale di darsi la morte, non per questo IMPONGO a qualcuno di compierlo! Perché la società pretende che vivere la vita e apprezzarla debba essere un obbligo, e che chi la pensa diversamente bisogna portarcelo in un modo o nell’altro? Se non la pensi come vogliamo noi, ti dichiariamo “pazzo” “malato” “depresso “disturbato” ……. e ti “curiamo”. Eccola la libertà individuale, di pensiero, di coscienza. Perfino chi si trova immobilizzato in un letto viene costretto a continuare a campare per forza dalle leggi bigotte (almeno qui in Italia) fatte per compiacere quel tipo di gente che si ritiene autorizzata a decidere non per sé ma anche per gli altri. E anche in posti un po’ più “civili”, tra cui proprio l’Olanda, dove in certe condizioni estreme si lascia che uno possa liberarsi dalla catena (o se vogliamo…. tirare la catena), mi pare che nel complesso la stragrande maggioranza degli individui subisca, per altre vie, lo stesso trattamento: l’amor della vita a tutti i costi. Come se il MALE DI VIVERE fosse solo quello delle malattie dell’organismo! E invece è un mostro proteiforme che si manifesta sotto mille spoglie, ma qualunque sia la faccia che mostra le sue zanne non fanno altro che straziare e angosciare in ogni istante le sue vittime, soprattutto quelle più razionali e consapevoli della sua oppressiva presenza.

  28. disincantato83 scrive:

    Noto con piacere che in questo sito vige una CENSURA bacchettona che ha fatto sparire il mio primo commento. Quello che conteneva veramente il succo.

    Noto con ulteriore piacere che questa censura è anche furbetta: infatti ha lasciato il secondo commento, guarda caso, che preso da solo dice tutto e non dice niente. Innocuo. Neutralizzato.

    Immagino che il pretesto sarebbe che quel commento conteneva una “istigazione al suicidio”. E allora? Qui è pieno di istigazioni a rimanere in vita, ne ho perso il conto: quelle sono lecite? Mi sembra che in regime di libertà di pensiero ed espressione ognuno dovrebbe avere il diritto di ESPRIMERE la propria idea e PROPAGANDARLA, che significa INVITARE gli altri a farla propria, ARGOMENTARLA per cercare di PERSUADERLI. l’importante è NON COSTRINGERE nessuno: e non mi sembra di aver minacciato o picchiato qualcuno per farlo pensare come me. Invece tappare la bocca agli altri solo perché non si è d’accordo con ciò che dicono, come si fa in questo sito, quella sì che è una forma di prevaricazione.

    Tanti sostengono che sia meglio vivere, ed esortano caldamente gli altri a farlo: nessuno glielo impedisce e nessuno li banna. Allora perché non dovrebbe essere autorizzato a fare lo stesso chi ritiene che sia meglio morire? Perché dovrebbe “tenerselo per sé”?

    Reputo questa censura totalmente ingiustificata, e chi dirige/modera questo forum una persona intollerante, prepotente e ipocrita, che come molti che dicono di voler dedicarsi agli altri nella vita, per “aiutarli” in realtà cercano di CONTROLLARLI. Come del resto chi dirige/modera questa società. Siamo ancora ben lontani dall’uscita dal Medioevo.

    Sono cambiate solo le tecniche. Oggi gli eretici non finiscono sul rogo ma incappano comunque nei nuovi cacciatori di “streghe”: gli stramaledettissimi STRIZZACERVELLI, che li definiscono “malati” o “disturbati” e con questa bella scusa li vanno a prendere con la forza e li rinchiudono in strutture psichiatriche (leggi PRIGIONI) dove li umiliano, li drogano e gli fanno il lavaggio del cervello, facendo di tutto per manipolargli la mente in modo da “riportarli sulla retta via”. Proprio come la Santa Inquisizione, non fa una piega. E a questa odierna versione di “tribunale di pensiero” partecipano pure tutti coloro che rivestono un ruolo nella comunicazione, per esempio moderatori di siti e forum, che bannano-cancellano-rimuovono tutto ciò che si discosta dalla morale benpensante (salvo lasciare ciò che lo fa in maniera innocua e non incisiva per dare una PARVENZA di libero scambio di idee). È forse un caso che il celebre blog “Primadipartire” di Ciro Eugenio Milani (magnifico a parere mio e di altre persone che hanno avuto la fortuna di leggerlo) sia stato “vaporizzato” (sì, proprio come in 1984 di George Orwell!!!!!!) in fretta e furia, dopo che il suo autore aveva messo in pratica il proposito suicida pubblicato e soprattutto SPIEGATO in Rete? Io dico che no, non può essere un caso. Come nel mio piccolo non è stato un caso che sia “misteriosamente sparito” un certo commento. (a meno che questo blog, forum quel che è, non sia frequentato dal Mago Silvan….)

    Parafrasando la poesia sotto l’articolo… Una ragione in più per NON stare a questo mondo.

    • silvia scrive:

      Che pesantezza…. A volte cercare di scandagliare tutti gli aspetti dell esistenza con la ragione rende proprio pazzi….vuole un consiglio caro amico? Ogni tanti si faccia una risata… Non amara o di scherno… Ma una risata vera. Guardi cosa ha accanto e cosa può tare oggi x migliorarsi. Non pensi alla merda che pervade il cosmo. Cordialmente

      • admin scrive:

        Bel commento, Silvia! Grazie. Hai proprio ragione: “a volte cercare di scandagliare tutti gli aspetti dell esistenza con la ragione rende proprio pazzi”. Proviamo allora ad essere ottimisti tirando fuori nei momenti brutti quelli belli. E per fortuna ce ne sono stati, ce ne sono ancora e ce ne saranno in futuro. Per tutti.

    • Silvia scrive:

      Hai ragione su tutto.

  29. Maria Cristina Giongo scrive:

    Gentile signore,

    il commento, che non trovo, sarà sparito in quanto in quel periodo abbiamo avuto un sacco di problemi, infatti per un giorno il cofanetto non si è visto più: vada a vedere un mio commento scritto proprio sotto un recente post su un suicidio ripreso da twitter, in cui mi scuso con i lettori perchè erano spariti dei loro commenti ( e poi dal server si sono scusati con me perchè era colpa loro in quanto stavano creando più spazi per noi ed hanno fatto un errore).

    Quindi nessuno è bacchettone e neanche dominante o antidemocratico. In tre anni mi pare di aver levato, giustificandolo, un solo commento farneticante, che non aveva senso e con delle volgarità. Uno solo… mi pare un bel successo, per un blog! Ho sempre lasciato quelli discordanti e continuerò a farlo alla condizione di sempre: cioè che si rispettino le più elementari norme di buona educazione e anche le opinioni altrui. E non penso proprio che lei voglia istigare al suicidio, che già di per sè è un dramma, un fatto intimo, privato, tanto doloroso. Mi scuso quindi per quanto è accaduto e, come vede, lascio quello inviatoci ora, anche se non mi ha fatto molto piacere, in quanto ingiustificato. Cordiali saluti

  30. disincantato83 scrive:

    Mi scuso per l’induzione precipitosa, anche se scaturita da non pochi precedenti. Ma è pur vero che non si dovrebbe partire dal pregiudizio che ogni situazione sia sempre uguale a quelle trascorse. In questo sono pronto a riconoscere di aver sbagliato, gridando troppo in fretta alla censura… ahimé, per abitudine.

    Ho sbagliato: e lo ammetto apertamente. Ma ciò non toglie che l’andazzo della società in generale sia quello: al di là del caso specifico, posso dire che raramente i miei interventi su internet hanno avuto vita lunga -quando ce l’hanno avuta!!- nella mia pur breve “carriera”.

    E non toglie che il mio intento È effettivamente quello di “istigare” al suicidio. Certo, è un fatto intimo e doloroso. Soprattutto sono dolorose le cause che vi portano, e quelle cause derivano dalla vita. È la vita a essere un fatto doloroso. Infatti il commento che per ragioni tecniche (da cui il malinteso) è sparito, diceva proprio questo: che piuttosto che accettare il dolore è meglio morire; e quindi è meglio, in linea di principio, per chiunque.

    Perché tutti sperimentano il dolore nella vita… chi più chi meno: e già questo è ingiusto, il fatto che la Vita è dispari, che ci sono sempre i più e i meno fortunati.

    Ma soprattutto tutti, il dolore, lo causano ad altri. Ciò per il fatto stesso di essere vivi, e di doversi nutrire di altri individui per rimanerlo.

    Il Cosmo, l’Universo, cioè la Materia, è un immenso mostro auto-divorante, e ogni individuo non fa che sbranare e uccidere gli altri, anche senza volerlo, essendoci costretto per la propria sopravvivenza. Siamo fatti tutti della stessa materia prima, in un certo senso il mondo e tutti coloro che lo abitano sono un tutt’uno: animali (tra cui l’uomo), piante, sassi, stelle, pianeti… quindi nessuno può proclamarsi “superiore” per diritto divino.

    D’altronde dio, l’anima, l’aldilà, sono tutte invenzioni dell’uomo che non le può dimostrare, rientrando perciò nella mitologia. Poi uno può volerci credere per consolarsi (in buona fede) o farne uso come strumento di controllo sociale, come “oppio dei popoli” (in mala fede) per ridurli a una ebete obbedienza al sistema e mantenere lo status quo, conservare determinati privilegi.

    Se il secondo utilizzo è completamente ingiustificabile, il primo è certamente rispettabile: ma rimane comunque mitologia, in-dimostrabilità, e quindi non utilizzabile per stabilire dei doveri generali cui tutti siano obbligati a sottomettersi.

    Quel che si sa, che si conosce, è solo la Materia e i suoi frammenti (individui) che anche se costituiscono un tutt’uno, sentono ciascuno esclusivamente per sé. Ognuno al mondo è solo con il proprio dolore.

    La competizione, l’ingiustizia, la disparità sono le leggi fondanti della vita, insieme all’egoismo inesorabile, che se non è quello del singolo individuo è quello delle alleanze, dei gruppi, delle fazioni, delle famiglie: il che in sostanza è la stessa cosa. Che cos’è l’affetto dei genitori per i figli se non la speranza di perpetuare sé stessi dopo la morte, e magari intanto di avere dei badanti gratis per la vecchiaia? Che cos’è il missionario che soccorre l’affamato, se non un animale di una specie che si coalizza con un suo simile a danno di altri animali o vegetali (quelli che usa per nutrirlo)? L’altruismo rientra anch’esso nella mitologia, così come la giustizia, che nella vita così com’è fatta semplicemente NON Può ESISTERE.

    Allora, visto che le regole del gioco sono queste e non possiamo cambiarle (perché non sono solo quelle sociali, come sostiene certa gente, essendo queste nient’altro che lo specchio di quelle naturali e universali), si può dire che darsi la morte non solo è un diritto e una liberazione, ma anche un “DOVERE MORALE”. Essere vivi è un sopruso, ogni azione che facciamo è un sopruso, in quanto comporta necessariamente di essere vivi e quindi dei pluri-assassini: tutti, nessuno escluso, anche solo per sopravvivere. L’unica azione “morale” è tirarsi fuori dal gioco.

    Oppure uno può dire: io me ne frego della morale, sto qui e cerco di starci bene. Visto che senza volerlo, senza averlo chiesto, senza aver avuto voce in capitolo, sono capitato in questa competizione, allora tanto vale giocarmela e possibilmente vincerla per godere il più possibile in questo lasso di tempo che ho a disposizione.

    Ok, ci può stare: la nostra natura è carnale e limitata, e nessuno nasce con dei doveri prestabiliti, anche se certuni pretendono che sia così, senza peraltro poterlo dimostrare se non per cieca fede. Ma allora goditela e basta, senza andare a dire agli altri che hanno il dovere di stare al gioco pure loro.

    E se non riesci a godertela abbastanza, e vuoi andartene semplicemente per questo, senza nessuna implicazione morale: va bene anche questo.

    L’unico discorso inaccettabile è quello di chi pretende di IMPORRE agli altri un dovere, prima di tutto quello di vivere, da cui discendono poi tutti gli altri a cui la società ci “educa”. E accusa chi rifiuta la vita di aver fatto qualcosa di immorale, per non aver bevuto l’amaro calice fino in fondo, oppure di essere un vigliacco, per non aver accettato la sfida. Ebbene no: non mi piacciono le sfide. E allora? Che problema c’è? Meglio l’unico porto sicuro che esista: la tomba. E l’unica compagnia che non nuoce: quella di coloro che non potranno nuocere mai più.

    Il “dovere di morire” di cui parlo è naturalmente un’idea a cui ognuno può sentirsi libero di aderire o meno (altrimenti diventerei come quelli che cercano di imporre il dovere di vivere). Il gioco della vita di per sé è sporco, questo è chiaro e non lo scopro certo io oggi; serviva solo come premessa per dire: chi vuole starci nonostante tutto, lo faccia; e chi no, abbandoni il campo a suo piacimento. Senza bisogno di fare drammi né da una parte né dall’altra.

    No, sinceramente non trovo che il suicidio sia un fatto così tragico e lacrimevole come tanti credono: mi pare che lo sia piuttosto la VITA. Personalmente sono molto propenso a compiere più presto possibile il mio… dovere di morire. Mi mancano solo, ancora, un come e un quando. E con questo commento, ebbene sì, mi auguro di aiutare qualcun altro a decidersi a fare altrettanto (ecco la famigerata “istigazione”). Ma nessuno deve essere obbligato né giudicato, né da una parte né dall’altra: questa mi pare sia quella elementare base di rispetto da condividere da parte di tutti.

    Un rispetto che spesso non hanno coloro che sostengono di “lottare per preservare la vita” il che significa imporla a chi non la vuole. Costoro accusano sovente i fautori del diritto alla Libera Morte di non rispettarli, ma sono loro a mancare di rispetto perché nessuno OBBLIGA loro a morire, sono loro che tendono a IMPORRE agli altri di non farlo. Se la tua idea è impormi di fare come credi tu, certo che non posso rispettarla: come si fa a rispettare la mancanza di rispetto? È un controsenso: la libertà di uno non può comprendere il diritto di calpestare quella altrui. Tu ami la vita? Tiettela. Io non la amo? La butto nel cesso e tiro la catena. Io rispetto la tua scelta, tu rispetti la mia: questo è “rispetto”, non quello di chi COSTRINGE la gente a restare inchiodata nel letto per anni e anni contro la propria volontà, o ad avere un figlio magari concepito per errore. Invece quei furboni dicono: siamo tutti liberi di avere la propria idea, tu sei libero di non amare la vita, ma noi siamo liberi di amarla… e anche di appioppartela per forza. E magari di “curarti”, perché è vero che ognuno la pensa come vuole, però se il tuo pensiero non è di amore per la vita allora sei malato, hai un disturbo psichico, quindi dobbiamo “correggerti le idee”.

    Come è successo alla bambina dell’articolo. Genitori e psichiatri hanno fatto di tutto, a cominciare dal drogarla (cosa sono gli psicofarmaci se non droghe legali SOMMINISTRATE PER FORZA? Poi però se uno si fa uno spinello per conto suo, senza infastidire nessuno, è un criminale…), l’hanno rinchiusa, drogata, fatta sentire colpevole verso l’affetto dei genitori e chissà quant’altri sporchi soprusi e ricatti… per fargliela amare per forza, questa vita che a lei non piaceva. E temo che alla fine ci siano riusciti, a farle il lavaggio del cervello. Poi dicono “adesso sta bene, è guarita”. Già: si è allineata, l’hanno lobotomizzata. Mi suscita compassione, non per la sua volontà di lasciare la vita (quello semmai lo trovo un motivo di stima, per la lucidità) ma per ciò che ha subito dall’ottusità e dalla prepotenza mascherate da affetto da parte di chi la circondava. È stata questa la molla che mi ha spinto a commentare l’articolo (e in pratica ho appena reinserito il mio vecchio commento): non solo viviamo in un mondo crudele e ingiusto alla radice, ma per giunta in un sistema sociale che è oppressivo in modo untuoso e subdolo, un totalitarismo orwelliano mascherato, che si riempie la bocca di parole come tolleranza e libertà di pensiero, ma di fatto crea pressioni omologanti di portata colossale.

  31. Maria Cristina Giongo scrive:

    Però sull’ istigazione ai suicidio, io non penso che lei intenda veramente questo (tra l’ altro è un’ azione punibile per legge), altrimenti veramente non potrei neanche pensare di pubblicare questo commento…In realtà la storia della bimba fa capire che il dolore a volte, indipendentemente dall’età, e il malessere di vivere, può essere talmente prepotente che porta alla disperazione.

    Ma poi, come nel caso della bambina, si ” guarisce anche da QUELLO”. CON TANTO AMORE. NOI SIAMO NATI PER VIVERE, NON PER MORIRE.

    La morte, quando arriva, dovrebbe essere un fatto naturale ed accettato come tale in vista di qualcosa di meglio DOPO; a lei, disincantato, auguro quindi, nei momenti di crisi e sconforto, tanta forza per andare comunque avanti. Perchè non posso credere che la sua vita sia stata SOLO una serie di disgrazie. E mai, dico mai, attimi di serenità. Nel caso, glieli auguro di tutto cuore.

  32. lucio scrive:

    non credo a una parola di questa storia….

  33. Maria Cristina Giongo scrive:

    E invece, Lucio, è vera. Ne hanno parlato altri giornali olandesi. Capisco che si rimanga sconcertati, increduli e rattristati.

    Comunque anch’ io non ci avrei creduto se non mi fossi documentata andando in un reparto di un ospedale psichiatrico olandese dove sono ricoverati dei bambini. E’ una specie di grande casa, con tanti piccoli appartamenti dove possono alloggiare anche i genitori ed i fratelli dei piccoli pazienti ricoverati, il fine settimana. Ho anche scritto un libro su questo istituto psichiatrico che si chiama ” De grote beek” ( Che in italiano significa ” Il grande ruscello”. Infatti è percorso da un ruscello, ora più piccolo ma quando fu costruito molto grande). Un posto circondato da un enorme parco, dove i pazienti hanno anche un loro ristorante.

    Ho voluto informarmi meglio, proprio perchè non ho mai scritto e non scriverei mai su qualcosa di cui non sono sicura; sono più di 36 anni che faccio questa professione, la giornalista, ed il mio compito è informare. Ma sempre su una base di documentazioni serie.

    Questa storia mi aveva colpito per il dolore della bimba e della mamma; e di tutte le mamme i cui bambini mostrano una sofferenza psichica sin da piccoli. Non ho messo il nome della madre proprio per rispetto alla loro famiglia e perchè dopo un articolo uscito in un giornale femminile olandese lei è stata subissata di lettere. Belle e meno belle. E da allora non vuole più essere nominata. Vuole solo che la loro storia sia dimenticata.

    Io le credo; anche perchè una psichiatra mi ha confermato che non si tratta di un caso unico. Ma lei è liberissimo di non crederci; non so su che basi e su quali competenze perchè non lo ha scritto. Ma, ripeto, è liberissimo di pensarla come vuole. Ci mancherebbe. Siamo in un Paese dove vige la libertà di stampa; io ho raccontato soltanto la verità. Per fortuna le malattie psichiche nei bambini sono abbastanza rare, anche se in aumento. Consoliamoci con questa notizia.

  34. g scrive:

    @disincantato83:

    “Perché tutti sperimentano il dolore nella vita… chi più chi meno: e già questo è ingiusto, il fatto che la Vita è dispari, che ci sono sempre i più e i meno fortunati.
    Ma soprattutto tutti, il dolore, lo causano ad altri. Ciò per il fatto stesso di essere vivi, e di doversi nutrire di altri individui per rimanerlo.
    Il Cosmo, l’Universo, cioè la Materia, è un immenso mostro auto-divorante, e ogni individuo non fa che sbranare e uccidere gli altri, anche senza volerlo, essendoci costretto per la propria sopravvivenza. Siamo fatti tutti della stessa materia prima, in un certo senso il mondo e tutti coloro che lo abitano sono un tutt’uno: animali (tra cui l’uomo), piante, sassi, stelle, pianeti… quindi nessuno può proclamarsi “superiore” per diritto divino”

    Non credi che questa ipotesi dell’Universo come mostro auto-divorantesi sia una fantasia allegorica, o meglio, una specie di mito rovesciato, il cui valore conoscitivo non supera quello dei miti religiosi da te criticati? Forse devi ancora completare il disincanto…

  35. maria cristina giongo scrive:

    Caro disincantato,
    per quanto mi riguarda ( lasciando spazio ad altri lettori per dire la loro) non sono così ” catastroficamente ” pessimista “. Il dolore c’ è; siamo nati attraverso il dolore delle nostra madri, e subito dopo, però, con la loro gioia.
    La vita è quindi, sin dall’ inizio, un alternarsi di gioie e dolori. Non possiamo fare altro che accettarlo. E’ facile dirlo, lo so; la sofferenza a volte ti uccide lentamente. Ma almeno possiamo provarci, credendo nella possibilità che un giorno potremo vivere felici in un ” mondo” diverso.

  36. disincantato83 scrive:

    @ g:
    hai ragione se lo prendi alla lettera, cioè se intendiamo che l’Universo abbia una sorta di auto-coscienza unitaria (un po’ l’idea panteista, di quelli che credono in un Dio insito nella Natura, che possiamo sentirci tutt’uno con il Tutto arrivando a percepire l’energia che permea ogni cosa). Ma la mia era appunto una metafora, una fantasia allegorica, con cui intendevo dire che TUTTI gli esseri INDIVIDUALI presenti nell’Universo si divorano l’un l’altro, e la Materia nel suo complesso non fa che riciclarsi da un individuo all’altro (scienza elementare, non mito!). Il che comporta la condizione di combattività, dolore e precarietà in cui ciascun individuo si trova a vivere. Un’alienazione esistenziale in cui ognuno è solo contro tutti, quindi l’esatto contrario di quel che hai inteso tu, si vede che mi sono espresso male. L’Universo in sé non è propriamente un “mostro” cioè un individuo: se così fosse poco male, ci sentiremmo tutt’uno con il Tutto e non soffriremmo, così come una cellula che cede il posto ad altre non prova dolore perché a “sentire” non è la singola cellula ma l’organismo nel suo complesso (che non si auto-divora ma si rinnova). Invece siamo tutti disgiunti gli uni dagli altri, l’Universo è solo un “luogo”, un’arena, in cui siamo tutti gladiatori forzati, costretti a sfidarci e divorarci l’uno con l’altro: METAFORICAMENTE è come se l’intera arena sbranasse e cannibalizzasse sé stessa, ma in realtà è ovvio che sono solo gli individui a farlo a vicenda, e anche se l’intera arena è attraversata dal dolore non è il luogo a soffrire ma gli individui che vi sono dentro. Perciò penso che la bambina dell’articolo fosse semplicemente una che “aveva capito tutto” molto presto, e che chi era intorno a lei si è adoperato a offuscarle il cervello e a inculcarle un cieco ottimismo in nome di un altrettanto cieco “amore”. Era questo il senso, anche se l’obiezione era sensata. Mi permetto di consigliarti una lettura: “Il giardino del male” nello Zibaldone di Leopardi, esprime il concetto mille volte meglio di quanto potrei fare io.

  37. olga scrive:

    Non avete idea di cosa voglia dire sentire davvero il peso della vita. Non avete minimamente idea. Posso dirvi che i miei genitori sono separati da quando sono piccolissima, sono cresciuta da sola con mia madre che ha sempre avuto un rapporto amore odio con me, isolata dai parenti, praticamente senza padre durante tutta l’infanzia e vedendolo davvero di rado a tutt’ora, con pochissimi mezzi. Ho tentato il suicidio e sono scappata molte volte di casa nell’adolescenza, ma non sapevo che il futuro mi avrebbe riservato cose molto più atroci. Ho avuto poi dei momenti in cui avevo alcuni amici, un amore, esami col massimo dei voti, un lavoro e ero più o meno contenta della mia vita. Non sapevo che stava per accadere. Ho subito una violenza sessuale di gruppo, il cui processo si strascica ancora da molti anni, e loro sono ancora a piede libero nella mia città. Nello stesso periodo mia madre ha scoperto di avere un terribile tumore, ha dovuto fare chemio e radio, oltre che varie operazioni. Ha perso il lavoro e a nulla sono valse le rimostranze del sindacato. Io ho perso la borsa di studio dell’università e per anni non sono riuscita nè a studiare nè a lavorare e a volte nemmeno a uscire di casa.L’unico uomo di cui mi fidavo, il ragazzo con cui poi sono andata a vivere, fuggendo dalla mia città, alcuni mesi fa mi ha detto che non mi amava più. Non ho amici, le amicizie si sgretolano per colpa dei troppi problemi. Adesso vivo di nuovo nella mia città, ho continui attacchi di panico e agorafobia, in pratica passo settimane in cui non metto il naso fuori casa. A mia madre è stato diagnosticato un nuovo tumore. Mio nonno sta perdendo la testa, e chiede da noi un aiuto che non possiamo dargli, dopo per altro averci ignorati per anni di sofferenza. Non abbiamo soldi, la pensione non ci basta, e dobbiamo continuamente chiedere soldi. Io non riesco a lavorare, tutte le volte che vado a un incontro di lavoro ho attacchi di panico e faccio figure bruttissime. Ho perso la fiducia nel futuro, in tutto. Sto sprecando gli anni migliori della vita nella sofferenza e nella solitudine, e mia madre, che ha un pessimo carattere nonostante io le voglia bene, continua a ripetermi che sono una fannullona, buona a nulla, un vuoto a perdere di soldi, che mi ha mantenuto per anni che non lavoravo e non studiavo in un’altra città, che è stufa di me etc. Gli assistenti sociali se ne strafregano, al punto che non ci rispondono più al telefono. Vado da una psichiatra che in 5 anni ha saputo solo darmi pasticche che non hanno mai funzionato, e mai ascoltarmi, e tra l’altro mi dà un appuntamento al mese circa, nonostante io abbia sempre chiesto di vederla di più. Ho paura di tutti, vivo flash di passato continui, e a volte quando poi mi fido di qualcuno scopro poi che sotto sotto vorrebbe flirtare con me e far sesso con me, mi fa schifo. Ho un rapporto quasi da estranea con mio padre, riusciamo a parlare solo di cose astratte come politica o cultura, ma si è sempre fregato di come sto. L’ultima goccia è che ho ricominciato a studiare ma ho bocciato degli esami, e ho deciso tra l’altro che voglio abbandonare questo ramo di studi e vorrei fare l’accademia, perchè creare è l’unica cosa che mai mi è riuscita. Solo che nessuno ha mai mostrato apprezzamento minimo in quel che faccio, i miei progetti, i miei quadr e disegni e le cose che mando sono sempre state rifiutate da case editrici e gallerie, mi sono completamente disamorata a vivere, non ho nemmeno più ispirazione. Sono tanti, troppi anni che stringo i denti, ormai mi si sono ridotti a un sottile strato, debole e inoffensivo. E’ troppo tempo che lotto, lotto per tirare avanti, per sopravvivere, per tutto. Non trovo più nessun motivo per vivere. Penso continuamente al suicidio, dalla mattina a quando vado a letto. Quando attraverso i binari del tram vorrei mettermi lì di traverso e lasciarmi travolgere. Però penso che la mia vita è già così un peso per me e per chi mi è accanto che mi dispiacerebbe essere anche un peso per le persone che arriverebbero in ritardo se il tram mi investisse. Sono troppo codarda per uccidermi, o meglio, vorrei che fosse una cosa meno splatter possibile, senza spargimento di sangue, senza pavimenti da ripulire. L’unico motivo per cui non mi sono uccisa ancora è il fatto che non voglio mettere in croce mia madre per i soldi dei servizi funerari, che seppur con il suo pessimo carattere e la sua cattiveria sia una delle cause e si meriterebbe molto rimorso, per cui voglio informarmi per il patrocino del comune delle pompe funebri. Vorrei andare in Svizzera a fare il suicidio assistito come Magri, che sicuramente aveva meno ragioni di me per farlo, ma penso che ci vogliano dei bei soldi che non ho. Mi sento una creatura assolutamente ignobile, insignificante, e questa non è vita. Non posso prendermi in giro e pensare che domani, fra un mese, tra un anno, prima o poi andrà meglio. Non andrà meglio, mai. Va sempre peggio. C’è qualcosa di rotto dentro di me, ci sono persone che sono felici per un raggio di sole o per il pane caldo. Io ovunque mi giro vedo desolazione, morte, miseria. Bambini sfruttati, animali torturati, donne uccise, natura devastata. Il più forte prevarica sempre il più debole e io sono prova vivente di questo. Già da piccola queste cose mi deprimevano e mi toglievano la speranza, adesso non sono che lo specchio di quello che sento. Non riesco a credere in un dio, c’ho provato, ho seguito i cristiani, i buddisti: no, la religione non fa per me, sono troppo razionale, non ci riesco a credere. La stessa speranza mi sembra un presa in giro a me stessa. Concludo con delle parole di Euripide “Chi ha sempre vissuto nel dolore, sopporta meglio il male. Ma se una volta sei stato felice e dopo hai perduto tutto, vivere ti è insopportabile. Il dolore ti schiaccia, ti annulla”, con le mie “La vita è un diritto, non un dovere”, e con quelle di Pasolini “Morale: essere vivi e essere morti è la stessa cosa”. E Pavese “Non fate troppi pettegolezzi”.

    • maria cristina giongo scrive:

      Cara Olga, se vuoi puoi mandarmi via email la foto di uno dei tuoi disegni o dipinti che la metto nel cofanetto. Almeno la dividi con i nostri lettori che sono tanto cari ed interessati alle cose belle, anche dell’ animo.

    • sara scrive:

      Ciao Olga, gli psicologi e gli psichiatri possono aiutarci solo quando noi vogliamo farci aiutare; penso che debba anche scattare una certa empatia e se con il tuo dopo 5 anni il rapporto non funziona, ti consiglio di cambiarlo. Le cose che crei non è importante che piacciano alle gallerie o a terzi, l’importante è che piacciano a te e che ti faccia stare bene o meglio farle, che ti faccia sfogare. Non ti demoralizzare per un esame andato male, riprovaci, ributtati, non sei una persona che vuole morire secondo me (e scusa semi permetto) ma mi sembri una persona che ha voglia di mettersi in gioco. Il nonno, la mamma…allontanati da queste persone negative, da queste persone che ti stanno inquinando la vita da sempre. Il papà pure, se è un rapporto che non ti dà nulla, pensa bene se coltivarlo con superficialità o troncarlo, ma prima prova a parlargli ( o scrivigli quello che hai scritto qui) col cuore in mano, secondo me è probabile che anche lui non aspetta altro. un abbraccio

    • luca scrive:

      Olga non fare Cazzate! Credimi ci assomigliamo molto, ma per come la vedo io, non risolveresti nessun problema suicidandoti. Non credo ci sia nessuno che possa aiutarti se non tu stessa.Tieni duro e circondati di cose genuine e semplici, come una casa in mezzo al verde con fiori e piante lontana dallo stress della città e poi circondati di animali, loro sapranno insegnarti ad amare.Provaci!!!

  38. maria cristina giongo scrive:

    Cara Olga,

    il fatto che tu abbia avuto il coraggio di scrivere questa lettera significa che sei viva. Ancora viva di dentro. Nonostante le sofferenze passate e presenti. Dirti le solite parole di conforto a questo punto sarebbe inutile, soprattutto da parte mia che ho perso la mamma la settimana passata dopo dieci anni in cui una malattia terribile che si chiama Alzheimer le ha distrutto la parte più importante del nostro corpo, il cervello. Perchè dal cervello partono tutte le nostre emozioni, i nostri pensieri, ricordi, affetti; il cervello che comunica con l’ anima. Anch’ io guardandola in quella bara, mi sono chiesta ” ma a che cosa serve tutto questo soffrire”? La risposta la troverai proprio qui, sul Cofanetto magico, nella mia lettera ai lettori di pochi giorni fa in cui comunico la morte della mia mamma. In quel momento l’ ho trovata.E, credimi, anch’ io ho avuto una vita difficile; ma sicuramente c’ è chi l’ ha avuta più difficile di me. A questo ” livello” siamo tutti uguali: poveri, ricchi, belli, brutti, intelligenti, meno intelligenti. Tutti hanno vissuto o vivono momenti che ad un certo punto sembrano insopportabili. Ma poi arriva sempre qualcosa che ti fa capire che è meglio restare al mondo e combattere. Vai avanti a prendere le medicine; a volte basta un semplice ansiolitico per ridarti la pace e aumentare il livello di serotonina nel tuo cervello. Ma non essendo medico e non conoscendo la tua situazione a fondo ti consiglio di rivolgerti ad un serio professionista che capisca bene il probelma, analizzandolo veramente ” a fondo”. Poi dovrai essere tu e solo tu stessa ” a guarire”. Circa l’ eutanasia ed il suicidio assistito io vivo da 30 anni in Olanda dove ci sono leggi precise a riguardo. Il 3 aprile uscirà sul Cofanetto una mia intervista ad un medico che l’ ha applicata; ti consiglio di leggerla. Allora forse capirai che alla fin fine è meglio morire di morte naturale. Scusami se non so usare altre parole di conforto ma una certezza ” intuitiva” ce l’ ho: che tu sei una bella persona. Di fuori e di dentro.
    Come me ti fai carico dei problemi di tutti e non solo dei tuoi cari, come la mamma, che comunque non abbandoni ed il nonno che non riesci ad aiutare; però con sensi di colpa. Quindi sei veramente una bella e brava persona. Non pensi che sia un buon punto di partenza di farlo capire anche agli altri e di vivere finalmente la tua vita, sapendo che comunque dai problemi gravi o meno gravi non riusciamo proprio a liberarci?
    Un abbraccio fortissimo, coraggio!
    Cristina

  39. Sandro scrive:

    Ma scusate però una cosa la vorrei pur dire io che in questo momento sto vivendo una drammatica situazione a causa della perdita improvvisa della Mamma. Appunto, ho notato che qui molti parlano di vita. Ci sono persone che non vogliono più vivere, (io sono uno di quelli), ci sono invece, persone che amano la vita, amano vivere e ahimè purtroppo nonostante tuto debbono soccombere a seguito di patologie che di fatto ne deterninano la morte. Pertanto è giusto che chi ha volontà e gioia di vivere debba morire? è giusto invece, che chi non ha desiderio di vita debba essere condannato a vivere?
    Ho studiato Psicologia all’Università, sono laureato quindi conosco bene con cognizione di causa la mente umana. Si deve accettare che al mondo esistano persone che vogliono vivere, così come si deve accettare che esistano pure persone che non vogliono e nemmeno desiderano vivere. La vita è fatta per chi ha gioia di vivere, per chi ha volontà di amare la vita. La vera libertà consiste che ogni essere umano deve poter essere libero di decidere se vivere o morire, altroché… Sandro

  40. sara scrive:

    Non ho letto tutti i commenti ma…ma…non mi piace sentire dire che la vita è crudele e la natura cattiva o cose del genere. Il bello è ovunque intorno a noi, la gioia è già presente dentro di noi. Io trovo che la vita sia meravigliosa, trovo ogni tramonto fonte di stupore, ogni cucciolo fonte di meraviglia, ogni gemma un miracolo. E non sono credente.
    Per quanto riguarda la forte e triste storia dell’articolo ho seguito molti casi del genere, non credo che la diagnosi della bambini giustifichi tanta tristezza. Sono stata una bambina seria, forse un po’ triste anch’io, sentivo il dolore del mondo sulle mie spalle, ero troppo sensibile, forse troppo egocentrica come tutti i bambini lo sono. Ma non sono mai arrivata a tali pensieri oscuri, nonostante la mia difficile storia familiare. Mi piacerebbe conoscere questa piccola, mi piacerebbe capire perchè.

  41. Susanna scrive:

    ma ci si puo’ iscrivere?

    • Maria Cristinja Giongo scrive:

      Cara Susanna,

      certo! Se vuoi ricevere la comunicazione di quando esce un articolo sul cofanetto basta che inserisci il tuo indirizzo email in alto a destra dove c’ è scritto News letter.

      Quando poi non lo desideri più puoi annullare l’ iscrizione. Non costa nulla.

      Allora…benvenuta fra di noi!

      I Cofanetti magici.

  42. grazia sacchi scrive:

    Scusi
    la mamma olandese ha più fatto avere notizie di sé e della bambina?

    E’ possibile mettersi in contatto? Grazie

  43. grazia sacchi scrive:

    Scusi
    la mamma olandese ha più fatto avere notizie di sé e della bambina?

    E’ possibile mettersi in contatto? Grazie

    ps non ho mai letto nulla su questo blog. E’ la prima volta che ho l’accesso.
    Gradirei sapere se qualcuno risponde ancora ai commenti e soprattutto se la mamma olandese ha un contatto. Grazie dott.ssa grazia sacchi

  44. maria cristina giongo scrive:

    Gentile Dottoressa Sacchi,

    la mamma olandese all’epoca chiese la privacy più assoluta. Anche un regista di Domenica in mi chiese di poterla contattare per il loro programma, ma rifiutò. E posso capirla. Soprattutto dopo tanto tempo non desiderava riaprire quella ferita. Io abito in Olanda da 32 anni e so che la riservatezza fa parte del carattere di questo popolo. Mentre in Italia è diverso. Spesso il dolore viene spettacolarizzato…..Comunque ha avuto molta assistenza. Io ho scritto un libro sul tema della depressione, recandomi in un manicomio olandese per documentarmi; là ho saputo che c’è anche un reparto che cura proprio i disturbi psichici dei bambini, dove accolgono i fine settimana anche le famiglie che vogliono trascorrerlo con i loro ragazzi ricoverati.
    Cordiali saluti

    • maria cristina giongo scrive:

      P.S. Mi dispiace di non poterLe essere d’ aiuto, in questo caso. Ma se vuole raccontarci altre esperienze del genere che conosce, potranno sicuramente essere d’ aiuto a chi si trova nella stessa situazione.

  45. Manuela scrive:

    Cara mamma della bimba stanca di vivere. Io vorrei consigliarle di rivolgersi ad un esorcista. Non so se lei è religiosa, ma si rivolga a un esorcista. Un abbraccio e tanti cari auguri per tutto. Che Dio benedica lei e la sua famiglia. Non so se lei potrà leggere il mio messaggio ma spero che qualcuno in ogni caso le riporti il mio consiglio di cuore.

    • admin scrive:

      Gentile signora, la bimba, oramai una ragazzina, sta bene adesso. Allora tranquillizzatevi. Tuttavia ripeto, come mi ha detto uno psichiatra, può succedere che anche i bambini abbiano ” il malessere di vivere”. Il diavolo non c’entra, sono bambini particolarmente sensibili con un carattere malinconico, triste, che può diventare quasi una malattia. Altre volte vogliono attirare l’attenzione su di loro perchè hanno genitori che li trascurano, troppo occupati a gestire le loro vite; in questi casi arrivano persino a pensare al suicidio e addirittura a tentarlo. Purchè QUALCUNO SI ACCORGA DI LORO.

    • anonima scrive:

      Ma che esorcista,psichiatra,è molto ammalata la bimba!!!

  46. VIJDEA RAMONA scrive:

    ANCHE IO MI SENTIVO COSI DA PICCOLA,TANTO CHE ERO SPESSO ANCHE MALLATA UN MALLORE FISICO E PICHICO A29 ANNI SONO CROLLATA,SENTENZA UNA MALLATIA RARA DERMATOMIOSITE CON IMPEGNO MIOCARDICO E “QUANDO IL CUORE PARLA SONO GUAI XCHE STA SOFRENDO XCHE HA BISOGNO DI AIUTO””..E L’MORE PURO DOLCE DISINTERESATO CHE CURA PIU DI OGNI MEDICINA E F’AFETTO DEI CARI DELLA FAMIGLIA,SIAMO PERSONE FRAGILI BISOGNOSE DI AFFETO CHE ULTIMAMENTE MANCA MOLTO,IL CONFORTO UNA PERSONA ACCANTO CHE TI FACCIA CAPIRE CHE LA VITA NELL SUO MALLE NELLA SUA MLINCONI E ANCHE BELLA E CI SONO TANTI MOTIVI X CUI VIVERE..PARLA UNA RAGAZZA CHE HA VISUTO DI PERSONA TUTTE QUESTE COSE,E DICO CHE LE PERSONE COSI HANNO BISOGNO ANCHE DI MOLTA SINCERITA CONFORTO TRANQUILITA SERENITA,MA POSSONO ESSERE AIUTATE…FINO A 32 ANNI HO VISUTO UNA VITA BUIA UNA VITA TRISTE E POI LA MALLATIA UNA STORIA DRAMATICA,MA SI PUO USCIRNE FUORI CON TANTO AMORE,STRANO MA VERO…<3 SPERO DI ESER STATA DI AIUTO..MI DISPIACE X LA POVERA PICCOLINA

  47. luca scrive:

    Soffro da tutta la vita il disagio di vivere. pensando spesso a morire e invecchiando ho cercato di capire se ero un pazzo disagiato oppure semplicemente diverso. Oggi ho una moglie e due figli ma le cose non sono per nulla cambiate, anzi, con l’avvento del disagio sociale di questi ultimi tempi si rafforza ancora di più l’idea che la vita è un dono meraviglioso ma l’uomo non se la merita!! Lavoro ogni giorno a stretto contatto con gente di ogni cultura e ceto sociale e vi assicuro che anche quando credo di aver trovato persone meritevoli devo sempre ricredermi. Quello che mi sento di dire ai disadattati come me e che, non è giusto voler morire soprattutto nei confronti di chi vorrebbe vivere con tutte le sue forze ma non può farlo.
    E’ troppo facile fuggire i nostri problemi esistenziali suicidandosi, non facciamo i codardi e viviamo fino in fondo questa C…O di vita!!!
    LUCA

  48. Fra scrive:

    Ho letto tutto sto praticamente piangendo . non sono l’unica ! sono come te .
    sempre isolata , dai 7 anni in su se non mi sbaglio ho iniziato ad odiare la vita. non voglio bene a me, non voglio bene ai miei genitori o ai miei nonni e mi dispiace MI ODIO ! ho ripetuto a voce e scrivendo x anni VOGLIO MORIRE. Si anche io dagli 11 anni in poi ho iniziato a tentare di suicidarmi, diventava sempre più frequente. Solo che io non sono intelligente come te , non ho le tue esperienze forse io e te avremmo tante cose da dirci. Sono stata violentata a 18 anni e la mia vita è cambiata x disperazione sono finita con il mio primo fidanzato un uomo di quasi 40 anni e da li sono iniziati altri problemi e ho avuto tante altre sofferenze. non mi trovo ancora bene con me stessa; sto ancora lottando !!!! con i miei conflitti, urla e odio, ma questa voglia di morire si è un po’ placata grazie al mio primo amore, ma ho odiato pure lui… poi amicizie e società un altro schifo ma questa è un’altra storia NON VORREI ESSERE COSì in passato mi sono sempre ripetuta DI NON VOLER ESISTERE e mi sono immaginata sempre la mia morte.

    • Maria Cristina Giongo scrive:

      Mi dispiace tanto e mi rattrista leggere queste storie così tristi…..Lo so, la vita è spesso terribile e a tutti capitano grandi o piccoli dolori, ma sino al punto di desiderare la morte….In questi casi io non so che cosa dire, consigliare. Non so che cosa dirti che già non ti avranno detto mille altre persone. Posso solo farti coraggio e sperare che tu possa incontrare persone migliori di quelle che hai conosciuto e che ti hanno sfruttata. E soprattutto di avere la forza di reagire contro chi ti fa del male; vedi, il problema non è che gli altri ci fanno soffrire ma che NOI NON DOVREMMO PERMETTERE AGLI ALTRI di farci soffrire. Allontana la gente negativa da te e ti accorgerai poi che accanto a te ci sono anche tante persone buone, pronte ad accoglierti a braccia aperte. Un abbraccio affettuosissimo da tutti noi del Cofanetto magico!

  49. aforismi scrive:

    è ɗa una settimana che giro per la rete e il tuo blog è la sola
    cosa interessante che hօ letto. Dɑvvero pregevolе.

    Se tսtte le persone chе creano articߋli badasssero a dare materiale brillantе come il tuo il ԝeb sarebbe indubbiaente molto più
    facile da visitare. Continua così

  50. Elisa scrive:

    A prescindere da tutto un coltello non dovrebbe mai essere alla portata di un bambino, questa addirittura due volte… Mha…

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